Intervista: Hell’s Guardian

Gli Hell’s Guardian sono emersi negli ultimi anni grazie a dischi di valore e a concerti carichi d’energia. Se a ciò si aggiunge il fatto che i musicisti sono ragazzi simpatici e alla mano, lontani – fortunatamente – dai musoni che si incontrano anche nell’underground, realizzare un’intervista con loro diventa ancora più piacevole. Al centro della chiacchierata con il chitarrista Freddie Formis troviamo il secondo disco As Above So Below, un bell’esempio di death metal melodico made in Italy. Buona lettura!

La prima cosa che vi chiedo è come state vivendo questo momento a dir poco possibile, se la musica riesce a tenervi su di morale e magari ne “approfittate” per lavorare, anche per staccare dalla triste realtà che vi sta circondando.

Ciao Fabrizio, in questo periodo siamo un po’ tutti nella stessa situazione. La musica come sempre ci tira su di morale, è lì che troviamo il nostro riparo da ciò che ci circonda e soprattutto in un momento come questo è molto importante non abbattersi e non lasciarsi andare. Nel frattempo io, Cesare e Dylan stiamo scrivendo a distanza qualcosa di nuovo.

Ci siamo sentiti diversi anni fa, dopo la pubblicazione del debutto. Cosa è successo in questi anni in casa Hell’s Guardian?

Dal 2014 ad oggi sono successe tante cose. Dopo il primo album (Follow Your Fate) nel 2015 c’è stata la pubblicazione dell’EP Ex Adversis Resurgo. Grazie a questi abbiamo iniziato una lunga serie di concerti in piccoli/grandi club tra cui l’apertura ai Children Of Bodom, Amorphis, Sabaton, il tour in Europa dell’est con i Temperance e vari festival estivi del nord Italia tra cui il Malpaga Folk & Metal Fest. Nel 2018 è uscito il secondo album As Above So Below, come gli altri lavori anche questo è stato registrato sotto l’occhio vigile di Fabrizio Ronani (Media Factory Studios), ma per questo nuovo full-length la fase di mixaggio e di mastering è stata affidata a Michele Guaitoli (The Groove Factory Studios). In questo album abbiamo collaborato con vari ospiti tra cui Marco Pastorino (Temperance) che ha co-prodotto insieme a noi le linee vocali clean dell’intero album, occupandosi anche dei cori e cantando insieme a Adrienne Cowan (Avantasia, Seven Spires) My Guide My Hunger, Ark Nattlig Ulv (Ulvedharr) invece nella traccia più corposa Colorful Dreams, Fabrizio Romani alle prese con l’assolo di chitarra in Crystal Door, Mirela Insaincu presente in Crystal Door e Jester Smile con il violino acustico, Samuele Faulisi “Atlas Pain” che si è occupato di tutte le parti orchestrali e infine l’artwork è stato affidato a Gustavo Sazes (Arch Enemy, Amaranth, Kamelot). Per promuovere al meglio As Above So Below abbiamo pubblicato tre video ufficiali con “LucernaFilms” (Temperance, Secret Sphere), un lyric video con “LyricArt Production” e si sono susseguiti parecchi concerti in tutta Italia tra cui l’apertura ai Trivium, il tour con gli Heidevolk, i principali festival estivi in nord Italia, un tour da headliner in Regno Unito e circa un mese prima dall’emergenza Coronavirus gli ultimi due show con i Temperance in Austria e in Repubblica Ceca.

La copertina dell’ultimo album è molto differente dalle precedenti: il lavoro di Gustavo Sazes è freddo e quasi inquietante, mentre quelle di Jan Yrlund erano epiche e ricordano da vicino quelle dei vecchi lavori del Blind Guardian. Le tematiche delle nuove canzoni vi hanno dato la spinta verso questo cambiamento?

Giustamente da come hai intuito le tematiche sono ben diverse. Nel primo album parlavamo di leggende locali con una linea molto fantasy mentre in quest’ultimo abbiamo affrontato tematiche riguardanti la sfera emotiva e psicologica, di conseguenza anche l’artwork e l’immagine della band si sono adattate a questo cambiamento.

