Intervista: :NODFYR:

Ho scoperto l’esistenza dei :NODFYR: girando per il sito della Van Records: c’era questa neonata band che stava per pubblicare un EP di due brani in formato cd e vinile 7″. La descrizione diceva “pagan metal” e con musicisti che avevano fatto parte degli Heidevolk. Tanto è bastato per farmi acquistare In Een Andere Tijd nel 2017, un breve lavoro di rara intensità, ma ci sono voluti ben quattro anni per poter avere tra le mani il disco di debutto Eigenheid, una solida conferma di pagan metal quadrato e potente. Intervistare la band olandese era a dir poco obbligatorio e i musicisti non si sono certo tirati indietro con risposte scolastiche. Musica sincera che viene direttamente dal cuore: ascoltatela dopo aver letto questa piacevole chiacchierata.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Chi segue Mister Folk già ha avuto modo di leggere di voi, ma vi chiedo comunque di iniziare l’intervista con la classica introduzione della band.

I :NODFYR: sono nati nel 2011, da un’idea mia e di Niels: volevamo creare musica di sfondo pagano, ma che avesse anche un’aura più solenne. Il nome ‘nodfyr’ si riferisce a un rituale pagano legato al fuoco, ma per noi simboleggia anche l’inizio di qualcosa di nuovo, una nuova avventura creativa che si focalizza in maniera precisa su questioni di natura più spirituale e personale, e che non si limita a cantare di eventi storici. In seguito alla decisione di Niels di perseguire altri obiettivi, mi sono unito a Jasper e Mark degli Alvenrad, e insieme abbiamo portato avanti il progetto.

Ho acquistato il vostro EP In Een Andere Tijd appena uscito e devo confessarvi che non vedevo l’ora di poter ascoltare questo disco. Siete soddisfatti del lavoro fatto?

Sì, direi che sia maturato piuttosto bene. È sempre interessante ascoltare qualcosa del passato e notare quanti progressi abbiamo fatto da allora, ma sento che quel lavoro rappresenti in maniera perfetta quello che era il nostro stato d’animo del momento: per questo, direi che sia qualcosa di cui andiamo ancora molto fieri!

Siete nati nel 2011, ma il primo lavoro è stato pubblicato sei anni più tardi e per il full-length ce ne sono voluti nove. Come mai tutto questo tempo?

È stato tutto dovuto al fatto che eravamo coinvolti in molti progetti diversi: non è stato sempre facile conciliare i nostri diversi impegni e l’energia creativa. È stata la prima volta in cui io, Jasper e Mark abbiamo lavorato insieme: possiamo dire di avere personalità e modalità di comporre musica molto differenti; quindi, ci è voluto un po’per equilibrare il tutto. Alla fine, siamo tutti molto devoti alla causa dei :NODFYR:, e sebbene ognuno di noi abbia le proprie idee su come raggiungere gli obiettivi creativi, riusciamo sempre a venirci incontro. Nutro un profondo rispetto verso Jasper e Mark, come musicisti ma ancor di più come persone: perciò, anche se i processi creativi possono essere davvero estenuanti, ne vale sempre la pena!

Eigenheid è uscito qualche mese fa, come è stato accolto dal pubblico? Potendo tornare indietro cambiereste qualcosa?

Fortunatamente, abbiamo ricevuto molti feedback positivi! Nel momento in cui si scrivono musica e testi, è come se si desse alla luce qualcosa; perciò, amiamo incondizionatamente la nostra “creatura”…ma è stato bello sapere che anche altre persone ne abbiano tratto qualcosa. Non credo che avremmo realizzato questo album in maniera differente anche se ne avessimo avuto la possibilità: abbiamo impiegato molto tempo per comporlo e registrarlo; quindi, tutte le nostre decisioni sono state prese in maniera consapevole.

La prima volta che vi ho ascoltato ho pensato che suonaste come i primissimi Heidevolk, ma più epici e quadrati. Voi cosa ne pensate e come “vedete” la vostra musica?

