Intervista: Insubria

Tornano a trovarci i lombardi Insubria, già ospiti di queste pagine nel 2018 in occasione della release dell’EP di debutto Nemeton Dissolve (potete leggere l’intervista QUI). Il nuovo lavoro Harvest Moon è la scusa per scambiare due chiacchiere con i ragazzi bergamaschi: dal bell’approfondimento dei testi per passare alla musica, ai sogni live e a come la musica sia stata utile in questo momento di grande difficoltà. Buona lettura!

Ci ritroviamo qui due anni dopo esserci conosciuti con l’EP Nemeton Dissolve. Inizierei quindi chiedendovi cosa è successo dopo quella pubblicazione e cosa avete fatto come gruppo e come musicisti.

Dopo la pubblicazione di Nemeton Dissolve ci siamo dati da fare con l’attività live, molte persone hanno creduto nella nostra proposta musicale e abbiamo avuto modo di girare per numerosi locali, sia in veste di esecutori che di spettatori. Di ciò dobbiamo ringraziare anche i ragazzi di Bagana e gli Holy Shire: è soprattutto grazie a loro se abbiamo potuto maturare delle bellissime esperienze in questi primi anni di attività. Nel 2019 abbiamo avuto l’onore e il piacere di suonare durante l’ottava edizione del Malpaga Folk & Metal Fest, una grande festa e un momento di gioia incredibile. Purtroppo, dopo le bellissime giornate estive di Malpaga, Michele, il nostro chitarrista solista, ha dovuto lasciare il gruppo per motivi di lavoro ma, nel frattempo, è subentrato Matteo al basso elettrico. Nell’inverno dello stesso anno ci siamo recati presso il Media Factory Studio per registrare Harvest Moon. Il nuovo EP è stato registrato con un solo chitarrista: William, il quale si è dimostrato adatto anche al ruolo di chitarrista solista. Registrare presso il Media Factory è stata un’esperienza molto formativa e ci ha permesso di lavorare a contatto con Fabrizio Romani, un professionista pieno di talento e di esperienza con cui ci siamo trovati bene fin da subito, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista umano. In ogni caso, nonostante questo ultimo anno ci abbia costretti, così come tutti i musicisti, ad interrompere le attività live, non ci siamo affatto fermati, anzi, a breve ci saranno delle novità riguardanti la formazione.

Come descrivereste gli Insubria a un lettore che non vi conosce?

Parlando dal punto di vista di “genere e sottogenere” ci troviamo spesso in difficoltà a trovare una risposta univoca. Non lo facciamo di certo per darci una parvenza di unicità, ma semplicemente i sottogeneri da elencare sono davvero troppi: siamo melodic death metal con influenze ibride come, in primis, per quanto riguarda l’atmosfera, il folk metal. Per quanto riguarda le strutture ci definiamo symphonic metal e/o power metal e, nella stesura dei brani, aggiungiamo un pizzico di prog. Che ci si voglia catalogare come “folk metal”, “melodic death metal” o “epic metal” non è importante. Siamo di matrice melodica, il resto cambia da brano a brano.

Il nuovo lavoro Harvest Moon si allontana un po’ da quanto sentito nell’altro EP: credo sia normale quando la band è a inizio carriera e i musicisti coinvolti così giovani. È anche vero che ascoltando le nuove canzoni si sente comunque il legame con il vostro passato. Come sono nate le canzoni, volevate in qualche maniera “evolvervi” o è stata una cosa del tutto naturale?

In realtà è stata un’evoluzione del tutto naturale. Il processo compositivo, come lo è da sempre, è opera di Manuel e di Matteo (Valtolina, tastiere), i quali cercano sempre di maturare nella scrittura. I brani sono stati scritti, tra l’altro, in momenti differenti e quindi sono anche nati in maniera diversa.

Ho notato una maggiore ricerca della melodia e un’attenzione molto forte verso i ritornelli. Erano dettagli che volevate curare maggiormente quando vi siete messi al lavoro per i nuovi brani?

L’attenzione verso le melodie e i ritornelli deriva fondamentalmente da ascolti personali. Perciò sì, come ogni altro aspetto presente all’interno dei nostri brani si tratta di una scelta voluta. Per far ciò abbiamo preso come riferimento On Whispering Hills, non nello stile o nella sonorità, ma nell’intenzione di valorizzare l’aspetto melodico. Questo slancio melodico, di conseguenza, ha influito anche sulla voce e sull’andamento delle parti di basso.

Mi piacerebbe saperne di più sui testi. Avete tutto lo spazio che volete per parlarne!

I testi condividono tra loro un velo di malinconia che li accomuna e che dona loro un filo conduttore. Le liriche, in ogni caso, riflettono il titolo del brano: Heritage rappresenta il lascito culturale; è una canzone che vuole mettere in luce gli aspetti che cambiano con il passare del tempo. In particolare, il pezzo parla di come un luogo a noi caro può cambiare nel corso dei decenni e perdere il significato affettivo intrinseco che custodiva. Heritage, però, non è affatto un brano polemico. Si limita a raccontare delle sensazioni che, chi più chi meno, ha sperimentato almeno una volta recandosi dopo tanto tempo in un luogo del proprio passato. Il cambiamento è inevitabile e sta a noi affrontare quella malinconia in modo positivo o negativo: il passato di per sé è una lente neutrale sulla storia. Soil è il brano, forse, meno esplicito della pubblicazione. Si tratta di un ipotetico scambio di battute tra un uccello e uno spirito delle montagne, una figura indistinta di quelle che abitano i boschi della fantasia. Come i fauni, per esempio. “The city is coming here, I can taste the smell of the concrete from this wood”: Soil parla del consumo del territorio. Affrontare nella sua totalità un argomento così complesso in una canzone di soli quattro minuti è un’impresa impossibile. La letteratura a riguardo è esponenzialmente più corposa e complessa e, di certo, si tratta di un argomento che, ormai, da cinquant’anni a questa parte ha avuto risvolti non indifferenti sulla nostra nazione. Il brano vuole essere un monito a considerare ciò che possiamo fare per stare al passo con il progresso senza perdere di vista la ricchezza più importante del mondo. Stare fermi non è mai la scelta giusta, ma dobbiamo considerare in che modo avanzare verso il futuro. Legacy, dal canto suo, è la canzone più esplicita dell’EP. Scritto ai tempi della pubblicazione di Nemeton Dissolve, il brano parla del lascito intellettuale dei nostri avi, delle generazioni precedenti alla nostra e, quindi, della società precedente alla nostra. Qui la città non è vista solamente come un luogo fisico, ma è soprattutto un agglomerato di virtù e di idee sedimentate nella nostra cultura. Mettere in dubbio il passato è un atto di rispetto nei confronti della storia e dato che il passato è costruito sulle idee degli uomini che ci hanno preceduto, è bene riflettere attentamente sulle nostre idee e sul lascito culturale sul quale oggi basiamo la nostra visione della società. Home, infine, è la canzone dove si cristallizza la nota puramente malinconica che lega tutta la pubblicazione. Home parla della natura. Una natura fumosa e distante, irraggiungibile per quanto vicina, ma per la quale noi esseri umani non potremo mai far nulla di concreto. È come un sogno, è un vento gelido che soffia da delle montagne sfuggenti, è qui, davanti a noi ma non potremo mai farne parte. Quando ascolterete questo brano pensate a cosa vi è di più caro, a cosa vi rende felici e a chi vi rende felici. L’immagine che vi si paleserà agli occhi della memoria è ciò che vuole comunicare il brano e, in quel momento, non avrete bisogno di fare altre congetture per comprendere la natura e il significato di Home.

Per l’artwork vi siete rivolti nuovamente a Elisa Urbinati, la quale aveva realizzato la grafica del precedente EP. Devo dire che il suo lavoro è superbo e vi chiedo in quale maniera avete lavorato: le avete passato la musica e lei ha disegnato seguendo l’istinto, le avete dato delle indicazioni precise o altro?

