Intervista: Ixia

Dopo un EP interessante come Katherine non potevamo non intervistare Pamela Ceccarelli, mente e voce dietro a Ixia, per saperne di più del progetto e del concept che muove le tracce che compongono il disco. Musica delicata e romantica raccontata con passione da Pamela, cantante piena di energia e voglia di parlare della propria creatura: buona lettura!

ph. Simona Galletti

Ciao Pamela, benvenuta su Mister Folk! Vuoi raccontare ai lettori come ti sei avvicinata alla musica e al canto in particolare?

Ciao a te e grazie per il tempo che mi stai dedicando! Come mi sono avvicinata alla musica… oserei dire che i miei primi ricordi sono di me, in passeggino, in una piazza con un palco enorme con sopra il mio papà con la chitarra e un’espressione felice. Credo di aver sempre desiderato un giorno di poter condividere il palco con lui, cosa che in effetti sono riuscita a realizzare a novembre durante la presentazione dell’album al Black Out.

Prima di iniziare a parlare del tuo disco, vorrei chiederti quali sono le band e le voci che più ammiri e perché.

Sono cresciuta ascoltando alcuni brani di Bennato e De André. Mi ricordo la sensazione di magia nel sentir narrare di alcuni mondi lontani e perduti. In qualche modo le storie che loro raccontavano, mi sembrava come risvegliassero sogni molto vividi nella mia mente, tanto che, al liceo abbozzai un libro che li riunisse tutti sotto forma di romanzo. Anche se poi, in effetti, non ho mai rimesso mano alla bozza per dargli una forma più… degna? Crescendo, mi sono trovata catapultata nel mondo del gioco di ruolo dal vivo, ed è stato, musicalmente parlando, come scoprire che il bacino d’acqua immenso davanti ai miei occhi altro non fosse che solo un laghetto. Purtroppo qui in Italia, almeno fino a qualche anno fa, la cultura del folk non è così sviluppata, la musica diffusa era quella che ci indicavano la televisione e la radio, evitando di entrare nel dettaglio. In quest’altro ambiente, invece, grazie alla ricerca delle giuste “colonne sonore” da taverna, ho scoperto gruppi come i Blackmore’s Night e le Medieval Baebes, mi sono avvicinata ai Within Temptation ed ai Nighwish. La mia prima esperienza da professionista è stata proprio nella tribute dei Blackmore’s Night, e probabilmente, se non fosse stato per Ida Elena, che quel giorno mi scelse per affiancarla come seconda voce, mi sarei lasciata scoraggiare dalla scuola di musica che non riteneva il mio timbro adeguato. Non so in effetti se la risposta risulta chiara, spero di non essermi dilungata eccessivamente.

Hai da poco pubblicato l’EP Katherine: hai tutto lo spazio per parlare del processo creativo che ti ha portato a realizzare le sei canzoni del disco.

Potrei in qualche modo dire che tutto è nato tornando a casa dalla scuola di musica, dopo un’ora di dettato musicale sulla scala minore armonica. Rientrando mi sono trovata a canticchiare nella testa una melodia. Ho passato due giorni cercando di capire quale brano fosse, per scoprire alla fine che, in effetti, era del tutto originale. In merito alla storia, di quella che poi sarebbe diventata Katherine, ha origine anch’essa da un sogno. Mi piace pensare, in qualche modo, di aver fatto da tramite nel narrare questa storia.

Musicalmente Katherine è un caleidoscopio musicale nel quale troviamo stili e richiami musicali molto vari. È frutto dei tuoi ascolti quotidiani? Hai marcato la mano in questo senso o è stato un processo completamente naturale?

Essendo i brani nati in maniera istintiva, immagino siano in qualche modo frutto di una rielaborazione inconscia dei miei ascolti musicali. Sicuramente i Blackmore’s Night hanno, in tal senso, lasciato una loro impronta.

Nelle canzoni si racconta una storia d’amore che finisce in tragedia: ce la vuoi raccontare?

