Intervista: Heathen Foray

Gli Heathen Foray hanno pubblicato da pochi mesi Inner Force, terzo disco e migliore in carriera del combo austriaco, primo ad essere autoprodotto. Ho fatto alcune domande al frontman Robert Schroll per capire, tra le altre cose, le motivazioni che hanno portato la band a questa scelta.

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Sono passati tre anni esatti dalla vostra ultima release: cosa è accaduto in questo tempo nella famiglia Heathen Foray?

Un po’ di birre, un po’ di party, un po’ di concerti e chiaramente abbiamo lavorato per realizzare Inner Force! Abbiamo avuto alcuni cambiamenti di formazione: Alex, fratello di Max, è alla seconda chitarra e la nuova potenza dietro la batteria è Markus Kügerl. Si sono integrati molto bene con il resto della band.

I primi due dischi sono stati pubblicati da Black Bards, mentre Inner Force è autoprodotto. Come mai questa scelta? Il motivo è che l’etichetta tedesca non dà segni di vita da oltre un anno?

Abbiamo deciso di autoprodurci in quanto volevamo avere maggiore libertà. Facciamo e confezioniamo la musica che suoniamo, e la pubblichiamo anche, è una logica conseguenza. E ora ti posso dire che ci piace proprio tanto!

Parli di maggiore libertà, stai quindi dicendo che la label faceva alcune pressioni?

La Black Bards non faceva vere pressioni, ma di sicuro dopo il “break” abbiamo visto le cose in modo differente e siamo stati liberi di fare quel che volevamo. Abbiamo dovuto fare di più per conto nostro e credo che questo sia un motivo per cui gli Heathen Foray siano cresciuti un po’di più, ma potrebbe anche solo una fantasia.

Ho notato in questo Inner Force una certa evoluzione del vostro sound, che in parte si distacca da quanto fatto in passato. Siete d’accordo?

Beh, sì. Dobbiamo evolvere. Dobbiamo andare avanti passo dopo passo. Non c’è un punto fermo. Sarebbe troppo facile registrare le stesse canzoni con solo altre melodie, se capisci cosa voglio dire. Ci auguriamo che alle persone là fuori piaccia anche quello che stiamo facendo ed è fantastico se otterremo buone reazioni per le nuove canzoni.

Quali sono i punti di forza di Inner Force? Quali le canzoni che meglio rappresentano il disco, e perché?

I punti di forza, mmm… ogni canzone ha un feeling speciale. Il suo messaggio speciale. Ci sono così tante cose che non puoi riconoscere dopo un primo ascolto. La prima canzone, la titletrack

La prima canzone, la titletrack rappresenta questo album con la sua potenza. Ci sono parti delicate ed easy, e parti forti e potenti. È un inno per i nostri fans. Per loro di fronte al palco, per chi suda, urla e fa headbanging con noi. Loro sono la nostra INNER FORCE.

Il guitar working è più ricercato e vario che mai, i complimenti a Bernd e Ale sono d’obbligo!

Oh sì, è vero, grazie molte!!!

Il titolo Inner Force e il primo verso della titletrack parla di voi e degli sforzi che fate per continuare l’attività di band?

Sì. C’è molto lavoro da fare. Non solo creare musica. Devi promuoverti, organizzare concerti e così via. Devi fare centinaia di telefonate, scrivere tonnellate di email e parlare con molte persone. A volte mi piace questo tipo di lavoro, a volte lo odio proprio. Senza questo lavoro da fare avremmo pubblicato più cd.

I testi dei primi due  brani e degli ultimi due del cd sono in inglese, mentre le restanti cinque sono in tedesco. Anche nei primi due dischi avete alternato le due lingue, per quale motivo questa scelta di utilizzare due lingue?

Qualche volta non mi vengono le parole in inglese per la nostra musica. Il tedesco è la mia lingua madre e mi piace parlarlo e cantarlo, è “più mio”.

Nei testi non vi ponete limiti, avendo parlato nelle canzoni di voi stessi, della mitologia nordica e dell’assedio di Vienna. Questo, secondo me, è pregio!

Sì, anche per me. Siamo una band pagana, e io sono pagano. Penso che uno degli aspetti maggiori di ciò sia la libertà. Non voglio avere limiti per i testi. Non voglio scrivere e cantare di sangue, spade, onore e battaglie per tutto il tempo (ma questo non significa che non mi piaccia farlo ogni tanto).