Come vi siete approcciati con Sazes? Gli avete dato delle indicazioni particolari? E cosa significa la copertina, in particolare le lacrime di sangue che sgorgano dagli occhi di pietra?

Con Gustavo è stato un approccio molto semplice, dato che non avevamo un’idea precisa abbiamo preferito dargli il titolo e le tematiche trattate dell’album, lasciandogli carta bianca. Una volta vista la prima bozza abbiamo intuito che aveva fatto centro con quello che volevamo e ha raffigurato perfettamente il titolo “As Above So Below”. Le lacrime di sangue sono state una richiesta personale da parte mia perché volevo che si creasse un collegamento con il primo singolo Blood Must Have Blood, nonostante Gustavo fosse contrario a questa mia idea ho vinto io.

A cosa si riferisce il titolo del disco?

Il titolo As Above So Below si riferisce al concetto esoterico e religioso, come è sopra così è sotto, oppure come è in cielo così è in terra, per certi versi segue molto le tematiche trattate nei brani.

Musicalmente si nota un’evoluzione dal debutto Follow Your Fate a questo As Above So Below. Il vostro marchio di fabbrica è bello presente, c’è una grande attenzione per le trame delle chitarre, eppure qualcosa è cambiato. Nuovi musicisti, concerti, scoperte musicali… a cosa è dovuto?

È dovuto dal fatto che essendo passati quattro anni dall’album di debutto noi stessi siamo cresciuti musicalmente ascoltando generi musicali diversi, vivendo esperienze in sede live con gruppi differenti rispetto a noi e avendo collaborato con artisti professionali. Tutto ciò ha contribuito a questa evoluzione.

Blood Must Have Blood è il brano che preferisco, ha un qualcosa di “moderno” e accattivante senza tradire il death metal melodico, con quello stacco “brutale” che è super. Mi piacerebbe conoscere la genesi del brano.

Blood Must Have Blood è stato il primo brano composto e avevamo subito capito che era il potenziale singolo che anticipava As Above So Below. Come per tutte le altre canzoni la composizione è partita dalla linea melodica della chitarra solista per poi costruire le varie parti strumentali  infine le parti vocali e orchestrali. In breve il testo parla di un’entità oscura che vive dentro di noi e ci guida verso azioni malvage contro la natura umana. Lo stacco “brutale” che hai nominato è stata un’idea personale, anche qua ero stato contrariato dal resto della band ma alla fine ho ancora avuto la meglio io e mi pare che sia stato apprezzato anche da te ahahah.

Per Blood Must Have Blood avete anche girato un videoclip che trovo semplice ma di impatto: storie da raccontare, magari di backstage, aneddoti interessanti, curiosità?

Più che aneddoti particolari da raccontare è stata un’esperienza tutta nuova per noi, perché girare un video sembra semplice ma non lo è. Quando si collabora con persone di un certo livello come LucernaFilms devi dare il meglio di te stesso anche in un semplice playback, soprattutto quando ti trovi in un limbo bianco e ti senti parecchio spaesato.

A novembre avete aperto i concerti italiani degli Heidevolk (QUI il report): come sono andate le serate e suonare con un gruppo ormai considerato storico vi ha insegnato qualcosa?

Durante le serate bisogna ammettere che c’è stata poca affluenza, a parer mio un gruppo come Heidevolk in Italia ha un maggior pubblico in un festival estivo come Malpaga Folk & Metal Fest o nello storico Fosh Fest. Noi comunque siamo stati più che contenti di queste tre serate perché condividere il palco e il backstage (e ovviamente molte birre) con una band professionale ma soprattutto alla mano è sempre un’occasione dalla quale imparare parecchie cose a livello organizzativo e preparazione dello show.

