Gate – Nord

Gate – Nord

2021 – full-length – Indie Recordings

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Gunnhild Sundli: voce, violino – Magnus Børmark: chitarra, percussioni, voce – Sveinung Sundli: hardingfele, organo, percussioni, voce – Jon Even Schærer: percussioni, voce

Tracklist: 1. Solfager And Ormekongen – 2. Svik – 3. Hemnarsverdet – 4. Horpa – 5. Talande Tunger – 6. Rideboll Og Gullborg – 7. Sigurd Og Trollbrura – 8. Kjærleik – 9. Jomfrua Ingebjørg – 10. Sjåaren

Nel giro di pochi mesi i Gåte hanno pubblicato un EP (Til Nord, aprile 2021) e il presente album, segno che la band norvegese è più attiva che mai e che intende tornare a far parlare di se come accadeva prima della lunga pausa presa quando erano all’apice del successo con dischi in testa alla classifica e prestigiosi premi in bacheca. Con Nord Gunnhild Sundli e soci continuano la strada intrapresa con la precedente pubblicazione, esplorando ancor di più le possibilità acustiche della band e arrivando forse al punto massimo, decidendo – come spiegato nell’info sheet di corredo al promo – di cambiare rotta per il prossimo disco, presagio forse di un ritorno agli strumenti elettrici.

I quarantasette minuti di questo album sono molto intensi, ricchi di momenti particolarmente emozionanti e d’impatto: difficile restare indifferenti a una Horpa da pelle d’oca che ricorda i migliori Bergtatt o ai ritmi cadenzati di Rideboll Og Gullborg con il magico cantato della Sundli a guidare l’ascoltatore nei meandri del proprio io. Da menzionare la canzone Solfager And Ormekongen posta in apertura, manifesto musicale dei Gåte odierni, maestri nel creare brani inediti ma anche di riadattare a proprio piacimento melodie folk della propria cultura (la già citata Rideboll Og Gullborg) al fine di realizzare canzoni con uno stile preciso e immediatamente riconoscibile. Jomfrua Ingebjørg e Svik suonano drammatiche, in grado di scavare dentro di noi senza la minima compassione: sono tracce che esaltano l’aspetto maggiormente intimo della band, brava più che mai a penetrare e colpire a suon di note e vocalizzi di rara intensità. La lunga Hemnarsverdet ha rimandi ambient simil Wardruna, ma qui la musica è più ritmata e ariosa, mentre Kjærleik, nella sua bellezza suona sinistramente festosa per gli standard del gruppo. Molto bella è anche Sigurd Og Trollbrura, in italiano traducibile come “Sigurd e la moglie dei troll”, una storia del folklore norvegese che racconta del cavaliere Sigurd che sotto mandato del re deve recuperare la figlia rapita dai troll. Nord si conclude con Sjåaren, delicata e dal sapore dolce, una ballata che lascia speranza per il futuro: guardando il cielo si vedono ancora le nuvole scure che minacciano pioggia, ma nel cuore sappiano che presto si allontaneranno facendo tornare la luce su di noi.

Il disco dei Gåte non è solo (ottima) musica, ma un viaggio emozionante e a tratti difficile nei sentimenti e nelle paure che portiamo con noi giorno dopo giorno. Le dieci tracce di Nord sono tutte valide e la prestazione dei singoli musicisti ineccepibile. Oltre alla bravura qui c’è tanto cuore e un album del genere non si può far a meno di amarlo.

Fejd – Eifur

Fejd – Eifur

2010 – full-length – Napalm Records

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Patrik Rimmerfors: voce, bouzouki, cornamusa svedese, scacciapensieri, ghironda, campanaccio – Niklas Rimmerfors: moraharpa, voce – Lennart Specht: tastiera, chitarra – Thomas Antonsson: basso – Esko Salow: batteria

Tracklist: 1. Drängen Och Kråkan2. Farsot3. Jungfru I Hindhamn4. Alvas Halling5. Arv 6. Eifur 7. Ledung 8. Gryning9. Vårstäv10. Äring 11. Yggdrasil 12. Trollfärd

