Intervista: Bloodshed Walhalla

A due anni dalla precedente intervista, si torna a parlare con il polistrumentista Drakhen, la persona che è l’anima di uno dei progetti migliori d’Italia, Bloodshed Walhalla. Il motivo è presto detto: Thor, terzo disco di fresca pubblicazione, è un lavoro strabiliante per bellezza e qualità. Mister Folk supporta la buona musica italiana e quella di Drakhen è senz’altro tra le migliori espressioni.

Per il nuovo album ti sei concentrato sulla mitologia norrena: come mai questa scelta? Si tratta di un concept album oppure le canzoni sono slegate tra di loro?

Ciao Fabrizio e grazie per avermi concesso questa intervista sulla pagina di Mister Folk. Prima di tutto vorrei complimentarmi per il tuo gran lavoro e supporto per le band italiane che come la mia hanno bisogno di visibilità nel panorama nostrano e non. Thor non è un concept album, ma una bella testimonianza marcata e incentrata su temi a noi cari. Si parla di mitologia, si parla di leggende, eroi, guerrieri e guerre, miti del mondo norreno. Ogni traccia racconta una storia ben distinta. Parliamo del Dio Thor e del suo mitico martello, parliamo del Dio Tyr alle prese con il lupo gigante Fenrir, narro favole o racconti totalmente inventati basati su sottofondi nordici. Chi ascolta Thor dovrebbe immaginare un ragazzo di mezza età del sud Italia che parla di mitologia dei popoli scandinavi. Per loro tutto è scontato e magari banale, ma per me che scrivo i testi e musica per i Bloodshed Walhalla è un mondo tutto da scoprire. Non provo nessun imbarazzo nel mettermi in gioco anche perché scrivo questo materiale perché sono patito e mi diverte troppo farlo. Il messaggio che vogliamo dare con Thor è molto semplice: dopo tre album volevamo marcare definitivamente il nome dei Bloodshed Walhalla nella scena del viking metal mondiale. Ci siamo riusciti? Non lo so, ma con i pochissimi mezzi a disposizione siamo sicuri di aver regalato al pubblico di parte un lavoro (anche se pur sempre fatto in casa) solido e accettabile, magari non agli stessi livelli di produzione di alte realtà, ma con di idee valide e chiare.

Sono nati prima i testi o la musica? Hai un metodo di composizione che prediligi?

Il modus operandi è sempre lo stesso da quando ho iniziato a comporre musica. Creo prima la struttura del brano con una linea vocale immaginaria, a volte fischiettata, e poi scrivo il testo in base anche alla melodia del brano e alla cattiveria espressa sugli strumenti. Siccome i testi dei Bloodshed Walhalla sono in inglese mi avvalgo del supporto di una traduttrice impeccabile che lo parla come l’italiano: mia moglie. Insieme ci divertiamo a scrivere e adattare il testo alla song.

Perché Thor come titolo? Sei particolarmente legato al dio del tuono, oppure la scelta è ricaduta sulla canzone che senti più rappresentativa?

Queste tracce hanno una storia abbastanza lunga, sono anni che sono state immaginate, create, incise e re-incise. Alcune sono state inserite in principio in alcune demo che forse qualcuno conosce. Thor è presente su un demo del 2014 che si può anche ascoltare liberamente ovunque. Thor è la canzone dell’album più riuscita, per questo abbiamo deciso di intitolare così l’album, ricorda sonorità molto care a voi amanti del viking metal e a mio avviso estinte. In principio era senza tastiera, un po’ più cruda. In questa versione abbiamo aggiunto cori e sintetizzatori che si intrecciano alla perfezione.

Sul booklet e su internet non sono presenti i testi delle canzoni, puoi dirci qualcosa a riguardo?

