Kanseil – Cant Del Corlo

Kanseil – Cant Del Corlo

2020 – EP – Rockshots Records

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Andrea Facchin: voce – Marco Salvador: chitarra – Dimitri De Poli: basso – Luca Rover: percussioni, scacciapensieri – Stefano Da Re: whistles – Davide Mazzucco: bouzouki – Luca Zanchettin: cornamusa

 Tracklist: 1. Levante – 2. Verta – 3. Tra Le Fronde – 4. Boscars – 5. Il Sergente Nella Neve – 6. Ponente

La storia dei Kanseil, se siete lettori di Mister Folk, vi dovrebbe essere ben famigliare. Il demo Tzimbar Bint del 2013 aveva fatto gridare al miracolo, portando con sé tante speranze per il full-length di debutto, quel Doin Earde che ha confermato la bontà artistica della band veneta che è poi riuscita, grazie al secondo lavoro Fulìsche, a scalare posizioni nel panorama folk metal italiano, raccogliendo i giusti complimenti per una carriera fin qui esemplare.

Cant Del Corlo è un EP acustico composto da sei tracce, ovvero quattro canzoni più intro e outro. Si tratta di un concept album sulle quattro stagioni, una cosa sulla quale l’uomo (fortunatamente) non può mettere mano, anche se i danni, lo sappiamo bene, li ha comunque fatti e, purtroppo, li continuerà a fare. I Kanseil non sono nuovi alla dimensione acustica, basti pensare all’eccellente Serravalle del prima citato Fulìsche, uno dei brani più ispirati del disco. Inoltre il tema dei testi, unito alla sensibilità dei musicisti, porta immediatamente a immagini legate a un fuoco acceso con intorno i ragazzi a suonare con delicatezza la propria musica, quasi ad evocare le lontane notti dei nostri antenati, notti attorno a un fuoco caldo a raccontare storie di epoche ormai quasi dimenticate. I ventidue minuti di Cant Del Corlo iniziano con Levante, l’intro che porta alla prima “vera” canzone dal titolo Verta: il marchio Kanseil è chiaro fin dai primi secondi e si capisce immediatamente quanto la band si trovi a proprio agio in veste completamente acustica. Tra Le Fronde suona intima e delicata, con una parte chitarristica che ben si amalgama con il resto e dove la voce di Andrea Facchin si fa grintosa in occasione del ritornello. Si giunge quindi a Boscars, una composizione che entra immediatamente nel cuore dell’ascoltatore, un brano che merita di essere proposto anche nei “classici” concerti elettrici: quando si ha a che fare con una poesia di questo genere non si può far altro che lasciarsi trasportare dalle emozioni e godere della bellezza che ci viene proposta. La malinconia, ma anche la speranza, è la spina dorsale de Il Sergente Nella Neve:

Ora che qui tutto tace
vedo i ricordi miei
inseguire l’orizzonte
ora che resto da solo
vecchio e debole
non basterà un saluto

La neve, i boschi, il tempo che passa… tutto molto poetico, ma anche magico grazie alla musica dei Kanseil, al loro modo di proporre certi temi, una sensibilità che in pochi anno. Verrebbe da dire che vivere e crescere in luoghi pieni di verde, quasi incantati per fascino e bellezza, sia il “segreto”, ma così non è, perché altrimenti tutti i musicisti che hanno la fortuna di vivere in determinati luoghi avrebbero la stessa sensibilità e “romanticismo” nei confronti della natura. No, questa è una peculiarità dei Kanseil e loro sono bravi ad esaltarla nella propria musica.

I Kanseil hanno fatto di nuovo centro e, se nella maggior parte dei casi, gli EP sono semplici lavori “minori”, a volte utili per presentare delle novità, questa volta le cose non stanno così: Cant Del Corlo è un lavoro di pari importanza dei full-length, che mostra un lato forse meno conosciuto della formazione, ma che riveste grande importanza per l’ispirazione dei musicisti. Altamente consigliato.

