Intervista: Atavicus

Anni di attesa e impazienza sono stati ben ripagati: dopo l’EP Ad Maiora gli Atavicus si sono fatti conoscere sui palchi di locali e festival, ma nuova musica arrivava col contagocce: un paio di singoli appena, giusto quel qualcosa per far salire ancora di più la curiosità. E poi eccolo, Di Eroica Stirpe, potente e fiero, il giusto debutto per una band che fa dei muscoli e dell’epicità i propri punti di forza. Il cantante/chitarrista Lupus Nemesis ha risposto alle mie domande, buona lettura!

La prima domanda è anche la più scontata: perché abbiamo dovuto attendere cinque anni per avere il successore di Ad Maiora?

É stato un lavoro molto lungo, intervallato da non pochi imprevisti, impegni e vicende personali di vario tipo.
 Tutte queste cose, sommandosi, hanno portato a tempi tanto lunghi, ma del resto “l’attesa accende gli animi”!

Cinque anni vogliono dire anche maturazione artistica, nuovi input e a volte una visione musicale diversa per una serie di fattori. Come e quanto sono cambiati gli Atavicus in questo lasso di tempo?

In cinque anni si ha la possibilità di maturare molto, si ampia il proprio bagaglio musicale e culturale e si sperimentano nuove sonorità, ma più che di cambiamento parlerei di evoluzione.
 Gli Atavicus non sono una band stagnante in se stessa, ci sarà sempre spazio per evolversi e sperimentare ancora.

La prima che si nota ascoltando il disco è che le parti “estreme” sono ancora più violente e veloci, mentre le aperture melodiche e i cori si son fatti più epici. Avete lavorato molto su questi aspetti?

Il lavoro è stato molto ma è stato fatto in modo del tutto naturale seguendo istinto e ispirazione, non una nota è stata frutto di forzature stilistiche o imposizioni studiate a tavolino.
 Avevamo promesso esattamente questo: più estremi laddove si ha bisogno di violenza e più epici dove invece si ricerca melodia, pathos e apertura.

La produzione è all’altezza della situazione e il suono è pulito ma non snatura l’attitudine degli Atavicus. Dove avete registrato e siete soddisfatti del risultato finale?

Abbiamo registrato il disco nel nostro Genxia Studio, mentre invece mix e master sono stati affidati al nostro estremamente competente amico No1 e al suo H.C.C. Project Studio. 
Il risultato finale è esattamente ciò che volevamo e siamo certi che non avrebbe potuto essere migliore di così, quindi sì, siamo molto soddisfatti.

La copertina è realizzata da un vecchio amico come Svafnir. In quale modo si è giunti alla copertina finale?

Mi sento di dire senza alcun dubbio che sia un capolavoro, Augur Svafnir ha dato il meglio di sé realizzandola seguendo le linee del concept e i testi dei brani che gli abbiamo fornito.
 Ha fatto subito centro e ci ha conquistato con le sue rappresentazioni di ciò che l’album va poi a raccontare in musica.

Quale canzone vi rappresenta meglio e quale, invece vi ha dato “problemi” durante la composizione?

A loro modo tutte le canzoni ci rappresentano essendo state composte in momenti e fasi diverse, ognuna è voce di una parte di noi e nel loro insieme, forniscono un quadro completo di quello che sono gli Atavicus. Non abbiamo avuto grossi problemi nella composizione, ci sono solo stati brani che hanno richiesto maggior tempo e attenzione in quanto dovevano essere gestite e arrangiate oltre alle chitarre, alla batteria e alle voci, anche tutte le sezioni orchestrali.

Canto Di Dolore Dell’Antica Dea Madre: devo dire che soprattutto la parte iniziale è un pugno allo stomaco. Cosa volete dire agli ascoltatori con questa canzone e soprattutto con il pianto iniziale?

Potremmo fare un’intera intervista soltanto per questo, ma cercando di essere brevi, si può dire che è un brano tra i più particolari dell’intero disco, tratta di una leggenda antichissima a noi molto cara che narra di come la Dea Maja morì di stenti e dolore in seguito alla perdita del figlio ferito in battaglia. I due saranno sepolti sulle montagne simbolo della nostra terra alle quali daranno così nome di Majella e “Gigante Addormentato”(Gran Sasso)
. Il pianto straziante che apre la traccia, altro non è che il canto disperato di una madre che cadendo nel sonno eterno, si ricongiunge finalmente a suo figlio.

Safinim dura quasi undici minuti e devo confessare che un brano del genere (lunghezza e songwriting) è una bella sorpresa. Sono curioso di sapere come è nata e come siete giunti a realizzare una canzone del genere.

Safinim è la vera sintesi della collaborazione tra me e Triumphator, in questo brano abbiamo voluto fondere le idee di entrambi non optando per una selezione che avrebbe portato a cinque o sei minuti di musica, ma di elaborale, migliorarle e arrangiarle tutte per ottenere una traccia che volevamo fosse il simbolo della nostra collaborazione.