La storia inizia come ci si potrebbe aspettare da un qualunque romanzo rosa: ragazza nobile, invaghita da sempre dal ragazzo della porta accanto, viene salvata da un prode nobil giovane di bell’aspetto. Il colpo di fulmine tra i due viene, tuttavia, seguito da un bacio appassionato da parte del vicino, mandando in confusione sul da farsi la fanciulla. Katherine non è lo stereotipo dell’eroina, non è arguta, non è bellissima, né pia, è una ragazza normale, forse solo molto… direi sfortunata, ma il termine sfigata rende meglio, in effetti! Così lei parte per schiarirsi le idee e, proprio quando finalmente è pronta a decidere, il padre viene ingannato e lei viene promessa in sposa, con un contratto, ad un ricco mercante. Lei torna a casa e prega la Luna di affondare la nave di quell’uomo o di portarla via in cielo con lei. La nave, ovviamente, fa ritorno e lei non fa in tempo ad avvisare i due contendenti, che riceve una lettera che l’avvisa di un duello all’ultimo sangue, per decidere chi l’avrebbe sposata. Sapendo del contratto, la poveretta corre sul posto in un contesto irreale: un duello di notte con la nebbia (il potere della ritmica oserei dire…) e, ovviamente, per quella che sembra essere una degna conclusione, finisce nel fuoco incrociato e muore. Verrebbe da dire: è finita, invece no. L’anima irrequieta di Katherine resta in quei campi a piangere ed urlare e si diffonde una leggenda: quando i campi dove lei morì saranno distrutti, lei tornerà e si riunirà con i due giovani, che la stanno aspettando attraverso i secoli, e il sangue di Goldscam verrà versato. C’è sempre, nelle storie, un personaggio chiave, che ne sa una più di tutti e permette al Fato di svolgersi. Anche qui abbiamo questa signora in dolce attesa che parla ad un gruppo di persone in occasione dell’apertura dei lavori per una nuova scuola. Non solo la donna si appresta ad aprire il vaso di Pandora, ma ne deride persino il contenuto, così, in quello stesso giorno (e questo in effetti viene lasciato sottinteso) l’anima di Katherine si prepara a rinascere, attraverso la futura nascitura dell’empia signora. Con l’ultimo brano, Shadows, abbiamo un forte cambio stilistico. Sono trascorsi secoli ormai dalle vicende di Katherine e, con una citazione alla Divina Commedia, la nuova lei incontra in effetti gli altri due ed i ricordi affiorano, mentre la ragazza si rende conto di non potersi opporre a ciò che accadrà.

Il nome Ixia viene da un personaggio di un gioco di ruolo: di quale gioco si tratta? Perché hai deciso di utilizzare questo nome per il tuo progetto musicale?

Il gioco si chiamava Element0 ed era un gioco di ruolo dal vivo fantasy. Il personaggio nacque in un periodo particolare della mia vita, in cui un forte stress spesso mi portava a balbettare all’improvviso e quindi, onde evitare di trovarmi placcata con ruoli da mago o comunque costretti a dover parlare in maniera forbita, decisi di fare un personaggio muto. La particolarità è che, per volontà delle divinità lei era in effetti in grado di usare la voce solamente cantando durante “rituali” a loro dedicati. Non era il primo personaggio canterino avuto, ma da lì a qualche anno fui contattata dagli amici conosciuti in quell’occasione e accettai di portare il personaggio all’interno di una webserie e fu in quell’occasione nacque la pagina di Ixia. Nello stesso periodo iniziai a lavorare come cantante professionista e, invece di crearne una ex novo, mi son detta: perché no?

La title-track è stata scelta per la realizzazione del videoclip: come ti sei trovata nei panni dell’attrice? Hai scelto questa canzone perché è il manifesto musicale del disco?

