Intervista: Flavia Di Luzio

I più attenti di voi avranno notato il prezioso lavoro di Flavia Di Luzio sia su queste pagine (sue la maggior parte delle traduzioni delle interviste con musicisti stranieri) che nei miei libri Folk Metal Dalle origini al Ragnarök e Tolkien Rocks. Viaggio musicale nella Terra di Mezzo. Ma Flavia non è soltanto una traduttrice professionista, ma anche l’autrice di alcuni interessanti volumi che gli amanti del folklore, delle saghe e del Grande Nord non potranno che apprezzare. Vi lascio alle sue parole, buona lettura!

I lettori sicuramente conoscono il tuo nome per la collaborazione che abbiamo su queste pagine e per i libri che ho pubblicato nei quali tu compari come traduttrice ufficiale, ma ti chiedo di presentarti per le persone che non ti conoscono.

Ciao a tutti! Mi chiamo Flavia e lavoro da alcuni anni come traduttrice, proofreader e docente di lingue nordiche, inglese e italiano per stranieri. Nutro da sempre un forte interesse per le altre culture e sono una grandissima appassionata di musica, viaggi, arte e fotografia.

Come ti sei avvicinata all’heavy metal? Quali sono i tuoi gusti musicali e quali i gruppi che ascolti maggiormente? Ti piace il folk metal?

Mi sono avvicinata all’heavy metal all’età di 14 anni e il merito è stato tutto di un negozio (il mitico Music Box di Pescara!) che da allora e per molto tempo a seguire è stato un luogo di ritrovo di qualità per appassionati del genere e non. Lì ho incontrato molte persone con cui condividere questa passione e soprattutto con cui scambiarci dritte musicali. Da allora la fiamma non si è più spenta, anzi sono riuscita a “contagiare” altri amici e persino i miei genitori 🙂 Tra le band che apprezzo ci sono indubbiamente i Finntroll, gli Arkona, i Falkenbach, i Månegarm, i Moonsorrow, i Moonspell, i Turisas, i Týr e i Vintersorg, anche se la lista potrebbe continuare all’infinito! Oltre al folk metal, che come si può intuire mi piace eccome, ascolto anche molto black e death metal (incluse rispettivamente le varianti symphonic e melodic) con particolare interesse per la scena nordeuropea. Devo dire che per carattere mi piace molto spaziare sia tra diversi sottogeneri del metal che tra generi musicali anche molto distanti gli uni dagli altri.

Quanta importanza dai ai testi della musica che ascolti, e sono questi in grado di farti apprezzare o meno una band?

Sicuramente i testi influenzano la mia percezione della band, visto che amo ascoltare musica in cui mi posso riconoscere. In ogni caso cerco di non farmi condizionare troppo e di guardare anche all’aspetto melodico, a mio avviso altrettanto importante. Penso di avere un approccio piuttosto equilibrato.

Sei una traduttrice di professione: com’è il tuo mondo lavorativo e ti senti danneggiata da chi si improvvisa in un mestiere per il quale non ha studi/certificati/esperienza adeguati?

Detto con la massima onestà non è un settore facile, anzi si avvertono tuttora diversi problemi legati sia alla percezione (spesso distorta, se non direttamente assente) che si ha di questa professione, che all’aspetto retributivo. La concorrenza non qualificata è solo una parte del problema, visto che certe pratiche malsane vengono portate avanti, il più delle volte in buona fede e senza che se ne rendano conto, persino da colleghi qualificati. Il nostro mondo lavorativo è, tra l’altro, molto variegato e attraversa numerosi campi, dall’editoria ai settori più tecnici, quindi è davvero importante imparare a orientarsi in quello che è di fatto un oceano di possibilità, ma anche di insidie. Un tasto dolente per esempio è il cosiddetto dumping visto che, soprattutto su determinati siti e database di categoria, si assiste di frequente a delle vere e proprie aste al ribasso in cui, pur di ottenere un lavoro, si arriva ad accettare di tradurre quasi gratis influenzando purtroppo negativamente tutto il mercato. Non di rado dietro tariffe così basse si celano anche lavori scadenti (spesso effettuati con Google Translate che – sfatiamo questo mito duro a morire – NON è assolutamente paragonabile a un traduttore in carne e ossa professionale e referenziato), quindi occorrerebbe davvero un’opera di sensibilizzazione a tutto tondo che coinvolga professionisti della traduzione e clienti. In realtà, dal punto di vista della sensibilizzazione e della formazione, abbiamo conseguito risultati positivi nel campo della traduzione editoriale grazie a STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali, di cui sono tuttora socio ordinario. Spero vivamente che le cose continuino a migliorare, considerando che il mestiere di traduttore è per me uno dei più belli al mondo e meriterebbe davvero il giusto riconoscimento sociale ed economico.

Quale è stato il tuo percorso di studi per diventare una traduttrice di professione? Quali sono stati i lavori che ti hanno dato maggiore soddisfazione?

Il mio percorso di studi ha avuto inizio nel 2004 presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bologna, dove ho conseguito la laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere (curriculum Scienze del Linguaggio) e la magistrale in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri. Entrambi i corsi di laurea mi hanno permesso non solo di portare avanti per tutti gli anni lo studio dell’inglese, del finlandese e del norvegese, ma di conoscere in maniera approfondita anche le relative letterature e filologie. In particolare mi sono concentrata molto sulla lingua finlandese e sulla filologia ugrofinnica (per un anno, proprio per ampliare le mie conoscenze in quest’area, ho deciso di studiare anche l’ungherese e di avvicinarmi da autodidatta all’estone), scegliendole come materie di laurea. A tal proposito, qualora tra i lettori vi sia qualcuno interessato agli argomenti che ho trattato, segnalo volentieri le pagine web della casa editrice spezzina Liber Iter, dove le mie tesi di laurea sono disponibili in formato eBook:

Lo studio del norvegese si è rivelato a sua volta cruciale perché mi ha permesso di conoscere da vicino un altro versante del mondo nordico e di affrontare con minor difficoltà lo studio dello svedese, che ora ho il piacere di insegnare ad altre persone.

Questa versatilità di interessi e di conoscenze a cavallo tra mondo ugrofinnico e scandinavo ha trovato poi il suo sfogo naturale nell’approdo alla redazione del Progetto Bifröst, portale di ricerca e divulgazione del patrimonio mitologico di ogni tempo e Paese, per cui curo tuttora la sezione ugrofinnica e i rapporti con la community di Facebook. È qui che ho potuto intensificare la mia attività di traduzione e di consulenza linguistica, motivo per cui reputo questa collaborazione una delle più soddisfacenti e stimolanti intraprese.

Per essere un buon traduttore è importante non solo il percorso universitario (che può essere vario e che fortunatamente nel mio caso già includeva una buona dose di pratica della traduzione) ma anche l’aggiornamento professionale e il contatto diretto con le lingue, motivo per cui ho cercato e cerco tuttora di fare il possibile per portare avanti parallelamente soggiorni all’estero (come accaduto per esempio nell’estate del 2012 quando ho vinto una borsa di studio per la scuola estiva di lingua e cultura finlandese organizzata dal CIMO in collaborazione con l’Università di Jyväskylä) e frequenza di corsi specialistici inerenti al mondo della traduzione e delle lingue in tutte le loro sfaccettature. Ovviamente il percorso descritto è stato fondamentale anche per formarmi come docente di lingue, tenendo presente che anche per l’insegnamento ho frequentato corsi e seminari specifici. Una cosa che comunque voglio sottolineare è che non si deve mai fare l’errore di ritenersi “arrivati”. Questi settori, così come la vita in generale del resto, richiedono un apprendimento continuo e soprattutto l’umiltà di sapersi mettere in discussione. Trovo che il confronto con i formatori e gli altri colleghi possa riservare belle sorprese e per esperienza personale posso dire che fare rete, oltre a essere piacevole dal punto di vista sociale e ricreativo, è un’ottima occasione di crescita professionale e personale.

Hai pubblicato per Vocifuoriscena il libro Gli Dèi Di Finlandia E Di Carelia: di cosa tratta il volume e a chi senti di consigliarne la lettura?