Nel primo disco c’è una graziosa rilettura metallica del tema principale della colonna sonora realizzata da Howard Shore per Il Signore Degli Anelli. Mi chiedo se negli ultimi anni c’è stata qualche serie tv o film che vi ha colpito per storia e musica, magari facendovi venire la voglia di coverizzarla…

Per ora non abbiamo più avuto l’ispirazione di cimentarci nel coverizzare un’altra colonna sonora, ma ci sono due piccoli aneddoti in Blood Must Have Blood. La tematica del testo è stata ispirata dalla serie tv “Dexter”, mentre per il titolo della canzone abbiamo preso spunto dalla serie tv “The 100” dove appunto nello stacco “brutale” nominato prima, lo “gridiamo” in coro come facevano gli abitati della Terra in una puntata delle serie tv citata.

As Above So Below è del 2018, immagino quindi che siate al lavoro su del nuovo materiale. EP o full-length? C’è qualcosa che potete dire a proposito dei prossimi passi degli Hell’s Guardian?

Quello che possiamo dirvi per certo è che sarà un full-length. Al momento stiamo sviluppando delle bozze di vari brani ma è ancora presto per parlarne di come potrà evolversi. Per l’attività live, a causa dell’emergenza Coronavirus, sono saltate parecchie date che avevamo in programma in Italia e in Europa, speriamo di recuperarle il prima possibile.

Ragazzi, vi ringrazio per la disponibilità e per il vostro essere sempre cortesi. Spero di poter ascoltare presto della vostra nuova musica e di incontrarvi nuovamente a un concerto!

Grazie mille a te, è stato un piacere conoscerti di persona a Roma, speriamo di vederti presto! Un saluto a tutti i lettori di Mr.Folk!

Heidevolk in Italia per 3 concerti

Il fine settimana si preannuncia rovente per gli amanti del pagan/folk metal: gli olandesi Heidevolk, infatti, saranno in terra italiana per tre concerti, un’occasione da non perdere per gli tutti gli appassionati del genere!

La formazione di Arnhem sarà protagonista di tre show imperdibili, ecco le date e i locali:
22 novembre 2019, Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI) – evento FB
23 novembre 2019, Revolver Club, S. Donà Di Piave (VE) – evento FB
24 novembre 2019, Traffic Live, Roma – evento FB

Gli Heidevolk nascono nel 2002 e in appena tre anni stupiscono tutti quanti con la pubblicazione del debutto De Strijdlust Is Geboren, un album gagliardo e personale, robusto e caratterizzato dal doppio cantato pulito e profondo, decisamente “macho” e che si sposa alla perfezione con la musica rude e diretta dei musicisti. Non tarda ad arrivare la firma con la Napalm Records, label che da allora cura i dischi del combo proveniente dalla regione Gelderland. In totale sono stati realizzati sei full-length, un EP e lo split – dieci anni addietro – con gli Alestorm, anche loro su Napalm Records e all’epoca sulla rampa di lancio. In questi anni gli Heidevolk non hanno mai sbagliato un colpo, incidendo sempre lavori validi, ma se proprio si devono fare dei nomi, allora il prima menzionato debutto De Strijdlust Is Geboren e Batavi possono essere considerati come i migliori del lotto.

Ad accompagnare l’ormai storica band olandese ci saranno due realtà underground della scena italiana: Kormak e Hell’s Guardian. I primi, pugliesi, hanno esordito lo scorso anno con il cd Faerenus e propongono un folk metal con elementi death e symphonic, mentre i secondi, lombardi, sono in attività dal 2009, ma solo negli ultimi anni sono riusciti a pubblicare del materiale: per loro all’attivo ci sono due full-length e un EP di death metal melodico.

Heidevolk + Kormak + Hell’s Guardian è un bel mix di esperienza e gioventù, un appuntamento da non perdere e che per giunta capita nel fine settimana: assolutamente vietato mancare!

NB – Mister Folk parteciperà alla data romana e in quell’occasione sarà presente anche il banchetto della Mister Folk Distro.

