Selvans – Faunalia

Selvans – Faunalia

2018 – full-length – Avantgarde Music

VOTO: 9 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Haruspex: voce, tastiera, strumenti tradizionali – Fulguriator: chitarra, basso

Tracklist: 1. Ad Malum Finem – 2. Notturno Peregrinar – 3. Anna Perenna – 4. Magna Mater Maior Mons – 5. Phersu – 6. Requiem Aprutii

Alcuni lavori sono destinati a lasciare il segno nella storia di un determinato genere musicale. Sono lavori nati dal cuore e dalla passione dei musicisti, nati senza secondi fini se non la realizzazione di un grande disco. Tutti vorrebbero tirar fuori un (capo)lavoro destinato a cambiare le sorti della musica, o il modo di vedere e intendere certa musica. In campo estremo, in Italia, non mancano validi esempi, basti pensare ai primi Sadist, agli Inner Shrine o Inchiuvatu di circa venti anni fa: non si parla di certo di successo planetario e tour mondiali, a volte però basta spostare l’asticella un po’ più avanti per fare qualcosa di concreto per e nella musica. In tempi recenti De Ferro Italico dei Draugr ha fatto lo stesso, pur in una scena piccola come quella pagan/folk italiana: dopo quel disco l’approccio al folk metal per i gruppi tricolori non è stato più lo stesso. Sembra poco? Faunalia dei Selvans – un caso che nelle due formazioni ci sia sempre Haruspex? – è un altro lavoro che farà parlare di sé (?) anche fra diversi anni, citato come l’album che ha spostato in avanti l’asticella del metal estremo coniugando alla perfezione folk (folklore), chitarre distorte, ricerca musicale e sentimento. Tutto questo in cinquantasei minuti di grande musica. Non che i Selvans non abbiano sempre pubblicato lavori a dir poco interessanti (il debutto Lupercalia, l’EP Clangore Plenilunio e lo split con i Downfall Of Nur), ma Faunalia è un disco che osa più del solito, con nuove e spiazzanti (in positivo!) influenze, oltre a una miriade di dettagli di gran classe. Fin dall’intro è possibile intuire che Haruspex e Fulguriator hanno in serbo qualcosa di nuovo, diverso, anche se fortemente legato con quanto fatto in precedenza. Forse è “colpa” di quel fischiettare che fa tanto Morricone, ma Ad Malum Finem è un po’ il riassunto di Faunalia: mai, ripeto, mai, un intro è stato così “utile” e sensato.

Il resto? Difficile da raccontare. Ci sono le chitarre distorte, le urla disperate, una batteria – per la prima volta reale – che picchia duro, momenti di forte aggressività creativa che non è mai fine a se stessa e che lavora per il risultato finale, per Faunalia. Questo è un disco che va visto e sentito come un’opera unica e compatta, dove le canzoni sono delle scene che messe insieme danno vita al film. E il film dei Selvans ha un qualcosa di magico e terribile, di profano e ancestrale. Faunalia è un film che non avrebbe candidature all’oscar, ma sarebbe pieno di premi in concorsi dove l’Arte la fa da padrona, al di là dei produttori e delle leggi di mercato.

La band abruzzese ha definito Faunalia “A Dark Italian Opus” e non poteva esserci descrizione migliore: le radici italiane, pur non sbandierate, sono palesi e sotto gli occhi di tutti. Non è la lingua, ma il sangue che scorre nei solchi del disco a dirlo. Inoltre sono presenti in varie tracce degli ospiti appartenenti a gruppi di culto e non allineati al classico mondo heavy metal, il che rafforza l’indipendenza del Selvans e di Faunalia dal “solito giro”. Agghiastru (Inchiuvatu, Astimi, La Caruta Di Li Dei ecc.), Mercy (Ianva) e Tumulash (Tumulus Anmatus, Fides Inversa) e la tromba di Gianluca Virdis danno il proprio apporto a diverse canzoni, ma vanno citati anche Acheron e HK che, in veste di ospiti rispettivamente con la sei corde e con il drum kit, danno ulteriore potenza a questo disco.

Un lavoro dei Selvans non è mai scontato, banale o prevedibile, e se della musica si è già detto, è bene parlare anche dei testi. Italiano, latino e siciliano sono amalgamati meravigliosamente e nelle varie canzoni vengono trattati il demone etrusco Phersu (rappresentato nelle tombe di Tarquinia) e la divinità romana Anna Perenna, ma alcuni brani sono dedicati ai giganti abruzzesi Gran Sasso e Majella (Magna Mater Maior Mons) e alle catastrofi naturali che recentemente hanno messo in ginocchio l’Abruzzo e il centro Italia (Requiem Aprutii), entrambi lunghissimi con oltre quattordici minuti di durata l’uno, ma che non lasciano respiro all’ascoltatore.

Se a inizio carriera i Selvans avevano stupito per qualità e personalità, con Faunalia confermano non solo quanto detto e pensato sul proprio conto, ma alzano ulteriormente l’asticella che si citava a inizio recensione. Senza giri di parole, questo lavoro è emozionante e non ci si stanca mai di ascoltarlo.

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Selvans – Hirpi (live)

Selvans – Hirpi

2017 – live album – Avantgarde Music

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Haruspex: voce – Fulguriator: chitarra

Tracklist: 1. Lupercale – 2. Hirpi Sorani – 3. O Clitumne! – 4. Furore Pagano (Draugr cover) – 5. Pater Surgens

Un sigillo inaspettato questo Hirpi, live album dei Selvans arrivato un po’ a sorpresa dopo appena un album in studio, un EP e uno split. Un prodotto del genere in ambito musicale è cosa assolutamente rara, ma i musicisti abruzzesi hanno dimostrato di avere una forza e una determinazione fuori dal comune.

Il disco si presenta con una confezione semplice ma elegante, un digipack dalla grafica accattivante e in linea con i precedenti lavori. I suoni sono davvero buoni e fedeli a quanto si ascolta realmente in un loro concerto. L’aspetto musicale è curato e il risultato finale è emozionante: le varie Lupercale e Hirpi Sorani, poste in apertura, sono piccoli classici che, anche grazie alle potenti e crude vocals e alla lunga durata delle composizioni, quasi ipnotizzano l’ascoltatore. Le sfuriate black sono lame affilate in grado di squarciare la carne al pari della capacità di cullare che hanno le parti atmosferiche. O Clitumne! è un brano molto toccante, durante il quale il frontman Haruspex si supera per intensità e interpretazione. La pazzesca cover Furore Pagano dei mai dimenticati Draugr è il giusto tributo al passato che, con l’aiuto degli ospiti Trimphator e Stolas (rispettivamente chitarra e basso degli autori dei capolavori Nocturnal Pagan Supremacy e De Ferro Italico), è il miglior modo per ricordare l’amico e compagno di armi Jonny. Chiude questo bel live album Pater Surgens (dallo split Selvans/Downfall Of Nur pubblicato lo scorso anno): una canzone che rimarca la forte personalità dei musicisti e che mostra veramente tutte le armi a loro disposizione.

Hirpi, limitato a 300 copie, è un’istantanea sincera e raffinata di quello che i Selvans sono stati nella prima parte di carriera. Non c’è dato sapere come si svilupperà questa oscura creatura pagana, ma per ora non possiamo che godere della grande musica prodotta dal combo abruzzese, e Hirpi è un ottimo modo per farlo.