Intervista: Blodiga Skald

In piena pandemia i Blodiga Skald hanno pubblicato il secondo lavoro dal titolo The Undrunken Curse, un disco coraggioso che guarda oltre il “classico” folk metal. Purtroppo la band è stata bloccata nella promozione live, ma chiaramente guarda avanti in attesa di poter presentare le nuove canzoni sui palchi d’Europa. Il chitarrista Ghâsh non si è tirato indietro in questa chiacchierata, rispondendo e approfondendo diversi aspetti del nuovo cd e accennando alla pubblicazione di un’edizione limitata cd + libro.

Il secondo disco è stato pubblicato ad aprile e vi chiedo come ci si sente dopo un traguardo come questo e come state reagendo al fatto di non poter promuovere il nuovo materiale suonando concerti.

Ciao Fabri! Allora come ci si sente? Boh, normale ti direi ahahah. Siamo contenti di aver raggiunto questo traguardo e speriamo che sia un altro passo in avanti! Per il fatto di non poterlo promuovere a dovere, con release party, tour e festival è effettivamente castrante, ma la situazione è questa ed è comune a tutti gli artisti. Utilizzeremo questo tempo per provare tutte le nuove canzoni e fare uno show degno di nota alla riapertura.

The Undrunken Curse suona diverso da Ruhn e come sai ho mosso diverse critiche al nuovo disco, fermo restando la bontà generale del materiale. La prima cosa che si nota è la produzione, molto potente, forse pure troppo per quel che riguarda la batteria.

Partiamo da una base, se avessimo fatto il secondo album e fosse stato recepito come un Ruhn 2, mi sarei evirato seduta stante ahahah. Battute a parte, crediamo fermamente che una parte fondamentale di un artista sia l’evoluzione, se si rimane inchiodati alle stesse sonorità (tra l’altro esplorate sotto ogni forma da ormai trenta anni) non c’è evoluzione, non come la intendo io perlomeno, per questo ci abbiamo messo tre anni a farlo uscire. La produzione, per tornare poi alla tua domanda, è diversa quasi per necessità; ci siamo dovuti adattare alle enormi orchestrazioni che ci sono dietro e che hanno preso, oltre alla maggior parte del tempo per quanto riguarda gli arrangiamenti, anche un grande fetta dello “spazio” disponibile nel mix, nonché, sempre per scelta, sono quelle che risaltano meglio nel master (e nel lavoro) visto in toto. La grande differenza iniziale rispetto a Ruhn è proprio questa, un lavoro enormemente più orchestrato, quasi cinematografico, che ha richiesto una potenza di lavoro diversa, senza però dimenticare i classici giri folk danzerecci che sono stati la nostra fortuna.

C’è un volto nuovo al violino: come mai questo cambio e quanto ha portato la nuova arrivata al sound dei Blodiga Skald?

Sì, diciamo che dopo l’ultimo tour europeo ci siamo seduti e abbiamo valutato insieme cosa fare per il futuro. Sia le spese che avremmo dovuto affrontare che la mole di live che ci aspettava (e che avevamo già fatto, e fidatevi fare tour da due o tre settimane, in tutta Europa, al minimo delle spese è estremamente sfiancante sia fisicamente che psicologicamente) hanno fatto prendere la decisione di lasciare la band a Vittoria. Fortunatamente abbiamo trovato quasi subito Sefora (Yindi) interessata al progetto: il suo inserimento nella band è stato facile, ci siamo subito trovati per quanto riguarda i gusti musicali e ha dato un’enorme mano per gli arrangiamenti (purtroppo il conservatorio classico ha un suo peso ahahah). L’idea di evoluzione nei Blodiga Skald era già presente prima dell’arrivo di Sefora, che si è però adattata subito alla situazione e, grazie ad un ottimo feeling, ha contribuito in piccola parte alla composizione ma soprattutto agli arrangiamenti del nuovo album.

Anche la voce di Axuruk ha un ruolo diverso rispetto al passato: più “intrattenitore” e teatrale, sempre con un bel growl profondo. Quanto ha inciso il cambio di rotta musicale nel suo modo di cantare?

Semplicemente Axuruk non è un cantante, ma uno showman! Si è adattato facilmente anche perché è stato uno dei primi promotori di questa svolta folk/cinematografica/orchestrale o come la si vuole chiamare.

Infine, alcune canzoni (o parti di canzoni) mi sono sembrate un po’ forzate, quasi a cercare il sorriso dell’ascoltatore o il punto esclamativo sulla fronte dalla sorpresa. Così come i riferimenti alla musica classica, fuori luogo (o non ben contestualizzati) a mio modo di vedere.

Per la prima parte della domanda, sì, è proprio quello che cercavamo; non il solito disco folk metal che già sai dove ti porterà, come una strada che conosci ormai a memoria. Quello che abbiamo cercato, invece, è una continua sorpresa, uno scoprire nuovi percorsi, o come ha detto un caro amico “un caleidoscopio di influenze” che (speriamo) stimolino l’ascoltatore ad ascoltare e riascoltare i pezzi per trovare sempre qualcosa di nuovo, senza rinnegare ne il genere ne quello che abbiamo fatto prima, ma tentando di evolverlo e di evolverci anche noi; sicuramente non si potrà dire facilmente “ah si i Blodiga Skald quelli che suonano come (gruppo X)” e questo ci piace, tanto.😉 I riferimenti alla musica classica erano già presenti, anche se in piccola parte, in Ruhn (Follia è un omaggio a Vivaldi), qui sono stati sicuramente più esplorati, anche se sono circa tre o quattro minuti in un album che ne dura quasi cinquanta; fa parte del background di tutti i musicisti dei Blodiga Skald l’amore per la musica classica e questo è un fatto. 😊 Abbiamo anche inserito una ballata, suonata con un liuto spagnolo del 1600 e cantanta da Yindi, che si avvicina ad una canzone folkloristica classica; le sorprese in The Undrunken Curse sono tante e sono tutte volute. 😉

Dietro a The Undrunken Curse c’è un concept che vale la pena raccontare e che se non sbaglio potrebbe diventare un libro. Ti chiedo, quindi, di raccontarci di più dei testi e di darci qualche informazione sulla pubblicazione del libro.

