Intervista: Hand Of Kalliach

John e Sophie sono marito e moglie e hanno dato vita al progetto Hand Of Kalliach: la coppia scozzese ha da poco realizzato l’EP Shade Beyond, quale occasione migliore, quindi, per scambiare due chiacchiere con i musicisti di Edimburgo? Al centro dell’intervista, chiaramente, il primo lavoro in studio tra musica, influenze e testi. Buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Benvenuti su Mister Folk! Iniziamo parlando della nascita della band: sappiamo che siete marito e moglie, vorrei quindi chiedervi quando avete deciso di suonare insieme e, tingiamo questa pagina di “rosa”, come vi siete conosciuti e se la musica c’entra qualcosa con il vostro incontro.

John: Grazie a te per averci accolti! Entrambi abbiamo suonato insieme per alcuni anni, semplicemente in casa, ma la scorsa estate, durante il lockdown del Regno Unito causato dalla pandemia di COVID – 19, abbiamo iniziato seriamente a scrivere musica. Abbiamo parlato di questo progetto per diverso tempo, e le restrizioni hanno funto da stimolo per realizzarlo.

Sophie: In realtà ci conosciamo sin dai tempi della scuola, anche se più avanti ci vedevamo meno di frequente. La passione per il metal è qualcosa che abbiamo sempre condiviso, e già a quei tempi ne parlavamo moltissimo!

Avete scelto il nome Hand Of Kalliach: cosa significa e perché questa scelta?

Sophie: “Kalliach” è un gioco di parole su “Cailleach”, che è il nome di un’antica divinità scozzese (una strega divina) legata all’inverno. Nella mitologia scozzese, la leggenda narra che questa strega viva in fondo a un enorme gorgo (chiamato Corryvreckan, il terzo più grande del mondo) al largo della costa dell’Isola di Islay, da cui provengono alcuni membri della famiglia di John.

John: Una leggenda narra che la strega emerga dal vortice per accompagnare l’inverno, e nel folklore assume numerose connotazioni negative; ma a parte questo, è anche una divinità creatrice, e la nostra musica si incentra proprio su questo dualismo tra benevolenza e malevolenza, oltre che sulla storia, sulla mitologia e sui paesaggi delle isole scozzesi. Ma l’idea dell’ “antica divinità dell’inverno che vive sotto il grande vortice”… mi è sempre sembrata piuttosto metal, anche quando ero ormai cresciuto!

La vostra musica è di difficile collocazione: credo che sia una caratteristica che abbiate in un certo senso cercato, ma vorrei chiedervi come descrivereste la vostra proposta a chi non ha mai avuto modo di ascoltarvi.

John: Decisamente era questo il nostro intento, ciò che volevamo fare era mescolare parti del folklore scozzese assieme ad elementi di sottogeneri metal che apprezziamo particolarmente, e che meglio si adattano alle melodie celtiche da cui partiamo. In origine definivamo il nostro genere semplicemente come “Celtic Metal”, ma ci sono giunti vari commenti in cui gli ascoltatori lo hanno definito folk, death, black, prog…e la lista potrebbe allungarsi!

Sophie: Markus di MetalMessage, che ha gentilmente lavorato con noi, era un grande fan del nostro genere, e ci suggerì la definizione “Atmospheric Celtic Metal”, che in realtà ci piace molto: l’atmosfera e le influenze scozzesi sono esattamente ciò che vogliamo catturare assieme al suono, dunque l’utilizzo di elementi melo/death/black aggiunge corposità al tutto.

Nell’EP Shade Beyond ci sono molte chitarre e pochissimo spazio agli strumenti tradizionali. Una scelta chiara a livello stilistico, dettata da quale volontà?

John: Hai assolutamente centrato il punto, abbiamo scelto appositamente di utilizzare al minimo gli strumenti tradizionali. Gli elementi chiave che abbiamo estrapolato dalla musica folk scozzese sono le strutture estremamente melodiche, le chiavi, i ritmi e le indicazioni dei tempi. Sebbene apprezziamo molto l’utilizzo degli strumenti tradizionali in gran parte del folk metal contemporaneo, nella nostra musica adattiamo i ritmi e le melodie del nostro folklore alle chitarre distorte. Per esempio, in Fathoms, la melodia principale è in realtà quella che si può ascoltare dalle cornamuse… ma noi pensiamo che si possa adattare molto bene a una chitarra distorta.

