Apocalypse – Odes

Apocalypse – Odes

2019 – full-length – autoproduzione

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Erymanthon: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Falling In The Darkness – 2. Ode Of Last Twilight – 3. Woods Of Wistfulness – 4. By The River – 5. The Ephemereal Life – 6. Exegi Monumentum – 7. Funeral March

A meno di un anno di distanza dal debutto Si Vis Pacem, Para Bellum, Erymanthon torna a lodare il genio creativo di Quorthon e dei suoi Bathory con il suo progetto Apocalypse. Odes, secondo full-length della one man band (disponibile solo in formato digitale), è difatti un tributo a quanto realizzato dal musicista svedese a cavallo tra Blood Fire Death e il periodo viking. La difficoltà di valutare un lavoro del genere sta proprio nel capire quanto un disco di canzoni originali che sembrano uscire da dei nastri sconosciti dei Bathory periodo 1988-1990 possa avere un senso nel 2020. Si potrebbe quasi parlare di out takes – il tutto è da prendere nell’accezione positiva –, ma negli anni altri gruppi, alcuni di rilevanza internazionale, sono passati da dischi clone di Hammerheart e Blood On Ice a un viking/black metal sì bathoriano, ma nel quale hanno saputo aggiungere quel qualcosa di personale che ora li rende facilmente riconoscibili nel marasma del metal odierno, senza comunque rinnegare la devozione per Quorthon, sempre in bella vista.

Odes è composto da sette tracce (l’intro Falling In The Darkness e l’intermezzo Exegi Monumentum, voce/chitarra cantato in latino di odi oraziane, presenti anche in The Ephemereal Life, più cinque canzoni) per un totale di quarantanove minuti. Come detto in apertura, il disco è un tributo ai Bathory, ma quando Erymanthon prova a mischiare un po’ le carte le cose si fanno più interessanti. By The River – una malinconica canzone acustica, piuttosto scarna nella struttura e che proprio grazie a ciò riesce ad arrivare dritta al bersaglio – e Funeral March – ispirata alla Sonata No.2 Op.35 di Chopin – nella quale le trame della sei corde si fanno più intricate e donano al pezzo un sapore nuovo, sono forse i migliori esempi. E poi ci sono Ode Of Last Twilight, Woods Of Wistfulness e i sedici minuti di The Ephemereal Life (una bella prova di avvenuta maturità compositiva) a ricordare quanto Quorthon sia importante per il giovane musicista piemontese. Se il logo, le copertine e le canzoni (comprese le parole chiave dei titoli) hanno un filo diretto con i Bathory, sorprende la voce – comprese le imprecisioni e le urla stonate – per vicinanza a quella di Thomas Börje Forsberg. Ad ascolto ultimano ci si rende facilmente conto di quanto Odes sia un disco dalle tinte malinconiche, c’è dolore nelle note delle canzoni, ma questo non ha cambiato più di tanto lo stile degli Apocalypse, con le composizioni che comunque hanno guadagnato un qualcosa di distintivo e particolare.

Odes, rispetto al debutto, mostra la volontà, seppur limitata a un paio di brani, di provare qualcosa di meno derivativo fermo restando il legame con il padre del black e del viking metal. Anche la produzione segna un passo in avanti, con un bel basso dal suono caldo e profondo che dona consistenza al sound delle canzoni. I presupposti, come abbiamo visto, ci sono tutti per percorrere il sentiero che ha portato Ereb Altor e Bloodshed Walhalla dall’essere poco più di cover band a gruppi dalla forte personalità in grado di incidere lavori di alta qualità senza per questo rinnegare quanto fatto in gioventù. Gli Apocalypse saranno i prossimi?

Ereb Altor – Blot-Ilt-Taut

Ereb Altor – Blot-Ilt-Taut

2016 – full-length – Cyclone Empire

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Mats: voce, chitarra, tastiera – Ragnar: chitarra, voce – Mikael: basso – Tord: batteria

Tracklist: 1. A Fine Day To Die – 2. Song To Hall Up High – 3. Home Of Once Brave – 4. The Return Of Darkness And Evil – 5. Woman Of Dark Desires – 6. Twilight Of The Gods – 7. Blood Fire Death

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Quella di registrare dischi tributo è una storia ormai vecchia e conosciuta: in molti ci sono passati, grandi nomi e realtà underground, con motivazioni assai differenti, dal semplice racimolare denaro alla più sincera volontà di omaggiare le proprie influenze musicali, per finire col “tappabuchi” tra un disco e l’altro o per concludere in maniera indolore un contratto discografico. I nostri idoli di gioventù ci sono passati un po’ tutti: quale gruppo, compresi gli Iron Maiden, non ha inciso cover da utilizzare come bonus track di edizioni limitate o da inserire in singoli o EP? In quanti hanno scelto di registrare dischi di sole cover? Quello dei Metallica di Garage Inc. è il nome più facile da ricordare, ma ci sarebbero tante formazioni da menzionare, come Overkill, Six Feet Under (ben quattro dischi di cover all’attivo!), Necrodeath ed Helloween giusto per fare qualche esempio.