Sono d’accordo, condividiamo alcuni tratti, e credo che sia perché Niels era molto coinvolto nella stesura dei testi sia del primo album degli Heidevolk, sia della prima canzone dell’EP dei :NODFYR:. Suppongo che anche le mie parti vocali possano giocare il proprio ruolo in questo. Con i :NODFYR: ho l’impressione di avere un po’più di solennità e malinconia, e anche i testi sono di natura molto più personale. Anche se sono felice dei risultati ottenuti con gli Heidevolk a quei tempi, avevo sempre di più in mente il pensiero di dover compromettere le mie preferenze musicali e concettuali: in una band composta da sei persone, ognuna delle quali con opinioni molto forti, può essere inevitabile che qualcosa non corrisponda ai propri gusti. Personalmente, trovo che i :NODFYR: mi portino meno a scendere a compromessi: si accordano con ciò che desidero in una band in termini di musica, testi e artwork. Credo che anche gli altri pensino lo stesso!

La grafica del disco è veramente bella, ma nel libretto avrei gradito la presenza della traduzione dei testi in inglese per poterli comprendere. Volete raccontarci qualcosa sulla scelta della copertina e nel prossimo lavoro ci saranno i testi tradotti?

Abbiamo pensato a tradurre i testi, ma avevamo la forte impressione che tutta la loro essenza poetica sarebbe andata perduta: ci sono alcune espressioni che sono semplicemente troppo difficili da tradurre senza sacrificarne il significato o il sentimento. Invece, abbiamo optato per inserire informazioni dettagliate sui social media, in modo tale da dare un’idea del contenuto dei testi anche a coloro che non parlano la nostra lingua. Il dipinto sulla copertina di Eigenheid si intitola “Heidelandschap bij Oosterbeek” (“Brughiera vicino Oosterbeek”), ed è opera di Cornelis Lieste (1817 – 1861), il “pittore della luce” specializzato in paesaggi romantici e noto per le sue ampie vedute del cielo e per le basse linee dell’orizzonte. Dal 1854 e fino al 1856, Lieste visitò regolarmente la colonia di artisti romantici plein air di Oosterbeek, un villaggio che si trova vicino ad Arnhem, il capoluogo della regione della Gheldria (Gelderland in neerlandese, N.d.T.).

A proposito di testi, vi chiederei quindi di parlarci delle tematiche trattate nelle canzoni, e se c’è un testo in particolare che volete approfondire con noi.

Certamente! La prima canzone di Eigenheid, Mijn oude volk, è un’ode ai nostri antenati lontani, gli antichi popoli germanici da cui discendiamo. In essi vediamo le nostre radici più profonde e crediamo di dovere la nostra esistenza al modo in cui hanno plasmato la nostra storia. Anche se molti secoli ci separano,  sentiamo di avere una forte connessione con loro. Le loro storie, le loro azioni, la loro arte e i miti si trovano alla base della nostra identità e continuano ad ospitarci anche oggi. Gelre, Gelre è dedicata alla nostra terra natia. La Gheldria e le nostre anime sono connesse e la sua natura, storia e il suo folkore sono per noi fonti inesauribili di ispirazione. Secondo la saga di Wichard, il drago che venne ucciso da lui e/o da suo fratello Lupold nell’anno 878, avrebbe gridato incessantemente “Gelre, Gelre”. Questo è poi divenuto il nome dell’omonima città di Geldern, del ducato di Guelders, e dell’odierna regione della Gheldria. I boschi, la brughiera, i prati, la terra argillosa, le grandi dune di sabbia viva, i fiumi, i castelli, le antiche città e i piccoli villaggi della Gheldria racchiudono tutti tantissimi ricordi e memorie, e possiamo ancora udire l’urlo del drago. Le parole del testo riguardano la scoperta del proprio destino e la formazione del proprio futuro e la rivelazione del destino, che portano a diventare ciò che siamo. Crediamo che noi tutti abbiamo una storia da seguire e un ruolo da ricoprire in questa vita. Come musicisti e narratori, abbracciamo il nostro destino e procediamo seguendo il sentiero che le Norne hanno preparato per noi. Driekusman riguarda il nostro folklore. Si tratta di un canto (e di una danza) tradizionale che proviene dall’Olanda orientale, e narra di un amore impossibile. Ammiriamo la capacità che queste antiche canzoni hanno di riunire persone di ogni generazione, e con sentieri di vita differenti. La nostra versione, risultato di una collaborazione con i Folkcorn, esprime il nostro amore sia per il folk tradizionale, sia per il metal contemporaneo. Bloedlijn riguarda le proprie origini, i legami familiari e i tratti che abbiamo ereditato dai nostri antenati diretti. I frutti raccolti dopo aver scosso l’albero genealogico sono molti! Gli anziani tornano in noi e li portiamo nel futuro. Zelf è uno dei primi brani che abbiamo scritto. Riguarda un viaggio personale, il fatto di stabilire il proprio percorso e scrivere la propria saga. È basata sull’idea idea di sacrificarsi, mutare la propria pelle e crescere continuamente, per raggiungere appieno il proprio potenziale. Nagedachtenis è un testamento e un “balsamo” per coloro che sono rimasti indietro, dopo che il viaggio verso il cielo ha avuto inizio.

