Intervista: M.A.I.M.

Tornano sulle pagine di Mister Folk i M.A.I.M. di Belluno: la band veneta ha pubblicato un nuovo disco sul finire del 2015 ed ha molte cose da raccontare: folk metal, decespugliatori e buon vin brulé sono alcuni degli argomenti trattati nell’interessante intervista che segue, buona lettura!

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Sul set del videoclip “Freedom Tank”

Vi ho lasciato con l’EP Hostëria fresco di stampa, vi ritrovo ora con il disco Manere Ombre Briscole uscito da un anno: cosa è successo tra le due pubblicazioni?

Abbiamo provato a rendere il Veneto di nuovo grande assemblando carri armati nel capanno degli attrezzi. Purtroppo però metà delle nostre giornate è stata dedicata alla ricerca dell’ultima osteria aperta portando via tempo al progetto, inoltre il brulé tossico che abbiamo ingerito in quantità industriali tra novembre e gennaio ci ha rallentati. Alla fine abbiamo messo insieme solo un’ape e un decespugliatore, che non funzionano nemmeno troppo bene. Ma almeno avevamo il prato sfalciato e nuove storie da raccontare, così è nato Manere Ombre Briscole.

Mi piacerebbe avere un vostro parere sui dischi che avete inciso e sulla maturazione artistica partendo dagli inizi per arrivare a oggi.

Considerato che la nostra storia musicale inizia nel 2008, ci sarebbe molto da raccontare, ma fondamentalmente siamo sempre stati un gruppo di amanti del metal che ha fatto quello che gli passava per la testa senza cercare complicazioni. Il nostro primo demo, The Frozen Pass, è un coacervo di influenze dei gruppi che maggiormente abbiamo ascoltato nel nostro avvicinarci al metal: Rage, Motorhead, Helloween e Judas Priest conditi con un po’ di Elvenking e Skyclad. Poco dopo le registrazioni del demo il nostro batterista Nicola ha influenzato parecchio il nostro songwriting: Nik è cresciuto a pane e power metal, insomma uno potente, compatto e veloce, tanto veloce. Il suo stile ha cambiato moltissimo la band e ha messo l’epicità nell’epic casera metal, permettendoci di avvicinarci al sound di gruppi come Ensiferum, Finntroll e Impaled Nazarene. Hostëria è stato il concretizzarsi di un sound più compatto e pesante e al contempo la maturazione di uno stile più personale e “veneto” nei contenuti. Il passo successivo è stato Manere Ombre Briscole, una sorta di manifesto di tutto ciò che siamo e che abbiamo fatto dal 2008 a oggi, nonostante i cambi di formazione, le difficoltà varie ed eventuali e gli amici persi per strada.

Descrivete le canzoni di Manere Ombre Briscole con aggettivi, sensazioni e colori.

Il colore è uno solo: vinaccia. Gli aggettivi potrebbero essere: veloci, martellanti, intense, serrate e pesanti. Infine le sensazioni si collegano a quel misto di euforia e malessere al tempo stesso che si prova tipicamente giunti a quel punto della serata in cui il tasso alcolico supera i livelli di guardia e sai che da lì in avanti ogni idea sembrerà fantastica.

Bruledì è uno dei pezzi meglio riusciti del cd, volete spiegare ai lettori di Mister Folk qual è la bevanda al centro della canzone e cosa rappresenta per voi?

Il Brulè è vino rosso cotto con zucchero e spezie da bere caldo. Stando a Wikipedia è diffuso in tutta l’Europa centro-Orientale e per noi montanari rappresenta un rito dei mesi invernali (confermo! ndMF), soprattutto in prossimità delle feste. Praticamente tra novembre e gennaio sostituisce caffè, tè, chinotto, aranciata, coca cola, a volte l’acqua stessa, da qui la considerazione che in inverno ogni giorno è bruledì. In tutte le località sopra i 300 metri di altitudine compaiono frotte di baracchini che lo vendono davanti ai quali si accalcano folle oceaniche che al confronto i concerti di Vasco sembrano serate per pochi intimi. Andare a bere il brulè in piazza è qualcosa di irrinunciabile per il bellunese, nonostante la legge imponga a tali baracchini di vendere osceni preparati anziché vero brulè per non meglio specificati motivi igienico-sanitari. In sintesi per noi Bruledì è una canzone che narra di buona compagnia, allegria e brulè: una vera e propria parte di noi. Come potevamo non raccontare tutto ciò in un cd che narra delle tradizioni e usanze delle nostre valli?

Quattro canzoni del cd sono prese Hostëria: sono brani che secondo voi meritavano una nuova veste e una nuova visibilità?