Prima di tutto tengo a far presente che la pubblicazione del volume Gli dèi di Finlandia e di Carelia è frutto di un lavoro a quattro mani portato avanti insieme al dott. Dario Giansanti, amico nonché direttore del Progetto Bifröst. Il suo contributo è stato preziosissimo. Entrambi abbiamo sentito l’esigenza di approfondire gli studi in area ugrofinnica, concentrandoci però soprattutto sulle fonti letterarie pre-kalevaliane per riscoprire parte degli aspetti originali degli dèi e degli eroi della tradizione finlandese e careliana. Il più antico documento sulla religione finnica è un peritesto poetico scritto da Mikael Agricola (1510-1557), primo vescovo finlandese della Riforma, come prefazione a una sua traduzione di alcuni salmi dell’Antico Testamento. Esso non solo delinea un quadro vivido delle divinità adorate in Häme e in Carelia, ma fornisce anche un ritratto inedito di alcuni dei futuri eroi del Kalevala, avvincente epopea nazionale finlandese di cui sicuramente avrete già sentito parlare. Nel nostro libro la traduzione del «canone» di Agricola – per la prima volta in lingua italiana –, diviene occasione per analizzare la mitologia finnica e i suoi personaggi sia nelle varie fasi del loro sviluppo storico, che nel quadro più ampio delle mitologie uraloaltaiche e dello sciamanesimo nord-euroasiatico. Mi sento di consigliare la lettura del volume non solo agli addetti ai lavori ma a chiunque sia in generale appassionato di letteratura e mitologia e nello specifico di cultura finlandese, anche considerando che i temi trattati sono riproposti molto spesso nei brani di numerosi gruppi musicali (metal e non) provenienti dalla Finlandia. Il libro è inoltre scritto in una lingua scorrevole che non si perde in troppi tecnicismi, quindi a mio avviso è molto adatto anche a chi si è avvicinato solo di recente a questi argomenti 🙂 Per ulteriori informazioni vi rimando volentieri al sito della casa editrice Vocifuoriscena.

L’epica finlandese ha influenzato molti gruppi musicali e tra questi, probabilmente, i più famosi sono gli Amorphis. Ti chiedo quindi cosa ne pensi del lavoro della band di Esa Holopainen e soci, e se ci sono altri gruppi che conosci e vuoi “raccomandare” ai lettori di Mister Folk.

Gli Amorphis mi piacciono moltissimo e qualche anno fa ho avuto anche la fortuna di vederli live proprio in Finlandia. Si tratta senza dubbio di uno dei gruppi più legati al folklore, motivo per cui i loro testi sono spesso trattati anche in ambiente universitario come esempio vivo di rapporto tra cultura delle origini e modernità. Si pensi solo a titoli come My kantele, Tuonela, Shaman e Sampo, anzi da questo punto di vista voglio citare anche i Korpiklaani con Shaman e Karhunkaatolaulu (“canto della caccia all’orso”). Partendo da queste canzoni potremmo parlare per ore di Kalevala, sciamanesimo e cultura finlandese! 🙂 A proposito di dritte musicali, consiglio assolutamente di ascoltare i Värttinä, rinomato gruppo folk finlandese che riprende molti temi e strumenti musicali della tradizione.

Negli scorsi anni hai pubblicato diversi articoli e un libro insieme a Dario Giansanti dal titolo Kreutzwald e il Kalevipoeg: di cosa parla quest’ultimo?

Con Kreutzwald e il Kalevipoeg, pubblicato come eBook dalla già citata casa editrice Liber Iter, voliamo in Estonia alla scoperta del Kalevipoeg, epopea estone sorella del Kalevala sospesa tra il tempo assoluto del mito e quello ben determinato della storia. È qui che esseri soprannaturali, spade maledette e animali parlanti fanno da sfondo alla tragica crociata dei Cavalieri Teutonici i quali, nel XIII secolo, invasero le terre del Baltico, stabilendo le basi di una serie di dominazioni e tirannie destinate a durare fin quasi ai nostri giorni. Popolare nei temi, ma fortemente voluto e praticamente ricostruito a tavolino da due uomini, Friedrich Robert Fahlmann e soprattutto Friedrich Reinhold Kreutzwald, il Kalevipoeg rispecchia al meglio l’identità storica dell’Estonia ed è, inoltre, una limpida espressione delle ingiustizie che i popoli “minori” hanno dovuto subire fin dal loro affacciarsi nella storia, e della volontà di riscatto e di libertà che, da sempre, li ha animati. Per saperne di più consultate pure questo LINK.

Stai lavorando ad altre pubblicazioni, e in caso puoi rivelarci qualcosa?

Al momento non sto lavorando ad altre pubblicazioni ma è mia intenzione farlo quanto prima, anzi ho già qualche idea da sviluppare 🙂

C’è un progetto che sogni di poter realizzare?

Insieme ad alcune amiche e colleghe con cui ho già collaborato in passato, abbiamo iniziato a lavorare alla creazione di una rivista online a tema nordico che abbraccerà diversi argomenti. Siamo ancora in piena fase ideativa quindi non posso svelare altri particolari, però il nome sarà sicuramente Nordlys, che in norvegese significa “aurora boreale” (lett. “luce del nord”).

Un altro mio obiettivo, che in parte si è già concretizzato, è quello di imparare una lingua orientale. Ho iniziato da un mese a studiare coreano ed è una scelta che rifarei mille volte perché mi sta stimolando tantissimo.

Come possono contattarti i lettori di Mister Folk?

Sono a completa disposizione per qualunque cosa al seguente indirizzo email: flavia.diluzio@studio.unibo.it

Per chi fosse interessato a seguire la mia attività o a conoscere meglio ciò di cui mio occupo, segnalo volentieri questi link:

http://independent.academia.edu/FlaviaDiLuzio

http://culturedelmondo.blogspot.it/

http://www.linkedin.com/in/flaviadiluzio

http://www.traduttoristrade.it/2015/curriculum-di-luzio-flavia

È stato un piacere essere ospitata sulle pagine di Mister Folk! Ringrazio moltissimo Fabrizio per avermi proposto quest’intervista e i lettori per l’attenzione, anzi spero di avervi fornito qualche spunto interessante. Alla prossima! 🙂

Intervista: Finsterforst

Abbiamo imparato ad amare i tedeschi Finsterforst a suon di “forest black metal”: quattro album di intenso metal oscuro che col tempo si è tolto di dosso l’alone dei Moonsorrow per trovare una via personale quanto efficace. Ed ecco che il combo germanico decide di spiazzare tutti quanti con un EP dall’alto tasso alcolico, distante per musica e feeling dai vari Rastlos o Mach Dich Frei#YØLØ è una pubblicazione irriverente, che ha permesso ai musicisti di divertirsi (e far divertire) a suon di cover e inediti semplici e diretti. Era quindi “obbligatorio” intervistare la band per saperne di più…

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Flavia Di Luzio per la traduzione dell’intervista e ad Alissa Prodi per la domanda sul Fosch Fest.

finsterforst

Come e quando è maturata l’idea di pubblicare un EP come #YØLØ?

Poiché siamo un gruppo di idioti cui piace solo divertirsi, abbiamo voluto far conoscere questo nostro lato folle che è un mix di amore per lo svago ed elementi seri, cool e spassosi. Tuttavia, non saprei dire con esattezza quando ci è venuta quest’idea.

Mi pare chiara la vostra intenzione di divertirvi e spiazzare i fan, é così?

É proprio ciò che volevamo fare: divertirci! Comunque, tralasciando gli aspetti folli ed “esilaranti”, penso che con quel disco abbiamo trasmesso anche messaggi più seri.

La copertina è molto carina e di facile comprensione, cosa vuol dire, invece, il titolo #YØLØ?

You only live once! (trad. “Si vive una volta sola”)

Le canzoni inedite sono molto distanti da quanto solitamente proponete, sia per composizione che per sonorità. Inoltre sono piuttosto brevi per i vostri standard. Le avete concepite in questa maniera di proposito oppure sono canzoni/idee che avete messo da parte nel corso degli anni in attesa di una pubblicazione come #YØLØ?