Katherine è stata la prima canzone scritta ed al suo interno si trova più o meno narrata buona parte della storia, quindi è venuto abbastanza spontaneo partire da quella. Nel girare il video mi sono divertita tantissimo, questo immagino grazie alla Baburka Production che in effetti mi ha coccolata dall’inizio alla fine delle riprese, non oso immaginare quanto abbiano dovuto lavorare per l’effetto sulle foglie. Alcuni mi hanno chiesto dove avessi trovato un posto simile!

Nella recensione descrivo Katherine come un qualcosa di vicino a una colonna sonora. Qual è la tua percezione del disco, ora a mesi di distanza dalla pubblicazione?

Faccio ancora fatica a rendermi conto che sia mio quel cd quando lo guardo, con la pellicola, il bollino Siae, il nome della Maqueta Records… e poi i disegni! Empler ha fatto veramente un capolavoro. In merito al genere non saprei ancora dirti, White Lady probabilmente è quella che vedrei più vicino ad una colonna sonora, detto questo… ma magari!

Katherine contiene sei canzoni, immagino quindi che starai già lavorando a nuovi brani. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

In effetti avevo iniziato a lavorare ai nuovi brani già quest’estate, ma è ancora tutto in lavorazione, quindi non so quanto, informazioni dette ora, possano risultare attendibile rispetto a quello che sarà il lavoro finito. L’unica cosa sicura è che proseguirò sulla strada del concept album, seguendo le vicende di qualcun altro.

Quali sono i prossimi passi di Ixia? Ci saranno date/tour per promuovere il disco?

Vorrei tanto saper rispondere a questa domanda, sicuramente è mia intenzione riuscire a fare un tour per promuovere il disco, ma dovrò comunque trovare il modo per farlo compatibilmente con i miei problemi di salute.

Cosa cerchi nella musica che ascolti e cosa vorresti trasmettere nelle tue canzoni?

La musica che cerco deve avere qualcosa di catartico, non necessariamente è legata ad un genere, ma deve essere adeguata alla situazione. A volte serve musica che faccia ridere e che trasmetta gioia, altre volte occorre qualcosa che rispetti e avvolga la tristezza di un momento aiutandoti a sfogare, altre volte ci si vuole rilassare e un racconto ascoltato ad occhi chiusi può scatenare viaggi spettacolari in terre lontane. È a quest’ultimo tipo di musica che spero di essermi riuscita ad avvicinare, un misto tra un “mangiafiabe” e vecchie ballads della tradizione.

Grazie per la disponibilità, a te lo spazio per dire quello che vuoi!

Approfitterei per ringraziare con tutto il cuore i ragazzi dell’altro progetto in cui collaboro come corista, la MPB (fantasy rock). In questi ultimi mesi non sono potuta essere molto d’aiuto, nè ho potuto prendere parte alle prove causa salute. Nonostante questo, qualche settimana fa, sebbene avessi le forze solo per un brano, mi hanno accolta con un tale affetto sul palco con loro che, nonostante la paura di salire con la sedia a rotelle, non mi sono mai sentita tanto spalleggiata e forte. Non è una cosa da tutti i giorni trovare persone così e sono onorata di condividere il palco con loro (e se tutto va bene il 23 febbraio ho buone probabilità di farcela per il concerto al Traffic… quindi dita incrociate).

ph. Simona Galletti

Annunci

Intervista: The Dublin Legends

Con grande gioia posso finalmente pubblicare questa intervista: dopo mesi di rassegnazione ho di recente ritrovato i file contenenti la piacevole chiacchierata con i fantastici The Dublin Legends, intervista fatta la scorsa estate in occasione del City Of Rome Celtic Festival organizzato da Musica Celtica Italiana. Per chi non lo sapesse i The Dublin Legends sono la “nuova” incarnazione dei The Dubliners, storico e fondamentale gruppo che ha esportato l’irish folk in tutto il mondo per più di 50 anni. A parlare con noi c’è la formazione al completo, ma sono Paul Watchorn (banjo/voce) e soprattutto Seán Cannon (cantante/chitarrista 78enne) a parlare, con il buon Seán ad aprirsi inaspettatamente regalandoci ricordi di gioventù e di un’Irlanda in bianco e nero.