Purtroppo, in accordo con la Fog Foundation, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, anche per questo terzo lavoro non è stato possibile inserire i testi sul booket. Questo per me è un grave errore anche perché la mia voce molto sofferta e gracchiante non ti permette di capire effettivamente cosa sto cantando, ma purtroppo non posso farci niente. Spero il prima possibile di poter inserire i testi sulla nostra pagina ufficiale. In Thor e in Tyr raccontiamo le gesta e la potenza delle due divinità alle prese dei loro rispettivi acerrimi nemici. Tyr come tutti sanno sacrificò una sua mano offrendola al lupo Fenrir per far si che la bestia venga catturata da Odino e zittita grazie ad un laccio rosso magico. Mentre Thor riesce a scacciare Jotunn il gigante grazie al suo martello Mjolnir ed alla sua mitica forza nel mondo più sperduto del creato. Day By Day è una favola totalmente inventata che narra di un guerriero vichingo che solitario e morente sulla riva di un lago ricorda la battaglia appena terminata e immagina le valchirie che stanno venendo a prendere la sua anima per portarla nella Valhalla dove ogni giorno potrà continuare a combattere e ubriacarsi con i suoi fratelli e divinità. In …And Then The Dark la grande foresta va a fuoco e subito dopo piomba l’oscurità e le bestie invadranno il mondo. Ma è grazie a un uomo con l’armatura d’oro e alla sua forza divina che tornerà tutto com’era prima. L’intro e l’outro sono collegate tra loro grazie alle atmosfere dei brani e al titolo. In pratica sono un addio e un ritorno a casa. L’addio degli uomini che partono alla scoperta di nuove terre da raziare o colonizzare e il ritorno tra le braccia dei loro cari carichi di vittorie e tesori. Wind Of Nord è un incubo dove mi compare un’orribile figura femminile che inzia a mostrare la mia morte. Sono sofferente e spaventato, ma quando il vento inizia a soffiare accarezzandomi dolcemente il viso, tutto lentamente svanisce. In Nine World è tempo di spade e grandi battaglie in tutti i nove mondi.

L’uso della tastiera è in questo album a dir poco fondamentale: tra eleganti tappeti e melodie ipnotiche si rivela essere uno strumento di grande impatto. Nella canzone Thor è un synth quello che si sente?

Da quando ho scoperto questo fantastico strumento musicale (premettendo che principalmente sono chitarrista e cantante), non riesco più a farne a meno, mi diverte tantissimo, si riescono a creare melodie di grande fattura forse più che con la chitarra elettrica. In questo album forse abbiamo un po’ esagerato con i volumi, data l’inesperienza con lo strumento. Come si suol dire, ci siamo fatti prendere un po’ dall’euforia e dalla novità, ma il risultato finale tutto sommato ci ha soddisfatto dato che la tastiera fin ora non era mai stata suonata nei nostri album. In studio mi diverto a creare cose pazzesche che vale la pena incidere e proporre al pubblico. In Thor i Bloodshed Walhalla hanno usato sintetizzatori Yamaha.

In …And Then The Dark la tastiera crea un effetto quasi liturgico. Ci sono dei musicisti o dei gruppi che apprezzi per l’uso delle keys?

Sì, in quel brano predominano gli organi ed effettivamente il suono proposto è proprio quello da liturgia, nel contesto suonano bene. Rispondendo alla domanda, trovo magnifiche le esecuzioni dellla tastiera dei Moonsorrow.

Day By Day dura ben diciassette minuti. Mentre la stavi componendo eri più spaventato dalla lunghezza oppure eri eccitato perché stavi portando all’estremo il fattore durata senza perdere un briciolo di qualità?

Day By Day è solo l’inizio, nel nostro prossimo lavoro (piccola anticipazione) che è stato quasi terminato e che spero veda la luce il prima possibile, ci sono brani all’incirca della stessa durata ed uno in particolare di trenta minuti. Quando ho composto questo pezzo avevo già le idee chiare, volevo creare un racconto musicale abbastanza vario e intricato, dove la classica epicità che prediligo manifestare doveva essere cadenzata per poi crescere di intensità e velocità. Il fraseggio iniziale di tastiera richiedeva almeno tre-quattro minuti di esecuzione, poi da cosa nasce cosa… ho iniziato a prenderci gusto inserendo varianti e introduzioni alla prima strofa cantata che troviamo solo passati i primi otto minuti. Dopo il racconto si ritorna alle origini del brano e a un successivo fraseggio di basso dove un po’ alla volta tutti gli strumenti entrano in gioco con parti diverse tra loro per poi sfumare lentamente tutti insieme. In questi diciassette minuti di musica non ho mai avuto paura di sbagliare qualcosa, anzi ero sempre più eccitatato ogni qual volta i pezzi del puzzle si incastravano alla perfezione. Vi assicuro che la canzone non deluderà i patiti del genere.

