Intervista: Vinterblot

Ritrovarsi con i Vinterblot è sempre un piacere e in ogni occasione il tempo passato insieme ai ragazzi della band è speciale. Quando si dice “le persone prima dei musicisti”. Ma quando le persone sono anche ottimi musicisti che sul palco spaccano il culo, allora è tutto perfetto! Quella che segue è una piacevole quanto interessante chiacchierata telematica con il cantante Phanaeus e il chitarrista Vandrer: promoter italiani e stranieri, rispetto per i gruppi che suonano ed evoluzione musicale sono alcuni dei punti toccati nell’intervista che segue. Buona lettura!

La band all’Helvete di Oslo.

Avete suonato da poco al prestigioso Inferno Festival di Oslo. Vuoi raccontarci come sono andate le cose e le vostre impressioni da musicisti e da spettatori?

Vandrer: Ciao Fabrizio! Partecipare all’Inferno Metal Festival è stato per noi la coronazione di un sogno, possibile grazie al supporto di chi ha votato la nostra band nel contest internazionale indetto dal Festival stesso. Abbiamo raggiunto Oslo con qualche giorno di anticipo, per poter visitare i punti più interessanti della città: dall’“Urlo”, all’Helvete shop alle navi vichinghe. Inutile dire che abbiamo vissuto un viaggio nel tempo, tornando tutti un po’ teenagers (infreddoliti), ahah! Siamo stati di giorno turisti e di notte.. ascoltatori incantati dalle decine di Band internazionali offerte dal Rockefeller, concert hall storica della città dove si è tenuto il festival, assistendo a tre giorni di concerti! Siamo molto soddisfatti della nostra stessa performance, dovuta alla combinazione di molteplici fattori tra cui grande divertimento, profonda emozione ma anche sano relax! Non possiamo che conservare un ricordo eccellente di questa esperienza, dapprima come ascoltatori e poi come musicisti.

Dopo un’esperienza del genere mi viene da chiedervi in cosa i promoter italiani sbagliano e come è possibile colmare il gap esistente tra Italia ed estero.

Vandrer: I promoter italiani (volenterosi) fanno spesso il proprio meglio ma purtroppo devono scontrarsi con l’assenza di locali adatti o ben disposti a ospitare concerti metal, oppure con delle ‘scene’ musicali assenti. Nel corso della nostra breve esperienza dal vivo in questi anni, abbiamo assistito a una tendenziale crescita qualitativa degli aspetti organizzativi, grazie alla diffusione di protocolli professionali ‘standard’ finalmente più consoni! A tutti coloro i quali s’interrogano su come poter colmare il gap non posso che consigliare di prendere a modello le realtà virtuose (siano esse italiane o nord-europee) e frequentare, per quanto possibile, concerti di rodata esperienza! Posso riassumere ciò che più comunemente ‘manca’ nell’underground italiano in una parola: il rispetto per il musicista. Ciò si avverte nei piccoli dettagli. É indispensabile venire incontro alle esigenze umane primarie: dall’offrire cibo-liquidi sino al dedicare 10 metri quadri di spazio alla band per potersi riscaldare pre-show. Non vi è un business, dunque non si può immaginare di camparne, ma trovo ridicolo invitare una band per poi proporre a questa di viaggiare per migliaia di chilometri senza poter offrire un rimborso per il viaggio in sé. Non si parla di cachet, ma di non indebitarsi per suonare dal vivo! Oggi c’è grande smania di suonare dal vivo ma è necessario quanto mai del buon senso da parte di band, promoter e pubblico. Migliori sono le condizioni (e il comfort…!) garantite ad una band, migliore sarà la riuscita generale dell’evento. Spesso da noi funziona al contrario, grandi aspettative e una non-proporzionata attenzione a ciò che conta davvero.

Vi considero gli italiani meno italiani sul palco, mi spiego: vedendovi e ascoltandovi ho sempre la sensazione di aver davanti una band straniera per personalità, precisione e presenza scenica.

