Gåte – Til Nord

Gåte – Til Nord

2021 – EP – Indie Recordings

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Gunnhild Sundli: voce – Magnus Børmark: chitarra, percussioni, voce – Sveinung Sundli: hardingfele, violino, organo, percussioni, voce

Tracklist: 1. Kjærleik – 2. Hemnarsverdet – 3. Horpa – 4. Rideboll – 5. Til Deg

La storia dei norvegesi Gåte è interessante: nati nel 1999, hanno subito raggiunto una certa notorietà con il debutto Jygri (2002), arrivando al n.1 della classifica norvegese e vincendo il Grammy come migliore band debuttante. Il secondo full-length Iselilja (2004) si “ferma” al terzo posto e proprio sul più bello la band decide di prendersi una pausa. L’etichetta di allora, la Warner, pubblica un live album che riesce addirittura ad entrare in classifica, ma il sonno dei Gåte dura fino al 2017, anno del ritorno con l’EP Attersyn presto seguito dal disco Svevn. Il nuovo Til Nord è un dischetto composto da cinque brani per un totale di ventiquattro minuti: quattro canzoni sono vecchie hit ri-arrangiate per l’occasione e una è inedita. Lo stile che ha sempre caratterizzato la band dei fratelli Sundli è un folk rock che confina con il folk metal più delicato ed elegante (ricordate i Bergtatt del bellissimo Røtter?), ma in questo Til Nord le chitarre elettriche e la batteria sono messe da parte per fare spazio agli strumenti acustici e mostrare un’altra faccia della talentuosa formazione di Trondheim, ora più sognante che mai.

In questa nuova veste la band si muove con disinvoltura: il folk dalle tinte dark è convincente fin dall’iniziale Kjærleik e anche Horpa e Rideboll sono di una bellezza rara, canzoni che mostrano la bravura e la sensibilità dei Gåte, abili nel rielaborare il passato, aggiornarlo e plasmarlo secondo le proprie volontà, ma sempre immediatamente riconoscibile nello stile e nella classe. I due fratelli Sundli, bisogna dirlo, fanno la differenza e la farebbero in qualunque formazione: Sveinung padroneggia l’hardingfele (strumento molto importante nel folk norvegese, un parente stretto del violino per estetica, con la caratteristica di avere otto corde) e gli fa fare quello che gli pare, mentre la talentuosa Gunnhild è la regina incontrastata dell’EP con la sua voce espressiva, tagliente e in grado di portare allegria e dolore, conducendo la musica esattamente dove lei vuole, tra visioni notturne e realtà. La conclusiva Til Deg è cupa e drammatica, suona quasi liturgica nella sua eleganza, tra un brusco risveglio mentre si vive un incubo e il respiro fumante nell’aria fredda della notte invernale. L’unico inedito di Til Nord è Hemnarsverdet, un brano da oltre sette minuti nel quale gli echi dei Wardruna più melodici sono riconoscibili ma smussati dalla forte personalità dei tre musicisti.

Inaspettato (ma non troppo, si potrebbe dire “era ora” che i Gåte si cimentassero in un lavoro acustico) e ben riuscito, Til Nord è un’istantanea a colori di una delle realtà più talentuose della Norvegia e non solo, capaci di centrare sempre il bersaglio a ogni pubblicazione. Chissà se nel prossimo LP ci sarà spazio per qualcosa di completamente spoglio di strumenti elettrici? La risposta l’avremo tra un po’ di tempo; intanto godiamoci Til Nord in ogni sua incantevole sfaccettatura.

Intervista: Ereb Altor

Se seguite il sito sapete benissimo della mia simpatia per la musica degli Ereb Altor, non a caso nell’archivio della ‘zine trovate diverse recensioni dei loro dischi e altre due interviste. La scusa per contattare la band svedese è la pubblicazione dell’EP Eldens Boning, gustoso antipasto del full-length in uscita a fine anno. Viking metal, mitologia nordica, antipazioni del prossimo lavoro e un ricordo non proprio epico del concerto romano tenuto un po’ di anni fa…

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Bentornati su Mister Folk! Questa è la nostra terza chiacchierata e ti chiedo come sono andate le cose con Järtecken e date live successive.

Ciao, davvero è la terza volta? Beh, sicuramente porterà fortuna! Tutto è andato nel migliore dei modi con Järtecken, e così anche il tour seguente; le date live sono andate bene, ovviamente finché la pandemia non ha rovinato i nostri piani per la promozione futura dell’album.

Come avete vissuto quest’ultimo anno di pandemia? Avete sfruttato questo tempo per concentrarvi sulla musica?

Poiché non è stato più possibile fare concerti, mi sono auto-isolato nella “cripta” che chiamiamo Studio Apocalypse. In realtà, posso dire di aver iniziato a scrivere brani per un nuovo album già alcuni mesi prima dell’uscita di Järtecken, durante l’attesa per gli ultimi preparativi (layout, mastering ecc.). Ho trascorso innumerevoli ore al lavoro, prima di presentare la preproduzione del mio lavoro agli altri membri degli Ereb Altor. Poiché la pandemia ci ha sopraffatti, non abbiamo avuto molto altro da fare all’infuori di registrare e produrre: tutto ciò si è tradotto in dodici canzoni.

