Intervista: Lex Talion

Il folk metal è un linguaggio universale, parlato in ogni continente: oggi gli argentini Lex Talion hanno la possibilità di raccontarsi e incuriosire voi lettori. Freschi autori del secondo full-length dal titolo Sons Of Chaos, ci hanno spiegato cosa hanno fatto nei sei anni successivi al debutto Funeral In The Forest, ma anche della scelta di coverizzare i Manowar e tanto altro. Come sempre, buona lettura! 

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione delle domande e risposte.

Vi ho scoperto anni fa quando uscì il debutto Funeral In The Forest nel 2012. Ci sono voluto ben sei anni per pubblicare il successore Sons Of Chaos: cosa è successo nel mezzo?

Sono accadute molte cose e queste sarebbero molto lunghe da spiegare. Principalmente, c’è stato un lungo processo di riunione di membri della band, prove e presentazione dei nostri lavori live. Sapevamo che era un lavoro necessario per crescere come band. Quindi, il fatto che il metal in Argentina sia estremamente impopolare rende tutto estremamente difficile per gli artisti. Avevamo da svolgere diversi lavori (registrare, mix, master, definire l’artwork e la presentazione, i nostri vestiti e la nostra immagine nel complesso, la produzione fotografica, il video editing ecc.). Facciamo tutto da soli. Non è come scrivere un mucchio di canzoni, andare in studio e registrarle. Abbiamo bisogno di fare il lavoro di molte persone allo stesso tempo.

Nella seconda parte del 2017 avete pubblicato l’EP Nightwing: un modo per dire “siamo vivi e presto torneremo con il nuovo disco?”

Ovviamente, questo è quello s cui servono queste release. Vogliamo mostrare alle persone su cosa abbiamo lavorato. Il resto delle canzoni era già pronto, ma l’album completo ha preso un po’ più di tempo perché volevamo dargli il trattamento che si meritava. Non c’è bisogno di accelerare le cose perché non siamo sotto a nessun “obbligo contrattuale” per rilasciare un album.

Di Nightwing mi ha sorpreso la cover dei Manowar Battle Hymn: come mai la scelta è caduta sulla band di Joey DiMaio?

È una canzone molto forte, sostanzialmente è un riferimento diretto al fatto che il metal classico ha contribuito enormemente (a creare) questo sottogenere. Indipendentemente dalle opinioni che la gente può avere sui Manowar, loro sono un’influenza indiscutibile nel mondo del metal in generale, ma molto di più nel viking metal, che non sarebbe stato concepito senza la loro influenza. In più, l’album che stavamo concependo era molto più “bellico” del precedente, quindi questa canzone era un buon collegamento a quello che stava per uscire, e senza dubbio è un momento molto divertente da suonare ai live, per noi e per il pubblico.

Rispetto a Funeral In The Forest il nuovo Sons Of Chaos è più oscuro e privo di quei richiami scottish che ogni tanto facevano capolino nel debutto. Come mai questi cambiamenti?

La musica che scriviamo è segnata dall’esperienza che abbiamo fatto fino a quel momento, il che da solo spiega perché il secondo album sia più oscuro e aggressivo del primo. In più abbiamo percepito che fosse la progressione naturale nel sound della band, e in qualche modo il risultato dell’aggiunta dei nuovi membri della band. Inoltre, non ci piace ripeterci. Crediamo che la musica sia un viaggio in cui devi esplorare nuove strade e ci sono talmente tante cose che puoi fare che sarebbe inutile continuare a fare le stesse cose.

Musicalmente domina il mid-tempo: è la forma che prediligete per esprimervi?

Come dicevamo prima, stiamo esplorando e forgiando la nostra identità come band. Le canzoni di solito vengono fuori naturalmente, non ci pensiamo molto su quante canzoni lente, con mid-tempo o veloci abbiamo nell’album, altrimenti saremmo costretti a forzare le cose in una forma che appaia in un certo modo per il mercato e non per cosa noi vogliamo fare o sentiamo. D’altra parte, i mid-tempo ci permettono l’aggiungere dei dettagli e degli elementi ambient che altrimenti non verrebbero notati.

