Folkyria – Triad Of The Gods

Folkyria – Triad Of The Gods

2014 – EP – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Nicolas Gaudreau: voce, chitarra – Mazime Dugas: chitarra solista – Steve Bureau: batteria

Tracklist: 1. As The Wind Comes – 2. Esusnertus – 3. Avatar Of The Gods – 4. Wrath Of Taranis – 5. Horns Of War

folkyria-triad_of_the_gods

Nati nel 2012 a Quebec City, i canadesi Folkyria arrivano a pubblicare il primo lavoro dopo due anni di lavoro in sala prove e concerti. Triad Of The Gods è un EP di cinque pezzi, al momento solo in formato digitale (la versione fisica arriverà in estate), dal sound maturo e vigoroso, e fin dalle prime note si può capire quanto il powertrio abbia lavorato sui brani prima di decidere di registrarli: una scelta intelligente che denota buon senso da parte dei musicisti.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti (o, se preferite, alla portata delle orecchie di tutti): extreme folk metal sincero e grintoso, debitore il giusto verso i grandi maestri, ma che guarda con personalità al futuro. Triad Of The Gods inizia con As The Wind Comes, intro atmosferico che porta a Esusnertus, brano dal piglio piuttosto allegro che lascia presto spazio al buon buon growl del singer Gaudreau e a riff ruspanti. Le melodie caratterizzano fortemente la composizione e si fa notare il buon solismo dell’axeman Dugas. Più intensa e oscura è Avatar Of The Gods, canzone lunga oltre sei minuti e mezzo: al potente riff della strofa rispondono accelerazioni e stacchi repentini che, combinati insieme, creano un bell’effetto. Wrath Of Taranis (nella mitologia celtica era il dio del tuono venerato in Gallia e in Antica Britannia) gode di una sequenza di accordi tanto semplice quanto d’effetto che si alterna a giri chitarristici veloci e note lunghe sulle quali il frontman crea linee vocali che esplodono nell’ottimo ritornello. La conclusiva Horns Of War, epica e incalzante, inizia con un riff alla Metal Militia (da Kill’em All dei Metallica), ma si trasforma presto nella classica canzone alla Folkyria, ovvero tempi medi, chitarre che alternano cavalcate e melodie a riff epici e accordi lunghi dove Gaudreau dà il meglio di sè.

La produzione è ben fatta, soprattutto se si tiene a mente che il cd è un autoprodotto. Nota di merito, quindi, ad Antoine Baril, il quale ha curato tutto il percorso in studio, occupandosi della registrazione, del missaggio e del mastering finale.

I Folkyria si dimostrano, nonostante i pochi anni di attività, già discretamente maturi e forse pronti per il grande passo: canzoni convincenti, buon lavoro in studio e un cd che migliora con gli ascolti, non resta che aspettare l’interessamento di una casa discografica per poter avere tra le mani il primo full length.

Annunci

Free download parte IV

Bentornati sulle pagine di Mister Folk! Siamo già arrivati al quarto articolo della serie “Free download“, ovvero i collegamenti gratuiti e legali che le band stesse mettono a disposizione per far scaricare i propri dischi ed EP al fine di farsi conoscere dal grande pubblico. I precedenti articoli li trovate qui: I, II e III. Buon ascolto!

ALDEGAR

Aldegar, ovvero puro underground americano. Nati sul finire del 2010, nessuno li ha ascoltati prima degli ultimi giorni di gennaio ’13, quando hanno messo online il demo di sette (brevi) pezzi. Da scaricare tramite Bandpage.

EQUINOX

Degli Equinox, formazione con ex membri dei Beer Bear, ne abbiamo già parlato molto: sulle pagine di Mister Folk potete leggere sia la recensione che l’intervista. QUI, invece, il download delle due tracce.

MILETH

Gli spagnoli Mileth mettono a disposizione il singolo .​.​.​e na Novena Onda caeron os Deuses, ben 9 minuti di canzone! Cliccare QUI per aprire la pagina Bandcamp del gruppo e scaricare!

GRIMTOTEM

Gruppo pagan metal guidato dalla frontwoman Carolina Rebolledo. Dice la band: “this demo was recorded with the intention to spread something about our Chilean ancestors. Pure respect and pride!” Lo potete scaricare QUI.

