True Norwegian Black Metal

True Norwegian Black Metal: We turn in the night consumed by fire

Titolo: True Norwegian Black Metal: We turn in the night consumed by fire
Introduzione: Jon “Metalion” Kristiansen
Redazione: Johan Kugelberg
Fotografia: Peter Beste
Anno: 2008
Pagine: 182, illustrate
Editore: Vice Books

Articolo a cura di Persephone.

“In the last two decades, a bizarre and violent musical subculture called Black Metal has emerged in Norway. Its roots stem from a heady blend of horror movies, heavy metal music, Satanism, Paganism, and adolescent angst. In the early-mid 1990’s, members of this extremist underground committed murder, burned down medieval wooden churches, and desecrated graveyards. What started as juvenile frenzy came to symbolize the start of a war against Christianity, a return to the worship of the ancient Norse gods, and the complete rejection of mainstream society.”
“American documentary photographer Peter Beste has spent the last eight years working in this insulated and secretive community. Beste’s access and insight has been absolutely without precedent, resulting in an amazing photographic journey.”
“Nelle ultime due decadi è emersa in Norvegia una bizzarra e violenta sottocultura musicale chiamata Black Metal. Le sue radici derivano da un’inebriante miscela di film horror, musica heavy metal, satanismo, paganesimo e disagio giovanile. All’inizio/metà degli anni ’90 i membri di questa sottocultura estremista si macchiarono di omicidi, bruciarono chiese medievali in legno e profanarono cimiteri. Ciò che era incominciato come una sorta di frenesia giovanile venne invece a simboleggiare l’inizio di una guerra contro il cristianesimo, il ritorno al culto delle antiche divinità nordiche e il totale rifiuto nei confronti della società.”
“Il fotografo documentarista americano Peter Beste ha trascorso gli ultimi otto anni a lavorare con questa comunità isolata e segreta. L’ingresso e la penetrazione di Beste al suo interno costituiscono un evento senza precedenti, il cui risultato è uno stupefacente viaggio fotografico.”

Questa la dichiarazione d’intenti con cui la quarta di copertina della terza edizione (2009) di True Norwegian Black Metal descrive il contenuto di un imponente volume fotografico che, ancora inedito in Italia, rappresenta ormai un vero e proprio cult per la maggior parte di quelli che, tra gli appassionati del genere, hanno avuto l’occasione di sfogliarne le singolari pagine. Provocatori ed ironici, abrasivi e surreali, gli scatti di Peter Beste cristallizzano i dettagli di una storia che probabilmente sfugge nella sua interezza persino a coloro i quali continuano a proclamarsene irriducibili sostenitori. Attitudine? Caos? Mera teatralità scenica? Quale definizione per un genere musicale che si configura innanzitutto come il prodotto di un ben più complesso sottobosco culturale germinato all’insegna della più estrema tra le tenebre? Lungi da qualunque tipo di risposta risolutiva, un affascinato Peter Beste decide di approfondire la questione: nasce il progetto alla base dell’opera. Una lunga serie di viaggi in Norvegia, l’inquietudine e la suggestione nei confronti di una controversa realtà di nicchia, la conoscenza con i protagonisti della scena e la volontà di documentarne l’oscura fiamma, la ricerca, infine, di una propria personale interpretazione: tutto questo è True Norwegian Black Metal, un avvincente percorso tra concretezza e leggenda metropolitana, tra stupore e paura del buio. L’approccio di Beste, infatti, tutt’altro che fanatico, rivela il pregio di un occhio che, il più possibile profano, non disdegna di cimentarsi anche in aspetti meno prevedibili: l’intento non è tanto quello di impressionare, nell’accezione negativa del termine, quanto piuttosto quello di sorprendere. Ecco, dunque, emergere volti e contesti intrisi di malinconia, tenerezza e comicità, come dire, l’imbarazzante seduzione dell’inaspettato. Questo, naturalmente, non significa che un libro di tal fatta possa essere visionato da chiunque: prova ne fu la reazione della mia coinquilina che, nel lontano settembre del 2009, aprendo il volume a caso, si ritrovò dinanzi l’immagine di una modella nuda e insanguinata che, immortalata durante la preparazione per la celebre performance dei Gorgoroth a Cracovia 2004, attendeva tranquillamente di entrare in scena. Significativo, quindi, il fatto che da lì a breve avrei cambiato casa.

