Intervista: Under Siege

Debuttare con un disco a dir poco gagliardo non è cosa semplice, eppure gli Under Siege ci sono riusciti. Arrivati quasi in silenzio alla pubblicazione, hanno sorpreso per maturità e qualità delle canzoni, un mix esplosivo di death metal epico con elementi folk e influenze viking: una chiacchierata con loro, anche in virtù dell’ottima esibizione al Mister Folk Festival 2018, è più che meritata.

Ciao ragazzi, come e quando sono nati gli Under Siege? Cosa vi ha spinto a unirvi e perché avete scelto questo nome?

Ciao Fabrizio! Under Siege è un progetto nato a durante l’estate del 2015, quando quelli che sarebbero divenuti i primi brani hanno cominciato a prendere forma dalla voce di Paolo Giuliani e la chitarra di Daniele Mosca. Immediatamente abbiamo intuito il potenziale del materiale e quello che era nato come un esperimento in studio si è trasformato in una band a tutti gli effetti. Presto infatti la formazione ha visto l’ingresso di Gianluca Fiorentini (chitarra), Livio Calabresi (basso) e Marzio Monticelli (batteria). Amici di vecchia data e musicisti già attivi nella scena musicale locale. Per quanto riguarda il nome, si tratta ovviamente di un qualcosa che richiama i temi che trattiamo nelle nostre canzoni, e, come i nostri testi, vuole essere un qualcosa di metaforico che congiunga un’epoca lontana alla realtà moderna. Se da una parte siamo tutti sotto l’assedio di una società vuota e artificiale, che punta all’omologazione della persona e allo svilimento dei valori tradizionali, dall’altra parte è un invito a reagire a tutto ciò, a ribaltare la situazione, a trasformarci da assediati in assedianti.

Siete arrivati al debutto senza nemmeno pubblicare in precedenza un demo o un EP. Di solito è una mossa molto rischiosa perché la band non fa esperienza in studio, ma nel vostro caso il risultato è un signor disco. Vi chiedo quindi quanto avete lavorato sulle canzoni e se pensi che incidere un demo prima del full-length vi avrebbe portato a realizzare un cd ancora migliore.

Partiamo dal presupposto che, a nostro avviso, il concetto di demo oramai non ha più molto senso, se non per uso “interno” e in ottica di preproduzione. Abbiamo deciso di puntare subito su un full-length anziché su un EP intanto perché di materiale ne avevamo in abbondanza, inoltre, avendo registrato in home studio tutto tranne la batteria, il tempo e i costi non erano un problema. In uno studio professionale di sicuro la qualità delle registrazioni sarebbe stata superiore, ma abbiamo puntato ad una maggior cura dei dettagli, prendendoci tutto il tempo di cui avevamo bisogno, senza fretta. In effetti tutto il processo produttivo ci ha richiesto più di nove mesi, un parto insomma ahah!

Il disco Under Siege è autoprodotto: una scelta di libertà o mancanza di proposte serie e interessanti?

L’autoproduzione è stata una scelta obbligata, in quanto come band che partiva da zero abbiamo potuto contare solo su noi stessi. Dopo la release del disco ci è arrivata qualche proposta per la distribuzione e per accordi su futuri lavori, ma niente di davvero serio. Se arriverà qualcosa di concreto ne saremo ben felici, in caso contrario ripeteremo senza problemi la scelta dell’autoproduzione nell’ottica di una seconda release.

Nel disco è presente una sola canzone in italiano, Sotto Assedio, ma è anche la canzone più diretta e “orecchiabile” per via del ritornello: il risultato, secondo me, è davvero convincente. Ci saranno altre canzoni in italiano in futuro oppure Sotto Assedio è semplicemente un esperimento che volevate fare?

Il bello di Sotto Assedio è che è uscita così, naturale, quasi come un coro da stadio, il testo si sposava perfettamente alla musica e il cantato in italiano gli conferiva ancora più carattere. Crediamo che le cose migliori sono quelle che vengono fuori spontaneamente, quindi non cercheremo mai di “incastrare” dei testi in italiano sui nostri pezzi, il risultato sarebbe forzato. Inoltre non è per niente facile scrivere un buon testo nella nostra lingua, spesso si cade nella banalità, o peggio si mettono insieme delle frasi senza senso facendo finta di dare ad esse un profondo significato metaforico ahah! Quando e se verrà fuori un altro brano adatto ad essere cantato in italiano saremo felici di proporlo, ma al momento sicuramente non è qualcosa per cui perderemmo il sonno!

