Intervista: Blodiga Skald

I Blodiga Skald hanno pubblicato il full-length di debutto Ruhn qualche mese fa e hanno presentato il disco in un infuocato release party al Traffic Club di Roma: quale migliore occasione per scambiare due parole (ok, quattro) con la violinista Maerkys e conoscere meglio una delle più interessanti realtà italiane che sta facendo parlare di se soprattutto nell’est Europa? Tanti gli argomenti toccati, compreso il pregiato vino ricavato dagli occhi di elfo. Buona lettura!

foto di Arianna Ceccarelli

La prima cosa che ti voglio chiedere è come ci si sente a debuttare su un’etichetta come la SoundAge Productions.

È sicuramente qualcosa d’inaspettato ed emozionante! Allo stesso tempo credo che questo salto ci responsabilizzi: far uscire il primo disco con una delle label degli Arkona ci porta a mantenere alto il nostro livello. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, no?!

Come siete entrati in contatto con la label russa? L’impegno con loro è solo per questo disco o anche per altri?

Cercavamo un’etichetta per il nostro primo disco Ruhn e ovviamente abbiamo puntato a quelle che si occupano più che altro di folk metal. Abbiamo avuto una buona risposta dall’ambiente di produzione del folk metal russo e la SoundAge è stata la label che ci ha offerto gli accordi migliori. Per ora abbiamo firmato solo per questo disco, poi si vedrà!

I responsi dell’EP Tefaccioseccomerda sono stati veramente buoni, ma c’è da dire che con Ruhn avete fatto un grosso passo in avanti e un po’ tutti se ne stanno accorgendo. Come e quanto avete lavorato per realizzare un disco di questa qualità?


C’è molto lavoro dietro a Ruhn e sebbene alcune tracce siano state riprese dall’EP, le abbiamo completamente rilavorate e riadattate al sound che avevamo ben chiaro per questo primo lavoro ufficiale. Ruhn doveva essere il biglietto da visita dei Blodiga Skald, con un’impronta musicale ben precisa, che permettesse al pubblico di riconoscerci al primo accordo. C’è uniformità tra le dieci tracce, che pur essendo molto diverse tra loro hanno sempre quel “qualcosa” di caratteristico.
Va anche detto che l’intera composizione del repertorio Blodiga è stato rimodellato per poter includere le linee di violino.

In Ruhn troviamo l’utilizzo di tre lingue, ma l’italiano è solo per alcuni titoli. C’è possibilità di vedere utilizzata la nostra lingua in una futura canzone?

Questa è una domanda che ci viene fatta molto spesso e personalmente la prendo un po’ come una coccola da parte del pubblico: credo che quando le persone ti chiedono di cantare in una lingua a loro comprensibile sia una voglia di comunicazione diretta ed è una cosa buona; è come se dicessero: “ci piacete talmente tanto che vorremmo poter cantare i vostri testi!” (poi, magari, è tutto un film che mi faccio io, eh! Ahahahah)!
Per ora non abbiamo intenzione di cantare in italiano, sia perché c’è uno schema ben preciso dietro l’alternanza tra russo (usato per i dialoghi degli orchi) e inglese (usato per la narrazione), sia perché stiamo creando un nostro particolare stile e non vorremmo già mischiare le carte in tavola. Non è detto che non troveremo il modo di far parlare qualche personaggio nella nostra lingua. Magari un elfo fighetto…

Ora ti tocca spiegare la storia raccontata in Ruhn con dovizia di particolari…


Ecco! Sappi che se non supero questa prova, Axuruk (il cantante) mi bacchetta severamente, quindi cominciamo! Epica Vendemmia parla di quanto agli orchi piaccia bere e far baldoria! In particolare la nostra verde razza è particolarmente ghiotta di un vino fatto con gli occhi di elfo… una prelibatezza! Un eroe elfico di nome Ballas scende in battaglia per fronteggiare l’orda, ma viene sconfitto ed il vino ricavato dai suoi occhi è il migliore che sia mai stato bevuto!

Ruhn è l’inizio di tutto. Qui comincia la storia degli orchi e la nostra, che abbracciamo il ruolo di menestrelli della nostra razza. È la prima ed unica canzone in cui noi Blodiga Skald ci rivolgiamo direttamente al nostro popolo e lo facciamo nella nostra lingua, perché questa non è una storia per il pubblico, ma un canto di rivalsa per la nostra gente. Il testo parla di antichi canti e racconta di come le nostre radici affondino nel sangue di battaglie, di villaggi distrutti, di terre da cui siamo lontani; ma canta anche di un giuramento da parte dei nuovi giovani che restano fedeli ai loro antenati, alle loro gesta e alla loro natura di guerrieri, pur guardando al futuro con un nuovo coraggio nel cuore. Dalle ceneri della loro antica razza, disseppelliranno l’onore e la forza di tornare a combattere, rivendicando il proprio mondo.

No Grunder No Cry richiama nel titolo una famosa canzone reggae e narra le vicende di Grunder, un orco poco sveglio a cui viene una gran voglia di zuppa di dita umane (altra squisitezza orchesca). Va quindi alla ricerca di qualche umano da cucinare, ma al momento dello scontro si accorge di aver lasciato le armi a casa e viene quindi ucciso senza gloria.

I Don’t Understand vede noi bardi orcheschi girovagare in cerca di storie, finché ci imbattiamo in un accampamento di nomadi, che per ringraziarci dei nostri racconti ci offrono di fumare un’antica spezia che ci confonde le idee e ci fa credere di amare elfi e gnomi!!!

Sadness è la cupa vicenda narrata dall’eroe degli orchi Razdul, che racconta di come fu tradito dalla sua stessa gente, dalla sua stessa razza, manipolata dalle parole di un malvagio orco stregone di nome Keregan.

In Laughing With The Sands ci ritroviamo catapultati in terre più calde e sabbiose, dove un gruppo di orchi tenta di attraversare il deserto per raggiungere la città di alcuni amici umani. Purtroppo quelle sabbie sono maledette e provocano delle risate talmente potenti che si finisce col piangere di fatica, rischiando di morire. Per fortuna i nostri sopravvivono a questa tortura e riescono a raggiungere la città!

La golosità che gli orchi hanno per gli gnomi li porta a fare “spesa” nella città di Panapiir, per cercare qualche gnomo succulento da divorare. Purtroppo, però, gli orchi sono anche inarrestabili bevitori e così in poco tempo si ritrovano tutti ubriachi e vulnerabili e finiscono con l’essere uccisi a loro volta dagli stessi gnomi. Per fortuna il capoclan Razdul è rimasto sobrio e in breve riesce a sconfiggere gli gnomi.

Too Drunk To Sing è la divertente storia del nostro Grunder, che davvero troppo ubriaco, tenta di cantare a squarciagola. Axuruk gli fa notare che è troppo ubriaco per cantare, quindi lo invita a ballare con lui e a continuare a divertirsi! Come sono andata? Ahahahahah!

Blidiga Skald in concerto

Le canzoni che troviamo in Ruhn sono tutte molto buone e diverse tra di loro. Come ho detto nella recensione la differenza la fa il tuo strumento, sempre fondamentale per le melodie e i grandi stacchi che crea con il resto del brano. Quanto hai/avete lavorato su questo aspetto e ti ritieni pienamente soddisfatta di quanto fatto?

Il lavoro compositivo viene sempre svolto insieme: principalmente è Ghash (il chitarrista) che inizialmente compone i brani, ma successivamente scatta la fase di confronto con ciascuno strumentista, per adattare l’idea di base alle caratteristiche proprie dello strumento. Nel mio caso, le linee di violino erano già abbastanza delineate prima del mio intervento, ma ho comunque aggiustato e inserito alcune parti per far sì che le mie lead apportassero qualcosa di importante e migliorassero le melodie. Gli assoli di violino li ho composti da zero e sono brevi e semplici, ma nell’insieme funzionano e danno risalto ai brani, senza snaturarli e senza “invadere” lo spazio melodico degli altri. Sono molto contenta del lavoro fatto, ma sicuramente devo ancora dare il meglio di me!

Il titolo dell’ultima canzone del disco (Too Drunk To Sing) è una rivisitazione del titolo Too Drunk To Fuck dei Dead Kennedys?

Emh… OVVIAMENTE! Ahahahah…

L’artwork del disco è molto curato, così come lo è il vostro look mentre suonate. Quanto è importante l’aspetto estetico/visivo in un mondo che corre tra social e follower? C’è il rischio in alcuni casi, secondo te, di dare più attenzione a quello che l’occhio vede invece che alla musica?

La presentazione visiva e l’aspetto scenico è molto importante per noi, ma credo lo sia in generale per qualunque progetto, non solo musicale. Ci muoviamo in un contesto quotidiano in cui l’attenzione che l’osservatore concede ad un determinato stimolo è solo di pochi secondi ed essendo continuamente bombardato da miliardi di questi stimoli, c’è bisogno di qualcosa che prima ancora di spiegare un concetto, catturi immediatamente l’interesse. Della serie: “ora che ho la tua attenzione…”. Questa può essere una carta vincente, ma anche un’arma a doppio taglio, perché se ad originalità estetica non segue una concettualità sostanziosa, si rischia di essere il proverbiale “tutto fumo”… e il pubblico ha un ottimo naso! Noi siamo quanto di più “cretino” ci si possa aspettare da una band metal e sul palco siamo un branco di cinghiali scatenati, ma quando poi ci ritroviamo in sala prove, o in fase di composizione, studio o registrazione, siamo seri e ben concentrati sul lavoro che stiamo facendo. Come diceva qualcuno: “ridere è una cosa seria”, far ridere lo è ancora di più!

Il release party di Ruhn è stato grandioso, una festa rumorosa e divertente. Quanto conta per voi il “cazzeggio” in musica?

Sono molto contenta che ti sia divertito! Il cazzeggio è la nostra carta vincente ed è il modo migliore di comunicare con il pubblico! Quando la gente vede che tu che suoni ti stai divertendo da matti, è sicuramente più invogliata a partecipare e a divertirsi a sua volta. Questo costante prenderci in giro, “recitare una scena” e interagire continuamente con le persone, annulla quel dislivello tra il parterre e il palco e ci pone tutti allo stesso livello di idiozia!

In questo ultimo periodo avete suonato diverse volte all’estero, ti chiedo quindi se hai riscontrato differenze con la realtà italiana per quel che riguarda organizzazione, trattamento dei gruppi e pubblico.

Ahimé, nota dolente! Purtroppo devo dire che la differenza c’è e si sente molto. Ovviamente il mio è un giudizio limitato, non avendo girato tutto il mondo, ma per quel poco che ho visto, devo dire che l’Italia ha moltissimo da recuperare in campo di considerazione dell’arte e del ruolo dell’artista. Fuori dal nostro Paese, chi fa musica è valorizzato per ciò che fa e per tutto il lavoro di cui si carica per poterlo fare, dallo studio all’investimento economico, viene pagato e trattato da artista che dedica la propria vita a questo tipo di lavoro, che non è assolutamente inferiore a qualunque altra occupazione. In più il pubblico è appassionato e ha fame di novità e di qualità, perché abituato a ricevere sempre nuove proposte ed è quindi curioso ed esigente! In Italia, secondo il pensare generale, se fai musica stai togliendo tempo a qualcosa di più serio, ma questo credo sia un discorso fastidioso e trito&ritrito allo stremo, che tutti ben conosciamo. Diciamo che, paradossalmente, è più facile suonare (e suonare con piacere!) all’estero che in patria e questa è una cosa che lascia davvero l’amaro in bocca.

C’è un momento/situazione che vuoi raccontare ai lettori di Mister Folk, magari facendo arrabbiare gli altri membri del gruppo?

Ahahahah! Perché no?! Ti ho mai raccontato di quella volta che, in Romania, Axuruk perse la voce poco prima del live al 31 Motor’s Club di Suceava? Per tentare di sfiammare la gola e poter cantare in growl, quella sera adottò il caro vecchio metodo moldavo e cominciò a bere shot su shot di un famoso alcolico dall’etichetta con su disegnata una testa di cervo (ma se po’ dì Jägermeister, o è pubblicità occulta?). Inutile dirti che poco prima di salire sul palco era “bello andante”, come si dice in gergo e abbastanza ubriaco, quindi noialtri eravamo abbastanza preoccupati (in caso di emergenza eravamo pronti ad abbatterlo con le cerbottane)! Alla fine fu uno dei suoi e nostri migliori live in Romania e il pubblico fu totalmente travolto dalla sua… emh… spontaneità!

Quando hai iniziato a suonare il violino e perché?

Come la maggior parte dei violinisti (chissà poi perché!) cominciai a suonare molto piccola. Iniziai le mie lezioni a cinque anni e ad oggi suono da diciannove. In realtà, all’epoca chiesi ai miei genitori di portarmi in una scuola di musica perché volevo cantare, ma (grazie alla rinomata competenza italiana), il direttore della scuola, invece di inserirmi in un coro di voci bianche, mi disse che ero troppo piccola per seguire un corso di canto. Lì per lì non la presi molto bene, ma poi quando mi fu proposto di scegliere uno strumento, scelsi il violino. Ancora oggi non so e non ricordo perché presi quella decisione. All’epoca non lo sapevo, ma, guarda caso, è uno degli strumenti più simili alla voce umana.

Se penso al violino nel metal il primo nome che mi viene in mente è quello dei My Dying Bride. Quali sono i tuoi musicisti/gruppi di riferimento e cosa spinge un violinista a suonare heavy metal?

Ho sempre ascoltato rock, metal e sottogeneri, parallelamente allo studio della musica classica, quindi ho sempre cercato un modo di sposare la musica che più mi piaceva allo strumento che suonavo, ma non è stato facile in realtà. Nell’immaginario collettivo, il violino viene associato al country, alla musica irlandese e alle serenate, (che tra l’altro sono tutti tipi di folk) ma, pur essendo cresciuta, tra le altre cose, con le ballate celtiche e i capolavori di Branduardi, io, soprattutto in adolescenza, volevo qualcosa di diverso e cercavo il gruppo brutal, death, doom, eccetera, eccetera-metal che avesse il violino, quindi capirai che le pretese erano un po’ eccessive! C’è anche da dire che, almeno nel mio ambiente, il violino era visto come uno strumento noioso. Con il tempo ho scoperto il folk metal e ho cominciato a imparare i riff delle canzoni più famose, mi sono appassionata alla musica irlandese e ho scoperto che il violino era molto di più che uno strumento da “musica colta”! A sorpresa ti dico che anche il jazz aiuta molto, perché lo studio dell’improvvisazione rende il musicista cangiante e camaleontico! Secondo me c’è ancora molto da sperimentare per un violinista che voglia scardinarsi dal leggìo su cui è stato culturalmente ancorato ed io non vedo l’ora di andare in esplorazione e magari, chissà, diventare come Ara Malikian, che è un mostro di tecnicismo classico, ma il più delle volte suona musica della tradizione mediorientale o dell’est ed è un personaggio totalmente distante dall’immagine del violinista a cui siamo abituati!

Maerkys, siamo al termine dell’intervista. Ti ringrazio per la disponibilità, hai lo spazio per lasciare alle future generazioni una grande frase che nessuno dimenticherà mai!

Oh, no, ho già finito di parlare? Ahahahahah! Grazie a te per aver sopportato questa lunghissima chiacchierata! Ti lascio con una frase presa in prestito dal romanzo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde: “È lo spettatore, non la vita, che l’arte, in realtà, rispecchia”.

foto di Arianna Ceccarelli

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Intervista: Sergio Ponti

Quella di oggi è un’intervista diversa del solito e, lasciatemelo dire, molto interessante. Mister Folk ha scambiato due parole con Sergio Ponti, apprezzato batterista italiano che ha diviso il palco con mostri sacri dell’hard rock e del progressive, ma che riguarda da vicino il nostro mondo poiché ha inciso e suonato in tour con i fantastici romeni Dordeduh. Si è parlato quindi delle sue esperienze e dei gusti musicali, dei Metallica di …And Justice For All e di come avvicinarsi allo studio della batteria con alcuni utilissimi consigli (è insegnante!). Il tutto impreziosito da gustosi aneddoti. Beh, non resta che leggere!