Visto che con questo EP volevamo proporre qualcosa di diverso, era piuttosto prevedibile che anche i pezzi sarebbero stati più brevi. Dopo tutto, in quale altro modo si può entrare nelle classifiche mondiali dei grandi album? Dico bene? Per il disco non è stato usato materiale raccolto negli ultimi anni. Non ci sono “scarti” avanzati dagli album full-length. Tutto è stato ideato appositamente per questa pubblicazione eccezionale che è #YØLØ.

In un paio di tracce mi pare di riconoscere l’influenza degli Alestorm, soprattutto per le melodie della tastiera, confermate? Vi piace la band scozzese del pazzo Bowes?

Non so dire per certo se qualcuno di noi li stia ascoltando più di tanto. Penso comunque che stiano facendo un ottimo lavoro. Grande metal con un certo tasso alcolico!

Capitolo cover: più strambe non potevate trovarne? Perché la scelta è ricaduta su brani tanto distanti dal vostro genere musicale?

Per noi è stato molto difficile decidere le cover da inserire nell’album. Avevamo in mente circa 30 pezzi su cui lavorare. Il motivo di una scelta così esotica e varia dal punto di vista musicale? Beh, semplicemente è molto più interessante includere anche qualcosa di diverso dalla solita roba. Non è forse così? E, poiché non ascoltiamo tutti solo un genere musicale, volevamo proporre qualcosa di nuovo e presentarlo al pubblico. Penso che resteresti piuttosto sorpreso se sapessi che musica ascoltiamo nelle nostre vite private, ahah!

L’idea di coverizzare Michael Jackson e Miley Cyrus mi sembra tanto provocatoria quanto intelligente: su internet si è discusso non poco di queste canzoni e il nome del gruppo è circolato veramente molto. C’è di fondo una precisa idea nella selezione delle cover, oppure sono brani che veramente vi hanno colpito?

Una cosa è certa: volevamo fare una cover di Michael Jackson perché si tratta di una delle figure più grandi e importanti nella storia della musica. Inoltre sono un suo grande fan. La scelta di Beat It è stata pressoché immediata visto che il pezzo è già di suo un mostro del rock! Su Miley Cyrus invece non ho molto da dire. Volevamo registrare una canzone pop moderna e abbiamo pensato che Wrecking Ball si prestasse bene per un’interpretazione interessante.

Cosa rispondete a chi afferma che i Finsterforst dovrebbero coverizzare Falkenbach e Bathory invece di un gruppo hip-hop tedesco (è il caso dei K.I.Z.)?

Mi ripeterei gentilmente per l’ennesima volta spiegando che con questo mini album ci stiamo divertendo da matti. Volevamo qualcosa di esotico, di diverso e di inusuale, non il solito album dei Finsterforst dal materiale complesso.

Dopo la parentesi #YØLØ, tornerete al black forest metal? Se sì, state lavorando al nuovo full-length? Si può avere qualche anticipazione a riguardo?

Vedremo cosa accadrà con il nostro quinto album full-length. Non vorrei mai seguire schemi troppo rigidi, ma l’idea è quella di tornare sulla strada principale, sì. Ci sono già alcune idee in ballo e presto inizierò a lavorare sul prossimo album. Purtroppo non posso dire nulla riguardo ai dettagli e quant’altro. Dovrete essere pazienti e nel frattempo procurarvi un paio di birre.

Dopo aver visto un videoclip come Auf Die Zwölf mi risulta difficile immaginarvi alle prese con il forest black metal. Come fate a tornare “seri” dopo una sbornia di chaos e divertimento come #YØLØ?

Sul palco abbiamo sempre dimostrato di essere, di fatto, ragazzi un po’ strani che di certo non vanno molto a fondo nelle cose, né le prendono troppo sul serio. Non siamo parte del cosiddetto credo “pagano”. Mi dispiace se con le mie parole turbo qualcuno, ma ormai si tratta di una moda, almeno per la maggior parte delle persone. E va benissimo, ovviamente! Voglio semplicemente dirvi che non siamo tipi troppo seriosi, prendiamo tutto così come viene. Dal punto di vista musicale sarà per noi facile tornare a qualcosa di più “serio”, non preoccupatevi!

Potete parlarci della vostra esperienza italiana al Fosch Fest 2015? Cosa ne pensate del pubblico italiano e dell’organizzazione? Ricordate qualche momento particolare o divertente?

É stato un posto magnifico per intrattenersi ed esibirsi! Tutti erano più che entusiasti e motivati ad andare fuori di testa, hanno anche fatto una grande festa subito dopo il concerto. Non chiedeteci di ricordi particolari. Spesso non è facile ricordare le cose… ma penso che alcuni di noi si siano semplicemente addormentati seduti o in piedi…? Non ne ho idea, ahah!

Vi ringrazio per le risposte e per avermi fatto divertire con #YØLØ, avete tutto lo spazio che volete per concludere l’intervista!

Grazie mille per il supporto e la fiducia nei Finsterforst! Divertitevi con noi quanto volete! Siamo lieti di condividere i viaggi folli, e anche profondi, che ci vedono protagonisti sia sui palchi che nei dischi!

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ENGLISH VERSION: 

How and when did you decide to release an EP like #YØLØ?

Since we are a bunch of morons which simply enjoy great fun times, we wanted to present this particular crazy side of ourselves – having fun with a mixture of serious, cool and funny elements. I don’t know when exactly the idea came up, though.

I guess you want to have fun and to astound your fans, don’t you?

That is indeed what we wanted to have: fun! But beside all the crazy and “hilarious” factors, I think we delivered also quite some serious parts with that record.

The cover is very nice and easy to understand. By the way, what does the title #YØLØ mean?

“You only live once”!

The unreleased songs are very different from the music you usually make, with regard to both composition and sound. Furthermore, they are quite short for your standards. Have you conceived them this way on purpose or are these songs/ideas the result of a previous work waiting for a release like #YØLØ?

Since we wanted to do something different with this EP, it was quite certain that also the length of the tracks will be quite something shorter. After all, how else to enter the global big album charts, right??? The material wasn’t anything gathered throughout the last years. None of it is any “left garbage” that didn’t make it on a full-length album. It was freshly written for this exceptional release of #YØLØ.

In a couple of tracks, I can recognize Alestorm’s influences, especially with regard to keyboard melodies. Do you agree? Do you like the Scottish band and its crazy leader Bowes?

I’m not sure if any of us is really listening to them much. I think they’re doing a brilliant job with their stuff. Great metal combined with a certain touch of boozyness!

Let’s talk about covers: you could not make a weirder choice! Why did you decide to cover songs that are so distant from your music genre?

It was very difficult for us to decide which songs it actually will be then. I guess we had like thirty wishes to cover this and that and whatnot. The reason for the exotic and flexible range of music genres?… Well, it is simply much more interesting to also include something else besides always the same stuff, isn’t it? And since we all are not only into one particular music, we wanted to add something additional and present it to the people. I think you’d be pretty surprised, if you’d know what kind of musics we all are listening to in our private lives, haha!

In my opinion, covering Michael Jackson and Miley Cyrus is challenging and smart at the same time: people wrote a lot online about these songs and the band’s name spread quickly. How did you select the songs to cover? Were there any specific criteria or did you choose only those songs that really hit you right away?

One thing was for sure: we wanted to do a Michael Jackson song, because he was one of the biggest and most important figures in music history. Further on, I am a huge fan of him. Chosing Beat It was done pretty quick since that song already is quite a rock monster! I can’t tell you much about Miley Cyrus, though. We wanted to record one modern pop song and simply thought we’d be able to create with Wrecking Ball an interesting interpretation.

What would you answer to those who say that Finsterforst should cover Falkenbach and Bathory instead of a German hip-hop group?

I would kindly repeat myself for the hundredth time and explain that we are having a fun blast with this mini album. We wanted to do something exotic, something different, something unusual – not a typical Finsterforst album with complex material.