In realtà, come praticamente tutti i lavori che abbiamo commissionato a Elisa, tutto è nato da un canovaccio pensato da noi e lei. Poi con le sue competenze è riuscita a plasmare l’idea fino a giungere al risultato che possiamo apprezzare oggi. Elisa è veramente un’artista capace e di talento e troviamo che i suoi lavori collimino perfettamente con la proposta che abbiamo voluto comunicare.

Harvest Moon è stato pubblicato solo in formato digitale. Io credo che la musica “liquida” sia troppo astratta e non ha attrattiva, ma è anche vero che sono un vecchio appassionato di musica che ha 40 anni. C’è comunque la possibilità di stampare una piccola quantità di cd o la vostra è una decisione precisa e mirata?

Non lo escludiamo, la richiesta effettivamente c’è. Valuteremo in futuro.

Come state vivendo questo periodo difficile? Avete trovato conforto nella musica?

Sì. Abbiamo passato quest’anno a scrivere nuovi brani e la musica ci ha aiutato a non rimuginare troppo sulla situazione e a non farci prendere dallo sconforto. Ci mancano i live e il suonare insieme, ma abbiamo colto l’occasione per lavorare sul nuovo materiale.

Quando si tornerà a suonare dal vivo, con chi vi piacerebbe farlo?

Avremmo un elenco di nomi veramente lungo, ma considerandone solo alcuni diremmo: Moonsorrow, Dark Tranquillity, Emperor, Trivium, Lamb Of God, Gojira e Furor Gallico. Fondamentalmente ci piacerebbe suonare con tutte quelle band che apprezziamo e che ci hanno accompagnato (e che ci accompagnano tutt’oggi!) durante la nostra formazione come musicisti. Davvero, la lista sarebbe veramente lunga.

Dopo due EP ci si aspetta il disco. Avete già in mente qualcosa? Magari troveranno spazio alcune canzoni di questo e del precedente lavoro, magari ri-arrangiate per l’occasione?

È vero, il disco sarebbe il passo che ci si aspetterebbe a questo punto, ma molto probabilmente non registreremo ancora l’album di debutto. Preferiamo, infatti, concentrarci su lavori più contenuti ma ben curati e valorizzati a dovere. Certo, è un percorso che richiede pazienza, ma riteniamo che possa condurci ad una maturazione costante e progressiva. Per quanto concerne il ri-arrangiamento dei brani, per ora non abbiamo in programma nulla di tutto ciò, ma … chissà.

Vi ringrazio per la disponibilità e per l’intervista, a voi le ultime parole!

Ringraziamo Mister Folk per lo spazio dedicatoci e voi lettori per la cortese attenzione, vi invitiamo ad ascoltare il nostro nuovo EP Harvest Moon e a farci sapere cosa ne pensate! A presto!

Scimitar – Shadows Of Man

Scimitar – Shadows Of Man

2019 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Angus Lennox: voce, basso – Noel Anstey: chitarra – Jesse Turner: chitarra – Clayton Basi: batteria

Tracklist: 1. State Of Nature – 2. Knights Collapse – 3. Flayed On The Birth – 4. Wandering At The Moon – 5. To Cultivate With Spears – 6. Shadows Of Man I: Imperium – 7. Shadows Of Man II: Cataclysm – 8. Where Ancient Spectres Lie – 9. Mysterium, Tremendum Et Fascinans

La scena canadese è da sempre nelle attenzioni di Mister Folk (non a caso nel libro Folk Metal. Dalle Origini Al Ragnarok c’è un capitolo dedicato a questa scena decisamente poco conosciuta, ma ricca di band interessanti) e oggi si parla degli Scimitar, formazione di Victoria, British Columbia, in attività dal 2008 che con Shadows Of Man arriva al secondo full-length in carriera. Il gruppo guidato da Angus Lennox ha realizzato nel 2010 il primo disco Black Waters, per poi sparire dai radar; a distanza di nove anni diverse cose sono cambiate, prima fra tutte la maturità dei musicisti, ora decisamente a proprio agio nel muoversi in territori che uniscono death melodico, folk metal e altre influenze minori ma che messe tutte insieme fanno comunque volume. Se Black Waters era un’opera acerba che puntava in alto, Shadows Of Man è un bel passo in avanti nella giusta direzione, ora senza tentennamenti o rischiosi scivoloni.

Per prima cosa fa piacere parlare dell’aspetto estetico del cd: il digipak presenta al suo interno una foto degli Scimitar con le info sulle registrazioni, credits e ringraziamenti, mentre il booklet si apre a poster con da un lato tutti i testi delle canzoni e dall’altro una bella immagine di cavalieri medievali in combattimento. La produzione è nella media: suona bene e pulita, senza apparenti forzature, anche in questo caso un miglioramento rispetto a quanto sentito in passato.

L’aspetto musicale, chiaramente, è quello che conta di più: gli Scimitar del 2019 sono un gruppo che ha chiaro in quale direzione muoversi. L’intro State Of Nature, più una strumentale dalla lunga durata in verità, e dal vago sapore prog, porta alla prima vera canzone del disco Knights Collapse: un mid-tempo dal cantato velocissimo che con il passare dei minuti aumenta di giri, una scelta inusuale per un’opener, ma che funziona a dovere. Chitarra e batteria lavorano all’unisono per Flayed On The Birth, anche questo un brano che punta sull’impatto e il riffing a discapito di velocità e violenza. I sei minuti di durata scorrono piacevolmente tra twin guitars e melodie che contrastano col cantato growl del leader Lennox. La linea stilistica è questa, ovvero tempi medi, buon lavoro della sei corde con la sezione ritmica composta da Clayton Basi alla batteria e Lennox al basso che segue con precisione e buon gusto le trame della chitarra: ottimi esempi sono Wandering At The Moon e To Cultivate With Spears, mentre con le successive Shadows Of Man I e II i canadesi confezionano una piccola suite davvero ben riuscita. La seconda parte, inoltre, balza subito all’orecchio per via dell’iniziale violenza, una canzone che suona più aggressiva fin dalle prime note e per questo si distingue da tutte le altre, anche se nella parte conclusiva torna ad affacciarsi la melodia e i ritmi rallentano. L’ottava traccia Where Ancient Spectres Lie inizia con una lunga fuga strumentale, molto bella, per poi proseguire con un tempo medio che alterna fraseggi di sei corde e accelerazioni mai estreme in verità, con il tocco di classe rappresentato dalla chitarra acustica che porta a conclusione la canzone. Il cd si chiude con gli otto minuti di Mysterium, Tremendum Et Fascinans: il primo minuto molto raw (quasi a concordare col titolo in latino, che rimanda al black norvegese di venti anni fa) si evolve in un malato black doom sporco e criptico, in totale contrasto con quanto sentito nelle precedenti canzoni. Dal secondo minuto e mezzo, però, cambiano i suoni e lo stile musicale, tornando alle classiche sonorità degli Scimitar, anche se con un pizzico di cattiveria in più che, lo si può ammettere, sta proprio bene. La domanda che ci si pone è come avrebbe suonato il disco con questa piccola ma ben accetta dose di vitamine extra. Mysterium, Tremendum Et Fascinans è l’unico pezzo a suonare in questo modo, e proprio per questo spicca immediatamente e rende la traccia subito appetibile.

Con Shadows Of Man gli Scimitar si giocano tutte le carte a propria disposizione e sicuramente hanno vinto la partita. Negli anni hanno lavorato per migliorarsi e i risultati sono evidenti: un buon disco di death/folk metal proveniente dall’altra parte del mondo, interessante per gli appassionati del genere e sfizioso per i curiosi che vogliono ascoltare un po’ di metal canadese e fuori dai radar “che contano”.