Nell’archivio del sito trovate i seguenti articoli riguardanti i tre gruppi:

HEIDEVOLK
Recensione Uit Oude Grond, 2010
Recensione Batavi, 2012
Recensione Velua, 2015

KORMAK
Recensione Faerenus, 2018
Intervista 2018

HELL’S GUARDIAN
Recensione Follow Your Fate, 2014
Intervista 2014

Intervista: Hell’s Guardian

Con il debutto Follow Your Fate gli Hell’s Guardian si stanno facendo conoscere nel giro che conta. Il chitarrista Freddie Formis ci racconta la storia della band tra death melodico, J.R.R. Tolkien e ospiti illustri… in attesa del prossimo lavoro.

hellsguardianAvete da poco pubblicato il disco di debutto: presentatevi ai lettori che non vi conoscono e raccontate la vostra storia.

Gli Hell’s Guardian nascono nel 2009 da un’idea mia e di Dylan, mio fratello, alla quale poi si sono aggiunti Cesare e Pietro. Inizialmente ci siamo presentati come cover band di gruppi come Ensiferum, In Flames e Amorphis, per poi proporre brani nostri. Nel 2010 è uscito il nostro primo demo intitolato Hell’s Guardian e in questi anni abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con band come Vision Divine, Furor Gallico, Evenoire ecc. Nel 2013 ci siamo recati in studio per registrare Follow Your Fate, questo, per noi, è il nostro primo album in studio. È stato registrato presso lo studio di registrazione Media Factory di Esine (BS), prodotto da Fabrizio Romani. L’album presenta undici tracce di cui otto inedite, due intro e un medley incentrato sui temi principali della colonna sonora de Il Signore Degli Anelli. L’album presenta alcuni special guest, tra cui Lisy Stefanoni (Evenoire), Davide Cantamessa (Taste Hematic Chains), Mauricio Carrion (Taste Hematic Chains, Faust, Infinity), Fabrizio Romani (Infinity, ex-Skylark) e Sabrina Moles. L’artwork è stato realizzato da Jan Örkki Yrlund (Darkgrove Design), disegnatore, il quale ha lavorato con band di spessore quali Manowar e Korpiklaani.

Parliamo delle vostre influenze musicali…

Tutti e quattro abbiamo una visione ampia nel metal, nel senso che ascoltiamo un po’ tutti i suoi sotto generi, melodic death, folk, viking, power, epic, thrash ecc. A livello compositivo però ci facciamo molto influenzare da gruppi come Amorphis, Ensiferum, primi In Flames e anche a livello vocale siamo abbastanza influenzati dai primi due gruppi che ho citato. Quest’ influenza forse deriva anche dal fatto che eseguivamo dal vivo alcune cover di queste band prima di comporre Follow Your Fate e sul nostro primo demo, uscito nel 2010, era presente anche la cover degli Amorphis On Rich And Poor.

A mesi dall’uscita dell’album, quali sono le reazioni?

Ci riteniamo soddisfatti da come sta andando l’ album, sta ricevendo anche molti commenti positivi sia in Italia che all’ estero, da parte di altre band, musicisti, webzine e magazine. Direi un buon inizio per essere un primo album. L’unico problema è che non riusciamo bene ad inserirci in un genere metal preciso, visto che tanti ci definiscono melodic death, altri epic/viking/folk e altri ancora power, quindi ci è abbastanza difficile precisare che genere proponiamo.

Follow Your Fate è un autoprodotto: mancanza di alternative o una vostra decisione?

È stata una nostra decisione perché volevamo gestire tutto noi e anche per non avere influenze esterne od obblighi discografici, così non abbiamo neanche provato a cercare un contratto discografico. Per un futuro disco valuteremo al meglio i pro e contro che può avere una casa discografica.

Ho apprezzato veramente molto l’utilizzo della voce pulita, lontana da come si intende oggi, in particolare quando si alterna con il growl.

Mi fa molto piacere che ti piaccia. Ti do ragione e mi ha fatto sorridere quello che hai scritto nella recensione: “Attenzione però, non si parla di voce pulita ruffiana e lagnosa come molti gruppi metalcore/deathcore utilizzano nei classici ritornelli dal sapore adolescenziale, ma di voce “cantata” come si faceva una volta.” D’altronde Pietro è quello della band che abita più a nord della Valle Camonica, direi che è una specie di “Vichingo della Val Camonica” ahah.

