Dyrnwyn – Ad Memoriam

Dyrnwyn – Ad Memoriam

2015 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thanatos: voce – Vidarr Aesir: chitarra solista – Rick Deckard: chitarra ritmica – Ivan Cenerini: basso – Ivan Coppola: batteria – Michela Luciani: flauto traverso – Michelangelo Iacovella: tastiera, strumenti popolari

Tracklist: 1. Ad Memoriam – 2. Sangue Fraterno – 3. Sigillum – 4. Tubilustrium 5. – Ultima Quiete – 6. Teutoburgo

DyrnwynAdMemoriam

A due anni esatti dal demo di debutto Fatherland, i romani Dyrnwyn tornano sul mercato con un lavoro dal titolo Ad Memoriam, un sei pezzi che mostra un netto miglioramento musicale rispetto al passato, dovuto principalmente a un sound più personale frutto di idee ben sviluppate. Le coordinate stilistiche del gruppo sono rimaste le stesse, a cambiare è semplicemente l’approccio – più maturo e professionale: gli oltre trenta minuti di Ad Memoriam ne sono il risultato.

Il disco autoprodotto narra in sei tracce (intro più quattro brani e un intermezzo) la storia di Roma, dalla fondazione alla disastrosa battaglia della Foresta di Teutoburgo, inquella che è l’attuale Germania. L’apertura è affidata alla strumentale Ad Memoriam, canzone dove il flauto di Michela Luciani ricopre un ruolo di primaria importanza, tre minuti che permettono all’ascoltatore di calarsi egregiamente nell’atmosfera del dischetto. Sangue Fraterno evidenzia lo stile e le potenzialità dei Dyrnwyn, bravi ad alternare parti movimentate ad altre più delicate. La seguente Sigillum continua sulla via tracciata dalla precedente composizione, arricchita da una marcata vena folk che diventa particolarmente suggestiva nella parte narrata da Thanatos, il quale dopo la pubblicazione di Ad Memoriam ha lasciato il microfono al nuovo cantante Daniele Biagiotti:

Coloro che una volta si vantavano d’esser perseguitati
misero in atto la più brutale delle repressioni
arrivando di fatto a cancellare quasi del tutto gli antichi culti
Con false promesse plagiarono le menti trasformandoci in schiavi
… Noi che un tempo eravamo guerrieri!

Tubilustrium è della stessa pasta, con la sezione folk in grande spolvero e belle cavalcate che non disdegnano strofe in lingua latina: l’effetto è quasi cinematografico e il risultato eccellente. La strumentale Ultima Quiete – veramente riuscita! – porta l’ascoltatore alla traccia conclusiva Teutoburgo, ovvero “la disfatta di Varo”. Si tratta della battaglia avvenuta il 9 d.C in Sassonia tra l’esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo e una coalizione di tribù germaniche; fu una delle più gravi sconfitte subite dai romani, con circa 15000 caduti e il suicidio del comandante, così raccontato dallo storico Velleio Patercolo nella sua Storia Romana: “(Quintilio Varo) si mostrò più coraggioso nell’uccidersi che nel combattere (…) e si trafisse con la spada.” La musica dei Dyrnwyn in questa occasione si fa drammatica e violenta, a tratti bellica per poi trasformarsi in quasi malinconica, fino all’urlo disperato

“Marte! Perché ci hai abbandonato?”

Finisce in questa maniera la breve storia raccontata dal gruppo capitolino; rispetto a Fatherland i suoni di Ad Memoriam sono nettamente migliori, più compatti e professionali – a guadagnarne è in primis la batteria del roccioso Ivan Coppola -, ma questo era quasi inevitabile visto il tempo passato tra le due registrazioni e l’esperienza accumulata dalla band. La nota più lieta è rappresentata dal songwriting, sicuramente perfettibile e con qualche cosa da sistemare (non sempre è facile comporre canzoni da sette minuti senza brevi momenti di stanca), ma la strada è quella giusta per arrivare a un sound completamente personale e riconoscibile tra mille.

Questo EP, insieme a Tefaccioseccomerda dei Blodiga Skald, è un importante segno di come qualcosa anche nella capitale, e più in generale, nel centro-sud Italia, si stia finalmente muovendo in ambito folk/pagan metal. Ad Memoriam è un EP interessante per una band che vuole parlare della propria terra, Roma, in un contesto musicale dal quale è da sempre ignorata. La prova è sicuramente buona e i Dyrnwyn sono una realtà con le carte in regola per affermarsi sul tutto il territorio italiano e non solo.

Annunci

Cruachan – Blood For The Blood God

Cruachan – Blood For The Blood God

2014 – full-length – Trollzorn Records

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Keith Fay: voce, chitarra, tastiera, bodhran, mandolino – Kieran Ball: chitarra – Eric Fletcher: basso – Mauro Frison: batteria – John Ryan: violino – John Fay: tin whistle, low whistle

Tracklist: 1. Crom Cruach – 2. Blood For The Blood God – 3. The Arrival Of The Fir Bolg – 4. Beren And Luthien – 5. The Marching Song Of Fiach Mac Hugh – 6. Prophecy – 7. Gae Bolga – 8. The Sea Queen Of Connaught – 9. Born For War – 10. Perversion, Corruption And Sanctity – Part 1 – 11. Perversion, Corruption And Sanctity – Part 2

cruachan-blood_for_the_blood_god

Dopo il deludente Blood On The Black Robe del 2011, era difficile aspettarsi un ritorno in grande stile da parte degli irlandesi Cruachan. Keith Fay e soci invece hanno realizzato quello che probabilmente può essere definito come il miglior disco del 2014 in ambito folk metal, degno di essere messo sullo stesso livello di The Middle Kingdom, Folk-Lore e Pagan per qualità. Vero è che i dischi appena menzionati sono tra i più importanti nella storia del folk metal, ma Blood For The Blood God è la rinascita artistica di una formazione che in studio sembrava in grande difficoltà, capace di rialzarsi più forte di prima, con un cd denso e personale, maturo e coinvolgente per tutta la durata.