Vandrer: Da ‘esterofilo’, ahah, lo prendo come un complimento! Scherzi a parte, se comprendo quanto hai espresso, sono molto felice che i Vinterblot possano dare tale impressione. Siamo sempre più orgogliosi di essere Italiani con il passare degli anni! Purtroppo però, come in altri settori, anche nella musica si avverte la sensazione che non vi siano le condizioni adeguate per coltivare i propri progetti. La conseguenza diretta è che, in gran parte dei casi, il dilettantismo non riesce a elevarsi a uno step successivo, complici le limitate risorse economiche e la mancanza di un terreno fertile dove metter radici. Un post Facebook di Michael Berberian della Season Of Mist fa avviò, tempo fa, una provocazione molto sottile sullo stato di salute della scena Metal italiana, riferendosi all’Italia come Paese ‘senza speranze’ (e chi se la scorda quell’uscita! ndMF). Sono sincero, la critica è importante ma l’autocritica è indispensabile! L’Italia non è un paese di cultura ‘rock’. Negli ultimi decenni la dolce vita e il “belcanto” hanno proiettato lunghe ombre di dispotismo culturale: non vi è alcuna apertura (ma soprattutto interesse) verso le minoranze. Da un lato, sono contrario all’importazione ossessiva di qualsiasi trend anglosassone, all’esterofilia cieca, al rinnegare le proprie radici. Ma allo stesso tempo, percepisco un goffo tentativo di occultamento di qualsiasi forma di musica non conforme agli standard socialmente ‘accettabili’. Detto questo, per noi è fondamentale prendere a modello band straniere, non solo per la loro professionalità, ma soprattutto perché la loro musica è la fonte stessa della nostra ispirazione.

C’è un posto che vi manderebbe fuori di testa poterci suonare? E potendo, con quale gruppo vi piacerebbe dividere il palco?

Phanaeus: Ce ne sono di eventi mozzafiato ai quali parteciperemmo volentieri, ritenendoli dei contesti entusiasmanti, adatti al nostro progetto. I primi nomi che mi balenano in mente sono il “Midgardsblot Metalfestival” (un open air nello splendido parco nazionale di Borre, ad Horten, in Norvegia), il “Ragnard Rock Festival” (un enorme evento “pagan” francese, molto trasversale), etc. Per quanto riguarda le band con le quali saremmo onorati di poter condividere il palco, te ne cito solo un paio: Enslaved e Bolt Thrower, ovvero due tra le nostre maggiori influenze musicali.

Dal vivo siete una forza della natura, dal grande impatto scenico e dalla precisione strumentale invidiabile. C’è stato, però, un qualche momento diciamo imbarazzante, curioso o divertente che vi va di ricordare?

Phanaeus: Ti ringrazio per il tuo prezioso feedback, Fabrizio! Certo, di episodi divertenti ce ne sono a bizzeffe ma, considerando solo quelli raccontabili, se ne riduce drasticamente il numero, ahahah! Personalmente, potrei rivelarti un simpatico aneddoto legato all’esperienza che permise di conoscerci: il Fosch Fest nel luglio 2012. In quell’umida estate bergamasca, il mio colorito lunare-diafano fu messo a dura prova dall’esposizione solare, finendo vittima incauta di un’insolazione. Al termine della nostra esibizione, nel corso della restante manifestazione, supporter e conoscenti (ignari di ciò) venivano a congratularsi attraverso energiche e calorose – nel senso letterale del termine – pacche sulle spalle; inutile riportarti il mio pensiero/stato d’animo in quei momenti perché sarebbe censurabile, riduciamolo ad un eufemistico “odi et amo”!

Vinterblot live @ Mister Folk Fest

Pensi che la vostra zona di provenienza possa avervi penalizzato, oppure credi che la Puglia sia stata in qualche maniera fonte d’ispirazione per la band?

Phanaeus: Entrambi. Se ti dovessi parlare da un punto di vista maggiormente pragmatico, non ti nascondo che l’essere così “a Sud” è, a tratti, penalizzante. Un esempio? Spostarsi (anche solo al centro Italia, senza parlare di contesti internazionali) comporta costi notevoli, sia in termini economici che, soprattutto, di tempo; in alcuni frangenti siamo stati costretti a declinare alcune proposte. É tuttora impensabile l’idea di accettare offerte se non previo scrupoloso vaglio di tutte le possibilità. La nostra dimensione – di band underground – a volte non ci permette di poter conciliare in maniera semplice ed immediata le nostre vite private/professionali con questa grande e “romantica” passione! Da questo ne consegue, però, un aspetto estremamente positivo, il nerbo senza il quale probabilmente non saremmo qui a disquisire: la Tempra. Essa è forgiata sì dalle difficoltà, ma anche dal mordente stimolato dalla propria terra d’origine.

