Intervista: Anua

Un Viaggio Senza Terra è un disco che purtroppo è passato inosservato se si considera la bontà della proposta degli Anua, band laziale dedita a un folk/shoegaze dai toni delicati e malinconici. La mente del gruppo, Manuel Rodriguez, apre le porte del mondo di Anua, un ragazzo cacciatore che lotta per sconfiggere il male senza forma. Manuel ci racconta di questa storia (e del libro che ne sta nascendo), della sua ex band Oak Roots e dei prossimi progetti che lo vedono coinvolto, buona lettura.

Ciao Manuel, iniziamo parlando del tuo passato, ovvero gli Oak Roots. Recensii il demo The Branch Of Fate tanti anni fa e sembravate sul punto di realizzare qualcosa di importante e personale in una scena, quella italiana, che ancora stava sbocciando. Poi cosa è successo?

Avevamo tutti dai 16 ai 18 anni, eravamo agli ultimi anni del liceo, e a quell’età si cambia molto e molto in fretta, cominciarono ad emergere interessi diversi in ognuno di noi, e quindi a crearsi complicazioni, quindi il gruppo si sciolse. Era già stato difficile arrivare dove eravamo arrivati, in una Roma quasi ignara del folk metal.

Nel 2013 siete tornati insieme e, oltre ad avere un nuovo logo, avete inciso l’EP Once, We Were… (con tanto di singolo Julian The Great online) che però non è mai stato pubblicato. Anche qui ti chiedo come si sono svolte le cose e perché la band si è sciolta di nuovo.

Qui lascio rispondere Luca Grimaldi: In realtà non siamo proprio tornati insieme nel 2013. Alcuni membri hanno provato a far ripartire il gruppo con nuova line-up, nuovo stile e nuovo materiale e il risultato è stato l’EP Once We Were. Non abbiamo rilasciato alcuna copia fisica per il semplice fatto che il risultato finale non ci ha convinto, soprattutto a causa della totale non professionalità del fonico al quale ci siamo rivolti per le registrazioni. Il processo è stato così logorante che anche i più duri e puri si sono rassegnati e il gruppo è stato definitivamente sciolto, rilasciando progressivamente online le tracce (incomplete e grezze) dell’EP mai pubblicato.”

Passiamo al 2016, anno che ti vede al lavoro sulle canzoni che poi finiranno sul disco Un Viaggio Senza Terra. Come sono nate le melodie e le canzoni?

In origine Un Viaggio Senza Terra era il titolo di un progetto solista che cominciai dopo gli Oak Roots, ma che non terminai mai. Nel 2016 decisi di riprendere quel progetto, ero appena tornato da un viaggio in Argentina e Cile, e cominciarono a uscire fuori nuove canzoni, sentii che ero nel “mood” giusto, e lasciai scorrere, cosi i nuovi pezzi sostituirono piano piano quelli vecchi. Le melodie sono nate principalmente da momenti contemplativi, penso che in generale l’album ha un andamento contemplativo, quasi bambinesco, come ogni musica nasce spesso da ciò che abbiamo dentro, penso che questo album abbia espresso questo aspetto.

Il concept del disco riguarda un ragazzo di nome Anua che deve affrontare il male senza forma per salvare la propria terra. Come è nata la storia? Soprattutto, Anua riesce a sconfiggere il male?

La storia è nata dopo un periodo piuttosto nero, e un susseguirsi di esperienze personali negative. Ma queste esperienze negative mi hanno portato a riflettere molto, soprattutto sulla perdita d’identità, sulla perdita di contatto con se stessi, gli altri, e le cose. Non ho idea se Anua sconfiggerà questo male senza forma che dilaga nel suo mondo, lo sto ancora scrivendo, non so come andrà a finire; ne so quanto Anua insomma.

Da quel che ho capito stai anche scrivendo la storia di Anua sotto forma di libro, è così? Puoi raccontarci qualcosa in più su questo lavoro?

