Intervista: Duir

Ci sono voluti ben quattro anni per poter ascoltare il successore del demo Tribe, ma il nuovo EP Obsidio è un lavoro molto diverso dal predecessore, sicuramente più maturo e personale, frutto di tanto lavoro e vari cambi di formazione. I Duir ci racconta come sono passati questi quattro anni, del nuovo Obsidio (musica e testi) e del concerto dei sogni.

Sono passati ben quattro anni tra il vostro primo EP Tribe e il nuovo Obsidio. Cosa è successo in tutto questo tempo?

Nulla di interessante, solamente quattro bellissimi cambi di line-up: tra chitarristi “tira e molla” che Bonolis levati proprio, batteristi troppo impegnati, tastieristi che hanno viso la luce e infine cantanti deportati, ma tornati, da Auschwitz. Ci siamo dovuti rinnovare. Diciamo che abbiamo anche rischiato lo scioglimento, ma fortunatamente chi l’ha DUIR la vince. Ora siamo pronti a spaccare.

Come presenteresti Obsidio a una persona che non conosce i Duir?

È un disco con sonorità prevalentemente folk e black metal. Prodotto da una band underground, che sta cercando di affermarsi staccandosi dai canoni classici del genere. È un EP che vuole dimostrare le capacità della band e la tematica principale ruota intorno alla contrapposizione tra quello che si fa e fare e quello che sentiamo. Inoltre, aggiungeremo: “Se tè vol, te teo ‘scolti, dc.” (cit).

Quali sono i punti di forza del nuovo lavoro?

Sicuramente una produzione migliorata rispetto a Tribe, che più si avvicina agli standard odierni degli EP autoprodotti. Un tema più ragionato che cerca di ispirare le persone tramite anche il racconto, piuttosto che la ormai consueta mitologia celtica e pagana presa e abusata.

Come nascono le vostre canzoni? Lavorate di gruppo oppure c’è una persona che si occupa del songwriting?

Le canzoni nascono principalmente dalla mente di Mirko, il chitarrista, che dopo una prima stesura vengono portate in sala prove dove ognuno adatta ogni parte in base alle proprie emozioni. Cerchiamo di non attenerci al genere ma di lasciare che i nostri gusti influiscano naturalmente sul risultato finale, per noi questo è molto importante, perché siamo stufi di sentire le solite cose. Come potrai aver notato, le canzoni come Destarsi, Insomnia Seed e Obsidio tracciano una linea profondamente diversa da quella evidenziata nel nostro primo demo Tribe, questo perché cerchiamo tutti anche di sperimentare.

Alcuni brani sono in lingua italiana, altri in inglese. Come mai utilizzate due lingue? Continuerete così anche con il prossimo lavoro?

Siamo veramente attaccati alla lingua italiana e stiamo assolutamente spingendo per utilizzarla di più nelle prossime canzoni. Le canzoni in inglese sono un retaggio dei primi DUIR, dove si puntava più all’orecchiabilità che non ad evidenziare la nostra identità. Insomnia Seed rappresenta la nostra chicca perché Giovanni, il cantante, essendo stato all’estero usava giornalmente inglese e/o tedesco, infatti specialmente quest’ultima lingua (sì, c’è anche il tedesco), dona alla canzone una nota di aggressività e ansietà, che non pensavamo potesse essere resa così bene in altra maniera. Per questo non vogliamo precluderci la possibilità di utilizzare altre lingue oltre all’italiano.

Mi piacerebbe saperne di più sui testi delle canzoni. Da quel che ho capito sono una parte molto importante per voi e vi chiedo quindi di fare un track by track e raccontare come sono nati i testi.

Immagina ogni canzone come un determinato momento della giornata: all’inizio si è incoscienti (Inconcio), durante la fase del sonno, dove i sogni fanno da padrone e ti portano a sentire emozioni sempre più forti alternate ad emozioni più flebili. Dopodiché c’è la sveglia (Rise Your Fears), quando la mente viene assalita dalle paure del passato, ma deve essere concentrata sul presente, perché altrimenti non si può reagire a quello che succede. Con Dies Alliensis arriva la battaglia vera e propria, dove la persona deve guadagnarsi il suo posto nel mondo. Quando infine ci si ritrova a letto, è impossibile non pensare a quello che si sarebbe potuto fare, a tutte quelle cose che avremmo voluto fare meglio, allontanandoci dal sonno (Insomnia Seed). Obsidio rappresenta, invece, la realizzazione che la routine è una prigione, costringendoci a trovare la forza di combattere per la nostra libertà o rassegnarsi. Speriamo che adesso tu possa vedere le canzoni sotto una luce diversa.