Sophie: Lo stesso avviene per la chitarra principale in Overwhelm: si tratta del tipo di melodia che viene suonata dal fiddle (il violino scozzese), riprodotta utilizzando la stessa chiave e lo stesso ritmo su una chitarra. Questo rende più potente e tagliente un suono che altrimenti risulterebbe quasi fatato, donandogli una nuova dimensione. Facciamo anche uso del gaelico scozzese, che è una lingua meravigliosa per il metal: ci sono moltissimi suoni gutturali che si adattano benissimo al nostro sound, quando John li urla!

Ci sono band che fanno largo uso di strumenti folk e che vi piacciono? Quali sono i gruppi che maggiormente vi hanno influenzato come musicisti e come Hand Of Kalliach?

John: Abbiamo gusti piuttosto ampi, che coprono sia numerosi sottogeneri metal e rock, sia il folk tradizionale. Per quanto riguarda il metal, sono un grande fan del melodic/technical death (in particolare sul tipo di In Flames e Fallujah), e sono molto ispirato da band come i Mastodon, che non rientrano in un unico genere: hanno creato un loro sound peculiare, mescolando tantissimi elementi e influenze diversi tra loro. Al di fuori del metal, ascolto un mix bizzarro di folk scozzese, downtempo, shoegaze… le mie playlist consigliate di Spotify a volte son un po’strambe!

Sophie: Io tendo di più verso un mix di speed e folk metal, come Primordial ed Eluveitie, anche se, all’infuori del metal, alcune delle mie band preferite si collocano maggiormente tra il folk e l’indie. La musica folk tradizionale è molto popolare in Scozia, e non c’è carenza di musica live a riguardo: questo ci ha ispirati nella scelta di utilizzare i suoi elementi nel nostro sound. Credo che la varietà stilistica nella nostra musica rifletta, probabilmente, le nostre diverse influenze.

La quarta canzone, White Horizon, suona inizialmente più leggera, con la voce di Sophie e un’atmosfera gothic che caratterizza questa composizione. Dell’EP è l’unica a suonare in questo modo: un esperimento, un’anticipazione sui prossimi lavori o un brano fine a sé stesso?

Sophie: Questo è un altro esempio in cui siamo partiti da una melodia tratta da un elemento del folk scozzese, in questo caso l’arpa celtica (tipicamente accompagnata da una voce femminile), e abbiamo poi costruito la canzone intorno ad essa. Mentre stavamo scrivendo la canzone, abbiamo pensato di passare la melodia interamente alla chitarra, come avvenuto per le altre tracce dell’EP, ma poi ci siamo resi conto che il suono dell’arpa si sposava benissimo con il vibrato e le chitarre black metal, creando l’atmosfera gotica e dark di cui parli, quindi abbiamo deciso di mantenerlo, per bilanciare il tutto.

John: Parlando della sequenza delle tracce, volevamo offrire un momento di “riflessione” dopo la seconda e la terza (piene di energia): la voce di Sophie, che intona le parti vocali iniziali seguendo un downtempo rallentato, contribuisce a questa atmosfera quasi ampia e rilassante. Ci piace molto il modo in cui cambia la dinamica dell’EP, e tornando all’ispirazione tratta dalla Cailleach, ricorda molto l’arrivo di un inverno oscuro, appena dopo una tempesta. Sebbene non possa risultare gradito a quegli ascoltatori che vorrebbero un suono categorizzato in maniera più rigorosa dai nostri lavori, vogliamo senza dubbio mantenere questo approccio, modificando il suono nel corso della registrazione, pur mantenendo un forte tema conduttore: dà sicuramente più ossigeno all’espressione.

Trovo la traccia conclusiva, In Tempest Wrought, la più interessante dell’EP, forse perché presenta a livello ritmico e musicale delle piccole novità che la rendono dinamica e sotto certi aspetti anche accattivante. Cosa pensate di quello che ho detto?

John: Sono davvero contento che tu la consideri come la più interessante, dato che è la mia preferita dell’EP! È stata l’ultima traccia che abbiamo composto, e ancora una volta siamo partiti da una melodia celtica (in questo caso, maggiormente ispirata alle cornamuse), modificandola per le chitarre, e abbiamo costruito la traccia da questo punto di partenza. Ero un po’titubante nel pubblicarla così com’è, dato che una durata totale di sette minuti potrebbe essere vista come un desiderio di concedersi troppe libertà, ma andando avanti con il lavoro ci siamo accorti che procedere in questo modo era sempre più la soluzione migliore.

