Intervista: Hamradun

Nel 2015 è stato pubblicato da una piccola etichetta un disco di debutto che purtroppo è passato inosservato dalle nostre parti, ma che merita assolutamente di essere riscoperto e valorizzato. Il titolo del disco è anche il nome del gruppo, Hamradun. Guidati dall’ex Týr Pól Arni Holm, hanno sfornato un cd di folk metal diretto e ben suonato, personale e legatissimo alla propria terra d’origine, le affascinanti isole Fær Øer. Proprio il cantante ha risposto alle mie domande, non risparmiando aneddoti e sincerità. Mi permetto un piccolo consiglio: dopo la lettura dell’intervista procuratevi il cd!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

[Nota del traduttore: a una prima occhiata mi sono preparato a un concentrato di egocentrismo e sindrome da one-man-band, visto quanto Pòl menziona se stesso in relazione al gruppo; ma trasportandolo in italiano, viene dipinta la figura di una persona davvero umile e molto orgogliosa del proprio lavoro (e a volte onesta al limite della secchezza), ed è forse l’intervista più bella a cui ho mai collaborato, quasi di sicuro la più interessante (e lunga) – Stefano]

Ciao Fabrizio, e ciao ai lettori di Mister Folk!

Alla maggior parte dei lettori di Mister Folk il tuo nome è legato ai Týr, ma io vorrei prima chiederti chi è il Pól Arni Holm di tutti i giorni.

Mi chiamo Pól Arni Holm e vengo dalle isole Fær Øer, precisamente dall’isola più a sud, Suðuroy – che in faroese significa proprio “isola del sud”. Ho quarant’anni e vivo nel piccolo paesino di Tvøroyri, con la mia ragazza e i nostri tre figli. A parte la mia attività musicale, passata e presente, sono stato educato come falegname e ho una laurea in Archeologia Preistorica, presa nel 2013. Al momento lavoro come capo dell’associazione giovanile locale di Suðuroy.

Fai parte degli Hamradun, folk metal band dalle tinte rock e autrice di un disco davvero bello che consiglio a tutte le persone che stanno leggendo. Vuoi raccontate la storia del gruppo?

Sono io il fondatore degli Hamradun. Abbiamo pubblicato il nostro debutto nel novembre del 2015; la nostra musica e le nostre canzoni sono un mix di antiche ballate faroesi e musica rock, e i testi sono principalmente basati su vecchie leggende e racconti delle nostre isole. Per noi è estremamente importante riuscire a dare nuova vita a queste storie attraverso la nostra musica, cantiamo in faroese e anche in un’antica variazione del danese! La creazione dell’album è un’idea che avevo avuto in testa da tempo, e quando ho incontrato il chitarrista Uni Debess e gli ho spiegato il mio progetto per la musica degli Hamradun, ne è rimasto entusiasta e abbiamo iniziato a lavorare sul materiale. L’idea di base, come ho detto poco fa, è di raccontare storie antiche con un tocco moderno. Non c’è una produzione esagerata, e le canzoni sono potenti – sono nude, se mi passi l’espressione: le cose che ascolti sull’album devono avere la stessa potenza quando le senti suonate live. È importante per la nostra musica che si riesca ad essere in grado di presentare lo stesso prodotto sia sul palco che in studio di registrazione. Dopo poco tempo si sono uniti a noi John Áki Egholm, chitarrista noto per aver militato nella band faroese Hamferð, il bassista Heri Reynheim, il batterista Rani Hammershaimb Christiansen e Finnur Hansen alle tastiere, tutti musicisti dalla grande esperienza provenienti da diversi percorsi musicali. Abbiamo registrato la maggior parte delle canzoni nello studio di Finnur, che ha anche masterizzato e mixato il nostro lavoro.

La musica degli Hamradun è delicata e suonata con il cuore, si sente subito. E credo che raggiunga immediatamente il cuore di chi la ascolta. Le melodie e i canti popolari sono un tutt’uno con le chitarre distorte e la tua voce, un lavoro sublime! Ti chiedo quindi qual è il vostro approccio alla musica e se avete un metodo specifico per comporre le canzoni.

Non ho un vero metodo per scrivere musica, ma di solito i testi vengono dopo la melodia, e ovviamente bisogna già avere un’idea di cosa si vuole scrivere. Mi ispiro alle infinite leggende e racconti delle isole Fær Øer e della scandinavia, dall’era dei vichinghi fino ad arrivare al periodo medievale.

L’unico appunto che mi sento di fare al disco è che dura un po’ poco e che magari si potevano aggiungere uno o due brani in più. Come mai la decisione di inserire solo sette canzoni in scaletta?

Ci sono solo sette tracce nell’album perché ero convinto che il resto delle tracce demo che avevamo fosse più adatto al nostro album successivo.

Il disco è uscito per la TUTL Records, etichetta che ha lanciato anche Týr e Skálmöld. Speri di percorrere la stessa strada dei tuoi connazionali e poter approdare a un’etichetta più potente per il prossimo lavoro?

L’album è stato rilasciato per la TUTL Records, delle Fær Øer – abbiamo un ottimo rapporto con il suo proprietario, Kristian Blak. Per ora pensiamo che pubblicheremo il nostro prossimo album con loro, come ho già detto siamo davvero soddisfatti della nostra partnership con TUTL.

La quarta traccia del cd è Sinklars Vìsa, canzone già incisa dai Týr in occasione del loro disco Land del 2009. Sinklars Vìsa è un pezzo tradizionale delle Fær Øer, vuoi raccontarci di cosa parla e perché è così importante? E cosa ne pensi della versione dei Týr?

L’idea di registrare Sinklars Vísa è qualcosa che avevo in mente da anni, anche prima che i Týr incidessero la loro versione nel 2008. Esistono parecchie versioni di questa ballata create da musicisti sia faroesi che stranieri, e volevo darne una mia interpretazione. In breve, Sinklars Vísa parla di un mercenario scozzese di nome Sinclair che approda sulla costa della Norvegia e, dopo aver saccheggiato i villaggi dell’entroterra coi suoi mercenari, viene attaccato da contadini norvegesi e ucciso nella battaglia di Kringen. Di solito questa ballata viene cantata dai faroesi nel tradizionale ballo a catena [NdT: la parola inglese che usa è chaindance (in faroese føroyskur dansur), un tipo di ballo cantato di gruppo marcato dal battere dei piedi; potete sentire la versione tradizionale in questo video, e se siete fan dei Týr è un vero trip]. Il mio approccio personale, nel creare questa versione, è stato innanzitutto di rimanere il più vicino possibile al tempo originale del ballo, ma era estremamente importante anche raccontare l’intera storia, di diciannove versi! Non riesci ad attirare molta attenzione con una canzone che va oltre gli otto minuti, ma va bene così. Secondo me anche la versione dei Týr è molto buona.

In Land è presente anche Hail To The Hammer, brano storico che fa parte del debutto da te cantato. Ti ha dato fastidio questa ri-registrazione? Ti è piaciuto il “nuovo” risultato finale?

Hail To The Hammer è una grande canzone, e c’è un feel diverso tra la versione che canto io e quella cantata da Heri, ma nella mia opinione sono entrambe buone e realizzate molto bene. Non so dire quale delle due sia la versione migliore, quello è un verdetto che sta ad altri, non a me.

Credo tu sia in buoni rapporti con i ragazzi dei Týr, ho visto un video del Summarfestivalinum 2013 dove canti Ormurin Langi insieme alla band. Tornando indietro nel tempo, hai lasciato la band che all’epoca faceva base a Copenhagen (Danimarca) per tornare alle Fær Øer, giusto? Ti posso chiedere se te ne sei mai pentito visto il buon successo che i Týr hanno riscosso?

Mi sono unito ai Týr nel 1999, quando all’epoca vivevamo tutti a Copenhagen. Sono stato il loro cantante per tre anni, fino al 2002, quando le nostre strade si sono separate, poco dopo che TUTL Records ha rilasciato il nostro debutto How Far To Asgaard. Ad oggi abbiamo ancora tutti degli ottimi rapporti tra di noi, sia i vecchi che i nuovi membri dei Týr.

Cosa ricordi delle registrazioni di How Far To Asgaard? Se posso permettermi, credo che tu sia migliorato davvero tanto come cantante e la tua prova su Hamradun è ottima.

Abbiamo registrato le canzoni di How Far To Asgaard a Copenhagen, mi ricordo che l’abbiamo fatto con poco tempo a disposizione, ma eravamo molto affiatati e facevamo parecchi concerti in Danimarca e nelle Fær Øer – avevamo anche vinto un concorso per nuovi talenti in Danimarca prima di iniziare a registrare. Ricordo un presentatore a un concerto che era convinto avessimo mangiato funghi allucinogeni prima dello show, come facevano i berserker vichinghi, per quanto eravamo carichi ed esaltati [NdT: Pól fa l’occhiolino, noi di Mister Folk vi preghiamo di consumare metal responsabilmente].

Le isole Fær Øer contano meno di cinquantamila abitanti, eppure c’è una scena heavy metal davvero buona! Come ti spieghi questo “fenomeno”?

C’è un sacco di talento musicale nelle Fær Øer, e forse è dovuto alla nostra forte tradizione canora che spinge questi artisti verso generi diversi, chissà! La scena metal è forte, e ci sono parecchie band emergenti che prendono la loro musica molto sul serio. Forse la popolarità di rock e metal in questo luogo è dovuta alle dure condizioni in cui viviamo, visto che siamo il parco di divertimenti degli dei del clima per tutto l’anno [NdT: nelle Fær Øer può esserci pioggia, neve, sole e tempesta, in punti diversi e in qualunque momento].

Sulla tua pagina di metal-archives c’è una tua foto in giacca e cravatta con in mano un microfono. Sembra che stai presentando qualcuno su un palco. Puoi “svelare” cosa stavi facendo?

Quella foto negli archivi viene da un concerto nelle Fær Øer del 2009! Ero appena tornato alle isole per le vacanze estive, visto che all’epoca vivevamo ancora in Danimarca. Non erano riusciti a trovare un presentatore per il festival musicale, e hanno pensato di chiamarmi e chiedermi se potevo introdurre i gruppi, quindi ho ripescato giacca e cravatta e mi sono messo al lavoro. È venuto fuori un gran bel festival, e per una volta c’era anche il sole.

Cosa hai fatto tra il divorzio con i Týr e la pubblicazione di Hamsadun? Sei comunque rimasto nel mondo della musica in qualche modo?

Dopo essermi separato dai Týr nel 2002 ho suonato in un gruppo chiamato All That Rain per un anno o due. Dopo quell’esperienza ho fatto il musicista di strada [NdT: il termine che lui usa è troubadour] con un mio caro amico in qualche occasione, e a volte mi hanno avuto come ospite per cantare a dei concerti! Non ho mai smesso di cantare anche se non ero più molto attivo nella scena, ma ho sfruttato questo tempo per concentrarmi sulla mia famiglia, sulla mia educazione e sul costruire la nostra casa, visto che nel 2006 abbiamo comprato un vecchio edificio che aveva bisogno di un sacco di riparazioni.

Tornando agli Hamradun, sono passati due anni dalla pubblicazione del debut album. State lavorando al nuovo disco? Puoi anticipare qualche cosa a riguardo? Ci sarà modo per vedervi in concerto in Italia? Sei mai stato in Italia?

Dopo i nostri primi concerti per il lancio, nel novembre 2015 nelle Fær Øer, io e gli Hamradun abbiamo subito deciso che avremmo dovuto lavorare a un seguito, e questo è il punto in cui ci troviamo ora! La maggior parte delle canzoni sono concluse, e progettiamo di finire gli arrangiamenti entro la fine del 2017. Concluso questo passo inizieremo a registrare, diciamo a inizio 2018, e speriamo ri far uscire l’album nell’estate di quell’anno. Musicalmente ci inoltreremo in un universo di leggende e antichi racconti del Nord.

Ci sarà modo per vedervi in concerto in Italia? Sei mai stato in Italia?

Ci piacerebbe molto portare la nostra musica in Italia, e abbiamo qualche legame e persone come la signora Burini e gli altri che vorrebbero davvero averci sul suolo italico! Non sono mai stato nel vostro bellissimo paese ricco di storia, sarebbe un vero piacere per noi nordici venire giù a farvi visita baciati dal sole.

Grazie mille per la disponibilità, è un vero piacere poter parlare con persone genuine e musicisti preparati. Spero che questa intervista possa aiutare in qualche modo gli Hamradun. Saluta i lettori di Mister Folk! 🙂

Grazie a te Fabrizio, e ai lettori di Mister Folk per l’intervista e il vostro interesse nella nostra musica. Speriamo che un giorno Hamradun possa portare il suo folk rock anche in Italia! Ciao! 🙂


ENGLISH VERSION:

Hey there Fabrizio and the readers of Mister Folk!

To most of Mister Folk’s readers your name is tied to Týr, but I’d like to start this by asking who the everyday Pól Arni Holm is.

My name is Pól Arni Holm and I come from the Faroe Islands, more precisely the southernmost island called Suðuroy which in faroese language means southern island. I am 40 years old and living in the small town of Tvøroyri with my girlfriend and our 3 kids. Beside my musical activity past and present, i am an educated carpenter and hold a bachelor degree in Prehistoric Archaelogy from 2013 and at the moment i am working as the leader of the local youth club on Suðuroy.

You’re a member of Hamradun, a folk metal band with a rock tinge and creators of a great album that I’m definitely recommending our readers. Want to tell us the band’s history?

I am the founder of the folk/rock band Hamradun. We released our debut album on November 2015 and our music and songs are a blend of old faroese ballads and rock music and our lyrics are mostly about old faroese legends and tales. For us it is of great importance to give these tales and legends new life through our music and we sing in faroese and an old version of danish too!

Hamradun’s music is delicate and with a lot of heart, that’s immediately clear. And I believe it can touch the heart of those who listen to it. Melodies and folk songs blend with distorted guitars and your voice, a sublime work! I’d like to know what your approach is regarding music, and if you have a specific songwriting method.

Making this album was an idea I had for a while and when I met with guitarist Uni Debess and told him my idea of the Hamradun music, he responded quickly and we started to work on the material. Basic idea of this album as I said earlier is telling old tales with a modern touch. There is no overproduction and the tracks are strong and if I can say naked, and the material you can hear on the album should be just as strong when you are playing it live. This is important for our music that you must be able to deliver the product on stage as well as on a recording session. Shortly after we were joined by guitarist John Áki Egholm also known from faroese band Hamferð, bassplayer Heri Reynheim, drummer Rani Hammershaimb Christiansen and keyboard player Finnur Hansen which all are experienced musicans and come from different musical backgrounds. We recorded most of the songs in Finnur Hansens own studio and Finnur also mastered amd mixed our production. I don’t have a specific method of writing music, but usually the lyrics come after the melody and of course you must have an idea of what you will write about. I draw my inspiration from the countless legends and tales on the Faroe Islands and Scandinavia from the times of the vikings up til the medieval period.