Quando avete deciso di realizzare un EP prima del prossimo full-length? Questi brani troveranno spazio in una prossima pubblicazione o rimarranno solo su Eldens Boning?

Poiché non sono un grande fan degli album troppo “lunghi” (e dodici canzoni degli Ereb Altor lo avrebbero reso tale), abbiamo avuto l’idea di pubblicare alcuni brani su un EP. In altre parole, il prossimo album degli Ereb Altor è stato registrato in contemporanea all’EP, e contiamo di pubblicarlo più avanti, verso la fine del 2021.

Sacrifice 2.0 è “il seguito” di Sacrifice presente su Fire Meets Ice. Vuoi raccontarci come nasce l’idea di questa seconda parte e se c’è una connessione anche a livello di testi?

La versione originale di Sacrifice mi ha tormentato per anni. Quando ho scritto la canzone, avevo una visione ben precisa in mente, ma il risultato finale non ha rispecchiato affatto le mie aspettative. In primis, il tempo era troppo lento e alcune parti del brano erano troppo estese. Ho voluto correggere gli errori commessi in quell’occasione. So che il passato è passato e che forse andrebbe lasciato così com’è, ma per una volta ho fatto un’eccezione. Avevamo anche bisogno di un brano in più per l’EP, e il ritornello di Sacrifice, a mio avviso, è uno dei migliori momenti del nostro repertorio.

La copertina è molto suggestiva e minacciosa, davvero bella! Ha un qualche legame con le tematiche trattate nelle canzoni?

Sì, è l’interpretazione che Christine Linde ha voluto dare alla storia che si cela dietro la title track. Si ispira alla storia di un vecchio re svedese vissuto nel VII secolo. Era un uomo spietato, e si diceva che da ragazzo avesse mangiato il cuore di un lupo. Quando suo padre morì, invitò i sovrani dei sei regni limitrofi a un banchetto in sua memoria. Attese che gli altri re si ubriacassero, li imprigionò e incendiò l’intera dimora; poi, si impossessò delle loro terre. Sull’immagine di copertina si possono vedere i fantasmi dei sei re e il fuoco che li ha uccisi.

Questa è la vostra terza release disponibile unicamente su vinile dopo The Lake Of Blood e Blot-Ilt-Taut. Volete creare qualcosa di “unico” rivolto solamente ai fan più fedeli?

Questi tre lavori sono un po’speciali. Non considero Blot-Ilt-Taut come un vero album degli Ereb Altor, visto che si tratta di una raccolta di cover dei Bathory. L’idea di una release in vinile ci venne dalla nostra vecchia etichetta, la Cyclone Empire, e ci trovammo d’accordo, dato che non si tratta di un nostro “vero” lavoro. L’EP Eldens Boning è una sorta di anteprima del nostro prossimo full-length. Dato che si compone di soli quattro brani, abbiamo pensato che sarebbe stato bello pubblicarlo solo in vinile: una versione rara, una chicca per i collezionisti. In ogni caso, le nostre canzoni sono sempre disponibili sulle piattaforme di streaming, e naturalmente possono essere scaricate in alta qualità sulla nostra pagina Bandcamp.

A quando il successore di Järtecken? Nella precedente intervista hai detto che in futuro ci sarebbero stati box “lussuosi”, mi puoi anticipare qualcosa?

Poco fa ti ho accennato a una pubblicazione verso la fine del 2021. Potrebbero esserci molte altre cose interessanti, ma per il momento non posso dirti nulla a riguardo.

Quanto è importante a livello personale la mitologia norrena? La reputate un ottimo argomento per le canzoni o c’è qualcosa di più profondo e spirituale?

Sono davvero interessato alla nostra storia e, ovviamente, al nostro patrimonio culturale. La mitologia norrena è parte di tutto ciò e la trovo molto affascinante, ma non direi di avere un legame spirituale con essa. Gli Ereb Altor si confrontano anche con altri miti, leggende ed eventi storici propri della Scandinavia, al di là della mitologia norrena.

Ricordo con piacere il vostro show a Roma in compagnia di Borknagar e Mänegarm. Ricordi qualcosa di quella serata (QUI il live report) e hai aneddoti legati ai concerti in terra italiana?

Ricordo carcasse di automobili fuori dal locale, haha. Beh, è difficile ricordare nello specifico i singoli live nei club, li mescolo sempre l’uno con l’altro. Credo che la Rock’n’Roll Arena, da qualche parte vicino Milano, sia stato uno dei migliori locali in cui abbiamo suonato durante quel tour, anche se perdemmo una ruota del rimorchio posteriore del tourbus, e dopo il concerto Jens dei Borknagar impiegò un’ora a ripararlo.

In Italia ci sono due one-man band che partono dal viking dei Bathory per metterci del proprio, mi riferisco a Bloodshed Walhalla e Apocalypse. Hai ascoltato qualcosa di loro? I tuoi ascolti di questo periodo?

No, mi spiace, non li conosco, ma li ascolterò un giorno. Al momento sto ascoltando la preproduzione del nuovo album degli Isole, hahaha… a parte questo, sto ascoltando i miei tre album preferiti del 2020, Garmarna, Sorcerer e Katatonia.

Grazie per queste risposte e spero di potervi vedere nuovamente in concerto, magari proprio a Roma!