Will you return to black forest metal after the #YØLØ experience? If so, are you working on the new full-length? Could you give us a preview of your work?

We will see what will follow with our fifth full length album. I wouldn’t ever wanna follow totally strict lines, but the idea is to get back on a very huge path, yes. Some ideas already are present and I will soon start working on the next album. Unfortunately, I can’t tell you anything about details and whatnot. You must be patient and meanwhile grab a few beers.

After a videoclip like Auf Die Zwölf it is quite difficult to imagine you struggling with forest black metal. How can you get back “serious” after an overdose of chaos and fun like #YØLØ?

We always showed on stage that we actually ARE some weird fun guys who certainly don’t take stuff too deep or serious. We are not part of this so called “pagan” believe. Sorry if I upset anyone with this now, but this whole thing is a trend – at least for most of the people. And that is totally fine, of course! Simply wanna tell you that we anyway are not serious blokes, but we enjoy our times as it comes. Music-wise, it will be easy to get back on something more “serious”, don’t you worry!

Can you talk about your Fosch Fest 2015 experience in Italy? What about the Italian audience and the organization? Do you remember any special or funny moments from that time?

It was an amazing place to be and to perform! All the people were more than enthusiastic and motivated to go crazy and also had a great party afterwards. Don’t ask us about particular memories. It often isn’t easy to remember anything…. but I think some of us simply fell asleep sitting or standing….? Have no idea, haha!

Thank you for your answers and for having amused me with #YØLØ. Please, feel free to add any comments!

Thank you very much for all the support and believe in Finsterforst! Enjoy us as much as you want to! We’re glad to share our crazy and yet deep journeys we often have – both on stages and on the records!

Intervista: Párodos

Il mondo musicale dei Párodos è tanto vasto quanto interessante: nel loro background troviamo quel metal estremo ma speciale di Agalloch e Negură Bunget, l’avanguardia degli Arcturus così come il sound più “raffinato” di Alcest e Katatonia, il tutto miscelato con personalità e buon gusto. Ho intervistato la band campana perché non capita tutti i giorni di ascoltare del buon metal suonato con abilità, tatto e soprattutto fuori dai “soliti schemi” fin dalla prima release, un tre pezzi registrato in presa diretta ascoltabile sulla loro pagina Soundcloud. La musica, l’origine del nome e le motivazioni che hanno spinto questi ragazzi a lavorare su un progetto tanto personale sono alcuni degli argomenti di questa intervista. Buona lettura e buon ascolto! 

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Siete una band di recente formazione e molte persone, soprattutto in un sito dedicato al folk/viking metal, non vi conoscono. Direi quindi d’iniziare con la più classica presentazione della band.

La band nasce nel 2015 da un’idea condivisa tra G. Hybris (tastiere), G. Orion (basso), M. (voce), F. Oudeis (chitarre) e D. Ephaistos (batteria).

I brani che mi avete fatto ascoltare sono un bel mix di diverse influenze rielaborate con gusto personale. Quali sono gli artisti che in vario modo hanno portato alla formazione dei Párodos e qual è il vostro obiettivo come gruppo?

Fin dalla nascita del progetto, l’intento è sempre stato quello di miscelare e dosare le diverse influenze di ciascuno di noi per incanalarle in un risultato quanto più possibile genuino e originale. Gli artisti che ci ispirano sono tanti, ma potremmo tracciare un cerchio che abbraccia Fen, Les Discrets, Alcest, Katatonia, Lantlos, Arcturus ed Enslaved, su tutti. L’obiettivo è di crescere continuamente, traendo insegnamenti da ogni esperienza, dalla sala prove, ai live, alle sessioni di registrazione. È più corretto dire che non ci poniamo limiti precisi, al momento, avendo l’intenzione di portare la nostra musica più lontano possibile.

C’è un concept alla base della band? Perché la decisione di chiamarvi Párodos?

Il nome è frutto degli studi classici e della passione smisurata per la tragedia greca, laddove il termine “parodo” indica il primo canto del coro immediatamente dopo l’ingresso dai corridoi laterali dell’anfiteatro (parodoi). A questo si unisce un lutto molto grave, al termine di una lunga sofferenza, che ha sconvolto e cambiato le nostre vite in maniera irreversibile. Da qui è nata la concezione della nostra musica come veicolo per introdurre l’ascoltatore in un viaggio attraverso la tragedia umana, quella di cui ciascuno è attore e, al tempo stesso, spettatore, in un percorso di purificazione, di catarsi, da cui il titolo del nostro album d’esordio.

L’impressione che ho avuto è che non ci sia solo la musica nel vostro background artistico: libri, quadri e arte in genere influenzano il vostro operato?

Decisamente. Le nostre influenze e ispirazioni sono tante, e disparate. Al di là delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, pregne di contenuti fondamentali per il nostro progetto, la filosofia (Nietzsche, Schopenhauer), la mitologia (greca, nordica, orientale), la poesia (Baudelaire, Verlaine, Poe) e la letteratura, in generale, rappresentano imprescindibile fonte di ispirazione.

La parte strumentale compie un bel lavoro preciso e ricco di intuizioni valide, si capisce subito che non siete musicisti alle prime armi. Qual è il vostro passato musicale?

Chi scrive (G.Hybris, tastiere) ha studiato pianoforte classico per 4 anni e mezzo, per poi riprendere dopo alcuni anni da autodidatta. Con G. Orion (basso) e D. Ephaistos (batteria), abbiamo condiviso il progetto Your Tomorrow Alone, dal 2009 al 2013, con un album pubblicato da My Kingdom Music e diversi live all’attivo. F. Oudeis invece è stato membro fondatore dei Throes Of Perdition dal 2008 al 2015, mentre M. ha fatto parte degli Exxon Valdez dal 2001 al 2011.

La voce pulita, invece, è una vera sorpresa: potente e sicura, a me ha ricordato Ray Alder dei Fates Warning. Quali sono i nomi che hanno ispirato M.?

Il riferimento principale è sempre stato Bruce Dickinson, nell’ambito dei mostri sacri. Daniel Gildenlöw dei Pain Of Salvation e Grutle Kjellson degli Enslaved rappresentano le influenze più vicine alla nostra proposta.

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Perché avete optato per l’utilizzo di nomi d’arte al posto di quelli reali? Hanno una qualche connessione con il nome del gruppo o con i testi?

La scelta ha l’intento di spersonalizzare la band, nell’ottica del parallelismo con la tragedia greca (e, quindi, col nome della band). I nostri show dal vivo prevedono l’utilizzo di maschere teatrali (anche se soltanto al momento dell’entrata in scena): l’attore principale è la musica, il nostro ruolo è, quindi, quello di coreuti, la cui identità non è importante ai fini dello spettacolo.

Di cosa trattano i testi delle tre canzoni, e sono collegati tra loro?

I testi sono opera di M., e rappresentano la sua personale interpretazione del viaggio attraverso la tragedia umana. Più che collegati tra loro, esprimono i diversi stati d’animo che contraddistinguono un simile percorso. In Space Omega, il cammino è quello attraverso la consapevolezza della morte e della fine della materia. Heart Of Darnkess ha un taglio più intimo, che si riferisce alla ricerca dell’io più profondo e della consapevolezza di sé stessi. Evocazione è invece un vero e proprio rito di consacrazione pagano, un viaggio di ritorno alle origini e alla natura.

Le tre canzoni registrate sono tutte sopra gli otto minuti di durata. Le nuove composizioni continueranno questo trend? Da dove nasce il bisogno di comporre canzoni così lunghe? Vi siete divertiti a registrare tutti gli strumenti live in studio, come “ai vecchi tempi”?

La durata non è stata mai prestabilita in verità, né per i brani del demo, né per gli altri che insieme a questi andranno a comporre l’album. Tutta la composizione si basa su alcuni canovacci, riff di tastiera e chitarra su cui poi lavoriamo tutti insieme, in sinergia. Pertanto, più che di una necessità si tratta di un naturale risultato, che si concretizza nel momento in cui siamo tutti soddisfatti del singolo brano. Per quanto riguarda la registrazione simultanea degli strumenti in studio è stata un’esperienza molto interessante, impegnativa ma senza dubbio divertente, che ha contributo a donare un feeling molto più marcato al suono complessivo del demo, soprattutto dal punto di vista della sessione ritmica.