The only critique I have for the album is that it’s a tad too short, and could have maybe used one or two more songs. Why did you decide to go for just seven tracks?

There are only seven tracks on the Hamradun album as I thought that the the other demo tracks we had did more belong to our next upcoming album.

The album was released under TUTL Records, the label that also launched Týr and Skálmöld. Do you hope of walking down the same path as your compatriots and move on to a bigger label for your next work?

The album was released on the faroese label TUTL Records and we have had an excellent working relationship with the owner Kristian Blak. As for now we presumingly will release our new album through TUTL Records and as i said earlier we have been very pleased with our partnership with TUTL.

The album’s fourth track is Sinklars Vìsa, a song already recorded by Týr on their 2008 album Land. Did you listen to their version? What do you think about it? Sinklars Vìsa is a traditional Faroese song: can you tell us what it’s about and why it’s so important?

The idea of recording Sinklars Vísa was a thought I had for years even before Týr released their version in 2008. There are multiple versions of this ballad performed by faroese  artists and others abroad and I wanted to make my own layout of the ballad. Sinklars Vísa is shortly about a scottish mercenary called Sinclair how lands on the coast of Norway and after sacking villages on land with his mercanaires gets attacked by norwegians farmers and slain at the Battle of Kringen. Usually this ballad is perfomed by faroese people in a traditional chaindance. My personal approach to making this version, was firstly to be as close to the original tempo of the chain dance and telling the whole story was important which are 19 verses! You don’t get much airtime with the length of the song being over 8 minutes, but that is okay. I think Týrs version is very good.

Land also contains Hail To The Hammer, a historical track which is present in the debut album you recorded. How do you feel about this re-recording? Did you appreciate the “new” final result?

Hail To The Hammer is a great song and there is a different feel over the version I am singing and the one Heri sings, but both are in my opinion good and delivered well. I don’t have the answer which is the best version, but that is for others to decide🙂

I believe you’re on good terms with the guys from Týr, I remember seeing a video from Summarfestivalinum 2013 where you sing Ormurin Langi along with the band. Going back in time, you left the band – which at the time was based in Copenhagen – to come back to the Faroe Islands, right? May I ask if you ever regretted it, seen the level of success Týr managed to achieve? Have you listened to the albums they released after you split?

I joined Týr in 1999 when we all were living in Copenhagen. I was the lead singer for the first three years and our ways split in 2002, shortly after our debut album How Far to Asgaard was realeased from TUTL Records. At this day we still all have a good relationship both old and current members of Týr

How much do you remember from How Far To Asgard’s recording sessions? If I may, your ability as a singer has improved significantly since then and your performance on Hamradun is excellent.

We recorded the songs for How Far to Asgaard in Copenhagen and we did it on a short time I remember, but we were well played together and played numerous concerts in Denmark and the Faroes and we also won a music talent competition for bands in Denmark before we started our recordings. I remember a host at a concert thought we had eaten hallucinating mushrooms like the viking berzerkers did before our show, because we were so fired up and ready 🙂

There’s less than fifty thousand people on the Faroe Islands, and yet there’s an excellent heavy metal scene! How do you explain that?

There is a lot of musical talent on the Faroe Islands and maybe it is our strong singing traditions that accumulate these many artists in different genres, who knows! The metal scene is strong and there are many upcoming bands which take music very seriourly. That the rock and metal is popular here is maybe because of the harsh conditions that we are living under, as we are the playground for the weather gods all year round.

On your metal-archives.com page there’s a picture of you holding a mic in a suit and tie. It looks like you were presenting somebody on a stage. Can you reveal what you were doing there?

That picture of me in those archives is from a concert on the Faroe Islands in 2009! I had just returned on summer holiday back on the isles as we were living in Denmark at that point. They could not find a host for the music festival and called me up and asked if i could present the bands, so i found my suit and did the job. It ended up being a fine festival with sunny weather for a change.

What was going on in the period between divorcing Týr and releasing Hamradun? Were you still involved in the music world in some way?

After my divorce with Týr in 2002 i played shortly in a band called AllThatRain for a year or two and after that sang as a trubadeur with a good friend just once in a while and sometimes as a guest singer at concerts! I never quit singing even if i was not that active on the music scene but used my time on my family, education and on building our home, as we had bought an old house in 2006 which needed a lot of repairs

Going back to Hamradun, it’s been two years since the band’s debut. Have you been working on a new album? Can you give us any previews about it?

After our first release concerts on the Faroes in november 2015, we decided that we would work on material for a follow-up album with Hamradun and thats where we are at this moments! Mostly all the songs are finished and by the end of 2017 we will have completed the arangements for the album. After our schedule we will start recordings early 2018 and release our second album hopefully in the summer of 2018. Musically we will be in a universe of legends and old tales from the North.

Will there be a chance to see one of your shows in Italy? Have you ever been to Italy?

We would love to come and perform our music in Italy and we have some connections and people in Italy like Mrs Burini and others how would like to see Hamradun on italian soil! I have never been to your historically rich and beatiful country and it would be a pleasure for us northmen to make a visit down in the sun

A huge thank you for your availability, it’s always a pleasure to have a chat with genuine people and experienced musicians. I hope this interview can help Hamradun in any way. Say goodbye to Mister Folk’s readers! J

Thanks to you Fabrizio and Mister Folk readers for this interview and for your interest in our music and hopefully one day Hamradun can perform their folkrock music in Italy. Ciao 🙂

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Intervista: Grimtotem

Mister Folk vi ha presentato i cileni Grimtotem con la recensione del singolo di debutto Invunche, un due pezzi carico di energia e buone idee. Nella lunga intervista che segue sono molti gli argomenti trattati, con particolare interesse verso il significato di testi e copertina; le parole della cantante/chitarrista Carolina Rebolledo fanno trasparire una gran voglia di fare, la passione per la propria cultura e l’amore per il Cile. Oggi si va dall’altra parte del mondo per scoprire una band e una scena troppo poco conosciuta da queste parti, ma assolutamente interessante. Buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Questa è la prima intervista italiana per i Grimtotem: per favore, presentate la band ai lettori di Mister Folk.

Per tutti i lettori di Mister Folk, noi siamo i Grimtotem, una band pagan metal fondata nel 2011 vicino al confine di guerra di Bío Bío, Cile. I Grimtotem mischiano influenze tra metal estremo (per di più dall’Europa) ed elementi folk della nostra terra che possono essere riconosciuti nella nostra musica. I contenuti dei testi sono scritti per lo più in spagnolo e alcuni termini e concetti sono in Mapuzungun, una lingua di una dei più grandi gruppi etnici in Cile. Noi speriamo veramente che vi diverta leggere e conoscere qualcosa di nuovo su noi! Line up attuale: Carolina Rebolledo: voce e chitarra, Cristian Ruiz: chitarra e cori, Nicolás Molina: tastiera, Rodrigo Castillo: basso fretless, Deathscythe: batteria.

Come definisci la musica della tua band e quali credi che siano i punti di forza dei Grimtotem?

I Grimtotem sono sicuramente un mix d’influenze e se dobbiamo descrivere la nostra musica, potrebbe essere un tentativo di mischiare elementi dal metal estremo con il folk delle composizioni del suono e del ritmo. Nonostante ciò, molti dei nostri ascoltatori che hanno ascoltato i nostri brani ci hanno detto che ci sono molte più influenze da cercare tra gli altri sottogeneri, come il death o il black tra i più. Noi cerchiamo di diffondere un messaggio a ogni persona che necessita di un’ispirazione o che dimostra interesse nel conoscere le nostre radici e non solo far musica per il semplice piacere di farla. Quindi, uno dei punti di forza che i Grimtotem hanno è che non siamo chiusi di mente per sperimentare con le influenze musicali di ogni membro. Per esempio quando facciamo gli arrangiamenti per le nuove canzoni c’è sempre molto spazio per ogni membro della band per esprimere loro stessi nel loro personale stile di suonare o di scegliere il tipo di suono che gli piace di più. Infatti vogliamo che ognuno si senta a proprio agio nella band nell’aspetto compositivo e questa line up ha lavorato abbastanza bene. Crediamo che ci siano generi “opposti” nelle nostre biblioteche, quindi in questo senso è difficile a volte suonare un genere metal specifico. Un altro punto forte dei Grimtotem è che hanno a che fare con una presenza femminile nella band. Nella scena metal locale non è comune vedere una donna che fa metal, né tanto meno vedere dal vivo una pagan metal band con una frontwoman che contribuisce alla locale scena metal, e anche il modo in cui abbiamo ravvivato la nostra musica per via di questa presenza. Questo genera molto più coinvolgimento e interesse nel pubblico che partecipa ai concerti, perché presentiamo una proposta fuori dallo standard.

Avete da poco pubblicato il singolo Invunche: cosa vuol dire il titolo e quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

Il titolo del nostro singolo significa “uomo deforme” in spagnolo. Questa attribuzione appartiene a una leggenda dalla cultura Chiloé del sud del Cile che racconta della creatura mostrata nell’artwork del singolo. Questa creatura non è capace di parlare e comunica solamente tramite ringhi e urli. Invunche è il protettore delle caverne Kalkus di Quicaví e ha la facoltà di vendicarle quando c’è bisogno. Il nostro scopo principale per questo singolo è anticipare qualcosa dal nostro album (di futura pubblicazione, ndMF) nella migliore qualità possibile. Avere materiale di qualità ci permette di promuoverci al meglio, ma anche di provare a diffondere informazioni sulla cultura dei nostri usi e costumi e delle nostre lingue.

Non conoscendo i testi, mi sono concentrato sulla musica. Ammetto che il vostro sound mi ha sorpreso non poco, avete personalità e non temete la sperimentazione, complimenti davvero! Di cosa parlano le canzoni Kütral e Invunche?

Kütral vuol dire “fuoco” in lingua Mapuzungun. L’ispirazione principale per questo pezzo è tratta da una leggenda chiamata “Dei della luce” che narra di come i Mapuche fossero abili a fare il fuoco. In tempi passati, i Mapuche stavano nelle caverne di notte e la maggior parte del cibo che avevano nella loro dieta era crudo. I Mapuche erano molto spaventati dalle eruzioni dei vulcani e dai terremoti che sono molto comuni in quest’area anche oggigiorno. Il testo di Kütral racconta questa legenda e di come i Mapuche sono riusciti ad ottenere il fuoco dalle eruzioni e dai terremoti. Il fatto di avere del fuoco era visto come una benedizione e un buon modo di riscaldarsi e di cucinare il cibo. Ci sono molti aspetti sulla visione del cosmo da menzionare, come passaggi sulla correlazione spirituale tra il sole, la luna, la vita umana prima della scoperta del fuoco. Küyen (la luna) conta i giorni per apparire nella sua forma intera mentre si guarda riflessa nell’oceano per vedere la faccia del sole alcuni giorni o notti al mese. Nel frattempo, gli umani vivevano nella completa oscurità e Madre Terra richiese agli anziani spiriti di avere un’eruzione vulcanica come atto di misericordia e di speranza per loro. Nel caso di Invunche, gran parte del testo è un parallelo tra la storia di Hob della Bibbia e l’apparizione di Invunche sulla faccia della terra. Entrambi rivendicarono al loro creatore e lo maledirono per la loro esistenza. Questa rivendicazione di Invunche al cielo e anche questo maledire l’intero creato, lui stesso e i Kalkus (i maghi) che lo presero per il proprio bene. Invunche vide anche gli orrori dei bianchi nella sua terra, come i genocidi e gli omicidi di massa.

Qual è il significato della copertina?

Come detto nel testo di Invunche, il significato della copertina rappresenta un richiamo alla creazione per la libertà e la liberazione spirituale. A volte tendiamo ad essere egoisti e crudeli con i nostri stessi, con fratelli, sorelle e tutte le creature viventi. La copertina è la riflessione di una creatura sovrumana che è stanca di tutti questi comportamenti ostili ed è chiaro quando rilascia dal suo cuore lo spirito della creazione e la verità di essere ancora vivi. A volte siamo nella sua stessa posizione – abbiamo regali come la musica e la passione per essa, ma siamo coinvolti in sentimenti differenti, il più delle volte odiandoci l’uno con l’altro. Noi ci consideriamo guerrieri, sì, ma a volte cadiamo nell’errore di non combattere per il lato giusto.

Pensi che il folk/pagan metal sia un buon mezzo per raccontare la storia e le tradizioni di determinate nazioni/città/eventi?

Penso che essere interessati alla scena folk/pagan metal è un buon modo per diffondere il mondo della cultura in generale e delle tradizioni di diverse parti del mondo. Dobbiamo partire dalla base che il folk metal incorpora il “folklore” nel metal, e il folklore stesso è incentrato su storie, tradizione, musica e culture di certi posti o luoghi nell’insieme. Per gli ascoltatori del metal, il mix tra elementi folk, diverse composizioni ritmiche, lo stile metal e la lingua utilizzata nei testi può generare un’atmosfera unica che ci fa respirare qualcosa di completamente diverso e di esterno dal nostro modo di vivere. Il folk/pagan metal ci guida verso un viaggio veramente emozionante. d’altro canto, ci possono essere variazioni tra stili visto che non tutte le persone ascoltano metal. Per esempio, ci sono molti artisti nel mondo che diffondono la loro cultura concentrandosi solo sugli elementi folk delle loro parti e delle loro stesse radici. Incredibilmente, questi artisti che sono fuori dal mondo del metal possono gestire il loro messaggio al meglio, ma possono essere tanto forti (o anche più forti) quanto il messaggio di una band metal. Infatti, questi generi calzano perfettamente con le intenzioni menzionate sopra e possono essere usate come una buona fonte per educare gli altri che non hanno mai sentito di specifici posti o eventi.

Vi definite influenzati dal folklore cileno e dalla cultura mapuche: vuoi accennare ai lettori di cosa si tratta e in quale maniera influenzano i Grimtotem?

Il nostro folklore, come anche la cultura Mapuche, hanno un ruolo importante per l’esistenza dei Grimtotem, perché per noi la musica folk/pagan metal è uno scambio costante di informazioni riguardanti qualunque evento da qualunque angolo del mondo, quindi l’ispirazione centrale è venuta fuori basandoci su questa sorta di principio. Oggigiorno ci sono un totale di dieci gruppi etnici in Cile a parte i cileni stessi e crediamo che il nostro paese sia ricco in cultura che noi vogliamo condividere con tutti. I Mapuche appartengono a uno di quei gruppi etnici e sono considerati una minoranza nazionale in Cile. I Grimtotem sono stati fondati nella stessa area dove si tennero i maggiori conflitti. Inoltre, combatterono per oltre 500 anni da quando gli invasori spagnoli arrivarono in questo continente con l’intento di massacrarli tutti (reminder: gli spagnoli NON “scoprirono” solamente l’America come è scritto nei libri di storia). Il loro scopo di recuperare le loro terre rubate e sopravvivere alla repressione attuale della società cilena in generale, perché sfortunatamente qui non c’è abbastanza rispetto per loro. Come non ispirarsi a ciò? Per noi i Mapuche sono veri guerrieri e il rispetto che hanno per la terra è veramente unico. La visione del mondo riguardante i Mapuche e la loro lingua è anche un accurato argomento d’interesse da usare nei contenuti dei testi delle canzoni dei Grimtotem. Tra i Mapuche gli eventi più importanti venivano trasmessi oralmente. Come band stiamo cercando di acquisire la conoscenza dalla loro lingua per essere in grado di trasmettere le loro storie in modo che possiamo recuperare un po’ del meglio dalle nostre radici.