Due membri su tre fanno parte degli Alvenrad, band che apprezzo e che è presente nell’archivio della webzine. Conoscendo la loro proposta mi sarei aspettato qualche influenza progressive nel sound dei :NODFYR:, invece voi marciate dritti come carri armati!

Ahahah, è vero, tutte le loro brame progressive scorrono libere negli Alvenrad, ma con i :NODFYR: mostrano molto di più del loro lato tradizionale. Hanno in uscita un nuovo album intitolato Veluws IJzer, che riguarda la regione della Veluwe.

Drieuksman è la canzone più folk del disco, una strumentale da tre minuti che ben spezza il ritmo dell’album. È nata con questa intenzione?

Jasper e Mark hanno arrangiato nuovamente una parte di questa canzone tradizionale in un brano più oscuro rispetto all’originale. Direi che ciò simboleggia lo spettro dei nostri interessi musicali, da ciò che è antico e allegro, per arrivare a cose più contemporanee e malinconiche!

Wording invece ha una forte influenza doom e il risultato è davvero ottimo! Seguite la scena doom e quali sono i gruppi che maggiormente vi interessano? La canzone è nata dal riff principale per poi proseguire o ha avuto una genesi differente?

Ti ringrazio! Si, di tanto in tanto apprezziamo tutti una buona dose di doom. La mia band preferita di questo genere sono di gran lunga gli italiani Abysmal Grief! Sono anche un grande fan di Type O Negative, Candlemass e My Dying Bride, anche i Reverend Bizarre vanno giù bene, e Will Of Gods Is A Great Power degli Scald è un capolavoro del pagan doom! Alcuni di noi si sono cimentati nel Supernatural Doom Metal in un progetto chiamato Gaistaz… Sì, con Wording la canzone è evoluta a partire dal riff principale, Mark e Jasper hanno avuto l’idea e il brano si è praticamente composto da solo, a partire da quel punto. Se ben ricordo, è stata l’ultima canzone che abbiamo completato per l’album.

Gelre, Gelre è un vero e proprio inno! Non a caso avete pubblicato la canzone lo scorso agosto come antipasto di questo cd.

Era davvero il brano più adatto, piuttosto semplice da imparare e rappresentativo riguardo il tema dell’album! Il video è stato girato in una location storica che di solito è chiusa al pubblico; quindi, la canzone ci ha anche aperto alcune porte!

In un post pubblicato su Facebook a metà giugno parlate di iniziare un nuovo viaggio dopo aver concluso quello di Eigenheid. Potete dirci qualcosa circa lo stato dei lavori?

Ci stiamo lavorando! L’ obiettivo  finale è quello di pubblicare un nuovo album su un tema che abbiamo già deciso, e prima di questo pubblicheremo un paio di singoli che non ne faranno parte. Di certo, spero che non ci vorranno altri dieci anni per pubblicare un altro full-length…

Grazie per il vostro tempo; potete chiudere la chiacchierata come meglio preferite.

