Intervista: Wolcensmen

In punta di piedi, con eleganza e determinazione, Dan Capp porta il suo progetto Wolcensmen a un nuovo livello, ancora più alto del già ottimo debutto Songs From The Fyrgen: scrivere un libro, disegnare la mappa (è bene ricordare che Dan ha lavorato alle grafiche, tra gli altri, di Burzum, Venom e Limbonic Art) e portare in musica la storia non è cosa da tutti i giorni, soprattutto quando la qualità è quella del recente Fire In The White Stone. Ho raggiunto il musicista inglese per saperne di più sulla sua musica e sulla sua visione dell’arte. 

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Ciao Dan, è un piacere averti su queste pagine! Come ti senti ora che Fire In The White Stone è uscito e sono arrivati tanti apprezzamenti?

Saluti e grazie. Non potrei essere più felice sia di come suona e appare l’album sia di tutti gli sforzi che sono stati fatti con esso a partire dai miei, di John River (il produttore) e di tutti gli altri artisti che hanno collaborato. Le recensioni sono state in maggioranza positive ma sento ancora come se ci fossero molte persone devono ancora ascoltare dell’album.

Stai dedicando molto tempo ed energie a Wolcensmen, immagino quindi che sia per te un progetto molto importante. Vorrei però tornare indietro di qualche anno e mi piacerebbe sapere come hai mosso i primi passi di Wolcensmen, quali erano le tue aspettative e se immaginavi, un giorno, di pubblicare un album con un’etichetta importante come la Indie Recordings.

Wolcensmen nasce nel 2013 ma avevo già avuto un’idea in mente prima di allora. Avevo solo pianificato di fare, per soddisfare le mie urgenze creative, ma poi è diventato un piccolo successo underground e, con l’incoraggiamento di alcune persone, ho deciso di scrivere e registrare un album. No, non avrei mai pensato di firmare con una label come la Indie Recordings. Il successo di Wolcensmen è stato una sorpresa per me, ma ho affrontato tutte le sfide sulla mia strada e questa sorta di attitudine può portare un uomo in posti inaspettati. Registrare l’ultimo album, Fire In The White Stone, con l’uomo che è stato il responsabile per le produzioni sul mio album preferito dei Dead Can Dance è stato un onore particolare.

La versione limited con il libro è andata a ruba e ne hai fatta anche una seconda stampa: te lo aspettavi per un prodotto così particolare e un progetto così di nicchia? Sei a tua volta un collezionista/appassionato di formati particolari come wooden box ecc?

Il libro di racconti è stato piuttosto un esperimento. Originariamente la label decise di crearlo ma stabilirono che era un rischio troppo grande, così presi io il rischio e ho pagato io per il libro. Ne sono rimaste ancora un piccolo numero e queste saranno probabilmente le ultime che saranno fatte. Credo che le persone apprezzino le cose che sono uniche ed esclusive, e per le quali è stata prestata molta attenzione. Io ho scritto il libro, disegnato una mappa per la storia, disegnato la cover e il layout ed ho organizzato la stampa. Io personalmente valuto molto le cose che sono di qualità più che di quantità e uniche. Sono grato di avere fan che la vedono alla stessa maniera.

Trovo la copertina del disco molto particolare, forse per via dei colori. Come ti sei trovato con David Thiérrée e gli hai dato delle indicazioni per il lavoro, tipo di inserire i personaggi della storia nella copertina?

Conosco David da un paio di anni, e sono un grande fan del suo stile. Nel 2017 l’ho conosciuto e ho comprato un libro da lui dei suoi artwork. Quando mi venne in mente il tema per Fire In The White Stone ho pensato immediatamente a David. Gli ho dato un riassunto della storia e una lista dei simboli chiave e delle caratteristiche da includere nella cover art e lui ha creato qualcosa di perfetto – un qualcosa di “senza tempo” e tolkieniano. È stata un’idea di David quella di dare un tono seppia alla copertina e di fare la “pietra” bianco puro.

Un ragazzo si allontana dalle comodità per andare nella natura più selvaggia, dove incontrerà personaggi bizzarri e gli accadranno cose che lo cambieranno. Con gli occhi odierni il concept del disco può essere visto come una storia che sprona ad abbandonare la vita delle città e la società del consumismo per un ritorno alla semplicità e alla bellezza della natura, pur con le sue rinunce e i suoi rischi?