Intervista: Knight Errant

Si discute spesso sull’utilizzo sbagliato e “ignorante” dei social, ma questi possono e dovrebbero essere un mezzo per facilitare le cose. In ambito musicale, per esempio, potrebbero mettere in contatto utenti a migliaia di chilometri, o far conoscere musica nuova a persone di tutto il mondo. Quello che leggete qui sotto è “frutto” di Linkedin: la violinista Ilgin Ayik mi ha contattato chiedendomi se fossi interessato ad ascoltare la musica del suo gruppo, i Knight Errant. Da lì la recensione che potete leggere QUI, i passaggi su Mister Folk Radio e l’interessante intervista che riporto per intero: oltre a Ilgin sono intervenuti il batterista Murat Arslanoğlu e il chitarrista Ali Ulupinar.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Chiara “Piske” Coppola per la traduzione dell’intervista.

Ho cercato sul web e penso che questa sia la vostra prima intervista italiana, inizierei quindi presentando la band ai lettori del sito raccontando un po’ la vostra storia.

Murat Arslanoğlu: Sì, esattamente, questa è la prima volta, perciò siamo molto entusiasti e felici. Ciao Italia ☺. Prima di tutto vorremmo ringraziarti per questa opportunità. Comunque, i nostri 27 anni di storia nascono nel giugno del 1993. Fino al 1996 abbiamo fatto dei lavori di composizione per la maggior parte, e ci sono stati dei cambi nello staff. Ilgin e il suo violino si sono uniti alla band nel 1995 e ogni singola cosa è cambiata. Ci siamo concentrati intensamente nei concerti dal 1996 e ci siamo fatti conoscere dal pubblico con degli emozionanti live. Nel 1999 abbiamo rilasciato il nostro album di debutto che ha suscitato un interesse internazionale. Ahahahah ☺. A quel tempo abbiamo addirittura negoziato con una label italiana – si chiama Underground Symphony – per un accordo su un nuovo album (etichetta ancora attiva che ha pubblicato tanti dischi validi, soprattutto in campo power metal. Qui su Mister Folk sono presenti gli Æxylium e i Calico Jack, pubblicati proprio da Underground Symphony, ndMF). Comunque, quando le interviste, le recensioni e alcuni articoli vennero pubblicati su Rock Hard Magazine, che è uno dei più popolari magazine metal nel mondo, la nostra popolarità in Germania è aumentata, e quindi abbiamo orgogliosamente ricevuto quella fottuta proposta dal Wacken Open Air nel 2001. Eravamo la band di apertura sul palco più grande, il Main Stage 1, puoi immaginarlo? Fu certamente un’esperienza magnifica per noi. Dopo il Wacken abbiamo sperimentato dei cambi di line-up ed è stato un po’ doloroso. Di conseguenza ci siamo concentrati solamente sulle nuove composizioni con alcuni nuovi e talentuosi componenti. Dopo quel periodo abbiamo rilasciato il nostro secondo album Divan nel dicembre del 2005. Anche questo album del ritorno ha ricevuto parecchia attenzione in Turchia e in Germania. Abbiamo fatto numerosi concerti in Turchia dopo la nuova release. Nel 2007 siamo stati invitati all’Headbangers Open Air, un festival più piccolo, ma cult, che si tiene ad Amburgo e abbiamo fatto uno show davvero piacevole lì. Grazie a questo abbiamo mantenuto vivo l’interesse per noi in questo paese e in molti altri. Come saprai bene, anche molti altri paesi europei sono influenzati dalla Germania nell’area dell’heavy metal. Nel 2008 abbiamo iniziato a comporre il terzo album e abbiamo cominciato a registrarlo nel 2012 e siamo finalmente riusciti a rilasciarlo nel giugno del 2020, si chiama The Grand Migration Of Souls. Devo dire che abbiamo fatto pochi concerti tra il 2008 e il 2020 ed eravamo interessati solamente a questo nuovo album. Spero di aver raccontato brevemente la nostra storia.

Avete pubblicato tre dischi in oltre venti anni di carriera. Come mai così tanto tempo per così pochi dischi?

Ali: Ci sono molte ragioni per questo: prima di tutto non c’è un mercato dell’heavy metal nel nostro paese. Forse c’è una scena heavy metal, ma non è un mercato. Abbiamo tutti il nostro lavoro per sopravvivere, il che ci porta alla seconda ragione: i membri della nostra band sono frustrati dal compromesso che fanno per essere in grado di continuare a fare musica, ma ad un certo punto molti dei membri hanno lasciato la band a causa della frustrazione; il che significa molti cambi di line-up durante gli anni. La terza ragione è che noi ci produciamo i nostri dischi (tranne il primo) il che significa spendere molto tempo e soldi per arrangiamenti, registrazione, mix e mastering. L’ultimo album è stato registrato, mixato e masterizzato dal nostro chitarrista e cantante Barbaros Bensoy. Durante il processo si è trasferito in un’altra città, poi in un altro paese: questo ha rallentato il nostro programma di lavoro.

The Grand Migration Of Souls: perché questo titolo? Hai tutto lo spazio per approfondire testi e musica per farci avvicinale al vostro disco.

Murat: Ovviamente ci sono molte persone nei nostri 27 anni di storia. È un lunghissimo viaggio. Quindi, la storia di alcune canzoni in questo album è partita dai vecchi tempi veramente. Per esempio Anafor abbiamo iniziato a scriverla nel 2002. Gilgamesh (Authentinc) è origine o radice della canzone chiamata Gilgamesh nell’album di debutto. Per Vital Reality è lo stesso, arriva dal 2000. Se fai attenzione, realizzerai che anche queste canzoni non sono incluse nell’album Divan. Mentre ciò accadeva, i Knight Errant hanno cambiato 14 membri, quindi sarà possibile capire che loro hanno aggiunto molte cose a questo album. Nonostante la trama di questa canzone non sia legata a questa situazione, abbiamo stabilito tra la storia principale e questa canzone quando abbiamo finito completamente il progetto. In realtà la canzone è più su materiale individuale e include i pareri personali… Devo dire che il sound di questa canzone è diverso da ogni altra canzone dei Knight Errant.

Nella recensione faccio un accenno agli HIM per la canzone Ruhlarin Buyuk Gocu: qualcuno di voi li ascolta e credi che in qualche modo ci sia traccia di Ville Valo in quella canzone?

Murat: Hmmmm 😊 non penso abbiamo dei membri che ascoltano attentamente gli HIM. Ma è figo il fatto che ti ricordiamo una band importante. Amo molto alcune delle loro copertine.

Credo che Ruzgar sia la canzone più particolare e interessante del cd, con quelle melodie e atmosfere che rimandano direttamente alla vostra terra. Pensate di muovervi in questa direzione per la prossima pubblicazione, oppure continuerete sulla via di The Grand Migration Of Souls, ovvero non ponendovi limiti?

Murat: Per me tutto dovrebbe continuare a svilupparsi con la forza del cambiamento. Ma non penso che cambieremo nel modo che tu dici.

Ali: Non penso che decideremo di muoverci verso quella direzione. Rüzgar è una canzone speciale, dovrebbe rimanere tale.

Ilgin: Sì, sono d’accordo con Ali e Murat. È davvero eccezionale avere una canzone “diversa” in ogni album, ma dall’inizio non abbiamo puntato ad essere una band “oriental metal”. Siamo per lo più definiti dalle nostre canzoni molto energiche, sì, potremmo rifarlo in futuro, ma penso che il nostro obiettivo principale sia mantenere la nostra energia unica per tutto il tempo.

L’ultima traccia del disco è l’outro strumentale Gilgamesh, stesso titolo di una canzone “vera” che fa parte del primo disco Knight Errant. C’è un legame tra le due composizioni?

Ali: sì, se ascolti quella canzone sul primo disco, capirai quella connessione. La strumentale è stata il punto di partenza della canzone. Abbiamo pensato che chiudere l’album con una versione strumentale sarebbe stato significativo.

Come nascono le canzoni dei Knight Errant?

Murat: Facciamo tutto insieme e lo faremo sempre. Per me è il nostro tratto distintivo. E nemmeno rinunceremo a questo approccio. Qualcuno crea un riff, un testo oppure un’idea e tutti partiamo da questo a creare.

Ilgin: Sì, stiamo creando le canzoni insieme, è molto divertente aggiungere le melodie e alcuni dettagli armonici su un riff e a volte modifichiamo anche le parti degli altri e le facciamo suonare meglio. Penso che questi dettagli facciano suonare le canzoni come quelle di una “band”.