Come si pone Blot-Ilt-Taut (traduzione in svedese antico di Blood Fire Death), disco tributo degli Ereb Altor nei confronti dei Bathory, nel mercato odierno? Qualcuno ha addirittura parlato di mossa commerciale (!), tutto giusto se non fosse che il disco è in vendita solo in formato vinile in 500 copie. Cosa altro rimane? Rimane l’essenza della musica, la voglia e la necessità di un musicista di omaggiarne un altro, un uomo che viene visto come padre musicale e che nei fatti lo è. Ma non siamo qui per glorificare il lavoro di Quorthon, gli Ereb Altor, come abbiamo visto con i precedenti full-length (Fire Meets Ice e Nattramn), sono ottimi musicisti in grado di comporre grandi canzoni, e con l’occasione hanno inciso una manciata di brani decidendo quasi sempre di rimanere fedeli alla versione originale, pur impostando il tutto su sonorità personali che ormai da anni gli appartengono.

Cosa troviamo all’interno di Blot-Ilt-Taut? Le canzoni sono sette, poche in verità se si pensa alle numerose composizioni dei Bathory che avrebbero meritato di essere inserite in questo disco, ma i motivi che hanno portato la band svedese a incidere solo sette brani sono due: il limitato minutaggio del vinile e la lunga durata di alcune canzoni. Quello che sorprende in positivo, oltre al devastante sound, ma ne parleremo più avanti, è la decisione di spaziare tra il catalogo black e quello viking dei Bathory, mossa che non pareva così scontata all’epoca dell’annuncio della realizzazione di questo album tributo.

Parlare delle singole canzoni è forse inutile, dato che si tratta di composizioni che sono alla base dell’heavy metal nordico, tanto più che gli Ereb Altor hanno deciso di proporle in maniera assai simile alla versione originale. La prima traccia del lato A non può che essere la clamorosa A Fine Day To Die (da Blood Fire Death) vero spartiacque e congiunzione al tempo stesso dei periodi black e viking dei Bathory: un inno di nove minuti che ogni metallaro dovrebbe conoscere a memoria. Segue l’epica accoppiata tratta da Hammerheart, Song To Hall Up High/ Home Of Once Brave, dove l’anima più fiera e vichinga di Quorthon viene a galla; in particolare, merita di essere sottolineato il ritornello di Home Of Once Brave, una delle cose più belle mai ascoltate. Il finale della canzone con le urla demoniache di Mats, creano il collegamento con la thrashy The Return Of Darkness And Evil, per la prima volta inclusa nella compilation Scandinavian Metal Attack (1984) e successivamente riproposta nell’infernale The Return…… (1985). Il sound è molto più pulito rispetto all’operato di Quorthon, e non potrebbe essere diversamente, ma nonostante ciò il feeling oscuro, grazie anche all’ottimo drumming di Tord, rimane lo stesso. Il lato B si apre con un pezzo da novanta, quel Woman Of Dark Desires che nel corso degli anni è stato coverizzato da diversi gruppi. Gli Ereb Altor giocano con le note e trovano dei bei riff dal sapore doom che inseriscono a più riprese, allungando la durata di un minuto e mezzo rispetto l’originale, di fatto realizzando una grande versione di un classico che è stato usato anche come marcia nuziale da fan pazzi dei Bathory. Twilight Of The Gods e Blood Fire Death sono i due inni che chiudono Blot-Ilt-Taut in maniera esemplare, pilastri del viking metal e del metal nordico in generale.

L’elegante vinile blu racchiude il sound massiccio degli Ereb Altor, frutto del lavoro di Tord (nei crediti inserito con il suo nome reale, Jonas Lindström) in studio, mentre la fantastica copertina, ottimo biglietto da visita del vinile, è opera del fotografo/illustratore Robert Kanto, già al lavoro con la band svedese per Nattramn, Fire Meets Ice e il debutto By Honour.

Gli Ereb Altor con Blot – Ilt – Taut hanno realizzato un piccolo capolavoro, riuscendo dove Quorthon, per via di una strumentazione e di una tecnica assai limitata non è riuscito ad arrivare. Il feeling e le idee pazzesche non si discutono di certo, i suoi brani hanno fatto la storia dell’heavy metal, ma non si può non essere d’accordo con il seminale giornalista Maurizio De Paola quando, parlando del mastermind dei Bathory, afferma che “per capire che pezzi bellissimi abbia scritto, devi aspettare che li suoni qualcun altro”. Quorthon è una figura fondamentale della storia dell’heavy metal e gli Ereb Altor lo hanno omaggiato nel migliore dei modi.