La prima cosa che ti chiedo è come ti sei avvicinato alla musica e alla batteria in particolare.

Ciao Fabrizio, è un piacere essere qui a chiacchierare con te. Ho due sorelle molto più grandi di me che hanno sempre ascoltato musica. Si sono sposate quando ero molto piccolo e hanno lasciato alcuni dischi a casa dei miei. Più per capire come funzionasse il piatto, ho iniziato a mattere su dei vinili a caso, da Jesus Christ Superstar agli Eagles, passando per il grandissimo Cosmo’s Factory dei Creedence Clearwater Revival e mi sono ritrovato a comprarmi un paio di bacchette durante gli anni delle scuole medie e a distruggere la sedia di camera mia suonando dietro a quegli LP e alla cassetta di Greatest Hits dei Queen e a Made in Japan dei Deep Purple. Non che fossi capace di star dietro a quest’ultimo, ma ci provavo! Non osavo chiedere ai miei di prendermi una batteria e ricordo che chiesi a mia sorella Laura di domandare loro da parte mia… inspiegabilmente, mio padre mi prese una Century. Un set entry level su cui finii per suonare tutto il giorno, tutti i giorni.

Qual è stato il momento in cui hai detto “da grande voglio fare il batterista?”. E quando hai capito realmente che eri sulla strada giusta?

Un giorno su Videomusic passarono il video di One dei Metallica. Non avevo mai sentito parlare di batterie a doppia cassa (non c’era certamente Youtube e neanche Internet se è per questo!), e vedere Lars suonare la parte centrale all’unisono con le chitarre, con quella grinta e quella potenza, fece scattare qualcosa. Provavo e riprovavo a suonarci dietro, ma non ero in grado di farlo. Allora decisi che era il caso di studiare davvero. Leggevo Percussioni e sulla quarta di copertina trovai la pubblicità della scuola di batteria di Furio Chirico (batterista importantissimo per la scena italiana, ndMF). Telefonai e mi rispose lui in persona, gentilissimo. Fu proprio lui, dopo circa un anno di corso, a spronarmi a continuare, dicendomi: “guarda che se studi e continui ad impegnarti, potresti fare questo come lavoro”! Furio è stato una guida importante, musicalmente e umanamente.

Questo è un sito che tratta folk/pagan/viking metal, quindi ci saranno un po’ di domande sul tuo lavoro con i Dordeduh. Per farla breve, nel 2009 Negru si è tenuto il nome Negură Bunget mentre Sol Faur e Hupogrammus (quest’ultimo nella band fin dal principio, 1995) hanno fondato i Dordeduh. Da quell’anno hai iniziato ad aiutarli con i live: come e perché sei stato contattato?

Tra il 2006 e il 2008 sono stato il batterista degli Ephel Duath. Nella primavera del 2007 facemmo tre settimane di tour nel Regno Unito, con i Negură che suonavano prima di noi. A dire il vero non legammo tanto in quel periodo. Ogni band viaggiava separatamente con il proprio mezzo e ci vedevamo solo ai concerti. Nell’autunno del 2009 mi arrivò una mail da Edmond (Hupogrammus) che mi chiedeva se ero intenzionato a registrare del materiale con loro e accettai, curioso di lanciarmi in una nuova avventura.

Con i Dordeduh hai registrato l’EP Valea Omolui: ci racconti come si sono svolti i lavori e se hai preso parte dalla fase di composizione, oppure era già stato scritto tutto quanto e tu hai “semplicemente” suonato?

Fu una settimana interessante, mi pare nell’ottobre del 2009. Loro avevano pronti i riff e la maggior parte delle strutture. Credo per entrambe le parti si trattò di un’esperienza molto interessante: io mi trovavo sicuramente fuori dalla mia comfort-zone di batterista rock, e ricordo che per loro fu una ventata d’aria fresca sentire delle idee ritmiche che non rientravano nei canoni tradizionali del metal. Il groove di Zuh ad esempio, è basato su un rudimento, il triple paradiddle, che ti aspetteresti più di sentire da Steve Gadd (batterosta di James Brown, Eric Clapton, Peter Gabriel, Pino Daniele e Chick Corea tra gli altri, ndMF) che da un metal drummer. Ognuno mise del suo e sicuramente venne fuori un EP interessante.

live con i Dordeduh all’Hellfest 2014

Dopo l’EP è stato realizzato il full-length Dar De Duh, ma tu hai soltanto registrato alcune percussioni mentre la batteria è stata affidata a Ovidiu Mihăiță anche se hai continuato a suonare live con loro. Mi pare una situazione sicuramente strana e quasi complicata! Difficoltà di distanze e impegni personali?

Abitando io in Italia ed essendo loro in Romania non è mai stato facilissimo, ma credo comunque di aver fatto avanti indietro, negli anni, almeno cento volte. All’inizio sembrava che dovesse esserci Ovi (che in Romania è un attore di fama nazionale!) alla batteria, insieme a me e ad un batterista tedesco, Jorg. Non ho mai capito bene se la cosa avrebbe potuto funzionare o meno, anche perché da li a poco le condizioni di salute della mia anziana mamma si aggravarono parecchio, e dovetti rinunciare a quello che fu il concerto di debutto a Bucharest. Per un po’ suonai solo con l’altro progetto comune, Sunset In The 12th House e mi limitai, come hai scritto, a registrare le percussioni di Dar De Duh in una giornata di studio. Fu molto bello suonare le loro percussioni tradizionali e ricordo che mi diedero carta bianca, guidandomi solo in alcuni punti. Poi dal 2013 al 2015 suonai la batteria dal vivo con i Dordeduh, in tre tourneè europee e molti concerti singoli e festival in giro per l’Europa, tra cui anche Hellfest, Wacken e Rockstadt Extreme.

Come e perché è finita la collaborazione con i Dordeduh?

Nell’estate del 2015 Edmond annunciò pubblicamente il suo ritiro unilaterale e a tempo indeterminato dal mondo della musica e per me non ebbe più senso stare seduto ad aspettare che succedesse qualcosa. A questo devi aggiungere che negli ultimi periodi c’erano problemi tempistico/organizzativi generali ed io mi sono ritrovato più volte ad andare in Romania, rinunciando a concerti molto ben pagati qui in Italia (faccio il batterista di professione) per non concludere nulla là. Unisci questo al fatto che io ho una pazienza pressoché infinita per tutto, tranne che per il perdere tempo. Quello è un punto dolente, mi arrabbio subito e in maniera invereconda, quindi è stato meglio per tutti chiudere lì la collaborazione. Non rimpiango nulla di tutta l’esperienza comunque. Ho imparato un sacco di cose, suonato tanto e visto un sacco di bei posti. Ho tantissimi bei ricordi e considero la scena musicale Romena la più bella in cui abbia mai suonato… e poi li ho anche conosciuto mia moglie!

Finora abbiamo parlato di pagan black metal, ma tu sei un grande appassionato di prog rock. Ti sei mai sentito “fuori posto” mentre eri in tour con i Dordeduh? Cosa ti piaceva della loro musica e visto che ci siamo ti chiedo anche quali sono i gruppi della scena che più ti piacciono o incuriosiscono.

No, sono sempre stato accolto bene da tutti e ben voluto… almeno credo! Io ero quello con i capelli corti, gli occhiali e la maglietta bianca dei Gentle Giant nel backstage in mezzo ad una folla vestita di nero. Almeno mi trovavano subito quando c’era bisogno! Sicuramente non mi è mai piaciuto suonare il blast beat, ma è una questione di ascolti, a casa ho oltre 6000 dischi e credo ci sia il blast su tre di questi. Ho visto dei batteristi pazzeschi suonarlo e stavo lì a guardarli tutto il concerto. In Romania c’è colui che credo essere il miglior batterista estremo al mondo: si chiama Septimiu Harsan e attualmente, tra i tanti progetti, è il batterista di Disavowed e soprattutto dei Pestilence. È un musicista eccezionale che suona come Derek Roddy (Hate Eternal, Nile, Malevolent Creation ecc., ndMF) e Gavin Harrison (Porcupine Tree, Steven Wilson, Claudio Baglioni, Franco Battiato, Iggy Pop ecc., ndMF) messi insieme. Siamo amici e ci sentiamo spesso. Sono contento che stia ricevendo l’attenzione che merita. È una persona molto interessante con un sacco di cose da dire. Dovreste intervistarlo! Raphael Saini (Iced Earth, Cripple Bastards, Master, Corpsefucking Art ecc., ndMF)in Italia è un batterista estremo che seguo e apprezzo molto. Davide Piovesan, il batterista originale degli Ephel Duath è bravissimo anch’egli: originalissimo. Per quanto riguarda la musica dei Dordeduh, mi piaceva l’uso di accordi, ritmiche e armonie non propriamente tipiche del metal, l’uso delle dinamiche e anche di momenti totalmente silenziosi all’interno del set. Una bella varietà! In realtà non conosco quasi nessun altro gruppo della scena alla quale eravamo accumunati… anzi chiedo a te di segnalarmene qualcuno, te ne sarei grato!

Hai altre esperienze nel mondo dell’heavy metal?

Oltre agli Ephel Duath, tra il 2004 ed il 2006 sono stato il batterista degli Illogicist.

In tuo post su Facebook definisci …And Justice For All dei Metallica come un capolavoro del progressive metal. Una frase del genere potrebbe far storcere il naso a molte persone, ci puoi spiegare perché per te il quarto lavoro dei Metallica è progressive metal?

Devi sapere che io ho una sorta d’idolatria per questo disco, sentirlo mi ha fatto venire davvero voglia di studiare la batteria. Mi ricordo tutto le parti di Lars e i testi a memoria. Testi che non parlano di mostri sotto il letto e cose simili, ma di giustizia, libertà di parola e dura condanna della guerra. Sicuramente leggerli da adolescente ha lasciato un segno. Progressive perché nel 1987/88, quando il disco è stato concepito e registrato non c’erano in giro delle band heavy (a parte i Watchtower, forse) che ardivano a fare dischi con un suono così chirurgico e preciso e allo stesso tempo potente. Le strutture non sono mai scontate, c’è sempre un giro con qualche battuta in più o in meno rispetto a quello precedente, oppure cambia il tempo. O la velocità. È vero che ci sono un sacco di takes combinate fra loro, però il disco suona omogeneo, con il sound di una band che è (era?) veramente in grado di suonare INSIEME. Te lo dimostro dicendo che in One ogni ritornello è un pelo più veloce della strofa che lo precede e poi il tempo torna a sedersi per la strofa successiva. Però subito non te ne accorgi, senti solo che il tiro del pezzo sale e cresce d’intensità. Non senti quella sensazione fastidiosa di qualcosa che accelera e rallenta e perde di groove. Questo perché la band si ascolta, si segue e i musicisti suonano tutti con la stessa intenzione. So di certo, perché ho i miei informatori e faccio le mie ricerche, che tutto il disco è registrato a click, programmando tutti i cambi di tempo e velocità passo a passo con una drum machine. Credo che Lars abbia fatto impazzire tutti durante la registrazione tra questo e il volere quel sound di batteria, però ha avuto ragione lui 🙂

Ho visto una foto con la tua batteria a pochi centimetri da quella di Ian Paice dei Deep Purple: ci racconti qualcosa di quell’incontro e ti senti fortunato a poter dividere il palco con personaggi del genere? O ti ci stai abituando?

No, non ti abitui mai e sì, sono molto fortunato. Dal 2004 suono nei Beggar’s Farm, band fondata dal polistrumentista Franco Taulino. Negli anni grazie a Franco siamo diventati una band di riferimento per alcune leggende del progressive rock, che si fidano di noi e ci assumono come band per concerti da solisti in Italia, oppure si affiancano a noi come special guest. Ho realizzato il sogno di suonare con tantissimi componenti dei Jehtro Tull, Banco Del Mutuo Soccorso, PFM e tantissimi altri grazie a questa formazione. L’esperienza con Paice è una di queste. Il batterista lo conosciamo. Parlano per lui 50 anni di carriera, milioni di dischi venduti e la stima di tutti i batteristi del mondo. Però Ian è una persona rilassata, quasi timida per quel che ho potuto vedere. Abbiamo suonato alcuni brani a due batterie e non abbiamo avuto modo di parlarci nel pomeriggio. Prima della nostra performance insieme, mentre ci presentavano, sono corso dietro la sua batteria e li è venuto fuori il mio lato da insegnante. Letteralmente: “mi hanno detto che tra gli altri pezzi dobbiamo suonare anche Smoke On The Water insieme, ma secondo me la gente la vuol sentire fatta solo da te”. Lui: “nah, come on, let’s have fun!”. Al che gli ho risposto: “allora, facciamo così, altrimenti ci pestiamo i piedi e viene fuori una schifezza. In Smoke suoni tu il groove e io solo le mani e non la cassa. Gli altri pezzi dei Jethro Tull li conosci bene?”. Vedendolo titubante e avendo trenta secondi per organizzarci gli ho detto: “allora guarda me, ti do tutti i segnali io. E non suonare la cassa in Locomotive Breath!”. Lui ha risposto: “wonderful, we’re all set!”. E ce la siamo cavata alla grande. Poi ci siamo seduti a cena assieme, ci siamo complimentati a vicenda e con lui e mia moglie abbiamo parlato della sua famiglia, della Scozia e di birre.

Clive Bunker, Ian Paice e Sergio Ponti

Quali sono i gruppi e i batteristi più influenti per il tuo stile?

Troppi e me ne dimenticherò qualcuno. Ho grandissima ammirazione per i batteristi virtuosi che sono in grado di suonare con chiunque e qualsiasi stile. Io non ne sono capace! Mi piaccioni tutti i batteristi dei miei gruppi preferiti, proprio perchè sono insostituibili nel suond della band e hanno fatto la storia del periodo in cui vi hanno militato. Il mio batterista preferito è Barriemore Barlow, che ha suonato nei Jethro Tull tra il 1971 e il 1980. Le sue idee e il suo stile sono inimitabili e non ho mai sentito nessuno suonare così, prima e dopo di lui. Ho passato centinaia di ore a cercare di imparare le sue parti e a meravigliarmi di come avesse fatto a pensarle. Lo conosco personalmente e sono stato ospite a casa sua. Lui non vuole sentir parlare di batteria, quindi abbiamo fatto lunghe chiacchierate sulla vita in generale e per me va bene così. Mi basta sapere che mi stima e che mi considera un collega e un amico. Di tutte le cose che ho fatto in musica, condividere batteria e palco con lui è stata la cosa più bella. Tutti gli altri batteristi dei Tull sono formidabili. Clive Bunker e Doane Perry sono sempre stati gentili con me ogni volta che abbiamo suonato insieme. Il compianto Mark Craney è stato un gigante del mio strumento, mai abbastanza considerato. Una forza della natura! Tutti i batteristi di Zappa, in particolar modo Terry Bozzio e Chad Wackerman per la follia organizzata del loro playing. Roger Taylor dei Queen: timing impeccabile, voce con estensione infinita, autore di brani senza tempo. Diciamo che anche suonare con una band composta da altre tre individualità così uniche è una cosa che un po’ gli invidio. John Bonham dei Led Zeppelin: non serve aggiungere altro. Ian Paice, ovviamente. Lars Ulrich, senz’altro. Mike Portnoy, come tutta la mia generazione. Nick Menza, un batterista metal con un grande groove, si sente che veniva dal rock e dal blues. Pat Torpey dei Mr.Big. Sempre in grado di infilare una chicca batteristica di grande rilievo in brani di pop/hard rock. Pierluigi Calderoni del Banco del Mutuo Soccorso, per il suo stile preciso e le ritmiche serrate e incalzanti ma allo stesso tempo leggere. È anche una brava persona, lo conosco. Edoardo Bellotti, un batterista con una grande cultura che potrebbe suonare bene tutto e suona jazz in maniera consapevole ed elegante, con poche note al posto giusto. Oggi mi piacciono tantissimo Keli, il batterista degli Agent Fresco. Bravissimo, originale e imprevedibile, e Blake Richardson dei Between The Buried And Me.

