Arstidir Lifsins – Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir

Arstidir Lifsins – Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir

2020 – full-length – Ván Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Marsél: voce – Stefán: chitarra, basso, pianoforte – Árni: batteria, organo, viola, violoncello, voce

Tracklist: 1. Ek býð þik velkominn – 2. Bróðir, var þat þín hǫnd – 3. Sem járnklær nætr dragask nærri – 4. Gamalt ríki faðmar þá grænu ok svǫrtu hringi lífs ok aldrslita – 5. Um nætr reika skepnr – 6. Heiftum skal mána kveðja – 7. Er hin gullna stjarna skýjar slóðar rennr rauð’ – 8. Um nóttu, mér dreymir þursa þjóðar sjǫt brennandi – 9. Ek sá halr at Hóars veðri hǫsvan serk Hrísgrísnis bar

Abbiamo incontrato i talentuosi Árstíðir lífsins a metà 2019 per la pubblicazione di Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr e a un anno di distanza ecco arrivare il nuovo Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir, ovvero l’altra metà del concept sul quale si basa il lavoro della band islandese/tedesca. Non trattandosi dei Guns n’Roses era impossibile per la Ván Records pubblicare simultaneamente due cd anche se uniti a livello concettuale, ecco quindi la necessità di separare le due parti e pubblicarle a un anno di distanza l’una dall’altra. Inoltre la domanda che ci si pone da ascoltatore è: “’quanto sarebbe stato difficile “assorbire” centoquarantaquattro (144!) minuti di musica per niente immediata e che necessita di numerosi e attenti ascolti per essere digerita e compresa?”. Così facendo la Ván Records e gli Árstíðir lífsins hanno risolto due problemi con una solo mossa, facendo anzi incuriosire ancora di più i fan della band, in religiosa attesa del secondo atto della Saga, sapendo di poter contare su di loro per quel che concerne le vendite. Vendite meritatissime, perché gli Árstíðir lífsins non hanno mai sbagliato un’uscita e nel corso della loro carriera – iniziata nel 2008 e che al momento conta due EP, due split e cinque full-length – sono stati bravissimi a pubblicare solamente gioielli di pagan black metal senza mai abbassare l’asticella della qualità.

Il primo disco della Saga è ormai storia (anche se recente), come suona il nuovo Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir? Non bisogna aspettarsi alcuna novità a livello musicale: gli Árstíðir lífsins suonano ormai con una personalità e consapevolezza dei propri mezzi che li rende immediatamente riconoscibili, capaci di entrare nelle profondità umane e musicali al fine di realizzare canzoni in gradi di far venire la pelle d’oca. L’unica differenza reale tra i due Saga è che nel secondo capitolo viene dato maggiore spazio all’aspetto acustico/ambient delle canzoni, un elemento che non è mai mancato alla band di Marcél e soci, ma che in questo lavoro ricopre un ruolo ancora più importante. Black metal, sontuosi arpeggi di chitarra, cori liturgici, melodie oscure e feroci accelerazioni fanno da contraltare a momenti ritualistici che da sempre costituiscono parte del bagaglio musicale degli Árstíðir lífsins, i quali senza la necessità di incorporare nuovi elementi ad ogni uscita riescono a trasformare con grande efficacia in musica le storie raccontate nei testi. Come facilmente intuibile, si continua a parlare del re norvegese Óláfr Haraldsson (995-1030), responsabile (colpevole?) dell’evangelizzazione della Scandinavia dopo la sua conversione; una storia apparentemente semplice che viene invece narrata con grande precisione e passione attraverso i nove brani, rendendo di fatto i due Saga i lavori maggiormente complessi e ambiziosi della band nord europea. Come sempre l’estetica del prodotto è fattore di vanto per etichetta e gruppo: il corposo booklet è ricco di illustrazioni, informazioni extra utili a comprendere meglio la vicenda e presenta i testi in lingua originale, l’antico islandese, tradotti in inglese.