Sì. I grattacieli saranno sempre importanti per gli uomini? Fortunatamente no, per loro sono lì solo per agevolare una mentalità ossessionata dal capitale e il consumo. Non abbiamo bisogno di queste cose tanto quanto abbiamo bisogno della flora e della fauna – entrambe per ragioni pratiche e spirituali. Le persone oggi sono spaventate dall’ignoto, dal rischio e dalla responsabilità. L’ambiente urbano e digitale procura sicurezza e comfort, o pericoli “accettabili”. I posti non creati dall’uomo lavorano entro le leggi naturali eterne nelle quali la salvezza non è garantita e dove il coraggio umano e la determinazione potrebbero essere testate veramente. In breve, non penso che potremmo conoscere veramente noi stessi senza avventurarsi in reami veramente sconosciuti.

Le canzoni del disco sono tutte di grande bellezza e non ce n’è una che spicca sulle altre. Era forse una tua intenzione per rendere l’ascolto un lungo viaggio senza pause, esattamente come la storia che racconti nei testi?

Sì, assolutamente, e grazie a te per dire ciò. Io personalmente ascolto solo gli album nella loro interezza, perché amo il “viaggio” che ti fa fare un album completo, con tutti i cambiamenti di chiavi, dinamiche ed emozioni. Un grande album ti può trasportare in un modo che raramente può fare una canzone individuale. Quindi dall’inizio del processo di scrittura stavo pensando attentamente su come le canzoni scorrerebbero da una all’altra e che ci sarebbe stato un equilibrio tra canzoni “più piene” e strumentali all’interno della durata dell’album. La chiave musicale delle prime tre canzoni discende da REm a LAm a MIm (accordi in tonalità minore, ndChiara), che era il mio modo di aiutare l’ascoltatore a “cadere” nell’album. Questa progressione rappresenta anche la formula runica ALU, dove ci sono dei punti di energia discendenti (come i chakra) nel corpo umano, che corrisponde anche al “viaggio dell’eroe”.

Il brano Of Thralls And Throes è diverso da tutti gli altri fin qui realizzati. Come nasce una canzone del genere, sentivi la necessità di sperimentare e portare qualcosa di nuovo nella tua musica?

Cerco sempre di creare composizioni uniche, purché funzionino bene con ciò che è la mia visione d’insieme dei Wolcensmen. Il carisma è il marchio della grande musica secondo me. Of Thralls And Throes inizia con le parti di chitarra, che sono pesantemente influenzate dal black metal norvegese e dalle scale e dalle atmosfere neoclassiche. La chitarra solista potrebbe essere presa dai primi album dei Satyricon o degli Isengard, credo. Molto oscura e nefasta, ma “giocosa”. Inizialmente credevo che sarebbero state delle semplici tracce di chitarra acustica ma, come sempre, si sono evolute in qualcosa con più carattere e più profonde, principalmente grazie l’aiuto di Grimrik, che ha aggiunto i sintetizzatori.

Nella biografia inviata dalla Indie Recordings si legge anche il nome di Tolkien tra le tue ispirazioni. Cosa ti piace dello scrivere di Tolkien? Quali sono gli scrittori che maggiormente ti piacciono e cosa cerchi di “rubare” da ognuno di essi?

È difficile descrivere la magia di Tolkien. È la profondità della sua immaginazione e conoscenza, ma anche la sua intenzione di creare dei personaggi pittoreschi e innocenti al fianco di quelli più oscuri e seri. Lo Hobbit è stato il primo grande libro fantasy che ho letto da bambino e ha cambiato qualcosa in me. Questo può sembrare presuntuoso ma i suoi libri mi hanno fatto vedere il mondo in un modo nuovo – il cercare per il magico, il mistero e l’eroismo in un mondo moderno che ignora cose del genere. Non sarei l’uomo che sono diventato se non fosse stato per i lavori di Tolkien. Non avrei il mio istinto di protezione verso la natura e le tradizioni, per esempio. Il Signore Degli Anelli è probabilmente il mio libro preferito, anche se amo I Figli Di Hurin, per il suo fondere l’agitazione tipica deIl Signore Degli Anelli con la profondità ed i dettagli de Il Silmarillion. Un’altra fonte d’ispirazione per me è La Via Del Wyrd di Brian Bates, alcune delle saghe islandesi e le interpretazioni delle Leggende Arturiane che ho letto. Quello che cerco di ricevere è la legittimità del simbolismo, le descrizioni evocative e la caduta mistica di ognuna di esse. Voglio aiutare a ispirare gli altri a innamorarsi dei misteri dell’esistenza e della storia.

Si parla anche di concerti per Wolcensmen: cosa puoi dirci a riguardo?

