Folkstone – Ossidiana

Folkstone – Ossidiana

2017 – full-length – Folkstone Records

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Lorenzo Marchesi: voce – Luca Bonometti: chitarra – Federico Maffei: basso – Edoardo Sala: batteria – Roberta Rota: cornamusa, bombarda, voce – Matteo Frigeni: cornamusa, bombarda, ghironda – Maurizio Cardullo: cornamusa, cittern, flauto, bouzouki, bombarda – Andrea Locatelli: cornamusa, bombarda

Tracklist: 1. Pelle Nera E Rum – 2. Scintilla – 3. Anna – 4. Psicopatia – 5. Asia – 6. Scacco Al Re – 7. Mare Dentro – 8. E Vado Via – 9. Instantanea – 10. Supernova – 11. Dritto Al Petto – 12. Sabbia Nera – 13. Ossidiana

Alla fine è successo. I Folkstone si sono definitivamente staccati dal proprio passato realizzando un disco che guarda avanti senza pietà, con un sound (si potrebbe dire) nuovo e lasciando gli ascoltatori a bocca aperta. Quello che è sicuro è che con Ossidiana la band di Bergamo non passa inosservata: prova ne è il gran chiacchiericcio, per quel poco che vale, virtuale e i complimenti ricevuti dai musicisti rock della scena italiana. Detto questo, come suona il nuovo album dei guerrieri orobici? Diverso. Diverso da Oltre…l’Abisso che a sua volta era la prosecuzione artistica di quanto iniziato con Il Confine, per non parlare poi dei primi due cd Folkstone e Damnati Ad Metalla: si tratta proprio di un’altra band. Cosa c’è di diverso, vi chiederete, tra Il Confine e Ossidiana? Sicuramente l’approccio. Laddove i Folkstone cercavano di restare a metà strada tra l’osservazione critica del mondo e la necessità di divertirsi (e far divertire) ora c’è solo la via della maturità, che spesso fa rima con noia e debolezza, ma non è il caso loro, fortunatamente. Quel che manca, e lo dico subito, è un guizzo di vita che tutti ci aspettiamo dai Folkstone, quelle cornamuse a festa che fanno battere forte il cuore, quei cori che non si aspetta altro di andare a un loro concerto per poterlo gridare con tutta la voce che è in corpo. Manca un pizzico di vita. Ossidiana è vita, e in alcuni momenti è anche bella come vita, ma è costantemente ombreggiata dagli anni che passano e che segnano il volto con rughe indelebili. È anche affascinante per questo, Ossidiana, quel fascino da persona adulta che sa ancora giocarsi le proprie carte pur non avendo più il fisico e il sorriso di quando aveva venti anni e ci si poteva permettere di dormire quattro ore a notte e ricominciare il giorno dopo carichi come non mai. Ossidiana ha quel fascino di chi ha vissuto la vita e ne porta le cicatrici, ma lo fa con serenità. Non orgoglio ne vergogna. Ossidiana sta lì a dire: la vita è questa, amico, non possiamo far altro che accettarla e quando possibile combatterla, ma questo è, fine dei sogni e dei giochi.

Il folk metal, nel senso stretto del termine, non è su un disco dei Folkstone dal 2012. In Ossidiana ci sono robuste chitarre rock (a tratti rammsteiniane) e bei strumenti folk che arricchiscono le canzoni. Non c’è l’arpa di Silvia Bonino, fuori dal gruppo perché il suo strumento ritenuto di troppo, ma c’è l’ottimo flauto di Maurizio a rinfrescare con deliziose note le varie composizioni. La canzone simbolo di questo cambiamento è senz’altro Pelle Nera E Rum: un blues caldo e avvolgente, molto sensuale, brano che indica immediatamente la volontà dei Folkstone di lasciarsi andare all’istinto non badando alla forma ma al risultato. Non mancano le cornamuse e il groove che sale di giri quando è il momento giusto di farlo, ma il cambiamento è palese e può facilmente spiazzare i fan, soprattutto quelli maggiormente legati al periodo “gente balla e dorme sui banconi appiccicati”. Un altro brano da menzionare è Dritto Al Petto, interamente cantato da Roberta. C’è da dire che Roby ha fatto passi da gigante al microfono, ora molto precisa e in grado di controllare meglio la voce, ma che non ha perso quel tocco aggressivo e verace che la contraddistingue. Il resto delle composizioni (curiosamente di durata media/corta, da 3.26 a 4.20, con appena tre canzoni sopra i quattro giri di lancette) sono quasi tutte di buona qualità (le prime tre sono davvero ottime, con un songwring deciso e grandemente riuscito) con qualche inevitabile calo di tensione di tanto in tanto quando ce ne sono ben tredici in un cd. La difficoltà dell’ascolto è dovuta alla nuova veste dei Folkstone, diciamolo chiaramente: non tutti sono pronti per questo salto, la band ha veramente osato e rischiato lasciandosi avvolgere dalle influenze e da quel che veramente vogliono fare, vincendo però la scommessa.

La produzione è molto compatta e il suono in cuffia è davvero ottimo: potente e chiaro, perfettamente mixato e curato nei minimi dettagli dal guru Tommy Vetterli (Coroner, Eluveitie, Kreator ecc.) fa da contrappeso all’orrenda copertina (volutamente) scarna ma che è in sintonia con i testi e il mood dell’album. Va bene il senso dell’artwork, ma anche l’occhio vuole la sua parte.

Ossidiana è la nuova veste dei Folkstone: a prima vista sembra essere un capo economico, trovato in offerta in qualche supermercato, eppure per una serie di motivi riassumibili con la parola bravura, hanno tirato fuori l’ennesimo bel viaggio nei sentimenti, dipingendo piccoli scorci d’umanità della quale tutti abbiamo bisogno. Alla fine il capo economico da supermercato calza a pennello ai nuovi Folkstone e vederlo indossato da loro fa anche un figurone.

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