Passano due canzoni e oltre dieci minuti prima di poter ascoltare per la prima volta la chitarra: è proprio questa la forza degli Árstíðir lífsins, ovvero coinvolgere l’ascoltatore per lunghi minuti con intro/lunghi tratti parlati-atmosferici senza però annoiarlo, evitando così il più classico (e quasi sempre giusto) skip a favore della prima canzone “vera”. C’è da dire che Sem járnklær nætr dragask nærri è semplicemente fantastica, tra Enslaved periodo viking black e pesanti nuvole nere che annunciano il temporale. L’esecuzione è perfetta, i brani sono taglienti e cupi e non c’è un solo momento di flessione: tutto al posto giusto, nient’altro da aggiungere. Tra le black oriented Gamalt ríki faðmar þá grænu ok svǫrtu hringi lífs ok aldrslita (contenente tutte le sfaccettature del sound) e Heiftum skal mána kveðja dal riffing incisivo, troviamo la tenebrosa Um nætr reika skepnr, canzone dall’incedere lento e quasi ritualistico: la voce narrante così profonda culla l’ascoltatore come le morbide onde del mare fanno con le piccole imbarcazioni a remi. Per affrontare il mare aperto di Er hin gullna stjarna skýjar slóðar rennr rauð’, invece, ci vuole una longship vichinga data l’irruenza della batteria e i continui cambi di tempo e ferocia. L’ambient di Um nóttu, mér dreymir þursa þjóðar sjǫt brennandi, infine, conduce alla conclusiva, lunghissima e spettacolare Ek sá halr at Hóars veðri hǫsvan serk Hrísgrísnis bar. Se è vero che gli Árstíðir lífsins sono maestri nell’allungare a dismisura introduzioni e parti atmosferiche, è altrettanto vero che i loro brani dalla durata importante (qui si parla di diciotto giri di lancetta) non sono mai banali, scontati o ripetitivi.

Chi conosce i precedenti lavori degli Árstíðir lífsins avrà già fatto suo questo gran disco in fase di preordine, tutti gli altri non potranno fare a meno di rimanere affascinati da tanta classe al servizio di questo bellissimo connubio tra musica folk ambient, pagan e black metal.

Lindy-Fay Hella – Seafarer

Lindy-Fay Hella – Seafarer

2019 – full-length – Ván Records

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Lindy-Fay Hella: voce

Tracklist: 1. Seafarer – 2. Two Suns – 3. Skåddo – 4. Bottle Of Sorrow – 5. Nåke Du Finn I Skogen – 6. Mars – 7. Three Standing Stones – 8. Tilarids – 9. Horizon

Dopo due anni di lavoro la cantante Lindy-Fay Hella pubblica il suo primo disco solista dal titolo Seafarer. L’artista norvegese è famosa soprattutto per essere una colonna dei Wardruna, ma con questo lavoro riesce a staccarsi all’ambient folk che l’ha resa famosa riuscendo ad esprimere la parte più intima e delicata della sua anima. La Ván Records, etichetta che non sbaglia mai un colpo, ha saggiamente deciso di puntare forte su questo disco, rilasciandolo negli ormai classici tre formati, ovvero digitale, cd e vinile.

Tutto inizia nel febbraio 2017 quando Lindy-Fay Hella comincia a registrare le varie sperimentazioni messe da parte nel corso degli anni e, circondata da amici di un certo spessore, primo fra tutti Herbrand Larsen (tastierista degli Enslaved), Seafarer prendere forma un po’ alla volta. I musicisti coinvolti sono tanti, ma sono sicuramente da menzionare Ingolf Hella Torgersen – cugino di Lindy-Fay Hella – alla batteria e percussioni, Kristian Eivind Espedal (Gorgoroth, Wardruna, Gaahl’s Wyrd) alla voce e Eilif Gundersen (Wardruna) ai flauti e corno. Seafarer è un lavoro breve ma intenso, che non raggiunge i trentacinque minuti di durata, capace di portare l’ascoltatore in luoghi remoti e inaccessibili: l’angelica voce di Lindy-Fay Hella è la regina incontrastata della musica, ma l’accompagnamento è sempre all’altezza e, seppur spaziando tra pop/folk, world music e brani dall’impatto sognante, tutto suona compatto e omogeneo. I testi sono legati al cosiddetto otherworld, tra ricordi di un amico perduto (l’opener title-track) e sogni molto simili fatti tra cugini (Three Standing Stones).

La traccia Seafarer è un po’ l’emblema del disco e della visione artistica di Lindy-Fay Hella: ritmata e magica, tocca le corde dell’anima e le fa vibrare intensamente. L’hang (uno strumento in metallo nato solamente all’alba nel nuovo millennio) introduce con un pizzico di magia Two Suns, canzone dal piglio sbarazzino, mentre Nåke Du Finn I Skogen, pur con un’andatura lenta e quasi liturgica, fa immaginare prati verdi e corse a perdifiato assaporando l’aria frizzante del mattino. Quest’ultima e la conclusiva Horizon utilizzano la stessa melodia di base, ma il risultato è molto differente poiché esprimono emozioni diverse e le due composizioni prendono due vie molto distanti. Durante le dieci tracce che compongono il disco non ci sono momenti meno ispirati o che ne rallentano l’immersione dell’ascoltatore nelle note composte da Lindy-Fay Hella, e così le varie Tilarids, Skåddo e Mars hanno tutte qualcosa da raccontare, magari con fare quasi sussurrato, ma ugualmente bello da ascoltare.