Sto lavorando con delle persone per farlo accadere. Potrebbero essere un tipo diverso di live show nel 2020, ma non conosco ancora molti dettagli. Se questo dovesse accadere, chiedo a tutti i lettori di venire a supportare i concerti, altrimenti certi eventi non possono accadere.

Nonostante i tuoi impegni con Wolcensmen i Winterfylleth non stanno certo con le mani in mano: un disco acustico e un live cd/dvd tra il 2018 e il 2019. Quali sono i progetti futuri della band?

In realtà sono in studio proprio adesso mentre scrivo, registrando il prossimo album dei Winterfylleth. Sarà rilasciato nella primavera del 2020. (The Reckoning Dawn sarà pubblicato l’8 maggio per Candleligth Records, ndMF)

Parlando dei Winterfylleth ti volevo chiedere se l’album acustico The Hallowing Of Heirdom era già in cantiere da tempo o se le tue recenti pubblicazioni con Wolcensmen hanno in qualche modo influenzato la tua band madre.

Onestamente è stata una totale coincidenza. Mi sono unito ai Winterfylleth nel 2015 e i ragazzi della band avevano già l’idea di fare un album acustico. Non so se il demo dei Wolcensmen ha influenzato la decisione o meno. Molto più probabilmente è stato il fatto che abbiano le mie stesse influenze, come Kveldssanger degli Ulver. Ovviamente il mio interessamento e la mia abilità nel comporre musica é stato un grande beneficio per la realizzazione di The Hallowing Of Heirdom.

Ti ringrazio per la disponibilità e ti faccio di nuovo i complimenti per i tuoi dischi, davvero belli ed emozionanti. Puoi salutare i tuoi fan italiani e aggiungere ciò che vuoi.

L’Italia è sempre stata molto di supporto per Wolcensmen e grazie per tutto ciò. Ciò che faccio non è di tendenza ma è sincero, e sono grato a tutti quello che vedono tutto ciò.

ENGLISH VERSION:

Hi Dan, it’s a pleasure to have you on these pages! How do you feel now that Fire In The White Stone is out and how many appreciations have arrived?

Greetings and thank you. I couldn’t be happier with how the album sounds and looks, and with the effort that went into it from myself, John Rivers (the producer) and all of the other creative people that assisted. The reviews have been overwhelmingly positive but it still feels like there are a lot of people who have yet to hear about the album.

You have dedicated so much time and energy to Wolcensmen, so I imagine that for you is a very important project. But I would like to go back to a few years ago and I’d like to know how you took Wolcensmen’s first steps, what your expectations were and if you imagined, one day, to release an album with an important label like Indie Recordings.

Wolcensmen began properly in 2013 but had already been an idea in my mind before that. I only intended to make a demo, to satisfy my own creative urges, but it became a small underground success and with the encouragement of a few people, I decided to write and record an album. No, I never expected to sign with a label like Indie Recordings. The success of Wolcensmen has been a surprise to me, but I’ve risen to every challenge along the way and that sort of attitude can take a man to unexpected places. Recording the latest album, Fire In The White Stone, with the man largely responsible for the production on my favourite Dead Can Dance albums has been a particular honour.

The limited version with the book fly of the shelves and you made a second one: did you expected that success for a niche particular product like that? Are you a collector/particular format enthusiast like wooden box etc.?

The storybook was quite an experiment. Originally the label were going to create this but decided it was too much of a risk, so I took that risk on myself and it paid off. There are just a small number left now and these will probably be the last ever made. I guess people appreciate things which are unique and exclusive, and for which great care has been taken. I wrote the book, drew a map for the story, designed the cover and layout, and arranged the printing. I personally value things which are quality over quantity and unique. I’m grateful to have fans who see things the same way.

I find really particular the cover of the CD, maybe because of the colors. How did you find yourself with David Thiérrée and did you give him some hints for the work, like inserting the characters of the story in the cover?

I’ve known David for a couple of years, and have been a big fan of his style. In 2017 I met him and bought a book from him of his artwork, When I came up with the theme for Fire In The White Stone I instantly thought of David. I gave him a summary of the story and a list of key symbols and features to include in the cover art and he created something perfect – very timeless and Tolkien-esque. It was David’s idea to give the cover a sepia tone yet to make the “stone” pure white.

A guy walk away from the comforts to go into the wildest nature, where he’ll meet strange characters and something will happen to him and that will change him. With today’s eyes the CD concept can be seen as a story that spurs us to get away from the city life and the consumerism society for a return to simplicity and to the beauty of nature, even with its sacrifices and its risks?