Mi sembra di capire che i Jethro Tull siano il tuo gruppo del cuore, ma ti sei sposato indossando una maglia dei Queen mentre tua moglie ne aveva una degli Yes. Si tratta di tradimento? J

Ma sai proprio tutto! Grande! Quando ho saputo che Martin Barre e Clive Bunker dei Jethro sarebbero stati al nostro matrimonio, conoscendoli ho pensato che mi avrebbero preso in giro tutto il giorno perché indossavo una loro t-shirt il giorno del mio matrimonio, allora ho optato per i Queen, che adoro al pari dei Tull. Mia moglie è una grande fan degli Yes. Ho capito solo il giorno dopo che non era solo per la band, ma anche per il “sì”. Sono solo il batterista alla fine, un po’ lento di comprendonio 🙂

Da batterista di alto livello ti chiedo se puoi dare qualche semplice consiglio a chi si vuole avvicinare al tuo strumento.

Premetto che non mi considero un batterista di alto livello, ma ti ringrazio davvero per la tua stima. Studio tutte le mattine per migliorarmi e non fare brutte figure quando suono! La mia idea è di prendere lezioni e cercare di imparare quanto più possibile e ascoltare molta musica diversa, ma poi specializzarci in ciò che ci piace davvero. Se abbiamo provato per due anni ad ascoltare ogni forma di jazz ma quando ci sediamo alla batteria suoniamo dietro a Reign In Blood, direi che la nostra direzione musicale è piuttosto chiara, ma il fatto di aver studiato altri generi ci aiuterà a suonare meglio in generale e con maggiore consapevolezza. Direi che individuare una scuola con un insegnante che ci piace, o studiare privatamente con un bravo maestro è molto molto utile. Io vorrei averlo fatto prima nella mia evoluzione. Non serve avere una batteria costosa, bisogna studiare. Allora poi una batteria da 500/700 euro con delle buone pelli accordate e dei piatti decenti suonerà come una che costa dieci volte tanto. Quando presto la mia vecchia Tamburo da 460 euro a Clive Bunker lui la suona ed esce il suono che aveva nel 1970 all’Isola di Wight davanti a 650.000 persone (si riferisce al grandioso concerto con The Doors, The Who, Jimi Hendrix, Jethro Tull, Free, Emerson, Lake & Palmer e altri nomi fondamentali per il rock, potete recuperare il video “Message To Love: The Isle Of Wight festival”, ndMF). Io mi siedo dietro e tento di rubare il mestiere. Quello del suono è un aspetto affascinante e spesso trascurato dal batterista inesperto.

Quanto è importante (e difficile) trovare il drum kit ideale? Qual è oggi il tuo drum kit standard?

È importante, ed è difficile. Costa un sacco di soldi buttati per colpa dell’inesperienza e dell’insicurezza. Uso una batteria Vibe in alluminio, costruita da Paolo Zuffi a Imola. È uno strumento eccezionale. Ian Paice, Mark Richardson degli Skunk Anansie, i miei compagni di band e altri sono tutti rimasti sbalorditi dal suo suono. Ha molto volume e proiezione e magari se devo suonare in un teatro o in un club, uso una batteria in legno con diametri più contenuti, ma il mio set ideale ha una cassa da 24”, tom da 13” (a volte aggiungo un 10” sulla destra) e timpani da 16” e 18”. Le classiche misure da rock. Piatti Paiste 2002. Ho questo sound nelle orecchie perché tutti i miei batteristi preferiti li usano, quindi mi è sembrata una scelta ovvia. Bacchette Promark 5B e pelli Evans. Il mio set ideale è portare in giro o in studio meno roba possibile per poter affrontare in modo giusto la musica che devo suonare, così da non avere tentazioni di suonare più del necessario… e smontare velocemente dopo il concerto! E non dimenticare il tappeto, altrimenti si muove tutto!

Cosa stai facendo in questo periodo?

Insegno presso tre ottime strutture. Fondazione Fossano Musica di Fossano, una scuola che ha ottimi programmi di musica d’insieme; Musicanto a Piossasco (Torino) e la Pepper Music a Moncalieri. Ho un sacco di bravi allievi e cerco di fargli ascoltare i dischi al pari di studiare i rudimenti. Tra le molte band, segnalo The Critical Failure, una nuova formazione con disco in uscita. Immagina un sound vicino a certe cose di Devin Townsend e un concept che vede con occhio sinistro e quasi ironico la vita di alcuni famosi serial killers. Presto news in merito!

Sergio, grazie di cuore per la tua disponibilità e gentilezza. E’ sempre un grande piacere poter parlare con un musicista di spessore come lo sei tu.

Grazie a te per il tempo dedicatomi e ai lettori che avranno la pazienza di leggere quest’intervista fino a qui.

Intervista: Wind Rose

Con un lavoro bello e intenso come Stonehymn, era impossibile non intervistare i toscani Wind Rose. Ne è uscita una chiacchierata interessante e sincera con il cantante Francesco Cavalieri, nella quale si parla sì di musica, ma anche di “fratellanza underground”, differenza tra scena italiana ed estera, indiani d’America e nani tolkieniani. Orecchie pronte ad ascoltare quello che i Wind Rose ci propongono: siamo tutti testimoni della nascita del  “Dwarven Metal”!

Ci siamo incontrati (leggi QUI la precedente intervista) quando eravate in tour con Eluvetie e Skalmold, vi ritrovo ora con il nuovo disco Stonehymn appena pubblicato. Cos’è successo in questi due anni?

Ciao Fabrizio, felice di risentirti. In questi due anni abbiamo sicuramente fatto le esperienze più importanti della nostra vita, sia dal punto di vista lavorativo che del songwriting; siamo riusciti a trovare la nostra chiave di scrittura che ci ha accompagnati e ispirati per questo nuovo album: una miscela di power metal e folk metal che ci contraddistingue nell’odierna “vasca di squali” del business musicale.

Una volta si diceva che il terzo disco è quello della verità. Se così fosse potete stare tranquilli visti la qualità del vostro lavoro…

Non sei il primo da cui lo sentiamo dire, evidentemente è una delle regole non scritte dell’arte! 🙂

Siete passati dalla Scarlet Records alla Inner Wound Recordings: ci sono stati problemi con l’etichetta italiana o è stato un semplice rapporto arrivato alla conclusione?

Beh… diciamo che una cosa non esclude l’altra. Con la Scarlet Records credevamo (ingenuamente) di raggiungere un livello di promozione ottimale, di firmare per qualcuno che vedeva e credeva nel potenziale di questo progetto e quindi di essere supportati a livello economico per intraprendere la grande “scalata”… così non è stato. Tutte queste cose le abbiamo trovate nella florida terra svedese con Innerwound Recordings, pronta ad accoglierci con una vera proposta per il nostro album Stonehymn, con un vero piano di lavoro che punta a far crescere la band, dando veramente tutto per le band che lavorano con loro. Ci siamo guardati in faccia, abbiamo lasciato quella terra arida e malsana, piena di “amici di amici”, per abbracciare l’etichetta a cui dobbiamo moltissimo del successo riscosso fino ad ora. Supporto più totale da parte della label, royalties sul venduto 10/15 volte superiori a ciò che era stato con Scarlet Records, le persone che seguono la nostra band attivamente sono aumentate, le visualizzazioni su YouTube parlano da sole.

“Dwarven metal”: ci spiegate questa autodefinizione?

Dwarven Metal è un termine nato un po’ per gioco che stava a indicare il nostro orientamento musicale… Nato per gioco e poi preso subito sul serio dalla critica e dal pubblico, forse la storia che si ripete se guardiamo band come i Turisas con Battle Metal; un’etichetta che portiamo con massimo onore e rispetto vista la nostra inclinazione fantasy marcata. 

Con To Erebor avete confermato, dopo The Breed Of Durin dell’album precedente, la passione per Tolkien. Pensate di utilizzare riferimenti tolkieniani anche in futuro? Cosa vi affascina maggiormente del mondo creato dal Professore di Oxford?

Da buoni giocatori di D&D, MMORPG e quant’altro sappiamo benissimo che la maggior parte delle ambientazioni è stata ispirata dai lavori di Tolkien. Uno specchio sul mondo moderno e antico tramutato in fantasia, dove tutto può essere il contrario di tutto ma rimarca con fermezza la distinzione tra il bene e il male: forse ciò che manca nel mondo in cui stiamo vivendo? Il mondo del fantasy sicuramente ci ha sempre appassionato, tant’è che il nostro primo disco è stato un concept molto LotR-alike, e abbiamo sempre accomunato questa passione alla musica. I riferimenti ai capolavori tolkieniani e soprattutto ai nani (di cui ormai faccio parte anche io visto che sono stato soprannominato Durin VIII ahah!) non mancheranno di sicuro nel prossimo disco, anzi, possiamo affermare che sarà uno dei nostri punti cardini per il futuro del Dwarven Metal, forgiato nel metallo, che merita maggior gloria.

Pensando a Stonehymn le prime cose che mi vengono in mente sono le ottime orchestrazioni/melodie, la robustezza della chitarra, la sezione ritmica iper compatta e la tua voce padrona del tutto. In particolare mi ha colpito Fallen Timbers, nella quale ho sentito dei richiami western, se così si può dire. Di cosa parla la canzone e avete realmente cercato di creare delle sonorità in grado di evocare immagini da film western?

Hai colpito nel cuore dell’album. Il concept di Stonehymn è incentrato appunto su due razze, una reale e una di fantasia, scacciate e rinnegate dalle proprie terre ormai invase e distrutte, che però hanno fatto di tutto per combattere, resistere e riappropriarsi di ciò che era loro: i nativi americani e i nani de Lo Hobbit. Queste sonorità che evocano scenari western sono un tributo al maestro Morricone, che amiamo moltissimo, e ad un grande popolo legato con la terra e la natura (cosa persa con l’evoluzione dell’uomo moderno), spirituali e animisti verso ciò che essa gli offriva, grandi combattenti e fedeli alle loro radici.

Come nascono i testi delle canzoni? Ci sono degli input esterni che danno il guizzo per l’idea iniziale o è un lavoro più meticoloso e di ricerca?

I testi delle canzoni solitamente nascono in entrambi i modi, non saprei dirti quale canzone è nata in un modo o quale in un altro, so dirti però che quando viene presa coscienza degli elementi chiave dell’album viene scritto tutto tramite le considerazioni personali sull’argomento che trattiamo, e arricchito e impreziosito con aneddoti o situazioni riportate alla luce tramite accurate ricerche.

Per la copertina vi siete rivolti a un nome gigantesco come quello di Jan “Orkki” Yrlund. Come si è svolto il lavoro e avete ottenuto l’immagine che avevate in mente, oppure l’artista ha creato qualcosa di più personale?

L’idea di base era molto simile, ma a disco finito, viste le influenze che erano venute fuori, l’artista ha dato una visione personale del tutto per poter trovare un connubio tra le due cose. La bozza creata da noi era più boschiva e astratta perché l’idea iniziale era di fare un album solo sui nativi americani, un album che come prima idea doveva chiamarsi “The Animist”. Personalmente, però, volevo dare un seguito a quel che era stato per me The Breed Of Durin e quindi ho voluto continuare a scrivere testi sui nani di Tolkien; a oggi, è stata la miglior scelta che abbia fatto nella mia vita. 

In cosa pensate che Stonehymn si distingua dal resto della scena heavy metal? Quali, secondo voi, i punti di forza dell’album?

Stonehymn, ma comunque il songwriting dei Wind Rose si distingue per essere un buon mix di molti generi, alcuni più recenti, altri più istituzionali del metal. I cori e le orchestrazioni sono il nostro punto di forza, maestosi e potenti danno il giusto spessore per sprigionare l’epicità dei brani. É giusto però anche far presente la costante ricerca fra elementi e chiavi del metal moderno: come per esempio i breakdown del metalcore o le parti di batteria più death, che danno una ventata di aria fresca a un genere ormai stagnante come il power metal di stampo italiano o l’inflazionatissimo folk metal nord europeo.

Mi piacerebbe conoscere le vostre influenze personali e come vi siete avvicinati alla musica suonata.

In tutta la nostra “convivenza” all’interno di questa famiglia abbiamo sempre avuto influenze diverse, siamo ascoltatori a 360 gradi (e forse questo è il punto di forza più grande, togliersi il paraocchi/orecchi), ma con gli anni ci siamo resi conto che andavamo comunque di pari passo e che le nostre differenti crescite musicali potevano compensarci e dar vita a qualcosa di nuovo.

 Se dovessi alcuni nomi di band significative per noi, e su cui ci siamo trovati sempre in sintonia, direi sicuramente: Symphony X, Turisas, Wintersun ed Ensiferum.

Siete attivi dal 2009 e pur provenendo da una zona centrale come la Toscana, mi siete sempre sembrati un po’ fuori dal circuito underground tricolore. Come avete visto cambiare (migliorare/peggiorare) la scena e come giudicate le piccole realtà che in teoria dovrebbero fare squadra per crescere tutti insieme?

Questa è un po’ una domanda a cui tutti cercano una risposta, io ti darò semplicemente la mia personale opinione: una vera e propria scena dove tutti cresciamo insieme, ci aiutiamo con le date per fare scambio e altro può essere concepita solo in una situazione underground di un progetto. Quando cominci a vedere le prime critiche, le prime persone che per mille motivi ti voltano le spalle e senti la competizione arrivi a una semplice conclusione: il mondo del metal underground, del pub dove suoni con la band tua amica dove dopo ci sbronziamo tutti insieme, per te è finito. Quel mondo ti sta stretto e senti la necessità di metterti in gioco in situazioni molto più grandi di te, di lottare con tutte le tue forze per arrivare a elevarti e ad evidenziarti dalla massa. Purtroppo in Italia spesso viene scambiato da tante band il mondo underground con il mercato musicale internazionale, e nascono delle faide anche tra band che suonano alla sagra del tortello in brodo, o ancora peggio, nascono le rockstar di quartiere. Noi abbiamo preferito fare la nostra strada, essere in pace con tutti ma seguire le nostre ambizioni e macinare esperienze, senza star a guardare troppo cosa fa quello o l’altro, senza perdersi troppo nelle guerre tra poveri. Adesso siamo in pista e dobbiamo ballare con band di grosso calibro, faremo del nostro meglio sempre e porteremo sempre rispetto a chi davvero ha spaccato tutto nella scena metal internazionale, rimanendo però sempre fermi e convinti sul fatto che devono far spazio perché siamo intenzionati a prenderci il nostro posto.

In una nostra conversazione privata mi avete accennato alle difficoltà di suonare in Italia, mentre in Europa la cosa non sembra così complicata.