Dal demo Forest avete preso tre canzoni per il debutto The Passage, mentre Wizard’s Life ha dovuto aspettare il terzo disco, c’è un motive particolare?

Sì. In un primo momenti avevamo pensato che Wizard’s Life non fosse abbastanza buona. Ma si adatta perfettamente a Inner Force. Abbiamo fatto alcuni cambiamenti nella canzone e discusso se volevamo dare al mago la possibilità di essere pubblicato. Abbiamo deciso che ora è il momento giusto per lui.

Ci sono cover che vi piacerebbe incidere?

Abbiamo fatto delle cover, ma solo per divertimento. Non abbiamo in programma di fare cover in futuro, non con gli Heathen Foray. Forse saprai che Bernd fa alcune cover nel suo progetto solista “Ferus Symphonia” Puoi trovare alcuni video su youtube, forse lì puoi trovare anche me. 😉

Cosa mi dici della scena austriaca, mi puoi dire qualcosa a riguardo?

Abbiamo dei gruppi molto buoni. Penso che il black metal vada per la maggiore, ma anche il folk metal è vivo. Ci sono gli Interregnum dalla Styria, Dark Sin da Vienna e (li devo menzionare…) Alphayn, anche loro da Vienna. Alphayn è il mio secondo progetto e stiamo realmente facendo della buona musica, secondo me.

Quali sono, secondo voi, gli ascolti obbligatori per questo genere musicale?

Ti dirò alcune band che mi hanno influenzato… al primo posto c’è, ovviamente, Bathory! Mi piacciono molto i vecchi gruppi tedeschi, come Adorned Brood, Menhir, Black Messiah e anche Wolfchant.

Quali saranno i prossimi passi degli Heathen Foray?

Suonare, bere e forse un video, ma ancora nulla è deciso.

Grazie per l’intervista, a voi lo spazio conclusivo!

Grazie a te, è stato un piacere! Saluti all’Italia. Faremo del nostro meglio per venire a trovarvi.

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ENGLISH VERSION:

It’s been exactly three years since your last release: what happened in this time into the family Heathen Foray?

Some beers, some partys, some gigs and of course we worked on Inner Force! We also had some line-up changes. Alex, brother of Max is doing the second guitar now and the new power behind the drums is Markus Kügerl. They are fitting very good to the rest of us.

The first two albums were published by Black Bards, while Inner Force is self-produced. Why this choice? The reason is that the German label shows no signs of life for over a year?

We decided to publish by our self because we wanted to have more freedom. We are making the music we are playing so we are producing it also. I think that this is a consequent way. And we like to go that way right now really much!

You speak about “more freedom”, are you saying that the label was pressuring (as use swords in promotional pics)?

The label was not really pressuring us. It’s just the fact that after the “break” we saw the whole band-thing in a new light and we were free to go new ways. We had to do more on our own and I think that this is a reason why Heathen Foray was growing a little more, but It may be just imagination.

I noticed this in Inner Force a certain evolution of your sound, which in part is detached from what was done in the past. Do you agree?

Well, yes. We have to evolve. We have to go step by step further. There is no point in standing still. It would be too easy recording the same songs with just other melodies, if you know what I mean. We hope that the folks out there also like what we are doing and it is great if we get good reactions on new songs.

What are the strong points of Inner Force? What are the songs that best represent the disc, and why?

The strong points… hm.. Every song has is special feeling. His special message. There are so much things you don’t recognize after the first time listening. The first track, the titletrack stands for this album. With his, power, his drive. There are this smooth, easy parts and the strong, mighty ones. It is a hymn for our fans. For them standing in front of the stages out there. For them sweating, screaming and headbanging with us. They are our INNER FORCE.

The guitar is working more sophisticated and there are more variety than ever, congratulations to Bernd and Ale!

HA! Thank you very much!

The title Inner Force and the first verse of the title track talks about you and the efforts you make to continue the activities of the band?

Yes. There is numerous work to do. Not just making music. You have to promote yourself, organize gigs and so on. You have  to do thousands of calls, write tons of mails and speak to many people. Sometimes I like that kind of work. And sometimes I really hate it. Without this work we would have some more cd’s out.

The texts of the first two and the last two tracks of the CD are in English, while the remaining five are in German. Also in the first two discs have alternated the two languages​​, why this choice of using two languages​​?

Sometimes I have no words in english for our music. German is my mother tongue. I like to speak it and I like to sing it. It is more me.