Avete mai pensato che vivendo in un’altra regione italiana, o in un altro paese europeo, la vostra musica avrebbe potuto avere una diffusione differente?

Vandrer: Costantemente! É innegabile il vantaggio geografico di una band che può costruire tour europeo… partendo dal centro dell’Europa stessa! Per non parlare della difficoltà nel cercare di evocare ‘sound gelidi’ nella bollente stagione estiva pugliese, ahah! Ma a tutto vi è un altro lato della medaglia: troviamo che l’Italia ed in particolare la nostra provincia di Bari ci abbia donato dei valori eccezionali. Anneghiamo eventuali malumori in focaccia e panzerotti! Aggiungo che siamo fieri di vivere in una delle migliori scene metal italiane in termini di frequentazione ed organizzazioni eventi. Una band esordiente ha necessità di frequentare dei concerti e confrontarsi con altri musicisti (e con il pubblico stesso!). Più folta e ricercata è la scena, maggiori sono le probabilità che un gruppo musicale possa evolversi. La provincia di Bari non ha poi molto da invidiare ad altre realtà europee, nel nostro piccolo, speriamo che la Puglia diventi in futuro un vero punto di riferimento nell’Europa meridionale.

Vi seguo fin dal primo passo ufficiale, ovvero l’EP For Asgard. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e molte cose sono cambiate. Una sola, forse, è rimasta sempre la stessa, ovvero la qualità della musica, migliorata con il tempo e l’esperienza.

Vandrer: Fabrizio, ci fai arrossire, la tua non è nemmeno una domanda… non so come e cosa rispondere, ahah! Mettiamola così… abbiamo sempre vissuto le interviste con te con un sorriso sulla bocca, “ne è passata di acqua sotto i ponti” dalla nostra prima intervista assieme, anni fa, ma certe cose non cambiano: conversare con te è come parlare con un buon amico al pub!

Qualcosa è cambiato tra Nether Collapse e Reams Of The Untold. Si può semplificare con la parola “esperienza”, oppure credi che ci siano altri fatto importanti che hanno portato alla crescita della band?

Vandrer: La parola “inesperienza” è a mio avviso ancora più pertinente. Ogni passo in avanti compiuto è dovuto ad un’attenta analisi e studio degli errori precedenti! Realms Of The Untold ha avuto una turbolenta vita ‘segreta’, in ogni fase della sua creazione, dalla sua ideazione al suo rilascio. Ma è un piccolo traguardo al quale siamo affezionati, perché abbiamo osato spiegare le nostre ali. A quindici anni non è facile scegliere come impostare un progetto musicale, specie quando i propri gusti si evolvono di mese in mese. Ma via via che si acquisiscono gli strumenti per esprimersi musicalmente si evolvono le motivazioni stesse alla base del fare musica! Adesso, quasi dieci anni dopo la creazione dei Vinterblot, abbiamo le idee più chiare e non vediamo l’ora di condividere un nuovo atto del nostro percorso. Il prossimo Album è in cantiere e non siamo mai stati così orgogliosi della nostra musica.

L’evoluzione non è stata solo musicale: i testi con gli anni sono diventati introspettivi e talvolta li ho trovati criptici, pur partendo da un immaginario nordico e ben noto. Quanto lavorate su questo aspetto e quali sono le fonti d’ispirazione che vi portano a scrivere i testi?

Phanaeus: L’aspetto lirico e concettuale si intreccia indissolubilmente con quello musicale e compositivo, pari impegno, cura e dedizione! Testi, artwork e musica devono fondersi in un unico continuum. In verità, l’unico capitolo programmaticamente “nordico” risale al nostro primo ep./demo For Asgard, che reputo una sorta di tributo a quella terra e cultura così influente in termini di sound e genere di appartenenza, per i nostri esordi. In seguito, in modo del tutto inconscio e naturale, ho preferito indirizzare la mia scrittura su tematiche che potessero descrivere e concretizzare un universo più personale, esprimere la nostra identità senza possibilità di fraintendimenti. Concordo sulla tua scelta del termine “criptico”; probabilmente è la forma di scrittura a me più congeniale! Ritengo molto più stimolante disseminare nei testi indizi, tracce, segni e simboli, lasciando la possibilità all’ascoltatore -qualora lo voglia – di seguire un proprio percorso interpretativo e conoscitivo. Accattivare, cioè, la curiosità e coinvolgere la sensibilità esclusiva di coloro i quali dedicano ancora parte del proprio tempo alla lettura delle lyrics, alla dimensione immaginifica, allo scorgere i più svariati dettagli di una copertina, in un’epoca così caoticamente frenetica.