Un interessante approfondimento nella comprensione del lavoro svolto da Peter Beste si rivela, senz’altro, un breve documentario in cinque parti che, realizzato nel 2007 a cura di VBS TV, si rintraccia agevolmente in rete in una buona versione sottotitolata. Protagonisti, in particolare, i vecchi Gorgoroth di Gaahl, Infernus e King ov Hell. Beste, in compagnia dei più “coraggiosi” tra i corrispondenti di VBS TV, si reca ad Espedal, città natale di Gaahl, spinto dal desiderio di conoscere colui il quale era stato definito dalla rivista Terrorizer come “l’uomo più malvagio al mondo”. I tempi erano quelli in cui il nostro ex-Gorgoroth era appena stato rilasciato di prigione a seguito della condanna scontata a causa delle reiterate accuse di violenza e tortura. Diversi frammenti dell’esperienza vissuta con Gaahl sono, poi, confluiti quale parte integrante in True Norwegian Black Metal. Da segnalare, soprattutto, la scalata in condizioni meteorologiche disumane sino alla casa dei nonni di Gaahl e la suggestiva colonna sonora. Impossibile non essere percorsi da un brivido di arcano spiritualismo ascoltando le ipnotiche atmosfere intessute dalle note dei norvegesi Wardruna (band folk/ambient con all’attivo tre magnifici full-length). Le voci si sovrappongono all’insegna di una ritualità impenetrabile ed ancestrale – tra gli officianti anche lo stesso Gaahl – e le riprese di una natura fascinosa ed inaccessibile fanno il resto.

Fin qui la genesi di True Norwegian Black Metal, ma veniamo ora al volume. In copertina un poco raccomandabile Nattefrost (Carpathian Forest) mostra fieramente al mondo una non proprio sobria croce rovesciata di considerevoli dimensioni. L’attitudine anticristiana era, è e rimane uno degli elementi cardine dell’intero movimento. Segue la pseudovirgiliana citazione del magico palindromo della pietra filosofale:

In girum imus nocte et consumimur igni.
“Andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco.”

Queste le parole che, in bei caratteri gotici su fondo nero, aprono l’avvincente galleria d’immagini firmate Peter Beste. E a colpire, alle volte, sono proprio i particolari più improbabili: la ruvida consistenza delle pareti di una grotta illuminata a giorno da un possente Frost (Satyricon) sputafuoco; il filo spinato tatuato sul braccio di un Nattefrost semisvenuto nella vasca del suo bagno di casa; l’espressione interdetta di una signora di mezza età che incrocia per caso un minaccioso Kvitrafn (Gorgoroth, in seguito conosciuto con il suo nome Einar Selvik nei Wardruna) a guardia della strada; l’armonioso passo di Abbath (Immortal) che si perde a rimirare il verde respiro della natura; la sobria semplicità della cameretta di Fenriz ad Oslo, lì dove i Darkthrone ebbero inizio; la desolante inquietudine della casa natale di Gaahl, inno alla solitudine e all’isolazionismo più estremo; la beffarda insolenza del poderoso Vrangsinn (Carpathian Forest) che ci sorride chiuso nella sua corazza di pesanti catene e chili di troppo; il muto orrore delle teste degli animali morti, sangue e bocche spalancate che altro non possono se non attendere l’inizio del concerto; le ambigue tracce di face-painting nel lavandino di Nattefrost, rossi fluidi pronti ad essere scambiati con la scena del più efferato tra i delitti; l’incantevole malinconia di una terra intrisa di sogno, panorami di ghiaccio, vento e potenze incontaminate; l’ingenua tenerezza della figlia di Samoth (Emperor), confetto rosa in campo dorato intento a correre incontro alle braccia del padre. Non mancano, poi, scatti al limite dell’umoristico: penso a Woe J. Reaper (Furze) e alla sua falce, alle corna di King ov Hell o all’innata comicità che da sempre è nota caratteristica degli atteggiamenti assunti da Abbath. Ma questo non è che un assaggio: dai Koldbrann ai 1349, dai Taake ai Kampfar, dai Sigfader ai Dimmu Borgir, dai Windir ai Mayhem, dagli Urgehal ai Ragnarok, dagli Shining agli Aura Noir, da Ildjarn agli Enslaved, dai Thorns ai Perished, la lista dei ritratti è davvero infinita, per non parlare di alcune piacevoli raffinatezze quali la porta d’ingresso di casa Euronymous, diverse immagini dall’Helm Street Pub ad Oslo e un po’ di scatti sparsi dall’Inferno Festival.