THRYM

One man band di Henrik Witoslaw in attività dal 2013 e che a febbraio di quest’anno ha pubblicato un EP di 5 pezzi di viking metal. QUI per scaricare.

FENRIS

Giovani e agguerriti gli statunitensi Fenris, autori del full length di debutto Across The Darkened Skies (con cover finale dei Blind Guardian). Disco scaricabile attraverso la loro pagina Bandcamp.

NORTHSONG

Seconda apparizione negli articoli Free Download per gli americani Northsong, questa volta potete scaricare l’EP di sei brani (con cover dei Windrider) Winter’s Dominion. Il link lo trovate QUI.

ENVIKTAS

Dall’Australia arriva l’EP self titled di debutto di questo gruppo folk metal dal sound originale. Lo potete scaricare QUI.

HEID

Pagan metal dalla Spagna per gli Heid. Disponibile tramite Bandcamp il demo self titled del 2013 composto da tre canzoni, mentre il nuovissimo EP Voces De La Tierra Dormida (marzo ’14) lo potete trovare cliccando QUI.

Trollfest – Brumlebassen

Trollfest – Brumlebassen

2012 – full-lenght – NoiseArt Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Trollmannen: voce – Per Spelemann: chitarra – Mr. Seidel: chitarra – Psychotroll: basso – TrollBank: batteria – Manskow: fisarmonica, banjo – DrekkaDag: sassofono

Tracklist: 1. Brumlebassen – 2. Böse Tivoli – 3.  Illsint – 4. Hevlette – 5. Finsken, Norsken og Presten – 6. Mystisk Maskert – 7. Apis Mellifera – 8. TrinkenTroll – 9. Verboten Kjærleik – 10. Bråk – 11. Sellout – 12. Rundt Bålet – 13. Konterbier (bonus track)

trollfest-brumlebassen

Nato, come di consueto, tra interminabili bevute e sessioni nell’appartamento di Trollmannen, la quinta bottiglia di idromele etichettata Trollfest ha un sapore ormai noto eppur al tempo stesso nuovo. Di base sempre di “true norwegian balkan metal” si parla, con i classici brani veloci e grotteschi che si alternano a intermezzi che definire buffi è riduttivo; assoluta novità, invece, è la pop oriented, almeno nel ritornello, Sellout, traccia totalmente inaspettata che sicuramente farà discutere, nel bene e nel male, gli ascoltatori di questo Brumlebassen. Il disco, come confermato dalla band in sede di intervista, è un riassunto dei precedenti quattro lavori aggiornato a quello che i Trollfest sono oggi e, sempre per usare parole loro, spingersi un passo in avanti musicalmente parlando, lasciando – fortunatamente – i testi nel solito stile.Torna il circo itinerante chiamato Trollfest a poco più di un anno dal precedente passaggio in studio di registrazione, e mai come in Brumlebassen (“calabrone” in danese) i pazzi norvegesi hanno dato sfoggio di varietà, follia e coraggio.

La prima cosa che si nota è il wall of sound creato dalle chitarre sulla base massiccia del batterista Trollbank, un impatto simile al precedente cd En Kvest For Den Hellige Gral, ma dal risultato meno grasso e più nitido. Registrato e mixato da Marius Strand nel suo studio di registrazione, senza dimenticare le aggiunte acustiche realizzate nell’appartamento di Trollmannen, Brumlebassen ha il suono che ogni disco dei Trollfest dovrebbe avere, chiaro ma leggermente sporco, confusionario ma perfettamente equilibrato, in grado di dare una sensazione di caos anche quando il caos non è presente.

La spassosa copertina, che ritrae un troll di nome Brumlebassen vestito da ape mentre cerca di rubare il miele dall’alveare per poi farci l’idromele, è opera di Jonas Darnell, famoso fumettista svedese che aveva già collaborato con la band per Villanden. L’intero booklet riprende, con il solito stile ironico della formazione norvegese, il tema della copertina, tra api umane, descrizioni simil scientifiche e grafici utili per comprendere lo stato di arrabbiatura delle api.