Lo spero anch’io, questa dannata pandemia finirà presto. Abbiamo in programma di partecipare a due festival in Italia, più in là durante l’anno (il 23 luglio al Camunia Sonora e il 19 agosto in Abruzzo al Frantic Fest, il primo ha visto la cancellazione dei gruppi inglesi e scandinavi, il secondo è stato direttamente rimandato al 2022, ndMF). Ovviamente, se la pandemia ce lo consentirà.

ENGLISH VERSION:

Welcome back to Mister Folk! This is our third chat! First of all, I would like to ask you how things played out with your eighth album, Järtecken, and the following live shows.

Hi, really? Well third time is a charm. Everything turned out nicely with Järtecken and the following tour and live shows were good then the pandemic obviously ruined our plans to support the album further.

How did you deal with the pandemic situation, during the last year? Did you take advantage of this time to focus and work on some new music?

Yes, since live shows no longer was possible I isolated myself in the crypt we call Studio Apocalypse. Actually I think I started writing songs for a new album a few months before Järtecken was released while waiting for the final preparations (layout, mastering and such). I spent countless hours of work before I even presented my work with a pre-productional recording to the others in Ereb Altor. And since the pandemic came over us we didn’t have much else to do but to record/produce everything and it resulted in twelve songs.

When did you choose to release an EP, before starting to work on a new full-length album? Are you going to include those tracks also in it, or are you thinking about keeping them exclusively for Elders Boning?

Since I’m not a super fan of really long albums (twelve Ereb Altor songs would be a quite long album) the idea of releasing some songs on an EP came to us. In other words, the next Ereb Altor is already recorded at the same point as the EP and we are aiming at a late release in 2021.

Sacrifice 2.0 is the “sequel” of Sacrifice which is included in Fire Meets Ice. Would you like to tell us the idea behind this choice? Is there a connection between the lyrics of both tracks?

The original version of Sacrifice has been disturbing me for years. When I wrote the song I had a vision and the result didn’t really add up with the expectaions I had. First of all the tempo was too slow and there were parts of the song that were too extensive. I wanted to correct the mistakes I did back then. I know the past is the past and maybe it should stay that way but for once I made an exception. We also needed one more song for the EP and the chorus in Sacrifice is to me one of the finest moments in our catalogue.

The cover looks evocative and “threatening”, it is amazing! Is there a relationship with the themes of your songs?

Yes, its Christine Linde’s interpretation of the story behind the title track. Its inspired by an old King in Sweden during the 7th century. He was a ruthless man and there was a rumour he ate the heart of a wolf when he was a kid. When his father died he invited the surrounding six kings to a feast in his father’s memory. When the kings got drunk he locked them inside and burned the house down to the ground with the kings inside. Then he seized their lands. On the front cover you can see the ghosts of the six kings and the fire.

This is your third release available only as a vinyl version, after The Lake Of Blood and Blot-Ilt-Taut. Did you want to create something unique and exclusive, for your biggest fans?

These three releases are a bit special. I still dont consider Blot-Ilt-Taut being a real Ereb Altor record since all of the songs are Bathory covers. The idea of a vinyl release only back then came from our old label Cyclone Empire and we were fine with the idea since it’s not a real EA album. The EP Eldens Boning is kind of a preview of the next full lenght album. Since it’s only four songs we thought it was kind of cool making at a rare release on vinyl only. A collector’s gem. Still the songs will be available on streaming platforms and of course it will also be available on our bandcamp as high quality downloads.

When will you release Järtecken’s successor? In our previous interview, you revealed that some luxury box sets would have been planned for the future: would you like to tell me something more about that?

We are like I mentioned earlier aiming for a release in late 2021. There might be more interesting things happening this year but I cant tell you anything at the moment.

How much is Norse mythology important, on a personal level? Do you consider it as the main theme of your songs? Do you have a spiritual bond with it?

I am very interested in our history and then of course our inheritance. Norse mythology is a part of that and I find it intriguing but I wouldnt say I have a spiritual bond with it. Ereb Altor also deals with other myths, legends and historic events from Scandinavia besides Norse mythology.

I remember with pleasure your show in Rome, with Borknagar and Mänegarm. Do you remember something of that night? Do you have some stories related to your gigs in Italy?

I remember car wrecks on the field outside the venue, hahaha… Well, its hard to remember any specifics about club shows, I always mix them up with each other. Rock’n’Roll arena in some city near Milano I think was one of the best club shows we have played it was on that same tour, although we lost a wheel on the trailer behind the nightliner and Jens from Borknagar spent an hour beneath the trailer repairing something after the show.

Two Italian one-man bands draw inspiration from Bathory’s Viking style, adding a personal touch: I refer to Bloodshed Valhalla and Apocalypse. Have you heard about them, or listened to some of their works? What are you listening to at this moment?

No, sorry I havent heard them. I will have to check them out some day. Right now I am listening to the pre-production of the next Isole album, hahaha…. Other than that I listen a lot to my three favourite albums of 2020, Garmarna, Sorcerer and Katatonia.

Thank you very much for your answers, I hope to see you again live as soon as possible… maybe in Rome!

I hope so too, hopefully this damned pandemic will end soon. We are scheduled to do two festivals in Italy later these year. If the pandemic will let us of course.