L’album Realms Of The Untold ha riscosso notevoli consensi da parte di critica e fan e il nome Vinterblot si è sicuramente rinforzato all’interno della scena metal. Come avete vissuto il post disco e come avete reagito alle tante recensioni positive?

Vandrer: Siamo lusingati dai feedback positivi e siamo grati per l’interesse via via crescente nei nostri confronti! Ammetto che è sempre un piacere ricevere una buona recensione, specie se (e solo se) questa è motivata da uno spirito autentico e da un ascolto approfondito. Ad ogni modo, viviamo positivamente qualsiasi critica, positiva o negativa; anzi, c’è sempre molto da imparare, dunque viviamo con serena curiosità la ricezione di ogni disco.

Realms Of The Untold è ormai “vecchio” di un anno e mezzo, mi domando quindi a cosa state lavorando e se potete dare qualche piccola anticipazione sui prossimi passi dei Vinterblot.

Phanaeus: Come potrai intuire, siamo alacremente al lavoro sulle nuove composizioni. Abbiamo una manciata di pezzi in fase di definizione ed una pletora di idee da far germogliare. D’accordo, cercherò di non eludere la domanda, ahahah! Rispetto al passato, i tre/quattro pezzi sino ad ora completati lasciano ben presagire degli scenari ancora più intensi e consapevoli. Sarà un lavoro che approfondirà maggiormente la dicotomia tra Luce ed “Ombre”…

Ragazzi, è sempre un piacere incontrarvi e scambiare due chiacchiere, grazie per la disponibilità e a presto!

Phanaeus: Piacere assolutamente reciproco. Ti ringraziamo per la chiacchierata, ai prossimi ettolitri d’idromele!

Vandrer: Alla prossima, un saluto ai lettori di Mister Folk!

La band al Viking Ship Museum di Oslo.

Annunci

Intervista: Vinterblot

In occasione del Sognametal Tour ho avuto la possibilità di scambiare due parole con i talentuosi Vinterblot. Il cantante Phanaeus e il chitarrista Vandrer si sono dimostrati simpatici e cordiali come sempre, dando alcune piccole anteprime sul disco attualmente in lavorazione e svelando come si muove e nutre la creatura Vinterblot.

V1Iniziamo parlando del concerto di questa sera: ovvero come siete arrivati a suonare con i Windir, le sensazioni e com’è andato lo show. Ma parto con un pensiero che ho sentito esprime da alcune persone mentre eravate sul palco, ovvero che su disco siete bravi, ma dal vivo rendete ancora di più, sia per l’aspetto scenico che per esperienza pur essendo un gruppo relativamente giovane, quindi complimenti per l’esibizione.

VANDRER: Ti ringraziamo! Per quel che riguarda il concerto di stasera dobbiamo fare un ringraziamento a Gabbo di No Sun Music/Shores Of Null, siamo più che grati per averci concesso di partecipare. I Windir per noi sono stati, sono tutt’ora e saranno un’influenza molto importante per il nostro sound, anche dagli inediti che sveleremo prima della pubblicazione dell’album nelle nostre prossime date si potranno intuire le nuove direzioni dell’album, abbastanza evolute rispetto ai lavori precedenti. Sai, con gli anni le idee si fanno un po’ più chiare e riesci ad essere più rilassato…

Mi dispiace per il poco pubblico, Roma purtroppo è così, suonano i Windir e c’è appena qualche decina di spettatori, suonano i Rotting Christ e sono poche di più, forse perché ci sono concerti spesso e qualche volta addirittura due gruppi in due locali diversi la stessa sera, non so com’è da voi in Puglia…

VANDRER: Bari non delude quasi mai. Oddio, sui gruppi grossi non puoi mai andare sul sicuro perché ci sono discorsi di prezzo, ma anche io sono sorpreso (si riferisce alla data del Sognametal Tour, nda) ma sono fiducioso che per i Windir ci sarà la giusta audience.