E poi ancora gli spunti di riflessione: H.P. Lovecraft, Frost, E.M. Cioran, Fenriz, G. Debord, Gaahl, A. Camus, Abbath, un costante flusso di nera (in)coscienza pronto a scuotere ancora una volta il torpore dei sensi addormentati. Interessante anche la lettura dell’introduzione all’opera a cura di Metalion, fondatore della celebre rivista norvegese Slayer Magazine, alla quale segue una meticolosa “timeline” relativa ai fatti salienti del true norwegian black metal, tra i quali – piccola curiosità – sono nominati come eventi determinanti persino la formazione dei Death SS a Pesaro nel 1977 e l’uscita, sempre nello stesso anno, del film Suspiria per la regia di Dario Argento e la colonna sonora dei capitolini Goblin.

Ultima chicca sono, infine, le venticinque pagine che chiudono il volume: si tratta di foto e documenti d’epoca pubblicati su concessione di Metalion, Slayer Magazine, Bergen’s Tidende Archive e Kerrang Magazine. Tra questi non si possono non menzionare: un’immagine di Euronymous in compagnia di Varg Vikernes, alcuni disegni di Dead in una lettera a Metalion, il primitivo art-work visibile sui volantini delle prime serate dei Mayhem, la lettera scritta da Euronymous in occasione della morte di Dead, le storiche interviste di Slayer Magazine a Mayhem, Immortal, Emperor e Varg Vikernes, la foto d’epoca di un uomo tra le rovine della chiesa medievale di Fantoft e tutta una succulenta serie di scatti d’archivio di vario genere.

Chiudo con due citazioni.

Una di Fenriz che ricordo, in particolare, in una foto alla stazione di Oslo, anima tra le anime, come tutti sempre in attesa di un qualche dannato treno:

It’s important to point out that black metal is not like punk was, a group rebelling. It is every man for himself. It isn’t like “all for one, one for all” It is individualism above all and “unfortunately” a childish self-centeredness. (tr.: È importante sottolineare che il black metal non è quello che un tempo fu il punk, ossia un gruppo di ribelli. È piuttosto ogni uomo per se stesso. Non “tutti per uno, uno per tutti”. Il black è soprattutto individualismo e “sfortunatamente” egocentrismo infantile.)

Un’altra di Gaahl, la cui immagine, Thurisas alla mano, mi prorompe alla mente in tutta la sua stravolgente caparbietà:

The idea is to be whispering, and not to gain the attention from the flock, but to get attention from the individuals. That’s why I relate it to whispering. It’s nothing that you can put on a big scale; you can’t get sheep to attend to it. You need to have people that can stand for themselves. It is important to have a lot of space for yourself to be able to grow strong branches, which can stand in the most extreme surroundings. It reflects back to the old Norse song and the idea of having one’s own area where you are King. Personally I need nature surrounding me – mountains, trees and rivers – in order to relax, to learn and to teach. All this is very important for my inner self. I think that Christianity has made people afraid of solitude; afraid of the idea of being alone. (tr.: L’idea è quella del sussurrare, e non per ottenere l’attenzione del gregge, bensì quella dei singoli individui. Ecco perché parlo di sussurro. Non si tratta di nulla che si possa trasferire su larga scala, le pecore non sono adatte a questo discorso. È necessario disporre di persone che possano stare in piedi da sole. È importante avere anche una buona quantità di spazio per se stessi in maniera da essere in grado di crescere con dei rami forti, capaci di rimanere in piedi pure nei contesti più estremi. Ciò riflette la filosofia delle antiche canzoni norrene, l’idea di possedere un proprio spazio in cui essere il Re. Personalmente, io ho bisogno di essere circondato dalla natura – montagne, alberi e fiumi – sia per rilassarmi, sia per imparare ed insegnare. Tutto questo è molto importante per il mio io interiore. Penso che il cristianesimo abbia reso le persone spaventate dalla solitudine, spaventate dall’idea di essere soli.)