Era il 2001 e siete saliti sul palco del Wacken Open Air, prima band turca a farlo. Tu che hai vissuto quell’esperienza, cosa puoi raccontarci a riguardo? Come “siete arrivati” a suonare al Wacken e a quali altri grandi eventi avete partecipato?

Murat: Come ho accennato prima, è stata un’esperienza incredibile per me e l’intera band. Abbiamo sentito una grande crescita lì. Ci hanno conosciuto grazie alle recensioni dei magazine e soprattutto dagli articoli influenti di Goetz Kuhnemund. E lui stesso ci ha consigliato direttamente a loro. Quindi loro ci hanno chiamato per aprire il festival. È stato un grande sogno per noi e lo abbiamo realizzato davanti a 33 mila metallari. Nel 2007 abbiamo partecipato all’Headbangers Open Air nella stessa città (Amburgo, Germania). È un festival più piccolo di Wacken. Ci siamo adoperati per partecipare e abbiamo ricevuto subito l’invito a suonare, ma è stata un’organizzazione molto veloce. Ricordo, onestamente, che eravamo veramente sorpresi 😊. Nonostante ciò tremila metallari hanno partecipato, gli europei erano molto interessati di nuovo. Oooh 😊 la prima volta è stata al Wacken. Abbiamo incontrato di nuovo Sandro Buti, che è un importante autore di musica italiano. La prima volta è stata al Wacken. Di conseguenza vorremmo suonare di nuovo ai festival come quelli più di ogni altra cosa. Forse in Italia? Perché no?

Com’è avere una heavy metal band in Turchia? Ci sono locali per suonare in maniera professionale? Vi sentite parte di una scena?

Ali: Come dicevo prima, questo non è un mercato, ma solo una scena, quindi è veramente difficile continuare ad essere una band heavy metal. Ma è divertente, ci sono fan dell’hardcore e condividere con loro la nostra energia ci fa sentire bene. Visto che la scena nel nostro paese è piccola ma eccitante, i sottogeneri non contano molto. Ci sono pochi club per dei concerti professionali, alcuni di questi sono carini, ma di solito noi non suoniamo nei club. Durante la nostra carriera da band, di solito abbiamo suonato su grandi palchi dove hanno luogo i festival, abbiamo suonato a concerti universitari e festival internazionali. Possiamo dire che siamo una band fortunata nella scena, grazie ai nostri fan che ci hanno supportato in tutti questi anni…

Ilgin, come ti sei avvicinata alla musica metal e quando ti sei innamorata del violino? Quali sono i tuoi musicisti preferiti (anche extra metal)?

Ilgin: per prima cosa, io volevo studiare il piano, poi ho studiato violino completamente a caso in conservatorio. Suonandolo di continuo, mi sono appassionata, è uno strumento difficile da suonare, e io lo adoro. Dalla mia infanzia ho ascoltato musica rock, quindi ho iniziato a suonare le intro, melodie di chitarra e assoli con il violino ed è diventata la mia passione. In effetti mi considero ancora un ascoltatrice del rock ma mi piacciono molto le band metal e anche di altri generi. Non posso fare i nomi ora, ma posso dire che sono una fanatica del dinamismo, può essere una melodia, un’armonia o un andamento ritmico, non importa. Amo ogni tipo di variazione.

Sveliamo una retroscena ai lettori: mi hai contattato tramite Linkedin chiedendo se ero interessato ad ascoltare e recensire la tua band. Quanto sono importanti i social al giorno d’oggi per far conoscere la propria musica? E quanto sono dannosi visto il crollo delle vendite e tutte le conseguenze che conosciamo? A tal proposito, il nuovo disco uscirà anche in formato cd?

Ilgin: Sì, l’ho fatto 😊. Finora non lo abbiamo fatto per i primi due album, sono stati rilasciati dalla label locale ed erano in formato cd. Onestamente non ho avuto un grande vantaggio da quelli, se lavori con una major la situazione ovviamente potrebbe cambiare. Ammettiamolo, i nostri ascolti abituali sono cambiati negli anni a causa di internet. Penso che i mezzi di internet siano ormai le arterie principali della musica e ovviamente dei concerti. Se hai un buon manager/promoter potresti non avere affatto bisogno di una label, a meno che non sia una label veramente grande. Quindi, in futuro, penso che il nostro interesse non sarà trovare una label o rilasciare album in formato cd, ma dopo un po’, se penseremo che sarà il caso, lo faremo, vedremo.

Dovremo aspettare altri quindici anni per ascoltare il nuovo disco?

Ali: probabilmente non dovrai aspettare così a lungo per un nuovo disco perché abbiamo già del materiale per un nuovo disco, e abbiamo avuto un grande feedback sul nostro ultimo album e questo è un grande stimolo per farne uno nuovo.

Ilgin: Sì, abbiamo già iniziato a pensare al quarto album. Dopo questo lungo periodo di attesa siamo ancora più eccitati per il prossimo.

Ti ringrazio per il tempo concesso a questa intervista. Hai tutto lo spazio che vuoi per aggiungere quello che ti va.

Murat: Grazie a voi e saluti da Istanbul. Spero di incontrare il pubblico europeo ai concerti 😊

Ali: Grazie! 😊

Ilgin: Grazie e ci vediamo ai concerti! 😊

ENGLISH VERSION:

I searched online and I think this is your first Italian interview, so I would start by introducing the band to the readers of this site by telling your story a little.

Murat Arslanoğlu: Yes exactly, this is the first time, therefore we’re so excited and very glad. Ciao İtalia ☺  First of all we would like to thank you for this opportunity. Anyway, our 27 year story  began in June 1993. Until 1996, we mostly did composition works for the first album and there have been some staff changes. Ilgın and her violin joined the band in 1995 and every single thing has changed. We focused intensively on concerts since 1996 and created awareness in the audience by the exciting live shows. In 1999, we released our debut album as a well known and rising band in Turkish heavy metal market. The momentum has increased more after the release and it caused an international attention. Hahhh ☺  At that time, we even negotiated with an İtalian label- it’s called ‘Underground Symphony’- for a new album deal. Anyway, when the interviews, reviews and some articles published in RockHard Magazine which is one of the most popular metal magazine of the world, our popularity increased in Germany, so we got that fucking proud suggestion from Wacken Open Air in 2001. We were the opening band on the biggest stage, Main Stage-1. Can you imagine that? It was certainly an amazing experience for us.  After Wacken we experienced staff changes again and it was a little bit painful. Therefore, we focused on only the new compositions again with some new talented members. After that period, we released our second album ‘Divan’ in December, 2005. This comeback album also attracted a lot of attention in Turkey and Germany. We did numerous concerts in Turkey after the new release. In 2007, we were invited to Headbangers Open Air, it is a smaller but cult festival which was held in Hamburg and we had a very enjoyable show there. Thanks to this, we kept the interest in us alive in this country and many others. As you know well that, many other European countries are also affected by Germany in Heavy Metal area. In 2008, we started composing the 3rd album and we started recording in 2012. And we finally managed to release it in June of 2020, it’s called The Grand Migration of Souls. I must say that we did very few concerts between 2008 and 2020 and we were only interested in this new album.  I hope I could told our story briefly ☺

You published 3 records in more than 20 years of career. Why so long for so few records?

Ali: There are lots of reasons for that: First of all there’s not a heavy metal market in our country. Maybe there’s a heavy metal scene but it is not a market. We all have to do our daily jobs to survive; which leads us to the second reason: Our band members usually get frustrated by the compromise they make to be able to continue making music but at some point most members quit because of the frustration; which means lots of line up changes during the years. The third reason is us producing our own records (except the first one) which means spending  a lot of time and money for arrangements, recording, mixing and mastering. The last album was recorded, mixed and mastered by our former guitar player and singer Barbaros Bensoy. During the process, he moved to another city, then another country; that slowed down our working schedule.