Com’è la scena musicale in Cile? Esiste un movimento folk/pagan metal?

In Cile non c’è al giorno d’oggi un preciso movimento folk/pagan, ma negli anni scorsi era molto più comune vedere eventi che incorporavano band di quei generi. Questa scena è particolarmente piccola e direi che ci sono meno di dieci band che lavorano attivamente per questo genere in tutto il paese; comunque, molte di queste band lavorano separatamente. Nel caso dei Grimtotem finora abbiamo anche noi lavorato indipendentemente, ma prossimamente la band lavorerà in collaborazione con i gruppi Ulkan Newen, Briselas e Knighthood (tutte band folk metal dal Cile) tra le altre formazioni di altri generi in un progetto chiamato Lof Crisol. Vi informeremo come procederà questo movimento, ma servirà principalmente a dare un impulso e supporto alle band per crescere come dovrebbero nella scena musicale cilena.

Cosa pensi dei Folkheim e del loro Napu Ñi Tiam?

Mapu Ñi Tiam dei Folkheim ha dimostrato di essere un lavoro eccezionale. Hanno preso molte risorse dalla nostra cultura in termini di testi e di strumenti folk da ogni angolo del territorio cileno continentale e polinesiano. Qualcosa che mi attrae particolarmente di questo album sono i testi e spero veramente che il resto del mondo possa capirli nel loro significato reale. Musicalmente parlando, ogni risorsa usata calza a pennello con i concetti che hanno provato a implementare creando una buona atmosfera. Mapu Ñi Tiam è infatti il miglior album folk metal rilasciato in questo paese in termini di produzione, background culturale, storia ed eventi dalla nostra terra. Se siete ascoltatori di folk metal e volete imparare qualcosa sul Cile in tutti quegli aspetti menzionati prima, allora ascoltate Mapu Ñi Tiam come una scelta immediata, perché è un pezzo fondamentale della scena folk latino americana.

Come ti sei avvicinata all’heavy metal e al canto?

Ho iniziato con l’heavy metal solo 10 anni fa quando avevo 13 anni, prima di allora mi piaceva ascoltare rock classico. Avevo dei parenti che vivevano nella capitale e ogni volta che li andavo a trovare mi mostravano molte band e dvd live di band metal con stili diversi. Nonostante tutti i classici che avrei potuto ascoltare dai Metallica agli Iron Maiden e così via, io iniziai con i Rammstein. Da allora sono la mia band preferita. Trovo che il tono di voce e il duro accento tedesco e i riff della chitarra all’epoca mi trasmettevano dei sentimenti strabilianti. Pochi anni dopo potei ascoltare più “aggressività” nella musica, ma fu un processo lento. Una volta scoperte band folk e pagan metal, nel 2010 cominciai a chiedermi come potesse suonare il mio growl, o se fosse possibile per una donna fare facilmente del growl, così quello che feci fu prendere e provare una canzone degli Ensiferum chiamata Little Dreamer. Da allora non smisi mai di provare, soprattutto quando i Grimtotem furono fondati. Sono stati sei anni di costante pratica e mi sento molto soddisfatta dei risultati. Comunque, non mi considero una vera cantante perché non ho mai preso lezioni o mi sono fatta supervisionare da qualcuno. Ci sono molti aspetti da migliorare e di cui prendersi cura, e non chiudo la mia mente alla possibilità di iniziare a cantante in clean e di dare differenti atmosfere alle canzoni dei Grimtotem.

Quali sono le voci che ti influenzano maggiormente e chi è il chitarrista che ammiri i più?

Attualmente le voci che mi hanno influenzato sono tutte nel metal estremo. Abbiamo Som Pluijimers (ex Cerebral Bore): la sua voce è assolutamente aggressiva ed è una grande ispirazione per me. Ha un growl veramente profondo e una qualità che non tutte le cantanti dell’extreme metal hanno e non sembra una donna mentre canta. Questa è una delle qualità che sto tentando di imparare ed acquisire per il mio personale stile di canto. Per il lato maschile ICS Vortex è uno dei miei cantanti preferiti, il più delle volte quando lo fa in clean. Sul mio chitarrista preferito non ho una particolare preferenza, quindi parlerò di due chitarristi. Il primo è Jari Maenpää (Wintersun). È sempre un piacere per me guardare le sue performance live e come gestisce i suoi show in generale, e anche il lavoro con la chitarra e gli arrangiamenti in studio. Il suo stile nel suonare è una grande ispirazione per me nei miei doveri di chitarrista e nell’aspetto compositivo per i Grimtotem. In aggiunta, c’è un altro chitarrista che mi piace ascoltare e il suo nome è Andy Timmons. Adoro i sentimenti che mette nei suoi assoli che sono veramente eleganti, e dimostra anche una grande tecnica. Le sue canzoni mi sorprendono veramente.

Perché canti e suoni in una band pagan metal?

Suono e canto in una band pagan metal perché era un sogno da quando ho scoperto il genere e mi sono innamorata immediatamente della musica e di tutto ciò che ne deriva. In quel momento ho deciso che se avessi mai iniziato una carriera musicale, sarebbe dovuto essere un genere che amavo, cercando un modo per ampliare un po’ lo scambio culturale delle informazioni che comporta il folk/pagan. È duro però trovare delle band che provano a suonare questo tipo di genere in genere in Cile. Non rimpiango la scelta con me stessa e non mi arrenderò facilmente.

State lavorando a delle nuove canzoni? Suoneranno come quelle contenute in Invunche? In caso, sarà un nuovo singolo, un EP o un full-length?

La band sta attualmente lavorando su nuove canzoni che faranno parte del nostro full-length di debutto. In termini di composizione, cercheremo di assicurarci che tutte le tracce suonino diverse le une dalle altre in termini di arrangiamento e variazioni che saranno maggiormente udibili quando avrete l’occasione di ascoltarle (spero) presto. In termini di produzione, le tracce contenute in Invunche e le nuove che verranno suoneranno un po’ diverse nell’album, ma in una maniera giusta. Questo non vuol dire che non siamo soddisfatti del risultato ottenuto con il singolo che abbiamo rilasciato, ma ci sono molti aspetti che possono essere fatti meglio, come la maniera in cui la band può suonare in alcune parti della canzone per creare le atmosfere che ci aspettiamo, aggiornamenti nell’attrezzatura utilizzata nel registrare, molti più strumenti folk e altro. Stiamo cercando davvero di ottimizzare meglio i risultati tenendo in considerazione tutti questi elementi.

Come sono i concerti dalle vostre parti? Per noi europei è difficile da immaginare, ma quando lo faccio mi viene da pensare una gran quantità di gente accalcata sotto al palco, con una temperatura infernale! Il pubblico canta/poga, oppure è più concentrato sulla musica?

La nostra scena metal locale è grande, ma devo dire che molte band sono in un livello ancora molto underground. La maggioranza dei luoghi d’incontro o dei bar non hanno molto spazio per contenere il sound massiccio e da killer delle band, ma il supporto dato dal pubblico è buono. Il più delle volte i luoghi d’incontro sono pieni, ma forse l’aspetto più triste è che le band metal spesso non sono pagate per la loro partecipazione agli show. I Grimtotem fanno parte di questa realtà. Ci sono molte persone che partecipano ai concerti che hanno espresso il loro interesse in ciò che facciamo. Abbiamo fatto anche concerti durante i quali la temperatura era caldissima e il coinvolgimento del pubblico era assolutamente ottimo, ma il più delle volte il pubblico mantiene un ruolo passivo e più mirato sulla musica che suoniamo e sullo show in se. A volte la nostra scena metal locale tende a dimenticare che il pubblico andrà a vedere uno show, ma in qualche modo comprendo la situazione, perché i palchi disponibili sono veramente piccoli, per questo diventa molto difficile essere consapevoli di ciò. Sfortunatamente, per anni i Grimtotem sono caduti nello stesso errore di provare le canzoni ma non pianificare come lo show sarebbe stato. Abbiamo potuto realizzare questa situazione quando abbiamo avuto l’opportunità di supportare i Turisas in una data l’anno scorso nella capitale. Quella fu la nostra prima volta in assoluto su un palco più grande e ci sembrava troppo grande per noi, quindi non abbiamo ricevuto molti vantaggi dallo spazio che avevamo per mostrarci come vedevamo di solito negli imponenti concerti metal. Da quell’esperienza ci siamo sforzati di una performance energetica e buona sul palco. Speriamo che questo sia un aspetto che abbiamo migliorato per far sembrare i nostri show più divertenti e professionali.

Vi piacerebbe suonare in Europa? Riuscirete a promuovere Invulche con tour o date nella vostra zona?

Penso che dobbiamo essere onesti riguardo l’idea di suonare in Europa: sarebbe un sogno divenuto realtà! Vedo spesso quanto sia grande la scena folk/pagan e vorremmo esprimere sul palco la nostra proposta musicale e anche la nostra energia che liberiamo sul palco quando suoniamo qui dalle nostre parti. Ci aspettiamo di raggiungere quello scopo dopo l’uscita del nostro full-length di debutto. Per il nostro singolo attuale Invunche non abbiamo ancora pianificato un tour. Dopo l’uscita dell’album ci saranno sicuramente maggiori possibilità di fare un tour.

Sono felice di avervi ospitato sulle pagine di Mister Folk, spero di sentire presto della nuova musica marchiata Grimtotem! Chiudi l’intervista a tuo piacere.

I Grimtotem ringraziano il sito Mister Folk per l’opportunità di condividere informazioni su noi e anche di contestualizzare un po’ come funziona dalle nostre parti. Apprezziamo molto il vostro interesse per la nostra musica e per i concetti che stiamo implementando. Infine, speriamo di raggiungere più pubblico dall’Europa e di essere capaci di diffondere molto di più la nostra musica in un continente così attivo come si è dimostrato da sempre. Grazie mille! E restate collegati con le nostre news e le nostre prossime release sulla nostra pagina Facebook officiale.

¡AMULEPE TAIÑ WEICHAN! – LA NOSTRA LOTTA PREVARRÀ!

ENGLISH VERSION:

This is the first Italian interview with Grimtotem: please, introduce the band to Mister Folk’s readers.

For all Mister Folk’ readers, we are Grimtotem, a pagan metal band founded in 2011 in the frontier warfare of Bío-Bío, Chile. Grimtotem mixes influences from extreme metal music (mostly from Europe) and folk elements from our land which can be identified in our music. The lyric content is mostly written in Spanish and also some terms and concepts in Mapuzungun, a language from one the biggest ethnic groups in Chile. We are really looking forward that you enjoy reading and knowing something new about us! Current line up: Carolina Rebolledo: vocals/guitars – Cristian Ruiz: guitars/choirs – Nicolás Molina: keyboards – Rodrigo Castillo: fretless bass – Deathscythe: drums/folk instruments.

How would you label your music? What are, in your opinion, Grimtotem’s strong points?

Grimtotem is certainly a mix of influences and if we have to label our music it might be an attempt to mix elements from extreme metal and the “folk-ness” signifiers of sounds and rhythm patterns. In spite of that, most of our listeners that have heard our tunes have told us that there’s absolut much more to find out from other subgenres, such as death or black metal influences at most. We are looking forward to spreading a message to every person that need a word of inspiration or demonstrate interest in knowing about our roots and not just making music for the only pleasure to do it. Hence, one of the strongest points that Grimtotem has is that we are not closed minded to experiment with each member’s personal influences in music. For example, whenever we make arrangements to the new songs there’s always plenty of space for each member in the band to express themselves in their personal style of playing they have or choosing the type of sound they like most. In fact, we want everyone to feel comfortable in the band in the compositive aspects and this current line up it has worked quite well. We believe there are some truly “opposite” genres in our libraries in those terms, so in that sense it’s hard sometimes to play a very specific genre of metal. Another strong point in Grimtotem has to do with a female fronted presence in the band. In our local scene it is not common to see women into metal, and less common to see live a female fronted pagan metal band contributing to the local metal scene, and also the way we’ve been spicing our music due to that presence. That creates much more engagement and interest for the audience that attend to gigs, because we present a total different proposal out of the standards.

You recently released the single Invunche. What does the title mean? What are your goals?

The title of our single means “deformed man” in Spanish. This attribution belongs to a legend coming from the Chiloé culture in southern Chile that tells about the creature shown in the artwork of the single. This creature is not able to speak and only communicates through growling and screams. Invunche is the protector of the Kalkus’s cave of Quicaví and had the faculty to avenge them when needed. Our main goals for this single is to get something in advance from our debut album in a much better quality. Having a quality material allows us to promote ourselves better as a band, and also keep trying out to spread the word about the culture of our land using of our own language(s).

Since I did not know the lyrics, I focused on music. I have to say that your sound surprised me considerably. You have personality and you are not afraid of experimentation. Congratulations! What are the songs Kütral and Invunche about?

Kütral means “fire” in Mapuzungun language. The main inspiration for this track was taken from a legend called “Gods of light” which tells about how the Mapuche were able to make fire. In past times, the Mapuche used to stay in caves at night and most of the food they had in their daily diet was raw. The Mapuche felt afraid of the volcano eruptions and earthquakes which are both very common to happen in this area even these days. Lyrics in Kütral retell this legend and how the Mapuche could finally manage to get some fire from these eruptions and earthquakes. The fact that they got some fire was seen as a blessing and a fine way to get warm and cook their food. There are so many aspects about the Mapuche cosmovision to mention, such as passages about the spiritual correlation between the sun, the moon, the human life within the discovery of fire. Küyen (the moon) counts days to appear in its entire form while looking itself in the ocean reflection looking forward to seeing the face of the sun some mornings or evenings in the month. Meanwhile, humans were living in full darkness and mother Earth claimed to the ancient spirits to get a volcano eruption as an act of mercy and hope for them. In the case of Invunche, most of the lyrics are a parallel between the Bible´s story of Hob and the appearance of the Invunche in the face of the earth. Both claimed to their creator and cursed them for their existence. This Invunche claims to the sky and also cursed the whole creation, himself and the Kalkus (wizards) who took him for their own good. Invunche also sees the horrors of white people in his land, such as genocide and mass murder.

What’s the meaning of the front cover?

As mentioned in the lyrics of the song Invunche, the meaning of the front cover represents a claim to the creation for freedom and spiritual liberation. Sometimes we tend to be so selfish and cruel with our own brothers, sisters, and every existing creature. The front cover is the reflection of a superhuman creature that is tired of all those hostile attitudes and it is reflected when he releases from his heart the spirit of creation and the truth of still being alive. Sometimes we are in the same position as him – we have the gifts such as music and passion for it, but we are involved in mixed feelings, most of the times hating each other. We consider ourselves as warriors, yes, but sometimes we fall in the mistake of not fighting for the right side.