Seafarer è una piccola e gradita sorpresa, ma fino a un certo punto: cosa aspettarsi da un’artista del genere, per di più circondata da musicisti a dir poco preparati e in grado di comporre dischi diversi per stile e genere ma sempre ugualmente buoni qualitativamente parlando? La curiosità, ora, è quella di vedere Seafarer su di un palco, sperando che qualche promoter chiami l’artista norvegese per portare in Italia il suo spettacolo. Intanto, come si suol dire, godiamoci questo bel disco nato dall’anima di Lindy-Fay Hella.

Nodfyr – In Een Andere Tijd

:Nodfyr: – In Een Andere Tijd

2017 – EP – Ván Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Mark: chitarra, basso – Jasper: tastiera

Tracklist: 1. In Een Andere Tijd – 2. Ode Aan De Ijssel

Prendete l’eccellente debutto degli Heidevolk De Strijdlust Is Geboren, rendete le chitarre più grasse e imponenti, date una spolverata alla produzione e avrete In Een Andere Tijd, EP di debutto dei :Nodfyr:. Il paragone con gli Heidevolk non è casuale in quanto alla guida dei :Nodfyr: troviamo Joris Van Gelre, storico cantante della famosa pagan metal band olandese dei lavori migliori (ovvero dal debutto fino a Batavi) e che con il suo personale stile vocale caratterizza in maniera massiccia il questo progetto in piedi dal 2011 ma che arriva alla pubblicazione solamente nel novembre del 2017. Completano la formazione Mark Kwint e Jesper Strik, ovvero i due musicisti dietro il monicker Alvenrad (qui trovate la recensione del loro secondo disco Heer). Da segnalare un altro ex Heidevolk che però non fa più parte dei progetto, ovvero Niels Riethorst, chitarrista in De Strijdlust Is Geboren. Con queste premesse era facile immaginare un sound simile tra i due gruppi, meno, invece, l’incredibile qualità di questo EP. Si può dire che In Een Andere Tijd suona come gli Heidevolk non riescono (o vogliono?) più: canzoni epiche e solenni, virili e dirette. La struttura dei pezzi non è particolarmente ricercata, ma i due brani (per un totale di quattordici minuti) centrano in pieno il cuore degli heathen metallers alla ricerca di inni emozionanti e – se vogliamo – un po’ coatti.

Durante la title-track non sfugge all’attenzione il violino dell’ospite Irma Vos – anche lei coinvolta in molte registrazioni degli Heidevolk – la quale dona un tocca di eleganza e delicatezza a un ammasso di muscoli metallici che sembra non conoscere altro che la forza bruta. Il suono dell’acqua che scorre e le note di pianoforte danno il via agli otto minuti di Ode Aan De Ijssel, un bellissimo mid-tempo dai toni malinconici che dopo cori imponenti e chitarre lineari e ispirate si conclude nello stesso delicato smodo in cui è iniziato.

L’EP suona molto bene, esattamente come un disco pagan metal dovrebbe suonare: possente e pulito, ma dal tocco analogico, lontano da chitarre iper compresse e altre fredde modernità. Del mastering in particolare se n’è occupato un vero guru come Patrick W. Engel, il quale ha lavorato con Darkthrone, Dissection e si è occupato di recente di una gran quantità di remastering di grandi nomi come Destruction, Fates Warning e Possessed tra gli altri. La copertina è un quadro del pittore olandese dell’800 J.W. Bilders dal titolo Oude Eiken Te Wolfhezeed è possibile ammirarlo recandosi al Teylers Museum di Haarlem, in Olanda. La grafica del disco (digipak a quattro pannelli) è molto piacevole e ben si addice alla musica e all’etica pagan dei :Nodfyr:; la Ván Records ha pubblicato questo lavoro anche in vinile 7” color viola e in una versione limitata a 96 pezzi con una confezione di cartone chiusa da un sigillo in ceralacca.

Se è vero che una rondine non fa primavera, si può fare un’eccezione per i :Nodfyr: in quanto questo EP, seppur nella sua brevità, mostra tutte le qualità di una band sì agli esordi, ma composta da musicisti esperti e desiderosi di dire la propria ancora a lungo. Non resta quindi che attendere con trepidazione il full-length di debutto che, si può star sicuri, sarà qualcosa di veramente epico.