Theudho – War Into The World

Theudho – War Into The World

2011 – EP – Aurora Australis Records

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Jurgen: voce, chitarra, tastiera – Dieter: chitarra solista – Nick: basso – Joachim: batteria

Tracklist: 1. War Into The World – 2. Terror Cimbricus – 3. The Raven Flies North – 4. For All Those Who Died

theudho-war_into_the_worldEsistono molti modi per far circolare il nome della band all’interno della scena, così come ci sono altrettante possibilità per pubblicizzare un disco in uscita. I Theudho decidono di rendere disponibile in free download un EP di quattro tracce a poche settimane dall’uscita del quarto full length When Ice Crowns The Earth. La pagan metal band belga non è nuova a queste iniziative, avendolo già fatto con il mini cd The Silence del 2009, successivamente destinato al mercato russo.

War Into The World ha quindi unicamente uno scopo: far girare il nome dei Theudho il più possibile, cercando in questa maniera di incuriosire l’ascoltatore e convincerlo della qualità di When Ice Crowns The Earth, uscito su Aurora Australis Records, label che si è occupata anche di questo EP dal contenuto abbastanza interessante: nei venti minuti di War Into The World troviamo un’anticipazione del disco, una “vecchia” canzone aggiornata e due cover, una della band underground Vort e una dei Bathory.

La title track, qui in veste “editata”, suona al contempo minacciosa ed epica, alternando riff brutali ad aperture melodiche di buon gusto. Lo stacco centrale, con tanto di arpeggio di chitarra e assolo, si collega alla perfezione con il riff principale della composizione. Una canzone semplice nella struttura, in grado di far breccia nelle oscure mura difensive del più intransigente fan dell’heathen metal. La successiva Terror Cimbricus è la riproposizione dell’opener del lavoro Cult Of Wuotan (2009), in questa occasione più potente e definita, eliminando del tutto quel perenne riverbero che rendeva il brano maledettamente underground, ma non apportando modifiche in sede musicale. La terza traccia è The Raven Flies North, cover della band Vort ed estratta dal demo Gammadion: le tematiche non si discostano molto da quelle proprie dei Theudho, ovvero riff diretti, rallentamenti atmosferici e un’epicità di fondo come la intendeva Quorton. E proprio con i Bathory si chiude War Into The World, in quanto il quartetto di Ghent propone la cover di For All Those Who Died, brano estratto da Blood Fire Death del 1988. I Theudho suonano fedeli all’originale, rendendola solamente più pulita, pur mantenendo l’alone grezzo che contraddistingue l’intero disco.

La copertina, opera di Jurgen, nella sua semplicità – l’elsa di una spada nordica-, è azzeccata, mentre la produzione è affidata all’esperto Dan Swanö. Il risultato finale, pur non essendo malaccio, non convince appieno: la batteria ha dei suoni non particolarmente brillanti, rullante e casse (poco definite a causa della cupezza) in primis, mentre le chitarre sono forse un po’ troppo ingombranti. Certo, l’effetto underground – che non sempre è male – del precedente disco è svanito, ma, sinceramente, da Dan Swanö ci si aspetta qualcosa di più.

Interessante la scritta nel retro dell’artwork: “no flutes, no humpa, no trolls, no party, 100% germanic wrath” suona come una dichiarazione d’intenti chiara e decisa.

War Into The World è un discreto EP dove la band mette in mostra le proprie capacità, anche se chiaramente il discorso si completa con il buon When Ice Crowns The Earth. Puro heathen metal.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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Live Report: Folkstone a Roma

FOLKSTONE + NANOWAR OF STEEL

28 novembre 2014, Orion Live Club, Ciampino (RM)

DSCN7051Un concerto dei Folkstone non è mai semplicemente un concerto, un freddo susseguirsi di canzoni intermezzate da Lore che parla con il pubblico. Il concerto dei Folkstone è sempre un evento, se vogliamo una piccola occasione mondana dove si possono incontrare amici e colleghi. Soprattutto, i Folkstone hanno l’incredibile capacità di trasformare una normale e pesantissima settimana lavorativa piena di impegni, corse e stress, in una grande festa, dove tutto il negativo viene dimenticato e si rinasce a vita nuova. Una sensazione che fortunatamente prosegue nei giorni successivi al concerto: grazie ai ricordi, alle fotografie e ai filmati è possibile continuare a vivere la gioia Folkstone ancora per un po’ di tempo.