Il disco si apre con la title track: chitarra arpeggiata, un fastidioso ronzio che si conclude con la puntura dell’insetto al povero Trollmannen, l’inizio del caos. Melodie gitane, la voce sgraziata del simpaticissimo singer, riff di chitarra semplici e melodici, tutto nel classico stile Trollfest. Böse Tivoli vede l’importante presenza di strumenti a fiato, tra chitarre minacciose di stampo thrash e aperture cantabili. I primi brani di Brumlebassen non danno tregua, è già il turno diIllsint, la canzone scelta come anteprima: velocità, fiati eleganti che ricordano certe sonorità messicane e riff heavy metal perfetti per il crowd surfing. Particolari le accelerazioni di metà brano, intenso il momento dove i nostri riprendono la melodia messicana di inizio canzone. Con Hevlette arriva il primo momento tranquillo, dove alla musica campagnola si aggiunge la voce di Trollmannen quanto mai buffa. Tornano le sonorità proprie dei Trollfest con Finsk en, Norsk en og Presten, traccia dove è presente in qualità di ospite il cantante dei Finntroll, Vreth, ma soprattutto dove Drekka Dag ha spazio per un assolo di sax completamente folle. Musica tranquilla per Mystisk Mask ert, dove in un contesto acustico e intimo viene approfondito il personaggio Brumlebassen, prima che l’inizialmente thrasheggiante Apis Metallifera faccia ripiombare il cd nel caos tipico dei Trollfest. Con lo scorrere dei minuti la canzone presenta le tipiche sonorità della band norvegese, tra melodie balcaniche e richiami al folk tradizionale. Trink enTroll (della quale è stato girato anche il videoclip) alterna sfuriate veloci ed estreme alle strofe con chitarre arpeggiate e riff lineari, prima del grandioso, semplicissimo ma tremendamente efficace ritornello. Molto malinconica è Verboten Kjærleik, una canzone che racconta dell’amore impossibile, con tanto di pianto disperato, tra un troll e un’ape: la musica è ispirata dal folklore greco ed è la perfetta colonna sonora di questa triste storia. Con Bråk si torna alle sonorità classiche della band di Oslo: groove e le urla di Trollmannen, stacchi folk e una mucca che muggisce, ritmi potenti e un ritornello stranamente melodico. Sellout è una canzone destinata a far discutere per via del ritornello pop oriented dove è presente l’italiana Mariangela Demurtas, singer dei gothic metallers norvegesi Tristania. Sellout è un tipo di canzone completamente nuova per i Trollfest, che mai avevano “osato” spingersi tanto verso l’orecchiabilità. Il brano è ben composto e neanche “brutto” da ascoltare, semplicemente non sembra una traccia dei Trollfest se non per i dieci secondi centrali: l’avrei vista meglio come bonus track piuttosto che parte integrante dell’album. L’ultimo brano di Brumlebassen è probabilmente il migliore di tutto il lotto: Rundt Bålet è uno sfrenato up tempo divertente dove la fisarmonica di Drekka Dag è in primo piano, tra motivetti da balera romagnola e melodie assolutamente allegre. Breve, spassoso, impossibile da ascoltare senza iniziare a saltare come grilli… non c’è niente da fare: quando i Trollfest decidono di scatenarsi con pezzi prettamente folk ci riescono sempre alla grande!

La bonus track dell’edizione digipack è Konterbier, brano semplice dotato di una buona melodia che rimane impressa nella memoria anche dopo un solo ascolto. Melodia ripresa nel finale quando viene stappata una lattina di birra e viene riproposta con i gargarismi, prima del classico, prevedibile, rutto finale. Brumlebassen presenta quindi, oltre ai canonici brani folk oriented, anche pezzi impensabili fino a qualche tempo fa (la ballad Verboten Kjærleik e Sellout), o nuove, interessanti, influenze (musica messicana e greca). Di fatto è un buon album molto vario e divertente, con qualche sorpresa non necessariamente piacevole, ma che denota la volontà della band di guardare avanti pur continuando ad essere se stessi.

Tra assurde storie tragicomiche, troll che ne combinano di tutti i colori, demenzialità e un’attitudine che la maggior parte della “concorrenza” può solo invidiare, i re incontrastati del “True Norwegian Balkan Metal” continuano a colpire il bersaglio. E ora, finalmente, brindiamo con l’idromele del troll Brumlebassen!!!