Il problema dell’Italia non sta nelle venues ma negli ascoltatori. Non c’è interesse nell’andare a sentire una nuova band, un nuovo progetto, si preferisce spendere centinaia di euro per un Big senza renderci conto che un giorno non avranno con chi rimpiazzarli. La maggior parte dei locali (non tutti, tantissimi sono veramente convinti e sostenitori della scena) preferiscono non puntarci molto, quindi tendono a proporre serate per condizioni inaccettabili che quindi siamo costretti a declinare. In Europa la situazione cambia, l’ascoltatore si informa, segue e poi se piace si fa i chilometri per sentire qualcosa di interessante, paesi in cui anche l’economia funziona meglio e che quindi permettono alla band ospite di avere delle condizioni migliori che spesso portano anche degli utili da poter reinvestire nel progetto.

Vi ringrazio per la disponibilità, spero di potervi vedere presto su un palcoscenico!

Grazie mille a te Mister Folk! Alla prossima!

Intervista: Hamradun

Nel 2015 è stato pubblicato da una piccola etichetta un disco di debutto che purtroppo è passato inosservato dalle nostre parti, ma che merita assolutamente di essere riscoperto e valorizzato. Il titolo del disco è anche il nome del gruppo, Hamradun. Guidati dall’ex Týr Pól Arni Holm, hanno sfornato un cd di folk metal diretto e ben suonato, personale e legatissimo alla propria terra d’origine, le affascinanti isole Fær Øer. Proprio il cantante ha risposto alle mie domande, non risparmiando aneddoti e sincerità. Mi permetto un piccolo consiglio: dopo la lettura dell’intervista procuratevi il cd!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

[Nota del traduttore: a una prima occhiata mi sono preparato a un concentrato di egocentrismo e sindrome da one-man-band, visto quanto Pòl menziona se stesso in relazione al gruppo; ma trasportandolo in italiano, viene dipinta la figura di una persona davvero umile e molto orgogliosa del proprio lavoro (e a volte onesta al limite della secchezza), ed è forse l’intervista più bella a cui ho mai collaborato, quasi di sicuro la più interessante (e lunga) – Stefano]

Ciao Fabrizio, e ciao ai lettori di Mister Folk!

Alla maggior parte dei lettori di Mister Folk il tuo nome è legato ai Týr, ma io vorrei prima chiederti chi è il Pól Arni Holm di tutti i giorni.

Mi chiamo Pól Arni Holm e vengo dalle isole Fær Øer, precisamente dall’isola più a sud, Suðuroy – che in faroese significa proprio “isola del sud”. Ho quarant’anni e vivo nel piccolo paesino di Tvøroyri, con la mia ragazza e i nostri tre figli. A parte la mia attività musicale, passata e presente, sono stato educato come falegname e ho una laurea in Archeologia Preistorica, presa nel 2013. Al momento lavoro come capo dell’associazione giovanile locale di Suðuroy.

Fai parte degli Hamradun, folk metal band dalle tinte rock e autrice di un disco davvero bello che consiglio a tutte le persone che stanno leggendo. Vuoi raccontate la storia del gruppo?

Sono io il fondatore degli Hamradun. Abbiamo pubblicato il nostro debutto nel novembre del 2015; la nostra musica e le nostre canzoni sono un mix di antiche ballate faroesi e musica rock, e i testi sono principalmente basati su vecchie leggende e racconti delle nostre isole. Per noi è estremamente importante riuscire a dare nuova vita a queste storie attraverso la nostra musica, cantiamo in faroese e anche in un’antica variazione del danese! La creazione dell’album è un’idea che avevo avuto in testa da tempo, e quando ho incontrato il chitarrista Uni Debess e gli ho spiegato il mio progetto per la musica degli Hamradun, ne è rimasto entusiasta e abbiamo iniziato a lavorare sul materiale. L’idea di base, come ho detto poco fa, è di raccontare storie antiche con un tocco moderno. Non c’è una produzione esagerata, e le canzoni sono potenti – sono nude, se mi passi l’espressione: le cose che ascolti sull’album devono avere la stessa potenza quando le senti suonate live. È importante per la nostra musica che si riesca ad essere in grado di presentare lo stesso prodotto sia sul palco che in studio di registrazione. Dopo poco tempo si sono uniti a noi John Áki Egholm, chitarrista noto per aver militato nella band faroese Hamferð, il bassista Heri Reynheim, il batterista Rani Hammershaimb Christiansen e Finnur Hansen alle tastiere, tutti musicisti dalla grande esperienza provenienti da diversi percorsi musicali. Abbiamo registrato la maggior parte delle canzoni nello studio di Finnur, che ha anche masterizzato e mixato il nostro lavoro.

La musica degli Hamradun è delicata e suonata con il cuore, si sente subito. E credo che raggiunga immediatamente il cuore di chi la ascolta. Le melodie e i canti popolari sono un tutt’uno con le chitarre distorte e la tua voce, un lavoro sublime! Ti chiedo quindi qual è il vostro approccio alla musica e se avete un metodo specifico per comporre le canzoni.

Non ho un vero metodo per scrivere musica, ma di solito i testi vengono dopo la melodia, e ovviamente bisogna già avere un’idea di cosa si vuole scrivere. Mi ispiro alle infinite leggende e racconti delle isole Fær Øer e della scandinavia, dall’era dei vichinghi fino ad arrivare al periodo medievale.

L’unico appunto che mi sento di fare al disco è che dura un po’ poco e che magari si potevano aggiungere uno o due brani in più. Come mai la decisione di inserire solo sette canzoni in scaletta?

Ci sono solo sette tracce nell’album perché ero convinto che il resto delle tracce demo che avevamo fosse più adatto al nostro album successivo.

Il disco è uscito per la TUTL Records, etichetta che ha lanciato anche Týr e Skálmöld. Speri di percorrere la stessa strada dei tuoi connazionali e poter approdare a un’etichetta più potente per il prossimo lavoro?

L’album è stato rilasciato per la TUTL Records, delle Fær Øer – abbiamo un ottimo rapporto con il suo proprietario, Kristian Blak. Per ora pensiamo che pubblicheremo il nostro prossimo album con loro, come ho già detto siamo davvero soddisfatti della nostra partnership con TUTL.

La quarta traccia del cd è Sinklars Vìsa, canzone già incisa dai Týr in occasione del loro disco Land del 2009. Sinklars Vìsa è un pezzo tradizionale delle Fær Øer, vuoi raccontarci di cosa parla e perché è così importante? E cosa ne pensi della versione dei Týr?

L’idea di registrare Sinklars Vísa è qualcosa che avevo in mente da anni, anche prima che i Týr incidessero la loro versione nel 2008. Esistono parecchie versioni di questa ballata create da musicisti sia faroesi che stranieri, e volevo darne una mia interpretazione. In breve, Sinklars Vísa parla di un mercenario scozzese di nome Sinclair che approda sulla costa della Norvegia e, dopo aver saccheggiato i villaggi dell’entroterra coi suoi mercenari, viene attaccato da contadini norvegesi e ucciso nella battaglia di Kringen. Di solito questa ballata viene cantata dai faroesi nel tradizionale ballo a catena [NdT: la parola inglese che usa è chaindance (in faroese føroyskur dansur), un tipo di ballo cantato di gruppo marcato dal battere dei piedi; potete sentire la versione tradizionale in questo video, e se siete fan dei Týr è un vero trip]. Il mio approccio personale, nel creare questa versione, è stato innanzitutto di rimanere il più vicino possibile al tempo originale del ballo, ma era estremamente importante anche raccontare l’intera storia, di diciannove versi! Non riesci ad attirare molta attenzione con una canzone che va oltre gli otto minuti, ma va bene così. Secondo me anche la versione dei Týr è molto buona.

In Land è presente anche Hail To The Hammer, brano storico che fa parte del debutto da te cantato. Ti ha dato fastidio questa ri-registrazione? Ti è piaciuto il “nuovo” risultato finale?

Hail To The Hammer è una grande canzone, e c’è un feel diverso tra la versione che canto io e quella cantata da Heri, ma nella mia opinione sono entrambe buone e realizzate molto bene. Non so dire quale delle due sia la versione migliore, quello è un verdetto che sta ad altri, non a me.

Credo tu sia in buoni rapporti con i ragazzi dei Týr, ho visto un video del Summarfestivalinum 2013 dove canti Ormurin Langi insieme alla band. Tornando indietro nel tempo, hai lasciato la band che all’epoca faceva base a Copenhagen (Danimarca) per tornare alle Fær Øer, giusto? Ti posso chiedere se te ne sei mai pentito visto il buon successo che i Týr hanno riscosso?

Mi sono unito ai Týr nel 1999, quando all’epoca vivevamo tutti a Copenhagen. Sono stato il loro cantante per tre anni, fino al 2002, quando le nostre strade si sono separate, poco dopo che TUTL Records ha rilasciato il nostro debutto How Far To Asgaard. Ad oggi abbiamo ancora tutti degli ottimi rapporti tra di noi, sia i vecchi che i nuovi membri dei Týr.

Cosa ricordi delle registrazioni di How Far To Asgaard? Se posso permettermi, credo che tu sia migliorato davvero tanto come cantante e la tua prova su Hamradun è ottima.

Abbiamo registrato le canzoni di How Far To Asgaard a Copenhagen, mi ricordo che l’abbiamo fatto con poco tempo a disposizione, ma eravamo molto affiatati e facevamo parecchi concerti in Danimarca e nelle Fær Øer – avevamo anche vinto un concorso per nuovi talenti in Danimarca prima di iniziare a registrare. Ricordo un presentatore a un concerto che era convinto avessimo mangiato funghi allucinogeni prima dello show, come facevano i berserker vichinghi, per quanto eravamo carichi ed esaltati [NdT: Pól fa l’occhiolino, noi di Mister Folk vi preghiamo di consumare metal responsabilmente].

Le isole Fær Øer contano meno di cinquantamila abitanti, eppure c’è una scena heavy metal davvero buona! Come ti spieghi questo “fenomeno”?

C’è un sacco di talento musicale nelle Fær Øer, e forse è dovuto alla nostra forte tradizione canora che spinge questi artisti verso generi diversi, chissà! La scena metal è forte, e ci sono parecchie band emergenti che prendono la loro musica molto sul serio. Forse la popolarità di rock e metal in questo luogo è dovuta alle dure condizioni in cui viviamo, visto che siamo il parco di divertimenti degli dei del clima per tutto l’anno [NdT: nelle Fær Øer può esserci pioggia, neve, sole e tempesta, in punti diversi e in qualunque momento].

Sulla tua pagina di metal-archives c’è una tua foto in giacca e cravatta con in mano un microfono. Sembra che stai presentando qualcuno su un palco. Puoi “svelare” cosa stavi facendo?

Quella foto negli archivi viene da un concerto nelle Fær Øer del 2009! Ero appena tornato alle isole per le vacanze estive, visto che all’epoca vivevamo ancora in Danimarca. Non erano riusciti a trovare un presentatore per il festival musicale, e hanno pensato di chiamarmi e chiedermi se potevo introdurre i gruppi, quindi ho ripescato giacca e cravatta e mi sono messo al lavoro. È venuto fuori un gran bel festival, e per una volta c’era anche il sole.

Cosa hai fatto tra il divorzio con i Týr e la pubblicazione di Hamsadun? Sei comunque rimasto nel mondo della musica in qualche modo?

Dopo essermi separato dai Týr nel 2002 ho suonato in un gruppo chiamato All That Rain per un anno o due. Dopo quell’esperienza ho fatto il musicista di strada [NdT: il termine che lui usa è troubadour] con un mio caro amico in qualche occasione, e a volte mi hanno avuto come ospite per cantare a dei concerti! Non ho mai smesso di cantare anche se non ero più molto attivo nella scena, ma ho sfruttato questo tempo per concentrarmi sulla mia famiglia, sulla mia educazione e sul costruire la nostra casa, visto che nel 2006 abbiamo comprato un vecchio edificio che aveva bisogno di un sacco di riparazioni.

Tornando agli Hamradun, sono passati due anni dalla pubblicazione del debut album. State lavorando al nuovo disco? Puoi anticipare qualche cosa a riguardo? Ci sarà modo per vedervi in concerto in Italia? Sei mai stato in Italia?

Dopo i nostri primi concerti per il lancio, nel novembre 2015 nelle Fær Øer, io e gli Hamradun abbiamo subito deciso che avremmo dovuto lavorare a un seguito, e questo è il punto in cui ci troviamo ora! La maggior parte delle canzoni sono concluse, e progettiamo di finire gli arrangiamenti entro la fine del 2017. Concluso questo passo inizieremo a registrare, diciamo a inizio 2018, e speriamo ri far uscire l’album nell’estate di quell’anno. Musicalmente ci inoltreremo in un universo di leggende e antichi racconti del Nord.

Ci sarà modo per vedervi in concerto in Italia? Sei mai stato in Italia?

Ci piacerebbe molto portare la nostra musica in Italia, e abbiamo qualche legame e persone come la signora Burini e gli altri che vorrebbero davvero averci sul suolo italico! Non sono mai stato nel vostro bellissimo paese ricco di storia, sarebbe un vero piacere per noi nordici venire giù a farvi visita baciati dal sole.

Grazie mille per la disponibilità, è un vero piacere poter parlare con persone genuine e musicisti preparati. Spero che questa intervista possa aiutare in qualche modo gli Hamradun. Saluta i lettori di Mister Folk! 🙂

Grazie a te Fabrizio, e ai lettori di Mister Folk per l’intervista e il vostro interesse nella nostra musica. Speriamo che un giorno Hamradun possa portare il suo folk rock anche in Italia! Ciao! 🙂


ENGLISH VERSION:

Hey there Fabrizio and the readers of Mister Folk!

To most of Mister Folk’s readers your name is tied to Týr, but I’d like to start this by asking who the everyday Pól Arni Holm is.

My name is Pól Arni Holm and I come from the Faroe Islands, more precisely the southernmost island called Suðuroy which in faroese language means southern island. I am 40 years old and living in the small town of Tvøroyri with my girlfriend and our 3 kids. Beside my musical activity past and present, i am an educated carpenter and hold a bachelor degree in Prehistoric Archaelogy from 2013 and at the moment i am working as the leader of the local youth club on Suðuroy.

You’re a member of Hamradun, a folk metal band with a rock tinge and creators of a great album that I’m definitely recommending our readers. Want to tell us the band’s history?

I am the founder of the folk/rock band Hamradun. We released our debut album on November 2015 and our music and songs are a blend of old faroese ballads and rock music and our lyrics are mostly about old faroese legends and tales. For us it is of great importance to give these tales and legends new life through our music and we sing in faroese and an old version of danish too!

Hamradun’s music is delicate and with a lot of heart, that’s immediately clear. And I believe it can touch the heart of those who listen to it. Melodies and folk songs blend with distorted guitars and your voice, a sublime work! I’d like to know what your approach is regarding music, and if you have a specific songwriting method.

Making this album was an idea I had for a while and when I met with guitarist Uni Debess and told him my idea of the Hamradun music, he responded quickly and we started to work on the material. Basic idea of this album as I said earlier is telling old tales with a modern touch. There is no overproduction and the tracks are strong and if I can say naked, and the material you can hear on the album should be just as strong when you are playing it live. This is important for our music that you must be able to deliver the product on stage as well as on a recording session. Shortly after we were joined by guitarist John Áki Egholm also known from faroese band Hamferð, bassplayer Heri Reynheim, drummer Rani Hammershaimb Christiansen and keyboard player Finnur Hansen which all are experienced musicans and come from different musical backgrounds. We recorded most of the songs in Finnur Hansens own studio and Finnur also mastered amd mixed our production. I don’t have a specific method of writing music, but usually the lyrics come after the melody and of course you must have an idea of what you will write about. I draw my inspiration from the countless legends and tales on the Faroe Islands and Scandinavia from the times of the vikings up til the medieval period.

The only critique I have for the album is that it’s a tad too short, and could have maybe used one or two more songs. Why did you decide to go for just seven tracks?

