Finsterforst – #YØLØ

Finsterforst – #YØLØ

2016 – EP – Napalm Records

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Oliver Berlin: voce – Simon Schillinger: chitarra – David Schuldis: chitarra – Tobias Weinreich: basso – Cornelius “Wombo” Heck: batteria – Sebastian “AlleyJazz” Scherrer: tastiera

Tracklist: 1. Bottle Gods – 2. Auf Die Zwölf – 3. #YØLØ – 4. Hangover – 5. Wrecking Ball (Miley Cyrus cover) – 6. Beat It (Michael Jackson cover) – 7. Der Durch Die Scheibeboxxxer (K.I.Z. cover) – 8. Flasche Leer – 9. Das Schlimmste Ist Wenn Das Bier Alle Ist (Die Kassierer cover) – 10. The Wild Rover (trad.)

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#YØLØ è una provocazione. Una simpatica provocazione, fatta bene e anche abbastanza piacevole, ma pur sempre una provocazione. I signori del “black forest metal” decidono di pubblicare un EP insolito e che spiazza l’ascoltatore, cimentandosi con sonorità diverse dal solito, incidendo una manciata di cover insospettabili e giocando con copertina, titolo e attitudine. Il che, di base, non è un male, se fatto bene. #YØLØ dei Finsterforst è un EP (limitato a mille copie) che vale la pena ascoltare anche per rendersi conto che i musicisti ci sanno fare e soprattutto in questa occasione non vogliono prendersi troppo sul serio.

La copertina è esplicativa e chiarisce tutto in maniera chiara: la parte inferiore vede un guerriero nordico con tanto di sguardo minaccioso, elmo in testa e spada sguainata pronta per lo scontro. La parte superiore, invece, mostra come sarebbe lo stesso uomo ai giorni nostri, ovvero un hipster con asta per il cellulare per i tanto amati selfie, cappellino d’ordinanza e barba lunga ma estremamente ordinata, come la moda esige. Il titolo del quadro, se la copertina lo fosse, sarebbe “come siamo arrivati a questo?”. Ma anche in queste situazioni – spesso tragicomiche – è possibile vedere il bicchiere mezzo pieno, o più semplicemente non prendersela troppo con il mondo se ciò è accaduto. D’altra parte, è l’uomo (noi) che lo ha reso possibile. I Finsterforst accettano la sfida, prendendola a risate. Mettono da parte il black forest metal, i tempi atmosferici e le cupe composizioni per dar sfogo a una sorta di folk metal diretto e lineare, molto distante dalle lunghe e sognanti canzoni dei vari Mach Dich Frei o Rastlos.

Bottle Gods apre le danze con ritmiche simil Trollfest, dal ritornello accattivante e una serie di riff che sembrano uscire dalla chitarra degli scozzesi Alestorm. Auf Die Zwölf suona più minacciosa e aggressiva, ma smussata da sax e ritornelli da pub bavarese (a tal proposito è da non perdere il videoclip con tanto di rissa con Robse degli Equilibrium). Ancora il sax tra i protagonisti della title-track, tra sonorità gitane, folk metal e tanta spensieratezza. Probabilmente il miglior pezzo dell’EP, #YØLØ è senza mezze misure un brano ben congeniato in grado di far sorridere e battere il tempo a chiunque abbia la voglia di divertirsi. Tempi più lenti arricchiti da un bel ritornello con tanto di coro maschile per Hangover, canzone che presenta più volte una melodia fortemente alestormiana. Con il quinto brano si tocca forse l’apice del trash e del coraggio: coverizzare Wrecking Ball della tanto derisa Miley Cyrus non è cosa per tutti. I Finsterforst ci provano e tentano di dare dignità a una canzoncina comunque ben costruita, e la versione della band tedesca è per lo meno piacevole da ascoltare. Le cose vanno molto meglio con il pezzo da 90 Beat It di Michael Jackson (dopo un curioso intro dubstep). Beat It è una composizione di ben altro spessore rispetto a Wrecking Ball e offre maggiore spazio alla fantasia e alla personalità dei musicisti, i quali ne propongono una versione assolutamente convincente. Le cover proseguono con Der Durch Die Scheibeboxxxer della band hip hop di Berlino K.I.Z. (nel 2015 al primo posto della classifica di vendite in Germania con l’album Hurra Die Welt Geht Unter): caotico e “moderno”, non è sicuramente semplice da ascoltare, ma se preso per quello che è – uno scherzo ben fatto – risulta essere persino carino. Il minuto e mezzo di Flasche Leer porta direttamente all’allegra Das Schlimmste Ist Wenn Das Bier Alle Ist, cover della punk band tedesca Die Kassierer. Strumenti a fiato e banjo alleggeriscono il sound, mentre desta curiosità l’assolo di chitarra a fine canzone, fatto assai raro per i Finsterforst. La canzone tradizionale The Wild Rover, già proposta in passato da diverse band, qui molto simile all’originale e non particolarmente ispirata, porta al termine #YØLØ.

I fan dei Finsterforst e del forest black metal possono dormire sonni tranquilli: #YØLØ è un simpatico riempitivo in attesa del prossimo full-length. I ragazzi si sono divertiti e noi con loro, ora però sotto con la musica seria!