Ho letto che i testi trattano di mitologia scandinava, paganesimo e protesta sociale: potete entrare più nello specifico e dire qualcosa della protesta sociale?

All’inizio (prima di Funeral In The Forest) c’erano molti argomenti che non furono inclusi in quel primo album: povertà, carestia, giustizia sociale. L’idea restante era The Kingdom Of The Forgotten, che è una canzone che parla di un sovrano che tiene i suoi sudditi in povertà e invece di dargli da mangiare preferisce continuare ad investire in armi e in forze militari, che è anche un problema molto contemporaneo. Inoltre, la nostra musica è fortemente collegata alla musica folk, che è stata concepita come un metodo per esprimere la realtà delle persone. Un altro esempio è Mirrors, che non parla di schizofrenia o di magia, ma della vita sistematica, di essere super adeguati, di diventare ciechi davanti alla realtà. Il personaggio diventa consapevole che la sua vita è stata una mera proiezione degli altri, che è una malattia sociale seria molto presente oggigiorno, qualcosa che ci aliena completamente dalle nostre capacità, ci rende individualisti, egoisti e che distorce completamente il collettivismo, trasformandolo nella proiezione sociale di come “ci vogliono loro”. Considerando che tutti i membri hanno ideologie e credi diversi, questi elementi sono sempre presenti nella nostra musica, ed è qualcosa su cui siamo tutti d’accordo.

Di cosa tratta In The Haar? In sede di recensione l’ho definita “mistica”, cosa ne pensate? Come è nata la canzone?

“Mistico” potrebbe essere una buona parola per definirlo. Abbiamo una prospettiva particolare sui nostri testi, il nostro obiettivo è che il significato generale della canzone dovrebbe essere completato dall’ascoltatore. Una canzone può avere diversi significati per diverse persone e questo è fantastico, è un modo per mettere il lettore o l’ascoltatore nella condizione di pensare e analizzare e – durante tutto il processo – di fare propria quella canzone. D’altra parte, la canzone fu concepita da un riff di chitarra veramente semplice che evoca l’immagine del navigare (magari alla deriva), ma in una maniera melanconica. “Haar” è un’antica espressione che significa “foschia”. Da una prospettiva letterale, rappresenta un gruppo di guerrieri che navigano attraverso i mari in modo da combattere e conquistare, ma si ritrovano circondati da una fitta nebbia e non possono vedere dove stanno facendo rotta, questa nebbia diventa il vero “nemico” che devono sconfiggere. Da un punto di vista poetico, beh, a volte ci troviamo in certe situazioni nelle quali non possiamo vedere chiaramente una via d’uscita, che cammino scegliere, che decisione prendere in modo tale da raggiungere i nostri obiettivi, ed è qui che appaiono gli elementi “mistici”, il senso dell’errare continuamente, il bisogno di squarciare il velo… o può significare qualunque cosa tu voglia 😉.

La copertina è molto intensa e ben fatta. Ha un legame con i testi e perché ci sono delle rune?

Fortunatamente abbiamo trovato un artista in grado di tradurre l’idea che avevamo originariamente (in copertina, nda). Crediamo che sia un concetto semplice, ma pieno di significato. Il personaggio a quattro teste rappresenta l’unione di noi quattro. Le rune sono l’aspetto più interessante, se le leggi in ordine alfabetico formano la parola “CAOS”, ma ognuna di esse ha un significato unico che crea un circolo da qualcosa di veramente positivo a qualcosa di veramente negativo, che è collegato all’antico concetto nordico della vita che è in un cerchio e che tutte le cose devono morire per dare nuova vita.

La produzione è davvero buona e il fatto che tutte le fasi in studio siano state fatte “in casa” la rende ancora più sorprendente, complimenti!

Il processo di scrittura, registrazione, mixaggio e produzione è estremamente tedioso, prende innumerevoli ore di lavoro, notti insonni, cercando di trovare il suono migliore. Ma avevamo uno scopo in mente e – vista la nostra situazione attuale – pensiamo di averlo raggiunto. Le cose diventano difficili quando non hai un grande budget, ma questa è una delle ragioni per cui c’è un così lungo intervallo tra gli album. Sapevamo di voler mostrare un miglioramento e ci siamo presi il tempo necessario per decidere se eravamo a quel punto.