In the texts do not set limits, having spoken in the songs of yourself, of Nordic mythology and the siege of Vienna. This, to me, is fine!

Hm! Yes for me to. We are a heathen band, and I am heathen. I think one of the main aspects of this fact is freedom. I do not want to give the lyrical expressions limits. I do not want to write/sing about blood, swords, honour and battles all the time. (Dos not mean that I don’t like to do do it sometimes^^)

From the Forest demo you reused three songs for the debut The Passage, while the Wizard’s Life had to wait for the third disc, is there a particular reason?

Yes. First we thought that Wizard’s Life was not good enough. But it fits perfectly to Inner Force. We did some changes in the song and talked about it if we should give the wizard a chance to get proper published. And we decided that now is the right time for him.

There are covers that you would like to register?

We did already some covers. But just for fun. There are no plans to do covers in the future not with Heathen Foray. You may know that Bernd is doing some covers with his solo project “Ferus symphonia”. You can find some Videos on youtube. Maybe you can find me there to;-)

What about Austrain scene? You can tell me something?

We have very good bands here. I think that Black Metal is a little bit bigger. But also Folk Metal is alive. There are Interregnum from Styria, Dark Sin from Vienna and (have to mention it….) Alphayn  also from Vienna. Alphayn is my second project and we are doing real nice music in my opinion.

What are, in your opinion, the main albums for this kind of music?

I will tell you some bands that influenced me because I can’t talk for the scene.. On first place there is, of course Bathory! Bands I really like are the good old germans. I mean Adorned Brood, Menhir, Black Messiah and also Wolfchant.

What the next steps of the Heathen Foray?

Playing, drinking, and maybe a video. But there is nothing fixed.

Thanks for the interview, to you the final space!

Thank you! It was a pleasure! Greetings to Italy. We try our best to visit you.HF

Jaldaboath – The Further Adventures…

Jaldaboath – The Further Adventures…

2014 – full-length – D.T.M. Productions

VOTO: 6,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Grand Master Jaldaboath: voce, chitarra, tastiera – Sir Bodrik: basso – The Mad Monk: batteria

Tracklist: 1. Roland The Father – 2. Warrior Monks Of Whitehawk – 3. The Bitch Of Chiselhurst – 4. Raise The Crummhorns – 5. The Wailing Witch Of Moulsecoomb – 6. Black Metal Beauty – 7. Dex The Whispering Dwarf – 8. Father Pig – 9. J Team

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Ho finito di leggere il romanzo Le avventure di Robin Hood di Joseph Walker McSpadden poche ore fa e mi sento ancora uno dei personaggi che popolano l’affascinante foresta di Sherwood. Gli inglesi Jaldaboath, al secondo disco dopo The Rise Of Heraldic Beasts del 2010, sono una buona colonna sonora per le avventure del fuorilegge che rubava ai ricchi per donare ai poveri. Niente violini o soavi flauti, ne ritmi da ballare al chiaro di luna, ma tanto Hammering Heraldic Metal, o Crusader-core, a seconda delle preferenze, ma per comodità lo etichetteremo come Medieval Templar Metal. Bisogna dirlo, anche se pare piuttosto chiaro: la band dell’East Sussex, zona nota, rimanendo in tema storico, per l’importante battaglia di Hastings del 1066, è da prendere così com’è, ovvero ironica e incline alla risata, decisamente lontana dal mondo folk metal per una lunga serie di motivi ma che, se da qualche parte vanno inseriti, beh quel posto è proprio il folk metal. Chiaramente non ci sono testi epici o leggende tramandate dal vento, ma tanto humor e una buona dose di heavy metal con melodie interpretate da chiarine e trombe. Gruppi tendenti al demenziale ce ne sono pochi e spesso vengono visti come dei “fratelli stupidi, ma divertenti”. La musica degli inglesi, però, è tutt’altro che una semplice colonna sonora per i testi grotteschi e provocatori. Come vedremo a breve, non mancano spunti sorprendenti, citazioni degli anni ’80 e qualche attimo di sano r’n’r.

