Intervista: Bloodshed Walhalla

A due anni dalla precedente intervista, si torna a parlare con il polistrumentista Drakhen, la persona che è l’anima di uno dei progetti migliori d’Italia, Bloodshed Walhalla. Il motivo è presto detto: Thor, terzo disco di fresca pubblicazione, è un lavoro strabiliante per bellezza e qualità. Mister Folk supporta la buona musica italiana e quella di Drakhen è senz’altro tra le migliori espressioni.

Per il nuovo album ti sei concentrato sulla mitologia norrena: come mai questa scelta? Si tratta di un concept album oppure le canzoni sono slegate tra di loro?

Ciao Fabrizio e grazie per avermi concesso questa intervista sulla pagina di Mister Folk. Prima di tutto vorrei complimentarmi per il tuo gran lavoro e supporto per le band italiane che come la mia hanno bisogno di visibilità nel panorama nostrano e non. Thor non è un concept album, ma una bella testimonianza marcata e incentrata su temi a noi cari. Si parla di mitologia, si parla di leggende, eroi, guerrieri e guerre, miti del mondo norreno. Ogni traccia racconta una storia ben distinta. Parliamo del Dio Thor e del suo mitico martello, parliamo del Dio Tyr alle prese con il lupo gigante Fenrir, narro favole o racconti totalmente inventati basati su sottofondi nordici. Chi ascolta Thor dovrebbe immaginare un ragazzo di mezza età del sud Italia che parla di mitologia dei popoli scandinavi. Per loro tutto è scontato e magari banale, ma per me che scrivo i testi e musica per i Bloodshed Walhalla è un mondo tutto da scoprire. Non provo nessun imbarazzo nel mettermi in gioco anche perché scrivo questo materiale perché sono patito e mi diverte troppo farlo. Il messaggio che vogliamo dare con Thor è molto semplice: dopo tre album volevamo marcare definitivamente il nome dei Bloodshed Walhalla nella scena del viking metal mondiale. Ci siamo riusciti? Non lo so, ma con i pochissimi mezzi a disposizione siamo sicuri di aver regalato al pubblico di parte un lavoro (anche se pur sempre fatto in casa) solido e accettabile, magari non agli stessi livelli di produzione di alte realtà, ma con di idee valide e chiare.

Sono nati prima i testi o la musica? Hai un metodo di composizione che prediligi?

Il modus operandi è sempre lo stesso da quando ho iniziato a comporre musica. Creo prima la struttura del brano con una linea vocale immaginaria, a volte fischiettata, e poi scrivo il testo in base anche alla melodia del brano e alla cattiveria espressa sugli strumenti. Siccome i testi dei Bloodshed Walhalla sono in inglese mi avvalgo del supporto di una traduttrice impeccabile che lo parla come l’italiano: mia moglie. Insieme ci divertiamo a scrivere e adattare il testo alla song.

Perché Thor come titolo? Sei particolarmente legato al dio del tuono, oppure la scelta è ricaduta sulla canzone che senti più rappresentativa?

Queste tracce hanno una storia abbastanza lunga, sono anni che sono state immaginate, create, incise e re-incise. Alcune sono state inserite in principio in alcune demo che forse qualcuno conosce. Thor è presente su un demo del 2014 che si può anche ascoltare liberamente ovunque. Thor è la canzone dell’album più riuscita, per questo abbiamo deciso di intitolare così l’album, ricorda sonorità molto care a voi amanti del viking metal e a mio avviso estinte. In principio era senza tastiera, un po’ più cruda. In questa versione abbiamo aggiunto cori e sintetizzatori che si intrecciano alla perfezione.

Sul booklet e su internet non sono presenti i testi delle canzoni, puoi dirci qualcosa a riguardo?