Il disco è uscito come autoprodotto e unicamente in formato digitale. Non ci sono state etichette interessate o che vi hanno proposto un buon contratto? Non pensate che non pubblicando il disco in formato fisico possiate “tenere lontani” i collezionisti e le persone che continuano ad amare il formato cd?

Considerando l’ammontare di cose che abbiamo fatto, non siamo ancora in contatto con nessuna label, ma vogliamo definitivamente che ci sia una copia fisica dell’album. Proprio ora stiamo analizzando a quale label consegnare il frutto dei nostri sforzi. E ci aspettiamo che questo progetto prenda vita in un futuro non molto distante.

Com’è la scena folk metal argentina? Siete in contatto e suonate insieme agli altri gruppi?

È una scena che ha degli ottimi esponenti. Non ci sono molte band così in relazione con questo sotto genere, quindi di solito finiamo per condividere il palco e andiamo d’accordo gli uni con gli altri in maniera eccellente, ci sono molte buone vibrazioni e crediamo che sia essenziale affinché questo genere cresca in maniera più solida.

State già lavorando alle nuove canzoni o bisognerà aspettare altri sei anni per il prossimo disco? ( 🙂 )

Stiamo già lavorando su del nuovo materiale e pensiamo che avendo raccolto tanta esperienza abbrevierà il processo di registrazione e mixaggio. Quindi no… Non ci vorranno altri sei anni ahahah.

Vi ringrazio per l’intervista, chiudete come preferite!

Prima di tutto, vogliamo ringraziarti per l’intervista. Siamo molto felici di aver avuto questo spazio. È molto gratificante che ci siano persone lì fuori che valutano e tengono in conto lo sforzo titanico che abbiamo fatto per raggiungere i nostri obiettivi. Siamo tutti musicisti che tentano di esprimere loro stessi e avere l’opportunità di essere ascoltati e letti è assolutamente fantastica. Grazie per il tuo interesse in noi. E speriamo che alle persone piaccia almeno quanto a noi. Salute! 

Lex Talion live 2018

ENGLISH VERSION:

I’ve discovered you when the debut Funeral In The Forest came out in 2012. It took six years to publish the successive Sons Of Chaos: what happened in the middle?

So many things have happened that it would take too long to go through all of them. Mostly, there was a long process of gathering band members, rehearsing and presenting our work live. We knew that it was a necessary step into growing as a band. Then, the fact that Metal music in Argentina is extremely unpopular makes it very difficult for artists. We have to fulfill many tasks (recording, mixing, mastering, producing, defining the artwork and visual presentation, our clothing and overall image, photographic production, video editing, etc). We do everything by ourselves. it’s not just like writing a bunch of songs, going to the studio and recording them. We need to do the work of many different people at the same time.

In the second half of 2017 you’ve published the EP Nightwing: it’s a way to say “we are alive and we’ll back soon with a new album?”

Of course, that’s what these kinds of releases are for. We wanted to show people what we had been working on. The rest of the songs were already pretty much completed but the full album took a while longer because we wanted to give it the treatment it deserved. There is no point in rushing things since we are not under any “contractual obligations” to release an album.

In Nightwing the cover of Manowar’s Battle Hymn surprised me: why you choose Joey Di Maio’s band?

It’s a very strong song, basically it’s a direct reference to the fact that classic Metal has contributed enormously to this subgenre. Beyond any opinions people may have on Manowar, they are an indisputable musical influence within the world of Metal in general, but even more so within Viking Metal, which cannot be conceived without their influence. In addition, the album we were conceiving was way more “warlike” than the previous one, so this song was a good link to what was coming, and without a doubt it was a very enjoyable moment to play it live, for us and the audience.

Compared to Funeral In The Forest the new Sons Of Chaos is more obscure and there is a lacking of scottish reference that sometimes was in the debut album. Why all this changes?

The music we write is marked with the experiences we go through in that given moment, that alone explains why the second album is more aggressive and obscure than the first. Furthermore, We felt it was the natural progression to the band’s sound, and somehow the result of the incorporation of the new band members. Besides, we did not want to repeat ourselves. We believe that music is a journey in which you need to explore new ways and there is so much you can do that it would make no sense to keep doing the same things over and over again.