Vansind – MXIII

Vansind – MXIII

2021 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: J. Asgaard: voce – Line Burglin: voce – Thor Hansen: chitarra – Gustav Solberg: chitarra acustica – Morten Lau: basso – Danni Jelsgaard: batteria – Rikke Klint Johansen: tastiera, tin whistle

Tracklist: 1. Fra Fremmed Kyst – 2. Den Farefulde Færd – 3. Gæstebudet

A due anni dalla nascita i danesi Vansind pubblicano l’EP MXIII, lavoro che colloca la band di Slagelse sulla cartina del folk metal europeo. Nella semplicità di questo tre pezzi, c’è un po’ tutto quello che i fan del folk metal si aspettano da un lavoro del genere: chitarre roboanti sorrette da una sezione ritmica potente, melodie a volontà e atmosfere in grado di emozionare l’ascoltatore a seconda dello stile e delle tematiche trattate. Tutto questo lo troviamo in MXIII che, nella sua brevità (sedici minuti totali) mette comunque in mostra il talento dei Vansind. La principale caratteristica del gruppo è nel doppio cantato uomo/growl – donna/clean che viene utilizzato saggiamente e, soprattutto, vede due cantanti dotati di espressività nei loro stili. In alcuni momenti è riconoscibile l’influenza dei compatrioti Svartsot, magari quelli meno aggressivi, ma c’è da dire che i ragazzi ce la mettono tutta per cercare una via personale in un genere nel quale non sempre è facile trovarla.

La prima cosa che balza all’orecchio ascoltando questo MXIII è la buona produzione, equilibrata e potente, opera di Kristian Emil Øgir, ex assistente del guru Tue Madsen. L’opener Fra Fremmed Kyst, nella sua brevità, riassume il discorso musicale dei Vansind 2021, con il gustoso alternarsi delle voci, cambi di tempo e quel senso melodico che anche nei momenti più aggressivi non si allontana più di tanto. Den Farefulde Færd suona tipicamente extreme folk metal con tempi cadenzati, growl profondo e un efficace lavoro delle chitarre, con gli interventi di Line Burglin che portano dolcezza in un mare in tempesta. L’ultima canzone dell’EP, Gæstebudet, inizia nella maniera più classica (e funzionale) possibile, con accordi aperti e il tin whistle a prendersi i riflettori; le due voci sovrapposte funzionano alla grande e i continui interventi del flauto rendono tutto più accessibile e orecchiabile. Con oltre sette minuti di durata Gæstebudet è la canzone più lunga e complessa del lotto, con uno stacco acustico dopo metà composizione che dà la giusta carica alla prevedibile ripartenza, portando a conclusione un lavoro (al momento solo digitale) veramente godibile.

La Danimarca è una terra che ha dato pochi ma talentuosi gruppi alla scena folk metal e i Vansind, ultimi arrivati, sembrano essere in grado di competere con i vari Huldre, Heidra e Svartsot. MXIII è un buon inizio e se il buon giorno si vede dal mattino…

Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco

Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco

2021 – full-length – Cult Of Parthenope

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thierry Vaccher: voce – Alessandro Mancini: chitarra – Alberto Marinucci: chitarra – Ivan Cenerini: basso – Ivan Coppola: batteria – Michelangelo Iacovella: tastiera

Tracklist: 1. Il Culto Del Fuoco – 2. Aurea Aetas – 3. Vae Victis – 4. Triumpe – 5. Le Forche Caudine – 6. Leucesie – 7. Sentinum – 8. Armilustrium

Il 2021 non poteva iniziare meglio: nel giro di pochi mesi sono usciti tre dischi italiani che non soffrono la concorrenza estera e che sicuramente avranno ottimi riscontri in tutto il mondo. Dopo Apocalypse con Pedemontium e Bloodshed Walhalla con Second Chapter, tocca ora ai Dyrnwyn con Il Culto Del Fuoco prendersi i meritati riflettori e dare gioia agli appassionati del folk pagan metal. La band romana, forte del nuovo contratto con la Cult Of Parthenope, pubblica il secondo lavoro Il Culto Del Fuoco in un bel digipak a sei pannelli con tanto di booklet illustrato ricco di foto, testi e tutte le informazioni sul lavoro in studio. Il cd, come il precedente Sic Transit Gloria Mundi vede il prezioso contributo di Riccardo Studer (Stormlord) alla consolle, autore anche delle fondamentali orchestrazioni.