Ipse dixit. Ripongo la mia copia di True Norwegian Black Metal ordinata illo tempore dall’Inghilterra e metto su ancora una volta i Wardruna. Ai lettori la truculenta sentenza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

– tutte le foto sono tratte dal libro “True Norwegian Black Metal: We turn in the night consumed by fire” e i diritti appartengono a Peter Beste –
NB – articolo rivisto e aggiornato rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
Annunci

Short Folk #2

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Nove dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e cocenti delusioni dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Il primo capitolo di questa nuova serie di articoli è stato ben accolto, quindi benvenuti nel secondo e buona lettura!

Dryad – Panta Rhei

2018 – EP – autoprodotto

4 tks – 24 mins – VOTO: 6,5

I tedeschi Dryad cambiano pelle e due anni dopo il full-length di debutto The Whispering Hills Of The Hill pubblicano un EP contenente quattro pezzi che trattano nei testi il tema della morte. Se il primo album sorprendeva per la massiccia presenza della tromba – che caratterizzava non poco il sound – Panta Rhei vede l’utilizzo dei più classici violini e violoncello. Il risultato è un suono più tradizionale e di facile ascolto rispetto al primo cd, inoltre le canzoni sono maggiormente curate e la registrazione, pur imperfetta, migliore di quanto fatto in passato. Panta Rhei è quindi un piccolo ma deciso passo in avanti per la formazione guidata dal cantante Sebastian Manstetten.

Helsott – The Healer

2017 – EP – M-Theory

5 tks – 22 mins – VOTO: 6

La cover di The Healer è stata realizzata da Felipe Machado Franco (Iced Earth, Blind Guardian e Rhapsody tra gli altri) ed è forse la cosa migliore del disco. Le cinque tracce dell’EP sono gradevoli, ma certificano ulteriormente la difficoltà della band californiana di fare quel salto di qualità che dopo un certo tempo ci si aspetta da una formazione dedita al lavoro in sala prove quanto in sede live. I cinque pezzi di The Healer sono discreti, a volte piacevoli, ma non colpiscono e svaniscono velocemente senza lasciare traccia.

Kaatarakt – Echoes Of The Past

2018 – EP – autoprodotto

5 tks – 22 mins – VOTO: 7

La copertina troppo digitale non è il miglior biglietto da visita per il secondo EP in carriera degli svizzeri Kaatarakt, ma come dice il saggio “mai giudicare un libro dalla copertina”! Infatti le quattro canzoni (più intro) che compongono il cd sono decisamente valide e a fine ascolto è forte il desiderio di ascoltare da capo l’intero lavoro. Extreme folk metal battagliero e con i suoni potenti, Echoes Of The Past è un dischetto che merita attenzione e che si spera possa essere il passo che precede il full-length di debutto.

Jonne – Kallohonka

2017 – full-length – Playground Music

12 tks – 55 mins – VOTO: 6,5

Il cantante dei Korpiklaani ci prova ancora con un nuovo disco solista, e anche questa volta esce fuori un lavoro gradevole come sottofondo ma che se ascoltato con attenzione lascia piuttosto perplessi. Folk acustico intimo e riservato nelle intenzioni, quel che emerge è però un senso di noia che neanche la cover dei Sepultura Refuse/Resist riesce a spazzar via. Tanta energia e buona volontà non sarebbero meglio utilizzarle per cercare di realizzare un grande disco dei Korpiklaani degno dei primi ottimi cd?