Purtroppo, in accordo con la Fog Foundation, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, anche per questo terzo lavoro non è stato possibile inserire i testi sul booket. Questo per me è un grave errore anche perché la mia voce molto sofferta e gracchiante non ti permette di capire effettivamente cosa sto cantando, ma purtroppo non posso farci niente. Spero il prima possibile di poter inserire i testi sulla nostra pagina ufficiale. In Thor e in Tyr raccontiamo le gesta e la potenza delle due divinità alle prese dei loro rispettivi acerrimi nemici. Tyr come tutti sanno sacrificò una sua mano offrendola al lupo Fenrir per far si che la bestia venga catturata da Odino e zittita grazie ad un laccio rosso magico. Mentre Thor riesce a scacciare Jotunn il gigante grazie al suo martello Mjolnir ed alla sua mitica forza nel mondo più sperduto del creato. Day By Day è una favola totalmente inventata che narra di un guerriero vichingo che solitario e morente sulla riva di un lago ricorda la battaglia appena terminata e immagina le valchirie che stanno venendo a prendere la sua anima per portarla nella Valhalla dove ogni giorno potrà continuare a combattere e ubriacarsi con i suoi fratelli e divinità. In …And Then The Dark la grande foresta va a fuoco e subito dopo piomba l’oscurità e le bestie invadranno il mondo. Ma è grazie a un uomo con l’armatura d’oro e alla sua forza divina che tornerà tutto com’era prima. L’intro e l’outro sono collegate tra loro grazie alle atmosfere dei brani e al titolo. In pratica sono un addio e un ritorno a casa. L’addio degli uomini che partono alla scoperta di nuove terre da raziare o colonizzare e il ritorno tra le braccia dei loro cari carichi di vittorie e tesori. Wind Of Nord è un incubo dove mi compare un’orribile figura femminile che inzia a mostrare la mia morte. Sono sofferente e spaventato, ma quando il vento inizia a soffiare accarezzandomi dolcemente il viso, tutto lentamente svanisce. In Nine World è tempo di spade e grandi battaglie in tutti i nove mondi.

L’uso della tastiera è in questo album a dir poco fondamentale: tra eleganti tappeti e melodie ipnotiche si rivela essere uno strumento di grande impatto. Nella canzone Thor è un synth quello che si sente?

Da quando ho scoperto questo fantastico strumento musicale (premettendo che principalmente sono chitarrista e cantante), non riesco più a farne a meno, mi diverte tantissimo, si riescono a creare melodie di grande fattura forse più che con la chitarra elettrica. In questo album forse abbiamo un po’ esagerato con i volumi, data l’inesperienza con lo strumento. Come si suol dire, ci siamo fatti prendere un po’ dall’euforia e dalla novità, ma il risultato finale tutto sommato ci ha soddisfatto dato che la tastiera fin ora non era mai stata suonata nei nostri album. In studio mi diverto a creare cose pazzesche che vale la pena incidere e proporre al pubblico. In Thor i Bloodshed Walhalla hanno usato sintetizzatori Yamaha.

In …And Then The Dark la tastiera crea un effetto quasi liturgico. Ci sono dei musicisti o dei gruppi che apprezzi per l’uso delle keys?

Sì, in quel brano predominano gli organi ed effettivamente il suono proposto è proprio quello da liturgia, nel contesto suonano bene. Rispondendo alla domanda, trovo magnifiche le esecuzioni dellla tastiera dei Moonsorrow.

Day By Day dura ben diciassette minuti. Mentre la stavi componendo eri più spaventato dalla lunghezza oppure eri eccitato perché stavi portando all’estremo il fattore durata senza perdere un briciolo di qualità?

Day By Day è solo l’inizio, nel nostro prossimo lavoro (piccola anticipazione) che è stato quasi terminato e che spero veda la luce il prima possibile, ci sono brani all’incirca della stessa durata ed uno in particolare di trenta minuti. Quando ho composto questo pezzo avevo già le idee chiare, volevo creare un racconto musicale abbastanza vario e intricato, dove la classica epicità che prediligo manifestare doveva essere cadenzata per poi crescere di intensità e velocità. Il fraseggio iniziale di tastiera richiedeva almeno tre-quattro minuti di esecuzione, poi da cosa nasce cosa… ho iniziato a prenderci gusto inserendo varianti e introduzioni alla prima strofa cantata che troviamo solo passati i primi otto minuti. Dopo il racconto si ritorna alle origini del brano e a un successivo fraseggio di basso dove un po’ alla volta tutti gli strumenti entrano in gioco con parti diverse tra loro per poi sfumare lentamente tutti insieme. In questi diciassette minuti di musica non ho mai avuto paura di sbagliare qualcosa, anzi ero sempre più eccitatato ogni qual volta i pezzi del puzzle si incastravano alla perfezione. Vi assicuro che la canzone non deluderà i patiti del genere.

La musica di Bloodshed Walhalla è cambiata molto nel corso degli anni. Si parla sempre di viking metal bathoriano, ma nella tua musica ora sono presenti elementi folk e di metal estremo. Cosa o chi ti ha portato verso questo tipo di musica?