Grazie mille per l’intervista, Fabrizio! Speriamo che il tuo pubblico abbia apprezzato sia la nostra conversazione, sia l’album!

Joris in concerto

ENGLISH VERSION:

Mister Folk followers have already read something about you: anyway, I would like to ask you to start this interview by introducing yourself and the band.

:NODFYR: was started back in 2011 by Niels and me, we wanted to make heathen music with a more solemn vibe. The name ‘nodfyr’ refers to a pagan fire ritual but to us it also symbolized the start of something new, a fresh creative adventure with a clear focus on more spiritual and personal matters rather than just singing about historic events. After Niels decided to pursue other goals I hooked with Jasper and Mark of the band Alvenrad, and together we carried the torch further. 

I purchased your EP, In Een Andere Tijd, right after its release: I must confess that I couldn’t wait to listen to it. Are you satisfied with your job?

Yes, I would say it aged pretty well. It’s always interesting to hear stuff from the past and to notice how we developed since then, but I feel that release perfectly captured the mood we were in at that moment so it’s something we’re still very proud of!

The band was founded in 2011, but your first work has been released six years after, and it took nine years for the full-length. Why have you waited so long?

That has everything to do with the fact that we’re involved in a lot of different projects and that it was not always easy to combine our agendas and creative energies. It was the first time Jasper, Mark and I worked on an album together and it’s safe to say we have very different personalities and ways of writing music, so that took a little adjusting. In the end we’re all very committed to the cause of :NODFYR: and while we each have our ideas how to reach our creative goals we always manage to find each other somehow. I have a huge respect for them as musicians but more importantly as persons, so even though the creative processes can be very exhausting they’re always worth the effort!

Eigenheid was released a few months ago: what about the public reception? If you had the possibility of turning back time, would you change something?

We got a lot of positive feedback thankfully! When writing the music and lyrics it’s basically like giving birth to yourself so we love our baby no matter what, but it was good to hear other people also got something out of it. I don’t think we would have done anything in a different way if we would get the chance, we took a lot of time writing and recording it so all our decisions were very conscious.

During my first listen to your music, I thought that it sounded similar to Heidevolk’s one, remembering their very first works… but your style was more epic and solid. What is your opinion about that? How do you “see” your music style?

I agree it shares some similarities, I think that’s because Niels was very much involved in the songwriting of both the first Heidevolk album and the first song of the :NODFYR: EP. I suppose my vocals may play a role in that too. With :NODFYR: I feel we have a bit more solemness, moodiness and the lyrics are of a far more personal nature. Even though I’m happy with what I achieved with Heidevolk at the time I increasingly had the idea that I had to compromise my musical and conceptual preferences, and in a band with six people with very strong opinions it may be inevitable that not everything is according to your own taste. :NODFYR: is less compromising to me personally, it’s in accordance with what I want the band to be like in terms of music, lyrics and artwork. I suspect the other people involved in it have similar thoughts about that themselves too!

The album shows awesome graphics, but in my opinion, it would have been nice to see the English translation of the lyrics in the booklet, to understand them better. Would you like to tell us something about the choice of the cover image? Are you thinking about including the translated lyrics in your next work?

We thought of translating the lyrics but felt too much of the poetic essence would be lost, certain ways of saying things are just too hard to translate without sacrificing meaning or feeling. Instead we opted for extensive liner notes on our social media to give people that do not speak our language an idea what we sing about. The painting on the cover of Eigenheid is called “Heidelandschap bij Oosterbeek” (“heath landscape near Oosterbeek”), by Cornelis Lieste (1817 – 1861). The “painter of the light” specialized in Romantic landscapes and was known for his wide skies and low horizons. From 1854 until 1856 he regularly visited the artist colony of Romantic plein-air painters in Oosterbeek, a village near the Gueldrian capital Arnhem.

Speaking of the lyrics, I would like to ask you to tell us more about the themes of your songs. Would you like to talk about some lyrics in a more detailed way?