L’iniziale title-track suona fin dai primi secondi epica e drammatica, e sono proprio questi due aggettivi a descrivere nel migliore dei modi la musica dei Dyrnwyn. I temi trattati – alcuni selezionati eventi dell’antica Roma – richiedono esattamente questo tipo di musica. Si nota subito, inoltre, un lavoro maggiormente profondo delle chitarre, più dinamiche e fresche rispetto al passato. Tutto questo non fa altro che alzare l’asticella della qualità che, è bene ricordarlo, era già a buon livello col precedente lavoro. Aurea Aetas è un brano vario stilisticamente che spazia dal mid-tempo a parti simil black sinfonico senza tralasciare le melodie del flauto suonate dell’ospite Jenifer Clementi. L’inizio di Vae Victis è un vero assalto sonoro e il proseguo non è da meno: cala la velocità, ma l’intensità continua ad essere bella alta e le orchestrazioni che si sovrappongono ai riff secchi delle sei corde non fanno altro che accentuare questa urgenza. La quarta canzone è Triumpe, massiccia e cupa, introdotta da un minuto e mezzo di narrato e sottofondo folk che ricorda le ultime cose dei Draugr. La band abruzzese è un nome di riferimento per i Dyrnwyn e un paio di volte durante l’ascolto de Il Culto Del Fuoco si palesa l’influenza degli autori del capolavoro De Ferro Italico. Con Le Forche Caudine si giunge a un piccolo capolavoro che tratta di un avvenimento della seconda guerra sannitica (321 a.C.) nella quale i Romani furono sconfitti dai Sanniti. La musica segue la drammaticità degli eventi e a colpire sono gli ottimi giri di chitarra: la coppia Mancini/Marinucci è più in forma che mai! Leucesie alterna momenti frizzanti e quasi di allegro folk metal con parti decisamente più cupe e fortemente cinematografiche (merito anche delle sempre eccellenti orchestrazioni), ma è con la seguente Sentinum che la formazione italiana tocca il massimo per intensità e trasporto. Sentinum, oggi Sassoferrato in provincia di Ancona, ai piedi dell’Appennino umbro/marchigiano, è il luogo dove si svolse una delle battaglie più importanti dell’antichità, quella Battaglia Delle Nazioni del 295 a.C. che vide la vittoria dei Romani sulla lega creata da Galli Senoni, Etruschi, Umbri e Sanniti, dando così il via libera alla conquista dell’Adriatico da parte dei Romani.

Davanti agli occhi degli eserciti
Si lancia contro l’orda
Sprona il cavallo verso le file
Serrate dei Galli
E trova la morte trafitto
Dalle sagitte nemiche
Condannando gli avversari

Allo stesso fato

L’epicità delle gesta narrate nel testo va a braccetto con quella musicale, tra mid-tempo battaglieri e brevi ma ferali accelerazioni. Il Culto Del Fuoco è concluso da un brano strumentale da ben quattro minuti, Armilustrium. Non il classico “outro”, ma un brano vero e proprio, privo di voce, che porta a conclusione un signor disco.

I Dyrnwyn sono in attività dal 2012 e anno dopo anno, cd dopo cd, hanno dimostrato tanto carattere e voglia di migliorarsi: dal grezzo (e genuino) Fatherland del 2013 al presente Il Culto Del Fuoco ne è passata di acqua sotto i ponti, ma ascoltando tutte le release della band è facile capire il lavoro dei musicisti e i miglioramenti che hanno portato prima all’ottimo Sic Transit Gloria Mundi, e infine a questi cinquanta minuti di folk/pagan metal di prim’ordine. Ormai i Dyrnwyn sono da considerare tra le migliori realtà del genere in Europa, ma dobbiamo sempre a tenere a mente che sono un orgoglio italiano.

Intervista: Bloodshed Walhalla

Second Chapter, sesto lavoro in studio per i Bloodshed Walhalla di Drakhen, è sul mercato da un paio di mesi e continua – giustamene – a far parlare di sé. Quattro canzoni per ottanta minuti di disco non è roba di tutti i giorni, tanto meno con una qualità a dir poco eccellente. Troppe le domande su Second Chapter e il futuro della band da fare al mastermind Drakhen per non contattarlo: quello che potete leggere qui sotto sono le risposte sincere e pulite di un musicista umile e genuino, lontano da stupidi cliché e dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Credo che per i Bloodshed Walhalla sia giunto il momento di avere il riconoscimento che meritano da parte degli addetti ai lavori e critica, perché quello dei fan e appassionati è in continuo aumento.

Mi sembra che Second Chapter stia avendo molti riconoscimenti, sia in Italia che all’estero. Te lo aspettavi?

Innanzi tutto ciao Mister Folk e grazie per avermi dato la possibilità di rispondere alle tue domande. Second Chapter è uscito il 31 marzo di quest’anno, un po’ in ritardo rispetto al tabellino di marcia che ci eravamo prefissati, questa maledetta pandemia che ha colpito tutto il mondo purtroppo ci ha fermati e per forza di cose il tutto è slittato di qualche mese. Però effettivamente l’attesa in qualche modo ha creato un certo interesse e curiosità da parte della gente, molti non vedevano l’ora che uscisse l’album. E così è stato, siamo immediatamente stati sommersi da richieste e messaggi. Le vendite stanno andando a ruba, ci stanno contattando da tutto il mondo per avere il cd. Siamo contenti di come stanno andando le cose, perché il lavoro che c’è sotto questa opera è veramente immenso e ci tenevamo parecchio a far bella figura e gridare al mondo che i Bloodshed Walhalla ci sono e sono più battaglieri che mai. In un certo senso ci credevamo, sapevamo che grazie all’esperienza accumulata in questi anni il successore di Ragnarok sarebbe stato accolto dai fan e dalla critica in maniera decisamente positiva.

Qual è il significato della copertina?

La copertina, come per Legends Of A viking e The Battle Will Never End, è un’opera di André Kosslick, gentilmente concessa ed elaborata dalla Curse Vag Graphic di Roma. Il quadro è stato pubblicato per il dramma musicale di Richard Wagner “Das Rheingold” quarta scena atto finale. La dea Freyr tende l’arcobaleno come un ponte verso il castello divino. Ora gli dei possono entrare nel forte di recente costruzione. Baldr invece guarda nella profondità della valle e ascolta le lamentele delle figlie del Reno, il castello di Wotan sarà distrutto dal fuoco più tardi nel crepuscolo degli Dei. È un’opera spettacolare e non ci sono parole.