The Grand Migration Of Souls: why this title? You have all the space to analyze lyrics and music to get us closer to your record.

Murat: Of course there are a lot of people in our 27 year story. It is a very long time journey. So, the creation stories of some songs in this album started from very old times. For example Anafor was started to write in 2002. Gilgamesh (Authentic) is origin or root of the the song called that Gilgamesh in the debut album. Virtual Reality is the same, it was coming from 2000. If you pay attention, you will realize that these songs are not included in the Divan album also. While all this was happening, Knight Errant has changed 14 band members, so it will be possible to understand that they added a lot of thing to this album. Although the plot of this song is very unrelated with this situation, we did make a relationship between the main story and this song when we finished the project completely. Actually the song is more about individual matters and includes personal points of view..  I must say that this song’s sound is very different  than the other Knight Errant songs.

In the review I make an allusion to HIM for the song Ruhlarin Buyuk Gocu. Someone of you listen to them and do you think there is somehow a trace of Ville Valo in that song?

Murat: Hmmm ☺  I don’t think we have any member who listens to HIM in detail. But this is very nice that we remind you an important band. I love some of their covers very much.

I think that Ruzgar is the most particular and interesting song of the cd, with that melodies and atmosphere that refer directly to your land. Do you think of moving in this direction for the next release, or will you continue on the way of The Grand Migration Of Souls, that is not setting limits?

Murat: For me, everything should continue to develop with the power of change. But I don’t think it wouldn’t change as you pointed.

Ali: I don’t think that we will decide to move towards that direction. Rüzgar is a special song, it should stay that way.

Ilgin: Yes I agree with Ali and Murat. It is really nice to have an exceptional song in every album but from the beginning, we didn’t aim to be an ‘oriental metal’ band. We are mostly defined by our high energy songs, yes we might use modes in the future but I think that our main focus is maintaining our unique energy all the way through.

The last track of the records is the instrumental outro Gilgamesh, the same title of a “real” song that is part of the first record Knight Errant. Is there a connection between the two compositions?

Ali: Yes, if you listen to that song on the first record, you will realize that connection. The instrumental one was the starting point of the song. We thought that closing the album with that instrumental version would be meaningful.

How are Knight Errant’s songs born?

Murat: We did everything together and we will. For me, this is our trademark. We will not give up from this approach also. Someone gets a riff, words or ideas, everyone starts to build on them.

Ilgin: Yes, we are building the songs together it’s so much fun to add melodies, contra melodies and some harmonic details on a riff and also we sometimes modify each other’s parts and make them sound together better. I think these details make the songs sound like a ‘band’.

It was 2001 and you were on Wacken Open Air’s stage, the first Turkish band to do it. You who lived that experience, what can you tell us about it? How did you “come” to play at the Wacken and what other great events did you participate in?

Murat: I mentioned before it was amazing experience for me and the whole band. We felt a big development there. They heard us from the magazine reviews and especially Goetz Kuhnemund’s influential articles. And he did directly advice to them also. Then they called us to opening the festival. It was a big dream for us and we did it with 32K metal maniacs. In 2007, we joined Headbangers Open Air festival at the same city (Hamburg, Germany). It was a smaller festival than the Wacken. We applied to participate and received an invitation immediately. But it was a very expressive organization. I remember, honestly, we were very surprised ☺  Although about 3K metal heads participated, European was interested high again. Oooh ☺  We met again Sandro Buti at there who is a very famous İtalian music author. The first one was in WOA. Consequently we would like to play at the festivals like those again more than everything. Maybe Italia? Why not?

What’s it like to have a heavy metal band in Turkey? Are there some clubs for professional gigs? Do you feel as part of a scene?

Ali: As I mentioned above, this is not a market, this is only a scene, so it is very difficult to continue being a heavy metal band. But it is fun, there are hardcore fans for example, sharing our energy with them makes us feel great. Since the scene in our country is small but exciting, the subgenres don’t matter that much. There are few clubs for professional gigs, some of them are nice but we don’t regularly play in clubs. Throughout our career as a band, we usually played on big stages where festivals take part, we played on university concerts and international festivals. We can say we are a lucky band in the scene, thanks to our fans who support us all these years…

Ilgin, how did you get into metal music and when did you fall in love with the violin? What are your favorite musicians (even extra metal)?

Ilgin: At first, I wanted to study the piano, then I studied the violin completely by chance in conservatory. By playing and playing it, I became addicted to it, it is a difficult instrument to play and Iove that. Since my childhood I was listening to rock music, then I started to play intros, guitar melodies and solos with the violin and that became my passion. Actually I consider myself as a rock listener still but I really enjoy the metal bands  and other genres as well. I can not select the names now but I can say that I am a dynamism addict, it can be a melody, harmony or rhythmic pattern, doesn’t matter, I love every kind of variation.

Let’s reveal some background fact to the readers: you’ve got in touch with me on Linkedin asking me if I was interested in listening and reviewing your band. How important are social networks nowadays for sponsoring your music? And how harmful are they given the collapse in sales and all the consequences we know? In this regard, will the new album also be released in cd format?

Ilgin: Yes, I did it.☺ By now, we haven’t done that for the frst and second albums, they were released by the local labels and they were in cd format. Honestly, I didn’t see a big benefit of those, if you are working with a major label, the situation might change of course. Let’s admit it, our listening habits have changed through the years cause of the internet. I think that the internet tools are the main veins of music today and also of course the gigs. If you have a good manager/promoter you might not need a label at all, unless it is a very major one. So, in the future, I think that our main concern will not be on finding a label or releasing the album in the cd format, but after some time, if we think that we need to do that, we can do it of course, we’ll see.

Will we have to wait another fifteen years to hear the new record? 🙂

Ali: Probably you won’t have to wait that long for a new record because we already have material for a new record, and we get great feedback about our latest record which is a huge motivation for making a new one.

Ilgin: Yes we have already started to think about the fourth album. After this long waiting period we are much more excited for the next one.

Thank you for the time you give to this interview. You have all the space you want to add whatever you want.

Murat: Thank you and sending greetings from İstanbul. I wish to meet with European audience at concerts! ☺

Ali:  Thank you! ☺

Ilgin: Thank you and see you at the gigs! ☺

Insubria – Harvest Moon

Insubria – Harvest Moon

2020 – EP – autoproduzione

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Manuel Ambrosoni: voce, basso – William Esposito: chitarra – Matteo Mirri: basso – Mattia Cittadini: batteria – Matteo Valtolina: fisarmonica, tastiera

Tracklist: 1. Heritage – 2. Soil – 3. Legacy – 4. Home – 5. The Wild Flowers Of Insubria

Abbiamo incontrato gli Insubria nel 2018, quando pubblicarono l’EP di debutto Nemeton Dissolve. Ora, a due anni e mezzo dalla precedente release la formazione di Bergamo torna con un nuovo EP dal titolo Harvest Moon, composto da cinque tracce per circa diciannove minuti di durata. La prima cosa che sorprende è la pubblicazione di un secondo EP invece di procedere con la classica formula EP e full-length: nel sound dei ragazzi sono cambiate diverse cose e saggiamente hanno deciso di procedere con calma e fare esperienza al fine di realizzare, quando sarà il momento opportuno, l’atteso primo disco. Se difatti Nemeton Dissolve era un piacevole mix tra folk metal e death metal devoto agli At The Gates, ora gli Insubria hanno virato verso un death metal maggiormente melodico che cerca nei ritornelli la melodia giusta per stamparsi in mente, non disdegnando, comunque, riff e parti estreme. Le chitarre si sono fatte grasse e i tempi sono mediamente rallentati, ma non si è perso il gusto per l’arrangiamento curato. Anzi, sono proprio questi che stupiscono piacevolmente, segnale che i musicisti hanno svolto un lavoro certosino in fase di composizione. Il suono rende giustizia alle canzoni: Fabrizio Romani, ormai un nome sinonimo di qualità (Atlas Pain, Hell’s Guardian, Skylark ecc.) ha curato tutte le parti di lavoro al mixer e il risultato è decisamente buono. A completare il buon “pacchetto” ci pensa lo splendido artwork di Elisa Urbinati: copertina e libretto sono gioiellini che meriterebbero di venire stampati, mentre purtroppo gli Insubria hanno optato per la sola pubblicazione in versione digitale.