Lex Talion – Nightwing

2017 – EP – autoprodotto

4 tks – 18 mins – VOTO: 6,5

Due brani nuovi, una cover dei Manowar e un pezzo acustico: è chiaro che Nightwing sia prevalentemente un’uscita (solo digitale) buona per far sapere in giro che la band argentina è ancora in attività nonostante il precedente disco risalga a cinque anni prima. I due inediti presentano il sound dei Lex Talion più robusto e incalzante rispetto al passato, con la cover di Battle Hymn – personale anche se non fa gridare al miracolo – che è un giusto tributo ai grandi del passato, e la versione acustica di Nightwing che mostra come la formazione sud americana se la sappia cavare anche senza il distorsore. Dopo anni di attesa, Nightwing è il segnale che c’è vita in casa Lex Talion e che ci si deve aspettare nuova musica a breve.

Storm Kvlt – Demo 2018

2018 – demo – autoprodotto

4 tks – 22 mins – VOTO: 7

Raw pagan black metal nel senso più puro della definizione: registrazione, scream vocals, chitarre stridule e un approccio sincero e diretto rappresentano il lato migliore di questo dischetto pubblicato sia in formato digitale che fisico. Tra sfuriate black metal, riff heavy oriented e giri chitarristici rock’n’roll nell’anima (Der Gott Der Stadt), il mastermind Draugr dimostra di saperci fare sul serio e che non si vuole limitare al “solito” pagan black tirato magari interrotto di tanto in tanto da arpeggi di chitarra acustica. Demo 2018 è un lavoro grezzo ma curato, adatto a chi cerca qualcosa che suoni fresco e personale pur rimanendo all’interno di un genere preciso. 

Sverdkamp – Hallgrimskvadi

2017 – full-length – autoprodotto

10 tks – 50 mins – VOTO: 7,5

Puro viking/black come se ne sente sempre meno. Questo dovrebbe bastare per incuriosire gli amanti delle fredde sonorità nordiche, ma si può anche dire che gli Sverdkamp sanno suonare e a scuola hanno sicuramente studiato quanto insegnato dai maestri Enslaved, Isengard e Hades: ottime le parti cantante con voce pulita e i giri melodici di chitarra, così come sono convincenti le parti più truci e tirate. Hallgrimskvadi ricorda a tutti che il viking metal non è (solo) vichinghi con spadoni e barbe imbrattate d’idromele, ma che sa puzzare di sangue e far paura. Purtroppo il power duo si è sciolto poco dopo questa release, la prima su lunga distanza. Consigliati ai nostalgici e a chi vuole scoprire il caro vecchio viking metal.

Thamnos – Night Of The Raven (EP)

2017 – EP – autoprodotto

3 tks – 12 mins – VOTO: 6

One man band del polacco Mikołaj Krzaczek, Thamnos è un progetto extreme folk metal che molto deve ai primi Eluveitie, quelli più crudi di Spirit e Vên. La sua voce, in particolare, ricorda davvero tanto quella di Chrigel Granzmann e la musica, tolti pochi momenti in cui si concede blast-beat o aperture tastieristiche, è poco personale. L’EP è un concept basato sulla fuga del demone Raven con l’intento di distruggere la terra e della lotta col fratello Thamnos, dio della terra, della vita e della luce, che vuole salvare il mondo. Dodici minuti di durata: troppo poco per un’idea precisa, ma abbastanza per rimandare Thamnos alla prossima uscita, sperando in una maggiore personalità.

Wolfhorde – The Great Old Ones

2017 – EP – autoprodotto

3 tks – 17 mins – VOTO: 6,5

The Great Old Ones è il Tributo che la band di Hukkapätkä, voce e batteria della band, decide di pagare ai maestri del genere. Il sottotitolo del disco, non a caso, è “A Tribute To The Roots Of Finnish Folk Metal” e la scelta ricade su Finntroll, Moonsorrow e Amorphis, ognuna di queste formazioni omaggiata con una canzone. Apre le danze Jaktens Tid, si prosegue con Kylän Päässä e alla fine troviamo l’ottima Sign From The North Side, probabilmente la migliore del lotto per reinterpretazione, tratta dal fondamentale The Karelian Isthmus del 1992. Un EP che ha come unico scopo quello di intrattenere con una manciata di cover in attesa del full-length.

Malpaga Folk & Metal Fest: presentazione del festival

Il Malpaga Folk & Metal Fest 2018 è alle porte, si poteva non parlare del miglior festival folk metal in Italia?