Qualche anno fa avete registrato una bellissima cover de L’Aquila E Il Falco dei Pooh e devo dire che ho sperato di trovare una cosa del genere nel nuovo disco, magari come bonus track o ghost track. C’è la possibilità che facciate qualcosa del genere prossimamente oppure quella cover rimarrà un caso isolato?

Tutto è possibile e nulla è detto, Atavicus vuol dire anche questo e quindi sì, la possibilità è concreta, abbiamo già diverse idee su cosa proporre in un futuro più o meno prossimo!

Sembra che alla gente sia piaciuta la definizione “metal coatto”: vi ci ritrovate in queste due parole? In fondo la vostra musica è cazzuta, ma anche un po’ coatta e ignorante, chiaramente sempre in termini positivi.

Ci fa piacere se chi ci segue e ascolta usi termini “identificativi” per parlare di noi. Che sia coatto, cazzuto, ignorante o altro, ciò che più conta per noi è che la gente ascoltando un nostro pezzo possa essere in grado di dire “questi sono gli Atavicus, li riconosco”!

Il disco esce sotto Earth And Sky Productions, una giovane etichetta italiana che si sta facendo conoscere a suon di buone uscite. Come siete arrivati all’accordo?

Siamo stati contattati dalla Earth And Sky che ci ha subito avanzato una proposta molto interessante che abbiamo voluto cogliere. 
L’etichetta seppur giovane si muove con devozione e determinazione e non possiamo che ringraziarla infinitamente per aver scelto di credere in noi!

Gli Atavicus sono molto legati alla propria terra, ma sarebbero la stessa cosa se fossero provenuti dal Veneto o dalla Calabria, invece dell’Abruzzo?

Gli Atavicus esistono perché esiste l’Abruzzo.
 Fossimo stati generati da un’altra terra, non saremmo stati gli Atavicus, probabilmente sarebbe esistita una band ugualmente devota e innamorata della propria terra e storia, ma non Atavicus.

Con il disco finalmente fuori potete smettere di rispondere alla domanda “quando esce il nuovo cd?” e magari pensare a promuoverlo in giro per i palchi. Cosa faranno gli Atavicus nei prossimi mesi?

Stiamo preparando diverse soluzioni per i tempi a venire, non credo tarderemo molto a presentarvi ulteriori novità, anche per quanto riguarda l’attività live. (l’intervista è stata fatta prima dell’emergenza Covid-19, ndMF)

Grazie per avermi concesso l’intervista… chiusura scontata: dovremo attendere altri cinque anni per il prossimo cd degli Atavicus?


Grazie a te per averci offerto questo spazio!
 Ci auguriamo di potervi dare il successore de Di Eroica Stirpe in tempi molto più brevi, ma l’obiettivo primario resta quello di dare e ottenere il massimo da noi stessi e dalla nostra musica, seguendo l’ispirazione e il suo flusso naturale, senza in realtà badare troppo a restare stretti coi tempi. 
Ci vorrà soltanto il tempo necessario!

Intervista: Atavicus

Gli Atavicus, nonostante siano in attività da pochi mesi, hanno già attirato l’attenzione dei cultori dell’underground. D’altra parte, quando si ha a che fare con ex membri dei Draugr non potrebbe essere diversamente. Nell’intervista (la prima rilasciata) si parla di musica che è stata e di musica che verrà, di concerti e dell’accordo con Nemeton Records per la pubblicazione, tra qualche mese, del disco di debutto… buona lettura!

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Iniziamo l’intervista ripercorrendo gli ultimi mesi del 2013: cosa ha portato i Draugr allo scioglimento?

Triumphator: Cominciamo col dire che, a discapito di alcune malelingue (poche per fortuna), dietro al nostro scioglimento non c’è stata nessuna trama complicata o complotti vari, ma semplicemente una crescente divergenza di gusti prettamente musicali che spesso sfociavano in incomprensioni durante il lavoro di stesura dei brani, negli arrangiamenti e su varie scelte stilistiche; diciamo che non andavamo più tutti nella stessa direzione quando si parlava di “Draugr”, allora prima di rischiare di continuare a lavorare su del materiale sul quale non erano tutti entusiasti e motivati al punto giusto a discapito del prodotto finale e anche dei nostri rapporti interpersonali, abbiamo coraggiosamente deciso di chiudere all’apice, concedimi il termine, del nostro cammino musicale, in modo da lasciare un buon ricordo a chi ci ha sempre stimato e supportato e anche a noi stessi.

Come Draugr stavate componendo il successore di De Ferro Italico: alcune canzoni (o parti) saranno utilizzate per il vostro EP?

Lupus Nemesis: Il materiale che andrà a comporre il nostro EP sarà del tutto inedito, non comprenderà tracce e parti precedentemente composte per quello che doveva essere il nuovo disco dei Draugr.

Avete annunciato la nascita degli Atavicus pochi giorni dopo l’ultimo show dei Draugr, quindi è chiaro che avevate già in mente il nuovo progetto. Come avete vissuto quell’ultimo concerto?