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.

Trollfest – Willkommen Folk Tell Drekka Fest!

Trollfest – Willkommen Folk Tell Drekka Fest!

2005 – full-length – Solistitium Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: TrollMannen: voce, basso – Mr.Seidel: chitarra – Psycho Troll: chitarra, tastiera – TrollBank: batteria

Tracklist: 1. Trollfest – 2. Willkommen Folk Tell Drekka Fest – 3. Helvetes Hunden GARM – 4. En Ytterst Heftig Sak – 5. Sagaen Om Suttungs-Mjöd – 6. Der Erste Krieg – 7. Du Kom For Seint… – 8. Trollkamp – 9. Die Urgammal Gebräu – 10. Offer-visa – 11. Der Tag Nach-hinter – 12. ..Nå må DU Drikka Mest!

trollfest-willkommen_folk_tell_drekka_fest

Quando un gruppo dice “av mjøden vart du vis og klok, så drekka mer!” (tr.: dall’idromele ottieni la sapienza e la saggezza, quindi bevi di più!) come si può non volergli bene? Tanto più se il debutto discografico, avvenuto nel 2005, suona fresco, innovativo, originale e assolutamente divertente!

Si sta parlando dei norvegesi Trollfest e del cd Willkommen Folk Tell Drekka Fest! (“Benvenuto popolo alla festa alcolica!”, il titolo è tutto un programma…), edito da Solistitium Records, label che ha pubblicato lavori di Wyrd, Behemoth e Hin Onde tra gli altri. La band originaria di Oslo suona un folk metal influenzato da sonorità black con qualche reminiscenza thrash, unendo melodie tipicamente folkloristiche a urla sguaiate e cambi d’umore bruschi e improvvisi. Basta ascoltare il piacevole intro Trollfest concludersi con lo stappo di una bottiglia e il seguente urlo skål del pazzoide singer TrollMannen prima che parta la title track tra ritmi forsennati e risate isteriche. Questo (a)tipico andamento è una delle caratteristiche che hanno reso famosi i Trollfest, tanto che diviene norma ascoltare la fisarmonica su indiavolati blast-beat. La seguente Helvetes Hunden GARM (“Garm, il cane infernale”) è uno dei brani meglio riusciti del disco (e dell’intera discografia), dove il ritmo si fa più tranquillo e festaiolo ed è presente un altro elemento caratteristico dei Trollfest che troveremo anche nei seguenti cd: il verso di un animale rifatto da TrollMannen, in questo caso il UAF UAF UAF del cane Garm. In En Ytterst Heftig Sak i quattro folli bevitori spingono sull’acceleratore per poi improvvisamente staccare tutto e continuare con un arpeggio pulito e tranquillo, mentre il growl del cantante si fa più cattivo che mai, prima di riprendere a folle velocità per arrivare al traguardo di fine canzone. Quella che segue è una bellissima ballad alcolica dal titolo Sagaen Om Suttungs-Mjød (“La saga dell’idromele di Suttung”), ma la tregua dura poco visto che arriva presto Der Erste Krieg, epica e brutale al tempo stesso: la prima parte, precedente i fantastici riff cadenzati, ha uno spirito western, anche se ben presto la fisarmonica prima e la metallosità del restante brano dopo, spazzano via ogni immagine di speroni impolverati. Decisamente goliardico e gioioso l’inizio di Du Kom For Seint…, contraddistinta dalla strofa oscura e minacciosa a contraltare del ritornello assolutamente arioso e fresco. Quel che viene da pensare è che il songwriting di questi ragazzi non si svolga (solamente) dopo aver ingurgitato litri di alcool, vista la mole di riff, cambi di direzione e strumenti che contornano – e che arricchiscono – i brani in maniera preziosa e mai casuale. Il lavoro in sala prove è massiccio e i risultati si possono ascoltare in questi brani, anche se travestiti da bottiglie di birra. Si va avanti tra il rozzo cantare di TrollMannen e il drumming non lineare – ma incisivo! – di TrollBank in Die Ürgammal Gebräu, mentre le due asce di PsychoTroll e Mr.Seidel non fanno altro che creare riff diretti dal marcato accento extreme metal. Offer-visa va ricordata più che altro per la sfuriata ignorantissima a metà canzone; tutt’altra musica in Der Tag Nach-hinter: dopo un inizio bagnato dalla pioggia e da un mood malinconico si prosegue con riff lenti e cupi, mettendo quindi in disparte l’anima caciarona della band, quella che probabilmente risulta essere la loro carta vincente. Come sicuramente saprete, a volte, da ubriachi, si diventa tristi. È una fregatura perché si beve per far festa, per divertirsi, per fare i cretini, ma può succedere che qualcosa va storto e si viene avvolti da un senso di tristezza che neanche vomitando si riesce a mandar via. Ecco, Der Tag Nach-hinter è come suonano i Trollfest da ubriachi-tristi. Per fortuna a far tornare il buon umore ci pensa la conclusiva …Nå Må DU Drikka Mest! (“Ora devi bere più di tutti!”), dove i nostri, strimpellando chitarrine in taverna, bevono alla loro e alla nostra salute tra incomprensibili voci ebbre, rumori di bicchieri e cori da osteria. Come dicevo a inizio recensione, in che modo non si può voler bene a un gruppo come questo, così devoto al piacere alcolico e in grado di deliziare il nostro udito a suon di folk metal godereccio, grezzo, sporco ma al tempo stesso così inebriante da non averne mai abbastanza?