Il vostro cantante suona la cornamusa e questo è uno strumento molto poco utilizzato nelle vostre canzoni. Se da una parte si prova un po’ di dispiacere perché è uno strumento che si fa amare facilmente, dall’altra parte si prova un grande effetto quando la cornamusa spunta tra gli altri strumenti e la canzone sembra prendere il “turbo”. La vostra è una scelta dettata dai gusti o dal fatto che se Paolo canta non può suonare al tempo stesso?

Entrambe le cose. Intanto non solo Paolo non può ovviamente cantare e suonare allo stesso tempo, ma prima di poterla suonare deve riempirla d’aria, per cui in sede live sarebbe impossibile far partire un giro di cornamusa immediatamente dopo un pezzo cantato, ci vuole una pausa di almeno 4-5 secondi, per cui abbiamo strutturato le entrate di cornamusa anche in base a questa esigenza. Molti gruppi, per ovviare a questo, dal vivo usano cornamuse elettroniche, ma noi almeno per ora preferiamo rimanere sul tradizionale. Dall’altra parte, come giustamente dici, è uno strumento molto amato e di grande effetto. È bello sentire la gente che ti fa i complimenti per la cornamusa, ma vorremmo che rimanesse un elemento che arricchisce il nostro lavoro senza sovrastarlo. Se la mettessimo ovunque diventeremmo abbastanza monotematici, mentre, come si capisce dal disco, ci piace spaziare parecchio in quanto ad atmosfere e stili dei vari brani. Detto questo nei futuri lavori le daremo sicuramente lo spazio che merita!

Ascoltando il disco è possibile riconoscere alcune delle vostre influenze. Ci sono invece degli “ascolti segreti” che non amate spiattellare in pubblico?

Essendo il tuo blog parecchio frequentato se ci fossero ascolti che non amiamo “spiattellare” in pubblico saresti l’ultima persona a cui li confideremmo ahah! E se ci sono di sicuro non ce li confideremmo nemmeno tra di noi, siamo abbastanza integralisti a livello musicale, il rischio di mazzate in sala prove sarebbe alto ahahah!

Il disco è uscito da qualche mese e il responso di giornali e webzine sembra ottimo. C’è un qualcosa che però avreste voluto fare meglio o cambiare completamente?

Questa domanda si ricollega inevitabilmente al discorso della produzione, in quanto magari con un bel budget a disposizione avremmo lavorato qualitativamente meglio donando un sound più “professionale” al nostro lavoro. Detto questo siamo felici di come siano andate le cose e sinceramente il disco è venuto meglio di come ce lo saremmo aspettato all’inizio visti mezzi a nostra disposizione, quindi va bene così!

Ci sono degli aspetti sui quali state lavorando per migliorare? Quali, invece, i punti di forza sui quali puntare anche in futuro?

Stiamo tentando di migliorarci praticamente su tutto, ma crediamo sia una cosa normale per una band che si è formata da nemmeno tre anni. Il nostro punto di forza forse risiede nell’aspetto compositivo dei brani, e nella loro varietà. Quando si riesce a “guidare” l’ascoltatore attraverso atmosfere anche molto diverse tra loro, riuscendo però a rimanere coerenti con se stessi, è di sicuro una bella soddisfazione! Ma non è sempre facile perché se un disco poco vario e monotematico può annoiare chi lo ascolta, un disco con pezzi troppo diversi tra loro può risultare slegato e poco identitario. Speriamo in futuro di continuare a bilanciare le due cose, dando ai nostri pezzi un sound “Under Siege” senza però divenire schiavi di esso come troppo spesso accade!

State lavorando a del nuovo materiale? Potete dare delle piccole anticipazioni?

Sì, stiamo lavorando a del nuovo materiale, diciamo che al momento abbiamo un buon numero di inediti in via di perfezionamento, ma ora come ora sarebbe prematuro pensare ad una seconda release, quando sarà il momento ci rimboccheremo di nuovo le maniche volentieri!

Recentemente Gianluca ha riformato i suoi Nazgul Rising, vi chiedo quindi se avete altri progetti e di presentarli a chi vi sta leggendo.

Oltre a Gianluca che è impegnato con i Nazgul Rising abbiamo Livio, il bassista, che attualmente fa parte del progetto “Raziel, the Blacksmiler”, un duo darkwave, mentre Marzio come tutti i batteristi si divide fra innumerevoli bands di vario genere, tra le quali gli Hardrunk, progetto hard rock. Paolo e Daniele al momento si dedicano esclusivamente agli Under Siege.

Grazie per l’intervista! Avete un messaggio per i lettori di Mister Folk?

Grazie mille a te e a tutti coloro che hanno avuto voglia di leggere quest’intervista! Stay metal and keep the siege strong!!! Alla prossima!

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