Do you think that folk/pagan metal is a good way to pass down the stories and traditions of given countries/localities/events?

I think getting into folk/pagan metal scene is a good way to spread the word about culture in general and traditions from different places in the world. We need to start from the basis that folk metal incorporates “folklore” into metal, and folklore itself is mainly focused on stories, tradition, music and culture from a certain place or location as a whole. For metal listeners, the mix between folk elements, different patterns of rhythm, the metal style, and the language expressed on lyrics can generate a unique atmosphere that makes us breathe something complete different and external from our own ways of living. Folk & Pagan metal music guides us to a very exciting journey. On the other hand, there can be variations among styles since not all people listen to metal. For example, there are many artists worldwide that spread the word about their culture focusing only on the folk elements from their location and their roots themselves. Surprisingly, these artists that are out of the metal world can manage to share their message as well, but it can be as strong (or even stronger) than a metal band’s message. In fact, these genres themselves fit perfectly on the intentions mentioned above and can be used as a good source for educating others who have never heard of specific places or events.

You say you are influenced by Chilean folklore and Mapuche culture. Could you give our readers some information about them and explain how they inspire Grimtotem?

Our folklore as well as the Mapuche culture play an important role for the existence of Grimtotem, because for us folk and pagan metal music is a constant exchange of information regarding any event from any corner in this world, so the central inspiration came up based on that sort of principle. Nowadays there’s a total of 10 ethnic groups in Chile apart from the chileans themselves and we believe our location is rich in cultural background that we’d like to share with everyone. The Mapuche belong to one of these ethnic groups and they are considered as a national minority in Chile. Grimtotem was founded in the same area where the main conflicts have been held there. Besides that, they’ve been fighting for over 500 years since the Spanish invaders arrived in this continent with the intention to massacre them all (Reminder: The Spaniards DID NOT just “discovered” America as written in history books). They aim to recover their stolen lands and survive the actual repression from the chilean society in general, because unfortunately there’s no enough respect for them here. How not to get inspiration?. For us the Mapuche are real warriors and the respect they have for the land is very unique. The world view concerning the Mapuche and their language is also a matter of interest that we consider as interesting and accurate to use in the lyric content of Grimtotem songs. Within the Mapuche language the most important events in their culture were transmitted orally. As a band we are really looking forward to acquiring the knowledge from their language and being able to transmit their stories in a manner that we can recover a little bit the best from our roots.

What is the music scene like in Chile? Is there any folk/pagan metal movement?

In Chile there isn’t precisely any specific folk/pagan movement nowadays, but in previous years it was more common to see gigs that incorporated bands of those genres. This scene is particularly small and I’d say there are less than 10 bands working actively for the genre throughout this country; however, most of these bands have been working separately. In the case of Grimtotem since now we’ve been working independently too, but in a very close future the band will be working collaboratively with the bands Ulkan Newen, Briselas and Knighthood (all folk metal bands from Chile) among other bands from other genres in a project called Lof Crisol . We’ll eventually inform how this movement is going to be like, but it will mainly give an impulse and support to these bands to grow as they should into the chilean music scene.

What do you think about Folkheim and their Mapu Ñi Tiam?

Folkheim’s Mapu Ñi Tiam has demonstrated to be an outstanding piece work. They have taken lots of resources from our culture in terms of lyrics and folk instruments from every corner of continental and polynesian chilean territory. Something that attracts me most from this album is the lyric content and I really wish the rest of the world could understand them in its real meaning. Musically speaking, every resource used fits well on the concepts they tried to implement giving a fine atmosphere. Mapu Ñi Tiam is in fact the best folk metal album released in this country in terms of production, cultural background, history and events from our land. If you are a folk metal listener and would like to learn something from Chile in all of these aspects mentioned above, then listen to Mapu Ñi Tiam as an immediate option because it is fundamental piece of Latin American folk scene.

How did you get into heavy metal music and singing?

I started being into heavy metal only 10 years ago when I was 13, before that I was more likely to listen to classic rock. I have some relatives who live in the capital city and whenever I visited them they showed me a lot of bands and live DVDs from metal bands in different styles. Despite of all classics I could hear from Metallica, Iron Maiden and so on, I started off with Rammstein. Until these days, it is one of my all time favorite bands. I found that the vocal tone, the rough accent of the German language and the guitar riffs lead me into a mindblowing feeling at that time. A few years later I could stand more “aggressiveness” in music, but that has been a slow process. Once I discovered folk and pagan metal bands in 2010 I began to wonder how my growls may sound, or if it is possible for a female to get into growling easily, so what I did was to take an Ensiferum song I like called “Little Dreamer”. Since then I never stopped rehearsing, mostly when Grimtotem was founded. It’s been 6 years of constant practice and I feel very satisfied with the results. However, I don’t consider myself as a real singer yet since I have never taken lessons or supervision from anybody. There are certainly many aspects to improve and to take care of, and I don’t close my mind to getting started into clean singing and give a different atmosphere to Grimtotem’s new song.

What voices influence you the most? Who is your favourite guitarist?

Actually the voices that influence me are all into extreme metal music. Here we got Som Pluijmers (ex-Cerebral Bore). Her vocals are absolutely badass and a great inspiration for me. She has a really deep growl and a feature that not all female extreme metal vocalists have and is that she doesn’t sound like a “female” when doing it. That is one of the main features I’ve been trying to learn and acquire to my own style of singing. From the male side ICS Vortex is one of my favorite male singers, mostly when it comes from his clean singing. About my favorite guitar player I don’t have any I particularly like, so I am going to talk about two guitar players. First one is Jari Maenpää (Wintersun). It is always a pleasure for me to watch his live performances and how he manages his show in general, as well as the guitar work and arrangements on studio. His style of playing means an influence for me on my duties as guitar player in the compositive aspects for Grimtotem. Additionally, there is another guitar player I enjoy listening and his name is Andy Timmons. I love the feeling he gives to his solos which are very elegant, and he also demonstrates a really good technique. His songs really blow me away.

Why do you sing and play in a pagan metal band?

I sing and play in a pagan metal band because It’s been a dream since I discovered the genre and fell in love immediately of the music and everything that comes from it. In that moment I decided that if I ever started a music career, it must be from a genre I love and find a way to expand a bit the cultural exchange of information that folk/pagan metal brings. It is also hard to find bands that give their attempts to play this type of genre in Chile at least. I don’t regret at all of taking this challenge with me and I will not give it up very easily.

Are you working on new songs? Will they sound like the tracks included in Invunche? In case, will it be a new single, an EP or a full-length?

The band is currently working on new songs which correspond to our debut full-length album. In terms of composition, we’ll try to make sure that all tracks sound different from each other in terms of arrangements and variations that will be more noticeable when you have the chance to hear them in (I hope) not so far away future. In terms of production, the tracks included in Invunche and the ones to come will sound a little bit different in the album, but in a good way. It doesn’t mean that we’re not satisfied with the results obtained from the single we released, but there are several aspects that can be done better, such as the way the band may sound in some parts of the songs to create the atmosphere we expect, upgrades in the gear used for the recordings, more folk instruments etc. We are really looking forward to optimize better the results taking into consideration all these elements.

What are the gigs like where you live? As a European, I cannot visualize the context properly, but, when I try to do it, I imagine a big crowd under the stage and with a temperature hot as hell! Does the audience sing/mosh, or is it focused mainly on music?

Our local metal scene is big, but I must say most of the bands are still in a more underground level. The great majority of venues or bars have not plenty of space to get a massive and killer sound for the bands, but the support given to local metal bands from the target audience is good in general. Most of the time the venues are full, but maybe the saddest aspect is that metal bands almost never get paid for their participation in the shows. Grimtotem takes part of the same reality. There are many people who attend to gigs and have expressed their interest in what we do. We have also had gigs in which the temperature is hot as hell and the engagement with the audience is absolutely great, but most of the times the audience maintain a more passive role and get more focused on the music we play and the show itself. Sometimes our local metal scene tend to forget that the audience is going to see a show, but in somehow I can understand the situation, because the stages available in the venues are very small so it gets more difficult to be more conscious about it. Unfortunately, for years Grimtotem also fell in same mistake of only rehearsing the songs but not planning how the show is going to be like. We could realize about the situation when we had the chance to support Turisas last year in a jam to the capital city. That was our first time ever in a bigger stage and the stage itself seemed too big for us in that sense, so we didn’t take much advantage of the space we had to show off as we normally see in massive metal shows. Since that experience we’ve been making our efforts to bring a good and energetic performance on stage. Hopefully that’s an aspect we’ve been improving to make our show look more entertaining and professional.

Would you like to play in Europe? Will you be able to promote Invunche with tours and dates in your area?

I think we have to be honest about the idea of playing in Europe: It would be a dream came truth!. I see very often how big is the folk/pagan metal scene and we’d love to express on stage our proposal in music and also the energy we release on stage when we play here in our local scene. We expect to accomplish that goal after our debut full-length album comes out. About our current single Invunche, we have not planned a tour for it yet. After the album release there will be more touring possibilities for sure.

I am glad I had the opportunity to host you on Mister Folk website. I hope to listen soon to new music “branded” Grimtotem! Please, feel free to add any comments.

Grimtotem would like to thank Mister Folk website for the opportunity to share information about us and also contextualize a little how everything work in our land. We appreciate very much your interest in our music and the concepts we’ve been implementing. Finally, we hope to reach more audience from Europe and being able to spread much more from our music in such active continent as it’s been demonstrated since ever. Thank you very much! and stay tuned to our news and coming releases on our official Facebook page.

¡AMULEPE TAIÑ WEICHAN! – OUR FIGHT WILL PREVAIL!

Intervista: Vanaheim

Dopo aver recensito l’EP The House Spirit non si poteva non intervistare i Vanaheim, realtà olandese dalle grandi potenzialità. Ne è uscita una bella chiacchierata con il chitarrista Nick, il cantante Zino e il bassista Mike, toccando vari argomenti come dischi digitali vs dischi fisici, il folk metal italiano e, chiaramente, il lavoro svolto per The House Spirit.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

Iniziamo parlando di quando e come si sono formati i Vanaheim. Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere con la vostra musica?

Nick: Innanzitutto, grazie per essere interessato a un’intervista! I Vanaheim sono stati fondati nel maggio del 2015, ma a quei tempi solo Zino (voce), Bram (batteria) ed io eravamo nella formazione. È partito tutto dall’idea di formare un gruppo pagan/folk metal, e alcuni amici ci hanno introdotto tra di noi. Abbiamo notato che avevamo le stesse idee riguardo al far parte di una band, quindi è partito tutto così. Comunque, ci è voluto un po’ prima di arrivare alla line-up attuale; lungo la strada ci sono stati dei cambiamenti, ma siamo arrivati alla solida formazione attuale, con Zino alla voce, Bram alla batteria, Mike al basso e me e Michael alle chitarre. Divertirci a suonare è il nostro obiettivo principale, ma anche produrre folk/pagan metal unico e di alta qualità. Amiamo suonare live, e uno degli obiettivi a cui teniamo di più è organizzare o unirci a un tour internazionale o suonare ai festival. Ovviamente tutti vogliono suonare al Wacken, ma noi puntiamo anche a Hörnerfest, Dark Troll Festival, Ragnarök e tutti quegli eventi folk/pagan/black più piccoli!

Avete da poco pubblicato l’EP The House Spirit. Vuoi raccontare ai lettori di Mister Folk il tema che lega i testi e chi è Domovoj?

Mike: Il concetto generale dei testi di The House Spirit è il vedere la foresta come un enorme tesoro pieno di miti e storie fantastiche, e di far notare l’incredibile potere della natura.

Zino: Un Domovoj è una creatura della mitologia slavica. Storie diverse hanno idee diverse sul suo aspetto, ma è spesso menzionato come uno spirito della casa (NdT: uno spirito residente in una abitazione che protegge una famiglia). È uno spirito amichevole e protettivo, ma solo se lo si tratta bene. Se si vive una vita scorretta, se ad esempio si impreca parecchio, non gli si dà da mangiare, o se sei cattivo nei confronti degli altri, può trasformarsi in un pericoloso poltergeist, e far diventare la vita in casa tua una cosa insopportabile e spaventosa. Fa casino, rovina le tue cose, e se non stai attento ti spinge giù dalle scale! Ovviamente, il nostro è un pochino più malvagio rispetto ai vecchi racconti. Il nostro Domovoj vaga per la foresta in cerca di una casa da tormentare, e se ne avesse la possibilià ucciderebbe qualcuno di sicuro.

Siete al debutto ma suonate come una band con anni di esperienza. Qual è il vostro segreto?

Zino: Parliamo molto tra di noi. Siamo parecchio attivi sui social, e ci teniamo aggiornati sui nuovi cambiamenti. È vero, esistiamo dal 4 maggio 2015, e molto è accaduto in così poco tempo. Ma il nostro “segreto” è avere una buona divisione dei compiti. Ognuno fa quello che dovrebbe fare, e fanno tutti un ottimo lavoro. Ad esempio, io ho passato parecchio tempo ad arrangiare musica per l’EP, a fare le basi, arrangiare le canzoni, cercare di fare in modo che ci fosse unità stilistica (su questo processo ho lavorato a stretto contatto con Mike). Nick invece è un genio della pianificazione, booking, social e promozione. Ci ha portato a suonare ai festival, nei club, e a dividere il palco con gruppi che adoriamo, e questo ci ha aiutato parecchio a spargere la voce sui Vanheim! E durante questo processo siamo diventati ottimi amici!

Le canzoni suonano personali anche se non nascondete una certa ammirazione per alcuni gruppi. Come gestite le vostre influenze e quali credi che siano i nomi più importanti per la vostra musica?

Mike: Nel mio caso, l’ispirazione per un riff può venire in pratica da qualunque cosa. Una camminata nella foresta, o anche solo il mio umore quando prendo in mano il basso. Per quanto riguarda le band, io mi ispiro definitivamente a Moonsorrow e Finntroll, quindi il merito va a Mr. Trollhorn! Spesso io e Zino lavoriamo strettamente quando scriviamo nuove canzoni e prendiamo ispirazione in larga parte dalla musica folk antica o da strumenti provenienti da ogni parte del mondo. A volte può essere una singola persona che canta mentre suona uno strumento strano che non abbiamo mai visto prima e a volte è un gruppo di persone che cantano di antiche storie in una lingua che non capiamo, ahah! C’è un sacco da scoprire e un sacco di storie che devono essere raccontate.

La title-track ha una forte componente dei Finntroll nelle orchestrazioni. Queste, però, sono sempre usate con saggezza e buon gusto. Come vi regolate con la tastiera durante la scrittura dei brani? Nasce tutto da un giro di chitarra o avete un altro modo di lavorare?