All’inizio sono rimasto sorpreso dall’artwork di Obsidio: scarno e crudo, in realtà molto forte proprio per questo. Di chi è stata l’idea e come siete giunti alla sua realizzazione?

L’idea è stata di Giovanni, ma la realizzazione è stata di Chiara Bruscaggin, che non smettiamo di ringraziare. Cogliamo l’occasione per dire che gli uomini rappresentati, sono modelli che si sono prestati per posare nudi. L’artwork è scarno proprio per rappresentare lo stato in cui l’anima si riduce quando si è costretti a vivere la vita che non ci appartiene.

State lavorando a del nuovo materiale? Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo cd?

Sì, stiamo lavorando a dell’altro materiale un po’ più introspettivo e cupo. Ma non vogliamo anticipare nulla per ora. Noi sentiamo di essere ancora in crescita e molti gusti personali si evolveranno col tempo, probabilmente trasformando i prossimi lavori.

Vi sentite parte della scena folk metal italiana? Avete contatti/amicizie con altri gruppi del genere?

Noi ci sentiamo parte della scena metal in generale, è inutile stare lì a scomporla troppo, siamo tutti sulla stessa barca. Durante il nostro percorso finora siamo diventati molto amici di Atlas Pain, Vallorch e Kanseil, che conosciamo e stimiamo. Se proprio volessimo etichettarci, non siamo nemmeno sicuri di rientrare nel genere folk che tutti intendo e siamo contenti così.

Potendo scegliere di suonare un concerto con altre tre band, quali scegliereste?

Guarda, la lista sarebbe troppo lunga, ma sicuramente un nostro sogno nel cassetto è poter aprire ai Selvans, Vinterblot e, perché no, Arkona.

Siamo al termine dell’intervista, a voi lo spazio conclusivo!

Ti ringraziamo tantissimo per l’intervista e ringraziamo tutti quelli che ci stanno supportando.

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Intervista: Zrec

Partiti nel 2004 con sonorità estreme, sono arrivati oggi alla pubblicazione di un EP dal sound completamente diverso e molto melodico. Cosa ha spinto la band della Repubblica Ceca a cambiare stile e approccio dopo le buone prove di Žertva e Paměti? Ne ho parlato con il batterista Sarapis e il chitarrista Torham, musicisti che hanno mostrato anche nel breve Klíč k Pokladům tutta la loro bravura e che fortunatamente non sono stati avari di parole e spiegazioni in questa intervista.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION –

Un ringraziamento a Chiara “Piske” Coppola per la traduzione dell’intervista.

Probabilmente questa è la prima intervista che fate per un sito italiano, partirei quindi con la classica presentazione della band.

Sarapis: Hail all’Italia! Noi siamo gli Žrec dalla Repubblica Ceca e siamo vecchi 🙂 Ci siamo formati nel 2004, eravamo ragazzi giovani e appassionati senza alcuna abilità nel suonare strumenti. Lentamente abbiamo iniziato a incrementare le nostre abilità e dopo quasi due anni di allenamento, composizione e bevute di birra abbiamo registrato un demo chiamato Nový Věk Pohanský” (Nuova età del paganesimo). Erano incluse tre canzoni. Nel 2008 le abbiamo ri-registrate per il nostro album di debutto chiamato Žertva (Sacrificio pagano) e abbiamo aggiunto alcune canzoni. Se vi piacciono band come Arkona (Russia), Alkonost o Nokturnal Mortum, potreste essere interessati all’album. Abbiamo usato più strumenti folk acustici che nel demo e il materiale è più veloce e.. ehm suonato meglio 🙂 Nel 2012 abbiamo registrato il secondo album Paměti (Memoirs) dove abbiamo iniziato ad abbandonare le strutture classiche del folk metal e Paměti può essere etichettato come old school metal con forti influenze del folklore. Non volevamo essere una delle migliaia folk metal band, Paměti è stato il primo passo. Il secondo passo è arrivato cinque anni dopo e spero che non vorrete sentire di tutti i cambi di line-up… Sarebbe una storia lunga (e noiosa) storia. Potete ascoltare i nostri due album sul nostro profilo Bandcamp, e anche il nostro ultimo EP Klíč K Pokladům (Chiave per i tesori).