Se ti facessi leggere tutti i messaggi che ogni giorno i fan mi mandano da ogni parte della terra tu non ci crederesti. Fabrizio, in parte il mio sogno si è avverato. Quando nel 2006 ho creato questa one-man-band, il mio folle intento era quello di riprendere quelle sonorità che Quorthon aveva tristemente e tragicamente interrotto. Nordland doveva essere assolutamente completato. Sicuramente non ci sono riuscito, ma ho lasciato il segno. Quando si parla di band post-Bathory, il nome dei Bloodshed Walhalla è lì, insieme ai mostri sacri del settore viking. Quando qualcuno mi dice che ascoltando la nostra musica gli sembra di star ascoltando Quorthon, io mi riempio di orgoglio e ne sono fiero. Molti vorrebbero vedere i Bloodshed Walhalla dal vivo, ma questo tradizionalmente non potrà mai accadere. Ora, con Thor ci siamo misurati per riuscire a vedere se fossimo stati in grado di non sminuire il progetto complicando un po’ le cose a livello compositivo e di sound. Un piccolo cambiamento strutturale per iniziare a dare alla band una vera e propria identità sempre restando fedeli al progetto finale. Un po’ come se Quorthon fosse ancura vivo e rifacesse il look ai Bathory… folle vero? Gia un primo assaggio a un cambiamento lo abbiamo mostrato con l’EP Mather. Qui un misto tra folk metal di fattura scandinava si abbina ai testi della mia terra soleggiata. Data la critica abbastanza positiva abbiamo capito che quella era la strada giusta. Inoltre ho sempre dichiarato in altre interviste di essere uno spirito libero musicalmente parlando e il fattore one-man-band facilita le scelte e la strada giusta da intraprendere.

Ascoltando l’album ho l’impressione che tu abbia irrobustito le parti epiche così come quelle estreme sono ancora più violente rispetto al passato. Sei d’accordo con me?

Esattamente, ma questa è cosa naturale proprio dovuta al cambiamento che la band ha voluto affrontare in questo nuovo album. Diciamo che con i primi due lavori i ritmi seguivano andamenti cadenzati, in molte occasioni vicini al doom, mentre in Thor si può ascoltare una doppia cassa più matura e veloce e a volte “cattiva”. Anche i riff delle chitarre hanno subito questa innovazione diventanto a loro volta pesanti e ben suonati. Inseriti nel contesto epico classico dei Bloodshed Walhalla, il risultato ci ha convinto parecchio e ci ha dato quella maturità che la band forse aveva bisogno. Nell’EP Mather abbiamo cercato chiaramente di far capire agli ascoltatori che i Bloodshed Walhalla possono fare di tutto. Mather è un disco decisamente folk metal, ma chi ascolta capisce chiaramente che a suonarlo sono i Bloodshed Walhalla. In Mather si può ascoltare malinconia, gioia e rabbia, gli elementi della natura sono fondamentali. In Thor abbiamo cercato di replicare in maniera più dettagliata questo percorso intrapreso. Day By Day è la canzone che più rappresenta questo cambiamento. Per ora questo è il nostro marchio di fabbrica. Inoltre devo aggiungere o ricordare al pubblico che Thor, come i precedenti album, è stato ideato, suonato, registrato e mixato da una sola persona. Per me questo è motivo di vanto e come sempre ci tengo a sottoliniarlo in grassetto. Se tu mi dici che trovi le parti epiche più irrobustite, non posso che essere contento, perché il nostro intento era proprio quello. Altrettanto quando mi dici che trovi violente le parti estreme, è proprio quello che volevamo fare. Come dicevo prima un mix di malinconia, gioia e rabbia che pare stia funzionando alla grande. E comunque il tutto è altrettanto irrobustito da una certa dose di esperienza accumulata negli anni e messa in pratica saggiamente con le pochissime risorse a disposizione.

Un’altra cosa che si nota facilmente è la fiducia che riponi nella tua voce, con gli anni sempre più incisiva e sicura. Hai fatto qualcosa di pratico per raggiungere questo obiettivo, oppure è semplicemente frutto di anni di lavoro e confidenza con le tue capacità?