Musically the mid-tempo prevails: is that the form that you prefer to express yourself?

As we mentioned before, we are exploring and forging our identity as a band. Songs usually come out naturally, we don’t give much thought on how many slow, mid-tempo or fast songs we’ll have in the album, otherwise we would be led to force things into a shape to appeal a certain market and not to what we really want to do or feel as doing. On the other hand, mid-tempo allows the addition of details and ambient elements that otherwise would go unnoticed.

I’ve read that your lyrics talks about scandinavian mythology, paganism and social protest: can you be more specific and say something about the social protest?

At first (before Funeral In The Forest), there were many topics which did not become included on that first album: poverty, famine, social justice. The remaining idea was The Kingdom Of The Forgotten, which is a song that speaks about a sovereign who keeps his people poor and instead of feeding them he prefers to continue investing in weapons and military forces, which is a very contemporary issue beyond the scenario in which it is set out. Besides, our music is strongly related to that of folk music, which was conceived as a way to express the reality of the people. Another example is Mirrors, which does not talk about schizophrenia or magic but about systematic life, following the rules of society, to be over-adapted, to become blind to reality. The character becomes aware that his life has been a mere projection of others, which is a serious social illness very present nowadays, something that alienates us completely from our capabilities, makes us individualistic, selfish and which completely distorts collectivism, transforming it into a social projection of what “they want us to be”. Considering the fact that all the band members have different ideologies or beliefs, these elements are always present in our music, and it’s something we all agree on.

What is Into The Haar about? In the review I’ve defined “mystical”, what do you think about it? How was the song born?

“Mystical” might be a good way to define it. We have a particular perspective about our lyrics, our aim is that the overall meaning of a song should be completed by the perceiver. One song can have different meanings to different people and that is great, it’s a way to put the reader or the listener into thinking and analyzing and -in the process- making that song part of themselves. On the other hand, the song was conceived from a very simple guitar riff that evoked the image of being sailing (perhaps adrift) but in a very melancholic way. “Haar” is a very old expression that means “mist”. From a literal perspective, it depicts a group of warriors sailing towards land in order to fight and conquer but they find themselves surrounded by a thick mist and they cannot see where they are heading, this fog being the main “enemy” they must defeat. From a poetical point of view, well, we sometimes find ourselves in certain situations in which we cannot see clearly a way out, what path to take, what decisions to make in order to accomplish our goals, there’s where the “mystical” element appears, the sense of wander, the need to rip the veil off… or it can mean whatever you want it to mean 😉

The cover art is very interesting and well done. Did it have a connection with the lyrics and why there are some runes?

Thankfully we found an artist who could translate the idea we had originally. We believe it’s a simple but meaningful concept. The four-headed character represents the union of the four of us. The runes are the most interesting aspect, if you read them alphabetically they form the word “CHAOS”, but each of them have a unique meaning that creates a circle from something really positive to something really negative, which is related to the old norse concept of life being a cycle and that all things must die to give way to new life.

The production is very good and the fact that all the studio phase were all homemade made it more surprising, congratulations! Tell us something about how did you work in studio.

The process of writing, recording, mixing and producing is extremely tedious, it took countless hours of work, sleepless nights, trying to find the best sound. But we had a goal in mind and -given our present situation- we think we have accomplished it. Things become very difficult when you don’t have a large budget but that’s one of the reasons why there was such a long gap between both albums. We knew we wanted to show an improvement and we took the necessary time to decide if we were at that point.

The album came out as self-published and only in digital format. Wasn’t there any interested labels or that offered a good contract to you? Don’t you think that not publishing an album in the physical copy can “keep away” the collectors and the people who still loves the physical copy?

Considering the amount of things we have done, we haven’t yet got in touch with any labels, but we definitely want there to be a physical edition of the album. Right now we are analyzing which label we would deposit the fruit of our effort to. And we expect this project comes to life in a not-too-distant future.

How is the folk metal scene in Argentina? Are you in contact and play with the other bands?

It is a scene that has excellent exponents. There aren’t many bands so far related to this subgenre, so we usually end up sharing the stage and we get along excellently with one another, there’s a lot of good vibes and we believe that is essential for this movement to keep growing healthily.