La vostra precedente release risale a cinque anni fa. Vuoi raccontare ai lettori cosa è successo in questo lasso di tempo?

Sarapis: Abbiamo fatto molti concerti dopo la release di Paměti. Nel periodo tra il 2012 e il 2014 abbiamo fatto circa 30 concerti (sono davvero tanti? Non lo so 🙂 ) ma più tardi abbiamo smesso a causa dei continui cambi di line-up e della ricerca dei nuovi membri. Ha richiesto molto tempo (due anni è TANTO), ma ora siamo ok. Eravamo pronti per solo sei mesi (l’inverno e parte della primavera del 2015), poi abbiamo iniziato a lavorare su del nuovo materiale e a provare con la nuova line-up.

Avete da poco pubblicato l’EP Klíč k Pokladům: può essere considerato come un nuovo inizio per la band con sound e formazione rivoluzionati?

Torham: Può sembrare, ma penso non sia esatto. Stiamo componendo del nuovo materiale e ha un sound diverso. Negli Žrec cerchiamo sempre di andare un po’ più avanti.

Sarapis: Come ha detto Torham, noi non la percepiamo come una nuova era. Gli Žrec non hanno mai registrato due album simili. Io rispetto le band che registrano album simili e che non vanno avanti, ma solo se sono veramente bravi in ciò che fanno e se sono devoti a una sola forma per esprimere la loro visione. D’altra parte, non ci siamo mai incontrati nella sala prove ponendoci il “facciamo qualcosa di diverso” come scopo. Non è un programma, è solo un flusso, noi lo seguiamo e sentiamo totale libertà. Esempio: niente violino nella canzone? Perché no? Niente growl nella canzone o niente voce? Perché no… Solo una cosa cerchiamo di avere sempre e dovunque ed è uno spirito pagano e qualcosa sotto la superficie, non solo buoni riff, ma anche suoni, atmosfere o pensieri che risvegliano la mente.

Il nuovo lavoro suona molto diverso rispetto ai due full-length del 2008 e 2012. Ora c’è una forte componente rock e il cantato clean ha un ruolo fondamentale nelle nuove canzoni. Da dove arrivano queste nuove influenze e pensate che ci sia la possibilità di un’ulteriore evoluzione per gli Zrec?

Torham: Siamo influenzati da molti generi diversi. Dal rock/heavy metal classico degli anni 70/80 passando per la musica folk arrivando all’extreme metal lercio, bestiale, adoratore del diavolo! Deve essere riflesso da qualche parte nella nostra creazione musicale. E questo disco è stato posseduto dallo spirito degli anni ‘70 probabilmente. Quindi è più che possibile che faremo qualcosa di totalmente diverso per ogni altro disco e avrà ancora il marchio caratteristico del pagan.

Sarapis: All’infuori dell’ispirazione, noi ci siamo ispirati anche ai momenti critici di una band. L’ho realizzato più tardi. Dopo un anno di silenzio siamo tornati, Torham aveva preparato del materiale e abbiamo iniziato a lavorare intensamente su quello. Ma non avevamo la voce a quel tempo e le altre cose erano completate. Penso che questo tempo variabile e strano abbia influenzato le canzoni che abbiamo scritto per l’EP e questa è la ragione per cui Klíč K Pokladům è più cupo rispetto a tutto ciò che abbiamo fatto prima.

In un cd di tre canzoni più un intro fa strano trovare una composizione strumentale, Řeka Domova. Ci vuoi raccontare perché avete preso questa decisione e cosa volete trasmettere attraverso questi cinque minuti che a me hanno ricordato i Negură Bunget più intimi e delicati?

Torham: Oh, grazie per averci paragonato ai Negură Bunget. Loro sono l’essenza musicale della spiritualità dell’Europa antica. Comunque la nostra canzone Řeka Domova celebra il fiume Oslava che scorre attraverso la nostra regione natale. Effettivamente il nome della canzone può essere tradotto con “Un fiume di casa”. L’Oslava ha dei bei paesaggi in tutte le stagioni. Ci sono valli rocciose, località antiche, rovine di castelli medioevali etc. alla gente piace, quindi ci sono molti campeggi. Durante la realizzazione della canzone eravamo veramente ispirati da questo forte genius loci e dal suono unico del flusso del fiume.