Heritage è il manifesto sonoro degli Insubria 2020: l’alternanza di riff e atmosfere lasciano spazio al chorus particolarmente ispirato. Soil mostra un po’ più di muscoli senza dimenticare di giocarsi l’asso ritornello, così come avviene per Home, a tratti un po’ Novembre (cantato e chitarre, almeno inizialmente), a tratti Edge Of Sanity. Con la ruggente Legacy si torna alle sonorità del primo EP: death metal grintoso impreziosito da tastiere e melodie, anche se l’anima aggressiva anni ’90 rappresenta la colonna vertebrale della canzone. Di tutt’altra pasta è fatta Home, molto ariosa e ricca di voci clean, l’altra metà dell’anima degli Insubria, quella più elegante e ricercata che comunque non disdegna le incursioni in campo death. Chiude Harvest Moon la strumentale The Wild Flower Of Insubria, outro elegante che ha l’obiettivo unico quello di lasciare con delicatezza l’ascoltatore

Gli Insubria del 2020 si presentano così: freschi e coraggiosi, ma anche umili nel non cercare testardamente il full-length, concentrandosi per ora sul compattare la band e trovare una via personale tenendo sempre in grande considerazione, com’è giusto che sia, la qualità. Ora però sembrano davvero pronti per il primo vero cd.

Intervista: Ūkanose

Non è la prima volta che un’intervista la “inseguo” per anni, tra incomprensioni, email mai lette o finite nello spam, e soprattutto per via di musicisti che si scordano di rispondere dopo aver pressato per avere le domande. Al secondo tentativo – e anche questa volta si è rischiato che saltasse il tutto! – gli Ūkanose riescono ad apparire sulle pagine di Mister Folk con una chiacchierata interessante che passa dalla musica alla storia della Lituania al… turismo! Il chitarrista Linas Petrauskas ci apre le porte della sua band che ha da pochi mesi pubblicato l’EP …Kai Griaudėjo Miškai…: buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Se non sbaglio questa è la vostra prima intervista italiana, quindi vorrei iniziare chiedendoti quando e perché avete deciso di fondare la band, il significato legato al vostro nome e quali obiettivi vi eravate preposti nel momento in cui avete iniziato la vostra attività.

Sì, questa è la nostra prima intervista italiana. Gli Ūkanose nascono nel 2012, e il concept legato alla band è nato parlando di storia, mitologia e folklore lituano, il tutto bevendo birra. Sentivamo che ci fosse, in qualche misura, il bisogno di promuovere la nostra cultura, e volevamo inoltre realizzare qualcosa che non fosse mai stato sperimentato prima nella scena metal lituana. Così, poco dopo, abbiamo scelto alcune canzoni popolari lituane che amiamo, e abbiamo iniziato ad arrangiarle in chiave metal.

Se doveste descrivere la vostra musica a qualcuno che non vi ha mai ascoltati, che cosa direste?

Immagina se uno gnomo ubriaco e una bellissima strega si incontrassero e avessero un bambino; questa piccola, bizzarra (ma felice) famiglia rappresenterebbe una sorta di panoramica della nostra musica =D parlando più seriamente, i nostri brani sono fortemente influenzati dalla musica arcaica. Le melodie pagane e le canzoni popolari lituane si uniscono a chitarre elettriche e batteria metal: ecco gli Ūkanose.

L’EP si compone di quattro tracce: da cosa è nata la vostra decisione di realizzare un lavoro così breve, anziché un classico full–length?

Beh, per cominciare, bisogna dire che un paio di anni fa i membri della band sono quasi interamente cambiati. Non è stato un cambiamento improvviso, è avvenuto gradualmente per ciascuno, ma a un certo punto ci siamo resi conto che la maggior parte dei membri attuali non aveva fatto parte della band neanche per metà della sua esistenza totale. I quattro brani dell’EP sono stati concepiti dai membri precedenti: ne abbiamo tenuto conto, e abbiamo deciso di interrompere in questo modo il tema portante. Abbiamo dato gli ultimi ritocchi alle canzoni con i membri attuali, e dato che sono state apprezzate dai fan e da noi stessi, abbiamo avuto la conferma di doverle registrare. All’epoca non avevamo intenzione di andare oltre e realizzare un full-length, dunque la scelta più logica è stata l’EP.

Parlando di questa uscita nella mia recensione, ho utilizzato la parola “celebrazione”. Credo che per voi sia stata una vera festa: l’anniversario dell’indipendenza lituana, e poi la pubblicazione del vostro nuovo materiale…

Sì e no. Anche se il tema dei combattenti per la libertà è molto sentito da noi lituani nella nostra unità nazionale, bisogna ricordare che hanno avuto un enorme impatto nel sottolineare il nostro difficile percorso verso questo obiettivo. I testi di questi brani sono piuttosto intensi, a tratti anche tristi. Le canzoni non sono state scritte espressamente per questa occasione, ma… quale momento migliore per renderle note al pubblico, se non il 30° anniversario della nostra indipendenza? Questo è stato il nostro modo di celebrarlo. Sfortunatamente, non abbiamo avuto occasione di realizzare un vero release party, a causa della pandemia di Coronavirus: abbiamo pubblicato l’EP durante il periodo di quarantena.

Le tracce sono molto variegate a livello musicale, alternando grande delicatezza a momenti gioiosi o aggressivi. La musica e i testi si adattano perfettamente gli uni all’altra?

I testi di questo EP (eccezion fatta per Sena Patranka) sono vere poesie scritte dai partigiani che hanno combattuto per la libertà, e hanno cercato di mettere in forma scritta ciò che hanno visto e vissuto in prima persona. Abbiamo fatto del nostro meglio per realizzare una musica che creasse la giusta atmosfera e si adattasse alle loro parole.

Sono rimasto molto sorpreso dall’ultimo brano, Sena Patranka, con il riff black metal che sembra voler spazzare via ogni cosa… e invece, d’un tratto, arrivano al suo posto melodie e canti gioiosi.

Suppongo che potresti considerare questa canzone come un brano folk, di questi tempi. Parla di uccidere l’ultimo traditore, o “istreibel” (“истребитель”, “combattente” in russo), e guardare avanti, verso tempi migliori. D’altra parte, il testo è satirico, per questo abbiamo scelto di inserire un riff black e subito dopo delle melodie piene di gioia. La canzone recita pressappoco così:

un cannone arrugginito non è una buona arma,
Una vecchia donna rugosa non è un miracolo
Perciò, andiamo a bere qualcosa e festeggiamo un po’
E poi uccidiamo l’ultimo “istreibel”

Ti chiedo scusa per non aver seguito le rime e tutto il resto, ma spero che tu possa cogliere le allusioni e il tono ironico della canzone da questo piccolo assaggio.

I titoli e i testi sono in lituano, perciò vi chiederei di parlarci delle motivazioni dietro a questa scelta, e del significato dei testi delle quattro canzoni.