Devo dire che iniziare il disco con un brano di quasi mezz’ora è totalmente folle, eppure funziona benissimo e non c’è un solo momento di stanca durante l’ascolto. Ti sei preso questo “rischio” perché consapevole della qualità della canzone?

Allora, Second Chapter non è un album per tutti, ne siamo consapevoli, solo gli amanti di questo genere di soluzione musicale riescono a cogliere la vera essenza che sprigionano le quattro canzoni presenti. Quindi per questo motivo abbiamo deciso questa volta, al contrario di Ragnarok dove la suite era presente come ultimo brano, di far capire una volta per tutte all’ascoltatore chi siamo realmente e cosa vogliamo offrire. Agli esordi ci hanno etichettato troppe volte come i cloni dei Bathory, non che la cosa ci abbia dato fastidio, anzi, abbiamo sempre dichiarato che avremmo tanto voluto prendere l’eredità del maestro al 100%, ma ci rendiamo conto che questo non si può fare e ci siamo dovuti inventare qualcosa per non sembrare cloni ed assumere un’identità specifica e personale. L’evoluzione è iniziata con l’album Thor, ed un po’ tutti se ne sono accorti. Quindi alla fine, rispondendo alla tua domanda penso che non sia stata follia inserire la suite Reaper (Baldr’s Dreams) come opener. Come spesso succede durante la composizione di un nostro brano, cerchiamo di non trascurare i dettagli, innanzi tutto le nostre canzoni devono avere un senso, devono trasmettere un messaggio, quindi se sappiamo l’argomento da trattare sviluppiamo tutta la canzone in base a ciò che racconta la storia. In Reaper (Baldr’s Dreams) raccontiamo dei sogni premonitori del dio Baldr, figlio di Odino, che sogna ripetutamente la sua morte. L’argomento è vasto ed ha bisogno di spazio, secondo noi non può ridursi a strofa ritornello ecc., ma deve essere raccontato per bene. La musica deve andare pari passo al testo, bisogna creare una fusione tra le due componenti. Anche secondo noi la canzone è perfetta così, molti ci hanno suggerito di dividerla in tre o quattro parti dato che nel corso dei minuti ci fermiamo per rifiatare e ripartiamo con un nuova fase, ma poi la magia della musica riporta il tutto alle origini grazie a dettagli studiati. Le quattro canzoni dell’album, come per Ragnarok, seguono tutte questa filosofia compositiva e possa piacere o no anche il terzo e ultimo capitolo della saga sarà impostato così.

The Prey è il pezzo più corto – si fa per dire! – con poco più di quindici minuti. Quando ti metti a comporre la musica pensi in partenza di fare qualcosa di impegnativo e lungo o non ti faresti problemi se la prossima canzone venisse fuori lunga “solo” sei o sette minuti?

Come ti dicevo prima, prima di comporre musica sappiamo già l’argomento da trattare. E data la vastità del racconti da inserire nel brano ci viene spontaneo non trascurare i dettagli del racconto. Questo è il nostro pensiero ma nello stesso tempo cerchiamo di non essere ripetitivi ma progredire e ritornare alle origini allo stesso tempo quando termina il racconto. Se il racconto è breve anche la canzone sarà breve. Di certo non possiamo ripetere argomenti per rendere la canzone per forza lunga. L’ascoltatore, a questo punto sì, si annoierebbe ed il risultato finale sarebbe orribile.

Ci vuoi parlare dei testi delle quattro canzoni?

Second Chapter è composto da quattro opere, ma prima di parlare dei testi faccio una breve introduzione. Il lavoro era stato pensato in principio come un doppio album in cui nel primo disco dovevano essere inserite le quattro canzoni di Ragnarok e nel secondo le canzoni di Second Chapter. Nella prima parte raccontavano della fine del mondo secondo la mitologia norrena con interpretazione personale, mentre nella seconda parte erano incluse storie di contorno alla battaglia tra le forze della luce e quelle del male. Data la durata complessiva di quasi due ore e trenta di musica si decise di allertare i fans con due uscite ravvicinate, più o meno un anno di differenza. La pandemia però ha rovinato decisamente i piani perché noi questi sacrifici avremmo voluto supportarli anche dal vivo. Ci sono stati ritardi significativi per l’uscita di Second Chapter ma il tutto in un certo senso ha portato alcuni benefici dato che l’attesa ha fatto sì che all’uscita ci sia stato un vero e proprio assalto per avere una copia. La prima canzone è Reaper (Baldr’s Dreams), narra come dicevo in precedenza dei sogni premonitori terribili del dio buono Baldr figlio di Odino; lui sognava costantemente la sua morte e gli Asi per proteggerlo fecero sì che ogni forma vivente o non vivente del mondo doveva giurare eterna fedeltà e non procurare alcun danno al dio. E così fu, gli dei si divertivano a scagliare su Baldr qualsiasi oggetto senza portar alcuna sofferenza. Loki indispettito da ciò con uno stratagemma scoprì che solo il vischio non aveva prestato giuramento. Con un inganno fece colpire Baldr con un rametto di vischio dal dio cieco Hǫðr uccidendolo. Hermóðr è il secondo brano, il testo racconta la discesa nel mondo di Hel del dio Hermóðr figlio di Odino, incaricato per riportare tra i vivi il fratello Baldr. Egli raggiunge la regina del male grazie allo stallone con otto zampe Sleipnir. Tutte gli esseri viventi e non dovranno piangere per Baldr, queste sono le condizioni dettate dalla regina, solo una gigantessa ( che in realtà risulta essere Loki) si rifiuta di piangere costringendo così il dio a rimanere per sempre nel regno di Hel. In The Prey parliamo della cattura del dio Loki. Gli Asi riescono a catturarlo mentre si nascondeva con sembianze di un salmone in un torrente. Loki verrà imprigionato e torturato fino a quando verrà liberato prima che si scateni il Ragnarok… del Ragnarok abbiamo parlato nel disco omonimo uscito due anni fa. Si passa all’ultimo brano che è After The End che racconta cosa succede e come risulta essere il mondo dopo la fine di tutto.

