L’Italia s’è desta

Il 2021 è appena terminato e si possono tirare le somme di un anno musicale. Nonostante gli ottimi ritorni di Dordeduh, Thyrfing e Negură Bunget (dei quali, lo anticipo, ne parlerò – e non solo – tra qualche mese), le conferme di King Of Asgard, Helheim, Sur Austru e :Nodfyr: e un buon numero di lavori di qualità provenienti da tutto il mondo, la prima cosa che balza all’occhio (e all’orecchio!) è la bellezza di alcuni dischi italiani usciti nel corso dell’anno. Bloodshed Walhalla, Dyrnwyn e Apocalypse hanno fatto parlare di sé e della scena italiana anche oltre confine, dove purtroppo il folk/viking metal nostrano è ancora oggi poco considerato. Se negli ultimi venti anni il metallo tricolore ha sfondato queste immaginarie barriere che ci separavano dagli altri mercati grazie a Labyrinth, Lacuna Coil e Rhapsody in prima linea, altrettanto non è accaduto nel nostro amato genere musicale, ancora troppo poco apprezzato e conosciuto nonostante negli anni siano usciti dischi di enorme pregio, primo fra tutti De Ferro Italico dei Draugr. Certo, qualche data all’estero è stata fatta da alcuni gruppi, ma si tratta sempre di live estemporanei, qualche festival qua e là per l’Europa, mai di veri tour (ma anche mini tour andrebbero bene!) di supporto a formazioni affermate che porterebbero visibilità al gruppo e, forse, anche all’intera scena italiana. Gli stessi Dyrnwyn in occasione della pubblicazione del debutto Sic Transit Gloria Mundi hanno suonato un paio di volte all’estero, e lo stesso si può dire, tra gli altri, per Blodiga Skald e Selvans. Non è certo bastata la presenza dei Folkstone a qualche festival tedesco a cambiare la percezione che si ha all’estero del folk metal italiano, eppure la scena è ricca di qualità, con dischi finalmente personali e con suoni professionali.

Bisogna dirlo: all’estero di folk metal italiano, oggi inizio gennaio 2022, si parla solo per via dei Nanowar Of Steel e del loro Italian Folk Metal, disco come da tradizione tra serio e grottesco, suonato in maniera impeccabile e che in alcune tracce suonano più folk di molti gruppi che sembrano aver paura di osare. La Maledizione Di Capitan Findus suona come gli Alestorm dopati, La Mazurka Del Vecchio Che Guarda I Cantieri è quello che i gruppi romagnoli non azzardano a fare (“perché faremmo ridere” mi è stato detto una volta), ma il liscio di Raul Casadei non è la versione italiana dell’humpaa finlandese? In diversi brani compare Maurizio Cardullo (ex Folkstone ed ex Furor Gallico) tra cornamuse e flauti e le varie La Polenta Taragnarock e Il Signore Degli Anelli Dello Stadio non a caso suonano molto Folkstone, ma la domanda che ci si deve porre è: possibile che per far nominare “italian folk metal” all’estero bisogni aspettare il disco dei Nanowar Of Steel e la loro musica burlona? Si paga ancora oggi, inizio 2022, il dazio di avere avuto una scena che per troppo tempo è stata succube dell’innegabile fascino scandinavo di miti e saghe che tutti noi amiamo? Questa è una cosa che si nota facilmente approfondendo un po’ la storia dei gruppi, dai nomi ai testi delle prime pubblicazioni. Tutto questo fino a quando De Ferro Italico incendiò l’underground con la voglia di avere una personalità musicale forte e riconoscibile, (ri)scoprendo le proprie origini e raccontando attraverso la musica storie che non hanno nulla da invidiare a quelle del grande Nord. E così i Gotland (nome dell’isola svedese che diede il nome, per farla molto semplice e veloce, al popolo dei Goti) hanno pubblicato l’eccellente Gloria Et Morte e i già citati Dyrnwyn (nome di una spada magica della mitologia gallese) hanno a cuore la storia dell’antica Roma e ne parlano nei loro cd. La verità è che negli ultimi anni la scena folk/pagan/viking italiana ha fatto passi da gigante sotto tutti i punti di vista ed è sempre più raro ascoltare materiale non all’altezza della situazione, manca forse una maggiore convinzione dei gruppi nel porsi soprattutto con promoter e locali e, fatto grave, il supporto del pubblico. Troppe volte si sente dire ai banchetti del merchandise “il cd costa 10 euro? Ma sono due birre!”, e per quanto possa far sorridere una frase del genere ascoltata più di una volta in sede di concerto, è anche preoccupante. La prima cosa da fare è proprio quello di supportare il gruppo acquistando dischi e magliette perché i follower su Spotify non portano assolutamente nulla alla band.