Yes. Will skyscapers and subways always be important to mankind? Hopefully not, for they are only there to facilitate a mindset obsessed with capital and consumption. We don’t need these things as much as we need flora and fauna – both for practical and spiritual reasons. People today have become afraid of the unknown; of risk and responsibility. The urban, digital environment provides safety and comfort, or “acceptable” dangers. Places not created by man work within eternal natural laws where safety is not guaranteed and a human’s courage and resolve might be truly tested. In short, I don’t think we can truly know ourselves without occasionally venturing into truly unknown realms.

The songs of this CD are all of great beauty and there is not one that stands out from the others. Was that in your intentions to make that the listening of a long journey without pauses just like the story you describe in the lyrics?

Yes, absolutely, and thank you for saying so. I personally only listen to albums in their entirety, because I love the “journey” that a complete album can take you on, with all of the key changes, dynamics and emotions. A great album can transport you in a way that an individual song rarely can. So from the beginning of the writing process I was thinking very carefully about how the songs would flow from one to another and that there would be a balance of “fuller” songs and instrumentals across the span of the album. The musical key of the first three songs descends from Dm to Am to Em, which was my way of helping the listener “fall” into the album. This progression also represents the runic ALU formula, where are descending energy points (like chackras) in the human body, also corresponding to “the hero’s journey”.

The song Of Thralls and Throes is different from all the others made so far. How is born a song like that, did you feel the necessity to experiment and to give something new to your music?

I am always trying to create unique compositions, so long as they work well within my larger vision of Wolcensmen. Charisma is the mark of great music for me. Of Thralls And Throes began with the guitar parts, which are heavily inspired by Norwegian black metal and neoclassical scales and atmosphere. The lead guitar could be from an early Satyricon or Isengard album, I think. Very dark and ominous yet playful. I initially thought it would be a simple acoustic guitar track but, as always, it expanded into something with more depth and character, largely with the help of Grimrik, who added the synths.

In the bio that Indie Records sent me there is also Tolkien’s name in your personal inspirations. What do you like in Tolkien’s writing? What are your favorite book of the Professor? What are the writers that you like the most and what are you trying to “steal” from each of them?

It’s difficult to describe the magic of Tolkien. It’s the depth of his imagination and knowledge, but also his willingness to create very quaint, childlike characters alongside the more dark, serious ones. The Hobbit was the first big fantasy book I read as a child and it changed something within me. This may sound pompous but his books made me see the world in a new way – to look for the magic, mystery and heroism in a modern world which ignores such things. I wouldn’t be the man I am today were it not for Tolkien’s work. I would not have my protectiveness over nature and tradition, for example. The Lord Of The Rings is probably my favourite book, though I do love The Children Of Hurin, for it works like a nice blend of the excitement of The Lord Of The Rings with the depth and detail of The Silmarillion. Another inspiration for my story is The Way Of Wyrd by Brian Bates, some of the Icelandic Sagas and the portrayals of Arthurian Legend I’ve read. What I try to take is the legitimacy of the symbolism, the evocative descriptions, and mystical fell of each. I want to help inspire others to fall in love with the mysteries of existence and history.

It talks about gigs for Wolcensmen: what can you say us about that?

I am working with people to make that happen. There may be different types of live show in 2020 but I don’t know many details yet. If it does happen, I ask all readers to come along and support the shows, otherwise such events cannot happen.

In spite of your tasks with Wolcensmen, Winterfylleth are certainly not idle: an acoustic CD and a live CD/DVD between 2018 and 2019. What are the future project of the band?

I am actually in the sudio right now as I type, recording the next Winterfylleth album. Il will be released in Spring 2020.

Speaking of Winterfylleth, I want to ask you if the acoustic album The Hallowing Of Heirdom was already in your mind or if your recent publications with Wolcensmen influenced somehow your mother band.

Honestly it was a total coincidence. I joined Winterfylleth at the beginning of 2015 and the guys in the band already han the idea of making an acoustic album. I don’t know if the Wolcensmen demo influenced that decision or not. More likely is that they had the same influences as me, such as Ulver’s Kveldssanger. Obviously my interest and ability in composing music was of great benefit to the making of The Hallowing Of Heirdom.

Thank you for the availability and I make you my compliments again for your CDs, that are really beautiful and thrilling. You can say hello to your Italian fans and add whatever you want.

Italy has always been very supportive of Wolcensmen and I thank you all for that. What I do isn’t fashionable but it’s sincere, and I’m grateful to everyone who sees that.