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Finsterforst – Mach Dich Frei

Finsterforst – Mach Dich Frei

2015 – full-length – Napalm Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Oliver Berlin: voce – Simon Schillinger: chitarra – David Schuldius: chitarra – Tobias Weinreich: basso – Cornelius “Wombo” Heck: batteria – Johannes Joseph: fisarmonica, voce – Sebastian “AlleyJazz” Scherrer: tastiera

Tracklist: 1. Abfahrt – 2. Schicksals End’ – 3. Zeit Fur Hass – 4. Im Auge Des Sturms – 5. Mach Dich Frei! – 6. Mann Gegen Mensch – 7. Reise Zum… – 8. Finsterforst

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A distanza di poco più di due anni dal precedente Rastlos, i Finsterforst tornano sul mercato con una nuova opera, la più ambiziosa e rischiosa della propria carriera. Il quarto full-length della band tedesca, intitolato Mach Dich Frei ed edito dall’austriaca Napalm Records, è composto da otto tracce, sei delle quali sono vere e proprie canzoni. Il minutaggio dei singoli brani, come al loro solito, è molto elevato, con il picco raggiunto dall’ultima Finsterforst, ben ventitré minuti.

Musicalmente, rispetto ai precedenti lavori, qualcosa è cambiato. Sempre di “forest black metal” si tratta, per dirla con parole loro, ma l’esperienza accumulata e un songwriting ancora più maturo ha portato i Finsterforst ad allontanarsi quasi del tutto da quanto fatto dai Moonsorrow, gruppo che negli anni scorsi era chiamato in causa molto spesso.

Non è semplice raccontare le canzoni di Mach Dich Frei. Forse si può dire che le composizioni sono viaggi musicali attraverso le sensazioni e i colori che la natura e i boschi in particolare sanno donare. Dopo il consueto intro di sessanta secondi si inizia a fare sul serio con Schicksals End’, mid-tempo elegante e potente, dalle sporadiche orchestrazioni e un senso della melodia piuttosto spiccato, ma con lo scorrere dei minuti (alla fine saranno quasi quindici) la vena folk esce prepotentemente allo scoperto. Zeit Fur Hass suona cupa e soffocante, con un tocco di dinamicità che fa sperare in una possibilità di salvezza. Le chitarre creano riff solidi e il graffiante cantato di Oliver Berlin – veramente belle le linee vocali – è perfetto, con le clean vocals di Johannes Joseph che si inseriscono in un momento intricato, dando respiro all’intera composizione. Il finale è condito dall’ingombrante tastiera di Sebastian Scherrer che prende il sopravvento su tutti gli altri strumenti, arricchendo gli ultimi minuti con grande gusto. L’intermezzo Im Auge Des Sturms porta velocemente alla title track, canzone dalla breve durata (quasi otto minuti) considerando il modo di comporre della band tedesca: all’aspro incedere fa da contraltare la ricerca della melodia che porta i Finsterforst a comporre una canzone orecchiabile e delicata, con tanto di voce pulita e dalla lunga parte strumentale. Il batterista Cornelius Heck si sveglia dal torpore ed è libero di sbizzarrirsi, quel che ne esce è veramente bello e intenso, per quel che è, molto probabilmente, il miglior pezzo riuscito del cd. Per alcuni versi Mann Gegen Mensch ripercorre i passi della precedente canzone, giocando però con tonalità differenti e ottenendo il medesimo – ottimo – risultato. La seconda parte della composizione è molto “cinematografica”: estremizzando alcuni aspetti del proprio sound i Finsterforst ottengono un risultato spettacolare. Ci si avvicina alla conclusione del full-length con l’atmosferica Reise Zum…, durante la quale i tedeschi si travestono da Negură Bunget e confezionano un lungo intermezzo ambient grazioso e utile per rilassarsi prima degli ultimi ventitré minuti di Finsterforst. Questa può essere vista come la canzone-manifesto della band, all’interno della quale è permesso quasi tutto e lo sviluppo è lento ma inesorabile, dall’ottimo cantato scream/clean al ricco riffing delle due asce, ispirate in questo disco come mai in passato. La realtà dei fatti è che i Finsterforst sono diventati degli ottimi compositori e con il tempo hanno capito come meglio esprimere le proprie abilità, arrivando appunto a realizzare un brano lunghissimo privo di cali di tensione, sempre particolarmente coinvolgente e ispiratissimo.

Mach Dich Frei suona potente e moderno, fortunatamente naturale. Il disco è stato registrato e curato in Germania presso l’Iguana Studios: lavoro eseguito con precisione e buon gusto, il risultato è convincente e adatto al sound ella band. La copertina – opera dello svedese Pär Olofsson (Exodus, Immortal, Unleashed ecc.) – è visivamente accattivante, ma un po’ fredda e non del tutto convincente: sta al gusto di chi la guarda decidere o meno il gradimento.

I Finsterforst hanno confezionato un cd denso e avvincente, piuttosto vario e finalmente libero da scomodi paragoni. Minutaggi importanti richiedono attenzione e caparbietà da parte dell’ascoltatore; fortunatamente i sette tedeschi hanno idee e bravura da vendere, Mach Dich Frei ne è la piacevolissima conferma.