Il titolo dell’EP significa “Quando le foreste tuonarono”; come ho già accennato, parla dei partigiani lituani e delle loro lotte per la libertà e l’indipendenza dall’occupazione sovietica. Questa guerra ebbe luogo tra il 1944 e il 1953 ed è stata caratterizzata da un vero e proprio assetto da guerriglia, dato che la maggior parte degli scontri avvenne nelle foreste, dove i partigiani si nascondevano, vivevano e combattevano. Da qui, il titolo dell’EP. Il primo brano, intitolato Kas Mes? (“Chi siamo noi?”) è un poema sulla nostra patria, che fu bagnata dal nostro stesso sangue. È dedicata alla terra da cui proveniamo, colei che ci ha cresciuti e resi forti… una canzone sulla forza che viene dal dolore. Il secondo brano si intitola Vadui (“Per il comandante”). Questa poesia/canzone parla di un valoroso condottiero che guidò il suo esercito e, contro ogni previsione, visse la propria vita attraverso le sue battaglie. E anche nei momenti in cui giaceva nel proprio sangue, e stava per togliere il proprio anello affinché non arrivasse nelle mani del nemico… continuava a vivere, e ci portava verso un’altra battaglia. La canzone celebra i condottieri mossi dall’altruismo e determinati a raggiungere i propri obiettivi, e tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà. Il terzo brano, Mūsų Kova (“La nostra battaglia”) deve il suo titolo a un poema, il cui titolo originale è “Šernui ir Jurginui” (“Per il cinghiale e la dalia”). Il brano è un’espressione di gratitudine verso le foreste, che durante la guerra sono state sia casa, sia luogo di morte per i partigiani. È anche un omaggio verso due partigiani in particolare, soprannominati Šernui (cinghiale) e Jurginas (dalia), e verso il loro modo di vivere e combattere.  Il loro spirito patriottico è stato, e continua a essere, un esempio per molti di noi. L’ultimo pezzo, Sena Patranka (“Vecchio cannone”) differisce molto dai brani precedenti, per la sua natura gioiosa e celebrativa. Abbiamo menzionato precedentemente il tema, ma vale la pena aggiungere che anche se le celebrazioni erano molto rare tra le comunità partigiane, abbiamo comunque alcune canzoni popolari “allegre” di quel periodo.

Che cosa rappresenta la copertina?

Rappresenta l’albero della vita. Il cuore e il sangue nel terreno simboleggiano tutti coloro che hanno donato la propria vita, l’albero è la nostra patria che cresce forte, grazie al loro sacrificio; gli uccelli che volano via dall’albero rappresentano i cittadini ora indipendenti, i cosiddetti “figli della Lituania”.

Com’è la scena metal in Lituania? Esiste una connessione tra le band folk/pagan metal? Vorreste suggerirci qualche buona band?

La nostra scena metal è piccola. Quasi tutti i musicisti al suo interno si conoscono a vicenda, e molti sono coinvolti in più progetti. Ciò non ci impedisce di avere band davvero fantastiche. In passato c’è stato un forte movimento pagan metal, strettamente connesso al black metal. Oggi ci sono solo poche band che suonano questo genere di musica. Il pagan e il folk metal sono diversi tra loro, in un certo senso. I gruppi che suonano pagan metal qui, tendono a sfruttare temi mitologici nei loro testi, e molti simboli nei loro artwork, ma ciò non si ritrova nell’arrangiamento musicale in sé. In quanto band folk metal, utilizziamo la musica popolare come colonna portante delle nostre canzoni, e creiamo il sound e l’artwork attorno ad essa. Tra le band lituane che apprezziamo e vorrei suggerirvi (anche non esclusivamente pagan/folk) includerei Juodvarnis, Obtest, Kielwater, Improbity, Sullen Guest, Phrenetix, Ossastorium, Nahash, Orb, Amžius, Andaja, Erdve… e così via 🙂 decisamente puoi farti un’idea della nostra scena ascoltandole.

Per gli italiani, la Lituania è una piccola terra lontana. Vorreste farci da tour operator, e indicarci città e monumenti da visitare e conoscere?

Non sarebbe la prima volta che vestiamo i panni di guide turistiche. Alcuni anni fa due di noi hanno avuto ospiti dall’Olanda che stavano realizzando un film sulla scena metal in diversi paesi europei, e li abbiamo aiutati per la sezione lituana. Dai un’occhiata, si intitola “Same Music, Different People”. Ad ogni modo, se verrai in Lituania, visita la nostra capitale Vilnius, e luoghi storici come Trakai e Kernavė. In questo modo, potrai dare uno sguardo su ciò che riguarda la nostra storia. Oh, e la Collina delle Croci a Šiauliai è una grande attrazione per chi ascolta metal.

Conoscete e ascoltate band italiane, folk metal e non?

Oh sì, conosciamo e ascoltiamo alcune band italiane, avete una scena fantastica! Per dire, abbiamo suonato con i Folkstone nel 2013 e tra i nostri preferiti abbiamo Fleshgod Apocalypse, Rhapsody of Fire, Lacuna Coil, Atlas Pain, Windrose, Elvenking, Folk Metal Jacket…

Sono davvero felice di essere di avervi avuti come ospiti, e spero che questa intervista vi possa essere d’aiuto per aumentare la vostra notorietà in Italia. Vi lascio spazio per concludere con qualsiasi cosa vogliate dirci.

Se promoter, organizzatori o band stanno leggendo, e sono interessati a farci suonare in Italia, contattateci! Ci farebbe molto piacere… anche perché la vostra pizza è di alta qualità, e sapete, qui sulla pizza mettono tonnellate di ketchup 🙂

ENGLISH VERSION:

If I’m not mistaken this is your first Italian interview, so I’d like to start off by asking when and why you created the band, the reason behind your name and what objectives you set when you started out.

Yes, this is our first Italian interview. Ūkanose was created in 2012 and the concept of the band was born while drinking beer and discussing Lithuanian history, mythology and folklore. We felt that there was some sort of a need for nurturing of our culture, and also we wanted to do something that was not done before in Lithuanian metal scene. So shortly after, we took some of Lithuanian folk songs that we like and started to arrange them in metal genre.

If you had to describe your band’s music to someone who never listened to it, what would you say?

Imagine if a drunk gnome and a beautiful witch came together and had a baby, then take this weird little happy family and you would have a sort of a visual of our music =D More seriously though our songs are very much affected by old archaic music. Pagan melodies, Lithuanian folk songs come together with electric guitars and metal drums and you get Ūkanose.

The EP is made up of four tracks: how were the decision of a short work born instead of a full-length classic?

Well we probably have to begin by saying that a couple of years ago the band’s members changed almost completely. It was not an instant changeup it happened gradually one by one but we realized at one point that most of current members have not been there for even half of the band’s existence.  So keeping that in mind – the four songs about partisans were created by the older members and that theme stopped there. We put the finishing touches on these songs with the current members and since both we and our fans liked them, we knew that they must be recorded. At the time we did not want to go further and make it into full length. So logically we chose the EP format.

In the review I use the word “celebrate” speaking of this release. I believe that for you this was a real party the anniversary of the independence and the publication of the new material.

Well yes and no. Even though the theme of freedom fighters (partisans) is pretty sensitive to us Lithuanians as a nation, they had a huge impact on our difficult way to freedom. And the lyrics in these tracks are quite heavy and even sad too. The songs were not written especially for this occasion but is there a better time to release them than the 30th anniversary of our independence? So that was our way of celebration. Although we did not have a chance to have a real party because corona happened and we released the E.P. during the quarantine.

The tracks are musically varied, with delicate moments that alternate with other moments that are aggressive or festive. Did the music fits with the lyrics you sing?

Lyrics in this EP (except from Sena Patranka) are actual poems written by the partisans who experienced the fights for freedom and did their best to write down what they saw and what they lived through. And we did our best to make the music that would create the atmosphere suited to these words.

I was surprised a lot by the last track Sena Patranka, with that black riff that seems to want to sweep everything away and instead melodies and festive songs arrive.

I guess you could call this song a folk song of these recent times. It speaks about killing the last traitor, or “istrebitel” (“истребитель” rus. – “fighter”) and moving on to better times. And yet the lyrics are satirical, making fun of them. Hence the black riff and happy melodies afterwards. The song goes something like this:

An old rusty cannon is not a good gun,
An old wrinkly woman is not a miracle,
Therefore let’s go have a drink and party a little
And then kill the last “istrebitel”

Pardon for not making it rhyme and stuff, but I hope you can see the allusions and the satirical nature of the song from this excerpt.

The titles and the lyrics are in Lithuanian, I therefore ask you to tell us the choice of the title and to explain the meaning of the lyrics of the four songs.