Più che altro sono pezzi fondamentali del nostro concetto di Epic Casera Metal e della nostra storia di band. Non potevano restare fuori dall’album, non potevano non essere riarrangiate dopo i cambi di formazione avvenuti tra Hostëria e Manere Ombre Briscole.

Nei brani completamente nuovi si nota la volontà di cambiare qualcosa, di rendere il sound più vario. É così?

Sì e no allo stesso tempo. Siamo un gruppo che suona epic casera metal e così probabilmente moriremo, però è anche vero che le nostre plurime influenze musicali non potevano non incidere sul song-writing.

Quanto è importante ciò che vi circonda (natura, cultura ecc.) per la stesura di musica e testi?

Molto, moltissimo, praticamente tutto. Che senso avrebbe definirsi folk metal altrimenti? In Italia ogni sasso ha una storia, siamo talmente pieni di storie, di tradizioni, di aspetti unici del nostro vivere che non basta una vita per esplorarli. In questo contesto fa un po’ tristezza sentire band italiane parlare di Odino e Thor nei loro testi. Noi dal canto nostro cerchiamo di dare voce alla forma mentis veneta e bellunese in particolare, con l’accento su tutte quelle sue idiosincrasie, incoerenze e contraddizioni che la rendono unica e, appunto folkloristica. Tutto ciò rende la musica anche più allegra e spensierata e proprio per questo ci riflette molto.

Manere Ombre Briscole è uscito per Nadir Music: come vi trovate con l’etichetta e proseguirete la collaborazione nelle prossime uscite?

L’esperienza con i ragazzi della Nadir è stata molto positiva e cogliamo l’occasione per fare un saluto speciale a Tommy, Federico e Trevor che non solo ci hanno seguiti, ma ci hanno anche dato degli input importanti nella realizzazione del disco e di tutto ciò che ci è stato intorno. Sono persone che amano la musica e il metal in particolare, per loro dare una personalità ad ogni lavoro è fondamentale, ci hanno incitati a dare il massimo e a lavorare sui nostri limiti. Per noi è stata anche una bella emozione registrare nello stesso studio in cui è nato Hyena, l’ultimo lavoro dei Sadist. Il futuro però è ancora tutto da scrivere, difficilmente torneremo a Genova per le registrazioni nel breve periodo perché abbiamo intenzione di mobilitare molti musicisti locali per il prossimo lavoro e organizzare una spedizione del genere sarebbe complicato. Per quanto riguarda la distribuzione, però, tutto è possibile.

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Com’è la scena heavy metal nella vostra zona? Riuscite ad allontanarvi e suonare in altre regioni? Com’è un concerto dei M.A.I.M.?

Direi che il metal in Veneto gode di ottima salute, con gruppi storici come Burning Black, Arthemis, White Skull e Raising Fear ancora in attività e tante nuove leve. Certo, abbiamo il cronico problema di trovare locali disposti a far suonare band un tantino rumorose (cioè che si sentono anche nel comune a fianco) come quelle metal, però è un male comune con il resto d’Italia e forse del mondo. Nonostante ciò abbiamo una buona scena live di cui siamo soddisfatti. Il nostro obiettivo è quello di suonare sempredi più e diffondere maggiormente l’ Epic Casera Metal. Per quanto riguarda la scena metal veneta le band ci sono ed il pubblico anche quindi si riesce ad organizzare dei begli eventi e a questo proposito vorrei segnalarvi BLmetalSaturday, un’organizzazione no-profit con cui collaboriamo regolarmente che da un anno organizza concerti nell’alto Veneto. Chiaro, i numeri che macinano altri generi sono ben lontani, ma quando uno suona metal sa a cosa sta andando incontro…

Per quale gruppo italiano o straniero vi piacerebbe aprire un concerto, o seguire in tour?

Richard Benson, senza dubbi. Scherzi a parte, abbiamo già date in calendario con qualche formazione straniera: il prossimo 15 novembre apriremo il concerto dei Negură Bunget a Padova e poco più tardi inviteremo gli Zaria, una formazione slovena, a suonare nel Triveneto per due o tre date e che molto probabilmente seguiremo in tour in Slovenia. Sul piano nazionale siamo stati finora un po’ sfortunati tra occasioni sfumate e imprevisti di natura tecnica, ma chissà che la tendenza non cambi.

Per la canzone Freedom Tank avete realizzato un videoclip. Come è nata l’idea e come giudicate l’esperienza? Ci sono aneddoti meritevoli di essere raccontati?