There are only seven tracks on the Hamradun album as I thought that the the other demo tracks we had did more belong to our next upcoming album.

The album was released under TUTL Records, the label that also launched Týr and Skálmöld. Do you hope of walking down the same path as your compatriots and move on to a bigger label for your next work?

The album was released on the faroese label TUTL Records and we have had an excellent working relationship with the owner Kristian Blak. As for now we presumingly will release our new album through TUTL Records and as i said earlier we have been very pleased with our partnership with TUTL.

The album’s fourth track is Sinklars Vìsa, a song already recorded by Týr on their 2008 album Land. Did you listen to their version? What do you think about it? Sinklars Vìsa is a traditional Faroese song: can you tell us what it’s about and why it’s so important?

The idea of recording Sinklars Vísa was a thought I had for years even before Týr released their version in 2008. There are multiple versions of this ballad performed by faroese  artists and others abroad and I wanted to make my own layout of the ballad. Sinklars Vísa is shortly about a scottish mercenary called Sinclair how lands on the coast of Norway and after sacking villages on land with his mercanaires gets attacked by norwegians farmers and slain at the Battle of Kringen. Usually this ballad is perfomed by faroese people in a traditional chaindance. My personal approach to making this version, was firstly to be as close to the original tempo of the chain dance and telling the whole story was important which are 19 verses! You don’t get much airtime with the length of the song being over 8 minutes, but that is okay. I think Týrs version is very good.

Land also contains Hail To The Hammer, a historical track which is present in the debut album you recorded. How do you feel about this re-recording? Did you appreciate the “new” final result?

Hail To The Hammer is a great song and there is a different feel over the version I am singing and the one Heri sings, but both are in my opinion good and delivered well. I don’t have the answer which is the best version, but that is for others to decide🙂

I believe you’re on good terms with the guys from Týr, I remember seeing a video from Summarfestivalinum 2013 where you sing Ormurin Langi along with the band. Going back in time, you left the band – which at the time was based in Copenhagen – to come back to the Faroe Islands, right? May I ask if you ever regretted it, seen the level of success Týr managed to achieve? Have you listened to the albums they released after you split?

I joined Týr in 1999 when we all were living in Copenhagen. I was the lead singer for the first three years and our ways split in 2002, shortly after our debut album How Far to Asgaard was realeased from TUTL Records. At this day we still all have a good relationship both old and current members of Týr

How much do you remember from How Far To Asgard’s recording sessions? If I may, your ability as a singer has improved significantly since then and your performance on Hamradun is excellent.

We recorded the songs for How Far to Asgaard in Copenhagen and we did it on a short time I remember, but we were well played together and played numerous concerts in Denmark and the Faroes and we also won a music talent competition for bands in Denmark before we started our recordings. I remember a host at a concert thought we had eaten hallucinating mushrooms like the viking berzerkers did before our show, because we were so fired up and ready 🙂

There’s less than fifty thousand people on the Faroe Islands, and yet there’s an excellent heavy metal scene! How do you explain that?

There is a lot of musical talent on the Faroe Islands and maybe it is our strong singing traditions that accumulate these many artists in different genres, who knows! The metal scene is strong and there are many upcoming bands which take music very seriourly. That the rock and metal is popular here is maybe because of the harsh conditions that we are living under, as we are the playground for the weather gods all year round.

On your metal-archives.com page there’s a picture of you holding a mic in a suit and tie. It looks like you were presenting somebody on a stage. Can you reveal what you were doing there?

That picture of me in those archives is from a concert on the Faroe Islands in 2009! I had just returned on summer holiday back on the isles as we were living in Denmark at that point. They could not find a host for the music festival and called me up and asked if i could present the bands, so i found my suit and did the job. It ended up being a fine festival with sunny weather for a change.

What was going on in the period between divorcing Týr and releasing Hamradun? Were you still involved in the music world in some way?

After my divorce with Týr in 2002 i played shortly in a band called AllThatRain for a year or two and after that sang as a trubadeur with a good friend just once in a while and sometimes as a guest singer at concerts! I never quit singing even if i was not that active on the music scene but used my time on my family, education and on building our home, as we had bought an old house in 2006 which needed a lot of repairs

Going back to Hamradun, it’s been two years since the band’s debut. Have you been working on a new album? Can you give us any previews about it?

After our first release concerts on the Faroes in november 2015, we decided that we would work on material for a follow-up album with Hamradun and thats where we are at this moments! Mostly all the songs are finished and by the end of 2017 we will have completed the arangements for the album. After our schedule we will start recordings early 2018 and release our second album hopefully in the summer of 2018. Musically we will be in a universe of legends and old tales from the North.

Will there be a chance to see one of your shows in Italy? Have you ever been to Italy?

We would love to come and perform our music in Italy and we have some connections and people in Italy like Mrs Burini and others how would like to see Hamradun on italian soil! I have never been to your historically rich and beatiful country and it would be a pleasure for us northmen to make a visit down in the sun

A huge thank you for your availability, it’s always a pleasure to have a chat with genuine people and experienced musicians. I hope this interview can help Hamradun in any way. Say goodbye to Mister Folk’s readers! J

Thanks to you Fabrizio and Mister Folk readers for this interview and for your interest in our music and hopefully one day Hamradun can perform their folkrock music in Italy. Ciao 🙂

Intervista: Grimtotem

Mister Folk vi ha presentato i cileni Grimtotem con la recensione del singolo di debutto Invunche, un due pezzi carico di energia e buone idee. Nella lunga intervista che segue sono molti gli argomenti trattati, con particolare interesse verso il significato di testi e copertina; le parole della cantante/chitarrista Carolina Rebolledo fanno trasparire una gran voglia di fare, la passione per la propria cultura e l’amore per il Cile. Oggi si va dall’altra parte del mondo per scoprire una band e una scena troppo poco conosciuta da queste parti, ma assolutamente interessante. Buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Questa è la prima intervista italiana per i Grimtotem: per favore, presentate la band ai lettori di Mister Folk.

Per tutti i lettori di Mister Folk, noi siamo i Grimtotem, una band pagan metal fondata nel 2011 vicino al confine di guerra di Bío Bío, Cile. I Grimtotem mischiano influenze tra metal estremo (per di più dall’Europa) ed elementi folk della nostra terra che possono essere riconosciuti nella nostra musica. I contenuti dei testi sono scritti per lo più in spagnolo e alcuni termini e concetti sono in Mapuzungun, una lingua di una dei più grandi gruppi etnici in Cile. Noi speriamo veramente che vi diverta leggere e conoscere qualcosa di nuovo su noi! Line up attuale: Carolina Rebolledo: voce e chitarra, Cristian Ruiz: chitarra e cori, Nicolás Molina: tastiera, Rodrigo Castillo: basso fretless, Deathscythe: batteria.

Come definisci la musica della tua band e quali credi che siano i punti di forza dei Grimtotem?

I Grimtotem sono sicuramente un mix d’influenze e se dobbiamo descrivere la nostra musica, potrebbe essere un tentativo di mischiare elementi dal metal estremo con il folk delle composizioni del suono e del ritmo. Nonostante ciò, molti dei nostri ascoltatori che hanno ascoltato i nostri brani ci hanno detto che ci sono molte più influenze da cercare tra gli altri sottogeneri, come il death o il black tra i più. Noi cerchiamo di diffondere un messaggio a ogni persona che necessita di un’ispirazione o che dimostra interesse nel conoscere le nostre radici e non solo far musica per il semplice piacere di farla. Quindi, uno dei punti di forza che i Grimtotem hanno è che non siamo chiusi di mente per sperimentare con le influenze musicali di ogni membro. Per esempio quando facciamo gli arrangiamenti per le nuove canzoni c’è sempre molto spazio per ogni membro della band per esprimere loro stessi nel loro personale stile di suonare o di scegliere il tipo di suono che gli piace di più. Infatti vogliamo che ognuno si senta a proprio agio nella band nell’aspetto compositivo e questa line up ha lavorato abbastanza bene. Crediamo che ci siano generi “opposti” nelle nostre biblioteche, quindi in questo senso è difficile a volte suonare un genere metal specifico. Un altro punto forte dei Grimtotem è che hanno a che fare con una presenza femminile nella band. Nella scena metal locale non è comune vedere una donna che fa metal, né tanto meno vedere dal vivo una pagan metal band con una frontwoman che contribuisce alla locale scena metal, e anche il modo in cui abbiamo ravvivato la nostra musica per via di questa presenza. Questo genera molto più coinvolgimento e interesse nel pubblico che partecipa ai concerti, perché presentiamo una proposta fuori dallo standard.

Avete da poco pubblicato il singolo Invunche: cosa vuol dire il titolo e quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

Il titolo del nostro singolo significa “uomo deforme” in spagnolo. Questa attribuzione appartiene a una leggenda dalla cultura Chiloé del sud del Cile che racconta della creatura mostrata nell’artwork del singolo. Questa creatura non è capace di parlare e comunica solamente tramite ringhi e urli. Invunche è il protettore delle caverne Kalkus di Quicaví e ha la facoltà di vendicarle quando c’è bisogno. Il nostro scopo principale per questo singolo è anticipare qualcosa dal nostro album (di futura pubblicazione, ndMF) nella migliore qualità possibile. Avere materiale di qualità ci permette di promuoverci al meglio, ma anche di provare a diffondere informazioni sulla cultura dei nostri usi e costumi e delle nostre lingue.

Non conoscendo i testi, mi sono concentrato sulla musica. Ammetto che il vostro sound mi ha sorpreso non poco, avete personalità e non temete la sperimentazione, complimenti davvero! Di cosa parlano le canzoni Kütral e Invunche?

Kütral vuol dire “fuoco” in lingua Mapuzungun. L’ispirazione principale per questo pezzo è tratta da una leggenda chiamata “Dei della luce” che narra di come i Mapuche fossero abili a fare il fuoco. In tempi passati, i Mapuche stavano nelle caverne di notte e la maggior parte del cibo che avevano nella loro dieta era crudo. I Mapuche erano molto spaventati dalle eruzioni dei vulcani e dai terremoti che sono molto comuni in quest’area anche oggigiorno. Il testo di Kütral racconta questa legenda e di come i Mapuche sono riusciti ad ottenere il fuoco dalle eruzioni e dai terremoti. Il fatto di avere del fuoco era visto come una benedizione e un buon modo di riscaldarsi e di cucinare il cibo. Ci sono molti aspetti sulla visione del cosmo da menzionare, come passaggi sulla correlazione spirituale tra il sole, la luna, la vita umana prima della scoperta del fuoco. Küyen (la luna) conta i giorni per apparire nella sua forma intera mentre si guarda riflessa nell’oceano per vedere la faccia del sole alcuni giorni o notti al mese. Nel frattempo, gli umani vivevano nella completa oscurità e Madre Terra richiese agli anziani spiriti di avere un’eruzione vulcanica come atto di misericordia e di speranza per loro. Nel caso di Invunche, gran parte del testo è un parallelo tra la storia di Hob della Bibbia e l’apparizione di Invunche sulla faccia della terra. Entrambi rivendicarono al loro creatore e lo maledirono per la loro esistenza. Questa rivendicazione di Invunche al cielo e anche questo maledire l’intero creato, lui stesso e i Kalkus (i maghi) che lo presero per il proprio bene. Invunche vide anche gli orrori dei bianchi nella sua terra, come i genocidi e gli omicidi di massa.

Qual è il significato della copertina?

Come detto nel testo di Invunche, il significato della copertina rappresenta un richiamo alla creazione per la libertà e la liberazione spirituale. A volte tendiamo ad essere egoisti e crudeli con i nostri stessi, con fratelli, sorelle e tutte le creature viventi. La copertina è la riflessione di una creatura sovrumana che è stanca di tutti questi comportamenti ostili ed è chiaro quando rilascia dal suo cuore lo spirito della creazione e la verità di essere ancora vivi. A volte siamo nella sua stessa posizione – abbiamo regali come la musica e la passione per essa, ma siamo coinvolti in sentimenti differenti, il più delle volte odiandoci l’uno con l’altro. Noi ci consideriamo guerrieri, sì, ma a volte cadiamo nell’errore di non combattere per il lato giusto.

Pensi che il folk/pagan metal sia un buon mezzo per raccontare la storia e le tradizioni di determinate nazioni/città/eventi?

Penso che essere interessati alla scena folk/pagan metal è un buon modo per diffondere il mondo della cultura in generale e delle tradizioni di diverse parti del mondo. Dobbiamo partire dalla base che il folk metal incorpora il “folklore” nel metal, e il folklore stesso è incentrato su storie, tradizione, musica e culture di certi posti o luoghi nell’insieme. Per gli ascoltatori del metal, il mix tra elementi folk, diverse composizioni ritmiche, lo stile metal e la lingua utilizzata nei testi può generare un’atmosfera unica che ci fa respirare qualcosa di completamente diverso e di esterno dal nostro modo di vivere. Il folk/pagan metal ci guida verso un viaggio veramente emozionante. d’altro canto, ci possono essere variazioni tra stili visto che non tutte le persone ascoltano metal. Per esempio, ci sono molti artisti nel mondo che diffondono la loro cultura concentrandosi solo sugli elementi folk delle loro parti e delle loro stesse radici. Incredibilmente, questi artisti che sono fuori dal mondo del metal possono gestire il loro messaggio al meglio, ma possono essere tanto forti (o anche più forti) quanto il messaggio di una band metal. Infatti, questi generi calzano perfettamente con le intenzioni menzionate sopra e possono essere usate come una buona fonte per educare gli altri che non hanno mai sentito di specifici posti o eventi.

Vi definite influenzati dal folklore cileno e dalla cultura mapuche: vuoi accennare ai lettori di cosa si tratta e in quale maniera influenzano i Grimtotem?

Il nostro folklore, come anche la cultura Mapuche, hanno un ruolo importante per l’esistenza dei Grimtotem, perché per noi la musica folk/pagan metal è uno scambio costante di informazioni riguardanti qualunque evento da qualunque angolo del mondo, quindi l’ispirazione centrale è venuta fuori basandoci su questa sorta di principio. Oggigiorno ci sono un totale di dieci gruppi etnici in Cile a parte i cileni stessi e crediamo che il nostro paese sia ricco in cultura che noi vogliamo condividere con tutti. I Mapuche appartengono a uno di quei gruppi etnici e sono considerati una minoranza nazionale in Cile. I Grimtotem sono stati fondati nella stessa area dove si tennero i maggiori conflitti. Inoltre, combatterono per oltre 500 anni da quando gli invasori spagnoli arrivarono in questo continente con l’intento di massacrarli tutti (reminder: gli spagnoli NON “scoprirono” solamente l’America come è scritto nei libri di storia). Il loro scopo di recuperare le loro terre rubate e sopravvivere alla repressione attuale della società cilena in generale, perché sfortunatamente qui non c’è abbastanza rispetto per loro. Come non ispirarsi a ciò? Per noi i Mapuche sono veri guerrieri e il rispetto che hanno per la terra è veramente unico. La visione del mondo riguardante i Mapuche e la loro lingua è anche un accurato argomento d’interesse da usare nei contenuti dei testi delle canzoni dei Grimtotem. Tra i Mapuche gli eventi più importanti venivano trasmessi oralmente. Come band stiamo cercando di acquisire la conoscenza dalla loro lingua per essere in grado di trasmettere le loro storie in modo che possiamo recuperare un po’ del meglio dalle nostre radici.

Com’è la scena musicale in Cile? Esiste un movimento folk/pagan metal?