Mister Folk: L’ultima vostra volta in Italia risale a più di trenta anni fa…

Seán: Era un festival, un festival nel nord Italia, non ricordo il nome…

Persephone: non ricordate la città o il nome?

Paul: qualcosa tipo BustoFolk

Seán: sì, vicino Milano

Mister Folk: Busto Arstizio, vicino Milano. Quindi questa è la prima volta a Roma e vi chiedo cosa vi aspettate da questo concerto che segna anche il vostro ritorno in Italia

Seán: siamo contenti di essere tornati, siamo in una bellissima città e cercheremo di fare il miglior concerto possibile e speriamo di poter tornare anche l’anno prossimo!

Shay: Paolino è una brava persona (si riferisce a Paolo Alessandrini, organizzatore del festival), è stato organizzato tutto al meglio e ci aspettiamo una bella serata. C’è una bella atmosfera…

Persephone: ho notato che avete un bel feeling con le persone italiane

Shay: le amiamo! Amiamo le persone, ci piace la lingua anche se non la capiamo (ride, nda)…

Persephone: è lo stesso per noi, abbiamo avuto lo stesso feeling con le persone irlandesi, siamo andati subito d’accordo

Shay: siete i benvenuti, abbiamo molte cose in comune. Amiamo il cibo, siamo stati in un ristorante qui a Roma e ci è piaciuto tutto

Persephone: è lo stesso per noi con il vostro cibo, e poi ci piace un sacco il vostro soda bread, lo abbiamo fatto a casa!

Mister Folk: questa primavera l’ho fatto diverse volte, era buono ma non come quello mangiato in Irlanda

Paul: immagino che qui non si trovi… un po’ come del latte da mettere nel mio tè! (risate generali, nda)

Seán: però la Guinness si trova! (altre risate, nda)

Mister Folk: è una cosa stupida, ma quando ho saputo che suonavate qui a Roma ho pensato “wow, ma chissà quanta birra avranno bevuto in tutta la loro vita!”

Seán: abbiamo bevuto navi di birra ahahah!

Paul: ormai non più così tanta, ma anni fa sì.

Seán: quando ero bambino e stavo male mi davano la Guinness con mezzo bicchiere di latte, metà birra e metà latte, un’ottima bevanda!

Paul: si chiama Black And Tan

Mister Folk: quali sono i vostri paesaggi irlandesi preferiti? Sono per voi fonte d’ispirazione?

Seán: Kellarney, ma anche Galway, sicuramente

Paul: la costa ovest per me

Persephone: quando siamo stati in Irlanda siamo stati sempre nella musica e abbiamo capito che la musica fa parte dell’Irlanda

Shay: la natura irlandese ti dà ispirazione, il verde d’Irlanda… ma anche il Connemara…

Persephone: e l’oceano, incredibile per me che non lo avevo mai visto prima

Seán: le Cliffs Of Moher e il Burren, posti belli

Mister Folk: a me è rimasta nel cuore Doolin, è il posto dove vorrei morire (ridono tutti, ma io ero serio!)

Paul: ti capisco, l’oceano e il sole che tramonta…

Seán: ma voi di dove siete?

Persephone: Napoli, la conosci?

Seán: mi piacerebbe andarci, amo Napoli perché amo i tenori italiani, Caruso, Beniamino Gigli, Giuseppe Di Stefano, grandi cantanti! Amo i cantanti italiani e amo l’Opera!

Mister Folk: conosci altri cantanti o canzoni italiane?

Seán:O Sole Mio, chi non conosce questa canzone?

Cantiamo tutti O Sole Mio, italiani e irlandesi uniti dalla musica. Nel frattempo inizia un concerto ed è impossibile andare avanti, quindi ci salutiamo comunque soddisfatti di aver avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con dei musicisti così importanti e soprattutto persone cordiali e sorridenti.