Are you already working on new songs or we have to wait for six years again? (it’s a joke 🙂 )

We are already working on new material and we think that having gathered so much experience will shorten the recording and mixing process So, no… it won’t take six years again hahaha.

I want to thank you for this interview, close it as you want!

First of all, we want to thank you very much for the interview. We are very happy to be given this space. It is very rewarding that there are people out there who value and take into account the titanic effort we have made so far to achieve our goals. We are all music workers who try to express themselves and being given the opportunity to be heard and read is absolutely fantastic. Thank you for your interest in us. And we hope people enjoy this as much as we do. Cheers!

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Lex Talion – Sons Of Chaos

Lex Talion – Sons Of Chaos

2018 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Ramiro J. Pellizzari: voce, chitarra – Federico Vogliolo: voce, chitarra – Manuel Luna: basso – Lautaro Rueda: batteria

Tracklist: 1. Father – 2. Into The Haar – 3. Chaos Path (Overture) – 4. Sons Of Chaos – 5. Arise – 6. Nightwing – 7. Flesh Of Gods – 8. Thunders Over The Fields – 9. The Circle – 10. King Of Death – 11. The Great Divide

Gli argentini Lex Talion, dopo ben cinque anni di silenzio, sono tornati a farsi sentire nel 2017 con un EP utile soprattutto per affermare la buona salute del gruppo, prima di incidere il secondo full-length in carriera dal titolo Sons Of Chaos. Tempo a disposizione per lavorare alle nuove canzoni ce n’è stato in abbondanza e i progressi fatti dal debutto Funeral In The Forest sono piuttosto evidenti: pur continuando a suonare un folk metal con doppia voce pulito/growl ricco di numerose influenze, il sound della band capitanata da Ramiro J. Pellizzari (il quale ha fondato i Lex Talion nel 2010 come progetto personale) è ora maturo e ben bilanciato, rendendo l’album convincente anche dopo svariati ascolti.

Sons Of Chaos dura trentanove minuti ed è composto da dieci canzoni più un breve intermezzo di pochi secondi. I brani sono tutti di media-breve durata con un solo caso che scavalla i cinque giri di lancette e l’ossatura dei pezzi è lineare e diretta, con l’eccezione della “mistica” Into The Haar. L’intero lavoro di registrazione, mixaggio e mastering è avvenuto in completa autonomia e il risultato è davvero buono in quanto i suoni sono corposi e reali e l’equilibrio tra i vari strumenti è giusto: raramente una completa autoproduzione riesce a suonare in questa maniera professionale.

L’iniziale Father è una delle composizioni migliori del disco. Mid-tempo ricco di cori epici e gustosi riff di chitarra sono i punti di forza dell’intero disco assieme all’intelligente utilizzo dei due stili vocali (clean e virile quello di Federico Vogliolo, growl e feroce quello di Pellizzari). Flesh Of Gods, nella sua forse eccessiva brevità (2:27!) porta una ventata di aggressività e buona velocità in un platter che tende prepotentemente ai tempi medi, mentre con The Circle la band di La Plata confeziona un brano che unisce con gusto epic/power e soluzione più aggressive fermo restando il ruolo della chitarra, sempre in primo piano. Stesso discorso per l’ottima King Of Death, composizione nella quale tastiere e orchestrazioni (realizzate dall’ospite Daniela S. Martinez) riescono a conferire una solennità sconosciuta alle precedenti canzoni.

Con Sons Of Chaos i Lex Talion sono riusciti a dare un’impronta personale alla musica proseguendo quanto iniziato con Funeral In The Forest, puntando molto sull’impatto a scapito – purtroppo? – di quell’alone scottish che rendeva una canzone come Mirrors(ma non solo lei sola) particolarmente intrigante. Sons Of Chaos è un lavoro dalle tinte oscure che si concede poche parentesi luminose, ma quando ciò accade la musica ne beneficia non poco. I Lex Talion hanno trovato una propria strada e continuando a lavorare potranno portare la propria proposta a un livello superiore in quanto le potenzialità ci sono tutte. Nel frattempo chi ha desiderio di muscoloso extreme folk metal con richiami epic/power ha di che gioire.