Intanto sì, ti confermo che il libro è finito e sarà presto messo in prevendita sul nostro store e venduto con una special edition del disco. Senza fare troppi spoiler, il disco è un concept album “circolare” ovvero i fatti che accadono nel finale dell’album si ricongiungono con l’inizio (ecco perche c’è un intro e un ourtro del disco sostanzialmente uguali, ma suonati con intenzioni diverse, proprio per dare questa sensazione di circolarità). Come ti dicevo niente spoiler, ma annoveriamo nella storia maledizioni che impongono la sobrietà (undrunken curse), nani senza barba e capelli, viaggi in nave e loop temporali!

Nel brano Yo-Oh The Sail Is Low è presente Keith Fay dei Cruachan. Come è nata la collaborazione e in che maniera avete lavorato con lui? Qual è il disco della band irlandese che preferisci?

Abbiamo suonato assieme a Bucharest e già li è nata una forte amicizia, ci siamo poi rivisti al Malpaga di un paio di anni fa e abbiamo deciso di proporgli questa cosa, lui voleva prima aspettare di sentire il pezzo (giustamente) e poi risponderci. Appena finita Yo-Oh The Sail Is Low gliel’abbiamo mandata, è stato entusiasta del pezzo e ha deciso dove cantare e cosa, ci ha mandato la registrazione e via. La cosa che vogliamo far presente è che avrebbe potuto chiederci dei soldi per il tempo o per il materiale che ha usato, e invece non l’ha fatto. Grazie ancora Keith!

Nella recensione ho detto che The Undrunken Curse potrebbe essere un album di transizione e che i “veri” Blodiga Skald si vedranno con il terzo lavoro. Sarà così? State già scrivendo qualcosa per prossimo cd?

Croce e delizia dei Blodiga Skald è che hanno bisogno di tempo per scrivere delle cose che ci soddisfino a pieno, quindi sì, stiamo già scrivendo cose nuove e vogliamo fare un terzo album, ma le cose buone hanno bisogno di tempo. Non so come sarà il terzo album, sicuramente sarà diverso da Ruhn e da The Undrunken Curse, questo è sicuro.

Con la pandemia i concerti e i festival sono praticamente saltati tutti, forse mandando all’aria i vostri programmi promozionali. Come contate di recuperare e farete qualcosa di particolare? C’è qualcosa che bolle in pentola per la prossima stagione concertistica?

Con molta probabilità salterà il nostro tour di fine settembre e il release party qui a Roma, sposteremo le date per il 2021 e nel mentre lavoreremo a come proporre uno show migliore per i nostri fan! Stiamo lavorando anche molto sui social, forse a breve potremmo fare un live acustico in diretta Facebook, chissà…

Un anno fa avete suonato in apertura agli Arkona e ti chiedo cosa si impara da queste situazioni, quando si ha a che fare con band che hanno fatto la storia del genere.

Intanto la cosa che ci fa più piacere è che quando arriva un gruppo folk metal grande a Roma e si cerca un apertura, gli organizzatori pensano sempre a noi (senza chiederci mai soldi, siamo sempre stati estremamente contrari al pay to play), e questo ci riempie di orgoglio. Fortunatamente siamo quasi “abituati” ad aprire a gruppi grandi sia in italia che all’estero e quello che vedi è la differenza tra chi fa questo per lavoro e chi no. La qualità si paga e le performance di chi campa facendo il musicista sono di un altro livello, c’è poco da fare. Un’altra cosa che si impara da queste situazioni è la professionalità dei musicisti e degli addetti ai lavori, ma appunto torniamo a ciò che ho detto prima.

Negli ultimi anni avete girato parecchio, anche in Europa: vuoi fare da talent scout e nominare un paio di gruppi che hai avuto modo di conoscere/ascoltare e non sono noti in Italia?

Ahahah allora nomino sicuramente i Leecher, abbiamo fatto un tour intero assieme ed oltre ad essere dei ragazzi stupendi propongono qualcosa di inedito, che non è poco! Altro gruppone i Fiery Waltz, totalmente sconosciuti ma tecnicamente mostruosi, i Death slovacchi, bravi bravi!

Ultima domanda: credi che esista una scena folk metal italiana? E romana?

Esiste, esiste! Da quando abbiamo iniziato a girare per l’italia abbiamo conosciuto gruppi validissimi per tutta la penisola, a parte i notissimi Furor Gallico, persone stupende, con i quali abbiamo condiviso il palco qui a Roma e il cantante ci è venuto personalmente a fare i complimenti dopo la nostra performance al Malpaga, estremamente carini. Abbiamo stretto grandi amicizie con i Calico Jack di Milano, con i fratelli Legacy Of Silence di Torino (addirittura il cantante ci sostituisce Axuruk quando non può suonare), i Kormak o gli Elkir con cui abbiamo diviso il palco più volte! Per quanto riguarda la scena romana, a parte gli amici di ormai (stra)vecchia data Dyrnwyn e noi Blodiga Skald, non conosco altre band di folk metal nel vero senso del termine, molte magari le definirei piu black, sostanzialmente.

Grazie per le risposte, soprattutto per quelle delle domande meno simpatiche. Spero di rivedervi presto in concerto!

Non esistono domande scomode ma solo interlocutori svogliati!