Sono molto soddisfatto dei risultati finali ottenuti con la mia voce stonata, perché non è stato per niente semplice registrare le parti soliste e soprattutto i cori. Facendo tutto da solo le difficoltà sono amplificate. Nessuno mi guida o corregge quelle imprecisioni che al primo ascolto ti sfuggono. Solo dopo parecchi ascolti riesco ad accorgermene e perfezionarle. Assemblare un coro, traccia per traccia, con una sola voce, è una impresa molto complicata e per di più senza armonizzatori. Solamente grazie all’esperienza sono riuscito ad ottenere risultati soddisfacienti. Non sono mai stato un cantante eccezionale, non ho mai studiato una sola nota del pentagramma, quindi tutto quello che ascoltate nelle song dei Bloodshed Walhalla è solo ed esclusivamente frutto di sacrificio autodidatta. Lo faccio perché la musica per me è passione, mi diverto e non voglio nessuno tra i piedi che contraddice i miei metodi e modi di fare.

Ho visto che in questo ultimo periodo ti diverti a suonare i pezzi degli Iron Maiden con una cover band. Mi domando quindi se hai mai pensato di prendere dei musicisti session per Bloodshed Walhalla e fare magari poche ma mirate esibizioni dal vivo.

Sì, faccio parte di una cover band degli iron Maiden della mia città insieme ai miei due fratelli e due amici patiti come noi della band inglese. Gli Iron sono la band che più di tutte mi ha fatto avvicinare negli anni ottanta al mondo dell’heavy metal, e a loro devo tutte le mie conoscenze musicali e strumentali della mia carriera da chitarrista. E comunque nei Sons Of Charlotte non suono la chitarra ma canto. Sono soprattutto specializzato alle timbriche di Paul Di anno, ma mi diletto e trovo divertente interpretare a modo mio le canzoni con Dickinson o Bayley. Bene, questo per far capire che mi piace tantissimo la vita on the road e in sala prove, l’ho sempre fatta amatorialmente e per il solo divertimento nel condividere con amici la vita da band. Ho pensato tante volte di portare i Bloodshed Walhalla sul palco con una vera e propria band, ma in questo caso le cose si complicherebbero parecchio. E prima di fare il passo cruciale ogni volta ho desistito e abbandonato il progetto sul nascere. Prima di fare il passo cruciale, ho desistito immaginando scenari che non avrebbero agevolato di certo la mia vita familiare e che si sarebbero messi in contrasto con il mio lavoro. Purtroppo è troppo tardi per intraprendere un percorso serio e lontano dalla mia routine quotidiana, ho 42 anni e non posso permettermi determinate situazioni. Con la cover band è tutto più semplice e non ti toglie molto tempo, un paio di ore a settimana per le prove ed un concertino ogni tanto. Invece con i Bloodshed Walhalla ho sempre sognato un discorso un po’ più serio ma che per forza di cose rimarrà tale. Anche se nella vita tutto può succedere e bisogna essere sempre pronti nell’affrontare qualsiasi cosa essa ti offre. 

Nei tuoi dischi non sono mai apparsi degli ospiti. Una scelta precisa da parte tua o non escludi la possibilità di averne in futuro?

Sono serissimo, un ospite negli album dei Bloodshed Walhalla c’è sempre stato ed è il mio maestro Quorthon. A lui devo tutto e a lui ho sempre dedicato tutti i nostri lavori in studio. Pensando a come avrebbe potuto interpretare lui una mia canzone sono riuscito a far pubblicare tre album ed un EP con il nome dei Bloodshed Walhalla.

Magari è presto per parlarne, ma so che sei un musicista che non sa stare con le mani in mano, quindi ti chiedo se stai già lavorando al prossimo capitolo di Bloodshed Walhalla, oppure se ci sono altre cose che bollono in pentola.

In questo momento, in questi giorni sto terminando le registrazioni di un concept sul Ragnarök. Nel giro di alcune settimane, salvo complicazioni, riuscirò a completare l’opera e proporla, per capire se un giorno potrà essere ascoltata. Vi anticipo anche che si tratta di oltre un’ora di musica concentrata in quattro tracce. Fatevi più o meno un’idea. Le cose da raccontare erano davvero tante. Questa è un’altra bella scommessa che voglio portare a termine e vincere.

Grazie Drakhen, è sempre un piacere parlare con te!

Grazie a te Fabrizio. A te devo molto e spero un giorno di poterti conoscere di persona. A presto.

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Intervista: Bloodshed Walhalla

La one man band Bloodshed Walhalla sta raccogliendo sempre più consensi, in Italia e all’estero. Il motivo? Ottimo viking metal di chiara ispirazione bathoriana, ma è con l’EP Mather che le coordinate musicali, almeno momentaneamente, sono cambiate. Questa che segue è la lunga e piacevole chiacchierata tra me e Drakhen, il Quorthon italiano.