Sì, ci sto provando, molto lentamente, ma con una sorta di costanza, non sono uno scrittore, ma mi premeva molto raccontare questa storia, che attraversa in qualche modo le mie riflessioni, e il mio modo di vedere le cose. Questa storia è ambientata in un mondo fantasy, dove non c’è guerra già da parecchi cicli, ma un male senza forma dilaga in queste terre, facendo perdere la ragione agli uomini, il colore e il suono delle cose “non è ne uno spirito ne un’ombra, ma l’ombra dell’ombra”. Anua, un ragazzo di una tribù di cacciatori, insieme ad Aka-nea, una sorta di Nano ed Eyagiil uno Gnomo, partono per scoprire l’origine di questo male, di cui pochi notano la presenza. Tra quei pochi c’è Maunlaghi un Etari o anche detto uomo-albero, che è tra i primi ad aver notato tale inquietudine dilagare nella sua foresta, e che anch’egli ne cerca l’origine, dato che tale male non si può sconfiggere fisicamente, non essendo qualcosa di fisico ma solo “un’ombra dell’ombra” come egli la chiama.

Per realizzare il disco hai chiamato a suonare con te gli ex membri degli Oak Roots, segno che i rapporti tra di voi sono rimasti buoni e ancora c’è feeling dal punto di vista musicale.

Sì, abbiamo preso quasi tutti strade diverse, ma i rapporti sono rimasti buoni, ci si incontra ogni tanto, anche e soprattutto per caso. Con Luca (chitarra) e Andrea (basso) abbiamo continuato a coltivare più o meno le stesse passioni e gusti, quindi in qualche modo è stato facile coinvolgerli in questo piccolo progetto. Piersante (batteria) invece non lo vedevo più da anni, quando ho finito le demo che ho registrato in un box, l’ho chiamato e gli ho proposto di fare la batteria, ci siamo visti e abbiamo suonato con lo stesso feeling degli Oak Roots, sono molto soddisfatto del suo lavoro.

Perché hai deciso di utilizzare la lingua fonetica? Come si fa a raccontare una storia se le parole non hanno un significato?

É semplice, quando componevo i pezzi ci cantavo sopra spontaneamente, né l’inglese, né l’italiano, né lo spagnolo, (che sarebbero le lingue che potrei utilizzare fluentemente) evocavano l’atmosfera che volevo infondere, la distruggevano, la rendevano banale, così ho deciso di lasciarlo cosi com’era, e in fondo questa cosa fila con tutto l’album, che si basa sull’indefinito, “un viaggio senza terra” senza lingua e testo anche ahah. In ogni modo mi immaginavo che potessero essere le lingue del mondo di Anua, di cui non ho il tempo e la pazienza di Tolkien per scrivere (almeno per ora).

Il disco è stato registrato a Roma presso il 16th Cellar Studio e il risultato è molto buono. Ci sono particolari o aneddoti che vuoi raccontare? Nel disco sono presenti anche diversi ospiti, ti va di presentarli e come hanno contribuito?

Mi sono voluto affidare a Stefano (16th Cellar Studio) perché ci eravamo trovati molto bene l’ultima volta, è una persona seria nel suo lavoro e sa carpire che atmosfera vuoi dare, cercando comunque di mettere una sua impronta. In studio ho portato Andrea Salvi (flauto traverso) ed Ennio Zohar (clarinetto) che hanno curato quelle piccole parti dove sono presenti, migliorando anche gli arrangiamenti che avevo composto io; è stato molto bello avere persone del conservatorio in uno studio di metal estremo, e molto stimolante, e un po’ surreale. Poi è venuta anche mia sorella Sofia Rodriguez per fare la voce femminile, una voce bella, ma non troppo impostata, volevo dare un effetto di naturalezza (lei è il classico esempio di sfruttamento di famigliari “a gratis”)

Hai intenzione di portare gli Anua sul palco o si tratta di uno studio project?

Sì vorremmo andare sul palco, ma ci serve molta organizzazione, e in questo periodo siamo molto occupati con il lavoro, tocca pensare anche a mangiare, detto in parole spicciole. Speriamo a breve di riuscire ad organizzarci, sarebbe bello.

Stai lavorando al secondo lavoro degli Anua? Dove vuoi portare la tua band, qual è l’obiettivo che ti sei prefissato?

Allora, in realtà in questo periodo sto lavorando a una musica totalmente diversa, una sorta di stoner metal, con influenze dei Rage Against The Machine e Kyuss, ho già buona parte dei pezzi e alcuni li abbiamo anche provati, probabilmente sarà un album a tema, forse con un altro nome, vedremo. Con gli Anua non ho obiettivi prefissati, ma forse stiamo pensando ad un video, ma essendo ambientato in un mondo fantasy non sarà facile, né poco costoso.