La maggior parte delle canzoni sono su ritmi medi con grande utilizzo di melodie chitarristiche. Sicuramente starete lavorando su del nuovo materiale: continuerete su questa via o avete intenzione di cambiare (o aggiungere) qualcosa?

È ancora presto per parlarne, però penso che cercheremo di rinnovare il sound con quello che mancava a Follow Your Fate, un po’ di aggressività in più e cercare di sperimentare anche nel campo folk, ma cercando sempre di mantenere la nostra linea epica e melodica.

Quali pensate essere i vostri punti di forza?

A parer nostro, i punti di forza che spiccano di più sono le voci (il growl di Cesare e la voce pulita di Pietro) e le varie parti melodiche di chitarra, penso che siano gli elementi che un ascoltatore esterno nota di più.

Nome del gruppo, titolo dell’album e copertina ricordano il power metal degli anni ‘90, mentre voi suonate death metal melodico. Avete dei legami con quella scena? Soprattutto, riconoscete anche voi questa “vicinanza”?

Sicuramente il nostro modo di porci è influenzato dal power metal. Anche perché Cesare, Dylan ed io abbiamo sempre ascoltato ed apprezzato il power di band come Blind Guardian, Helloween, Edguy, Avantasia, Sonata Artica ecc.

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Per l’artwork avete assoldato l’artista Jan “Örkki” Yrlund, un nome importante per il settore. Ha lavorato su vostre indicazioni, magari con i testi sottomano?

Inizialmente abbiamo affidato il lavoro a un grafico italiano, il quale però non ha minimamente prestato interesse al lavoro incaricatogli, facendo la tipica figura dell’italiano medio “dedito al lavoro”. Quindi cercando su internet abbiamo trovato i contatti di un noto grafico finlandese, Jan “Örkki” Yrlund. All’inizio eravamo abbastanza titubanti all’idea di lavorare con lui, date le sue precedenti collaborazioni importanti con band del calibro di Manowar e Korpiklaani, soprattutto non sapevamo cosa aspettarci a livello monetario. Invece, il prezzo da lui richiesto si è rivelato alla portata del nostro budget. Il lavoro è stato svolto in breve tempo, in modo molto professionale. L’artwork è stato ben curato e l’idea iniziale è stata ben sviluppata dal grafico stesso. Possiamo dunque ritenerci molto soddisfatti.

L’ultima traccia di Follow Your Fate è una rivisitazione dei principali temi della colonna sonora de Il Signore Degli Anelli. Come è nata questa idea, e cosa pensate de Lo Hobbit di Peter Jackson?

L idea di Middle Earth è nata dal fatto che stavamo cercando una cover da proporre sul disco ma ci sembrava al quanto banale rifare una canzone simile al nostro genere musicale e dato che tutti noi della band siamo fan de Il Signore Degli Anelli ho pensato bene di proporre di ri-arrangiare la colonna sonora del film in chiave metal e i ragazzi sono stati subito entusiasti di quest’idea. Personalmente sono un amante della trilogia cinematografica de Il Signore Degli Anelli, ma Lo Hobbit non mi sta entusiasmando più di tanto per il fatto che mi sembra troppo forzato, dopo a livello di come è girato è fatto davvero bene, niente da dire da quel lato e di sicuro a dicembre al cinema ci andrò per vedermi il terzo capitolo.

Prima di terminare è d’obbligo chiedervi quali saranno i vostri prossimi passi.

Ora cerchiamo di promuovere al meglio Follow Your Fate; abbiamo per la mente di fare più avanti un EP con qualche brano nostro ripreso in acustico e forse un inedito, ma rimane solo un idea per ora.

Grazie per l’intervista, lo spazio conclusivo è vostro.

Grazie a te Mister Folk per la disponibilità e invitiamo tutti i lettori di questa webzine a seguirci sulla nostra pagina Facebook per tutte le novità, tra pochi giorni uscirà il video ufficiale di Away From My Fears, quindi a presto!

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