Vozka è a parere mio la migliore canzone del lotto. Tutto è perfetto e si capisce che la band ha davvero un gran potenziale. Spero di poter ascoltare presto delle nuove canzoni con la stessa qualità!

Torham: Grazie ancora! Facciamo del nostro meglio. Da qualche parte nell’aria degli uccellini cantano della ri-registrazione di Vozka con un sound strepitoso e un arrangiamento migliore. Ma non fidatevi di loro. 🙂

I testi delle canzoni sono nella tua lingua madre, ti chiedo quindi di raccontare il loro significato e se ci sono dei collegamenti con il folklore della tua zona.

Torham: I testi di questo EP sono più universali o forse contengono elementi comuni per tutto il mondo indoeuropeo. Per esempio il titolo della title track Klíč K Pokladům si riferisce a pratiche magiche con i fulmini che possono essere considerati come la “chiave per i tesori” (sì, è questa la traduzione del titolo dell’EP) in alcune leggende ceche. Ma potete trovare robe simili in tutta Europa (e anche in Africa e in America!) perché si basa tutto sul ritrovamento casuale di reperti di antiche punte di frecce di selce e di asce. Esse erano parte dei miti tradizionali locali e interpretati per esempio come frecce del dio del tuono dalla gente del posto. La canzone Vozka, invece, parla dell’iniziazione di una persona che si unisce con il dio sole. Egli viene accompagnato da un cocchiere (“Vozka” in ceco) che si scopre non essere un vecchio uomo comune, ma il dio sole in persona (cavalcando il carro solare) e che si prende cura del suo rituale di iniziazione. In questa semplice storia ci sono molti significati mitologici e metafore, sta a te decidere cosa vuoi vedere in esse. Per esempio la morte di questo mondo e la rinascita di uno nuovo. E vicino al monte Jeseníky giace una roccia chiamata Vozka, quindi siamo costantemente ispirati dal nostro paese, dal paesaggio e dai miti ad esso legati.

Cosa puoi dirci della scena folk metal della tua nazione? C’è collaborazione tra i gruppi e quali ci consigli di ascoltare?

Torham: Davvero non seguo la scena, quindi non so. 🙂 Siamo in contatto con i membri dell’ormai defunta band folk metal slovacca Hromovlad. E prova gli Algor! È un black metal veramente bello, che trae ispirazione dalla mitologia slava.

Sarapis: Onestamente, la scena, per me, vuol dire persone che conosco o che rispetto per la loro musica e delle loro band che cerco di supportare. Il resto delle band stanno andando fuori dal mio interesse. La sola esistenza di esse non è una ragione per collaborare. Gli Žrec sono sempre stati fuori dal mainstream del folk metal e ci piace questo status. Non dico che vogliamo essere in quarantena, ma non ci siamo mai sentiti una parte della grande famiglia del folk metal, quindi non è facile dirti qualcosa sulla scena. 🙂

Avete in programma un tour o una serie di date, magari anche al di fuori del vostro paese?

Sarapis: Non siamo una band così attiva con i concerti come lo eravamo prima. Alcuni di noi hanno famiglia ed è più difficile di prima trovare abbastanza tempo o pause per il tour. Nel 2018 suoneremo i classici concerti nella nostra solita area (intendo perlopiù in Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) e se i promoter di altri paesi sono interessati a invitarci siamo aperti a collaborazioni. Ci piace l’atmosfera nei club ed essere a contatto con le persone, prendere una birra con i fan. Non abbiamo in mente un tour per l’anno prossimo, ma vedremo cosa ci riserva il futuro. Sarebbe bello farlo in occasione della release del nuovo full.length…

Klíč k Pokladům può essere considerato come un momento di passaggio dai vecchi Žrec a quelli nuovi? State lavorando a un nuovo full-length?

Torham: Sì, è definitivamente un passaggio, ma ancora non sappiamo se questo passaggio è cieco o no per noi. E sì, stiamo lavorando ad un nuovo full-length.