In Cile non c’è al giorno d’oggi un preciso movimento folk/pagan, ma negli anni scorsi era molto più comune vedere eventi che incorporavano band di quei generi. Questa scena è particolarmente piccola e direi che ci sono meno di dieci band che lavorano attivamente per questo genere in tutto il paese; comunque, molte di queste band lavorano separatamente. Nel caso dei Grimtotem finora abbiamo anche noi lavorato indipendentemente, ma prossimamente la band lavorerà in collaborazione con i gruppi Ulkan Newen, Briselas e Knighthood (tutte band folk metal dal Cile) tra le altre formazioni di altri generi in un progetto chiamato Lof Crisol. Vi informeremo come procederà questo movimento, ma servirà principalmente a dare un impulso e supporto alle band per crescere come dovrebbero nella scena musicale cilena.

Cosa pensi dei Folkheim e del loro Napu Ñi Tiam?

Mapu Ñi Tiam dei Folkheim ha dimostrato di essere un lavoro eccezionale. Hanno preso molte risorse dalla nostra cultura in termini di testi e di strumenti folk da ogni angolo del territorio cileno continentale e polinesiano. Qualcosa che mi attrae particolarmente di questo album sono i testi e spero veramente che il resto del mondo possa capirli nel loro significato reale. Musicalmente parlando, ogni risorsa usata calza a pennello con i concetti che hanno provato a implementare creando una buona atmosfera. Mapu Ñi Tiam è infatti il miglior album folk metal rilasciato in questo paese in termini di produzione, background culturale, storia ed eventi dalla nostra terra. Se siete ascoltatori di folk metal e volete imparare qualcosa sul Cile in tutti quegli aspetti menzionati prima, allora ascoltate Mapu Ñi Tiam come una scelta immediata, perché è un pezzo fondamentale della scena folk latino americana.

Come ti sei avvicinata all’heavy metal e al canto?

Ho iniziato con l’heavy metal solo 10 anni fa quando avevo 13 anni, prima di allora mi piaceva ascoltare rock classico. Avevo dei parenti che vivevano nella capitale e ogni volta che li andavo a trovare mi mostravano molte band e dvd live di band metal con stili diversi. Nonostante tutti i classici che avrei potuto ascoltare dai Metallica agli Iron Maiden e così via, io iniziai con i Rammstein. Da allora sono la mia band preferita. Trovo che il tono di voce e il duro accento tedesco e i riff della chitarra all’epoca mi trasmettevano dei sentimenti strabilianti. Pochi anni dopo potei ascoltare più “aggressività” nella musica, ma fu un processo lento. Una volta scoperte band folk e pagan metal, nel 2010 cominciai a chiedermi come potesse suonare il mio growl, o se fosse possibile per una donna fare facilmente del growl, così quello che feci fu prendere e provare una canzone degli Ensiferum chiamata Little Dreamer. Da allora non smisi mai di provare, soprattutto quando i Grimtotem furono fondati. Sono stati sei anni di costante pratica e mi sento molto soddisfatta dei risultati. Comunque, non mi considero una vera cantante perché non ho mai preso lezioni o mi sono fatta supervisionare da qualcuno. Ci sono molti aspetti da migliorare e di cui prendersi cura, e non chiudo la mia mente alla possibilità di iniziare a cantante in clean e di dare differenti atmosfere alle canzoni dei Grimtotem.

Quali sono le voci che ti influenzano maggiormente e chi è il chitarrista che ammiri i più?

Attualmente le voci che mi hanno influenzato sono tutte nel metal estremo. Abbiamo Som Pluijimers (ex Cerebral Bore): la sua voce è assolutamente aggressiva ed è una grande ispirazione per me. Ha un growl veramente profondo e una qualità che non tutte le cantanti dell’extreme metal hanno e non sembra una donna mentre canta. Questa è una delle qualità che sto tentando di imparare ed acquisire per il mio personale stile di canto. Per il lato maschile ICS Vortex è uno dei miei cantanti preferiti, il più delle volte quando lo fa in clean. Sul mio chitarrista preferito non ho una particolare preferenza, quindi parlerò di due chitarristi. Il primo è Jari Maenpää (Wintersun). È sempre un piacere per me guardare le sue performance live e come gestisce i suoi show in generale, e anche il lavoro con la chitarra e gli arrangiamenti in studio. Il suo stile nel suonare è una grande ispirazione per me nei miei doveri di chitarrista e nell’aspetto compositivo per i Grimtotem. In aggiunta, c’è un altro chitarrista che mi piace ascoltare e il suo nome è Andy Timmons. Adoro i sentimenti che mette nei suoi assoli che sono veramente eleganti, e dimostra anche una grande tecnica. Le sue canzoni mi sorprendono veramente.

Perché canti e suoni in una band pagan metal?

Suono e canto in una band pagan metal perché era un sogno da quando ho scoperto il genere e mi sono innamorata immediatamente della musica e di tutto ciò che ne deriva. In quel momento ho deciso che se avessi mai iniziato una carriera musicale, sarebbe dovuto essere un genere che amavo, cercando un modo per ampliare un po’ lo scambio culturale delle informazioni che comporta il folk/pagan. È duro però trovare delle band che provano a suonare questo tipo di genere in genere in Cile. Non rimpiango la scelta con me stessa e non mi arrenderò facilmente.

State lavorando a delle nuove canzoni? Suoneranno come quelle contenute in Invunche? In caso, sarà un nuovo singolo, un EP o un full-length?

La band sta attualmente lavorando su nuove canzoni che faranno parte del nostro full-length di debutto. In termini di composizione, cercheremo di assicurarci che tutte le tracce suonino diverse le une dalle altre in termini di arrangiamento e variazioni che saranno maggiormente udibili quando avrete l’occasione di ascoltarle (spero) presto. In termini di produzione, le tracce contenute in Invunche e le nuove che verranno suoneranno un po’ diverse nell’album, ma in una maniera giusta. Questo non vuol dire che non siamo soddisfatti del risultato ottenuto con il singolo che abbiamo rilasciato, ma ci sono molti aspetti che possono essere fatti meglio, come la maniera in cui la band può suonare in alcune parti della canzone per creare le atmosfere che ci aspettiamo, aggiornamenti nell’attrezzatura utilizzata nel registrare, molti più strumenti folk e altro. Stiamo cercando davvero di ottimizzare meglio i risultati tenendo in considerazione tutti questi elementi.

Come sono i concerti dalle vostre parti? Per noi europei è difficile da immaginare, ma quando lo faccio mi viene da pensare una gran quantità di gente accalcata sotto al palco, con una temperatura infernale! Il pubblico canta/poga, oppure è più concentrato sulla musica?

La nostra scena metal locale è grande, ma devo dire che molte band sono in un livello ancora molto underground. La maggioranza dei luoghi d’incontro o dei bar non hanno molto spazio per contenere il sound massiccio e da killer delle band, ma il supporto dato dal pubblico è buono. Il più delle volte i luoghi d’incontro sono pieni, ma forse l’aspetto più triste è che le band metal spesso non sono pagate per la loro partecipazione agli show. I Grimtotem fanno parte di questa realtà. Ci sono molte persone che partecipano ai concerti che hanno espresso il loro interesse in ciò che facciamo. Abbiamo fatto anche concerti durante i quali la temperatura era caldissima e il coinvolgimento del pubblico era assolutamente ottimo, ma il più delle volte il pubblico mantiene un ruolo passivo e più mirato sulla musica che suoniamo e sullo show in se. A volte la nostra scena metal locale tende a dimenticare che il pubblico andrà a vedere uno show, ma in qualche modo comprendo la situazione, perché i palchi disponibili sono veramente piccoli, per questo diventa molto difficile essere consapevoli di ciò. Sfortunatamente, per anni i Grimtotem sono caduti nello stesso errore di provare le canzoni ma non pianificare come lo show sarebbe stato. Abbiamo potuto realizzare questa situazione quando abbiamo avuto l’opportunità di supportare i Turisas in una data l’anno scorso nella capitale. Quella fu la nostra prima volta in assoluto su un palco più grande e ci sembrava troppo grande per noi, quindi non abbiamo ricevuto molti vantaggi dallo spazio che avevamo per mostrarci come vedevamo di solito negli imponenti concerti metal. Da quell’esperienza ci siamo sforzati di una performance energetica e buona sul palco. Speriamo che questo sia un aspetto che abbiamo migliorato per far sembrare i nostri show più divertenti e professionali.

Vi piacerebbe suonare in Europa? Riuscirete a promuovere Invulche con tour o date nella vostra zona?

Penso che dobbiamo essere onesti riguardo l’idea di suonare in Europa: sarebbe un sogno divenuto realtà! Vedo spesso quanto sia grande la scena folk/pagan e vorremmo esprimere sul palco la nostra proposta musicale e anche la nostra energia che liberiamo sul palco quando suoniamo qui dalle nostre parti. Ci aspettiamo di raggiungere quello scopo dopo l’uscita del nostro full-length di debutto. Per il nostro singolo attuale Invunche non abbiamo ancora pianificato un tour. Dopo l’uscita dell’album ci saranno sicuramente maggiori possibilità di fare un tour.

Sono felice di avervi ospitato sulle pagine di Mister Folk, spero di sentire presto della nuova musica marchiata Grimtotem! Chiudi l’intervista a tuo piacere.

I Grimtotem ringraziano il sito Mister Folk per l’opportunità di condividere informazioni su noi e anche di contestualizzare un po’ come funziona dalle nostre parti. Apprezziamo molto il vostro interesse per la nostra musica e per i concetti che stiamo implementando. Infine, speriamo di raggiungere più pubblico dall’Europa e di essere capaci di diffondere molto di più la nostra musica in un continente così attivo come si è dimostrato da sempre. Grazie mille! E restate collegati con le nostre news e le nostre prossime release sulla nostra pagina Facebook officiale.

¡AMULEPE TAIÑ WEICHAN! – LA NOSTRA LOTTA PREVARRÀ!

ENGLISH VERSION:

This is the first Italian interview with Grimtotem: please, introduce the band to Mister Folk’s readers.

For all Mister Folk’ readers, we are Grimtotem, a pagan metal band founded in 2011 in the frontier warfare of Bío-Bío, Chile. Grimtotem mixes influences from extreme metal music (mostly from Europe) and folk elements from our land which can be identified in our music. The lyric content is mostly written in Spanish and also some terms and concepts in Mapuzungun, a language from one the biggest ethnic groups in Chile. We are really looking forward that you enjoy reading and knowing something new about us! Current line up: Carolina Rebolledo: vocals/guitars – Cristian Ruiz: guitars/choirs – Nicolás Molina: keyboards – Rodrigo Castillo: fretless bass – Deathscythe: drums/folk instruments.

How would you label your music? What are, in your opinion, Grimtotem’s strong points?

Grimtotem is certainly a mix of influences and if we have to label our music it might be an attempt to mix elements from extreme metal and the “folk-ness” signifiers of sounds and rhythm patterns. In spite of that, most of our listeners that have heard our tunes have told us that there’s absolut much more to find out from other subgenres, such as death or black metal influences at most. We are looking forward to spreading a message to every person that need a word of inspiration or demonstrate interest in knowing about our roots and not just making music for the only pleasure to do it. Hence, one of the strongest points that Grimtotem has is that we are not closed minded to experiment with each member’s personal influences in music. For example, whenever we make arrangements to the new songs there’s always plenty of space for each member in the band to express themselves in their personal style of playing they have or choosing the type of sound they like most. In fact, we want everyone to feel comfortable in the band in the compositive aspects and this current line up it has worked quite well. We believe there are some truly “opposite” genres in our libraries in those terms, so in that sense it’s hard sometimes to play a very specific genre of metal. Another strong point in Grimtotem has to do with a female fronted presence in the band. In our local scene it is not common to see women into metal, and less common to see live a female fronted pagan metal band contributing to the local metal scene, and also the way we’ve been spicing our music due to that presence. That creates much more engagement and interest for the audience that attend to gigs, because we present a total different proposal out of the standards.

You recently released the single Invunche. What does the title mean? What are your goals?

The title of our single means “deformed man” in Spanish. This attribution belongs to a legend coming from the Chiloé culture in southern Chile that tells about the creature shown in the artwork of the single. This creature is not able to speak and only communicates through growling and screams. Invunche is the protector of the Kalkus’s cave of Quicaví and had the faculty to avenge them when needed. Our main goals for this single is to get something in advance from our debut album in a much better quality. Having a quality material allows us to promote ourselves better as a band, and also keep trying out to spread the word about the culture of our land using of our own language(s).

Since I did not know the lyrics, I focused on music. I have to say that your sound surprised me considerably. You have personality and you are not afraid of experimentation. Congratulations! What are the songs Kütral and Invunche about?

Kütral means “fire” in Mapuzungun language. The main inspiration for this track was taken from a legend called “Gods of light” which tells about how the Mapuche were able to make fire. In past times, the Mapuche used to stay in caves at night and most of the food they had in their daily diet was raw. The Mapuche felt afraid of the volcano eruptions and earthquakes which are both very common to happen in this area even these days. Lyrics in Kütral retell this legend and how the Mapuche could finally manage to get some fire from these eruptions and earthquakes. The fact that they got some fire was seen as a blessing and a fine way to get warm and cook their food. There are so many aspects about the Mapuche cosmovision to mention, such as passages about the spiritual correlation between the sun, the moon, the human life within the discovery of fire. Küyen (the moon) counts days to appear in its entire form while looking itself in the ocean reflection looking forward to seeing the face of the sun some mornings or evenings in the month. Meanwhile, humans were living in full darkness and mother Earth claimed to the ancient spirits to get a volcano eruption as an act of mercy and hope for them. In the case of Invunche, most of the lyrics are a parallel between the Bible´s story of Hob and the appearance of the Invunche in the face of the earth. Both claimed to their creator and cursed them for their existence. This Invunche claims to the sky and also cursed the whole creation, himself and the Kalkus (wizards) who took him for their own good. Invunche also sees the horrors of white people in his land, such as genocide and mass murder.

What’s the meaning of the front cover?

As mentioned in the lyrics of the song Invunche, the meaning of the front cover represents a claim to the creation for freedom and spiritual liberation. Sometimes we tend to be so selfish and cruel with our own brothers, sisters, and every existing creature. The front cover is the reflection of a superhuman creature that is tired of all those hostile attitudes and it is reflected when he releases from his heart the spirit of creation and the truth of still being alive. Sometimes we are in the same position as him – we have the gifts such as music and passion for it, but we are involved in mixed feelings, most of the times hating each other. We consider ourselves as warriors, yes, but sometimes we fall in the mistake of not fighting for the right side.

Do you think that folk/pagan metal is a good way to pass down the stories and traditions of given countries/localities/events?

I think getting into folk/pagan metal scene is a good way to spread the word about culture in general and traditions from different places in the world. We need to start from the basis that folk metal incorporates “folklore” into metal, and folklore itself is mainly focused on stories, tradition, music and culture from a certain place or location as a whole. For metal listeners, the mix between folk elements, different patterns of rhythm, the metal style, and the language expressed on lyrics can generate a unique atmosphere that makes us breathe something complete different and external from our own ways of living. Folk & Pagan metal music guides us to a very exciting journey. On the other hand, there can be variations among styles since not all people listen to metal. For example, there are many artists worldwide that spread the word about their culture focusing only on the folk elements from their location and their roots themselves. Surprisingly, these artists that are out of the metal world can manage to share their message as well, but it can be as strong (or even stronger) than a metal band’s message. In fact, these genres themselves fit perfectly on the intentions mentioned above and can be used as a good source for educating others who have never heard of specific places or events.

You say you are influenced by Chilean folklore and Mapuche culture. Could you give our readers some information about them and explain how they inspire Grimtotem?