Certainly! The first song on Eigenheid, Mijn oude volk is an ode to our distant ancestors, the ancient Germanic peoples that we descended from. In them we see our deepest roots and we believe we owe our existence to the way they shaped our history. Even though we are divided by many centuries we feel strongly connected to them. Their stories, deeds, art and myths stand at the very basis of our identity and they continue to inspire us to this day. Gelre, Gelre is dedicated to our home soil. Gelderland and our souls are interwoven, and its nature, history and folkore are unending sources of inspiration to us. According to the saga of Wichard, the dragon that was slain by him and/or his brother Lupold in the year 878 would incessantly cry “Gelre, Gelre”. This became the namesake of the town of Geldern, the duchy of Guelders, and present-day Gelderland. The woods, heath, meadows, clay, sand drifts, rivers, castles, ancient cities and tiny villages of Gelderland all carry so many memories, and we can still hear the dragon’s cry. Wording is about discovering one’s own destiny, shaping one’s own future, the unraveling of fate and becoming who we really are. We believe we all have a narrative and a part to play in this life. As musicians and storytellers we embrace our fate and act accordingly by treading the path set before us by the Norns. Driekusman deals with our folklore. It’s a traditional song and dance from the east of the Netherlands and it’s about an impossible love. We admire the ability of these old songs to bring people from all generations and walks of life together. Our version, a collaboration with Folkcorn, expresses our love for both traditional folk and contemporary metal. Bloedlijn is about ancestry, family ties and the traits we inherited from our direct forebears. The fruits yielded from shaking the family tree are many! The elders return in us and we carry them into the future. Zelf is one of the first we wrote. It is about a personal journey, setting your own course and writing your own saga. It is based on the idea of sacrificing, shedding skin and continuously growing in order to reach your full potential. Nagedachtenis is a testament and a healing for those left behind after the journey to the hall up high commences.

Two members of your band also play in Alvenrad: I truly appreciate them, and they are in our webzine’s archive as well. Being aware of their style, I expected some progressive influence also in :Nodfyr:’s sound… but apparently, you march straight, like tanks!

Hahaha, yes all their progressive urges flow freely in Alvenrad but with :NODFYR: they show more of their traditional sides. They have a new album called Veluws IJzer coming up, dealing with the Veluwe region.

Driekusman sounds like the most folk-influenced song: being an instrumental track, it gives a break to the general rhythm of the whole album. Have you composed it with this purpose in mind?

Jasper and Mark rearranged some of this traditional song into a darker piece then the original. I guess this symbolizes the spectrum of our musical interests, from old and happy to contemporary and moody!

On the other hand, Wording shows a strong doom influence, with a great final result! Are you followers of the doom scene, and are you particularly interested in some bands? It looks like the song developed around the main riff: did you conceived it this way, or you had something different in your mind?

Thank you! Yes we all appreciate a good dose of doom from time to time. By far my favorite band in this genre is Italy’s Abysmal Grief! I’m also a big fan of Type O Negative, Candlemass and My Dying Bride, stuff like Reverend Bizarre also goes down well and Will Of Gods Is A Great Power by Scald is a pagan doom masterpiece! Some of us have tried their hand at Supernatural Doom Metal in a project called Gaistaz… Yes, with Wording the song evolved from the main riff, Mark and Jasper came up with the idea and the song practically wrote itself from that point on. If I recall correctly it was the last song we finished for the album.

Gelre, Gelre is a real hymn! No wonder that you released it last August as an “appetizer” of the whole album.

It was the most fitting song indeed, pretty easy to get into and also representative of the topic of the album! The video was shot at a historic location normally closed to the public so the song even opened some doors for us!

In mid-June, you shared a statement on your Facebook page, saying that “the time has come to start a new journey”, after the final release of Eigenheid. Could you tell us something about the “progress of work”?

We’re underway! The goal is eventually to release a new album around a theme that we have already decided, and before that we will release a couple of non-album singles. I sure I hope it won’t take another decade before we release a full-length…

Thank you for your time. You can end our chat as you wish!

Grazie mille for the interview Fabrizio! We hope your audience has enjoyed the interview and the album!

Mark in concerto