A diciannove mesi dal debutto Storm tornano in pista i Fejd, band svedese dedita a un folk molto emotivo e “sentimentale”. La storia del gruppo inizia nel 2001 quando i fratelli Rimmerfors, all’epoca un duo che si esibiva nelle manifestazioni folkloristiche della zona, reclutò ben tre membri della power metal band Pathos, registrando, nel giro di poco tempo, il primo demo I En Tid Som Var, seguito due anni più tardi dal secondo Huldran. Segue un EP autoprodotto dal titolo Eld e poi, finalmente, il debutto Storm sotto Napalm Records, etichetta da sempre attenta al sottobosco folk/pagan europeo. Le critiche e le vendite sono talmente positive da permettere ai nostri la partecipazione a eventi come il Wacken Open Air e il Ragnarok Festival. Dopo un anno e mezzo, preceduto da un battage pubblicitario non indifferente, esce infine questo Eifur, album composto da dodici brani di rilassante e delicata musica folk. Niente urla strazianti, né taglienti riff di chitarra: la voce è sempre clean e le sei corde appena accennate, e neanche in tutti i brani. La componente prettamente metal in Eifur non è presente: i ritmi e gli strumenti utilizzati – esclusa la batteria – sono quelli tipici della musica popolare quali il keyed fiddle, la ghironda, la cornamusa svedese e il simpatico scacciapensieri.

A differenza del debutto non c’è l’effetto sorpresa, ma rimane lo stesso un validissimo album pieno di ottime melodie, un’orecchiabilità oltre la media e un buon groove che finisce per travolgere l’ascoltatore musicalmente predisposto a certi ritmi e sonorità. Difficile rimanere indifferenti alla parte iniziale di Farsot, con tanto di doppia cassa a dare maggiore fisicità alla canzone, o dinanzi al ritornello dell’opener Drängen Och Kråkan. Maggiore approfondimento merita il piccolo capolavoro Arv, apertura e chiusura in due versioni differenti del primo demo I En Tid Som Var del 2002, per l’occasione ri-registrata e leggermente modificata: il lungo brano – sette minuti – si snoda tra passaggi più intimi e malinconici e cori che sembrano essere inni al potere della natura, prima dell’accelerazione finale che fa tanto metal, pur non essendoci traccia di chitarre distorte. Deliziosa Gryning, dal potente ritmo e dalle affascinanti melodie, al punto da poterla considerare come una sorta di singolo per l’immediata presa sull’ascoltatore. C’è poi l’accoppiata composta da Äring e Yggdrasil che da sola vale l’acquisto di Eifur: divertenti, ritmate, squisitamente nordiche e, nel caso di Yggdrasil, anche potente, con quello stacco da headbanging a tre quarti di canzone, al quale è praticamente impossibile resistere!

Questa musica è per ballare, per divertirsi. Immaginate una sagra di paese, magari proprio Lilla Edet, cittadina natale dei Fejd, con tante persone dalle lunghe chiome bionde, molte delle quali allegramente barcollanti a causa dell’alcool. Sì, tanta birra ovunque, nei boccali, negli stomaci, per terra, rovesciata accidentalmente sui tavoloni di legno dove questi nordici saziano l’appetito con profumata carne arrosto. Quelle tavolate goderecce e rumorose dove è ammesso il rutto libero e le donne dalle lunghe gonne che coprono anche i piedi non si scandalizzano, ma anzi sorridono divertite. Tra questa confusione c’è chi non resiste all’energia della musica dei Fejd, e inizia a muoversi seguendo il ritmo: magari non sarà molto leggiadro, né bello alla vista, ma si diverte e ride dalla gioia mentre lo fa. Avete presente Gandalf nel film di Peter Jackson Il Signore degli Anelli – La Compagnia Dell’Anello mentre balla con gioia al compleanno di Bilbo Baggins? Bene, quello è un tipo di danza appropriata per l’occasione.

Eifur è la colonna sonora delle fiabe svedesi; un album capace di cambiare colore e tonalità ogni volta se ne presenta il bisogno, passando con disinvoltura dal verde scuro della strumentale Alvas Halling al marrone “terriccio umido” di Ledung, illuminando la via di chi si è perduto nelle silenziose foreste e cerca la via di casa senza farsi prendere dal panico, perché sa che la natura è amica dell’uomo, nonostante le atrocità che quest’ultimo ogni giorno compie contro di essa. Come le persone nel bosco, sconfiggiamo la “paura” di avere a che fare con ciò che non conosciamo, che non è metal, che è pericolosamente non metal… e facciamoci guidare dalla luce di questo piccolo gioiellino di musica folk.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.