A fine serata torniamo nel backstage per salutare i gruppi e le persone dell’organizzazione, ma i The Dublin Legends ci fanno cenno di unirsi a loro che hanno appena terminato di suonare, chiedendo se vogliamo continuare la chiacchierata…

Mister Folk: quali sono le sensazioni dopo il concerto di stasera?

Paul: oh fantastica (in italiano, nda), veramente bello, molto felici. Era la prima volta a Roma, è stato fantastico.

Persephone: siete riusciti a visitare qualcosa?

Paul: qualcosa… Piazza di Spagna e la mia camera d’albergo ahahah!

Seán: Piazza di Spagna piena di giapponesi!

Paul: Caravaggio a Piazza del Popolo, ma lui si è un po’ arrabbiato perché per accendere la luce ci vogliono i soldi (si riferisce al faretto che illumina i quadri di Caravaggio che funziona per pochi secondi una volta inserita la moneta, nda). Dovevate vederlo, davvero! (inizia a imitare Seán con la sua parlata un po’ sbiascicata per le risate di tutti, nda)

Persephone: pensando ai vostri inizi carriera, vi manca qualcosa di allora, quando non eravate famosi? Magari suonare al pub davanti a poche persone e non per platee di migliaia di spettatori.

Paul: ora è tutto più professionale, tutto organizzato e non è male, ma ci piace il contatto con le persone, suonare anche in posti piccoli

Persephone: magari suonare nei pub

Paul: lo facciamo ancora, io suono spesso nei pub!

Persephone: preferisci le situazioni come stasera o nei pub?

Paul: da solo nel pub, ahah!

Nel frattempo Seán inizia a dire che il suo accento irlandese è molto forte e Persephone replica dicendo che invece è ben comprensibile, a differenza degli amici scozzesi che hanno quelle vocali incomprensibili: tutti sono d’accordo e si ride insieme.

Mister Folk: siete stanchi di suonare tutte le sere, a ogni concerto, sempre le stesse canzoni?

Seán: (non finisco la domanda che inizia a rispondere “sì, sì, sì”) sì che lo sono. Ma questo è il nostro lavoro, siamo professionisti e quindi lo facciamo al meglio possibile.

Persephone: cosa ci dite del futuro dei The Dublin Legends?

Seán: il futuro è domani!

Paul: nessuno lo può sapere

Persephone: conoscete alcune band che propongono musica tradizionale irlandese in un contesto magari più moderno?

Gerry: tipo i Metallica quando hanno fatto Whiskey In The Jar, o i Thin Lizzy. Molte band hanno fatto cover dei Dubliners, sono stati una fonte d’ispirazione per molti gruppi e musicisti

Persephone: ma a casa cosa vi piace ascoltare?

Paul: ascolto le ballads un po’ di musica tradizionale

Seán: Caruso e Gigli, mia madre aveva i dischi. Mio padre suonava il violino, era un postino, consegnava le lettere, conosceva tutti a Galway e suonava il violino.

Mister Folk: quando hai iniziato a suonare uno strumento?

Seán: a scuola, anche se non suonavo uno strumento, ci facevano fare i canti gregoriani e poi la musica tradizionale, le canzoni gaeliche. Ma poi negli anni ’50, quando ero teenager, ho scoperto il rock’n’roll. Dopo ho scoperto il folk e il canto, così ho imparato le canzoni e cantavo nei club. Negli anni ’60 c’era Bob Dylan…

Persephone: ed Elvis Presley?