Intervista: Kormak

I giovani Kormak arrivano al debutto su full-length con la Rockshots Records e il loro Faerenus è un mix esplosivo di folk, death e gothic metal dal concept personale e oscuro. La band ha risposto alle mie domande e in attesa delle date italiane – che annunceranno presto questo – è un buon modo per conoscere meglio una nuova realtà dell’underground italiano.

Ciao ragazzi, benvenuti su Mister Folk. Presentate il gruppo ai lettori del sito.

Ciao! Innanzi tutto grazie per lo spazio che ci dedicate. Noi siamo i KormaK, death/folk metal band da Bari, in attività dal 2015 e con la formazione attuale dal 2017; a Giugno abbiamo rilasciato il nostro primo lavoro intitolato Faerenus, sotto etichetta Rockshots Records.

Faerenus è il vostro disco di debutto: come ci siete arrivati e quanto tempo vi ha impegnato la fase di composizione?

È stato un processo graduale che ha visto impegnata principalmente Zaira, reale fautrice del lavoro, ma che ovviamente ha coinvolto tutto il gruppo. La fase di scrittura delle musiche, come dei testi, è durata circa un anno mentre la registrazione (presso Divergent Studios di Simone Pietroforte) quasi sei mesi. Ogni brano dell’album, essendo un lavoro fortemente autobiografico, racconta un evento (reale o meno) e per tanto ci è voluto un bel po’ di tempo affinché ogni tassello di Faerenus combaciasse alla perfezione.

Come mai avete deciso di saltare il passaggio demo/EP e di realizzare direttamente il full-length?

Perché Faerenus è un concept e per tanto non aveva senso pubblicare un EP con due o tre brani sconnessi tra loro. Faerenus doveva nascere come un prodotto unico e così abbiamo voluto fin dall’inizio, impegnandoci affinché vedesse la luce direttamente come full-length.

Il disco è stato pubblicato dalla Rockshots Records: che tipo di contratto avete e come siete arrivati all’etichetta? Come sta procedendo la promozione?

La Rockshots Records ci distribuisce, fisicamente e digitalmente, in tutto il mondo. Attualmente Faerenus è in vendita nei negozi d’Europa, UK, USA, Canada e Giappone ma digitalmente è accessibile ovunque. Dopo la stampa di Faerenus abbiamo inviato il prodotto a diverse etichette italiane e dopo realmente pochi giorni e diversi contatti utili abbiamo scelto la Rockshots Records e tuttora ne siamo entusiasti. Oltre ad essere professionisti ed aver collaborato con grandi nomi della scena italiana ed europea sono estremamente disponibili a soddisfare le nostre esigenze e forse, proprio per questo motivo, la promozione di Faerenus, come anche del nostro primo video, sta andando alla grande.

Come descivereste Faerenus a chi non ha ancora ascoltato la vostra musica?

Con Faerenus abbiamo cercato di creare un luogo etereo dove gli incubi e le paure umane prendono vita. Ascoltare Faerenus vuol dire immergersi in uno stato di follia, ogni brano ha diversi significati nascosti e servono diverse chiavi di lettura (dei testi come della musica) per poterlo capire a pieno. Musicalmente parlando l’influenza scandinava si sente parecchio, accorpata a melodie in chiave celtica e folk.

I testi ricoprono una parte molto importante nel vostro lavoro. Da quel che ho letto è una sorta di concept che può essere definito autobiografico da parte della cantante Zaira De Candia. Mi piacerebbe quindi saperne di più perché i testi sembrano essere davvero interessanti.

Faerenus è figlio di Zaira. Come già detto è un album fortemente biografico e racconta eventi che l’ascoltatore può intendere essere accaduti esattamente come descritti o semplicemente “romanzati”; su questo non abbiamo mai voluto sbilanciarci nel confermare o smentire tesi. I testi, volutamente enigmatici e mai diretti, sono stati creati in momenti diversi e quindi spesso risultano stilisticamente diversi tra loro ma celano significati nascosti ben precisi.

La mia impressione è che la prima parte del disco sia più varia e ricercata, mentre la seconda è più diretta e brutale. Questa è una scelta fatta per motivi legati ai testi o è semplicemente un caso?