Sophie: Credo che l’intro, con i suoi riff di chitarra piuttosto semplici, il cantato death e gli accordi aperti, contribuisca molto a collocare lo scenario del testo e a realizzarne l’atmosfera, specialmente per lo sviluppo successivo, quando si passa a una velocità raddoppiata lungo la traccia. In origine, avrei dovuto cantare alcune parti nella prima metà del brano, ma durante la registrazione ci siamo resi conto che l’atmosfera e il contrasto che si erano creati funzionavano molto meglio così com’erano, anziché introdurli soltanto nel breakdown, dopo l’assolo.

Mi piacerebbe saperne di più sui testi, di cosa parlano?

Sophie: Scriviamo testi piuttosto astratti, ma legati a un tema portante in tutto l’EP, strettamente correlato al tempo, alla mortalità e alla mitologia. Ciò detto, dal nostro punto di vista personale i brani dovrebbero innanzitutto trasmettere il loro significato all’ascoltatore. Anche se abbiamo ben chiaro in mente quale debba essere, questo non vuol dire che sia ciò che il pubblico potrebbe voler ascoltare (o che abbia addirittura bisogno di ascoltare) quando si avvicina ai brani per la prima volta.

John: Anche paesaggi e i personaggi delle isole che si affacciano sulla costa est scozzese rappresentano una grande fonte di ispirazione. Laggiù si ritrova un punto di incontro tra le culture provenienti dalla Scozia, dall’Irlanda e dai Paesi nordici, e si tratta di luoghi che possono essere sia selvaggi e tempestosi, sia estremamente calmi e sereni. Abbiamo cercato di traslare questa dualità (presente sia nel paesaggio, sia nell’ambiente) non solo nei testi, ma nell’intero EP.

Com’è la scena metal in Scozia? Vi sentite parte di essa?

Sophie: A dire il vero, abbiamo una scena musicale abbastanza notevole in Scozia, ma per la maggior parte riguarda l’ambiente underground. Ad ogni modo, in ogni grande città è possibile trovare locali in cui si esibiscono band metal, e tutte hanno stili molto diversi tra loro.

John: La nostra più grande sfida, probabilmente, è stata quella di iniziare a comporre nel pieno delle restrizioni da COVID-19, quindi non abbiamo avuto la possibilità di radunare volontari disposti a preparare live show insieme a noi. In ogni caso, si tratta di una scena molto accogliente, e non vediamo l’ora di tornare a farne parte quando i locali riapriranno.

State lavorando a della nuova musica?

Sophie: Certamente! Siamo davvero onorati di tutti i giudizi positivi che abbiamo ricevuto, e a dirla tutta, la cosa ci ha anche colti abbastanza di sorpresa: il nostro è un progetto abbastanza insolito, e non avremmo mai immaginato che avrebbe raggiunto così tante persone. Durante la fase di composizione, lo abbiamo immaginato essenzialmente come un progetto guidato dalla passione. Comunque, abbiamo registrato un grandissimo numero di ascolti da quando abbiamo pubblicato il lavoro, a dicembre 2020, e le recensioni sono state molto lusinghiere: siamo davvero colpiti dal fatto che sia stato apprezzato da un pubblico così vasto, e sicuramente tutto ciò rappresenta un grande stimolo ad andare avanti.

John: Assolutamente, un simile riscontro non ha fatto altro che motivarci ancora di più; al momento abbiamo alcuni brani in produzione, nell’ottica di pubblicare un intero album nel 2021, preceduto da alcuni singoli.

John e Sophie, grazie per aver risposto alle mie domande, volete aggiungere qualcosa e salutare i lettori di Mister Folk?

John: Grazie mille! Vorremmo inoltre ringraziare calorosamente tutti coloro che ci hanno sostenuti, inclusi i giornalisti come te: vi siamo immensamente grati, e apprezziamo davvero chi sostiene il metal underground.

Sophie: Sono d’accordo, la comunità metal internazionale è stata davvero calorosa e incoraggiante nei nostri confronti, grazie di cuore. Se qualcuno tra i tuoi lettori volesse tenersi aggiornato, può seguirci su Spotify, Bandcamp e sulle nostre pagine social: saranno i primi a sapere quando pubblicheremo qualcosa di nuovo!