Seán: Elvis… avevo i dischi a casa, il blues, la country music, la black music, erano mercati differenti, a me piaceva Fats Dominodi Blueberry Hill (inizia a cantare la canzone, nda). Jerry Lee Lewis l’ho incontrato venti anni fa e mi piaceva tanto, in Olanda avevamo un promoter che si occupava anche di rock’n’roll e questo mi ha chiesto “ti piace Jerry Lee Lewis?” e gli ho risposto “sì!”. Ho visto un concerto un suo concerto e c’era anche la sorella Linda Gail (pianista che ha collaborato con il nordirlandese Van Morrison, nda) quella sera, era un posto senza ascensore e con le scale, mi sono accomodato nella stanza del fonico, una bella poltrona comoda e quando è arrivato mi sono presentato come il cantante dei Dubliners. Si diceva che non fosse molto amichevole, ma con me è stato simpatico. Quando ero giovane ho visto Bill Haley & The Comets (primo interprete del brano icona Rock Around The Clock, nda), è anche nella colonna sonora del film Il Seme Della Violenza (il titolo originale è Blackboard Jungle, nda), hai presente? One, two, three o’clock, four o’clock, rock (e canta tutta la prima strofa, nda).

Persephone: Ascolti anche “musica moderna”? O altri generi musicali?

Seán: Da giovane ho scoperto il rock’n’roll, all’epoca era moderno e a casa non era troppo apprezzato! (ride, nda)

Persephone: Mia madre ascolta i Led Zeppelin, ma quando sente la mia “musica moderna” la trova brutta perché lei si è fermata agli anni ’70. Posso capirla perché quelli sono stati anni fantastici.

Seán: lo spirito dell’epoca…

Mister Folk: hai mai ascoltato qualcosa di folk metal?

Seán: cosa?

Mister Folk: è un genere che unisce il metal con gli strumenti tradizionali come violino, cornamusa, tin whistle, arpa ecc.

Seán: No, mai ascoltato. Quali strumenti ci sono?

Mister Folk: Più o meno ogni nazione ha i suoi tradizionali. Qui in Italia c’è la fisarmonica, il mandolino, la baghét…

Seán: Baghèt? Lo stesso nome del pane francese? (ride, nda)

Persephone: Molto simile alla cornamusa, si suona nel nord Italia

Seán: Mi piace la bombarda però

Mister Folk: Ultima domanda della serata, la più importante: preferisci il rugby o l’hurling?

Seán: Il calcio! (risate generali, nda). Ho giocato qualche volta a hurling ma dopo un paio di bastonate sulle gambe (si riferisce alla mazza in legno utilizzata per giocare) ho capito che era meglio smettere. Per il rugby invece ero troppo leggero di peso. Mi piace però il calcio, le regole sono facili.

Mister Folk: Io sono un appassionato di rugby e quando siamo stati in Irlanda ho visto ragazzini ovunque che giocavano a rugby, tanti negozi specializzati, campi bellissimi anche in periferia di Dublino e ho pensato: wow, è incredibile!

La serata finisce parlando della Francia e del Portogallo che si sarebbero sfidate in finale dell’Europeo e con Paulche cerca di spiegare la regola del fuorigioco a Persephone. Tra una birra e una risata, l’intervista ai The Dublin Legends – che poi è stata più una chiacchierata che una vera e propria intervista – è volata via, anche se abbiamo passato insieme quasi quaranta minuti. Ci salutiamo con affetto, ma prima di andar via Paul ricorda a Persephone “hai capito il fuorigioco? È quando una donna torna a casa e trova suo marito con un’altra!”.

Live Report: The Dublin Legends a Roma

CITY OF ROME CELTIC FESTIVAL

The Dublin Legends + Mortimer McGrave + Hurry Up! + LyraDanz

11 luglio 2018, Parco Schuster, Roma

Dopo ben 30 anni di attesa, i The Dubliners sono finalmente tornati a suonare in Italia. La band si chiama ora The Dublin Legends e i musicisti sono in gran parte cambiati, ma l’essenza e l’amore per l’irish folk sono sempre gli stessi. Grazie al lavoro di Musica Celtica Italia, i The Dublin Legends sono stati l’apice del City Of Rome Celtic Festival (la prima edizione risale al 2014 e potete leggere il report QUI), evento che ha visto esibirsi sul palco del Parco Schuster – location molto gradevole, verde e adatta a tutte le età, con il solo prezzo delle birre da correggere per le prossime edizioni – quattro band e la scuola di danza irlandese/scozzese Rois. A contorno della musica una serie di botteghe artigianali a tema e l’accampamento storico dei Fortebraccio Veregrense con i vari rievocatori ad interagire con il pubblico prima e dopo l’esibizione di scherma storica che ha incuriosito molte persone.

