Emian – Egeria

Emian – Egeria

2019 – full-length – Edizioni Musicali XXXV

VOTO: 8,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Anna Cefalo: voce, arpa celtica, glockenspiel, indian harmpnoum – Emilio A. Cozza: voce, ghironda, percussioni, cornamusa medievale, bombarda, marranzano, corno tibetano, pitipù, Ðàn môi – Danilo Lupi: irish bouzouki, bandona, algerian mondol, cori – Martino D’Amico: batteria, persussioni, persian santur, voce, cori

Tracklist: 1. Malin Ge Kendon – 2. Balluket E Ballit Moj – 3. Danse Boiteuse – 4. Fronni D’Alia – 5. La Casa Dell’Orco – 6. Spirit Trail – 7. Ay Yildiz – 8. Le Navi Di Istanbul – 9. Oriental San_set – 10. Rosabella – 11. Evoè Evoè – 12. Vesuvius

L’Irpinia è una terra bellissima e affascinante, ricca di storie e tradizioni che a fatica riescono a emergere nel quotidiano calderone di informazioni e notizie che assalgono le persone. Forse è un bene, perché in questo modo quella zona è rimasta nell’ombra, poco inquinata da fattori esterni, verace e vera come poche altre. Gli Emian provengono proprio dall’Irpinia e sono forse il miglior biglietto da visita per far conoscere quella verde landa; nella propria musica abbracciano una grande quantità di influenze e sonorità, ma il legame con la loro terra è sempre forte e ben radicato e non è certo una sorpresa se a fine ascolto di Egeria si viene assaliti dal desiderio di visitare l’Irpinia e magari passeggiare tra i boschi che fanno da sfondo al video de La Casa Dell’Orco.

Egeria è il terzo lavoro in studio per la band campana, il disco che certifica la bontà dei musicisti e anche il più ambizioso fino ad ora realizzato. I precedenti AcquaTerra e Khymeia sono due ottimi cd che hanno preparato la strada a Egeria, che arriva nelle collezioni di cd nel suo completo splendore: l’elegante digipak svela un artwork curato nei minimi dettagli, con il libricino di sedici pagine contenente i testi e delle brevi descrizioni delle canzoni e delle illustrazioni che ne risaltano il significato. Ascoltare la musica sfogliando le pagine del booklet permette di immergersi completamente nel mondo degli Emian, cantastorie di un’altra epoca con il compito di trasportarci lontano da luci accecanti e cemento soffocante. Nei quarantotto minuti di Egeria si toccano con mano storie e musiche del sud Italia (Basilicata, Calabria e ovviamente Campania e Irpinia) ma anche dell’Albania (Balluket E Ballit Moj) e Medio Oriente.

Musicalmente Egeria è un lavoro vario e personale, dove la mano dei musicisti è facilmente riconoscibile e le dodici tracce che compongono il disco variano tra ritmi sostenuti e meravigliose parti soavi nelle quali l’arpa di Anna Cefalo incanta per delicatezza e gusto. L’iniziale Malin Ge Kendon introduce nel migliore dei modi il disco, che parte con Balluket E Ballit Moj, una bellissima canzone nuziale albananese, e prosegue con l’allegria di Danse Boiteuse, tre minuti di danze alcoliche e sorrisi intorno al falò. La lucana Fronni D’Alia è avvolgente e facilmente memorizzabile, ma è con La Casa Dell’Orco che gli Emian si giocano il jolly, vincendo. Si tratta di una storia irpina, precisamente di San Michele di Pratola Serra (AV), che prende nome da un sito megalitico chiamato anche “Dolmen di Irpinia”. La leggenda racconta dell’orco Cronopa che terrorizza il villaggio, ma gli abitanti di San Michele stipulano un patto con l’orrenda creatura: una vita umana in sacrificio ogni anno, in cambio della tranquillità. Silpa il pastore, stufo di tutto ciò, decide di uccidere l’orco, ma durante il percorso la moglie Matulpa si perde e viene sbranata dai lupi. Silpa è visto come un salvatore e gli abitanti si San Michele lo vogliono fare re, ma lui è disperato per la moglie e la cerca fino a quando non la trova dilaniata.

Si seppellirono gli ultimi resti di Matulpa e si fece notte,
Silpa chiuse gli occhi, si distese a terra e si lasciò morire.

Dormi Silpa, và di nuovo da lei.
Dormi Silpa, suona ancora per lei,
Fi Fai Fo Fum… questa è la tomba per me!
Fi Fai Fo Fum… suono ancora per te!

La delicata Spirit Trail, cantata in inglese da Martino D’Amico, è molto diversa dal resto delle altre canzoni, ma la qualità rimane sempre alta e nell’economia del disco non stona. Arriva a questo punto un bel terzetto di brani dall’animo medio orientale: Ay Yildiz/Le Navi Di Istanbul/Oriental San_set sono composizioni che funzionano bene e mostrano l’ampiezza del lessico musicale degli Emian, a proprio agio anche con musiche che solitamente sono difficili da trovare in ambito pagan folk. Rosabella è una canzone tradizionale calabrese caratterizzata da un crescendo delicato ma inarrestabile, sicuramente una delle migliori composizioni di Egeria. In chiusura del disco troviamo la breve strumentale Evoè Evoè che guida l’ascoltatore fino all’affascinante Vesuvius che per ritmo e tiro sembra essere una risposta italiana (e quindi “calda”) al folk sciamanico proveniente dal nord Europa.