La formazione dei Cruachan ha subito una vera e propria rivoluzione: rimasti i due fratelli Fay, fuori tutti gli altri, compreso lo storico bassista John Clohessy, con la band dal lontano 1993. I nuovi acquisti si sono rivelati tutti di grande spessore musicale, a partire dalla sezione ritmica composta dall’argentino Mauro Frison (presente anche nella serie tv Vikings) alla batteria ed Eric Fletcher al basso, capaci di donare alle composizioni quel groove che nel recente passato spesso veniva a mancare, così come l’accoppiata Keith Fay/Kieran Ball riesce a creare un wall of sound di tutto rispetto.

Il canonico intro porta direttamente alla title track, pezzo scelto come singolo e utilizzato per il videoclip. Si tratta semplicemente di una delle migliori canzoni degli ultimi anni dell’intera scena folk metal: la furiosa batteria e i grintosi riff di chitarra, accompagnati dal delizioso violino di John Ryan – dalle melodie penetranti e sensuali – e dal whistle di John Fay sono quanto di meglio un fan di queste sonorità possa chiedere. Tutto il disco vede la voce di Keith Fay in grande risalto: pur non essendo nato come un vero e proprio cantante, la sua ugola si rivela essere assolutamente perfetta per queste sonorità, sgraziato quanto basta e truce il giusto per far “suonare” il tutto assolutamente potente. La terza traccia, The Arrival Of The Fir Bolg, ha un’importante componente folk alla quale ben risponde il lato più estremo dei Cruachan, formato da brusche accelerazioni, stop’n’go e doppia cassa killer. Squisito l’intermezzo di musica irlandese, il quale ben presto viene “accompagnato” dalle sei corde, proseguendo fino alla conclusione del pezzo. Beren And Luthien è uno dei brani più duri e aggressivi mai scritti dagli irlandesi. I personaggi sono nati dalla magica penna di J.R.R. Tolkien, autore al quale i Cruachan devono molto: non a caso la band dei fratelli Fay nacque col nome di Minas Tirith, luogo tolkieniano di grande importanza. Musicalmente si può parlare d’influenze black metal che ben si amalgamano con riff heavy e una certa dose di dolore nella voce scream, fantastica nella circostanza; l’accelerazione finale, poi, è una vera chicca. The Marching Song Of Fiach Mac Hugh è una graziosa canzone folk irlandese con chitarre elettriche e batteria, breve e intensa, ma di grande qualità. Nel testo è raccontata la marcia di Fiach Mac Hugh, leader del Clann Uí Bhroin, finito decapitato dalla sua stessa spada. Prophecy è oscura e marziale, con gli strumenti folk che si uniscono alle sei corde per rendere il brano ancora più cupo, ma è lo stacco furioso e brutale a sconquassare tutto, e la sgraziata voce del singer rende instabile e minaccioso l’intero pezzo. La musica irlandese di Gae Bolga fa sognare l’ascoltatore, ma dopo un minuto le chitarre e la batteria entrano in scena senza snaturare l’idea originale, per un risultato sicuramente buono. La lunga The Sea Queen Of Connaught narra le vicende di Grace O’Malley, personaggio delle canzoni d’Irlanda, capo del clan Ó Máille e piratessa. Negli oltre sette minuti di durata sono presenti diversi i cambi di tempo, durante i quali tutti gli strumenti hanno il loro spazio (la parte centrale con il violino protagonista è quasi ipnotica), compreso lo stacco più soft che mostra l’enorme classe dei Cruachan. Born For War ha sonorità vicine a quanto realizzato per Folk-Lore, con il violino in grande evidenza e un bel susseguirsi di riff che favoriscono le melodie degli strumenti tradizionali, in particolare nella lunghissima sezione strumentale. Perversion, Corruption And Sanctity – Part 1 è un bel mix di tutte le sonorità che compongono il disco, a partire dalle chitarre heavy, passando per le linee vocali semplici e sincere, per concludere con i bei inserti di violino e flauti. Il lavoro termina con la strumentale Perversion, Corruption And Sanctity – Part 2, naturale seguito della traccia precedente.

La produzione è fantastica: tutti gli strumenti sono potentissimi e naturali, la batteria ha dei suoni fantastici e i vari flauti e violino sono sempre limpidi e con il giusto volume, fatto che permette ancor di più di godere delle due componenti folk/metal in perfetta simbiosi come mai prima.

Il songwriting è di altissima qualità, i cinquantacinque minuti di durata scorrono velocemente e sono assenti veri cali di tensione. Blood For The Blood God stupisce perché successore del punto più basso della carriera dei Cruachan e nato in un momento non proprio semplice per il gruppo, dovuto alla rinnovata formazione e al cambio di etichetta. Il lato metal ben bilancia quello folk, e i due aspetti si mescolano con naturalezza come forse mai è avvenuto in passato. John Fay e John Ryan sono i protagonisti dell’album, ma va menzionato anche Олексій Шкуропатський (Alex Shkuropatsky) con la sua galician bagpipe, musicista dei F.R.A.M. e già ospite in passato dei Cruachan.

In realtà bastano poche parole per descrivere Blood For The Blood God: album del 2014.