Zino: È un po’ come ha detto Mike parlando delle origini dei nostri riff. Vale per il basso, per la chitarra, batteria, voce, e ovviamente anche per le nostre orchestrazioni o tastiere. Io nasco come tastierista. Si, suono anche altri strumenti, ma ho “zero” capacità con la chitarra. Questo mi ha portato spesso a situazioni in cui ho scritto prima parti orchestrali, o la batteria, e poi ci ho aggiunto chitarra o basso. Mike ha scritto un sacco dei riff che senti nelle nostre canzoni. Io gli passo la mia idea, lui registra qualche opzione diversa, ne scegliamo una, e si continua! Sono molto ispirato dalla musica tradizionale, e fonderla col metal spesso porta a risultati sorprendenti! Ascolto anche parecchi gruppi dello stesso genere, e ovviamente ci ispiriamo ad alcune delle band menzionate prima, hanno di sicuro avuto un ruolo nel motivo per cui suoniamo questo tipo di musica!

Perché uno strumentale da sette minuti come Forefather’s Awakening? La canzone è veramente bella, ma stupisce trovare un brano del genere in un lavoro di soli quattro pezzi.

Mike: Vero, hai assolutamente ragione. Non è qualcosa che ti aspetteresti da un EP del genere. È una sorpresa! Serve molto bene il tema generale e ci aggiunge una nuova dimensione. Quando Zino ci ha fatto sentire la canzone per la prima volta anche io ero molto sorpreso, ma sin dal primo ascolto ho pensato che dovevamo inserire questa canzone nel nostro primo lavoro, perchè mostrava che eravamo in grado di fare canzoni acustiche un po’ più calme. È qualcosa che vogliamo mantenere anche nelle prossime uscite. Queste tracce acustiche hanno un’espressione completamente diversa, e nella mia opinione hanno un bell’effetto collaterale. Le canzoni più calme aiutano a processare mentalmente quelle più pesanti e dure, e ti danno un po’ di respiro.

Nick: Sono completamente d’accordo con Mike, aggiunge uno strato di diversità all’insieme dell’EP: noi non siamo un gruppo con un solo asso nella manica, che ad esempio sa fare solo canzoni veloci da bevuta. Questo EP è la nostra prima uscita, e vogliamo far vedere cosa abbiamo fatto e cosa siamo in grado di fare. Puoi immaginarlo come un biglietto da visita per entrare nella scena folk metal e far sapere che esistiamo. A parte quello, offre un buon contrasto con le altre canzoni, soprattutto con la più cattiva Daughter Of The Dawn che la segue immediatamente.

The House Spirit è disponibile solamente in formato digitale. Credete che il formato fisico sia sempre più in disuso per i gruppi underground? La vostra è una scelta di comodità/economica o c’è dell’altro?

Nick: È vero che fino ad adesso il nostro EP era solamente disponibile in Europa in un formato digitale. Però esistono già delle versioni fisiche, in una bellissima confezione digipak, che si può trovare ai nostri spettacoli. Il problema è che stiamo ancora cercando la soluzione migliore per renderli disponibili in tutto il mondo, soprattutto visto il prezzo ridicolo di una spedizione dall’Olanda. Pensiamo di aver trovato un modo, appena saremo riusciti a preparare tutto lo faremo sapere dalla nostra pagina Facebook. Per quanto riguarda se il formato fisico sia obsoleto; personalmente, credo di no. Però il costo di stampa è abbastanza alto, e credo sia un passo in più per i gruppi che vogliono questo tipo di formato. Personalmente mi piace quando una band mette il suo impegno e i suoi sforzi in una release fisica, e sono certamente disposto a pagare. Anche nei nostri show, dove vendiamo gli EP, notiamo che la gente è più che disposta a comprarne uno. Per quanto riguarda i Vanaheim, vogliamo assolutamente fare qualcosa di più, aggiungere del valore a un disco fisico. Quindi la prima serie di EP è limitata a 200 copie, numerate a mano, il che aggiunge un tocco esclusivo.

Come e dove si sono svolte le registrazioni del disco? La produzione e la cura del suono sono di alto livello, non si trovano spesso dei prodotti così curati nell’underground!

Mike: Grazie mille per il complimento! Significa molto per noi! Si potrebbe dire che l’EP è stato costruito come un grande puzzle. Abbiamo iniziato con il registrare la batteria nella sala prove del mio altro gruppo. Poi ho inciso le mie parti di basso e cori nel mio studio casalingo. Idem per Zino, anche lui ha registrato voce e tutti gli strumenti folk a casa sua in Olanda. Le parti di chitarra sono del nostro caro amico James Chancé, dalla Francia. Mi ha mandato le parti registrate in DI e io ho fatto un re-amp nel mio studio in casa. Quando ho messo insieme tutti i file il mixaggio è stato il passaggio successivo, e la parte più grossa della produzione. Ci abbiamo messo parecchio tempo per trovare il suono perfetto per l’EP e tutti i piccoli dettagli, ma da quel che sono in grado di vedere finora, posso dirti che ogni singola ora di lavoro è valsa la pena. Siamo davvero fieri di come The House Spirit sia venuto fuori alla fine e ovviamente puntiamo a una produzione ancora migliore per il nostro prossimo lavoro! Il lavoro per rendere la nostra prossima uscita ancora più curata non si fermerà mai.

Come vi state muovendo per i concerti? Com’è la scena dalle vostre parti e vi sentite parte di essa?

Nick: Beh, la risposta è un po’ banale, ma ovviamente vogliamo suonare il più possibile 😉 ! Nei Vanaheim mi occupo principalmente io di organizzare i concerti, visto che avevo già fatto esperienza con la mia precedente band folk metal, i Druantia. Fortunatamente la scena metal olandese è molto buona e calorosa, soprattutto per i gruppi underground! Siamo riusciti ad organizzare parecchi concerti nel nostro primo anno, anche prima di far uscire della musica. Ad esempio il Little Devil di Tilburg è un gran bel posto per i gruppi che stanno facendo i primi passi e ha permesso di dare uno scossone alla scena (folk) metal. Ci sentiamo assolutamente parte della scena qui in Olanda, anche se non ci sono molti gruppi ancora attivi. Ci siamo resi conto di essere davvero parte della scena quando gli Heidevolk ci hanno invitato a fare da opener per il concerto speciale in cui hanno registrato un DVD live, un grande onore per un gruppo piccolo come il nostro! Quindi anche se non ci sono molti gruppi folk o pagan in Olanda, la scena è viva e molto unita! A parte quello la scena metal in generale e il supporto per quel tipo di musica sono piuttosto buoni in Olanda, soprattutto al sud in città come Eindhoven e Tilburg.

State lavorando a del nuovo materiale? Un nuovo EP o il disco di debutto? Ci saranno delle differenze a livello musicale rispetto The House Spirit?

Mike: Si, stiamo lavorando a qualcosa e ovviamente sarà diverso. Però stiamo cercando di stabilire e rimanere fedeli al suono dei Vanaheim. Cerchiamo di lasciare che i Vanaheim suonino sempre più come i Vanaheim e di sviluppare le nostre capacità di scrittura e il nostro suono verso un livello più alto, raggiungendo uno stile unicamente nostro. Inoltre Michael, il nuovo arrivato in famiglia, si sta prendendo cura di alcune parti del songwriting e siamo molto felici di averlo trovato (o che lui abbia trovato noi). Con Michael dalla nostra parte le cose saranno molto migliori di prima.

Conoscete qualche gruppi italiano di folk/pagan metal?

Zino: Conosco qualche nome, ma c’è un solo gruppo folk metal italiano che ascolto, e si chiamano Furor Gallico. Sono un gran gruppo, e mi piace parecchio il loro album omonimo, Furor Gallico. Dateci un’occhiata!

Nick: Oltre a quello che ha detto Zino, io aggiungerei gli Elvenking, che sono una specie di mix tra folk e power metal. È un po’ un gusto acquisito, ma non sono affatto male, soprattutto se siete fan del lato più melodico e power del folk! Ci sono anche i Krampus, ovviamente, ma non so se sono ancora vivi? L’ultima cosa che ho ascoltato era il loro fantastico album di debutto, in cui mischiavano folk metal e metalcore (suona strano, ma la musica era magnifica!), ma dopo quello sembra siano rimasti in silenzio.

Grazie per il tempo concesso, spero di sentire presto della vostra nuova musica!

Nick: A nome dell’intero gruppo, voglio ringraziarti per il tuo interesse verso i Vanaheim! Ricordatevi di lasciare un like sulla nostra pagina Facebook per avere nostre notizie, e potete trovare The House Spirit su Spotify, Youtube, iTunes, Bandcamp o dovunque possiate immaginare. A presto!

ENGLISH VERSION:

Let’s start by talking about when and how Vanaheim was founded. What are the goals you plan to achieve?

Nick: At first, thanks for your interest in an interview with Vanaheim! Vanaheim was founded in may 2015, but back then only Zino (vocals), Bram (drums) and me were present in the line-up. It started from the idea to form a pagan/folk metal band, and some friends introduced us to each other. We noticed we had the same ideas about being in a band, so that’s how it all started. However, it took a while before the final line-up was actually formed; we had some line-up changes along the way, but it resulted in the steady line-up as it is today, with Zino on vocals, Bram on drums, Mike on bass and me and Michael on guitar. Having fun while playing is something that is our main goal, also we want to produce high-quality, unique folk/pagan metal. We love to perform, and a personal goal for us would be to join or organize an international tour or play at festivals. Of course everyone wants to play at Wacken, but for us our main goal is to play at festivals like Hörnerfest, Dark Troll Festival, Ragnarök and all those other smaller folk/pagan/black metal festivals!

You recently released the The House Spirit EP. Can you tell our readers who Domovoj is, and what’s the concept tying the lyrics together?

Mike: The overall lyrical concept for The House Spirit is to see the forest as a big treasure full of amazing stories and myths and to point out the unbelievable power of nature.

Zino: A Domovoi is a slavic, mythical creature. Different stories have different opinions about its appearance, but it is often mentioned as a House Spirit. It is a friendly, protective and helpful spirit, but only if you treat it nice. If you live in a bad way, so for example you curse a lot, you don’t feed it, or you are bad to other people, it can change in a dangerous poltergeist, which makes living in your house unbearable and scary. It makes sounds, it messes around with your stuff, and it might push you from the stairs if you are not careful! Of course we made our fellow a bit more evil than described in the old stories. Our Domovoi wanders in the forest, while looking for a house to harass, and it will definitely kill someone if it gets the chance.

You’re just at the beginning, but already sound like a band with years of experience. What’s your secret?

Zino: We talk a lot together. We are very active on social media, and we keep each other updated about new changes. We do exist since the 4th of may 2015, and a lot happened in a short time. But our biggest “secret” is that we have a good division of tasks. Everyone does what he is supposed to do, and everyone does a very great job. For example, I have spend a lot of time arranging music for the EP, making backing tracks, arranging the songs, and trying to find ways to make the songs match together. (I have worked very close with Mike in this process). While Nick is a booking, planning, promotional, and social media mastermind. He got us playing on festivals, club shows, and playing together with bands which we all love, and this helped us so much to spread the word of Vanaheim! Besides that we became very good friends during the whole process!

Your songs sound personal, though you’re not hiding your admiration for certain bands. How do you manage your influences and what are the most important ones for your music?

Mike: The inspiration for a riff can come from basically everything in my case. From a walk in the forest or just from the mood I have when I grab my bass. When we talk about bands I am definitely inspired by Moonsorrow and Finntroll, so the credit goes out to Mr. Trollhorn! Zino and I are often working closely together when we write new songs and we take a huge piece of our inspiration from ancient folk music or folk instruments from all over the world. Sometimes it is a single man singing while playing his strange folk instrument that we have never seen before and sometimes it is a group of people who are singing about ancient stories in a language that we cannot understand, haha! There is a lot to discover and there are a lot of stories which need to be told.

There’s a strong Finntroll element in the title track, in regard to its orchestrations, though they’re always used with tastefulness and wisdom. What’s the role of the keyboard during songwriting? Does it all come from a guitar riff or is the writing process different?

Zino: It’s a bit what Mike mentioned earlier about the origin of our riffs. This goes for bass, guitar, drums, vocals, and of course also for our orchestrations, or keyboards. Originally I am a keyboardist. I do play some other instruments, but I have “zero” guitar skills. This has often lead me to situations in which I wrote orchestrational parts, or drums first, and afterwards I added guitar or bass. Mike wrote a lot of the riffs you hear in our songs as well. I just send him my idea, he records some different options, we pick one, and we go on! I am very much inspired by traditional music, and combining it with metal often leads to surprising parts! I also listen to a lot of bands in the same genre, and of course we are inspired by some of the earlier mentioned bands, they definitely played a role in the reason why we are playing this style of music!

What’s the reason behind a seven-minute-long instrumental like Forefather’s Awakening? It’s a beautiful track, but it’s surprising to find this kind of work in a four-track EP.

Mike: Yes indeed, you are totally right. It’s something you would not expect from such an EP. It’s a nice surprise! It serves the overall EP theme very good and adds a new dimension to it. When Zino showed us the song for the first time I was very surprised too, but from the first listen I thought that we have to have this song on the first release because it also shows that we are able to make acoustic songs which are a bit calmer. This is also something we definitely want to keep for the future releases. These acoustic songs just have a totally different expression and they have a nice side effect in my opinion. Calmer songs help to process the harder/heavier songs in your head and they give you a sort of relaxation from all the faster and harder songs.

Nick: I completely agree with Mike, it adds another layer of diversity to the overall EP: we are definitely not a one-trick pony which can only produce for example fast party songs. This EP is our first release, and basically we want to show what we got, and what we are capable of. You can see this as our ‘business card’ to enter the folk metal scene and give a shout-out that we exist. Besides that, it provides a nice contrast with the other songs, especially the harsh Daughter Of The Dawn which immediately follows on the EP.

The House Spirit is only available in digital format. Do you think physical formats are becoming outdated for underground bands? Is this a matter of convenience/costs, or is there another reason?

Nick: Up until now it’s indeed true that our EP is only available in a digital format throughout Europe. However, we already have a physical version of the EP, in a beautiful digipack case, which is available at our shows. The problem is mainly that we are still working out what the best way is to make them available worldwide, especially since shipping is ridiculously expensive from the Netherlands. We think we found a way, but as soon as we set everything up, we will notify everyone through our Facebook page. On the matter of physical formats are outdated; my personal opinion is that they are not. However, the pressing costs are pretty high so it might be an extra step for bands to produce a physical release. I personally like it when a band puts thought and effort in a physical release, and I am most certainly willing to pay for that. Also during our shows, where we sell the EP, we notice that people are more than willing to buy one. When it comes to Vanaheim, we definitely do want to do something extra, to add some value to a physical release. Therefore the first batch of EP is limited to 200, hand-numbered pieces, which adds some kind of exclusive touch to the whole EP.

Where and how was the album recorded? Production values and sound quality are of a level that’s rarely found in underground bands!