In questo periodo state registrando il vostro album di debutto Catharsis: i tre pezzi pubblicati sono da intendersi come una prova (o come si diceva anni fa, come un demo)? Cosa troveremo nel nuovo lavoro?

Più che un demo potremmo definirlo un biglietto da visita, un modo per far conoscere la nostra proposta musicale e per non restare in totale silenzio fino al primo album, nel quale ci saranno anche questi tre brani, con arrangiamenti leggermente diversi. Il nuovo lavoro sarà composto da nove tracce, di cui tre strumentali (intro, intermezzo e outro). Le registrazioni sono iniziate nei primi giorni di Dicembre, al Kick Recording Studio di Marco Mastrobuono (Buffalo Grillz, Hour Of Penance) che si occuperà anche di mix e mastering, e termineranno verso la fine di gennaio. Ci saranno diverse sorprese, con alcune guest che annunceremo di volta in volta tramite i nostri canali su internet. La parte grafica invece sarà totalmente affidata a Francesco Gemelli.

Siamo in un sito dedicato alla musica folk/viking metal, vi chiedo quindi se conoscete questo genere musicale e se ci sono artisti (italiani e non) che apprezzate e trovate meritevoli d’attenzione.

Come in ogni sottogenere del metal, anche nel folk/viking ci sono band ed elementi degni d’attenzione. In particolare il progetto Myrkgrav, che abbiamo apprezzato molto fin da subito, gli storici Falkenbach e, nel panorama nostrano, i Folkstone, che abbiamo avuto modo di ascoltare dal vivo, a Napoli, di recente.

Sono sempre felice di dare spazio a gruppi interessanti e spero che questa intervista vi possa aiutare per il proseguo della carriera. Buona fortuna ragazzi!

Grazie a te per lo spazio concesso e per le domande, realmente stimolanti. Un saluto a tutti i lettori di Mister Folk, vi invitiamo a seguirci sulla nostra pagina Facebook per tutti gli sviluppi riguardanti il nostro album d’esordio.

Intervista: Shine Of Menelvagor

La magistrale penna del Professore J.R.R. Tolkien ha fatto un’altra vittima nel mondo musicale. Si tratta di Luigi Andrea Scopece, cantante e polistrumentista foggiano che ha dato vita al progetto Shine Of Menelvagor, riuscendo a pubblicare di recente il debutto Walking The Icepath To The Wanderers’ Plateau per This Winter Will Last Forever Records. Tra l’estro di Burzum e l’oscurità di Nortt, passando per la capacità di creare visioni senza ricorrere ai suoni distorti come per i Wongraven, Walking The Icepath To The Wanderers’ Plateau è un lavoro dannato e sconsolante, un labirinto senza via d’uscita, a tratti perfido. Drone/depressive black metal di qualità, suonato con il sincero desiderio di esplorare quel lato dell’uomo meno in vista, più intimo e spesso temuto. Ad arricchire un lavoro già buono ci pensano i testi, la maggior parte dei quali tolkieniani, un vero punto di forza dato il modo in cui vengono trattati i temi.

Shine Of Menelvagor è un progetto forse ambizioso ma sicuramente ben riuscito, lascio quindi la parola alla mente di tutto ciò, Luigi Andrea Scopece. 

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Da dove nasce il tuo interesse per Tolkien? E perché hai deciso di dare vita a un progetto come Shine Of Menelvagor?

Un primo interesse per Tolkien e per le sue opere nasce già in età adolescenziale. Mi ritrovai nella biblioteca della scuola a prendere in prestito una copia de Il Signore degli Anelli, di cui avevo tanto sentito parlare anche per via del primo film, che proprio in quei giorni usciva nei cinema. Tuttavia, forse per la giovane età, seppur fortemente attratto dall’opera, non sono riuscito ad apprezzarla come dovuto. Successivamente, fondendo gli interessi musicali a quelli letterari, mi sono riavvicinato a Tolkien attorno agli inizi della carriera universitaria, ed ho potuto comprendere appieno la grandezza delle sue opere, anche quelle meno note. Sulla scia delle varie band metal Tolkien-inspired, anch’io ho voluto dedicare un mio progetto musicale a questo grande autore, dando vita, nel 2012, a Shine Of Menelvagor, dove Menelvagor è lo Spadaccino del cielo, una costellazione riconducibile alla figura di Túrin Turambar. Nonostante il progetto sia nato nel 2012, sono riuscito a registrare alcuni dei brani composti solo nel settembre 2016.

Musicalmente siamo dinanzi a un drone/doom apocalittico e asfissiante: perché la scelta di queste sonorità?

Nella loro forma originaria, i brani erano più che altro riconducibili al black metal canonico, molto più veloci. Poi nel tempo ho apportato molte modifiche, più o meno consapevoli, che mi hanno portato a rallentare i brani ed a dar loro una matrice più atmosferica e, come tu stesso hai sottolineato, asfissiante. Personalmente, seppur appassionato frequentatore di concerti, ho sempre preferito l’ascolto in solitudine della musica, ed ho quindi voluto creare qualcosa che possa essere compreso ed apprezzato appieno solo in totale isolamento.

Le lunghe parti strumentali sono opprimenti tanto quanto quelle cantate. Hai voluto esplorare il lato evil di Tolkien e dell’heavy metal?

Di certo il mondo tolkieniano, specie nelle sue opere principali, è avvolto da un’aura di malvagità e oscurità che ben si adatta, a mio parere, ad essere traslato in musica tramite generi estremi come il black o il funeral doom metal. Certo, non è una conditio sine qua non (abbiamo i Blind Guardian e svariate band happy power metal che narrano le storie della Terra di Mezzo in maniera tutt’altro che opprimente), ma in questo caso, anche per via delle liriche associate alla musica, un genere così smaccatamente “heavy” (ma non evil) mi pare più che adeguato.

Puoi parlare dei singoli testi e del loro significato?

Devo premettere che non tutte le liriche sono tolkieniane al 100%. Infatti, un’altra tematica è quella dell’eremitismo e della solitudine, affrontata, com’è facile ipotizzare, nel secondo brano, title-track dell’album, Walking The Icepath To The Wanderers’ Plateau. In particolare l’ispirazione per quel particolare brano (a livello lirico, non musicale), deriva dall’ascolto dell’album del 2012 di Ihsahn intitolato, appunto, Eremita, e in particolare del bellissimo brano Something Out There. Il terzo brano dell’album, Perceptions By The Keeper Of An Ancient Wisdom, è dedicato alla figura di Gandalf, che ho voluto “utilizzare” metaforicamente per omaggiare i nostri padri e nonni e la “saggezza” che sono ancora in grado di portare in quest’epoca moderna. Il quarto brano, The Forest Dwellers Slowly March non è caratterizzato da metafore o interpretazioni peculiari: è bensì un brano completamente fantasy e tolkieniano: i più esperti e appassionati non potranno non pensare fin da subito, leggendo il titolo del brano, agli Ent, in conflitto con Saruman, e alla loro lenta marcia verso Isengard. Il quinto brano, Thoughts Of Ungoliant, è nuovamente metaforico. Si utilizza la figura di Ungoliant, serva di Melkor ne Il Silmarillion, per affrontare la tematica della schiavitù e dell’oppressione psicologica, e della pazzia che ne può derivare. Per quanto riguarda invece il primo brano Surrounding Whispers At The Helm’s Deep, e il sesto e ultimo Beyond The Sleeping Valley, si tratta di intro ed outro strumentali, la prima ispirata alla nota battaglia al Fosso di Helm, mentre la seconda semplicemente fantasy-oriented, ma non necessariamente connessa all’universo tolkieniano.

La voce è qualcosa di estremamente brutale e oscura: è forse la voce del male assoluto, di Sauron?