The name of the EP means “When The Forests Thundered” and as mentioned before it talks about the Lithuanian partisans and their fights for freedom and independence from Soviet occupation. This war took place in 1944 – 1953. It was by definition a guerilla warfare meaning that most fights took place in the forests where they hid and lived and fought. Hence the EP name. First song Kas Mes? – “Who Are We?” a poem / a song about our lands and soils that were showered in our own blood. The lands where we came from, that hardened us and raised us into strong people. It is a song about strength that derives from anguish. Second song is called Vadui or “For The Commander”. This poem / song speaks about a brave commander who led his troops into battles and against all odds, has lived through those battles. And even when there were moments where he laid in a pool of his own blood and was already taking the ring of his finger so it would not go to the enemy, he lives and he leads us yet into another battle. This song praises those commanders that were so selfless and determined to reach their goals and so many of whom gave their lives for freedom. Third song Mūsų Kova – “Our Fight” (original poem was named “Šernui ir Jurginui” or “For Bore and Dahlia), this one is about thanking the forests that were both home and death for many partisans during the war. It is also about two particular partisans who died in battle. They were nicknamed Šernas (lith – bore) and Jurginas (lith. – dahlia) and the way they lived and fought, their patriotism was and still is an example for many people.The last song Sena Patranka or “Old Cannon” is different in its nature from the ones before, as it is fun and happy and celebrative. We’ve mentioned what it is about before in the interview, but what is worth adding is that even though celebrations were very rear within the partisan communities yet we still have some happy “folk” songs from that time period.

What did the cover represent?

It depicts the tree of life. The heart and blood in the ground stands for the people that gave their lives, the tree is our country that grows strong because of those sacrifices and the birds coming out of that tree is the current independent citizens, the Lithuanian children so to say.

How is the metal scene in Lithuania? Is there a connection between pagan/folk metal bands? Would you like to recommend us some good bands? (also, not folk metal)

Our metal scene is small. Almost all of the musicians within the scene know each other and many play in more than one project. And yet that does not prevent us from having really great bands. In the past there was a strong movement of pagan metal which was very intertwined with black metal. Nowadays there are only a few that play this kind of music. Pagan and Folk metal are different too in a sense. The bands that play Pagan metal here, tend to use the mythological themes in their lyrics and symbols in their artworks, but not so much in music. We as a Folk metal band use Folklore music as the backbone in our songs and create both the sound and the artworks around it. Some of Lithuanian bands that we enjoy ourselves would be (and not just Pagan/Folk) Juodvarnis, Obtest, Kielwater, Improbity, Sullen Guest, Phrenetix, Ossastorium, Nahash, Orb, Amžius, Andaja, Erdve… and so on 😀 Yeah you can definitely form an opinion about our scene if you listen to these ones.

Lithuania for Italians is a far, little land. Do you want to be a tour operator and recommend cities and monuments to visit and get to know?

You know it would not be the first time as guides for us, a few years ago a couple of us had guests from Netherlands who were filming a movie about different European metal scenes, and we helped them with the Lithuanian segment. Check it out is called “Same Music Different People”. If you ever come to Lithuania though make sure to visit our capital Vilnius, as well as historical sites of Trakai and Kernavė. That should give you a glimpse to what our history is about. Oh and the Hill Of Crosses in Šiauliai is a big object of attraction among metalheads.

Do you know and listen to any Italian bands, folk metal or not?

Oh yes we know and listen to quite a few Italian bands, we must say that you have a great scene there! Just from the tops of our heads we played with Folkstone in 2013, and amongst of our favorites are Fleshgod Apocalypse, Rhapsody of Fire, Lacuna Coil, Atlas Pain, Windrose Elvenking, Folk Metal Jacket…

I’m very happy for having you as guests and I hope this interview helps making you more known in Italy. I’m leaving you some space to end the interview with anything you’d like.

If any promoters, organizers or bands that would be interested to have us play in Italy are reading this – well hit us up! We would very much like to come to play as well as have some quality pizzas, because you know, all the pizzas here are with tons of ketchup 🙂

Sur Austru – Meteahna Timpurilor

Sur Austru – Meteahna Timpurilor

2019 – full-length – Avantgarde Music

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Tibor Kati: voce, chitarra, tastiera, bucium – Mihai Florea: chitarra, bucium – Corodan Ovidiu: basso – Segiu Nădăban: batteria, percussioni – Ionut Cadariu: flauto, tastiera – Petrică Ionetescu: strumenti tradizionali

Tracklist: 1. De Dincolo De Munte – 2. Puhoaielor – 3. Mistuind – 4. Bradul Cerbului – 5. Jale – 6. Dor Austru – 7. In Timp Vernal – 8. Jabracie

I romeni Sur Austru nascono nel 2018 come conseguenza dell’inaspettata morte di Negru, batterista e leader dei Negură Bunget. Era il marzo 2017 quando un attacco cardiaco si portò via Gabriel Mafa nel pieno dei lavori per il terzo e ultimo capitolo della Transylvanian Trilogy. I restanti musicisti, dopo l’iniziale e comprensibile periodo di sconforto, incertezza e riflessioni, decisero di dar vita a un nuova band, i Sur Austru appunto, sapendo già che avrebbero comunque portato a termine i lavori per completare la trilogia.

Però diciamocelo chiaramente: cosa possono suonare gli ex Negură Bunget che formano un nuovo gruppo se non la musica che avrebbero suonato con i Negură Bunget se non ci fosse stato il pesante lutto? Meteahna Timpurilor quindi prosegue il discorso musicale di Zi, ovvero pagan black metal con grandi inserti di strumenti folk romeni. Qualcosa in realtà è cambiato, forse anche per l’ingresso del chitarrista Mihai Florea (già con i Grimegod di Tibor Kati) e di Ionut Cadariu, oltre ovviamente al drummer Segiu Nădăban. I nuovi brani sono mediamente più corti rispetto a quanto proposto in passato (tolta Dor Austru che conta undici minuti) e le composizioni sembrano essere più dirette e capaci di arrivare prima al punto. Ma, soprattutto, la produzione è finalmente degna di una band internazionale, cosa che purtroppo mancava agli ultimi lavori dei Negură Bunget.

L’italiana Avantgarde Music non si è fatta scappare l’occasione di metterli sotto contratto e nel settembre 2019 è stato pubblicato Meteahna Timpurilor. La veste grafica ha una sua importanza e infatti l’elegante digipak è curato nei minimi dettagli e il “buco” in quella che dovrebbe essere la copertina è un’idea semplice quanto efficace. Il booklet è composto da dodici pagine ed è veramente bello per grafica e illustrazioni. Quel che conta di più è ovviamente la musica, e le attese non sono state deluse: pagan black metal personale e ispirato, suonato col cuore e senza la paura di osare qualcosa di poco usuale. Il risultato è un disco compatto nei suoi cinquantadue minuti di durata, in grado di ammaliare con lunghe parti al limite dell’ambient con strumenti tradizionali e improvvise impennate metalliche e voci gutturali che hanno un qualcosa di preistorico. L’iniziale De Dincolo De Munte è il chiaro esempio della bravura dei Sur Austru e della direzione musicale che la band intende seguire, una via di montagna dove il percorso è stretto e spesso insidiato da pietre che ne ostacolano il cammino, ma che porta a punti panoramici meravigliosi che tolgono il fiato. La strumentale Jale è il classico intermezzo da metà disco, solitamente inutile ma in questo caso buono per aumentare l’aspetto folk del disco e che porta direttamente agli undici minuti della spettacolare Dor Austru, un autentico viaggio nel folklore della Romania e della Transilvania in particolare. Le restanti canzoni suonano tutte interessanti e non sono presenti dei riempitivi, anche se un paio di pezzi sono un po’ meno freschi, ma presentano comunque un’anima che li fa suonare comunque intriganti.

Cosa aspettarci dal futuro non è dato saperlo, se i Sur Austru proseguiranno all’ombra dei Negură Bunget o se proveranno qualcosa di fresco e diverso pur restando all’interno del genere che amano e suonano con sincerità. Questo Meteahna Timpurilor è e rimane un gran bel disco, un debutto con i fiocchi che, a distanza di tempo e decine di ascolti, continua a regalare belle emozioni.