Il disco è il secondo di una trilogia iniziata con Ragnarok, quindi il prossimo album sarà anche l’ultimo di questo viaggio che, possiamo dirlo?, ha portato il nome dei Bloodshed Walhalla in giro per il mondo. Stai già lavorando al successore di Second Chapter?

Stiamo lavorando al terzo capitolo della saga ma non posso dirti nulla oltre al fatto che sarà un super album, sicuramente più evoluto e maturo dei precedenti e spero anche più professionale per quanto riguarda registrazione e confezione. Non che i precedenti siano malvagi, anzi, come dici tu i lavori hanno fatto e stanno facendo realmente il giro del mondo. Siamo stati recensiti quasi ovunque, il nome dei Bloodshed Walhalla ormai è una realtà costante nell’underground italiano ed internazionale.

Dopo Ragnarok hai avuto modo di suonare in giro per l’Italia. Era la prima volta live dei Bloodshed Walhalla che, lo ricordo ai lettori, è una one man band in studio. Le reazioni della gente al tuo concerto a Roma sono state sorprendenti, te lo aspettavi? Hai anche suonato con Benediction e Dark Funeral: vuoi raccontarci qualche aneddoto di quelle date e cosa hai imparato da quei concerti?

Sì, i Bloodshed Walhalla sono ancora una one-man-band in studio ed anche il terzo capitolo andrà sulla stessa linea compositiva dei precedenti. La nostra situazione per quanto riguarda i live è molto semplice, i ragazzi che fanno parte del progetto studiano le parti che io scrivo e il tutto viene proposto sul palco. Abbiamo iniziato così, ai ragazzi sta bene. Non so per quanto riusciremo ad andare avanti perché le difficoltà sono parecchie, ma fino a quando non ci siamo fermati tutti ci siamo veramente divertiti ed abbiamo accumulato una certa esperienza. Suonare sullo stesso palco dei Dark Funeral, Benediction, Furor Gallico, Necronomicon, non è semplice. Devi reggere l’urto con il pubblico. Noi siamo abituati nei piccoli locali con max 30 persone. A Roma e a Milano abbiamo trovato il vero pubblico, gente che ti stringe la mano e ti fa sentire importante. Ricordo perfettamente le sensazioni che abbiamo provato salendo su questi palchi, quasi di incredulità, ci chiedevamo cosa ci facessimo noi di fronte a tutta quella gente, poi dopo il primo tremore e le prime urla tutto diventava più chiaro e semplice da gestire. In particolare nel concerto con i Dark Funeral a Milano ci siamo trovati di fronte un pubblico a tre zeri. Sicuramente non erano venuti a vedere noi, ma dal coinvolgimento che siamo riusciti a trasmettere mi sono accorto che la gente si è divertita ed ha apprezzato il nostro show. Poi tutto sul più bello, dato che avevamo appena firmato un contratto con una agenzia di booking che avrebbe curato la nostra parte dal vivo, è crollato come un castello di carta. Ora stiamo capendo insieme come è quando ripartire più determinati di prima.

Ho visto che c’è una sorta di gemellaggio con Apocalypse, one man band di Torino anch’essa debitrice ai Bathory, fresca autrice di Pedemontium. Cosa pensi della sua musica e ci sono altre realtà italiane che segui?

Non c’è da dire molto, appena ho sentito che un’altra band italiana stava incentrando la sua musica sulle tonalità da te citate, mi sono subito incuriosito e senza aspettare molto ho contattato Erymanthon ed è nata subito una bella amicizia, ci scambiamo i lavori e qualche consiglio. L’ultimo album degli Apocalypse è davvero eccezionale, suona maledettamente viking! Un giorno magari potremo anche fare qualche lavoro insieme, ci siamo scritti e l’idea è piaciuta ad entrambi. Chissà!!!

Mi è piaciuto un sacco l’EP Mather, nel quale folklore lucano e viking folk metal andavano a braccetto. Potresti fare qualcosa del genere in un prossimo futuro oppure si è trattato di un esperimento che non avrà un seguito?