La musica di Bloodshed Walhalla è cambiata molto nel corso degli anni. Si parla sempre di viking metal bathoriano, ma nella tua musica ora sono presenti elementi folk e di metal estremo. Cosa o chi ti ha portato verso questo tipo di musica?

Se ti facessi leggere tutti i messaggi che ogni giorno i fan mi mandano da ogni parte della terra tu non ci crederesti. Fabrizio, in parte il mio sogno si è avverato. Quando nel 2006 ho creato questa one-man-band, il mio folle intento era quello di riprendere quelle sonorità che Quorthon aveva tristemente e tragicamente interrotto. Nordland doveva essere assolutamente completato. Sicuramente non ci sono riuscito, ma ho lasciato il segno. Quando si parla di band post-Bathory, il nome dei Bloodshed Walhalla è lì, insieme ai mostri sacri del settore viking. Quando qualcuno mi dice che ascoltando la nostra musica gli sembra di star ascoltando Quorthon, io mi riempio di orgoglio e ne sono fiero. Molti vorrebbero vedere i Bloodshed Walhalla dal vivo, ma questo tradizionalmente non potrà mai accadere. Ora, con Thor ci siamo misurati per riuscire a vedere se fossimo stati in grado di non sminuire il progetto complicando un po’ le cose a livello compositivo e di sound. Un piccolo cambiamento strutturale per iniziare a dare alla band una vera e propria identità sempre restando fedeli al progetto finale. Un po’ come se Quorthon fosse ancura vivo e rifacesse il look ai Bathory… folle vero? Gia un primo assaggio a un cambiamento lo abbiamo mostrato con l’EP Mather. Qui un misto tra folk metal di fattura scandinava si abbina ai testi della mia terra soleggiata. Data la critica abbastanza positiva abbiamo capito che quella era la strada giusta. Inoltre ho sempre dichiarato in altre interviste di essere uno spirito libero musicalmente parlando e il fattore one-man-band facilita le scelte e la strada giusta da intraprendere.

Ascoltando l’album ho l’impressione che tu abbia irrobustito le parti epiche così come quelle estreme sono ancora più violente rispetto al passato. Sei d’accordo con me?

Esattamente, ma questa è cosa naturale proprio dovuta al cambiamento che la band ha voluto affrontare in questo nuovo album. Diciamo che con i primi due lavori i ritmi seguivano andamenti cadenzati, in molte occasioni vicini al doom, mentre in Thor si può ascoltare una doppia cassa più matura e veloce e a volte “cattiva”. Anche i riff delle chitarre hanno subito questa innovazione diventanto a loro volta pesanti e ben suonati. Inseriti nel contesto epico classico dei Bloodshed Walhalla, il risultato ci ha convinto parecchio e ci ha dato quella maturità che la band forse aveva bisogno. Nell’EP Mather abbiamo cercato chiaramente di far capire agli ascoltatori che i Bloodshed Walhalla possono fare di tutto. Mather è un disco decisamente folk metal, ma chi ascolta capisce chiaramente che a suonarlo sono i Bloodshed Walhalla. In Mather si può ascoltare malinconia, gioia e rabbia, gli elementi della natura sono fondamentali. In Thor abbiamo cercato di replicare in maniera più dettagliata questo percorso intrapreso. Day By Day è la canzone che più rappresenta questo cambiamento. Per ora questo è il nostro marchio di fabbrica. Inoltre devo aggiungere o ricordare al pubblico che Thor, come i precedenti album, è stato ideato, suonato, registrato e mixato da una sola persona. Per me questo è motivo di vanto e come sempre ci tengo a sottoliniarlo in grassetto. Se tu mi dici che trovi le parti epiche più irrobustite, non posso che essere contento, perché il nostro intento era proprio quello. Altrettanto quando mi dici che trovi violente le parti estreme, è proprio quello che volevamo fare. Come dicevo prima un mix di malinconia, gioia e rabbia che pare stia funzionando alla grande. E comunque il tutto è altrettanto irrobustito da una certa dose di esperienza accumulata negli anni e messa in pratica saggiamente con le pochissime risorse a disposizione.

Un’altra cosa che si nota facilmente è la fiducia che riponi nella tua voce, con gli anni sempre più incisiva e sicura. Hai fatto qualcosa di pratico per raggiungere questo obiettivo, oppure è semplicemente frutto di anni di lavoro e confidenza con le tue capacità?