In ambito musicale, e metal in particolare, quasi tutti coloro i quali si sono lasciati ispirare dalle opere di Tolkien, e da Il Signore degli Anelli in particolare, sono rimasti affascinati dal maligno e dall’oscurità che circonda la Terra di Mezzo (è raro trovare liriche narranti la fiabesca e giuliva vita della Contea e simili). Tuttavia, come è facile capire dalla precedente spiegazione delle liriche, non è il male, o Sauron, ad essere protagonista, ne tanto meno la voce narrante. Si tratta semplicemente di vocals opprimenti, in linea con gli stilemi del genere musicale proposto.

Quali sono i tuoi punti di riferimento a livello musicale?

Per quanto riguarda prettamente il progetto Shine Of Menelvagor, i punti di riferimento sono state le opere di Burzum, di Nortt, dei Mournful Congregation, degli Evoken, dei Rigor Sardonicous e centinaia di altri. Per quanto riguarda invece i miei gusti musicali personali al di fuori del progetto, apprezzo praticamente tutto ciò che orbiti attorno all’universo metal, dal symphonic epic power, al goregrind, al raw black metal più raffazzonato ed inascoltabile. Ovviamente anche la musica ambient e dungeon synth ricoprono un ruolo di rilievo nei miei ascolti. Apprezzo poi anche musica totalmente al di fuori del metal, come James Taylor, Spandau Ballet, Eagles e America, giusto per menzionarne alcuni.

Ci sono gruppi che apprezzi particolarmente tra quelli che ruotano intorno al mondo creato da Tolkien?

Difficile per me trovare band non apprezzabili! Ad ogni modo, il mio personale “gotha tolkieniano” è composto dagli imprescindibili Blind Guardian e Summoning, nonché dai sottovalutati Hithlum, Moongates Guardian, Lugburz, Rivendell, Battlelore e altri ancora!

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Hai avuto o hai attualmente un qualche contatto con le realtà tolkieniane in Italia, la STI (Società Tolkieniana Italiana) in particolare?

Purtroppo non ancora. Per scarsa disponibilità di tempo, per ora mi limito a partecipare ad alcuni gruppi di studio e discussione presenti sui social network, ma conto di partecipare attivamente nel prossimo futuro agli interessanti eventi che la Società Tolkieniana Italiana promuove.

Sicuramente avrai avuto modo di ascoltare il disco Túrin Turambar Dagnir Glaurunga del tuo corregionale Emyn Muil: cosa ne pensi del suo lavoro e credi che magari in futuro potrete fare qualcosa insieme (split, collaborazioni ecc.)?

Davvero impossibile non inciampare in una gemma musicale di tal valore. L’opera è davvero sensazionale, il legame con i mitici Summoning è chiaro e gli dà una marcia in più, e il fatto che l’autore sia un mio “quasi-vicino di casa” la rende ancor più apprezzabile e affascinante, specialmente per via della particolare propensione al death ed al thrash metal, piuttosto che al metal oscuro e d’atmosfera, che domina nella nostra regione. Per quanto riguarda la possibilità di una collaborazione, o di un futuro split album, ne sarei davvero onorato, nonostante le nostre sonorità, seppur assimilabili, siano comunque diverse.

Il disco Walking The Icepath To The Wanderers’ Plateau è appena stato pubblicato, ma stai già lavorando a del nuovo materiale?

Dal 2012 ad oggi ho composto molti altri pezzi, alcuni dei quali ancora di matrice black metal, i quali tuttavia saranno pubblicati tramite un altro progetto dal nome Kalaallit Nunaat. Sono inoltre al lavoro su un progetto brutal death metal. Per quanto riguarda Shine Of Menelvagor invece, sono attualmente in fase di composizione lirica e musicale di nuovi brani per un secondo full-length, nonché di brani per uno split album che sarà realizzato nel prossimo futuro che condividerò con il bravissimo artista lombardo Talv, del quale consiglio vivamente l’ascolto dell’intera discografia e in particolare l’ultimo full-length Üksildus, davvero valido. Nello split, oltre a pezzi inediti, inserirò anche una cover di Lost Wisdom di Burzum.

Shine Of Menelvagor è finito nella black list del famoso sito “Metal-archives”? Puoi spiegarci cosa è successo e pensi che possa danneggiare il tuo progetto?

Il progetto è finito nella lista nera di Metal-archives, o Encyclopedia metallum che dir si voglia, per motivi chiaramente non musicali, ma per l’idiozia e l’ipocrisia di alcuni amministratori del sito, i quali interpretano in maniera personale e completamente irrazionale le regole previste dal sito stesso per l’upload di nuove band. Le sonorità di Shine Of Menelvagor sono chiaramente riconducibili a quelle di molte band già presenti nel sito, inoltre va detto che nell’archivio di EM sono state inserite band che di “metal” non hanno assolutamente nulla, come moltissimi progetti ambient o post-rock. Spero che nel futuro i webmaster di EM prestino maggiore attenzione e riducano sensibilmente la discrezionalità di cui alcuni amministratori godono. Com’è possibile che una band come gli Oceano, in grado di far impallidire i Cannibal Corpse, non possa essere considerata sufficientemente “metal”? O ancora, per quale assurdo motivo alcune band goregrind vengono accettate ed altre no, nonostante siano assolutamente identiche? Non vi è alcuna logica spiegazione. Ad ogni modo, nonostante EM sia una buona “vetrina”, credo e spero che ciò non costituisca un ostacolo a Shine Of Menelvagor. D’altronde, grazie anche al supporto delle label, ho già ottenuto molti riscontri positivi, a dimostrazione del fatto che il nome del progetto sta circolando bene tra gli appassionati.

Chiudiamo l’intervista nel più classico dei modi: hai tutto lo spazio che vuoi e soprattutto lascia i tuoi contatti per quanti vogliano saperne di più di Shine Of Menelvagor.

Chiunque sia interessato a Shine Of Menelvagor può visitare la pagina Facebook o contattarmi personalmente anche tramite mail. Sarei molto lieto di avere una vostra opinione riguardo al mio progetto.

Colgo l’occasione poi di “sponsorizzare” il lavoro del mio artworker (nonché, soprattutto, amico) Valerio Paolucci, artista valido e versatile di cui potete apprezzare le opere QUI.

Infine vorrei utilizzare questo spazio anche per ringraziare la This Winter Will Last Forever Records per la grande occasione che mi ha concesso, e per la grande professionalità dimostrata.

Intervista: Dyrnwyn

I romani Dyrnwyn, a due anni esatti del demo Fatherland (2013), hanno pubblicato l’EP Ad Memoriam, un sei pezzi che rafforza la volontà della band di distinguersi dal resto della scena, parlando delle vicende legate all’Antica Roma in un mondo troppo spesso “nordcentrinco”. É con grande piacere che ho scambiato due parole con alcuni di loro, buona lettura!

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Tra il demo Fatherland e l’EP Ad Memoriam sono passati due anni esatti: quali sono le maggiori differenze tra i due lavori?

In primis una maggiore omogeneità di tematiche. Se là si trattava di tracce tra loro abbastanza diverse e col solo filo conduttore di un folk metal ancora in sperimentazione, con Ad Memoriam siamo già su un piano che possiamo definire più affine a quello che tratteremo nel prossimo album, ossia l’Antica Roma. Secondariamente, possiamo notare anche una maggiore maturità compositiva e tecnica.

Pensate di essere maturati e migliorati grazie all’esperienza accumulata in quel lasso di tempo? Se sì, in cosa lo riscontrate?

Assolutamente sì. Siamo maturati su tutti i fronti: quello strettamente compositivo, quello tecnico ma anche sul piano artistico. Con diversi concerti alle spalle, infatti, abbiamo avuto modo di conoscere a fondo la scena musicale metal e rock laziale (e non). Abbiamo insomma maggiore coscienza di noi stessi, di ciò che vogliamo e fare e di ciò che ci circonda.

Come definireste Ad Memoriam e quali ritenete essere i suoi punti forti? C’è qualcosa che avreste voluto o potuto fare diversamente?