Our folklore as well as the Mapuche culture play an important role for the existence of Grimtotem, because for us folk and pagan metal music is a constant exchange of information regarding any event from any corner in this world, so the central inspiration came up based on that sort of principle. Nowadays there’s a total of 10 ethnic groups in Chile apart from the chileans themselves and we believe our location is rich in cultural background that we’d like to share with everyone. The Mapuche belong to one of these ethnic groups and they are considered as a national minority in Chile. Grimtotem was founded in the same area where the main conflicts have been held there. Besides that, they’ve been fighting for over 500 years since the Spanish invaders arrived in this continent with the intention to massacre them all (Reminder: The Spaniards DID NOT just “discovered” America as written in history books). They aim to recover their stolen lands and survive the actual repression from the chilean society in general, because unfortunately there’s no enough respect for them here. How not to get inspiration?. For us the Mapuche are real warriors and the respect they have for the land is very unique. The world view concerning the Mapuche and their language is also a matter of interest that we consider as interesting and accurate to use in the lyric content of Grimtotem songs. Within the Mapuche language the most important events in their culture were transmitted orally. As a band we are really looking forward to acquiring the knowledge from their language and being able to transmit their stories in a manner that we can recover a little bit the best from our roots.

What is the music scene like in Chile? Is there any folk/pagan metal movement?

In Chile there isn’t precisely any specific folk/pagan movement nowadays, but in previous years it was more common to see gigs that incorporated bands of those genres. This scene is particularly small and I’d say there are less than 10 bands working actively for the genre throughout this country; however, most of these bands have been working separately. In the case of Grimtotem since now we’ve been working independently too, but in a very close future the band will be working collaboratively with the bands Ulkan Newen, Briselas and Knighthood (all folk metal bands from Chile) among other bands from other genres in a project called Lof Crisol . We’ll eventually inform how this movement is going to be like, but it will mainly give an impulse and support to these bands to grow as they should into the chilean music scene.

What do you think about Folkheim and their Mapu Ñi Tiam?

Folkheim’s Mapu Ñi Tiam has demonstrated to be an outstanding piece work. They have taken lots of resources from our culture in terms of lyrics and folk instruments from every corner of continental and polynesian chilean territory. Something that attracts me most from this album is the lyric content and I really wish the rest of the world could understand them in its real meaning. Musically speaking, every resource used fits well on the concepts they tried to implement giving a fine atmosphere. Mapu Ñi Tiam is in fact the best folk metal album released in this country in terms of production, cultural background, history and events from our land. If you are a folk metal listener and would like to learn something from Chile in all of these aspects mentioned above, then listen to Mapu Ñi Tiam as an immediate option because it is fundamental piece of Latin American folk scene.

How did you get into heavy metal music and singing?

I started being into heavy metal only 10 years ago when I was 13, before that I was more likely to listen to classic rock. I have some relatives who live in the capital city and whenever I visited them they showed me a lot of bands and live DVDs from metal bands in different styles. Despite of all classics I could hear from Metallica, Iron Maiden and so on, I started off with Rammstein. Until these days, it is one of my all time favorite bands. I found that the vocal tone, the rough accent of the German language and the guitar riffs lead me into a mindblowing feeling at that time. A few years later I could stand more “aggressiveness” in music, but that has been a slow process. Once I discovered folk and pagan metal bands in 2010 I began to wonder how my growls may sound, or if it is possible for a female to get into growling easily, so what I did was to take an Ensiferum song I like called “Little Dreamer”. Since then I never stopped rehearsing, mostly when Grimtotem was founded. It’s been 6 years of constant practice and I feel very satisfied with the results. However, I don’t consider myself as a real singer yet since I have never taken lessons or supervision from anybody. There are certainly many aspects to improve and to take care of, and I don’t close my mind to getting started into clean singing and give a different atmosphere to Grimtotem’s new song.

What voices influence you the most? Who is your favourite guitarist?

Actually the voices that influence me are all into extreme metal music. Here we got Som Pluijmers (ex-Cerebral Bore). Her vocals are absolutely badass and a great inspiration for me. She has a really deep growl and a feature that not all female extreme metal vocalists have and is that she doesn’t sound like a “female” when doing it. That is one of the main features I’ve been trying to learn and acquire to my own style of singing. From the male side ICS Vortex is one of my favorite male singers, mostly when it comes from his clean singing. About my favorite guitar player I don’t have any I particularly like, so I am going to talk about two guitar players. First one is Jari Maenpää (Wintersun). It is always a pleasure for me to watch his live performances and how he manages his show in general, as well as the guitar work and arrangements on studio. His style of playing means an influence for me on my duties as guitar player in the compositive aspects for Grimtotem. Additionally, there is another guitar player I enjoy listening and his name is Andy Timmons. I love the feeling he gives to his solos which are very elegant, and he also demonstrates a really good technique. His songs really blow me away.

Why do you sing and play in a pagan metal band?

I sing and play in a pagan metal band because It’s been a dream since I discovered the genre and fell in love immediately of the music and everything that comes from it. In that moment I decided that if I ever started a music career, it must be from a genre I love and find a way to expand a bit the cultural exchange of information that folk/pagan metal brings. It is also hard to find bands that give their attempts to play this type of genre in Chile at least. I don’t regret at all of taking this challenge with me and I will not give it up very easily.

Are you working on new songs? Will they sound like the tracks included in Invunche? In case, will it be a new single, an EP or a full-length?

The band is currently working on new songs which correspond to our debut full-length album. In terms of composition, we’ll try to make sure that all tracks sound different from each other in terms of arrangements and variations that will be more noticeable when you have the chance to hear them in (I hope) not so far away future. In terms of production, the tracks included in Invunche and the ones to come will sound a little bit different in the album, but in a good way. It doesn’t mean that we’re not satisfied with the results obtained from the single we released, but there are several aspects that can be done better, such as the way the band may sound in some parts of the songs to create the atmosphere we expect, upgrades in the gear used for the recordings, more folk instruments etc. We are really looking forward to optimize better the results taking into consideration all these elements.

What are the gigs like where you live? As a European, I cannot visualize the context properly, but, when I try to do it, I imagine a big crowd under the stage and with a temperature hot as hell! Does the audience sing/mosh, or is it focused mainly on music?

Our local metal scene is big, but I must say most of the bands are still in a more underground level. The great majority of venues or bars have not plenty of space to get a massive and killer sound for the bands, but the support given to local metal bands from the target audience is good in general. Most of the time the venues are full, but maybe the saddest aspect is that metal bands almost never get paid for their participation in the shows. Grimtotem takes part of the same reality. There are many people who attend to gigs and have expressed their interest in what we do. We have also had gigs in which the temperature is hot as hell and the engagement with the audience is absolutely great, but most of the times the audience maintain a more passive role and get more focused on the music we play and the show itself. Sometimes our local metal scene tend to forget that the audience is going to see a show, but in somehow I can understand the situation, because the stages available in the venues are very small so it gets more difficult to be more conscious about it. Unfortunately, for years Grimtotem also fell in same mistake of only rehearsing the songs but not planning how the show is going to be like. We could realize about the situation when we had the chance to support Turisas last year in a jam to the capital city. That was our first time ever in a bigger stage and the stage itself seemed too big for us in that sense, so we didn’t take much advantage of the space we had to show off as we normally see in massive metal shows. Since that experience we’ve been making our efforts to bring a good and energetic performance on stage. Hopefully that’s an aspect we’ve been improving to make our show look more entertaining and professional.

Would you like to play in Europe? Will you be able to promote Invunche with tours and dates in your area?

I think we have to be honest about the idea of playing in Europe: It would be a dream came truth!. I see very often how big is the folk/pagan metal scene and we’d love to express on stage our proposal in music and also the energy we release on stage when we play here in our local scene. We expect to accomplish that goal after our debut full-length album comes out. About our current single Invunche, we have not planned a tour for it yet. After the album release there will be more touring possibilities for sure.

I am glad I had the opportunity to host you on Mister Folk website. I hope to listen soon to new music “branded” Grimtotem! Please, feel free to add any comments.

Grimtotem would like to thank Mister Folk website for the opportunity to share information about us and also contextualize a little how everything work in our land. We appreciate very much your interest in our music and the concepts we’ve been implementing. Finally, we hope to reach more audience from Europe and being able to spread much more from our music in such active continent as it’s been demonstrated since ever. Thank you very much! and stay tuned to our news and coming releases on our official Facebook page.

¡AMULEPE TAIÑ WEICHAN! – OUR FIGHT WILL PREVAIL!

Intervista: Vanaheim

Dopo aver recensito l’EP The House Spirit non si poteva non intervistare i Vanaheim, realtà olandese dalle grandi potenzialità. Ne è uscita una bella chiacchierata con il chitarrista Nick, il cantante Zino e il bassista Mike, toccando vari argomenti come dischi digitali vs dischi fisici, il folk metal italiano e, chiaramente, il lavoro svolto per The House Spirit.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

Iniziamo parlando di quando e come si sono formati i Vanaheim. Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere con la vostra musica?

Nick: Innanzitutto, grazie per essere interessato a un’intervista! I Vanaheim sono stati fondati nel maggio del 2015, ma a quei tempi solo Zino (voce), Bram (batteria) ed io eravamo nella formazione. È partito tutto dall’idea di formare un gruppo pagan/folk metal, e alcuni amici ci hanno introdotto tra di noi. Abbiamo notato che avevamo le stesse idee riguardo al far parte di una band, quindi è partito tutto così. Comunque, ci è voluto un po’ prima di arrivare alla line-up attuale; lungo la strada ci sono stati dei cambiamenti, ma siamo arrivati alla solida formazione attuale, con Zino alla voce, Bram alla batteria, Mike al basso e me e Michael alle chitarre. Divertirci a suonare è il nostro obiettivo principale, ma anche produrre folk/pagan metal unico e di alta qualità. Amiamo suonare live, e uno degli obiettivi a cui teniamo di più è organizzare o unirci a un tour internazionale o suonare ai festival. Ovviamente tutti vogliono suonare al Wacken, ma noi puntiamo anche a Hörnerfest, Dark Troll Festival, Ragnarök e tutti quegli eventi folk/pagan/black più piccoli!

Avete da poco pubblicato l’EP The House Spirit. Vuoi raccontare ai lettori di Mister Folk il tema che lega i testi e chi è Domovoj?

Mike: Il concetto generale dei testi di The House Spirit è il vedere la foresta come un enorme tesoro pieno di miti e storie fantastiche, e di far notare l’incredibile potere della natura.

Zino: Un Domovoj è una creatura della mitologia slavica. Storie diverse hanno idee diverse sul suo aspetto, ma è spesso menzionato come uno spirito della casa (NdT: uno spirito residente in una abitazione che protegge una famiglia). È uno spirito amichevole e protettivo, ma solo se lo si tratta bene. Se si vive una vita scorretta, se ad esempio si impreca parecchio, non gli si dà da mangiare, o se sei cattivo nei confronti degli altri, può trasformarsi in un pericoloso poltergeist, e far diventare la vita in casa tua una cosa insopportabile e spaventosa. Fa casino, rovina le tue cose, e se non stai attento ti spinge giù dalle scale! Ovviamente, il nostro è un pochino più malvagio rispetto ai vecchi racconti. Il nostro Domovoj vaga per la foresta in cerca di una casa da tormentare, e se ne avesse la possibilià ucciderebbe qualcuno di sicuro.

Siete al debutto ma suonate come una band con anni di esperienza. Qual è il vostro segreto?

Zino: Parliamo molto tra di noi. Siamo parecchio attivi sui social, e ci teniamo aggiornati sui nuovi cambiamenti. È vero, esistiamo dal 4 maggio 2015, e molto è accaduto in così poco tempo. Ma il nostro “segreto” è avere una buona divisione dei compiti. Ognuno fa quello che dovrebbe fare, e fanno tutti un ottimo lavoro. Ad esempio, io ho passato parecchio tempo ad arrangiare musica per l’EP, a fare le basi, arrangiare le canzoni, cercare di fare in modo che ci fosse unità stilistica (su questo processo ho lavorato a stretto contatto con Mike). Nick invece è un genio della pianificazione, booking, social e promozione. Ci ha portato a suonare ai festival, nei club, e a dividere il palco con gruppi che adoriamo, e questo ci ha aiutato parecchio a spargere la voce sui Vanheim! E durante questo processo siamo diventati ottimi amici!

Le canzoni suonano personali anche se non nascondete una certa ammirazione per alcuni gruppi. Come gestite le vostre influenze e quali credi che siano i nomi più importanti per la vostra musica?

Mike: Nel mio caso, l’ispirazione per un riff può venire in pratica da qualunque cosa. Una camminata nella foresta, o anche solo il mio umore quando prendo in mano il basso. Per quanto riguarda le band, io mi ispiro definitivamente a Moonsorrow e Finntroll, quindi il merito va a Mr. Trollhorn! Spesso io e Zino lavoriamo strettamente quando scriviamo nuove canzoni e prendiamo ispirazione in larga parte dalla musica folk antica o da strumenti provenienti da ogni parte del mondo. A volte può essere una singola persona che canta mentre suona uno strumento strano che non abbiamo mai visto prima e a volte è un gruppo di persone che cantano di antiche storie in una lingua che non capiamo, ahah! C’è un sacco da scoprire e un sacco di storie che devono essere raccontate.

La title-track ha una forte componente dei Finntroll nelle orchestrazioni. Queste, però, sono sempre usate con saggezza e buon gusto. Come vi regolate con la tastiera durante la scrittura dei brani? Nasce tutto da un giro di chitarra o avete un altro modo di lavorare?

Zino: È un po’ come ha detto Mike parlando delle origini dei nostri riff. Vale per il basso, per la chitarra, batteria, voce, e ovviamente anche per le nostre orchestrazioni o tastiere. Io nasco come tastierista. Si, suono anche altri strumenti, ma ho “zero” capacità con la chitarra. Questo mi ha portato spesso a situazioni in cui ho scritto prima parti orchestrali, o la batteria, e poi ci ho aggiunto chitarra o basso. Mike ha scritto un sacco dei riff che senti nelle nostre canzoni. Io gli passo la mia idea, lui registra qualche opzione diversa, ne scegliamo una, e si continua! Sono molto ispirato dalla musica tradizionale, e fonderla col metal spesso porta a risultati sorprendenti! Ascolto anche parecchi gruppi dello stesso genere, e ovviamente ci ispiriamo ad alcune delle band menzionate prima, hanno di sicuro avuto un ruolo nel motivo per cui suoniamo questo tipo di musica!

Perché uno strumentale da sette minuti come Forefather’s Awakening? La canzone è veramente bella, ma stupisce trovare un brano del genere in un lavoro di soli quattro pezzi.

Mike: Vero, hai assolutamente ragione. Non è qualcosa che ti aspetteresti da un EP del genere. È una sorpresa! Serve molto bene il tema generale e ci aggiunge una nuova dimensione. Quando Zino ci ha fatto sentire la canzone per la prima volta anche io ero molto sorpreso, ma sin dal primo ascolto ho pensato che dovevamo inserire questa canzone nel nostro primo lavoro, perchè mostrava che eravamo in grado di fare canzoni acustiche un po’ più calme. È qualcosa che vogliamo mantenere anche nelle prossime uscite. Queste tracce acustiche hanno un’espressione completamente diversa, e nella mia opinione hanno un bell’effetto collaterale. Le canzoni più calme aiutano a processare mentalmente quelle più pesanti e dure, e ti danno un po’ di respiro.

Nick: Sono completamente d’accordo con Mike, aggiunge uno strato di diversità all’insieme dell’EP: noi non siamo un gruppo con un solo asso nella manica, che ad esempio sa fare solo canzoni veloci da bevuta. Questo EP è la nostra prima uscita, e vogliamo far vedere cosa abbiamo fatto e cosa siamo in grado di fare. Puoi immaginarlo come un biglietto da visita per entrare nella scena folk metal e far sapere che esistiamo. A parte quello, offre un buon contrasto con le altre canzoni, soprattutto con la più cattiva Daughter Of The Dawn che la segue immediatamente.