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Come ti sei avvicinato alla musica, e successivamente alla chitarra e a Bathory?

Avevo undici anni quando ascoltai Icarus Dream di Yngwye J. Malmsteen, da li nacque la passione per la chitarra, volevo emulare Malmsteen (ride, nda). Con la mia prima chitarra classica facevo l’assoletto e poi ascoltando le altre canzoni del disco mi resi conto della bravura del cantante Jeff Scott Soto e allora volli capire come riusciva a cantare così alto, e mi impegnavo a suonare come Malmsteen e cantare come in quel modo, senza riuscirci ahah! Poi tramite famigliari che ascoltavano metal inizia a conoscere gli Iron Maiden, a suonare qualche cover dei Metallica come facevano tutti i giovani dell’epoca. Ho fatto parte di alcune band locali, ma un giorno un mio amico mi venne a trovare portando due dischi che lasciò a casa mia, Twilight Of The Gods e Hammerheart dei Bathory. Ascoltando quella musica scoccò una scintilla e dissi “ma da dove se ne esce, questo è un genio!”. In seguito approfondii la conoscenza di Quorthon e dei Bathory, scoprii la storia eccetera. Nel 2005, non avendo più una band decisi di comprare un po’ di attrezzatura e fare una sorta di cover band dei Bathory, così è nato il progetto Bloodshed Walhalla.

Mi fa sempre piacere parlare con le persone della mia età perché si finisce sempre a parlare della grande musica degli anni ’80…

Il mio primo disco fu Blizzard Of Oz di Ozzy Osbourne, seguito da License To Kill dei Malice… poi sono diventato un fan sfegatato degli Helloween, conosco tutto su di loro, e infine mi sono spostato sul metal scandinavo.

Come sono nati i primi dischi dei Bloodshed Walhalla? I primi due sono molto bathoriani, Mather ha un forte legame con quanto fatto in precedenza, ma mostra passaggi diversi dal solito, aggressivi, quasi black metal in alcuni momenti. Quindi, sei partito come tributo e ti stai evolvendo verso qualcosa di più personale, oppure Mather è un discorso a sé e in seguito tornerai a omaggiare Quorthon?

Con la morte di Quorthon è scattato qualcosa nella mia testa, pensavo “cavolo, possibile che non potrò più ascoltare un inedito dei Bathory, qualcosa che mi possa far rivivere quelle sensazioni?”, così ho pensato “e se me le faccio io?” (ride, nda). Ho studiato il suo repertorio e il suo modo di suonare, compreso il mettermi in camera al buio ad ascoltare le canzoni cercando di capire le sensazioni provate dal chitarrista mentre le suonava, o sul perché il cantante ha scritto quel testo in quel modo… parecchie volte mi sono ritrovato in stanza a pensare cosa poteva aver provato Quorthon nei momenti in cui scriveva le canzoni. Proprio grazie a questo sono riuscito a scrivere dei pezzi non copiando, ma emulando il suo modo di pensare e di suonare viking metal. Se la mia band si fosse potuta chiamare Bathory 2 sarei stato felicissimo ahahah! Non me ne frega nulla se la gente dice che ho copiato quanto fatto da Quorthon, io ho voluto proseguire quanto fatto da lui.

Come hai scelto il nome?

Il primo nome era Walhalla, ma siccome ci sono altre band con lo stesso nome, ho aggiunto Bloodshed per dare un senso di unicità.

La curiosità che mi porto dietro da tempo riguarda il primo disco The Legend Of A Viking: è vero che è stato registrato nello scantinato dei vigili del fuoco?

Sìsìsì, è vero! Erano da poco nati i miei figli, quindi di tempo a casa per suonare non ne avevo, l’unico modo per farlo era di portare tutta l’attrezzatura per registrare in caserma. La domanda che ti starai facendo è “ma voi vigili del fuoco non fate un cacchio?” ahah! All’epoca lavoravo in un distaccamento di Taranto, una costruzione enorme con tante stanze e cantine dove mettere la roba mia e non dare fastidio a nessuno. Nelle ore di pausa o di non interventi in corso andavo lì e suonavo, urlavo e registravo. In questo modo ho registrato i primi due dischi, The Legend Of A Viking e The Battle Will Never End.