Il maggiore punto forte dell’EP è sicuramente quello di presentare tracce che sono omogenee come tematiche, ma assolutamente diversificate da un punto di vista musicale. Chiunque ascolti Ad Memoriam è certo di non annoiarsi mai! Qualcosa che avremmo potuto fare diversamente, in tutta onestà, non sapremmo dirlo. Magari qualche passaggio, qualche riff, qualche melodia o una strofa cantata oppure un ritornello. Si tratta comunque di dettagli. Nel complesso siamo molto soddisfatti.

I testi ricoprono per voi grande importanza. Vi va di spiegare il significato di ogni canzone contenuta in Ad Memoriam e se c’è un legame che le lega tra di loro?

Le canzoni sono tutte ispirate al folklore e alla storia romana. Grande spazio è lasciato anche all’aspetto “guerresco” dell’Antica Roma; dopotutto non dobbiamo mai dimenticare che si trattava di una civiltà largamente dedita alle arti belliche. Entrando nel merito dei singoli pezzi: Sangue Fraterno narra della nascita di Roma e dello scontro fratricida che ne seguì; Sigillum tratta temi strettamente pagani e anticristiani, e nello specifico il titolo fa riferimento a una piccola statua (il Sigillum, appunto) raffigurante un antenato che veniva collocata e venerata all’interno del focolare domestico; Tubilustrium racconta la festività romana che si teneva il 23 marzo e il 23 maggio, ed era una celebrazione che apriva le campagne militari (il titolo richiama il lavaggio delle tube di guerra, strumenti musicali utilizzati sul campo di battaglia); Teutoburgo, infine, narra la celebre disfatta subita da Varo nel 9 d.C. per opera di Arminio, capo germanico.

Musicalmente trovo Ad Memoriam più fluido rispetto a Fatherland, le composizioni sono meno spigolose e in generale si nota un songwriting più maturo e personale rispetto al passato…

Sì, c’è molto più lavoro dietro (sia di tempo che di investimento economico).

Da dicembre 2015, periodo di pubblicazione dell’EP, ad oggi sono passati molti mesi e qualcosa è cambiato in casa Dyrnwyn: il cantante Thanatos è stato sostituito da Daniele Biagiotti, ma da quanto ho capito siete in ottimi rapporti con il vostro ex frontman. Cosa è successo tra di voi? Cosa vi ha spinto a scegliere Daniele come sostituto?

Thanatos aveva altri impegni con suoi gruppi più vecchi e di comune accordo abbiamo deciso di cambiare. Ciò che ci ha spinto a scegliere Daniele (presentatoci dallo stesso Thanatos) è stata sia la sua preparazione tecnica che la sua esperienza professionale sul palco.

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Dall’uscita di Ad Memoriam è passato quasi un anno e sicuramente sarete in fase di composizione di nuove canzoni. Ce ne sono alcune pronte e come suonano? Continuerete a parlare della gloriosa Roma anche nella prossima release?

Sì, siamo in fase di composizione e possiamo già rivelare che alcuni pezzi sono pronti e li porteremo live nelle future serate. Quanto alle tematiche, sì, continueremo a parlare dell’Antica Roma.

State lavorando a un nuovo disco? In caso, si può sapere qualcosa a riguardo?

Sì, stiamo lavorando a un full-length. Non si tratterà di concept vero e proprio ma sarà comunque incentrato su un argomento in particolare e un determinato periodo storico. Non riveliamo quale di preciso per non rovinare l’effetto sorpresa, ma possiamo intanto dire che non parleremo di eventi già ampiamente trattati in ambito musicale (Annibale, Spartaco, Giulio Cesare ecc.).

Come nascono le canzoni dei Dyrnwyn? Si parte dalla musica e si abbina il testo oppure, avendo pronte le parole cercate di adattare la musica ad esse?

I nostri pezzi, per le nuove composizioni, stanno nascendo partendo da una idea iniziale di “scaletta” e di tematiche (talvolta anche di testi), ai quali poi andiamo aggiungendo la musica in un secondo momento. Precedentemente invece il lavoro veniva svolto al contrario, ossia ci si vedeva e si tiravano fuori riff e melodie alle quali poi si dava forma di canzone.

Ora che siete nella scena folk metal da qualche anno, in quale stato di salute vi pare? Ho visto che avete legato molto con gli Atavicus, quindi vi chiedo come sentite la “fratellanza”, se una ce n’è, nel mondo folk.

La scena folk metal è molto vivace e attiva, ma non in tutta Italia. Sicuramente il Centro e il Sud sono meno ricchi di gruppi e visibilià, infatti se andiamo a vedere la provenienza delle band che suonano questo genere musicale, la maggior parte risiede dall’Emilia Romagna in su. Quanto agli Atavicus, sì, siamo molto legati a loro anzitutto perché siamo stati grandi fan dei Draugr e, dopo il loro scioglimento, abbiamo continuato a seguire molto da vicino le due formazioni nate successivamente, i Selvans e gli Atavicus. Apprezziamo molto entrambe le band, ma con quest’ultimi, forse per una maggiore affinità di tematiche e di attitudine, abbiamo trovato un forte legame che potremmo definire una vera e propria fratellanza, appunto. Siamo stati infatti felici e onorati di aver condiviso il palco con loro durante l’esibizione al Traffic di Roma a gennaio 2016, dove abbiamo insieme a due membri degli Atavicus una cover dei Draugr (L’Augure e il Lupo). Quanto alla fratellanza nel mondo folk, crediamo ci sia sul serio, forse perché scrivere e narrare la propria terra e tradurre l’affetto che se ne prova in musica, ti fa comprendere lo stesso sentimento da parte di altre band anche lontanissime dall’Italia che però trattano lo stesso genere musicale.

Sempre più gruppi dedicano molto tempo e impegno al merchandise che va oltre la classica maglietta nera con il logo o la copertina del cd. Oggettistica varia e bottiglie di alcool sembrano interessare più dei dischi musicali, come è possibile, secondo voi, essere arrivati a questo punto?

Anzitutto occorre dire che questo tipo di merchandise riguarda solo poche, e molto famose, bands. Secondariamente c’è un discorso di tipo “economico” da fare: se io band produco della musica e la vendo (sotto forma di cd, di concerto, di maglietta ecc.), è normale che raggiunta una certa notorietà io possa anche eventualmente spingermi a esplorare altri, per così dire, “supporti” del mio prodotto. Ed ecco il proliferare di birre, tazze, accendini e altro. Non ci vediamo niente di immorale, d’altronde se un fan è felice di avere a casa la tazza col logo della propria band, beh, perché non farlo contento?

Tempo fa mi avete confessato che vi sarebbe piaciuto pubblicare un album in quantità limitatissima in formato digipak o qualcosa del genere, ma per Ad Memoriam non è accaduto. Rimane il desiderio e la possibilità che ciò avvenga, magari con il prossimo lavoro?

Sicuramente sì, contiamo col full-length di poterlo fare (disponibilità economica permettendo).

Negli ultime mesi la line-up della band ha subito dei cambiamenti: qual è la situazione attuale?

La situazione attuale è che siamo ancora alla ricerca di membri fissi come chitarra ritmica e flauto. Al momento per i live abbiamo persone che possono aiutarci, il 21 gennaio (al Traffic di Roma, con Ephyra e Blodiga Skald, ndMF) si esibiranno con noi Anton Caleniuc (cantante dei Blodiga Skald) alla chitarra ritmica e Jenifer Clementi al flauto traverso. (eventuali interessati possono contattare la band tramite la pagina Facebook, ndMF)

Grazie per la disponibilità, ci si vede a qualche concerto romano!

Grazie a te e ai lettori di Misterfolk.com! E se non ti presenti ai nostri prossimi concerti ti veniamo a prendere sotto casa!!!

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Intervista: Aexylium

I giovani Æxylium hanno pubblicato nel corso del 2016 l’EP di debutto The Blind Crow, lavoro interessante che convince e soprattutto fa sperare bene per il futuro. Come sempre Mister Folk vuole dare voce a quell’underground di valore ma non troppo pubblicizzato, da qui la decisione di scambiare alcune battute con il cordiale chitarrista Fabio: curiosi di entrare nel mondo degli Æxylium?