Mike: Thank you very much for the big compliment! That means a lot to us. You could say that the EP came together like one big puzzle. We started with tracking the drums in Germany at the rehearsal place of my other band. Then I recorded my bass and backing vocal parts at my home studio. Same goes for Zino, he also recorded his vocals and all the folk instruments at his home in the Netherlands. The guitar tracks are coming from our dear friend James Chancé from France. He send me the recorded DI tracks and I re-amped them in my home studio as well. When I had all the files together the mixing came next as the biggest part of the production. We took a lot of time to find the right sound for the EP and all the little details but as far as I can judge so far, I can tell you that it was worth every single hour. We are very proud about how The House Spirit turned out in the end and of course we are aiming for a even better production for our next record! The drill to make the next record even better will never stop.

What’s the plan regarding playing live shows? What’s your local scene like, do you feel you’re part of it?

Nick: Well, it’s kind of a boring answer, but of course we want to play as much as possible 😉 ! In Vanaheim, I arrange most of the shows, since I already had some booking experience from my previous folk metal band Druantia. Luckily the metal scene in the Netherlands is pretty good and lively, especially for underground bands! We managed to arrange quite a lot of shows in our first year, even before we had any music released. For example the Little Devil in Tilburg is a great way for starting bands to perform and it ensured a kickstart in the (folk) metal scene. We definitely feel part of the folk metal scene here in the Netherlands, even though there are not many bands still active. Knowing that we are really part of the scene came when Heidevolk invited us to play the support act for their special show where they’d record a live DVD, which was a big honor for such a small band as us! So even though there are not that many pagan / folk metal bands in the Netherlands, the scene is pretty alive and really close! Besides that the general metal scene and the support for the music is pretty good in the Netherlands, especially in the south with cities like Tilburg and Eindhoven.

Are you working on new material? A new EP, or a full length album? Will there be differences on a musical level compared to The House Spirit?

Mike: Yes we are working on something and of course it will be different. However, we will try to establish and remain the Vanaheim sound. We try to let Vanaheim sound even more like Vanaheim and develop our songwriting and our sound to a new level, developing our own unique style. Also our newest member of the family Michael is now taking some parts of the songwriting and we are very glad that we have found him or that he found us. With him on our side we will make a lot things better than before.

Do you know any Italian folk/pagan metal band?

Zino: I know some names of Italian folk metal bands, but there is only one Italian folk metal band from which I know the music, and they are called Furor Gallico. It’s a great band, and I really like their self titled album Furor Gallico. Check them out!

Nick: Besides what Zino mentioned, I could add Elvenking to that list, which is a bit of a mix between folk- and power metal. The music is an acquired taste, but good nonetheless, especially if you like the more melodic and power metal side of folk metal! Of course there is Krampus as well, but I don’t know if they are still alive? The last thing I heard from them was their amazing debut album where they mixed folk metal and metalcore (as strange as it sounds, the music was awesome!), and after that it went pretty much silent.

Thank you for your time, hope to hear new music from you soon!

Nick: On behalf of the whole band we want to thank you for your interest in Vanaheim! Make sure to ‘like’ our Facebook for more news and check Spotify, Youtube, Itunes, Bandcamp or any other channel you can imagine listen to our first release The House Spirit. Cheers!

Intervista: Stilema

Dopo un periodo di pausa, i laziali Stilema sono tornati in attività con una nuova voglia di fare e un sound fresco che unisce varie influenze sotto lo stendardo del folk metal. Tra poeti greci, deliziose melodie e interessanti anticipazioni, il cantante Gianni Izzo racconta con passione della sua creatura e del nuovo lavoro Ithaka, buona lettura!

ph. Elena Bugliazzini

Iniziamo presentando gli Stilema ai lettori di Mister Folk.

Ciao Fabrizio, gli Stilema sono nati parecchi anni fa come una folk band acustica, che univa la musica cantautorale italiana alla musica etnica, soprattutto di matrice irlandese, un qualcosa di molto vicino ai primi Modena City Ramblers per intenderci. Negli anni il sound è cambiato, abbiamo introdotto dapprima le chitarre elettriche, ora abbiamo decisamente virato verso un suono più metal. L’EP Ithaka è il nostro terzo lavoro in studio.

La band si è riformata nel 2015 dopo un periodo d’inattività. Cosa ti ha spinto a riformare il gruppo e a “cambiare” genere musicale?

Crediamo di avere qualcosa d’interessante da proporre, e ora abbiamo più possibilità ed esperienza per portare avanti il progetto in modo continuativo, quindi abbiamo deciso di riprovarci. Nonostante sia affascinato da strumenti quali flauto e violino e ami la musica folk, la realtà è che il 95% del tempo che passo ad ascoltare musica, è caratterizzato esclusivamente da heavy metal e rock. Per quanto all’inizio m’intrigasse l’idea di scrivere e interpretare i miei brani con un sound diverso, dopo un po’ ho avuto “nostalgia di casa”. Quindi era ovvio che l’unico modo per poter rimettere in piedi il progetto, era potermi esprimere in un contesto in cui mi sento più a mio agio, da qui il “cambio” di genere, senza ovviamente abbandonare le radici folk della band.

Nella recensione parlo di “folk metal adulto” e di venature progressive. Quali sono i gruppi che senti abbiano influenzato maggiormente gli Stilema?

Per quel che mi riguarda gli Iron Maiden e i Mägo De Oz sono le band per eccellenza che porto nel cuore, e penso che il mio modo di comporre sia stato influenzato dai loro rispettivi sound. Alcuni dei duetti delle chitarre, certe ritmiche e riff degli Irons mi avevano già suggerito quanto il metal potesse essere arricchito anche dalla tradizione folk, pensa al riff di Transylvania o all’andazzo di Quest For Fire, o ancora al sublime finale di The Prophecy. I Mägo De Oz hanno poi confermato questa mia idea, e insieme ai nostrani Rhapsody (e le loro varie incarnazioni) mi hanno insegnato che anche il metal può essere cantato nella propria lingua, e non necessariamente in inglese. Inoltre ti citerei i Jethro Tull e gli Orphaned Land… Probabilmente è grazie a loro, ma fuori dal metal anche grazie alla famosa collaborazione tra la PFM e De Andrè, che hai sentito quelle venature progressive nel nostro sound. Ognuno di noi ha ovviamente le proprie influenze stilistiche, ad esempio il nostro chitarrista Federico Mari è molto più vicino al metal estremo e al doom, credo che questo si sentirà maggiormente nel nostro prossimo lavoro, poiché anche lui ora sta dando il suo contributo come autore di alcuni brani che vi compariranno.

La title track è un omaggio al poeta greco Konstantinos Kavafis. Da dove nasce la passione per la poesia e perché Kavafis?

Le poesie sanno essere musicali anche senza strumenti, e la musica sa essere poetica anche senza parole. Se ci pensi, il loro è un matrimonio perfetto, non hanno necessariamente bisogno l’una dell’altra, perché sanno sorreggersi da sole, ma se si uniscono possono creare un forte legame chimico. Questo è ciò che cerchiamo di fare, la poesia è sempre stata parte integrante della nostra musica. Nel nostro primissimo lavoro, c’era uno strumentale ispirato a “L’addormentato Nella Valle” di Rimbaud. E nel prossimo disco ci sarà “Ninna Nanna Della Guerra” di Trilussa. È stata Alessia, la nostra flautista, a propormi “Ithaka” per scriverne un eventuale brano. Di questa mi ha intrigato il tema della vita come viaggio. Di Kavafis in generale mi piace la denuncia ad una società che non sentiva sua, e la ricerca introspettiva di una felicità che il poeta ritrovava nelle proprie radici pagane e nella cultura ellenica. Ma il nostro omaggio all’uomo o all’artista è solo secondario, se non fosse così, rimarrebbe un esperimento fine a se stesso. Quando prendiamo in prestito una poesia, lo facciamo principalmente per l’interesse verso il tema che questa porta avanti.

La canzone Girone Dei Vinti ha una tonalità quasi cantautorale. Mi domando quindi se apprezzi quel tipo di musica e cosa ne pensi di Branduardi, musicista menestrello per antonomasia.

Come ti dicevo, siamo nati proprio unendo musica cantautorale e folk. La prima è una dimensione che adesso abbiamo un po’ messo da parte, a favore di chitarre elettriche e doppio pedale, ma da ciò che mi dici, mi fa davvero piacere notare che riesce comunque ad emergere. Sebbene mi venga in mente sempre per primo De Andrè tra i cantautori a cui mi ispiro, considero Branduardi un ottimo musicista. Da Confessioni Di Un Malandrino, passando per Ballata In Fa Diesis Minore o Il Sultano Di Babilonia, ho apprezzato molti dei suoi lavori originali, o comunque le melodie che ha sapientemente reinterpretato. La cura e la ricchezza degli arrangiamenti nei brani di Branduardi poi è superlativa, e per questo rara, soprattutto se pensi al minimalismo che caratterizza certa musica italiana.

Ph. Elena Bugliazzini

Il violino e il flauto sono strumenti molto presenti nelle tre canzoni e le loro melodie sono spesso di primaria importanza. Come nascono i brani degli Stilema e cosa pensi che possano dare quei due strumenti alla musica heavy metal?

L’heavy metal è un genere in continua mutazione, sa rinnovarsi e si adatta perfettamente ad ogni tipo di contaminazione senza snaturarsi mai, o quasi… Insomma, ogni tanto escono fuori anche gruppi come le Babymetal, o i Sonic Syndicate, ma a parte questi refusi, si vola alti. Quindi anche strumenti che potrebbero sembrare lontani da questo genere, possono arricchirne invece il sound. Personalmente ho una predilezione per il timbro del violino e del flauto, ma in linea di massima penso che non esista strumento che non possa contribuire ad alimentare positivamente il nostro genere musicale. In linea generale ognuno compone brani o parti di un brano per conto proprio, poi li finiamo di arrangiare insieme in studio. In particolare, i miei pezzi nascono sempre da singole melodie che ho in testa, a cui cerco di dare un ruolo. Alcune di queste poi faranno parte della linea della voce, altre del violino, altre ancora del flauto. Intorno a queste melodie primarie, poi costruisco la base del brano e aggiungo il testo.

La copertina è di forte impatto e inizialmente sembra stonare con la musica proposta dal gruppo. In realtà, a un’analisi più attenta, si capisce che è la giusta immagine per il contenuto del cd. Vuoi spiegare ai lettori il significato dell’intera grafica?

L’artwork è stato disegnato dalla nostra amica Elena Bugliazzini, che ha egregiamente saputo dare forma alle nostre idee. Abbiamo deciso di rappresentare il tema principale di Ithaka, nello specifico, la fine di questo lungo viaggio, alle porte della città. Nella poesia di Kavafis, il viaggio verso Ithaka è la metafora della vita stessa, dove la città verso cui siamo inevitabilmente diretti, può rappresentare la stessa morte, la destinazione finale, che può far paura, e che nell’immaginario può essere letta come un posto buio, malinconico, ma che per nostra natura, ci rende inevitabile cominciare il nostro cammino. È proprio questo viaggio, che ci permetterà di trasformarla da un posto desolato, ad un posto simbolicamente ricco, lì dove la ricchezza è rappresentata da tutto ciò che abbiamo appreso nella vita. La Ithaka dell’artwork vuole essere il riflesso di questo arricchimento interiore del viaggiatore, che ha saputo vivere a pieno le proprie esperienze, accrescendosi attraverso queste. Il mare in tempesta rappresenta gli ostacoli che ognuno di noi incontra durante la propria esistenza, e che deve affrontare per evitare di affondare. Ci siamo divertiti poi a rappresentare la ricchezza interiore, attraverso tanti piccoli dettagli appartenenti all’arte, alla storia e alla mitologia classica. Oltre ai templi, ai due colossi, avrai notato anche gli strumenti musicali tipici, il famoso labirinto che si vede dalla finestra sul retro della copertina, e il piccolo mosaico del minotauro.

L’EP Ithaka è un’anticipazione di qualcosa di più corposo? State lavorando a nuove canzoni?

Sì, già mentre registravamo questi brani, eravamo in fase di scrittura del nuovo materiale. Abbiamo voluto rilasciare questo breve EP per vedere come sarebbe stata percepita la nostra proposta, dal momento che abbiamo, non solo cambiato il nostro sound, ma anche introdotto elementi nuovi negli arrangiamenti, come le tastiere, che non avevamo mai usato prima. Ti posso anticipare che il nuovo disco avrà uno spettro musicale più ampio, non solo attingeremo soluzioni da più tradizioni etniche, ma andremo a toccare anche parti del metal più estremo che abbiamo introdotto ultimamente qui e lì nel nostro sound.

Mi fa davvero piacere che nella scena romana-laziale ci sia una “nuova” e valida realtà! A te la parola per chiudere l’intervista.

Fabrizio, grazie mille per lo spazio che ci hai concesso, per le tue parole e la tua disponibilità. Un saluto a tutti i lettori di Mister Folk, che invitiamo, qualora fossero stati stuzzicati dalla nostra proposta, a seguirci sulla nostra pagina Facebook e su Soundcloud, dove potranno ascoltare in streaming il brano “Girone Dei Vinti”. Speriamo di vedervi ai nostri live. Raise Your Horns Metalfolkers \m/

Intervista: Bloodshed Walhalla

A due anni dalla precedente intervista, si torna a parlare con il polistrumentista Drakhen, la persona che è l’anima di uno dei progetti migliori d’Italia, Bloodshed Walhalla. Il motivo è presto detto: Thor, terzo disco di fresca pubblicazione, è un lavoro strabiliante per bellezza e qualità. Mister Folk supporta la buona musica italiana e quella di Drakhen è senz’altro tra le migliori espressioni.

Per il nuovo album ti sei concentrato sulla mitologia norrena: come mai questa scelta? Si tratta di un concept album oppure le canzoni sono slegate tra di loro?

Ciao Fabrizio e grazie per avermi concesso questa intervista sulla pagina di Mister Folk. Prima di tutto vorrei complimentarmi per il tuo gran lavoro e supporto per le band italiane che come la mia hanno bisogno di visibilità nel panorama nostrano e non. Thor non è un concept album, ma una bella testimonianza marcata e incentrata su temi a noi cari. Si parla di mitologia, si parla di leggende, eroi, guerrieri e guerre, miti del mondo norreno. Ogni traccia racconta una storia ben distinta. Parliamo del Dio Thor e del suo mitico martello, parliamo del Dio Tyr alle prese con il lupo gigante Fenrir, narro favole o racconti totalmente inventati basati su sottofondi nordici. Chi ascolta Thor dovrebbe immaginare un ragazzo di mezza età del sud Italia che parla di mitologia dei popoli scandinavi. Per loro tutto è scontato e magari banale, ma per me che scrivo i testi e musica per i Bloodshed Walhalla è un mondo tutto da scoprire. Non provo nessun imbarazzo nel mettermi in gioco anche perché scrivo questo materiale perché sono patito e mi diverte troppo farlo. Il messaggio che vogliamo dare con Thor è molto semplice: dopo tre album volevamo marcare definitivamente il nome dei Bloodshed Walhalla nella scena del viking metal mondiale. Ci siamo riusciti? Non lo so, ma con i pochissimi mezzi a disposizione siamo sicuri di aver regalato al pubblico di parte un lavoro (anche se pur sempre fatto in casa) solido e accettabile, magari non agli stessi livelli di produzione di alte realtà, ma con di idee valide e chiare.