Sono molto soddisfatto dei risultati finali ottenuti con la mia voce stonata, perché non è stato per niente semplice registrare le parti soliste e soprattutto i cori. Facendo tutto da solo le difficoltà sono amplificate. Nessuno mi guida o corregge quelle imprecisioni che al primo ascolto ti sfuggono. Solo dopo parecchi ascolti riesco ad accorgermene e perfezionarle. Assemblare un coro, traccia per traccia, con una sola voce, è una impresa molto complicata e per di più senza armonizzatori. Solamente grazie all’esperienza sono riuscito ad ottenere risultati soddisfacienti. Non sono mai stato un cantante eccezionale, non ho mai studiato una sola nota del pentagramma, quindi tutto quello che ascoltate nelle song dei Bloodshed Walhalla è solo ed esclusivamente frutto di sacrificio autodidatta. Lo faccio perché la musica per me è passione, mi diverto e non voglio nessuno tra i piedi che contraddice i miei metodi e modi di fare.

Ho visto che in questo ultimo periodo ti diverti a suonare i pezzi degli Iron Maiden con una cover band. Mi domando quindi se hai mai pensato di prendere dei musicisti session per Bloodshed Walhalla e fare magari poche ma mirate esibizioni dal vivo.

Sì, faccio parte di una cover band degli iron Maiden della mia città insieme ai miei due fratelli e due amici patiti come noi della band inglese. Gli Iron sono la band che più di tutte mi ha fatto avvicinare negli anni ottanta al mondo dell’heavy metal, e a loro devo tutte le mie conoscenze musicali e strumentali della mia carriera da chitarrista. E comunque nei Sons Of Charlotte non suono la chitarra ma canto. Sono soprattutto specializzato alle timbriche di Paul Di anno, ma mi diletto e trovo divertente interpretare a modo mio le canzoni con Dickinson o Bayley. Bene, questo per far capire che mi piace tantissimo la vita on the road e in sala prove, l’ho sempre fatta amatorialmente e per il solo divertimento nel condividere con amici la vita da band. Ho pensato tante volte di portare i Bloodshed Walhalla sul palco con una vera e propria band, ma in questo caso le cose si complicherebbero parecchio. E prima di fare il passo cruciale ogni volta ho desistito e abbandonato il progetto sul nascere. Prima di fare il passo cruciale, ho desistito immaginando scenari che non avrebbero agevolato di certo la mia vita familiare e che si sarebbero messi in contrasto con il mio lavoro. Purtroppo è troppo tardi per intraprendere un percorso serio e lontano dalla mia routine quotidiana, ho 42 anni e non posso permettermi determinate situazioni. Con la cover band è tutto più semplice e non ti toglie molto tempo, un paio di ore a settimana per le prove ed un concertino ogni tanto. Invece con i Bloodshed Walhalla ho sempre sognato un discorso un po’ più serio ma che per forza di cose rimarrà tale. Anche se nella vita tutto può succedere e bisogna essere sempre pronti nell’affrontare qualsiasi cosa essa ti offre. 

Nei tuoi dischi non sono mai apparsi degli ospiti. Una scelta precisa da parte tua o non escludi la possibilità di averne in futuro?

Sono serissimo, un ospite negli album dei Bloodshed Walhalla c’è sempre stato ed è il mio maestro Quorthon. A lui devo tutto e a lui ho sempre dedicato tutti i nostri lavori in studio. Pensando a come avrebbe potuto interpretare lui una mia canzone sono riuscito a far pubblicare tre album ed un EP con il nome dei Bloodshed Walhalla.

Magari è presto per parlarne, ma so che sei un musicista che non sa stare con le mani in mano, quindi ti chiedo se stai già lavorando al prossimo capitolo di Bloodshed Walhalla, oppure se ci sono altre cose che bollono in pentola.

In questo momento, in questi giorni sto terminando le registrazioni di un concept sul Ragnarök. Nel giro di alcune settimane, salvo complicazioni, riuscirò a completare l’opera e proporla, per capire se un giorno potrà essere ascoltata. Vi anticipo anche che si tratta di oltre un’ora di musica concentrata in quattro tracce. Fatevi più o meno un’idea. Le cose da raccontare erano davvero tante. Questa è un’altra bella scommessa che voglio portare a termine e vincere.

Grazie Drakhen, è sempre un piacere parlare con te!

Grazie a te Fabrizio. A te devo molto e spero un giorno di poterti conoscere di persona. A presto.

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