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Perché avete scelto il nome Æxylium e come è nato il gruppo?

La band è nata da un’idea di Matteo e Roberto, rispettivamente batterista e chitarrista/polistrumentista del gruppo, che volevano iniziare un nuovo progetto musicale diverso da quelli avuti in passato. Il nome invece è stato scelto mettendo insieme le varie proposte di chi si unì alla band nei mesi successivi, ovvero i primi cinque componenti. “Æxylium” prende spunto dalla parola latina “exilium” e nel nostro immaginario si riferisce a un vecchio luogo segreto nel quale venivano deportati i più malfamati prigionieri e criminali, lontani dalle loro terre senza poter farne ritorno, una sorta di esilio appunto.

Il vostro primo EP è uscito da poco tempo, quali sono i feedback finora ricevuti?

Sicuramente positivi; quest’estate abbiamo suonato anche in alcuni festival folk/celtici di una certa importanza, tra cui quelli di Malpaga e Druidia, e quindi ci sembrava doveroso arrivare con una sorta di biglietto da visita per chi ancora non ci conoscesse, ecco quindi uno dei motivi che ci hanno spinto a registrare l’EP The Blind Crow. Generalmente chi l’ha ascoltato ci ha lasciato un parere positivo sapendo che siamo una new entry in questo ambiente musicale, e quindi ci ha fatto piacere e ci ha spinto a credere nelle nostre capacità.

Trovo le canzoni interessanti e per niente scontate, soprattutto se si pensa che siete alla prima registrazione. Come si è svolto il lavoro di scrittura e quali sono i vostri obiettivi?

Black Flag (la seconda traccia) è la nostra prima composizione, scritta quando ancora non avevamo nessuno degli strumenti tradizionali. Con l’ingresso degli altri componenti è stata arricchita e migliorata; devo dire da quel momento c’è stato un salto notevole a livello compositivo perché con tanti strumenti si aprono molte possibilità e giocare con le armonie risulta un piacere. Per quanto mi riguarda adoro comporre musica e solitamente (ma non sempre) le canzoni nascono da qualche mia idea per poi essere riadattate o adeguate in sala prove tutti assieme, ed è così che sono nate le altre due tracce dell’EP.

L’EP contiene tre canzoni abbastanza varie e diverse tra di loro, una cosa di certo non frequente. Le avete “selezionate” appositamente, oppure nel vostro repertorio vi piace spaziare più possibile?

Entrambe le cose direi: le abbiamo scelte sì per la loro diversità, volevamo infatti mostrare che non amiamo focalizzarci eccessivamente su un unico filone musicale, ma anche le altre canzoni che proponiamo nei live non seguono un solo stile. Ovviamente sappiamo bene che esagerare può rischiare di etichettarti come band senza una reale identità, ma con la giusta attenzione in fase compositiva credo che possa uscirne qualcosa di sicuramente apprezzabile dalla gente; diciamo che non ci piace imporci troppi limiti in questo senso.

Nel promo digitale non erano presenti i testi delle canzoni: di cosa parlano e ci sono dei musicisti/scrittori/situazioni di vita che li ispirano?

Per quanto riguarda la canzone The Blind Crow ci siamo ispirati alla mitologia nordica, narrando una storia di un’anima intrappolata nel corpo di un corvo cieco che vaga senza riuscire a raggiungere la Valhalla. Le altre due tracce toccano temi più spensierati, in particolar modo Revive The Village, che narra della gioia delle persone in un giorno di festa al villaggio.

Quali sono le vostre influenze musicali? Vi sentite influenzati anche da fattori extramusicali come la letteratura, la natura o la società?

Veniamo tutti da esperienze musicali molto diverse alle nostre spalle; tra i vari componenti c’è chi in passato suonava metal, chi punk, e chi suona e tuttora studia musica classica. Poi man mano che il progetto prendeva forma, ci siamo lasciati ispirare dalle grandi band del nostro settore, quali Eluveitie, Alestorm e Korpiklaani. Per quanto riguarda i testi invece generalmente ci ispiriamo alla mitologia norrena e celtica.

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Nelle canzoni gli strumenti tradizionali ricoprono un ruolo veramente importante. Quali sono le influenze a tal proposito?

Sin dall’ inizio eravamo concordi ad avere almeno due strumenti tradizionali nella formazione, perché riteniamo che siano fondamentali per evidenziare il lato “folk” della nostra musica; anche ascoltando le tracce si può notare infatti che ricoprono un ruolo di primaria importanza. Dopo l’ingresso di Gabriele (flauto) e di Federico (violino) si è aggiunto anche Stefano, il nostro tastierista, e da quel momento abbiamo potuto creare ulteriori armonizzazioni con gli strumenti tradizionali, rendendoli l’anima delle nostre canzoni.

Ho letto qualche mugugno riguardo la copertina e la registrazione. Cosa potete dire a riguardo?

Al giorno d’oggi registrare un album fatto come si deve costa davvero molto, e in Italia il nostro ambiente musicale (ma anche il metal in generale) si sa che non costituisce un grande business. Per questo abbiamo scelto di autoprodurre questo EP con sole tre tracce con le nostre forze e senza troppe pretese, per presentarci a un pubblico che di fatto ancora non ci conosceva; per questi motivi credo che sia comprensibile il fatto che per una band esordiente non è facile esordire con una registrazione di eccellente qualità, ma che sia invece importante valutarne principalmente il contenuto, che poi può piacere o non piacere, ovviamente. Ora ci concentreremo al meglio delle nostre possibilità su quello che sarà il nostro futuro album completo, che è anche il nostro grande obiettivo al momento.

Avete fatto alcuni concerti nell’estate appena passata: come sono stati e cosa avete imparato in queste occasioni?

Sono state esperienze bellissime ed importanti per noi perché ci hanno insegnato a migliorare come gruppo. Ci ha inoltre fatto piacere essere definititi come “piacevoli sorprese” in certe occasioni e siamo molto contenti del fatto che a volte il pubblico ci abbia chiesto di ripetere nuovamente una delle canzoni e che alcuni di loro siano saliti con noi a cantare sul palco. Cerchiamo sempre di migliorare e suonare è il miglior modo che ha una band per crescere; speriamo che un giorno le persone che erano sotto il palco possano cantare qualcuna delle nostre canzoni!

Ho visto che sul palco proponete la sigla de Il Trono Di Spade. Siete tutti appassionati di Martin e/o della serie tv? Avete ascoltato le numerose versioni in circolazione, compresa quella degli spagnoli Incursed presente nel loro EP Beer Bloodbath?

Solo un paio di noi non seguono “Il Trono di Spade” e per questo vengono continuamente punzecchiati! Siamo legati alla serie tv e suonare la sigla all’inizio di ogni concerto fa sempre il suo bell’effetto. Sappiamo che ne sono state fatte molte versioni, noi abbiamo scelto di mantenerla abbastanza fedele all’ originale; non conoscevo quella degli Incursed, quindi ne ho approfittato per ascoltarla e devo dire che la trovo molto originale!

Dopo questo cd di tre brani cosa dobbiamo aspettarci? State lavorando a nuovi brani? In caso, ci saranno delle novità nel vostro sound?

Sì, come ti ho accennato stiamo lavorando per completare la fase di scrittura degli ultimi brani dell’album completo che abbiamo intenzione di registrare il prossimo anno. I temi saranno vari: ci saranno canzoni “heavy” più spinte alternate ad altre invece più “ballabili”, proprio perché ci piace sia scrivere canzoni belle da ascoltare, sia avere brani che spingano le persone a saltare e divertirsi durante i nostri live.

Siamo al termine dell’intervista, avete tutto lo spazio che volete per dire qualsiasi cosa!

Tutti e otto gli Æxylium vogliono ringraziare Mister Folk per il supporto e la possibilità di dar voce anche a band esordienti come la nostra e speriamo di poter incontrare qualcuno degli appassionati di questo portale ai nostri prossimi concerti!