ENGLISH VERSION:

Welcome on Mister Folk! Let’s start our interview talking about the creation of your band: we know that you are a couple, husband and wife, so I would like to ask you when you have decided to start playing together. Just to give a touch of romance to this page: how have you known each other? Did it happen thanks to music?

John: Thanks very much for having us! We have both played casually together for a few years just at home really, but we started seriously writing in summer 2020 during the COVID-19 lockdown in the UK. The project had been something we had talked about doing for some time and the restrictions served as a good prompt to do so.

Sophie: We actually knew each other when we were at school, although didn’t get together much later, and a love of metal was something that we both shared and talked about extensively even back then!

You have chosen the name “Hand Of Kalliach”. What does it mean? What are the reasons behind this choice?

Sophie: “Kalliach” is a play on “Cailleach”, which is the name of an ancient Scottish hag god of winter. In Scottish mythology the legend goes that she lives at the bottom of a huge whirlpool (called Corryvreckan, the 3rd largest in the world) off the coast of the Isle of Islay, where some of John’s family are from.

John: One legend holds that she emerges from the whirlpool to usher in winter, and has a lot of malign connotations in folklore; but that said, she is also a creator deity, so the music we make is centred around these dual concepts of benevolence and malevolence, and the history, mythology and land/seascapes of the Scottish islands. But the “ancient god of winter living underneath the huge whirlpool” always sounded pretty metal to me growing up in any case!

Your creations are quite difficult to be classified in a single genre: I may guess that it’s a result you aimed to, in a certain way, but I would like to ask you to describe your music to someone who has never had the opportunity to try it.

John: Yes, that was definitely the intention – what we wanted to do was blend together parts of Scottish folk with elements of metal subgenres that we really enjoy, and that best fit the base Celtic melodies we start from. We were originally just calling it Celtic metal, but a number of commentators have called it variously folk, death, black, prog… the list goes on…!

Sophie: Markus from MetalMessage who has kindly been working with us was a great supporter of the sound, and recommended ‘Atmospheric Celtic Metal’, which we actually really like – the atmosphere and the Scottish influences are exactly what we want to capture above all else with the sound, and then the use of melo/death/black metal elements just adds to that core.

Your EP, Shade Beyond, is full of guitar sounds and riff, but there is a lack of traditional instruments. It is a clear stylistic choice, but what is the purpose?

John: You’re absolutely right, it was an active choice to minimise the use of traditional folk instruments. The key elements we lift from traditional Scottish folk music are the heavily melody-driven structures, keys, rhythms and time signatures. Whilst we fully appreciate and applaud the use of traditional folk instruments in a lot of contemporary folk metal, in our music we instead adapt the traditional melodies and rhythms for distorted guitars – for example, the high melody in ‘Fathoms’ is actually the sort of melody you might hear on Scottish bagpipes, but we think it works really well adapted for the guitar instead.

Sophie: The same goes with the high guitar in ‘Overwhelm’, which is the type of melody you would normally find being played on the fiddle (Scottish violin) – by taking the same key and the same rhythm, but playing it with the guitar instead, it adds a lot more power and edge and ultimately a whole new dimension to what would otherwise be a fairly soft tune. We also use a bit of Scots Gaelic, which is a wonderful language for metal – there are a great number of guttural pronunciations that really lend themselves to the atmosphere when John is screaming them!

Many bands in the musical scene make use of traditional folk instruments: do you appreciate some of them? Which artists have influenced you the most, as single musicians and as Hand Of Kallach?

John: We have pretty broad tastes, covering a lot of metal and rock subgenres but also traditional folk. On the metal side, I’m a big fan of technical/melodic death metal, particularly the likes of Fallujah and In Flames, and I’m inspired by the more genre-defying bands like Mastodon that just create their own sound from a lot of different elements and influences. Outside of metal, I listen to a really weird range of Scottish folk, downtempo, shoegaze… my Spotify recommended playlists are sometimes a bit bizarre!

Sophie: I lean more towards a mix of speed and folk metal tastes, like Primordial and Eluveitie, though outside of metal some of my favourite bands are more in the folk/indie space. Traditional folk is very popular in Scotland, and there’s no shortage of live music supporting it, which definitely inspired us to pull parts from it into our sound. I think the breadth of styles in our music is probably reflective of these fairly diverse influences.