Il primo minuto dell’opener Roland The Father, in realtà, mette il dubbio che gli Jaldaboath siano diventati un gruppo “normale”, ma passata la schitarrata cupa e quei cori inquietanti ecco comparire il classico sound del power trio: musichette medievali degne di un b-movie anni di trenta anni fa e la sgraziata voce di Grand Master Jaldaboath sono sempre al loro posto, quindi l’ascolto può proseguire tranquillamente. Warrior Monks Of Whitehawk vede canti gregoriani (con la presenza di Christopher Bowes, frontman degli Alestorm) e melodie di flauto e violino molto ben fatte con il tempo dettato dal battito di mani (!!!) per quasi tutta la canzone. Il terzo inno è The Bitch Of Chiselhurst Caves: anche in questo caso gli strumenti tradizionali (rigorosamente campionati) sono fondamentali, con il ritornello che rappresenta il momento migliore della composizione. Raise The Crummhorns, dal testo particolarmente divertente, presenta un richiamo agli anni ’80 (ma il disco ne è pieno…), mentre con la successiva The Wailing Witch Of Moulsecoomb non ci sono dubbi: ad essere scimmiottata è Enter Sandman dei Metallica. Tempo a battito di mani e riff doppiati da trombette sono il minimo che ci si possa aspettare, ma il ritornello è davvero ben fatto, come del resto il nuovo arrangiamento di un classico dell’heavy metal.

The wailing Witch of Moulsecoombe!
Her reign is ending soon, we’re coming to get you!
The wailing Witch of Moulsecoombe!
But if you’re a sinner,
she’ll eat you for dinner…

Dex The Whispering Dwarf si può dividere in due parti: la prima è The Trooper degli Iron Maiden suonata alla maniera degli Jaldaboath, la seconda, invece, un terribile susseguirsi si rumori di natura umana su una base vagamente progressiva e retrò. Father Pig è un brano allegro e movimentato, molto rock’n’roll come attitudine (viene spontaneo muovere le spalle e battere il piedino a tempo) e con una marea di grugniti di vario genere. Il disco arriva alla conclusione con la canzone J Team (dove la melodia principale altro non è che il tema della sigla del telefilm di culto “A-Team”), durante la quale viene narrata la storia di questo impavido gruppo di cavalieri/musicisti:

In 1314, an order of troubadour knights were sent to Merlan by a military court for a crime they didn’t commit. These men promptly escaped from a maximum security stockade to the UK Metal underground. Today, still wanted by the Pope, they survive as minstrels of fortune. If you have a problem, if no one else can help, and if you can find them – maybe you can hire: Jaldaboath.

Con un disco del genere gli aspetti extra musicali sono decisamente meno importanti del solito, ma è giusto spendere qualche parola sulla produzione. I suoni sono grassi e puliti, gli strumenti ben bilanciati e il sound del disco è potente e corposo, sicuramente un bel passo in avanti rispetto al lavoro svolto per il debutto.

The Further Adventures… (pubblicato il 1 gennaio) è un album molto più maturo rispetto a The Rise Of Heraldic Beasts, ma gli Jaldaboath hanno tutt’altro che perso l’ironia e l’attitudine scanzonata, anzi, con il songwriting di buon livello l’effetto spiazzante che riescono a creare è ancora maggiore e migliore. Facile che in molti li possano liquidare dopo un ascolto sommario, ma possibile anche trovare persone che per quaranta minuti hanno voglia di metter da parte folklore e serietà a favore di un cd nel quale a regnare è l’ironia. Ottimo sottofondo per romanzi storici ambientati nell’Inghilterra del XIII secolo e, con volume decisamente più alto, da ascoltare in fedele compagnia di una bella pinta di sidro.

IL 2013 DEL FOLK VIKING

Tempo di sondaggi!!! Potete votare i 3 migliori dischi di folk/pagan/viking e dire la vostra su Mister Folk! Ci sono 7 giorni per aiutare il sito a migliorare e far sapere quali album vi hanno fatto emozionare!

Mentre voi scegliete il miglior cd del 2013, Mister Folk sta preparando una gustosa sorpresa old school, tra 7 giorni online!!! 😉

Sondaggio

Il 2013 è stato un anno ricco di folk/pagan/viking metal: alcuni dischi fantastici, qualche delusione, molti album di pregevole fattura. Voi cosa ne pensate? Ecco un semplice sondaggio con i titoli più rappresentativi degli scorsi 12 mesi.
La lista segue l’ordine alfabetico, ogni utente ha 3 voti a disposizione! (N.B. non sono stati presi in considerazione EP, demo, ristampe e live album)

Come vorresti Mister Folk??? Dì la tua su questo sito, se ti piacerebbe leggere più interviste o vorresti degli articoli a tema, se preferisci le recensioni dei classici del passato o le novità dell’underground…ogni idea è ben accetta! Se hai delle proposte le puoi scrivere nei commenti.