PHANAEUS: Temevamo che ci fossero ancora meno persone, considerando che abbiamo suonato alle 20 ci aspettavamo dieci persone (sorride, nda). Non è un discorso curriculare che ora aggiungiamo questo tassello alle nostre date live, ma è proprio un aspetto emozionale per noi, anche senza pubblico sarebbe stato un onore. Se ti posso svelare un segreto, alcuni di noi avevano già prenotato i voli aerei per venire a vedere la data, poi magicamente dopo due settimane ci siamo trovati a suonarci.

Visto che ne avete accennato e che in concerto avete proposto un pezzo nuovo leggermente diverso dal “solito”, iniziamo a parlare del nuovo disco…

VANDRER: Stiamo componendo, una canzone è fatta!

PHANAEUS: Per quel che riguarda il nuovo pezzo preferiamo ancora non rivelare il titolo…

VANDRER: Aspettiamo l’ultimo minuto prima di fare annunci.

PHANAEUS: Ci piaceva però svecchiare la set-list, anche perché essendo il prossimo album un passo in avanti, è sicuramente diverso dal precedente non perché sono canzoni nuove, ma perché il sound è molto più sviluppato, sentito. Ci sono meno restrizioni, non so se ricordi il famoso discorso sul precedente album (si riferisce all’intervista del 2012 in occasione del Fosch Fest, nda), meno pippe mentali, stiamo veramente seguendo l’ispirazione, anche l’esperienza maturata fino adesso ci sta sicuramente aiutando, decisi su quello che stiamo facendo, quindi dargli un preview era doveroso.

State componendo, quindi avete in mente un data di pubblicazione, autoprodotto o cercherete un’etichetta?

VANDRER: Abbiamo idea di pubblicare sotto un’etichetta, quindi è possibile che non sia un autoprodotto, ma nel caso non dovessimo trovare una label, saremmo felicissimi di fare un autoprodotto. L’aiuto professionale di un’etichetta è sicuramente meglio. Siamo al lavoro su cover e artwork…

PHANAEUS: Posso dirti che è un concept album.

Non puoi dirmi che è un concept senza nemmeno dire l’argomento!

PHANAEUS: Mi piace far sentire l’odore della pietanza!

Quindi in futuro uscirà un concept album con un po’ di canzoni, forse con un’etichetta…

VANDRER: Lo sappiamo che non ti stiamo dicendo niente, perdonaci!

PHANAEUS: Se possiamo essere sinceri fino in fondo, siamo così riluttanti perché ci facciamo 3000 pippe, è tutto in divenire, potremmo dire una cosa oggi e tra una settimana chissà. Le idee ci sono, il concept c’è…

VANDRER: I brani, ci tengo a specificarlo, sono in lavorazione da due anni e mezzo, quindi il tempo darà i suoi frutti, nel senso che ci stiamo accorgendo che più tempo abbiamo a disposizione, che è poco perché abbiamo vite molto impegnate tra lavoro e università, ma stiamo cercando di dare il massimo. Possiamo dire che sicuramente non prima di primavera 2015 ci sarà l’album, anche per

In realtà ci siamo dentro fino al collo, stiamo scegliendo con chi lavorare per il prossimo videoclip e la nostra palude, al momento, è la vita quotidiana che si può conciliare con dei limiti con la nostra vita da musicofili.

Avete pubblicato il demo For Asgard nel 2010 e Nether Collapse due anni può tardi, ora a fine 2014 nel mezzo della lavorazione del nuovo disco, ascoltando i vecchi pezzi, quali sensazioni avete?

PHANAEUS: Innanzitutto una sensazione nostalgica, perché anche solo sfogliando il booklet e vedere della facce più giovani fa una certa impressione. Poi ascoltando le canzoni percepisci il cambiamento perché noi abbiamo dei pezzi in lavorazione, un concept definito, cover artwork che è quasi definita, e risentendo quanto fatto in passato emergono le inesperienze, che certe cose potevano essere fatte meglio, non c’era un punto di vista oggettivo sulla musica, soprattutto dal punto di vista tecnico e della produzione, però riascoltando viene da rimproverarti su alcune inesperienze.