The fourth track, White Horizon, starts with light tunes: Sophie’s voice and a gothic atmosphere are the main characteristics of this song. This is the only track in the EP that sounds this way: is it an experiment, an anticipation of your next works or just a song for its own sake?

Sophie: This is another example where we’ve started off with a melody driven by Scottish folk, in this case a Celtic harp, which is typically accompanied by female vocals, and built the song around that. When we were writing the melody, we were originally going to move it onto the guitar as per the previous tracks in the EP, however as you say with the dark and gothic atmosphere that was coming through, we felt it countered the the black metal tremolos and guitar parts really well, so much so that we kept the harp in to balance it out.

John: In terms of track sequencing, we wanted to have a moment of reflection after tracks 2 and 3, which are very energetic, and having Sophie sing the opening vocals over a slowed down tempo just gave this almost chilling, expansive atmosphere. We really liked how it changed the dynamic of the EP, and going back to the Cailleach inspiration it was almost like a dark winter arriving after a storm. Whilst it may not sit well with some listeners that want a more rigidly defined sound from their releases, we definitely want to continue this approach of morphing the sound throughout the record whilst keeping a strong theme, as it gives a lot more oxygen for expression.

The last song, Tempest Wrought, is in my opinion the most interesting one in the EP, perhaps because it shows some novelties from the point of view of music and rhythm: they make it really dynamic and catchy. What do you think about this?

John: Well I’m really glad you found that the most interesting, as it’s definitely my favourite on the EP! This was the last track we wrote, and once more we started with a Celtic melody (more bagpipe-inspired again for this one), altered it for the guitars and built the track from there. I was a little hesitant in releasing it as it is, as a 7 minute runtime always seems a little self-indulgent, but the more we were working on it the more it just came together.

Sophie: I think the start with fairly simple guitar riffs, death vocals and open chords for atmosphere works really well in settling the scene and the atmosphere for when it transitions to the speed doubling halfway through. We originally were going to have some of my vocals in the first half of the track as well but as we were recording we realised that the atmosphere and the contrast that they bring worked all the better if they were only introduced at the breakdown following the solo.

I would like to know more about the lyrics. What are the main themes?

Sophie: We do write fairly abstract lyrics, but there is a common theme through them in the EP, closely tied to time, mortality and mythology. That said, our personal view is that songs should first and foremost hold the meaning to the person that listens to them – whilst we do have meanings in mind, that’s not to say that’s what a listener might hear, or want to hear, or even need to hear when they first play the track.

John: The landscapes and character of the islands on the Scottish west coast are also a big inspiration; it is historically a nexus of cultures from Scotland, Ireland, and the Nordic countries, and can be a very wild and stormy place, but at other times extremely serene. The duality of the landscape and environment there is something we have tried to reflect within the lyrics and the broader EP.

How is the Scottish metal scene? Do you feel part of it?

Sophie: There is actually quite a substantial metal scene in Scotland, but I would say it’s underground for the most part. However, you can definitely find a few metal venues in each major city, and bands that play them – and their styles are very diverse.

John: I suppose the challenge is we only really started writing whilst under COVID restrictions, so we have not been able to pull some willing volunteers together to play some live shows yet. But it’s a very welcoming scene, and we’re really looking forward to getting back into it once venues reopen.

Are you working on some new music at the moment?

Sophie: Definitely! We have been really humbled by the positive response so far, which to be honest took us a bit by surprise – this was a bit of an unusual project that we didn’t think would resonate with many people at all, it was essentially a passion project when we were writing it. However we’ve had a huge amount of track plays since launch in December 2020 and had some very positive reviews, and we are blown away that so many have enjoyed it, and that has certainly encouraged us to keep going with it.

John: Absolutely, we’ve been hugely motivated by the response, and have a few tracks in production currently with a view to releasing a full length later in 2021, and may drop a couple of singles before then.

John and Sophie, thank you very much for this interview. Would you like to add something and greet Mister Folk’s readers?

John: Thanks very much! We would like to say a massive thanks to all of those that have supported us so far, including writers like yourself – we are incredibly grateful for it and really appreciate those that champion the metal underground.

Sophie: Agreed, the international metal community has been so welcoming and encouraging, so thank you. If any of your readers want to be kept updated they can follow us on Spotify/Bandcamp and our social media pages and they’ll be the first to know when we’ve got new releases!