La bravura degli Emian era già risaputa – i due precedenti dischi sono lì a testimoniarlo -, ma con Egeria i nostri hanno fatto un ulteriore passo in avanti. Tutto suona giusto, non c’è un momento poco ispirato e l’ascolto fila liscio dalla prima all’ultima nota. La voce di Anna Cefalo è quasi magica, gli strumenti di Emilio Cozza e Danilo Lupi creano melodie travolgenti e le percussioni di Martino D’Amico danno ritmo e stabilità ai brani. In ambito pagan folk difficile, veramente difficile trovare altre band di questa bravura: Egeria è un disco destinato a rimanere nei lettori cd per veramente tanto tempo.

Intervista: Kyn

Una band che arriva al debutto con un sound già forte e personale? In aggiunta in un contesto come quello pagan folk, ovvero fortemente legato alla musica tradizionale? Con musicisti esperti e una buona dose di idee si può fare, ed ecco che Earendel è un buon disco, diverso da tutto il resto della scena. Eppure i Kyn possono fare ancora di più e noi di Mister Folk non vediamo l’ora di assistere a un loro concerto. Per saperne di più sulla band, sui testi e su cosa faranno nel 2020, abbiamo intervistato la frontwoman Ida Elena, già passata su queste pagine diverse volte: buona lettura!

Ciao Ida Elena, partiamo dall’inizio con la fondazione del gruppo, la scelta del nome e soprattutto cosa vi ha spinto a suonare la musica che grazie a Earendel ora gira negli impianti audio degli appassionati?

Ciao a te ed a voi che leggete! La fondazione del gruppo nasce da un’esigenza di ampliare le sonorità della musica che scrivo ed insieme a Gino Hohl (Kel Amrun) abbiamo iniziato io a scrivere e lui ad arrangiare. Non ci bastava però! Le canzoni si orchestravano sempre più e necessitavano di strumenti e vocalità ben precise, che a noi mancavano. Ho pensato allora di chiedere ai già miei compagni di armi nei Fairy Dream Albert Dannenmann (Blackmore’s Night) e Heiko Gläser (Tinnitus Brachialis) ed hanno subito sposato il progetto. Mancava ancora qualcosa però: a quel punto, ho messo un annuncio su “Musicisti medievali in Germania” ed in nemmeno 5 minuti due dei musicisti che avrei sempre voluto avvicinare ma non avevo mai osato, mi hanno scritto perché subito interessati, ovvero Anja Novotny (The Dolmen) e Dirk Kilian (Triskilian). Tutti polistrumentisti pazzeschi e super motivati, abbiamo registrato l’album in un mese e mezzo! Però mancava un mastermind, qualcuno capace di dare un gran suono a tutto questo. Ho girato il nostro progetto al mio compagno di metal Tomas Goldney (Bare Infinity) che si è non solo mostrato super entusiasta, ma ha deciso anche di rappresentarci come label, la Blackdown Music! Inutile dire che il suo lavoro è stato pazzesco! Quando abbiamo sentito il master non potevamo crederci! Venendo al nome, beh, ho chiesto al mio amico Jarl dei Valhalla Viking Victory, come si dicesse “eredità” in Old Norse, e mi ha suggerito Kyn. Non ho avuto bisogno di sentire altro, anche perché ho avuto l’appoggio della mia amica, nonché consigliera già nota ai lettori, Pamela Ceccarelli, in arte Ixia, che è di gusti molto difficili!

Earendel è il disco di debutto, eppure già suona personale e diverso dal resto della scena. Quali sono le realtà che vi hanno influenzato a livello musicale e quali, invece – se ce ne sono – vi hanno spinto verso la sperimentazione?

Ti ringrazio! Beh, suonando musica medievale da tanti anni, sia io che i miei compagni, abbiamo sentito la necessità di osare, di tentare una strada meno battuta o completamente vergine, anche rischiando che questo lavoro potesse non essere ben accolto dai fan del genere. È stato fondamentale collaborare con Tomas che invece non ha un orecchio abituato alla musica medievale e ci ha aiutato ad aggiustare il tiro. In generale però, sia io che Gino siamo fan dei Dead Can Dance e dei Rammstein e abbiamo pensato: che succederebbe se si incontrassero?

Stilisticamente cercate di portare delle nuove sonorità in un genere che in linea di massima cerca di suonare sempre simile a se stesso. Come avete maturato questa decisione? Siete soddisfatti di quanto realizzato fino a questo momento?

Come dicevo prima, la voglia di novità rispetto alla nostra esperienza fino ad oggi, ci ha spinto a tentare questa strada. Siamo contenti del risultato, ma ci piace migliorare e spingerci sempre oltre, perciò mi sento di dire che il nostro lavoro migliore non lo abbiamo ancora composto!