Il cd è particolarmente breve – 36 minuti – e godibile anche grazie a una predisposizione dei nostri al grottesco in grado inizialmente di incuriosire l’ascoltatore, che in questo modo se lo fa amico, per poi tenerselo stretto grazie a una musica esteticamente semplice e sempliciotta, ma in realtà ben studiata ed eseguita, nonostante – come a qualcuno piace sottolineare – i nostri pare “abbiano la terza media in quattro”. La produzione sicuramente aiuta: pulita quanto basta e rozza il giusto, fa suonare questo Willkommen Folk Tell Drekka Fest! come un disco del genere sempre dovrebbe, per un risultato di caos ragionato assolutamente in linea con la musica e l’attitudine della band.

Ma in fondo, pensandoci bene, i Trollfest fanno ballare, fanno pogare e fanno bere: che cosa si può volere di più?

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.

Intervista: Equinox

Oggi Mister Folk intervista una band nata da pochi mesi, nota soprattutto per avere in formazione alcuni musicisti che in passato hanno fatto parte dei folk metallers Beer Bear, autori di due piacevoli dischi nel 2010 e 2012. Ma, come tengono a far notare, gli Equinox sono una realtà tutta nuova che, dopo aver pubblicato l’EP Beyond a inizio anno, hanno già chiare le idee sul futuro. 

Equinox

SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION!

Un ringraziamento a Flavia Di Luzio per la traduzione dell’intervista.

Partiamo dalla decisione di concludere l’avventura Beer Bear: cosa vi ha portato a questa scelta?

Beh… non è stata una scelta spontanea. Ero stanco di fare tutto il lavoro da solo, ero stanco di canzoni frivole, ero stanco della maschera di Pan Zagloba ed ero stanco della tomba folk metal in cui non avevo alcuna possibilità di muovermi e di respirare. Sono un poeta serio. Ma il divertimento è finito. L’allegra atmosfera studentesca in cui hanno preso forma i Beer Bear non esiste più.

Continuando a parlare dei Beer Bear, quali sono i momenti che ricordate con maggior gioia e soddisfazione?

Praticamente non sento nessuna gioia o soddisfazione. La gestione dei Beer Bear ha costituito un duro lavoro e all’atto pratico non dava frutti. In Russia è molto difficile portare avanti progetti underground sia a causa degli standard culturali mediocri che delle pessime infrastrutture musicali. In Europa puoi vivere ricevendo sovvenzioni e puoi dedicarti alle attività culturali che ami, come la musica, mentre in Russia devi lavorare sodo per guadagnare denaro sufficiente e ottenere il meritato tenore di vita. Quindi il risultato è che hai due duri lavori: uno civile e l’altro underground. Ti senti come un lupo mannaro. E un giorno arrivi al punto che ne hai abbastanza…

Dalle ceneri dei Beer  Bear sono nati gli Equinox, perché avete scelto questo nome?