Mi sono lasciato trasportare dai pensieri, dalle riflessioni e dal cuore, ma certe cose vanno tirate fuori per creare un dialogo e portare alla luce alcune criticità di una scena che ha molto da dire. Una scena che in pochi mesi ha visto arrivare Pedemontium, Second Chapter e Il Culto Del Fuoco appartenenti rispettivamente ad Apocalypse, Bloodshed Walhalla e Dyrnwyn. Tre realtà che nel tempo si sono create un nome rispettabile grazie a pubblicazioni di qualità. Pedemontium è un concept album incentrato sulle bellezze naturali del Piemonte, Second Chapter è l’ideale seguito dell’epico Ragnarok, seconda parte del concept ideato da Drakhen, Il Culto Del Fuoco è la definitiva consacrazione artistica del gruppo romano. Dispiace dirlo, ma sono certo che se questi cd fossero stati incisi e pubblicati da musicisti svedesi o tedeschi l’attenzione di stampa e pubblico sarebbe certamente maggiore, così come le possibilità di suonare in tour e nei festival che anche in questa fase problematica si svolgono quasi regolarmente al di fuori degli italici confini.

L’autunno ha poi portato i nuovi ottimi lavori di Aexylium, Selvans e Dawn Of A Dark Age, tutti veramente belli e gli amanti di queste sonorità non possono che essere felici di avere tanta buona musica da ascoltare. I primi mesi del 2022 vedranno gli impianti stereo suonare a volumi indicibili i nuovi e attesi album di Lou Quinse, Gotland, Duir e Atlas Pain: un ottimo modo per iniziare l’anno! Infine, con grande gioia, anche i Vallorch sono tornati in studio dopo tanti anni di difficoltà e cambi di formazione.

Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e pensare che sia arrivato il momento di far valere il folk metal italiano anche all’estero e poter dire che l’Italia s’è desta!

Nell’ARCHIVIO del sito trovate tutte le recensioni pubblicate in questi quasi nove anni di attività e dando anche un solo rapido sguardo potrete notare la gran quantità di articoli legati ai gruppi italiani. Di seguito, però, segnalo alcuni dischi che per motivi differenti hanno una marcia in più (sicuramente ne dimentico diversi, perdonatemi!): leggete la recensione e poi andate ad ascoltare il cd e se vi dovesse piacere ricordate di acquistarlo direttamente dalla band in quanto è il miglior modo per supportare i musicisti e la scena!

Aexylium – The Fifth Season
Apocalypse – Pedemontium
Atavicus – Di Eroica Stirpe
Atlas Pain – Tales Of A Pathfinder
Bloodshed Walhalla – Second Chapter
Dawn Of A Dark Age – Le Forche Caudine
Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco
Folkstone – Oltre… L’Abisso
Furor Gallico – Dusk Of The Ages
Gotland – Gloria Et Morte
Kanseil – Fulìsche
Lou Quinse – Lo Sabbat
Scuorn – Parthenope
Selvans – Faunalia
Stilema – Utopia