Mentre registravamo Freedom Tank abbiamo avuto la sensazione che fosse la traccia dell’album che “spingeva” di più e anche i ragazzi della Nadir ascoltandola hanno avuto la stessa sensazione, quindi abbiamo deciso che avremo girato un video per promuoverla. Abbiamo avuto la fortuna di entrare in contatto con la scuderia TNT corse che gareggia nel campionato di velocità Apecar che ci ha messo a disposizione la sua officina per una giornata intera e soprattutto alcuni mezzi del suo parco che abbiamo ripreso in azione. Non ringrazieremo mai abbastanza Mattia e gli altri ragazzi della scuderia per il supporto che ci hanno dato e l’esperienza a tratti surreale. Le riprese sono state caratterizzate da tempi strettissimi e imprevisti continui: gli esterni, ad esempio, sono stati girati poche ore prima di un nostro live a circa 50km dal set, l’ape originariamente messaci a disposizione, dotata di un imponente motore Alfa Romeo, era stata manomessa da ignoti nottetempo (se ben ricordo era stata “zuccherata” la benzina con conseguente grippaggio del motore) e Mattia di TNT corse è riuscito a reperire a tempo di record un altro mezzo dotato di un non meno sorprendente motore Honda proveniente da una CBR 1000 (una moto, ndMF). Gli interni sono stati girati in una freddissima giornata di Dicembre presso l’officina della squadra: la mattina è stata dedicata all’allestimento del set, il pomeriggio abbiamo fatto le riprese e verso le 18 abbiamo “ripulito” l’officina. Praticamente abbiamo passato il pomeriggio a fare finta di suonare con davanti a noi la scuderia TNT corse che ci osservava incuriosita, la nostra fotoreporter/cineoperatrice Anna ed un bruciatore industriale che assicurava temperature prossime ai 70° gradi nelle sue immediate vicinanze e il gelo più totale nel resto del set. Una curiosità: gli occhiali indossati dal nostro tastierista Manu mentre nel video armeggia con una fiamma ossidrica sono in realtà scenici e le “lenti” sono due pezzi di plastica nera opaca, quindi non aveva idea di dove stesse puntando la fiamma. Il fatto che nessuno sia tornato a casa con la bronchite cronica, mutilato o gravemente menomato è la prova che lassù qualcuno ci vuole bene.

A cosa state lavorando? Cosa ci riserverà la vostra prossima pubblicazione?

Abbiamo in cantiere un concept album incentrato sulla leggenda di Re Laurino e i Monti Pallidi, praticamente il mito fondante di tutta l’area dolomitica. Abbiamo già proposto dal vivo diversi pezzi che compariranno nel nuovo album e la risposta del pubblico è stata molto positiva. Sarà un lavoro più ”serio” rispetto a Manere Ombre Briscole, ma sempre nel segno dell’Epic Casera Metal.

Un saluto e un ringraziamento per l’intervista, concludete la chiacchierata nella maniera a voi più congeniale.

Un grazie infinito a Mister Folk per l’intervista. Vi aspettiamo con news e molto altro dal vivo. Approfittiamo per linkare la nostra pagina Facebook così potrete rimanere aggiornati su eventi, merchandising, news ecc.

Intervista: M.A.I.M.

Mister Folk da voce all’underground italiano: questa volta a raccontarsi sono i bellunesi M.A.I.M., autori sul finire del 2013 dell’EP Hostëria. In attesa del prossimo lavoro, un full length, leggiamo cosa hanno da dirci!

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Dopo diversi mesi dalla pubblicazione cosa provate ascoltando l’EP Hostëria?

Siamo molto soddisfatti del lavoro, in particolare di come la resa sul cd sia fedele al suono e alle sensazioni che vogliamo proporre da vivo. Inoltre registrare Hostëria è stata un’esperienza indimenticabile anche perché è stata l’ultima volta che abbiamo suonato con il nostro ex-tastierista “Neno”, scomparso di recente, e riascoltandolo ogni tanto la lacrimuccia ci scappa…

Hostëria è cantato in lingua inglese, ma in un paio di canzoni ci sono delle piccole parti in italiano: come mai questa scelta? C’è possibilità, in futuro, di avere un brano interamente in italiano?

Le parti narrate sono nate con intento parodico nei confronti di molti gruppi power seri (come i Rhapsody Of Fire, ad esempio) che inseriscono nei loro dischi parti recitate più o meno involontariamente comiche: noi abbiamo voluto inserirne di deliberatamente demenziali e ci è sembrato giusto farlo nella nostra lingua madre. Al momento non abbiamo in cantiere canzoni completamente in italiano, ma ci piace provare cose nuove e non è da escludere che qualcosa salti fuori.