Questa storia è fantastica!

Quando sei da solo puoi registrare veramente ovunque: a casa, in cantina, sul pulman, in un bosco, basta avere un registratore! Quando sei in una band invece si è sempre vincolati agli impegni degli altri.

Quel è stato il feedback di riviste, siti e pubblico dei primi due album?

Sono sinceramente rimasto sorpreso da come i media abbiano accolto i miei album: non sono un chitarrista, non sono un bassista, non sono un batterista e non sono un cantante, sono solamente uno che ha qualche idea in testa e credo che sia riuscito a realizzarle abbastanza bene, questo forse le persone lo hanno capito e apprezzato. Molti mi chiedono come faccio a fare tutto da solo, i cori e le canzoni da dieci minuti… lo faccio con tanta passione e voglia di fare. Effettivamente ho ricevuto email dove mi riconoscevano come il figlio di Quorthon, il Quorthon italiano o il Quorthon della Basilicata. Se tu mi chiedi quale band suona viking metal come quello creato dai Bathory al massimo ti posso rispondere gli Ereb Altor, anche se ultimamente hanno variato qualcosa. Penso di essere proprio l’unico che faccia spudoratamente la musica che faceva Quorthon.

Lo penso anche io…

Non sono mai riuscito, nemmeno tramite i social network, ad ascoltare una canzone da poterla collegare alla musica dei Bathory. Tutte queste band strapagate, con iperproduzioni, si dice facciano viking metal, ma io non ci credo, fanno una sorta di death metal melodico molto tecnico, ma gruppi che suonano la musica stonata e confusionaria che faceva Quorthon io non li ho mai visti (ride, nda).

Hai perfettamente ragione, i più vicini al sound dei Bathory sono gli Ereb Altor, ma con gli ultimi dischi – bellissimi – Fire Meets Ice e Nattramn hanno unito il sound dei primi due full-length, dei veri tributi a Quorthon, alle sonorità estreme di Gastrike. Il risultato è un sound personale che ha chiare radici bathoriane.

Ma questo è giusto, perché un gruppo deve avere una propria identità, se vuole crescere ed emergere non può fare diversamente. Nel mio caso, che non voglio diventare famoso, posso dire che è nato tutto per caso, ho voluto mettermi alla prova ed evidentemente a qualcuno è piaciuto. La Fog Foundation mi ha contattato dopo aver ascoltato il primo disco The Legends Of A Viking e hanno creduto nel progetto, fino a scritturare i successivi lavori.

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Demo 2014, perché l’hai fatto prima di un EP?

Boh! Non ho date, non ho traguardi, registro quello che ho in testa, se ho voglia di fare una cover dei Bathory la faccio. Come dicevo prima, sono solo, non devo dare conto a nessuno, non ho grilli per la testa, non voglio diventare una rockstar, sono libero di suonare e registrare quello che voglio. Quel demo doveva essere un album, le sonorità però non erano come avrei voluto, la Fog Foundation mi ha consigliato di metterlo in rete per farlo scaricare e ri-registrare le canzoni in maniera più dettagliata com’è effettivamente successo… a breve finirò il quarto capitolo dei Bloodshed Walhalla.

Ottima notizia!

Faccio il fonico, il tecnico audio, il musicista, faccio tutto io ahahah!

E per questo ti faccio i complimenti, sembra impensabile che una sola persona possa aver fatto tutta questa mole di lavoro, e fatta bene.

A me non piace registrare con i monitor e i computer, ho un macchinario multitraccia che ti fa rincoglionire… ore e ore ad assemblare le varie parti. Non c’è niente di professionale, non ho mai studiato musica, grazie a Dio ho un buon orecchio e alla fine è uscito qualcosa di accettabile.

Come nasce l’idea di Mather?

Tu suoni musica nordica, svedese, ma hai tanta storia in Italia, musica tradizionale dalla quale potresti attingere per comporre… in effetti, pensandoci, c’era del materiale che poteva essere elaborato, se tu senti le versioni popolari in origine hanno una tristezza che secondo me è simile a quella degli scandinavi, così ho preso i brani popolari d’origine materana e li ho rifatti in sonorità viking metal, cercando comunque di lavorare con sonorità simili a quelle dei Bloodshed Walhalla. Qualcosa è cambiato rispetto ai miei dischi precedenti, nell’EP suono più vicino a Falkenbach, con quelle sonorità tipiche del folk.