Sono nati prima i testi o la musica? Hai un metodo di composizione che prediligi?

Il modus operandi è sempre lo stesso da quando ho iniziato a comporre musica. Creo prima la struttura del brano con una linea vocale immaginaria, a volte fischiettata, e poi scrivo il testo in base anche alla melodia del brano e alla cattiveria espressa sugli strumenti. Siccome i testi dei Bloodshed Walhalla sono in inglese mi avvalgo del supporto di una traduttrice impeccabile che lo parla come l’italiano: mia moglie. Insieme ci divertiamo a scrivere e adattare il testo alla song.

Perché Thor come titolo? Sei particolarmente legato al dio del tuono, oppure la scelta è ricaduta sulla canzone che senti più rappresentativa?

Queste tracce hanno una storia abbastanza lunga, sono anni che sono state immaginate, create, incise e re-incise. Alcune sono state inserite in principio in alcune demo che forse qualcuno conosce. Thor è presente su un demo del 2014 che si può anche ascoltare liberamente ovunque. Thor è la canzone dell’album più riuscita, per questo abbiamo deciso di intitolare così l’album, ricorda sonorità molto care a voi amanti del viking metal e a mio avviso estinte. In principio era senza tastiera, un po’ più cruda. In questa versione abbiamo aggiunto cori e sintetizzatori che si intrecciano alla perfezione.

Sul booklet e su internet non sono presenti i testi delle canzoni, puoi dirci qualcosa a riguardo?

Purtroppo, in accordo con la Fog Foundation, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, anche per questo terzo lavoro non è stato possibile inserire i testi sul booket. Questo per me è un grave errore anche perché la mia voce molto sofferta e gracchiante non ti permette di capire effettivamente cosa sto cantando, ma purtroppo non posso farci niente. Spero il prima possibile di poter inserire i testi sulla nostra pagina ufficiale. In Thor e in Tyr raccontiamo le gesta e la potenza delle due divinità alle prese dei loro rispettivi acerrimi nemici. Tyr come tutti sanno sacrificò una sua mano offrendola al lupo Fenrir per far si che la bestia venga catturata da Odino e zittita grazie ad un laccio rosso magico. Mentre Thor riesce a scacciare Jotunn il gigante grazie al suo martello Mjolnir ed alla sua mitica forza nel mondo più sperduto del creato. Day By Day è una favola totalmente inventata che narra di un guerriero vichingo che solitario e morente sulla riva di un lago ricorda la battaglia appena terminata e immagina le valchirie che stanno venendo a prendere la sua anima per portarla nella Valhalla dove ogni giorno potrà continuare a combattere e ubriacarsi con i suoi fratelli e divinità. In …And Then The Dark la grande foresta va a fuoco e subito dopo piomba l’oscurità e le bestie invadranno il mondo. Ma è grazie a un uomo con l’armatura d’oro e alla sua forza divina che tornerà tutto com’era prima. L’intro e l’outro sono collegate tra loro grazie alle atmosfere dei brani e al titolo. In pratica sono un addio e un ritorno a casa. L’addio degli uomini che partono alla scoperta di nuove terre da raziare o colonizzare e il ritorno tra le braccia dei loro cari carichi di vittorie e tesori. Wind Of Nord è un incubo dove mi compare un’orribile figura femminile che inzia a mostrare la mia morte. Sono sofferente e spaventato, ma quando il vento inizia a soffiare accarezzandomi dolcemente il viso, tutto lentamente svanisce. In Nine World è tempo di spade e grandi battaglie in tutti i nove mondi.

L’uso della tastiera è in questo album a dir poco fondamentale: tra eleganti tappeti e melodie ipnotiche si rivela essere uno strumento di grande impatto. Nella canzone Thor è un synth quello che si sente?

Da quando ho scoperto questo fantastico strumento musicale (premettendo che principalmente sono chitarrista e cantante), non riesco più a farne a meno, mi diverte tantissimo, si riescono a creare melodie di grande fattura forse più che con la chitarra elettrica. In questo album forse abbiamo un po’ esagerato con i volumi, data l’inesperienza con lo strumento. Come si suol dire, ci siamo fatti prendere un po’ dall’euforia e dalla novità, ma il risultato finale tutto sommato ci ha soddisfatto dato che la tastiera fin ora non era mai stata suonata nei nostri album. In studio mi diverto a creare cose pazzesche che vale la pena incidere e proporre al pubblico. In Thor i Bloodshed Walhalla hanno usato sintetizzatori Yamaha.

In …And Then The Dark la tastiera crea un effetto quasi liturgico. Ci sono dei musicisti o dei gruppi che apprezzi per l’uso delle keys?

Sì, in quel brano predominano gli organi ed effettivamente il suono proposto è proprio quello da liturgia, nel contesto suonano bene. Rispondendo alla domanda, trovo magnifiche le esecuzioni dellla tastiera dei Moonsorrow.

Day By Day dura ben diciassette minuti. Mentre la stavi componendo eri più spaventato dalla lunghezza oppure eri eccitato perché stavi portando all’estremo il fattore durata senza perdere un briciolo di qualità?

Day By Day è solo l’inizio, nel nostro prossimo lavoro (piccola anticipazione) che è stato quasi terminato e che spero veda la luce il prima possibile, ci sono brani all’incirca della stessa durata ed uno in particolare di trenta minuti. Quando ho composto questo pezzo avevo già le idee chiare, volevo creare un racconto musicale abbastanza vario e intricato, dove la classica epicità che prediligo manifestare doveva essere cadenzata per poi crescere di intensità e velocità. Il fraseggio iniziale di tastiera richiedeva almeno tre-quattro minuti di esecuzione, poi da cosa nasce cosa… ho iniziato a prenderci gusto inserendo varianti e introduzioni alla prima strofa cantata che troviamo solo passati i primi otto minuti. Dopo il racconto si ritorna alle origini del brano e a un successivo fraseggio di basso dove un po’ alla volta tutti gli strumenti entrano in gioco con parti diverse tra loro per poi sfumare lentamente tutti insieme. In questi diciassette minuti di musica non ho mai avuto paura di sbagliare qualcosa, anzi ero sempre più eccitatato ogni qual volta i pezzi del puzzle si incastravano alla perfezione. Vi assicuro che la canzone non deluderà i patiti del genere.

La musica di Bloodshed Walhalla è cambiata molto nel corso degli anni. Si parla sempre di viking metal bathoriano, ma nella tua musica ora sono presenti elementi folk e di metal estremo. Cosa o chi ti ha portato verso questo tipo di musica?

Se ti facessi leggere tutti i messaggi che ogni giorno i fan mi mandano da ogni parte della terra tu non ci crederesti. Fabrizio, in parte il mio sogno si è avverato. Quando nel 2006 ho creato questa one-man-band, il mio folle intento era quello di riprendere quelle sonorità che Quorthon aveva tristemente e tragicamente interrotto. Nordland doveva essere assolutamente completato. Sicuramente non ci sono riuscito, ma ho lasciato il segno. Quando si parla di band post-Bathory, il nome dei Bloodshed Walhalla è lì, insieme ai mostri sacri del settore viking. Quando qualcuno mi dice che ascoltando la nostra musica gli sembra di star ascoltando Quorthon, io mi riempio di orgoglio e ne sono fiero. Molti vorrebbero vedere i Bloodshed Walhalla dal vivo, ma questo tradizionalmente non potrà mai accadere. Ora, con Thor ci siamo misurati per riuscire a vedere se fossimo stati in grado di non sminuire il progetto complicando un po’ le cose a livello compositivo e di sound. Un piccolo cambiamento strutturale per iniziare a dare alla band una vera e propria identità sempre restando fedeli al progetto finale. Un po’ come se Quorthon fosse ancura vivo e rifacesse il look ai Bathory… folle vero? Gia un primo assaggio a un cambiamento lo abbiamo mostrato con l’EP Mather. Qui un misto tra folk metal di fattura scandinava si abbina ai testi della mia terra soleggiata. Data la critica abbastanza positiva abbiamo capito che quella era la strada giusta. Inoltre ho sempre dichiarato in altre interviste di essere uno spirito libero musicalmente parlando e il fattore one-man-band facilita le scelte e la strada giusta da intraprendere.

Ascoltando l’album ho l’impressione che tu abbia irrobustito le parti epiche così come quelle estreme sono ancora più violente rispetto al passato. Sei d’accordo con me?

Esattamente, ma questa è cosa naturale proprio dovuta al cambiamento che la band ha voluto affrontare in questo nuovo album. Diciamo che con i primi due lavori i ritmi seguivano andamenti cadenzati, in molte occasioni vicini al doom, mentre in Thor si può ascoltare una doppia cassa più matura e veloce e a volte “cattiva”. Anche i riff delle chitarre hanno subito questa innovazione diventanto a loro volta pesanti e ben suonati. Inseriti nel contesto epico classico dei Bloodshed Walhalla, il risultato ci ha convinto parecchio e ci ha dato quella maturità che la band forse aveva bisogno. Nell’EP Mather abbiamo cercato chiaramente di far capire agli ascoltatori che i Bloodshed Walhalla possono fare di tutto. Mather è un disco decisamente folk metal, ma chi ascolta capisce chiaramente che a suonarlo sono i Bloodshed Walhalla. In Mather si può ascoltare malinconia, gioia e rabbia, gli elementi della natura sono fondamentali. In Thor abbiamo cercato di replicare in maniera più dettagliata questo percorso intrapreso. Day By Day è la canzone che più rappresenta questo cambiamento. Per ora questo è il nostro marchio di fabbrica. Inoltre devo aggiungere o ricordare al pubblico che Thor, come i precedenti album, è stato ideato, suonato, registrato e mixato da una sola persona. Per me questo è motivo di vanto e come sempre ci tengo a sottoliniarlo in grassetto. Se tu mi dici che trovi le parti epiche più irrobustite, non posso che essere contento, perché il nostro intento era proprio quello. Altrettanto quando mi dici che trovi violente le parti estreme, è proprio quello che volevamo fare. Come dicevo prima un mix di malinconia, gioia e rabbia che pare stia funzionando alla grande. E comunque il tutto è altrettanto irrobustito da una certa dose di esperienza accumulata negli anni e messa in pratica saggiamente con le pochissime risorse a disposizione.

Un’altra cosa che si nota facilmente è la fiducia che riponi nella tua voce, con gli anni sempre più incisiva e sicura. Hai fatto qualcosa di pratico per raggiungere questo obiettivo, oppure è semplicemente frutto di anni di lavoro e confidenza con le tue capacità?

Sono molto soddisfatto dei risultati finali ottenuti con la mia voce stonata, perché non è stato per niente semplice registrare le parti soliste e soprattutto i cori. Facendo tutto da solo le difficoltà sono amplificate. Nessuno mi guida o corregge quelle imprecisioni che al primo ascolto ti sfuggono. Solo dopo parecchi ascolti riesco ad accorgermene e perfezionarle. Assemblare un coro, traccia per traccia, con una sola voce, è una impresa molto complicata e per di più senza armonizzatori. Solamente grazie all’esperienza sono riuscito ad ottenere risultati soddisfacienti. Non sono mai stato un cantante eccezionale, non ho mai studiato una sola nota del pentagramma, quindi tutto quello che ascoltate nelle song dei Bloodshed Walhalla è solo ed esclusivamente frutto di sacrificio autodidatta. Lo faccio perché la musica per me è passione, mi diverto e non voglio nessuno tra i piedi che contraddice i miei metodi e modi di fare.

Ho visto che in questo ultimo periodo ti diverti a suonare i pezzi degli Iron Maiden con una cover band. Mi domando quindi se hai mai pensato di prendere dei musicisti session per Bloodshed Walhalla e fare magari poche ma mirate esibizioni dal vivo.

Sì, faccio parte di una cover band degli iron Maiden della mia città insieme ai miei due fratelli e due amici patiti come noi della band inglese. Gli Iron sono la band che più di tutte mi ha fatto avvicinare negli anni ottanta al mondo dell’heavy metal, e a loro devo tutte le mie conoscenze musicali e strumentali della mia carriera da chitarrista. E comunque nei Sons Of Charlotte non suono la chitarra ma canto. Sono soprattutto specializzato alle timbriche di Paul Di anno, ma mi diletto e trovo divertente interpretare a modo mio le canzoni con Dickinson o Bayley. Bene, questo per far capire che mi piace tantissimo la vita on the road e in sala prove, l’ho sempre fatta amatorialmente e per il solo divertimento nel condividere con amici la vita da band. Ho pensato tante volte di portare i Bloodshed Walhalla sul palco con una vera e propria band, ma in questo caso le cose si complicherebbero parecchio. E prima di fare il passo cruciale ogni volta ho desistito e abbandonato il progetto sul nascere. Prima di fare il passo cruciale, ho desistito immaginando scenari che non avrebbero agevolato di certo la mia vita familiare e che si sarebbero messi in contrasto con il mio lavoro. Purtroppo è troppo tardi per intraprendere un percorso serio e lontano dalla mia routine quotidiana, ho 42 anni e non posso permettermi determinate situazioni. Con la cover band è tutto più semplice e non ti toglie molto tempo, un paio di ore a settimana per le prove ed un concertino ogni tanto. Invece con i Bloodshed Walhalla ho sempre sognato un discorso un po’ più serio ma che per forza di cose rimarrà tale. Anche se nella vita tutto può succedere e bisogna essere sempre pronti nell’affrontare qualsiasi cosa essa ti offre. 

Nei tuoi dischi non sono mai apparsi degli ospiti. Una scelta precisa da parte tua o non escludi la possibilità di averne in futuro?

Sono serissimo, un ospite negli album dei Bloodshed Walhalla c’è sempre stato ed è il mio maestro Quorthon. A lui devo tutto e a lui ho sempre dedicato tutti i nostri lavori in studio. Pensando a come avrebbe potuto interpretare lui una mia canzone sono riuscito a far pubblicare tre album ed un EP con il nome dei Bloodshed Walhalla.

Magari è presto per parlarne, ma so che sei un musicista che non sa stare con le mani in mano, quindi ti chiedo se stai già lavorando al prossimo capitolo di Bloodshed Walhalla, oppure se ci sono altre cose che bollono in pentola.

In questo momento, in questi giorni sto terminando le registrazioni di un concept sul Ragnarök. Nel giro di alcune settimane, salvo complicazioni, riuscirò a completare l’opera e proporla, per capire se un giorno potrà essere ascoltata. Vi anticipo anche che si tratta di oltre un’ora di musica concentrata in quattro tracce. Fatevi più o meno un’idea. Le cose da raccontare erano davvero tante. Questa è un’altra bella scommessa che voglio portare a termine e vincere.