Sarapis: Stiamo lavorando a un nuovo album e stando al materiale che abbiamo completato fino a questo momento, sarà diverso da tutto ciò che abbiamo fatto. Non sono sicuro che sia questo che i nostri fan vogliono veramente ascoltare da noi, ma spero capiscano tutti i capitoli del nostro sviluppo musicale. Klíč K Pokladům non è solo il disco con la più recente data di pubblicazione, è anche un album vivo con un senso segreto e credo che gli ascoltatori lo capiranno chiaramente un po’ più in là. Klíč K Pokladům non è facile da ascoltare e da capire tutto il nostro pensiero. E forse il nuovo album potrebbe mostrare loro come trovare la via per trovare la strada per Klíč K Pokladům meglio. Ovviamente non verte tutto solo sugli ascoltatori. Anche noi siamo cambiati e siamo migliorati nell’esprimere ciò che vogliamo dire. Cosa vedi sulla copertina di Klíč K Pokladům? Sì, questa è la strada…

Grazie per la disponibilità, hai tutto lo spazio che vuoi per concludere questa intervista.

Torham: Grazie per l’interessante intervista. Iniziate di nuovo a danzare sulle tombe dei nostri antenati e stay pagan!

Sarapis: Grazie per le domande! Bud’ Zdráv (stammi bene)!

ENGLISH VERSION:

Probably this is your first interview for italian site. I would start with the presentation of the band.

Sarapis: Hails to Italy! We are Žrec from Czech republic and we are old:) We were founded in Summer 2004, we were young and passionate guys with no skills of playing the instruments. Slowly we started to improve our skills and after nearly two years of training, composing and drinking beer we recorded demo cd called Nový věk Pohanský (New Age Of Paganism). 3 songs were included there. In 2008, we re-recorded them for our debut called Žertva (Pagan Sacrifice) and added few more songs. If you like bands like Arkona (from Russia), Alkonost or Nokturnal Mortum, you can be interested in that. We used there much more acoustic and folk instruments than on demo and material was faster and …ehm, better played:) In 2012, we recorded second album Paměti (Memoirs) where we were started to leave classical folk metal structures and Paměti could be marked as old school metal with strong folk lore influences. We didn’t want to be one of thousands of typical folk metal bands. Paměti was the first step. Second step came five years later and I hope you don’t want to hear about all the changes of line-up…. it would be very long (and boring story). You can listen both albums through our Bandcamp profile, latest EP Klíč K Pokladům (Key To Treasures) as well.

Your previous release go back 5 years ago. Do you want to tell to the readers what appened in this period?

Sarapis: We have had a lot of gigs after release of Paměti. In period 2012-2014 we played about 30 gigs (is it really “a lot”? – i don’t know:) ) but later it ended up because of changing of line-up and searching for new members. It took a lot of time (2 years IS “a lot”) but now we are ok. We were absolutely done for only about half year (winter and part of spring 2015), then we started to work on new material and rehearse in new line-up.

You have recently published the EP Klíč k Pokladům: can it be considered as a new beginning for the band with a renovated sound and line-up?

Torham: It seems but I think it’s not exact. We are composing a new material and it sounds different. In Žrec we are always trying to move little bit forward.

Sarapis: As Torham said, we don’t feel it as a new era. Žrec never recorded two similar albums. I respect bands who record similar albums and don’t go further but only in case they are very good in what they do and they are devoted to only one form how to express their visions. On the other hand, we never meet in rehearsal room with goal “let’s do something different”. It is not a plan, it is only stream, we follow it and feel total freedom. Example: No violin in song? Why not? No harsh vocal? Or no vocal at all? Why not… Only one thing we try to have everywhere is a pagan spirit and something under surface. Not only good riffs but also sounds, atmosphere or thoughts which awake minds.

The new work sounds so much differently from the 2008 and 2012 full-lengths. Now there is a strong rock component and the clean vocals has an essential role in the new songs. Where did this new influences come from and do you think that there will be the possibility of a further evolution for Zrec?

Torham: We are influenced by many musical genres. From 70’s/80’s classic rock and heavy metal through folk music to filthy extreme bestial devil worship! It must be reflected somehow in our music creation. And this record was probably possessed by the spirit of the 70’s. So it’s more than possible that we will made something totaly different with every other record and it will still has the pagan hallmark.