Il nome deriva dalla canzone dei Moonspell “Axis Mundi“. Quando l’ho sentita ho deciso che il nome poteva andare bene per lo stile delle mie composizioni musicali.

Definite la musica degli Equinox come dark folk: cosa intendete con questa etichetta?

La nostra musica è la versione pesante del dark folk. L’idea principale è mettere della poesia in una cornice di arrangiamenti orchestrali e metal costruiti ad arte. Aggiungiamo solo alcuni elementi doom e melodic death.

Avete da poco rilasciato l’EP di due pezzi Beyond, è il vostro modo per presentarvi al pubblico?

Beh… per me è stato un modo per testare Ivan e Alla nello studio di registrazione. Per questo motivo abbiamo deciso di registrare una vecchia canzone e una cover. È molto più facile rispetto al dover arrangiare e registrare del nuovo materiale.

La prima canzone dell’EP, За Незримой Чертой, è una nuova versione del pezzo contenuto nel secondo disco dei Beer Bear, non pensi che possa creare confusione negli ascoltatori?

Non mi importa. Beyond The Invisible Line è stato per gli Equinox un inizio, perché gli Equinox sono il risultato dell’attività compositiva mia e di Kirill Kasatkin. Kirill è l’ex-batterista dei Beer Bear, quindi potremmo dire che gli Equinox sono nati all’interno dei Beer Bear.

Da dove nasce la voglia di coverizzare un brano degli Iron Maiden? Tra l’altro l’avete fatta nella vostra lingua e non in inglese…

All’inizio era solo un esercizio testuale di traduzione poetica. L’idea successiva è stata quella di aggiungere un quartetto d’archi alla musica hard-n-heavy. Quindi in generale è solo una specie di esperimento.

Come sei diventato un musicista metal, da dove è nata questa passione e quali sono stati i tuoi primi ascolti?

Beh io ho alle spalle una formazione musicale (tastiere). Il passo successivo è stato l’interesse per la musica thrash metal. Sono stato un chitarrista fino a quando non mi sono rotto una mano. Poi sono stato costretto a cambiare strumento e sono passato al basso. Nel 2010 ho cominciato a lavorare sodo sulla mia voce. Quindi posso dire di aver maturato una certa esperienza in molti ambiti della musica. Dal punto di vista musicale il mio primo amore sono stati i The Beatles. Successivamente mi sono appassionato ai Metallica e agli Aria. Inoltre un giorno ho sentito i Finntroll e mi hanno sconvolto la vita. Al momento mi piace ascoltare i Moonsorrow, i Mago de Oz, i Theatres des Vampires, i Moonspell, gli Eluveitie, i Falkenbach, i primi Ensiferum, i Windir, i Behemoth e molte altre band (diverse centinaia =). I compositori di musica classica che amo sono Edward Grieg e Jan Sibelius.

Qual è il tuo obiettivo come musicista? Esiste la canzone perfetta?

Fondamentalmente penso che la cultura musicale sia un dono per il futuro. Dal mio punto di vista l’essere umano deve scrivere musica solo se non può scrivere. In questo caso vi è solo un aumento dell’entropia dell’universo e niente più. Penso che la canzone perfetta non esista.

Come vi rapportate con la scena folk metal russa?

Non mi rapporto con la scena folk metal russa.

Tu dici “Io sono un serio poeta”: hai quindi la passione per la poesia? Sei anche uno scrittore? Quali sono i tuoi scrittori / poeti preferiti?

No. Non scrivo in prosa. Solo poesie, ma soprattutto in russo, quindi sarebbe piuttosto difficile per anglofoni persona a comprendere tutti i tipi di sfumature della mia poesia. I miei scrittori preferiti sono: Mikhail Bulgakov, Heinrich Senkevitch, Ray Bradbury e J.R.R. Tolkien. I miei poeti preferiti sono: Adam B. Mickiewicz, Nikolay Gumilev, William Shakespeare e Edgar Allan Poe.

I prossimi passi degli Equinox?

Beh… penso che ci sarà una specie di album concettuale che si chiamerà “Lux Borealis“. Poi ci sarà l’album “Svitiez“, che sarà dedicato al mio antenato preferito Adam Bernard Mickiewicz.

Grazie per l’intervista, a te lo spazio finale.