Parliamo dei testi: sul web c’è solo quello dell’Urtlain e non c’è la traduzione in italiano. Ci puoi dire di cosa trattano?

L’ortolano! I testi sono banalissimi! Il folk dalle parti nostre riguarda storie di vita vissuta, della guerra e di quello che si faceva e si pensava ai tempi dei nonni. Ad esempio L’uartlain non è altro che una filastrocca che parla di una ragazza e della madre che non riusciva a capire cosa volesse la figlia, allora le chiede “vuoi mangiare questo?”, “vuoi quello?”, e alla fine cosa voleva? Voleva solo fare sesso con l’ortolano! Ahahah! Non vedere il testo come qualcosa che debba per forza andare di pari passo con il viking metal, il testo è un pezzo della nostra cultura, come U Suldet (il soldato, nda), lì si parla di questo ragazzo che va in guerra e i suoi genitori piangono e lo vorrebbero vedere di ritorno a casa, oppure U Vaccher (il vaccaro,nda), che parla di questa figura che deve stare attento al gregge. La Cupa cupa è uno strumento musicale delle nostre parti, si suona quando si fa l’amore, quando si mangiano le salsicce, non c’è nulla di mitologico o storico, è semplicemente la nostra cultura.

Parli di Matera, canti nel tuo dialetto, ma il titolo sembra in inglese, Mather…

Il nome in origine era scritto così, Mather. Ci sono tanti nomi attribuiti a Matera…

Mi dai qualche anticipazione del nuovo disco?

Siamo tornati ai Bathory, alla musica che amo da sempre. Sono ottanta minuti di musica, una composizione in particolare dura ben diciassette minuti, per questa canzone mi sono voluto ispirare ai Moonsorrow. Non so esattamente quando uscirà, spero il prima possibile!

Hai mai pensato di fare un disco/EP di sole cover dei Bathory?

Sarebbe bellissimo, sei hai visto sul web ci sono molte cover che ho fatto, saranno tredici o quattordici. L’idea è bella, ma ormai l’hanno fatto gli Ereb Altor…

Apprezzi tutto il materiale realizzato da Quorthon?

Ho approfondito anche i suoi primi album black metal, pieni d’occulto, ma non li ho trovati mai all’altezza del periodo viking, durante il quale ha mostrato tutta la sua genialità.

Hai ascoltato i suoi dischi da solista?

Sì li ho ascoltati, ho apprezzato in particolare il primo, Quorthon.

Secondo te Quorthon era un musicista rock’n’roll nello spirito oppure un furbacchione che sapeva bene quello che stava facendo, bravo a fingersi diverso da quel che era?

Secondo me Quorthon era un fottuto genio. È vissuto in un periodo nel quale c’era tutto da inventare, ok che c’erano i Venom, ma lui voleva mettere brutalità nella musica. Il personaggio andava di pari passo, ma col tempo è riuscito a creare quell’icona che è successivamente diventato. Ricordiamo sempre che è stato il creatore del viking metal, il primo a parlare della mitologia scandinava. Un mito, un genio che ha lasciato il segno.

Il tuo disco preferito dei Bathory, e perché?

È una domanda… forse trovo qualcosa in più in Hammerheart, secondo me è il più completo per quel che riguarda il viking metal.

C’è un disco dei Bathory che ti da meno sensazioni positive rispetto ai vari Hammerheart e Twilight Of The Gods?

Sì, Destroyer Of World è quello che più mi ha deluso.

Octagon?

Octagon e Requiem sono due lavori che si assomigliano moltissimo. Forse dopo questi due dischi Quorthon si è accorto di aver fatto una grande cazzata ed ha pubblicato l’anno dopo Blood On Ice, che in realtà è un disco scritto a fine anni ’80 e che successivamente ha registrato.

Hai mai provato a contattare la Black Mark per i tuoi dischi?

Sì! Ho mandato loro un sacco di volte i miei dischi, ma non mi hanno mai risposto! Oltre ai dischi ho mandato anche email, ma Boss non m’ha mai risposto in alcun modo.

Sei mai stato in Svezia o in Scandinavia?

No, magari! Mio fratello è stato in Svezia ed è andato a trovare Quorthon al cimitero, vorrei andarci anche io. Ho uno zio in Finlandia, sono stato spesso sul punto di andare a trovarlo, ma poi non si è mai fatto nulla…

Grazie per il tempo e la disponibilità!

Grazie a te Fabrizio!