Sarapis: Except musical inspiration we were influented by situation in a band as well. I realized it later. After a half year of silence we came back, Torham had prepared some material and we started to work on that very intensively. But we didn’t have voice at that time and other things were insured. I think that this strange variable time influented songs we made for EP and this is the reason why Klíč K Pokladům is darker than everything we made before.

In a cd of three songs and an intro it’s strange to find an instrumental composition, Řeka Domova. Would you tell us the reason of this decision and what do you want to convey with five minute song that reminds me the deepest and most delicate Negură Bunget?

Torham: Oh, thank you for comparing us with Negură Bunget. They are musical essence of ancient european spirituality. Anyway, our song Řeka Domova celebrates the river Oslava which flows through our home region. Actually the songname can be translated as “A river of home”. Oslava has beatiful surroundings in every season. There are rocky valleys, ancient sites, ruins of medieval castles etc. Local people like it, so there are also many campfires. So during making of this song we we were truly inspired by this strong genius loci and the unique sound of river stream.

Vozka is in my opinion the best song in the EP. All is perfect and we clearly understand that the band has a great potential. I hope to be able to listen some new songs with the same quality as soon as possible!

Torham: Thank you again! We are trying our best 🙂 Somewhere in the air, birds singing about re-recorded Vozka with huge sound and better arrangement. But don’t trust them 🙂

The lyrics of the songs are in your language. So I ask you to tell us the meaning and if there are some connections with your local folklore.

Torham: Lyrics on this EP are more universal or maybe contains elements common for whole indoeuropean world. For example title song Klíč K Pokladům refers to magical practices with thunderstones which can be considered as “The key to the treasures” (yes, this is the translation of EP’s title) in some Czech legends. But you can find similar stuff in whole Europe (and America, Africa too!) because it’s all about random findings of ancient flint arrowheads and axes. They were involved into local traditional myths and interpreted for example as bolts of thunder god by local folks.

Instead of this, song Vozka is about initiation of person who become united with sun god. He is accompanied with charioteer (Vozka in czech) which turns to be not a mortal old man but the sun god himself (riding the sun chariot) who take care about his initiation ritual. In this simple story lies many mythological meanings and metaphores and it’s up to you what do you want to see inside this. For example death of this world and reborn of a new one. And beside this in “Jeseníky mountains” lies a rock formation called Vozka, so we are always inspired by our country, landscape and myths tied to them.

What you can tell us about the folk metal scene in your country? Is there some kind of collaboration between bands and which do you suggest to listen?

Torham: I really don’t follow the scene so I don’t know 🙂 We are in touch with members of now defunct slovakian folk metal band Hromovlad. And try Algor! It’s really great black metal drawing inspiration from slavic mythology.

Sarapis: Honestly, the scene for me means people who I know or respect because of their music, and their bands I try to support. The rest of bands is going out of my interest. Only existence of them is not the reason to cooperate. Žrec was always a little bit out of main stream of folk metal bands and we like this status. I don’t say we want to be in quarantine but we have never felt like a part of huge folk metal family, so it is not simple to tell you something about the scene:)

Do you have a tour or some gigs in program, maybe out of your country as well?

Sarapis: We are not as active concert band as we used to be. Few of us have families and it is harder to find enough time or vacation for tour than before. In 2018 we will have classic club gigs in our usual area (I mean mainly Czech Republic, Slovakia and Poland) and if promoters from other countries are interested to invite us, we are open for cooperation. We like atmosphere in clubs and to be close to people, have a beer and talk with fans. We don’t have any tour on mind in next year but we will see what future brings. It would be nice to do it in occasion of the release new full-length…

Klíč K Pokladům can be considered as a passage from the old Zrec and the new one? Are you working on the new full-length?

Torham: Yes, it’s definitely a passage but we still don’t know if this passage is blind for us or not. And yes, we are working on new full-length.

Sarapis: We are working on new album and according to material we have finished to this time, it will be different from everything we ever did. I’m not sure if this is what our fans really want to hear from us but I hope they will understand all chapters of our musical development. Klíč K Pokladům is not only the record with the newest date of release, it is also living album with secret sense and i believe that listeners would understand more clearly a little bit later. Klíč K Pokladům is not simple to listen and catch all our thought. And maybe new album could show them to find the way back to Klíč K Pokladům better. Of course it is not only about listeners. We are changing too, and improving in expression what we want to tell. What do you see on cover of Klíč…? Yes, it is the way… 🙂

Thank you for your time. You have all the space you want to finish this interview!