Sono proprio queste però le cose che ti fanno maturare come musicista e non solo…

PHANAEUS: Esatto.

La musica e i testi dei Vinterblot sono influenzati anche da cose extra musicali quali libri, film, vita quotidiana ecc.?

PHANAEUS: Siamo un gruppo eterogeneo come interessi primari, nella stesura dell’album non ci sono ispirazioni particolari, occupandomi io dei testi e del concept cerco di non convogliare delle vere scritture in maniera specifica, perché fondamentalmente gli album partono sempre da una prima canzone che da l’ispirazione, già ti crea un’immagine in mente, e io cerco di mettere su carta quella che è l’immagine. Le influenze personali vanno dal cinema, sono un appassionato di Mario Bava e Dario Argento, però l’immaginario del gruppo è eterogeneo. Io ho degli interessi cinematografici e di letture diverse da quelle che ha lui…

Dimmele al volo, così le metto dentro: cinema e libri…

VANDRER: Serie TV, grande passione…

The Walking Dead, che è ricominciato da poco?

PHANAEUS: Colombo ahah!

A-Team! Però all’epoca si chiamavano telefilm e duravano diversi anni e c’erano tutti i giorni!

PHANAEUS: Era bellissima la parola telefilm!

VANDRER: Oddio, qualsiasi serie che sia intensa. Le mie letture sono saggi e fantasy, ma cerco di acquisire più informazioni possibile tramite internet. Una cosa che possiamo dirti è come nasce un nostro album. Lavoriamo su due binari, musica e testo, io della prima con arrangiamenti e melodie, poi in sala prove si prendono le decisioni importanti, tutti insieme. Ci teniamo in contatto tutti i giorni, io ho un riff, una canzone e lui mi risponde con uno stimolo concettuale, mi propone un’idea, quella che è una visione, una possibile cover artwork, un immaginario, il nostro approccio è anche molto spirituale, il nostro gruppo ha anche a che fare con la nostra vita. Non facciamo un genere di ribellione come il punk, non vogliamo che il nostro sia uno sfogo, ma dare al mondo quelle che sono le nostre emozioni e trasformarle in musica. Una preview che possiamo dire è che c’è un grado di sperimentazione diversa, ci sarà una novità piuttosto evidente che coinvolge sia la musica che i testi e si intreccerà con nuovi sentieri e percorsi, andando di pari passo nella tracklist, che sarà, al nostro solito, un cammino.

PHANAEUS: Per tirare le somme, anche per le domande precedenti, siamo un gruppo formato da persone differenti che però vanno in un’unica direzione.

VANDRER: Facciamo i conti col il passato e con il futuro, ovviamente nessuno si lascia condizionare da “no, questa cosa non la possiamo fare”, abbiamo barriere fino a un certo punto, ma è giusto fare un discorso organico.

PHANAEUS: Fondamentalmente i testi partono da delle suggestioni, proprio perché vogliamo che nel progetto ci siano le energie di tutti, anche se vedi il nuovo merchandising… in pratica, l’albero ha delle radici che sono cinque teste, che hanno caratteristiche diverse e vanno di direzioni diverse, però sono le nostre individualità che puntano verso l’alto, le radici che sviluppano l’albero e lo rendono saldo al terreno. Scrivere testi che parlano dei miei interessi significherebbe svilire quello che è il nostro concetto di gruppo, suggestioni e un approccio rituale della musica. L’individualità, le peculiarità di ognuno al servizio di tutti.

Cambiamo un attimino discorso: l’album che in questo momento vi ronza sempre in testa perché è il suo momento.

PHANAEUS: Un album degli Ahab, doom.

VANDRER: Helrunar, l’album è Baldr ok íss, pagan black metal band tedesca.

Conosco, è un gruppo che ha recensito Alice prima di conoscerci…

VANDRER: pagan black freddissimo, ma anche molto profondo e mitologico, che è la nostra passione numero uno. La passione per la mitologia è una costante che ci guida, ci lasciamo anche guidare dai miti. Geograficamente possiamo dire che nel prossimo album ci espanderemo, in passato siamo sempre stati accostati alla Svezia e Scandinavia. Non sonorità mediterranee, però è un discorso più universale, senza latitudine, sull’essenza umana. Come la mitologia, possono cambiare le forme ma i simboli son quelli, gli insegnamenti son quelli, gli archetipi sono quelli.