Triumphator: Commovente, surreale, indimenticabile, non mi vergogno di dire che almeno mezzo concerto l’ho suonato in lacrime, sapere di suonare certi brani con i tuoi compagni di mille avventure per l’ultima volta è stato straziante, e visto anche l’estremo calore che ci ha dimostrato il pubblico lo è stato ancora di più…

Lupus Nemesis: Abbiamo deciso di far nascere gli Atavicus subito dopo esserci resi conto che i Draugr erano ormai giunti al capolinea, per quanto non sia stata facile la scelta di metter fine a un capitolo così importante della nostra storia. Potrei descrivere l’ultimo concerto come qualcosa di unico, un insieme di emozioni ed energia immenso… instancabilmente alimentato dall’incredibile calore che il pubblico ha dimostrato in ogni istante dello show, impossibile in alcuni momenti non lasciar trasparire le emozioni che stavamo provando… non dimenticheremo mai quella esperienza.

Quali sono gli stimoli che hanno portato alla creazione degli Atavicus?

Lupus Nemesis: Per noi era ed è importante andare avanti seguendo una linea ben precisa, abbiamo ancora molto da dire e da fare. Semplicemente non era giunto il momento di mettere fine al nostro percorso musicale.

Perché avete scelto questo nome? Quali sono gli obbiettivi che vi siete prefissati?

Triumphator: Ammettiamo che scegliere il nome non è stato semplice, ci serviva qualcosa che fosse attinente alla proposta musicale ma al contempo non limitante, Atavicus è un aggettivo che fa riferimento a tutto ciò che antico e più precisamente “degli antenati”, quindi dal momento che a livello concettuale si gravita principalmente sulle tradizioni, i miti e la cultura della nostra terra, tra i vari candidati alla fine ha vinto. Per ciò che riguarda gli obbiettivi, a dire il vero, questo progetto nasce talmente di getto che l’unico obbiettivo per ora è semplicemente fare la nostra musica, farla al meglio per noi e ovviamente per chi la dovrà ascoltare, ma il resto se deve essere verrà da sé, chi fa molti programmi spesso rimane deluso in quanto si auto impone anche inconsciamente degli schemi che alla fine lo limitano…

Dato il successo di pubblico e critica di De Ferro Italico, avete sentito pressione per la scrittura dei pezzi?

Lupus Nemesis: Indubbiamente il successo di De Ferro Italico è stato grande, ma non abbiamo risentito della pressione di quel disco in quanto questo è un nuovo progetto, una nuova realtà ben diversa dalla precedente. Sarebbe un grave errore da parte nostra comporre e sviluppare un nuovo lavoro in funzione di quello che è De Ferro Italico.

Cosa dobbiamo aspettarci musicalmente e liricamente dagli Atavicus?

Lupus Nemesis: Musicalmente la trama sarà un black metal con tinte e componenti fortemente epiche, atmosferiche ed evocative, che andrà a fondersi con sonorità proprie dell’heavy metal classico creando una miscela dalle molteplici sfaccettature che sicuramente rappresenta a pieno ciò che siamo e ciò che ci piace fare. Le liriche andranno a narrare la bellezza della nostra Terra, delle genti che la popolavano, di battaglie perse nella memoria del tempo, di antichi culti, tradizioni e leggende che appartengono ad ognuno di noi. Non sarò mai stanco di ripetere che la nostra è una grande storia da conoscere e raccontare!

Ascoltando la preview di Sempiterno l’ho trovata un mix ben riuscito tra la ferocia di Nocturnal Pagan Supremacy e la grandiosità di De Ferro Italico. Il vostro intento è quello di unire le due anime più distintive dei Draugr?

Lupus Nemesis: Gli Atavicus hanno un’anima propria che non vuole essere la brutta copia o l’imitazione di qualcos’altro, ma ovviamente essendo quella la provenienza dei componenti, credo sia inevitabile ritrovare alcuni elementi simili a quelli presenti nei Draugr per il semplice motivo che il modo di concepire determinate cose è il medesimo.

Il disco uscirà per Nemeton Records: per quando è prevista l’uscita e cosa dobbiamo aspettarci?

Lupus Nemesis: Siamo in contatto con la Nemeton Records e stiamo definendo i prossimi passi da fare. Pur non avendo ancora una data precisa per la release, possiamo dire che orientativamente l’album vedrà la luce nel periodo di settembre/ottobre 2014.

Gli Atavicus suoneranno dal vivo o rimarranno una studio band?

Lupus Nemesis: In principio Atavicus è nato come un progetto da portare avanti in studio, non erano previste esibizioni dal vivo, ma il supporto, il calore e la richiesta che abbiamo ricevuto e stiamo ricevendo dal pubblico ci porta a considerare l’idea di intraprendere anche un’attività live nel prossimo futuro, è una possibilità che al momento non ci sentiamo di scartare.

Grazie per la disponibilità e per aver concesso a me la vostra prima intervista. Siamo ai saluti!

Ti ringraziamo per lo spazio che ci hai concesso con questa intervista, salutiamo tutti i lettori di Mister Folk e tutti coloro che seguitano a credere in noi e nella nostra musica. Onore alla legione!

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