Siamo al termine dell’intervista, puoi aggiungere tutto quello che vuoi.

Ringrazio tutti quelli che ci supportano, e ci incoraggiano! E grazie a te Fabrizio per la dedizione che metti in questo blog e nel tuo lavoro!

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Anua – Un Viaggio Senza Terra

Anua – Un Viaggio Senza Terra

2018 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Manuel Rodriguez: voce, chitarra – Luca Grimaldi: chitarra – Andrea Remoli: basso – Piersante Falconi: batteria

Tracklist: 1. Sulla Riva Di Un Lago – 2. Un Cielo Scuro – 3. Canto Di Un Viaggio Finito – 4. Vorrei Tornassi

Senza proclami altisonanti e pubblicità varia gli Anua pubblicano il primo disco dal titolo Un Viaggio Senza Terra. La band laziale si presenta senza inutili chiacchiere o fotografie ingannevoli: tutto è incentrato sulla musica e sui sentimenti che essa riesce a trasmettere. Gli Anua, infatti, sono di poche parole e quasi timidi nel presentarsi nel mercato musicale. Gli Anua sono delicati, così come delicata è la loro musica.

Gli Anua prendono vita dal lavoro di Manuel Rodriguez, il quale ha poi chiamato con se la sua vecchia band folk metal Oak Roots: tutto inizia nel 2016 quando il cantante/chitarrista si ritrova con melodie e canzoni nate in maniera spontanea, e giocando con la voce crea delle linee vocali in lingua fonetica, ovvero senza un significato logico, ma al servizio della musica. In Italia, a tal riguardo, abbiamo un maestro della lingua fonetica, ovvero Paul Chain/Paolo Catena – fondatore nel 1977 dei Death SS insieme a Steve Sylvester – il quale in alcuni lavori solisti ricorre proprio alla lingua fonetica con risultati eccellenti. Quella di Rodriguez è una visione molto ampia che va oltre la musica, e Anua è il protagonista di una storia fantasy: un ragazzo che per salvare il suo mondo deve affrontare un male senza forma.

Un Viaggio Senza Terra sa di malinconia e del salato delle lacrime. Post rock e shoegaze si uniscono a melodie morbide e stacchi acustici molto intensi, si può azzardare che gli Anua prendano la delicatezza dagli Alcest di Souvenirs d’un Autre Monde, il lato onirico dei Novembre di Materia e ci uniscano le melodie di flauto traverso e clarinetto per ritrovarsi quattro lunghe canzoni dai titoli poetici e dal suono personale. Quello di Un Viaggio Senza Terra è in realtà un viaggio verso i sogni e i sentimenti, delle emozioni che la musica (e i libri) sanno donare. I ritmi sono sempre blandi, le incursioni della chitarra acustica frequenti e mai banali, tutto è al servizio della musica e del risultato finale: anche gli assoli di chitarra (Canto Di Un Viaggio Finito) non fanno differenza e si prendono il giusto spazio. Tutto suona armonioso e la sensazione è quella di ascoltare un’unica composizione senza tuttavia accusare la pesantezza dei quaranta minuti, che in realtà scorrono veloci lasciando a chi ascolta buone sensazioni.

Il disco, disponibile solo in formato digitale presso il Bandcamp del gruppo, è stato registrato negli storici 16th Cellar Studio di Roma: Stefano Morabito ha curato tutte le fasi di registrazione, missaggio e mastering con estrema cura e il risultato è ottimo. La copertina molto evocativa ritrae il protagonista della storia Anua ed è stata realizzata dal cantante Manuel Rodriguez, utile – oltre che bella – anche per entrare immediatamente nel mood dell’album.

La musica degli Anua è molto gentile, si affaccia lentamente all’ascoltatore e con poche, morbide note lo fa suo con la stessa decisione di un serpente che stritola la preda. Pur non conoscendo nei dettagli la storia ideata da Rodriguez, siamo tutti in attesa di sapere se Anua sarà riuscito a sconfiggere il male senza forma: dovremo attendere il prossimo disco o il libro illustrato sul quale sta lavorando? Nel dubbio, intanto, possiamo continuare ad ascoltare, rapiti, le belle canzone di Un Viaggio Senza Terra e immaginare il mondo fantasy nel quale vive e combatte Anua.