Torham: Thank you for interesting interview! Start to dance again on graves of our ancestors and stay pagan!

Sarapis: Thanks for your questions! Buď zdráv!

Live Report: Yggdrasil Night

YGGDRASIL NIGHT

ShadowThrone + Dyrnwyn + Under Siege

24 settembre 2017, Traffic Live Club, Roma

Serata dedicata all’underground al Traffic di Roma, ma purtroppo la risposta di pubblico è stata veramente scarsa. È questo il primo dato che voglio riportare parlando dell’Yggdrasil Night, concerto che vedeva salire sul palco del locale capitolino Under Siege, Dyrnwyn e Shadowthrone. Il pubblico romano ha deluso – cosa che succede spesso anche con nomi di culto, vedi l’atteso ritorno dei Windir -, non c’era la scusa del calcio o del cattivo tempo: una domenica sera con tre gruppi e biglietto a 5 euro merita più di una manciata di volenterosi davanti al palco.

Il primo gruppo a salire sul palco sono gli Under Siege, band di Palestrina (RM) che a breve pubblicherà il full-length di debutto: epico death metal melodico con qualche sprazzo più folk e la cornamusa del cantante Paolo Giuliani a fare capolino di tanto in tanto. Lo show è stato rovinato dai pessimi suoni che hanno reso incomprensibili le canzoni proposte. In particolare le due chitarre sono risultate completamente assenti, salvo comparire – comunque troppo basse – negli ultimi due pezzi. Di buono c’è da segnalare l’uso dei cori clean nei ritornelli mentre il singer canta in growl per un effetto battagliero e massiccio. Con i Dyrnwyn le cose vanno meglio e lo spettacolo ne guadagna. Seguiti da fedeli fan con la maglia dell’ultimo EP Ad Memoriam, i musicisti legati all’Antica Roma hanno scaldato il pubblico con cinque brani ben eseguiti. La band suona compatta e sicura, il Traffic sembra riprendersi un pochino e grazie a dei suoni finalmente all’altezza lo show fila liscio che è una meraviglia. Chiudono la serata gli ShadowThrone, dediti a un black metal che non disdegna parti meno tirate e aperture epiche che danno respiro allo spettatore, non a caso una delle principali influenze sono i Bathory. Al centro del palco splende una grande spada che viene spesso impugnata dal cantante Serj mentre le canzoni si susseguono senza tregua. L’esibizione della band di Frosinone è di qualità, i brani del debutto Demiurge Of Shadow rendono molto bene dal vivo ed è un peccato che davanti al palco sia rimasta una manciata di persone a rifarsi gli occhi e le orecchie con la superba prestazione del batterista Dave.

Finisce così, in maniera un po’ mesta, una bella serata che doveva premiare tre realtà underground e che invece rappresenta una sconfitta del pubblico romano. Lo slogan dei prossimi concerti del genere potrebbe essere “più concerti e meno internet”, ma è solo una questione di attitudine, e quella o ce l’hai oppure no. Under Siege, Dyrnwyn e ShadowThrone sicuramente ce l’hanno, così come ne sono forniti gli spettatori che non hanno cercato scuse per rimanere a casa.

Scaletta Under Siege: 1. Blàr Allt Nam Bànag (The Battle Of Bannockburn) – 2. Warrior I Am – 3. Beyond The Mountains – 4. Invaders – 5. Raise Your Banner – 6. One To Us

Scaletta Dyrnwyn: 1. Sigillum – 2. Tubilustrium – 3. Feralia – 4. Teutoburgo – 5. Para Bellum

Scaletta Shadowthrone: 1. Intro/Demiurge Of Shadow – 2. Disciples Of The Dark Masters – 3. Path Of Decay – 4. Descent – 5. Seal Of Opulence – 6. Curse Of The Royal Blood – 7. L’Autunno Di Bacco – 8. Mother North (intro, Satyricon cover)/Total Darkness – 9. Theories Behind Chaos – 10. Every Moment Burns In My Chest – 11. Faded Umanity/Outro

I VIDEO DELLA SERATA: