Hell’s Guardian – Ex Adversis Resurgo

Hell’s Guardian – Ex Adversis Resurgo

2015 – EP – Record Union

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Cesare Damiolini: voce, chitarra – Freddie Formis: chitarra – Dylan Formis: batteria

Tracklist: 1. Pagan Ritual – 2. Fire Of Persecution – 3. Ex Adversis Resurgo – 4. Cradle’s Lake (live Brixia Metal Fest) – 5. Silence In Your Mind (live Brixia Metal Fest) – 6. Follow Your Fate (piano version)

A distanza di poco più di un anno dal convincente debutto Follow Your Fate, i lombardi Hell’s Guardian tornano a farsi sentire con un EP di pregevole fattura composto da sei brani, due dei quali inediti, con un paio di pezzi live, un intro e una versione delicata della title-track del primo disco.

Ex Adversis Resurgo si presenta bene: la copertina di Jan Yrlund (famoso per i lavori con Korpiklaani, Manowar, Tyr, ma anche con i nostri Atlas Pain) è un ottimo biglietto da visita e il formato digipak – non frequente per gli EP – è sempre piacevole da maneggiare. La produzione segue quanto fatto nel debutto, ovvero un sound potente ma pulito, al passo con i tempi. Fabrizio Romani (già dietro alla consolle con Skylark, Ulvedharr e Atlas Pain, in questo caso autore delle linee di basso per le prime tre canzoni), insieme al chitarrista Freddie Formis, si è occupato del lavoro in studio, impeccabile come sempre.

La breve Pagan Ritual introduce Fire Of Persecution, dall’inizio serrato e dal proseguo molto melodico. Lo stile dalla band è questo, un riuscito mix di ferocia e melodia, con mirate incursioni di tastiera e il growl di Cesare Damiolini a farla da padrone, pur non disdegnando parti con voce clean. Ex Adversis Resurgo è un mid-tempo dai ricercati intrecci chitarristici, abilità che contraddistingue gli Hell’s Guardian e che li rende diversi dagli altri gruppi melodic death metal della scena. L’ascolto del cd prosegue con due brani tratti dal Brixia Metal Fest 2015 (In.Si.Dia. headliner): Cradle’s Lake Silence In Your Mind (dal debutto Follow Your Fate) rappresentano bene le bravura degli Hell’s Guardian in concerto, tra potenza e gusto per la giusta melodia. Chiude l’EP la piano version di Follow Your Fate, molto toccante e malinconica, con l’ospite Elena Tironi (Infinity) a duettare con Damiolini: un esperimento, questo del pianoforte, decisamente riuscito.

Venticinque minuti di musica ben distribuiti tra nuovo e passato e, come si addice a un’uscita del genere, con versioni alternative e live di canzoni già note. Ex Adversis Resurgo è chiaramente un cd di transizione, ma assolutamente godibile che farà la gioia degli appassionati del death metal melodico.

Intervista: Atavicus

Anni di attesa e impazienza sono stati ben ripagati: dopo l’EP Ad Maiora gli Atavicus si sono fatti conoscere sui palchi di locali e festival, ma nuova musica arrivava col contagocce: un paio di singoli appena, giusto quel qualcosa per far salire ancora di più la curiosità. E poi eccolo, Di Eroica Stirpe, potente e fiero, il giusto debutto per una band che fa dei muscoli e dell’epicità i propri punti di forza. Il cantante/chitarrista Lupus Nemesis ha risposto alle mie domande, buona lettura!

La prima domanda è anche la più scontata: perché abbiamo dovuto attendere cinque anni per avere il successore di Ad Maiora?

É stato un lavoro molto lungo, intervallato da non pochi imprevisti, impegni e vicende personali di vario tipo.
 Tutte queste cose, sommandosi, hanno portato a tempi tanto lunghi, ma del resto “l’attesa accende gli animi”!

Cinque anni vogliono dire anche maturazione artistica, nuovi input e a volte una visione musicale diversa per una serie di fattori. Come e quanto sono cambiati gli Atavicus in questo lasso di tempo?

In cinque anni si ha la possibilità di maturare molto, si ampia il proprio bagaglio musicale e culturale e si sperimentano nuove sonorità, ma più che di cambiamento parlerei di evoluzione.
 Gli Atavicus non sono una band stagnante in se stessa, ci sarà sempre spazio per evolversi e sperimentare ancora.

La prima che si nota ascoltando il disco è che le parti “estreme” sono ancora più violente e veloci, mentre le aperture melodiche e i cori si son fatti più epici. Avete lavorato molto su questi aspetti?

Il lavoro è stato molto ma è stato fatto in modo del tutto naturale seguendo istinto e ispirazione, non una nota è stata frutto di forzature stilistiche o imposizioni studiate a tavolino.
 Avevamo promesso esattamente questo: più estremi laddove si ha bisogno di violenza e più epici dove invece si ricerca melodia, pathos e apertura.

La produzione è all’altezza della situazione e il suono è pulito ma non snatura l’attitudine degli Atavicus. Dove avete registrato e siete soddisfatti del risultato finale?

Abbiamo registrato il disco nel nostro Genxia Studio, mentre invece mix e master sono stati affidati al nostro estremamente competente amico No1 e al suo H.C.C. Project Studio. 
Il risultato finale è esattamente ciò che volevamo e siamo certi che non avrebbe potuto essere migliore di così, quindi sì, siamo molto soddisfatti.

La copertina è realizzata da un vecchio amico come Svafnir. In quale modo si è giunti alla copertina finale?

Mi sento di dire senza alcun dubbio che sia un capolavoro, Augur Svafnir ha dato il meglio di sé realizzandola seguendo le linee del concept e i testi dei brani che gli abbiamo fornito.
 Ha fatto subito centro e ci ha conquistato con le sue rappresentazioni di ciò che l’album va poi a raccontare in musica.

Quale canzone vi rappresenta meglio e quale, invece vi ha dato “problemi” durante la composizione?

A loro modo tutte le canzoni ci rappresentano essendo state composte in momenti e fasi diverse, ognuna è voce di una parte di noi e nel loro insieme, forniscono un quadro completo di quello che sono gli Atavicus. Non abbiamo avuto grossi problemi nella composizione, ci sono solo stati brani che hanno richiesto maggior tempo e attenzione in quanto dovevano essere gestite e arrangiate oltre alle chitarre, alla batteria e alle voci, anche tutte le sezioni orchestrali.

Canto Di Dolore Dell’Antica Dea Madre: devo dire che soprattutto la parte iniziale è un pugno allo stomaco. Cosa volete dire agli ascoltatori con questa canzone e soprattutto con il pianto iniziale?

Potremmo fare un’intera intervista soltanto per questo, ma cercando di essere brevi, si può dire che è un brano tra i più particolari dell’intero disco, tratta di una leggenda antichissima a noi molto cara che narra di come la Dea Maja morì di stenti e dolore in seguito alla perdita del figlio ferito in battaglia. I due saranno sepolti sulle montagne simbolo della nostra terra alle quali daranno così nome di Majella e “Gigante Addormentato”(Gran Sasso)
. Il pianto straziante che apre la traccia, altro non è che il canto disperato di una madre che cadendo nel sonno eterno, si ricongiunge finalmente a suo figlio.

Safinim dura quasi undici minuti e devo confessare che un brano del genere (lunghezza e songwriting) è una bella sorpresa. Sono curioso di sapere come è nata e come siete giunti a realizzare una canzone del genere.

Safinim è la vera sintesi della collaborazione tra me e Triumphator, in questo brano abbiamo voluto fondere le idee di entrambi non optando per una selezione che avrebbe portato a cinque o sei minuti di musica, ma di elaborale, migliorarle e arrangiarle tutte per ottenere una traccia che volevamo fosse il simbolo della nostra collaborazione.

Qualche anno fa avete registrato una bellissima cover de L’Aquila E Il Falco dei Pooh e devo dire che ho sperato di trovare una cosa del genere nel nuovo disco, magari come bonus track o ghost track. C’è la possibilità che facciate qualcosa del genere prossimamente oppure quella cover rimarrà un caso isolato?

Tutto è possibile e nulla è detto, Atavicus vuol dire anche questo e quindi sì, la possibilità è concreta, abbiamo già diverse idee su cosa proporre in un futuro più o meno prossimo!

Sembra che alla gente sia piaciuta la definizione “metal coatto”: vi ci ritrovate in queste due parole? In fondo la vostra musica è cazzuta, ma anche un po’ coatta e ignorante, chiaramente sempre in termini positivi.

Ci fa piacere se chi ci segue e ascolta usi termini “identificativi” per parlare di noi. Che sia coatto, cazzuto, ignorante o altro, ciò che più conta per noi è che la gente ascoltando un nostro pezzo possa essere in grado di dire “questi sono gli Atavicus, li riconosco”!

Il disco esce sotto Earth And Sky Productions, una giovane etichetta italiana che si sta facendo conoscere a suon di buone uscite. Come siete arrivati all’accordo?

Siamo stati contattati dalla Earth And Sky che ci ha subito avanzato una proposta molto interessante che abbiamo voluto cogliere. 
L’etichetta seppur giovane si muove con devozione e determinazione e non possiamo che ringraziarla infinitamente per aver scelto di credere in noi!

Gli Atavicus sono molto legati alla propria terra, ma sarebbero la stessa cosa se fossero provenuti dal Veneto o dalla Calabria, invece dell’Abruzzo?

Gli Atavicus esistono perché esiste l’Abruzzo.
 Fossimo stati generati da un’altra terra, non saremmo stati gli Atavicus, probabilmente sarebbe esistita una band ugualmente devota e innamorata della propria terra e storia, ma non Atavicus.

Con il disco finalmente fuori potete smettere di rispondere alla domanda “quando esce il nuovo cd?” e magari pensare a promuoverlo in giro per i palchi. Cosa faranno gli Atavicus nei prossimi mesi?

Stiamo preparando diverse soluzioni per i tempi a venire, non credo tarderemo molto a presentarvi ulteriori novità, anche per quanto riguarda l’attività live. (l’intervista è stata fatta prima dell’emergenza Covid-19, ndMF)

Grazie per avermi concesso l’intervista… chiusura scontata: dovremo attendere altri cinque anni per il prossimo cd degli Atavicus?


Grazie a te per averci offerto questo spazio!
 Ci auguriamo di potervi dare il successore de Di Eroica Stirpe in tempi molto più brevi, ma l’obiettivo primario resta quello di dare e ottenere il massimo da noi stessi e dalla nostra musica, seguendo l’ispirazione e il suo flusso naturale, senza in realtà badare troppo a restare stretti coi tempi. 
Ci vorrà soltanto il tempo necessario!

Apocalypse – Odes

Apocalypse – Odes

2019 – full-length – autoproduzione

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Erymanthon: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Falling In The Darkness – 2. Ode Of Last Twilight – 3. Woods Of Wistfulness – 4. By The River – 5. The Ephemereal Life – 6. Exegi Monumentum – 7. Funeral March

A meno di un anno di distanza dal debutto Si Vis Pacem, Para Bellum, Erymanthon torna a lodare il genio creativo di Quorthon e dei suoi Bathory con il suo progetto Apocalypse. Odes, secondo full-length della one man band (disponibile solo in formato digitale), è difatti un tributo a quanto realizzato dal musicista svedese a cavallo tra Blood Fire Death e il periodo viking. La difficoltà di valutare un lavoro del genere sta proprio nel capire quanto un disco di canzoni originali che sembrano uscire da dei nastri sconosciti dei Bathory periodo 1988-1990 possa avere un senso nel 2020. Si potrebbe quasi parlare di out takes – il tutto è da prendere nell’accezione positiva –, ma negli anni altri gruppi, alcuni di rilevanza internazionale, sono passati da dischi clone di Hammerheart e Blood On Ice a un viking/black metal sì bathoriano, ma nel quale hanno saputo aggiungere quel qualcosa di personale che ora li rende facilmente riconoscibili nel marasma del metal odierno, senza comunque rinnegare la devozione per Quorthon, sempre in bella vista.

Odes è composto da sette tracce (l’intro Falling In The Darkness e l’intermezzo Exegi Monumentum, voce/chitarra cantato in latino di odi oraziane, presenti anche in The Ephemereal Life, più cinque canzoni) per un totale di quarantanove minuti. Come detto in apertura, il disco è un tributo ai Bathory, ma quando Erymanthon prova a mischiare un po’ le carte le cose si fanno più interessanti. By The River – una malinconica canzone acustica, piuttosto scarna nella struttura e che proprio grazie a ciò riesce ad arrivare dritta al bersaglio – e Funeral March – ispirata alla Sonata No.2 Op.35 di Chopin – nella quale le trame della sei corde si fanno più intricate e donano al pezzo un sapore nuovo, sono forse i migliori esempi. E poi ci sono Ode Of Last Twilight, Woods Of Wistfulness e i sedici minuti di The Ephemereal Life (una bella prova di avvenuta maturità compositiva) a ricordare quanto Quorthon sia importante per il giovane musicista piemontese. Se il logo, le copertine e le canzoni (comprese le parole chiave dei titoli) hanno un filo diretto con i Bathory, sorprende la voce – comprese le imprecisioni e le urla stonate – per vicinanza a quella di Thomas Börje Forsberg. Ad ascolto ultimano ci si rende facilmente conto di quanto Odes sia un disco dalle tinte malinconiche, c’è dolore nelle note delle canzoni, ma questo non ha cambiato più di tanto lo stile degli Apocalypse, con le composizioni che comunque hanno guadagnato un qualcosa di distintivo e particolare.

Odes, rispetto al debutto, mostra la volontà, seppur limitata a un paio di brani, di provare qualcosa di meno derivativo fermo restando il legame con il padre del black e del viking metal. Anche la produzione segna un passo in avanti, con un bel basso dal suono caldo e profondo che dona consistenza al sound delle canzoni. I presupposti, come abbiamo visto, ci sono tutti per percorrere il sentiero che ha portato Ereb Altor e Bloodshed Walhalla dall’essere poco più di cover band a gruppi dalla forte personalità in grado di incidere lavori di alta qualità senza per questo rinnegare quanto fatto in gioventù. Gli Apocalypse saranno i prossimi?