– La chiacchierata va avanti su interviste su word e face to face, polpettoni da leggere e risposte in fotocopia… –

VANDRER: ci devi scusare per questi voli pindarici, ci perdiamo, in realtà questo è esattamente quello che siamo noi, i Vinterblot in fase di composizione. Ci lasciamo coinvolgere, siamo persone emotive e andiamo dove le nostre energie di trasportano. A volte siamo sicuri e gettiamo le fondamenta, altre abbiamo bisogno di più tempo.

PHANAEUS: La fase di esposizione delle tue idee è quella più confusionaria perché non riesci a trovare le parole, hai le idee chiare, ma la parola che stai per dire non è mai quella che esprime esattamente al 100% quello che vuoi dire.

VANDRER: Il genere si allarga, sarà sempre più difficile catalogarci perché la nostra natura è ibrida, siamo stati attaccati per questa cosa, i vichinghi…

Ti piace la serie Vikings?

VANDRER: sì molto, anche se non è politicamente e storicamente corretta per dei nomi un po’ farlocchi, ma quando c’è stato quel sacrificio a Uppsala sono rimasto molto colpito perché rappresenta, parentesi personale, ciò da qui siamo partiti all’inizio, il nome Vinterblot. Esprime quel paganesimo molto crudo e diretto che a noi piace e ispira, che rappresenta la nostra musica se dovessimo trovare un’immagine. Tornando alla nostra natura ibrida, noi punteremo su questo fatto, sarà il nostro cavallo di battaglia invece che il nostro cavallo di Troia ahah!

PHANAEUS: È un album più intenso perché esprime al meglio le nostre personalità, sentirai ancor più nei riff di Fabio e del “nuovo arrivato” Auros nei soli, me al pieno delle potenzialità. Non diciamo che sarà l’album definitivo eh…

VANDRER: magari sarà un album di transizione! Ma un album fondamentale per noi.

PHANAEUS: Esatto! Sentiamo che sarà un album molto più potente rispetto al precedente perché ci stiamo lasciando andare alle nostre ispirazioni, con un pizzico di esperienza in più. Magari farà cacare, non lo so eh!

VANDRER: Faremo una cosa che a noi piace.

PHANAEUS: Il nostro obbiettivo primario è fare un album che noi vorremmo acquistare da ascoltatori.

Nether Collapse è l’album che all’epoca avreste acquistato?

VANDRER: Per il fattore artistico siamo sempre stati più che indipendenti e sinceri, assolutamente.

PHANAEUS: Si tratta di una pressione interiore, di vite e di stress, cercare di massimizzare il tempo ed essere il più spontanei possibile, ma a volte c’è qualcosa che lascia dei margini di miglioramento già appena l’hai fatto.

VANDRER: Per rispondere alla domanda: sì, quando siamo usciti dallo studio abbiamo detto “questo è il nostro massimo”. Ma c’erano dei brani composti nel 2011, con la band formata da due/tre anni, con il cantante arrivato dopo due anni, anche io mi son gettato nella composizione a diciotto anni, che cosa voglio dire… che è stata la nostra prima esperienza, quindi noi siamo soddisfatti per tanti aspetti di quell’album in relazione alla poca esperienza che avevamo e noi eravamo felici della resa sonora e degli arrangiamenti…

Ho giusto ascoltato Nether Collapse la settimana scorsa ed è sempre una figata, da ascoltatore continuo a pensare che sia un gran bell’album!

VANDRER: Prima eravamo più giovani, più diretti e meno meditativi, ma quell’istinto ci piace, siamo fieri.

PHANAEUS: Ti guardi indietro e Nether Collapse è come l’adolescenza, quando sei pieno di brufoli. Siamo soddisfatti di quell’album ma adesso vogliamo esprimere la maturità.

VANDRER: Se vuoi stiamo qua a parlare altre due ore…

Con tutto il rispetto, ma tra poco suonano i Windir e non ce li possiamo perdere… ragazzi grazie per l’intervista!

VANDRER: Hail Valfar!

PHANAEUS: Ti ringraziamo, è sempre un piacere e grazie per la disponibilità.

V2