I primi a salire sul palco sono stati LyraDanz capitanati dalla soave voce di Caterina Sangineto: il loro balfolk elegante colpisce fin dal primo ascolto e dispiace aver assistito a un concerto dalla breve durata di circa mezz’ora. Tra le canzoni proposte una menzione speciale la merita I Tram Di Milano, dall’atmosfera malinconica e sognante: sicuramente una band che ha guadagnato nuovi fan e che vale la pena di vedere ancora dal vivo. Con gli Hurry Up! si cambia musica, si va sulla strumentale e le atmosfere si fanno irish e celtiche. Il pubblico – comunque ancora timido – inizia ad avvicinarsi al palco e la band riesce a far smuovere e ballare gli spettatori. Anche per loro vale lo stesso discorso dei LyraDanz: i ragazzi ci sanno fare e meritano di essere visti nuovamente dal vivo, sperando in un set più lungo. I Mortimer McGrave, terzi in ordine di scaletta, non vanno per il sottile: esperienza e un modo di comunicare con la platea diretto e divertente, con il bonus di canzoni che in concerto rendono al 200%, non fanno altro che scaldare ulteriormente l’ambiente con uno show tra sacro e profano, musica folk suonata con perizia ma anche – o soprattutto? – col sorriso sulle labbra. Tra tutti i brani spicca sicuramente Sotto La Quinta Non È Amore, cantata nel ritornello anche dal pubblico tra sghignazzi e divertimento. I Mortimer McGrave sono da sempre una certezza, con loro sul palco si assiste a uno spettacolo completo che in pochi sono in grado di regalare al pubblico.

Il piatto forte della serata, lo sappiamo, sono i quattro irlandesi dal nome che dice tutto: The Dublin Legends. In giro tra pub e palcoscenici internazionali, il gruppo di Dublino è un vero e proprio monumento vivente della musica dell’Isola di Smeraldo, essendo in giro col nome The Dubliners dal lontanissimo 1962. Il quartetto capitanato dall’arzillo quasi 78enne Seán Cannon ha proposto come setlist un vero e proprio greatest hits, cosa inevitabile considerando i decenni trascorsi dalla loro ultima tappa italiana. Dirty Old Town, Leaving Of Liverpool, Spanish Lady e The Galway Races sono brani immortali in grado di far cantare e commuovere tutti quanti, ma non sono mancati momenti particolarmente toccanti come Fáinne Geal An Lae (brano cantato in gaelico) e la conclusiva Molly Malone, canzone che ha strappato più di una lacrima ai presenti. Nel mezzo una manciata di canzoni da cantare a pieni polmoni: Seven Drunken Nights, Whiskey In The Jar, Wild Rover e Black Velvet Band sono pezzi immortali che da soli valgono il prezzo del biglietto. Paul Watchorn, Gerry O’Connor (il quale si è esibito in un gustoso assolo di banjo), Shay Kavanagh e Seán Cannon sul palco si divertono a suonare e rimangono piacevolmente sorpresi quando il pubblico canta i ritornelli o le canzoni più famose. Il City Of Rome Celtic Festival si trasforma con loro sul palco in una grande festa di appassionati di musica folk e nostalgici dell’Irlanda (non si contavano le maglie verdi con il trifoglio sul petto). Il tempo passa velocemente e dopo le note conclusive di Molly Malone i The Dublin Legends lo promettono: Italia, ci vediamo l’anno prossimo!

Con una promessa del genere salutiamo il festival – organizzato veramente bene, per il dopo show è previsto anche il set celtic di DJ Skillahar – ci si può allontanare dal Parco Schuster con il sorriso sulle labbra, noi l’anno prossimo ci saremo!