Bloodshed Walhalla – Thor

Bloodshed Walhalla – Thor

2017 – full-length – Fog Foundation

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Drakhen: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Farewell – 2. Thor – 3. Day By Day – 4. And Then The Dark – 5. Tyr – 6. Nine Words – 7. Northwinds – 8. Return

Drakhen è un personaggio unico nel panorama italiano: in quanti sono riusciti a realizzare degli ottimi dischi circondato da un misterioso alone mitologico e convivendo con leggende del tipo “registra i propri cd in uno scantinato dei vigili del fuoco”? La cosa più importante, ovviamente, è l’aspetto musicale, e in questo i Bloodshed Walhalla possono essere considerati come una certezza. Tutte le uscite della one man band lucana sono ottimi esempi di puro viking metal, con il pregio che ogni disco è migliore del precedente, e scusate se è poco. Thor, in questo senso, conferma la mia introduzione e, per tagliare immediatamente la testa al toro, si candida seriamente al titolo di miglior disco del 2017.

Dopo il ben riuscito EP Mather, lavoro ambizioso e unico nel suo genere, il progetto Bloodshed Walhalla torna sul mercato con un full-length potenzialmente ostico – 70 minuti di durata! –, ma che si rivela essere, invece, una trionfale marcia del metal tricolore. Drakhen non è nuovo di questi exploit, ma fa sempre immenso piacere notare come un musicista nato in terra italica riesca a realizzare un lavoro tanto pregevole che, ne sono sicuro, se fosse provenuto dalla fredda Scandinavia avrebbe fatto gridare al miracolo.

Una lunga intro ci porta alla title-track, canzone che presenta in maniera egregia quello che è il sound dei Bloodshed Walhalla del 2017: epic viking metal dai risvolti malinconici e carico di phatos. Le chitarre e la voce sono gli elementi portanti della composizione e del cd in generale, ma è l’insieme degli strumenti e delle orchestrazioni a rendere Thor davvero speciale. Il clou del disco arriva con gli oltre diciassette – 17 – minuti di Day By Day: tutto è moltiplicato all’ennesima potenza, e non è semplice descrivere le vette d’epicità raggiunte da Drakhen in questo brano. Un’orda vichinga che avanza lenta ma costante, agguerrita e senza pietà, ma in grado di distrarsi e festeggiare a fine giornata, a razzia compiuta. Dopo un inizio del genere era oggettivamente difficile fare di meglio, ma Drakhen si conferma grande musicista con And Then The Dark, canzone atipica ma ugualmente efficace: il cantato si fa teatrale quando ce n’è bisogno, e l’alternanza del parlato con i cori è pura maestria. I dodici minuti di Tyr sono epici e bathoriani da far girare la testa. I diversi stati d’animo caratterizzano positivamente la canzone, ricca di spunti intriganti e giri di chitarra che si ripetono come in una litania. Nine Words (i nove mondi della cosmologia norrena) è un un macigno incapace di accelerare o di fermarsi: i riff della sei corde e la voce pulita di Drakhen trasportano l’ascoltatore nel grande nord, laddove Hugin e Muninn, i corvi di Odino, volano nel cielo per riportare notizie al Guercio. Northwind prosegue il mood della precedente canzone, quindi tempi cadenzati ma con una solennità diversa e più drammatica (c’è anche un bel violino a rendere maggiormente intensi certi passaggi). Il brano non poteva che finire con dei passi sulla neve mentre il freddo vento del nord soffia senza pietà. Il lungo outro Return ci riporta lentamente alla realtà di tutti i giorni, e la reazione non può essere che premere nuovamente play.

Tutto gira alla perfezione, dalla musica alla produzione. I suoni sono belli potenti, l’equalizzazione degli strumenti giusta, le chitarre sono saette brutali tanto quanto quelle lanciate dal dio dai capelli rossi. L’unico aspetto che stona nella perfezione di Thor è l’artwork: dopo quello accattivante di Mather il booklet risicato e scarno di Thor è un’occasione mancata per rendete ancora più appetibile il disco con i testi e magari delle note di Drakhen stesso.

Thor è un manifesto di viking metal, non più solo una dichiarazione d’amore per i Bathory più epici, ma la conferma che in Italia, fortunatamente, esistono personaggi in grado di creare della grande musica. E se ve lo state chiedendo, sì, la storia secondo cui Drakhen registri i suoi dischi in uno scantinato dei vigili del fuoco è vera.

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