Ascoltando The Frozen Pass e il successivo Hostëria è possibile riscontrare alcune differenze tra i due cd e la progressione del sound. Come e quanto pensate di essere evoluti come musicisti e come gruppo?

Sicuramente abbiamo imparato a conoscerci meglio, a superare quelli che erano i nostri limiti tecnici iniziali e a guardare verso altri generi. Quantificare quanto ci siamo evoluti è difficile, anche perché non è stato un processo conscio: semplicemente abbiamo sempre fatto quello che ci andava di fare e in generale non ci siamo mai preoccupati di come la gente ci ha etichettato negli anni.

State lavorando al primo full length, cosa potete dire in merito?

Al momento stiamo ancora definendo diverse cose, ma posso anticiparti che verrà registrato in estate e sarà una summa di tutto ciò che abbiamo fatto nei nostri sei anni di attività, quindi molti pezzi saranno familiari a chi ci segue. Abbiamo in cantiere un concept album, molto più folk ed atmosferico, di cui proponiamo già dal vivo un paio di pezzi, ma prima di tuffarci in un’impresa del genere vogliamo fare un passo indietro e tirare le somme della strada fatta finora.

C’è una data, anche solo indicativa, per la pubblicazione del disco?

Azzardo periodo autunno-inverno, ma in mezzo possono succedere davvero molte cose. Anche le nostre precedenti release sono “uscite-quando-sono-uscite”, quindi preferisco non sbilanciarmi.

In alcuni frangenti mi avete ricordato i Kalevala hms in versione più hard’n’heavy. Vi sentite vicini a loro musicalmente e cosa pensate della band di Parma?

Ti rispondo a titolo personale: li ho visti dal vivo un paio di volte e mi sono piaciuti molto, Musicanti di Brema in particolare è un disco che adoro, ma mi sento abbastanza sicuro nel dire che non rientrano nelle nostre influenze di gruppo, né ci sentiamo particolarmente vicini a loro, anzi, penso che, al netto di una certa allegria e goliardia di fondo, siano una band molto lontana da quello che cerchiamo di proporre.

Sul fronte live non ho visto molto movimento. Pochi locali dove suonare, difficoltà organizzative o una vostra scelta per avere tempo al fine di concentrarvi sul disco?

Al momento tutte e tre le cose combinate… viviamo in una delle zone d’Italia meno densamente popolate e nel nostro capoluogo c’è un unico locale che dà a dei gruppi metal la possibilità di esibirsi; un po’ di anni fa le cose andavano diversamente e c’erano decine di locali con un folto pubblico di appassionati, ora, purtroppo, la scena si è spostata altrove. Al momento suonare per noi vuol dire fare trasferte il che non solo è oneroso dal punto di vista personale, ma anche molto difficile da organizzare: ti assicuro che, dal momento che siamo contrari per principio al pay-to-play e siamo affezionati all’idea del D.I.Y., è veramente dura convincere un qualsiasi gestore di locale extra-veneto (ad esempio di Udine o Trento) ad ospitarti, e quindi investire su di te, dal momento che non puoi garantire pubblico. In ogni caso, ultimamente non siamo stati così con le mani in mano: quest’inverno abbiamo fatto alcune date trivenete e in questo mese di maggio abbiamo avuto date nel bellunese e nella marca trevigiana.

Come si fa a suonare “epic Casera metal”? Spiegate ai lettori questa definizione.

Un litro di rosso prima di mettere mano a qualsiasi strumento è un buon inizio… seriamente, è una definizione che abbiamo coniato qualche tempo dopo la registrazione di The Frozen Pass, quando ci siamo resi conto che quanto stavamo suonando sfuggiva un po’ alla tassonomia metal comunemente in uso, inoltre volevamo qualcosa che rendesse palese la natura genuinamente montanara della nostra proposta. Altri possibili candidati erano “Segadìz” (segatura), “Sapìn” (zappino) e “Manèra” (accetta), ma alla fine la “Casera” (casetta/bivacco in quota) ha prevalso.

Il “pub perfetto” l’avete più trovato o la cerca continua???

Abbiamo suonato e fatto festa in tanti bei locali, ma è una ricerca ideologica: non finirà mai.

Il sogno nel cassetto?

Domanda difficile… al di là del solito, direi organizzare un grande festival metal a Belluno, sperando che possa avvicinare i giovani bellunesi alla musica metal e di conseguenza far ritornare ai vecchi fasti la scena musicale nella nostra vallata.

Grazie per la disponibilità, a voi la chiusura e i saluti!

Grazie a te per l’ intervista! Mi rivolgo anche ai lettori, speriamo di incontrarci personalmente al più presto ad un concerto! Saluti a tutti e, naturalmente, stay metal!

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