Buona fortuna =)

Equinox_logo

ENGLISH VERSION

Let’s start talking about the decision to conclude the Beer Bear’s adventure: what led you to this choice?

Well… It wasn’t spontaneous choice. I was tired of doing all the work alone, I was tired of frivolous songs, I was tired of pan Zagloba’s mask and I was tired of folk metal grave in which I had no opportunity to move and to breathe. I am serious poet. But the joke jammed. The atmosphere of student fun in which Beer Bear had been created is no more

In regard to Beer Bear, what moments do you remember with greater joy and satisfaction?

I practically feel no joy and satisfaction. Beer Bear management was a hard work with practically empty output. It’s very hard to make stage underground project in Russia because of poor cultural standards and very bad music infrastructure. In Europe you can live getting grants and to be engaged in your beloved cultural doing such as music, but in Russia you have to work hard to get enough money for deserved level of life. So the situation is that you have two hard jobs: civil and underground. You feel yourself as a werewolf. And one day you get enough…

So from Beer Bear’s ashes arose Equinox: why did you choose this name?

The name came from the song of Moonspell “Axis Mundi”. When I heard it I decide that it’s a good name for the way of my musical poetry.

You define Equinox’s music as dark folk: what do you mean by this label?

Our music is a heavy version of dark folk style. The main idea is poetry in the decoration of seriously made orchestral and metal arrangements. We just add some kind of doom and melodic death elements.

You have just released the two-piece EP Beyond. Is this your way to introduce yourselves to the public?

Well… For me it was a way to test Ivan and Alla in studio conditions. That’s why we decided to record one old song and one cover. It’s much easier than to arrange and record new material.

The first song of your EP, ЗаНезримойЧертой, is a new version of a song included in the Beer Bear’s second album. Don’t you think it might confuse the listeners?

I don’t care. Beyond The Invisible Line was a beginning of Equinox, because Equinox it’s the result of Kirill Kasatkin’s and mine composing activities. Kirill is ex-drummer of Beer Bear, so we may say that Equinox was born inside Beer Bear.

Where does the desire to make a cover version of an Iron Maiden’s song come from? By the way, you made it in your language and not in English…

At the beginning it was just a lyrics exercise in poetic translation. Next idea was to add a string quartet into hard-n-heavy music. So in general it’s just a kind of experiment.

How did you become a metal musician? Where does this passion come from? What bands did you listen to at first?

Well I have a musical education (keys). Next step was an interest in thrash metal music. I was a guitarist until I broke my hand. So I had been forced to change my instrument for bass. In 2010 I began to work hard on my vocals. So the result is an experience in a lot of musical fields. My first music love was The Beatles. Then I was fond of Metallica and Aria. But one day I heard Finntroll and my world was turned upside down. At present I like to listen to Moonsorrow, Mago de Oz, Theatres des Vampires, Moonspell, Eluveitie, Falkenbach, early Ensiferum, Windir, Behemoth and many other bands (about several hundreds =) . My beloved classic composers are Edward Grieg and Jan Sibelius.

What’s your goal as a musician? Does the perfect song exist?

My main idea is that the musical culture is a gift for the future. My position is that the human being has to write music only if it can’t not to write. In this case it’s just an increasing the universe entropy and nothing more. I don’t think that the perfect dong exists.

How do you relate yourselves to the Russian folk metal scene?

I don’t relate myself to the Russian folk metal scene.

You say “I am a serious poet”: then do you have the passion for poetry ? You’re also a writer? What are your favorite writers/poets?

No. I don’t write prose. Just poetry, but mostly in Russian, so it would be rather hard for English-speaking person to understand all kind of shades of my poetry. My favorite writers are: Mikhail Bulgakov, Heinrich Senkevitch, Ray Bradbury and J.R.R. Tolkien. My favorite poets are: Adam B. Mitzkievitch, Nikolay Gumilev, William Shakespeare and Edgar Poe.

What about Equinox’s next steps?

Well… I think it will be a kind of conceptual album called “Lux Borealis”. And then it will be the album “Svitiez” which will be dedicated to my favorite ancestor Adam Bernard Mitzkiewitz.

Thanks for the interview. Please, feel free to add any comments.

Good luck =)