The House Spirit è disponibile solamente in formato digitale. Credete che il formato fisico sia sempre più in disuso per i gruppi underground? La vostra è una scelta di comodità/economica o c’è dell’altro?

Nick: È vero che fino ad adesso il nostro EP era solamente disponibile in Europa in un formato digitale. Però esistono già delle versioni fisiche, in una bellissima confezione digipak, che si può trovare ai nostri spettacoli. Il problema è che stiamo ancora cercando la soluzione migliore per renderli disponibili in tutto il mondo, soprattutto visto il prezzo ridicolo di una spedizione dall’Olanda. Pensiamo di aver trovato un modo, appena saremo riusciti a preparare tutto lo faremo sapere dalla nostra pagina Facebook. Per quanto riguarda se il formato fisico sia obsoleto; personalmente, credo di no. Però il costo di stampa è abbastanza alto, e credo sia un passo in più per i gruppi che vogliono questo tipo di formato. Personalmente mi piace quando una band mette il suo impegno e i suoi sforzi in una release fisica, e sono certamente disposto a pagare. Anche nei nostri show, dove vendiamo gli EP, notiamo che la gente è più che disposta a comprarne uno. Per quanto riguarda i Vanaheim, vogliamo assolutamente fare qualcosa di più, aggiungere del valore a un disco fisico. Quindi la prima serie di EP è limitata a 200 copie, numerate a mano, il che aggiunge un tocco esclusivo.

Come e dove si sono svolte le registrazioni del disco? La produzione e la cura del suono sono di alto livello, non si trovano spesso dei prodotti così curati nell’underground!

Mike: Grazie mille per il complimento! Significa molto per noi! Si potrebbe dire che l’EP è stato costruito come un grande puzzle. Abbiamo iniziato con il registrare la batteria nella sala prove del mio altro gruppo. Poi ho inciso le mie parti di basso e cori nel mio studio casalingo. Idem per Zino, anche lui ha registrato voce e tutti gli strumenti folk a casa sua in Olanda. Le parti di chitarra sono del nostro caro amico James Chancé, dalla Francia. Mi ha mandato le parti registrate in DI e io ho fatto un re-amp nel mio studio in casa. Quando ho messo insieme tutti i file il mixaggio è stato il passaggio successivo, e la parte più grossa della produzione. Ci abbiamo messo parecchio tempo per trovare il suono perfetto per l’EP e tutti i piccoli dettagli, ma da quel che sono in grado di vedere finora, posso dirti che ogni singola ora di lavoro è valsa la pena. Siamo davvero fieri di come The House Spirit sia venuto fuori alla fine e ovviamente puntiamo a una produzione ancora migliore per il nostro prossimo lavoro! Il lavoro per rendere la nostra prossima uscita ancora più curata non si fermerà mai.

Come vi state muovendo per i concerti? Com’è la scena dalle vostre parti e vi sentite parte di essa?

Nick: Beh, la risposta è un po’ banale, ma ovviamente vogliamo suonare il più possibile 😉 ! Nei Vanaheim mi occupo principalmente io di organizzare i concerti, visto che avevo già fatto esperienza con la mia precedente band folk metal, i Druantia. Fortunatamente la scena metal olandese è molto buona e calorosa, soprattutto per i gruppi underground! Siamo riusciti ad organizzare parecchi concerti nel nostro primo anno, anche prima di far uscire della musica. Ad esempio il Little Devil di Tilburg è un gran bel posto per i gruppi che stanno facendo i primi passi e ha permesso di dare uno scossone alla scena (folk) metal. Ci sentiamo assolutamente parte della scena qui in Olanda, anche se non ci sono molti gruppi ancora attivi. Ci siamo resi conto di essere davvero parte della scena quando gli Heidevolk ci hanno invitato a fare da opener per il concerto speciale in cui hanno registrato un DVD live, un grande onore per un gruppo piccolo come il nostro! Quindi anche se non ci sono molti gruppi folk o pagan in Olanda, la scena è viva e molto unita! A parte quello la scena metal in generale e il supporto per quel tipo di musica sono piuttosto buoni in Olanda, soprattutto al sud in città come Eindhoven e Tilburg.

State lavorando a del nuovo materiale? Un nuovo EP o il disco di debutto? Ci saranno delle differenze a livello musicale rispetto The House Spirit?

Mike: Si, stiamo lavorando a qualcosa e ovviamente sarà diverso. Però stiamo cercando di stabilire e rimanere fedeli al suono dei Vanaheim. Cerchiamo di lasciare che i Vanaheim suonino sempre più come i Vanaheim e di sviluppare le nostre capacità di scrittura e il nostro suono verso un livello più alto, raggiungendo uno stile unicamente nostro. Inoltre Michael, il nuovo arrivato in famiglia, si sta prendendo cura di alcune parti del songwriting e siamo molto felici di averlo trovato (o che lui abbia trovato noi). Con Michael dalla nostra parte le cose saranno molto migliori di prima.

Conoscete qualche gruppi italiano di folk/pagan metal?

Zino: Conosco qualche nome, ma c’è un solo gruppo folk metal italiano che ascolto, e si chiamano Furor Gallico. Sono un gran gruppo, e mi piace parecchio il loro album omonimo, Furor Gallico. Dateci un’occhiata!

Nick: Oltre a quello che ha detto Zino, io aggiungerei gli Elvenking, che sono una specie di mix tra folk e power metal. È un po’ un gusto acquisito, ma non sono affatto male, soprattutto se siete fan del lato più melodico e power del folk! Ci sono anche i Krampus, ovviamente, ma non so se sono ancora vivi? L’ultima cosa che ho ascoltato era il loro fantastico album di debutto, in cui mischiavano folk metal e metalcore (suona strano, ma la musica era magnifica!), ma dopo quello sembra siano rimasti in silenzio.

Grazie per il tempo concesso, spero di sentire presto della vostra nuova musica!

Nick: A nome dell’intero gruppo, voglio ringraziarti per il tuo interesse verso i Vanaheim! Ricordatevi di lasciare un like sulla nostra pagina Facebook per avere nostre notizie, e potete trovare The House Spirit su Spotify, Youtube, iTunes, Bandcamp o dovunque possiate immaginare. A presto!

ENGLISH VERSION:

Let’s start by talking about when and how Vanaheim was founded. What are the goals you plan to achieve?

Nick: At first, thanks for your interest in an interview with Vanaheim! Vanaheim was founded in may 2015, but back then only Zino (vocals), Bram (drums) and me were present in the line-up. It started from the idea to form a pagan/folk metal band, and some friends introduced us to each other. We noticed we had the same ideas about being in a band, so that’s how it all started. However, it took a while before the final line-up was actually formed; we had some line-up changes along the way, but it resulted in the steady line-up as it is today, with Zino on vocals, Bram on drums, Mike on bass and me and Michael on guitar. Having fun while playing is something that is our main goal, also we want to produce high-quality, unique folk/pagan metal. We love to perform, and a personal goal for us would be to join or organize an international tour or play at festivals. Of course everyone wants to play at Wacken, but for us our main goal is to play at festivals like Hörnerfest, Dark Troll Festival, Ragnarök and all those other smaller folk/pagan/black metal festivals!

You recently released the The House Spirit EP. Can you tell our readers who Domovoj is, and what’s the concept tying the lyrics together?

Mike: The overall lyrical concept for The House Spirit is to see the forest as a big treasure full of amazing stories and myths and to point out the unbelievable power of nature.

Zino: A Domovoi is a slavic, mythical creature. Different stories have different opinions about its appearance, but it is often mentioned as a House Spirit. It is a friendly, protective and helpful spirit, but only if you treat it nice. If you live in a bad way, so for example you curse a lot, you don’t feed it, or you are bad to other people, it can change in a dangerous poltergeist, which makes living in your house unbearable and scary. It makes sounds, it messes around with your stuff, and it might push you from the stairs if you are not careful! Of course we made our fellow a bit more evil than described in the old stories. Our Domovoi wanders in the forest, while looking for a house to harass, and it will definitely kill someone if it gets the chance.

You’re just at the beginning, but already sound like a band with years of experience. What’s your secret?

Zino: We talk a lot together. We are very active on social media, and we keep each other updated about new changes. We do exist since the 4th of may 2015, and a lot happened in a short time. But our biggest “secret” is that we have a good division of tasks. Everyone does what he is supposed to do, and everyone does a very great job. For example, I have spend a lot of time arranging music for the EP, making backing tracks, arranging the songs, and trying to find ways to make the songs match together. (I have worked very close with Mike in this process). While Nick is a booking, planning, promotional, and social media mastermind. He got us playing on festivals, club shows, and playing together with bands which we all love, and this helped us so much to spread the word of Vanaheim! Besides that we became very good friends during the whole process!

Your songs sound personal, though you’re not hiding your admiration for certain bands. How do you manage your influences and what are the most important ones for your music?

Mike: The inspiration for a riff can come from basically everything in my case. From a walk in the forest or just from the mood I have when I grab my bass. When we talk about bands I am definitely inspired by Moonsorrow and Finntroll, so the credit goes out to Mr. Trollhorn! Zino and I are often working closely together when we write new songs and we take a huge piece of our inspiration from ancient folk music or folk instruments from all over the world. Sometimes it is a single man singing while playing his strange folk instrument that we have never seen before and sometimes it is a group of people who are singing about ancient stories in a language that we cannot understand, haha! There is a lot to discover and there are a lot of stories which need to be told.

There’s a strong Finntroll element in the title track, in regard to its orchestrations, though they’re always used with tastefulness and wisdom. What’s the role of the keyboard during songwriting? Does it all come from a guitar riff or is the writing process different?

Zino: It’s a bit what Mike mentioned earlier about the origin of our riffs. This goes for bass, guitar, drums, vocals, and of course also for our orchestrations, or keyboards. Originally I am a keyboardist. I do play some other instruments, but I have “zero” guitar skills. This has often lead me to situations in which I wrote orchestrational parts, or drums first, and afterwards I added guitar or bass. Mike wrote a lot of the riffs you hear in our songs as well. I just send him my idea, he records some different options, we pick one, and we go on! I am very much inspired by traditional music, and combining it with metal often leads to surprising parts! I also listen to a lot of bands in the same genre, and of course we are inspired by some of the earlier mentioned bands, they definitely played a role in the reason why we are playing this style of music!

What’s the reason behind a seven-minute-long instrumental like Forefather’s Awakening? It’s a beautiful track, but it’s surprising to find this kind of work in a four-track EP.

Mike: Yes indeed, you are totally right. It’s something you would not expect from such an EP. It’s a nice surprise! It serves the overall EP theme very good and adds a new dimension to it. When Zino showed us the song for the first time I was very surprised too, but from the first listen I thought that we have to have this song on the first release because it also shows that we are able to make acoustic songs which are a bit calmer. This is also something we definitely want to keep for the future releases. These acoustic songs just have a totally different expression and they have a nice side effect in my opinion. Calmer songs help to process the harder/heavier songs in your head and they give you a sort of relaxation from all the faster and harder songs.

Nick: I completely agree with Mike, it adds another layer of diversity to the overall EP: we are definitely not a one-trick pony which can only produce for example fast party songs. This EP is our first release, and basically we want to show what we got, and what we are capable of. You can see this as our ‘business card’ to enter the folk metal scene and give a shout-out that we exist. Besides that, it provides a nice contrast with the other songs, especially the harsh Daughter Of The Dawn which immediately follows on the EP.

The House Spirit is only available in digital format. Do you think physical formats are becoming outdated for underground bands? Is this a matter of convenience/costs, or is there another reason?

Nick: Up until now it’s indeed true that our EP is only available in a digital format throughout Europe. However, we already have a physical version of the EP, in a beautiful digipack case, which is available at our shows. The problem is mainly that we are still working out what the best way is to make them available worldwide, especially since shipping is ridiculously expensive from the Netherlands. We think we found a way, but as soon as we set everything up, we will notify everyone through our Facebook page. On the matter of physical formats are outdated; my personal opinion is that they are not. However, the pressing costs are pretty high so it might be an extra step for bands to produce a physical release. I personally like it when a band puts thought and effort in a physical release, and I am most certainly willing to pay for that. Also during our shows, where we sell the EP, we notice that people are more than willing to buy one. When it comes to Vanaheim, we definitely do want to do something extra, to add some value to a physical release. Therefore the first batch of EP is limited to 200, hand-numbered pieces, which adds some kind of exclusive touch to the whole EP.

Where and how was the album recorded? Production values and sound quality are of a level that’s rarely found in underground bands!

Mike: Thank you very much for the big compliment! That means a lot to us. You could say that the EP came together like one big puzzle. We started with tracking the drums in Germany at the rehearsal place of my other band. Then I recorded my bass and backing vocal parts at my home studio. Same goes for Zino, he also recorded his vocals and all the folk instruments at his home in the Netherlands. The guitar tracks are coming from our dear friend James Chancé from France. He send me the recorded DI tracks and I re-amped them in my home studio as well. When I had all the files together the mixing came next as the biggest part of the production. We took a lot of time to find the right sound for the EP and all the little details but as far as I can judge so far, I can tell you that it was worth every single hour. We are very proud about how The House Spirit turned out in the end and of course we are aiming for a even better production for our next record! The drill to make the next record even better will never stop.

What’s the plan regarding playing live shows? What’s your local scene like, do you feel you’re part of it?

Nick: Well, it’s kind of a boring answer, but of course we want to play as much as possible 😉 ! In Vanaheim, I arrange most of the shows, since I already had some booking experience from my previous folk metal band Druantia. Luckily the metal scene in the Netherlands is pretty good and lively, especially for underground bands! We managed to arrange quite a lot of shows in our first year, even before we had any music released. For example the Little Devil in Tilburg is a great way for starting bands to perform and it ensured a kickstart in the (folk) metal scene. We definitely feel part of the folk metal scene here in the Netherlands, even though there are not many bands still active. Knowing that we are really part of the scene came when Heidevolk invited us to play the support act for their special show where they’d record a live DVD, which was a big honor for such a small band as us! So even though there are not that many pagan / folk metal bands in the Netherlands, the scene is pretty alive and really close! Besides that the general metal scene and the support for the music is pretty good in the Netherlands, especially in the south with cities like Tilburg and Eindhoven.

Are you working on new material? A new EP, or a full length album? Will there be differences on a musical level compared to The House Spirit?

Mike: Yes we are working on something and of course it will be different. However, we will try to establish and remain the Vanaheim sound. We try to let Vanaheim sound even more like Vanaheim and develop our songwriting and our sound to a new level, developing our own unique style. Also our newest member of the family Michael is now taking some parts of the songwriting and we are very glad that we have found him or that he found us. With him on our side we will make a lot things better than before.

Do you know any Italian folk/pagan metal band?

Zino: I know some names of Italian folk metal bands, but there is only one Italian folk metal band from which I know the music, and they are called Furor Gallico. It’s a great band, and I really like their self titled album Furor Gallico. Check them out!

Nick: Besides what Zino mentioned, I could add Elvenking to that list, which is a bit of a mix between folk- and power metal. The music is an acquired taste, but good nonetheless, especially if you like the more melodic and power metal side of folk metal! Of course there is Krampus as well, but I don’t know if they are still alive? The last thing I heard from them was their amazing debut album where they mixed folk metal and metalcore (as strange as it sounds, the music was awesome!), and after that it went pretty much silent.

Thank you for your time, hope to hear new music from you soon!

Nick: On behalf of the whole band we want to thank you for your interest in Vanaheim! Make sure to ‘like’ our Facebook for more news and check Spotify, Youtube, Itunes, Bandcamp or any other channel you can imagine listen to our first release The House Spirit. Cheers!