Mather è stata una bellissima idea, combinare il viking metal con alcune canzoni popolari della nostra terra ha reso i Bloodshed Walhalla in un certo senso unici. L’esperimento è riuscito alla perfezione, le due culture si sono fuse in maniera efficiente e tanti sono stati gli elogi da parte di chi ha ascoltato questo lavoro. Mather è un progetto che sicuramente non rimarrà fine a se stesso, ma avrà sicuramente un successore, magari anche più completo da non rimanere un semplice EP. L’intenzione è quella di fare un vero e proprio album, bisogna solo trovare il tempo per farlo dato che stiamo concludendo ancora l’ultimo capitolo della trilogia sul Ragnarok. In seguito abbiamo altre sorprese da proporre al nostro pubblico, ma per ora ce le teniamo in segreto e saremo pronti a deliziarvi non appena sarà il momento giusto per farlo. Per ora godetevi Second Chapter che è appena uscito ed ha bisogno di essere supportato dato che ancora non ve lo possiamo proporre dal vivo. Comunque sicuramente un Mather atto secondo ci sarà, potete starne certi.

Ci sarà modo di avere su cd o vinile l’EP The Walls Of Asgard e il tributo ai Bathory, o resteranno solo in digitale?

The Walls Of Asgard a nostro avviso è un capolavoro che non può rimanere solo in digitale ma merita molto di più. Avete ascoltato The Pact? È un’opera stratosferica, forse la migliore tra le tre longtracks proposte finora, vi consiglio di ascoltarla e giudicarla. Stiamo progettando qualcosa a riguardo, ma per ora non vi dico nulla perché dovrebbe coinvolgere tutta la band e non una sola persona. Per quanto riguarda il tributo ai Bathory, penso che per ora rimarrà solo in digitale, anche perché, per chi ci segue e sa la nostra storia, quelle sono canzoni degli esordi di quando i Bloodshed Walhalla volevano essere una cover band dei Bathory, praticamente tutti i file sono stati perduti o chissà dove sono e perciò andrebbero ri-registrate nuovamente e francamente non ha senso. Per chi desidera ascoltarle può visitare le nostre pagine.

Drakhen, ti ringrazio per la tua disponibilità e ti ringrazio per regalarci ogni volta della grande musica. Hai lo spazio per concludere come meglio credi l’intervista.

Ringrazio te Mister Folk per avermi dato l’opportunità di chiacchierare un po’ con te e con chi segue la tua webzine. Ringrazio chi ci segue e mi contatta per aver notizie del nostro futuro, molti ancora non sanno se siamo una band o una one-man-band e ad essere sincero non lo so neanche io, so solamente che c’è una realtà che ormai è radicata e che piaccia o no continuerà per la sua strada. Spero di incontrarvi tutti per stringerci la mano ed abbracciarci bevendo della sana birra. Spero anche che i Bloodshed Walhalla tornino a suonare dal vivo, naturalmente se ci sarà la possibilità di farlo, il prima possibile per così condividere con voi tutti i sacrifici che stiamo facendo per regalarvi musica e le sensazioni più genuine dell’heavy metal. Noi ce la mettiamo tutta, voi sosteneteci, a presto! Drakhen.

Ereb Altor – Eldens Boning

Ereb Altor – Eldens Boning

2021 – EP – Hammerheart Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Mats: voce, chitarra – Ragnar: chitarra Mikael: basso Tord: batteria

Tracklist: 1. The Twilight Ship – 2. Fenrisulven – 3. Eldens Boning – 4. Sacrifice 2.0

La pandemia ha portato i musicisti a rintanarsi in sala prove per creare nuova musica e gli Ereb Altor non hanno fatto differenza. Con i tour bloccati l’unica possibilità era quella di imbracciare la chitarra e dare vita a nuove canzoni: per l’occasione ne sono nate dodici, troppe per gli standard della formazione svedese, da qui l’idea di dividere i brani in due uscite: quattro per questo EP (disponibile solamente nei formati digitale e vinile) Eldens Boning e le restanti otto per il full-length che vedrà la luce a fine 2021.

The Twilight Ship è l’opener ideale: furente ed epica al tempo stesso, racchiude stilisticamente gli Ereb Altor degli ultimi anni, tra viking bathoriano e gustose accelerazioni black oriented; piacevole è la presenza piuttosto marcata della melodia (sia chitarristica che atmosferica) all’interno del brano. Fenrisulven è una bella canzone acustica nella quale Mats e soci danno voce al loro animo più delicato e intimo, una versione inedita del gruppo scandinavo, ma che si spera possa essere un’arma in più nel repertorio nelle prossime pubblicazioni. La title-track arriva con la sua furia a distruggere quanto di dolce evocato con la precedente canzone: Eldens Boning è una bordata black metal che non disprezza i riff dal sapore melodico, ma comunque in grado di squarciare le carni quando necessario. Chiude questo EP di ventiquattro minuti la canzone Sacrifice 2.0, ovvero una nuova versione, completamente rivista e aggiornata, di quella contenuta in Fire Meets Ice: la band, non soddisfatta dell’originale targata 2013: più corta di quasi tre minuti, centra immediatamente il bersaglio, dando così ragione agli Ereb Altor, perché la 2.0 è davvero una grande canzone di viking black sporco e rude.

Anche su breve distanza Mats e Ragnar sanno farsi valere, ma è innegabile che il full-length di prossima pubblicazione rappresenti il pezzo forte di questo 2021. L’ottima discografia del gruppo di Gävle aumenta ogni anno di più e l’EP Eldens Boning è il classico oggetto da collezione per chi ancora tiene al formato fisico. Appuntamento però al prossimo inverno, quando arriveranno otto gelide canzoni di potente viking metal.