Grazie Drakhen, è sempre un piacere parlare con te!

Grazie a te Fabrizio. A te devo molto e spero un giorno di poterti conoscere di persona. A presto.

Intervista: Vinterblot

Ritrovarsi con i Vinterblot è sempre un piacere e in ogni occasione il tempo passato insieme ai ragazzi della band è speciale. Quando si dice “le persone prima dei musicisti”. Ma quando le persone sono anche ottimi musicisti che sul palco spaccano il culo, allora è tutto perfetto! Quella che segue è una piacevole quanto interessante chiacchierata telematica con il cantante Phanaeus e il chitarrista Vandrer: promoter italiani e stranieri, rispetto per i gruppi che suonano ed evoluzione musicale sono alcuni dei punti toccati nell’intervista che segue. Buona lettura!

La band all’Helvete di Oslo.

Avete suonato da poco al prestigioso Inferno Festival di Oslo. Vuoi raccontarci come sono andate le cose e le vostre impressioni da musicisti e da spettatori?

Vandrer: Ciao Fabrizio! Partecipare all’Inferno Metal Festival è stato per noi la coronazione di un sogno, possibile grazie al supporto di chi ha votato la nostra band nel contest internazionale indetto dal Festival stesso. Abbiamo raggiunto Oslo con qualche giorno di anticipo, per poter visitare i punti più interessanti della città: dall’“Urlo”, all’Helvete shop alle navi vichinghe. Inutile dire che abbiamo vissuto un viaggio nel tempo, tornando tutti un po’ teenagers (infreddoliti), ahah! Siamo stati di giorno turisti e di notte.. ascoltatori incantati dalle decine di Band internazionali offerte dal Rockefeller, concert hall storica della città dove si è tenuto il festival, assistendo a tre giorni di concerti! Siamo molto soddisfatti della nostra stessa performance, dovuta alla combinazione di molteplici fattori tra cui grande divertimento, profonda emozione ma anche sano relax! Non possiamo che conservare un ricordo eccellente di questa esperienza, dapprima come ascoltatori e poi come musicisti.

Dopo un’esperienza del genere mi viene da chiedervi in cosa i promoter italiani sbagliano e come è possibile colmare il gap esistente tra Italia ed estero.

Vandrer: I promoter italiani (volenterosi) fanno spesso il proprio meglio ma purtroppo devono scontrarsi con l’assenza di locali adatti o ben disposti a ospitare concerti metal, oppure con delle ‘scene’ musicali assenti. Nel corso della nostra breve esperienza dal vivo in questi anni, abbiamo assistito a una tendenziale crescita qualitativa degli aspetti organizzativi, grazie alla diffusione di protocolli professionali ‘standard’ finalmente più consoni! A tutti coloro i quali s’interrogano su come poter colmare il gap non posso che consigliare di prendere a modello le realtà virtuose (siano esse italiane o nord-europee) e frequentare, per quanto possibile, concerti di rodata esperienza! Posso riassumere ciò che più comunemente ‘manca’ nell’underground italiano in una parola: il rispetto per il musicista. Ciò si avverte nei piccoli dettagli. É indispensabile venire incontro alle esigenze umane primarie: dall’offrire cibo-liquidi sino al dedicare 10 metri quadri di spazio alla band per potersi riscaldare pre-show. Non vi è un business, dunque non si può immaginare di camparne, ma trovo ridicolo invitare una band per poi proporre a questa di viaggiare per migliaia di chilometri senza poter offrire un rimborso per il viaggio in sé. Non si parla di cachet, ma di non indebitarsi per suonare dal vivo! Oggi c’è grande smania di suonare dal vivo ma è necessario quanto mai del buon senso da parte di band, promoter e pubblico. Migliori sono le condizioni (e il comfort…!) garantite ad una band, migliore sarà la riuscita generale dell’evento. Spesso da noi funziona al contrario, grandi aspettative e una non-proporzionata attenzione a ciò che conta davvero.

Vi considero gli italiani meno italiani sul palco, mi spiego: vedendovi e ascoltandovi ho sempre la sensazione di aver davanti una band straniera per personalità, precisione e presenza scenica.

Vandrer: Da ‘esterofilo’, ahah, lo prendo come un complimento! Scherzi a parte, se comprendo quanto hai espresso, sono molto felice che i Vinterblot possano dare tale impressione. Siamo sempre più orgogliosi di essere Italiani con il passare degli anni! Purtroppo però, come in altri settori, anche nella musica si avverte la sensazione che non vi siano le condizioni adeguate per coltivare i propri progetti. La conseguenza diretta è che, in gran parte dei casi, il dilettantismo non riesce a elevarsi a uno step successivo, complici le limitate risorse economiche e la mancanza di un terreno fertile dove metter radici. Un post Facebook di Michael Berberian della Season Of Mist fa avviò, tempo fa, una provocazione molto sottile sullo stato di salute della scena Metal italiana, riferendosi all’Italia come Paese ‘senza speranze’ (e chi se la scorda quell’uscita! ndMF). Sono sincero, la critica è importante ma l’autocritica è indispensabile! L’Italia non è un paese di cultura ‘rock’. Negli ultimi decenni la dolce vita e il “belcanto” hanno proiettato lunghe ombre di dispotismo culturale: non vi è alcuna apertura (ma soprattutto interesse) verso le minoranze. Da un lato, sono contrario all’importazione ossessiva di qualsiasi trend anglosassone, all’esterofilia cieca, al rinnegare le proprie radici. Ma allo stesso tempo, percepisco un goffo tentativo di occultamento di qualsiasi forma di musica non conforme agli standard socialmente ‘accettabili’. Detto questo, per noi è fondamentale prendere a modello band straniere, non solo per la loro professionalità, ma soprattutto perché la loro musica è la fonte stessa della nostra ispirazione.

C’è un posto che vi manderebbe fuori di testa poterci suonare? E potendo, con quale gruppo vi piacerebbe dividere il palco?

Phanaeus: Ce ne sono di eventi mozzafiato ai quali parteciperemmo volentieri, ritenendoli dei contesti entusiasmanti, adatti al nostro progetto. I primi nomi che mi balenano in mente sono il “Midgardsblot Metalfestival” (un open air nello splendido parco nazionale di Borre, ad Horten, in Norvegia), il “Ragnard Rock Festival” (un enorme evento “pagan” francese, molto trasversale), etc. Per quanto riguarda le band con le quali saremmo onorati di poter condividere il palco, te ne cito solo un paio: Enslaved e Bolt Thrower, ovvero due tra le nostre maggiori influenze musicali.

Dal vivo siete una forza della natura, dal grande impatto scenico e dalla precisione strumentale invidiabile. C’è stato, però, un qualche momento diciamo imbarazzante, curioso o divertente che vi va di ricordare?

Phanaeus: Ti ringrazio per il tuo prezioso feedback, Fabrizio! Certo, di episodi divertenti ce ne sono a bizzeffe ma, considerando solo quelli raccontabili, se ne riduce drasticamente il numero, ahahah! Personalmente, potrei rivelarti un simpatico aneddoto legato all’esperienza che permise di conoscerci: il Fosch Fest nel luglio 2012. In quell’umida estate bergamasca, il mio colorito lunare-diafano fu messo a dura prova dall’esposizione solare, finendo vittima incauta di un’insolazione. Al termine della nostra esibizione, nel corso della restante manifestazione, supporter e conoscenti (ignari di ciò) venivano a congratularsi attraverso energiche e calorose – nel senso letterale del termine – pacche sulle spalle; inutile riportarti il mio pensiero/stato d’animo in quei momenti perché sarebbe censurabile, riduciamolo ad un eufemistico “odi et amo”!

Vinterblot live @ Mister Folk Fest

Pensi che la vostra zona di provenienza possa avervi penalizzato, oppure credi che la Puglia sia stata in qualche maniera fonte d’ispirazione per la band?

Phanaeus: Entrambi. Se ti dovessi parlare da un punto di vista maggiormente pragmatico, non ti nascondo che l’essere così “a Sud” è, a tratti, penalizzante. Un esempio? Spostarsi (anche solo al centro Italia, senza parlare di contesti internazionali) comporta costi notevoli, sia in termini economici che, soprattutto, di tempo; in alcuni frangenti siamo stati costretti a declinare alcune proposte. É tuttora impensabile l’idea di accettare offerte se non previo scrupoloso vaglio di tutte le possibilità. La nostra dimensione – di band underground – a volte non ci permette di poter conciliare in maniera semplice ed immediata le nostre vite private/professionali con questa grande e “romantica” passione! Da questo ne consegue, però, un aspetto estremamente positivo, il nerbo senza il quale probabilmente non saremmo qui a disquisire: la Tempra. Essa è forgiata sì dalle difficoltà, ma anche dal mordente stimolato dalla propria terra d’origine.

Avete mai pensato che vivendo in un’altra regione italiana, o in un altro paese europeo, la vostra musica avrebbe potuto avere una diffusione differente?

Vandrer: Costantemente! É innegabile il vantaggio geografico di una band che può costruire tour europeo… partendo dal centro dell’Europa stessa! Per non parlare della difficoltà nel cercare di evocare ‘sound gelidi’ nella bollente stagione estiva pugliese, ahah! Ma a tutto vi è un altro lato della medaglia: troviamo che l’Italia ed in particolare la nostra provincia di Bari ci abbia donato dei valori eccezionali. Anneghiamo eventuali malumori in focaccia e panzerotti! Aggiungo che siamo fieri di vivere in una delle migliori scene metal italiane in termini di frequentazione ed organizzazioni eventi. Una band esordiente ha necessità di frequentare dei concerti e confrontarsi con altri musicisti (e con il pubblico stesso!). Più folta e ricercata è la scena, maggiori sono le probabilità che un gruppo musicale possa evolversi. La provincia di Bari non ha poi molto da invidiare ad altre realtà europee, nel nostro piccolo, speriamo che la Puglia diventi in futuro un vero punto di riferimento nell’Europa meridionale.

Vi seguo fin dal primo passo ufficiale, ovvero l’EP For Asgard. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e molte cose sono cambiate. Una sola, forse, è rimasta sempre la stessa, ovvero la qualità della musica, migliorata con il tempo e l’esperienza.

Vandrer: Fabrizio, ci fai arrossire, la tua non è nemmeno una domanda… non so come e cosa rispondere, ahah! Mettiamola così… abbiamo sempre vissuto le interviste con te con un sorriso sulla bocca, “ne è passata di acqua sotto i ponti” dalla nostra prima intervista assieme, anni fa, ma certe cose non cambiano: conversare con te è come parlare con un buon amico al pub!

Qualcosa è cambiato tra Nether Collapse e Reams Of The Untold. Si può semplificare con la parola “esperienza”, oppure credi che ci siano altri fatto importanti che hanno portato alla crescita della band?

Vandrer: La parola “inesperienza” è a mio avviso ancora più pertinente. Ogni passo in avanti compiuto è dovuto ad un’attenta analisi e studio degli errori precedenti! Realms Of The Untold ha avuto una turbolenta vita ‘segreta’, in ogni fase della sua creazione, dalla sua ideazione al suo rilascio. Ma è un piccolo traguardo al quale siamo affezionati, perché abbiamo osato spiegare le nostre ali. A quindici anni non è facile scegliere come impostare un progetto musicale, specie quando i propri gusti si evolvono di mese in mese. Ma via via che si acquisiscono gli strumenti per esprimersi musicalmente si evolvono le motivazioni stesse alla base del fare musica! Adesso, quasi dieci anni dopo la creazione dei Vinterblot, abbiamo le idee più chiare e non vediamo l’ora di condividere un nuovo atto del nostro percorso. Il prossimo Album è in cantiere e non siamo mai stati così orgogliosi della nostra musica.

L’evoluzione non è stata solo musicale: i testi con gli anni sono diventati introspettivi e talvolta li ho trovati criptici, pur partendo da un immaginario nordico e ben noto. Quanto lavorate su questo aspetto e quali sono le fonti d’ispirazione che vi portano a scrivere i testi?

Phanaeus: L’aspetto lirico e concettuale si intreccia indissolubilmente con quello musicale e compositivo, pari impegno, cura e dedizione! Testi, artwork e musica devono fondersi in un unico continuum. In verità, l’unico capitolo programmaticamente “nordico” risale al nostro primo ep./demo For Asgard, che reputo una sorta di tributo a quella terra e cultura così influente in termini di sound e genere di appartenenza, per i nostri esordi. In seguito, in modo del tutto inconscio e naturale, ho preferito indirizzare la mia scrittura su tematiche che potessero descrivere e concretizzare un universo più personale, esprimere la nostra identità senza possibilità di fraintendimenti. Concordo sulla tua scelta del termine “criptico”; probabilmente è la forma di scrittura a me più congeniale! Ritengo molto più stimolante disseminare nei testi indizi, tracce, segni e simboli, lasciando la possibilità all’ascoltatore -qualora lo voglia – di seguire un proprio percorso interpretativo e conoscitivo. Accattivare, cioè, la curiosità e coinvolgere la sensibilità esclusiva di coloro i quali dedicano ancora parte del proprio tempo alla lettura delle lyrics, alla dimensione immaginifica, allo scorgere i più svariati dettagli di una copertina, in un’epoca così caoticamente frenetica.

L’album Realms Of The Untold ha riscosso notevoli consensi da parte di critica e fan e il nome Vinterblot si è sicuramente rinforzato all’interno della scena metal. Come avete vissuto il post disco e come avete reagito alle tante recensioni positive?

Vandrer: Siamo lusingati dai feedback positivi e siamo grati per l’interesse via via crescente nei nostri confronti! Ammetto che è sempre un piacere ricevere una buona recensione, specie se (e solo se) questa è motivata da uno spirito autentico e da un ascolto approfondito. Ad ogni modo, viviamo positivamente qualsiasi critica, positiva o negativa; anzi, c’è sempre molto da imparare, dunque viviamo con serena curiosità la ricezione di ogni disco.

Realms Of The Untold è ormai “vecchio” di un anno e mezzo, mi domando quindi a cosa state lavorando e se potete dare qualche piccola anticipazione sui prossimi passi dei Vinterblot.

Phanaeus: Come potrai intuire, siamo alacremente al lavoro sulle nuove composizioni. Abbiamo una manciata di pezzi in fase di definizione ed una pletora di idee da far germogliare. D’accordo, cercherò di non eludere la domanda, ahahah! Rispetto al passato, i tre/quattro pezzi sino ad ora completati lasciano ben presagire degli scenari ancora più intensi e consapevoli. Sarà un lavoro che approfondirà maggiormente la dicotomia tra Luce ed “Ombre”…

Ragazzi, è sempre un piacere incontrarvi e scambiare due chiacchiere, grazie per la disponibilità e a presto!

Phanaeus: Piacere assolutamente reciproco. Ti ringraziamo per la chiacchierata, ai prossimi ettolitri d’idromele!

Vandrer: Alla prossima, un saluto ai lettori di Mister Folk!

La band al Viking Ship Museum di Oslo.