Siete una band formata da musicisti che non vivono nello stesso paese, ti chiedo quindi in quale modo vi organizzate per le prove e per scrivere le canzoni.

Le canzoni le scrivo principalmente io, anche se spero che dal prossimo album in poi la composizione possa essere molto più corale (ovviamente rodando il lavoro di squadra, questo avverrà sempre di più). Per le prove, siamo tutti professionisti e quindi non è facile trovare dei fine settimana liberi per tutti, ma alla fine, quando riusciamo ad organizzarci, proviamo tre giorni filati! Ci fidiamo l’un dell’altro e questo aiuta il lavoro individuale e poi quello di squadra.

Come descriveresti la musica dei Kyna una persona che ancora non ha avuto modo di ascoltarvi?

Kyn è il bimbo mai nato dal matrimonio dei Rammstein con i Dead Can Dance ahahah! Scherzi a parte, Kyn parte dalle fondamenta della cultura pagana, anche grazie alla riscoperta delle nostre leggende (è stato fondamentale per me partire dalle leggende siciliane e unirle al nord Europa, anche perché la Sicilia è stata dominata dai mori, ma anche dai normanni e dagli Staufer, che erano tedeschi) e si evolve nella musica moderna tramite l’elettronica. Questi due generi sono molto diversi tra loro ma hanno in comune il potere dell’estasi, della trance, quando sono al loro apice. Speriamo di esserci riusciti!

Unire il nord Europa con il sud Europa è uno dei vostri obiettivi, e devo dire che ci siete riusciti bene e con personalità. È stato difficile farlo oppure, data la bravura e l’esperienza dei musicisti, è stato un processo naturale?

Per me è stato un piacere cercare di rendere giustizia alla contaminazione tra questi due mondi perché in fin dei conti è ciò che avviene anche in questa band: sono la sola italiana in un gruppo di tedeschi che considero tra i migliori in Germania. Poi abbiamo lo Svizzero che è neutrale ahahah! Ma anche lui in quanto a bravura non scherza!

Parliamo dei testi: quelli in italiano sono chiaramente comprensibili e alcuni funzionano davvero bene come La Leggenda Di Colapesce. Ti chiedo invece di raccontarci di cosa parlano le varie Kyn e Herr Mannelig.

Ti ringrazio, in pratica La Leggenda Di Colapesce si è scritta da sola! Ero come in trance mentre scrivevo. Per la parte in tedesco mi ha aiutata Anja perché avevo il terrore di scrivere corbellerie. Kyn parla delle donne, dell’esigenza di non essere più messe in disparte in un mondo governato dagli uomini e di trovare la forza nelle nostre radici, come le donne vichinghe ad esempio, che nella società vichinga non erano affatto messe in disparte, anzi! Herr Mannelig è una sorta di soap opera medievale! C’è questa strega/troll che vuole conquistare questo bell’uomo grazie al suo denaro e lotta contro di lui, povero malcapitato (come potete sentire nell’intro). Ci riuscirà? Lo scoprirete nel prossimo episodio di Kyn, la serie!

Alcuni brani presentano un cantato in doppia lingua. È una scelta legata alla “musicalità” oppure è per esprimere meglio un concetto?

Diciamo che per alcuni brani era quasi obbligatorio, come quando comincia a cantare il re in Colapesce, Federico II che era tedesco. Oppure Fata Morgana, leggenda Arturiana (che perciò canta in inglese) ambientata in Sicilia. Ho voluto esplorare maggiormente la mia lingua, l’italiano, ma siccome si tratta di un progetto corale, è giusto che l’inglese sia predominante in modo da essere chiaro ciò che cantiamo a tutti noi della band.

Ora che il disco è fuori lo porterete sui palchi europei? Ci sarà un tour o una serie di date selezionate? Anche in questo caso, quanto è difficile organizzare persone distanti tra loro migliaia di chilometri per poter salire sul palco?

Ci stiamo ancora assestando per i live: è un progetto molto ambizioso e vogliamo dare il massimo nei concerti, che saranno dei veri e propri show, ma non voglio dire di più. Diciamo solo che il prossimo anno ne vedrete delle belle!

Sei un’artista molto impegnata e tra progetto solista e band sei sempre al lavoro. Cosa farai nei prossimi mesi musicalmente parlando?

Ci provo! Nei prossimi mesi sarò impegnata con i concerti solisti di Natale e con i miei progetti acustici con Fairy Dream, Gino Hohl e la straordinaria polistrumentista e cantante svizzera Adaya, perlopiù tra Svizzera e Germania. Da gennaio in poi, daremo full gas con le prove dei Kyn! E ci saranno delle sorprese!

Ti ringrazio per la disponibilità, vuoi aggiungere qualcosa e salutare i lettori di Mister Folk?

Grazie a voi, intervista molto interessante come sempre. Vorrei solo dire che è importante credere in ciò che si fa, anche quando si ha la sensazione che le altre persone storceranno il naso: è proprio allora che stiamo facendo bene!