La tua impressione è corretta ed anche questa non è stata una scelta dettata dal caso. Lo scopo di Faerenus è far cadere inesorabilmente l’ascoltatore in un mondo di paura e follia; l’inizio è più tranquillo, sotto certi versi misterioso, ma con l’avanzare dei brani incalza esattamente come la follia aumenta col tempo nella mente di chi ne è affetto (o baciato).

Parliamo di The Hermit: la motivazione che vi ha portato a creare una canzone del genere è molto toccante, ma credo che quasi 20 minuti di silenzio sia un azzardo troppo grosso. Chiedo in particolare a Zaira di raccontare del testo e di cosa l’ha spinta a comporre una canzone del genere.

[Risposta di Zaira] Questo brano è stato composto dopo la morte di mia nonna materna. Ci tengo a precisare che il reale titolo della ghost-track è 1943. Nasce come un omaggio a lei e a quello che ha dovuto affrontare durante il periodo della guerra che arrivò anche a Molfetta, mio paese natale. Come avrete potuto notare dall’intero album non sono una persona che segue dei determinati canoni stilistici o delle regole musicali non scritte e, nonostante io sia assolutamente convinta che possa essere “inusuale” far iniziare una ghost-track nel bel mezzo dell’album al minuto 19.43, ottenendo un brano la cui durata supera i 20 minuti, sono anche conscia del fatto che, per quanto, a detta di alcuni, possa essere sbagliato, azzardato, inutile, o addirittura “troppo comodo per aumentare la durata complessiva dell’album”, la corretta posizione di quel brano è esattamente dove è stato collocato: dopo interminabili minuti di silenzio, alternati da rumori che riconducono a quel periodo, e che portano l’ascoltatore a provare la sensazione di attesa. La stessa estenuante attesa che si provava giorno dopo giorno, ora dopo ora.

La vostra musica presenta tante diverse sfumature e influenze musicali. Per alcuni la cosa potrebbe essere interessante mentre per altri potrebbe essere un problema (troppo poco folk, troppo poco death ecc.). Come vi ponete rispetto a questo ragionamento?

Imporsi paletti stilistici è troppo limitativo, soprattutto per chi come noi desidera raccontare eventi diversi accaduti vivendo stati d’animo anche molto differenti tra loro. A suo tempo decidemmo di mantenere una matrice death e folk metal ma senza mai fossilizzarci su un genere o l’altro, difatti nell’album è possibile notare sfumature gothic o addirittura cantautorali. Definire la nostra musica è complesso ma l’ascoltatore attento riesce facilmente a capire il perché.

Quali sono i gruppi e i musicisti che più vi hanno influenzato?

Ogni componente esce da realtà musicali molto differenti, dal black al symphonic sino al thrash ed al gothic metal. Non ci siamo lasciati influenzare da nessun artista anche se, come già detto, è palese una chiave scandinava nelle nostre musiche. Se proprio bisogna fare qualche nome i primi che vengono in mente sono ad esempio Amon Amarth, Ensiferum e Folkearth.

Quali sono i prossimi concerti dei Kormak? Suonerete anche all’estero?

Abbiamo alle porte un tour che si snoderà in tutt’Italia da settembre e fine ottobre e che presto rilasceremo come comunicato ufficiale sui nostri social come anche sui canali Rockshots Records. Alla stessa maniera un secondo tour verrà fatto in primavera, probabilmente assieme ad un altro gruppo, che a sua volta si snoderà sia in Italia che in Europa. A novembre e Gennaio abbiamo le nostre prime date estere, sia in Europa che altrove, ma ancora preferiamo non rilasciare comunicati.

Grazie per la disponibilità, a voi i saluti.

Ringraziamo Mister Folk per lo spazio dedicatoci e per lo splendido lavoro che fate! Un saluto a tutti coloro che ci seguono e che ci supportano ed anche a chi magari ancora non ci conosce, augurandoci di poter entrare presto nelle loro playlist e magari di vederli sotto uno dei nostri palchi in giro per l’Italia. Ciao!