Venerdì 28 novembre è andata in scena l’ennesima conferma della crescita artistica e di notorietà della band lombarda. Il palco è quello dell’Orion di Ciampino, pochi chilometri da Roma, lo stesso che aveva ospitato i guerrieri orobici un anno e mezzo fa (esattamente il 26 aprile 2013). La differenza che si nota immediatamente è che il locale è pieno e il pubblico quasi raddoppiato rispetto alla volta precedente. Parte del merito, bisogna ammetterlo, è del gruppo di apertura Nanowar Of Steel, che nella capitale riscuote un buon successo. Ma il momento topico della serata è ovviamente l’esibizione dei Folkstone, freschi di stampa con l’ottimo Oltre… l’Abisso. Dopo anni di attività e centinaia di concerti in tutta Italia e all’estero è ormai “normale” aspettarsi l’ennesima prova di bravura da parte dei musicisti, capaci di toccare la perfezione con il giusto equilibrio tra presenza scenica e attitudine rock’n’roll live. Quello di venerdì 28 è stato semplicemente il miglior concerto dei Folkstone al quale abbia assistito in questi anni, capace di far tornare il buon umore e il sole anche quando la vita fa di tutto per buttarti a terra. Andreas è il divertente jolly dallo sguardo perso tra i fumi dell’alcool, Teo e Roby sono una coppia bellissima da vedere ogni volta, Lore il solito mattatore della serata: la sua voce, come detto anche in sede di recensione, è una caratteristica fondamentale per il sound della band, espressiva e intensa come non mai.

Il concerto, come prevedibile, inizia con alcuni brani tratti dall’ultimo disco, in questo caso Nella Mia Fossa, Fuori Sincronia e La Tredicesima Ora. Oltre… l’Abisso è preso, com’è normale che sia, in grande considerazione, con ben undici canzoni riprodotte dal vivo. Non mancano i classici amati dal pubblico: Frerì, Anime Dannate, Folkstone, Rocce Nere, Alza Il Corno e Un’altra Volta Ancora giusto per fare qualche titolo. Il pogo in alcune canzoni è davvero intenso, i cori sono tutti urlati a squarciagola e la soddisfazione di chi suona e di chi assiste è palese. Una bellissima serata di grande musica e sudore, talmente positiva sotto tutti gli aspetti che i Folkstone decidono di suonare un brano in più perché “ci stiamo divertendo veramente tanto”, parole di Lore. Viene così suonata Lo Stendardo, magnifico finale di un concerto vigoroso e gagliardo.

Ottima musica, persone deliziose e un buon umore ritrovato, di concerti dei Folkstone ce ne vorrebbero almeno un paio al mese!

SETLIST: 1. Nella Mia Fossa – 2. Fuori Sincronia – 3. La Tredicesima Ora – 4. Frerì – 5. In Caduta Libera – 6. Frammenti – 7. Non sarò mai – 8. Oltre… l’Abisso – 9. Mercanti Anonimi – 10. L’ultima Notte – 11. Alza Il Corno – 12. Anime Dannate – 13. Prua Contro Il Nulla – 14. Soffio Di Attimi – 15. Simone Pianetti – 16. Ruggine – 17. Folkstone – 18. Un’altra Volta Ancora – 19. Manifesto Sbiadito – 20. Luna – 21. Grige Maree – 22. Nebbie – 23. Omnia Fert Aetas – 24. Rocce Nere – 25. Con Passo Pesante – 26. Lo Stendardo

Grazie a Enrico Mantovano per la scaletta!