Senza girarci intorno: il Malpaga Folk & Metal Fest è senza ombra di dubbio il miglior evento folk metal in Italia e uno dei migliori per quel che riguarda l’Europa. Nato nel 2013 in una data unica e con un bill tutto italiano (Kalevala hms, Ulvedharr, Vallorch e Anthologies), il festival è migliorato ogni anno per quel riguarda varietà musicale e organizzazione, riuscendo sempre a mantenere l’ingresso gratuito. Il Malpaga Folk & Metal Fest non è un semplice festival musicale, ma un’occasione per incontrare e conoscere nuove persone e amici virtuali, il tutto in uno scenario spettacolare – il castello di Malpaga – e in un ambiente sempre amichevole. Sul palco del Malpaga sono salite molte delle più interessanti realtà musicali di questi anni, sia nazionali che estere (Týr, Mael Mòrdha, Dalradia, Elvenking, Furor Gallico, An Theos, Gotland, Diabula Rasa, Kanseil, Arcana Opera per fare qualche nome), dando sempre spazio alle giovani realtà underground di esibirsi su un palco di tutto rispetto in un ambito professionale.

Negli anni il Malpaga Folk & Metal Fest è cresciuto sotto tutti gli aspetti, partendo da una semplice serata fino ad arrivare a tre giorni con eventi extra musicali di tutto rispetto (visita in notturna del bel castello), ma quello che stupisce sta nell’ingresso gratuito nonostante l’imponente numero di persone impegnate a lavorare e ai costi del gruppi, soprattutto quelli stranieri. L’unica novità sta nel versare la quota di 10 euro per il campeggio di tre giorni, ma l’organizzazione, quasi a scusarsi, offrirà una birra ai campeggiatori. Chi organizza il Malpaga Folk & Metal Fest (a tal riguardo vi consiglio di leggere l’intervista fatta poche settimane fa a Richard Milella) vuole bene agli spettatori, non c’è altra spiegazione.

MALPAGA FOLK & METAL FEST 2018:

Il Malpaga Folk & Metal Fest si svolgerà da venerdì 27 a domenica 29 luglio, una tre giorni ricca di ottima musica e con gruppi a dir poco interessanti sul palco, un mix di giovani realtà e nomi storici che farà la gioia di tutti gli appassionati di queste sonorità.

Si inizia il venerdì con i lombardi Atlas Pain e il loro extreme folk metal – chiamato dalla band “cinematic metal” -, protagonista sul palco sarà l’ultima produzione What The Oak Left, uscito nel 2017 per la Scarlet Records. Dopo di loro toccherà ai torinesi Wolfsinger, autori nel 2016 del disco Living With The Inner Beast, un concentrato di heavy metal classico di grande impatto. La terza band a calcare il palco sarà quella degli Holy Shire, autori di un power symphonic di grande presa, con il sigillo sulla serata che sarà messo dagli irlandesi Cruachan, nome storico del folk metal e creatori del genere insieme a Skyclad e Storm. La band di Dublino, guidata da Keith Fay e con otto dischi in carriera, arriva in Italia dopo la pubblicazione la scorsa primavera dell’ottimo Nine Years Of Blood per la Trollzorn Records, degno successore di Blood For The Blood God uscito nel 2014.

Il sabato parte in quarta con il folk metal divertente degli anconetani Haegen, band che esprime tutto il proprio potenziale on stage suonando i pezzi di Immortal Lands (Hellbones Records) coinvolgendo anche l’ultimo e più distratto spettatore. Il folk metal “caciarone” la fa da padrone con gli orchi Blodiga Skald, formazione romana che ha stupito in positivo con Ruhn e reduce da tour e date nell’Est Europa. Dopo gli orchi si passa ai nani, ovvero ai Wind Rose e al loro “dwarven metal”, ben rappresentato dal roccioso Stonehymn: la formazione toscana ha grande esperienza live e sul palco sono dei veri guerrieri. La serata verrà chiusa da un headliner proveniente dalle lontane Isole Fær Øer: per gli Hamradun, guidati alla voce da Pól Arni Holm (QUI l’intervista), ex frontman dei Týr, è la prima volta in Italia. Il gruppo ha pubblicato nel 2015 il disco omonimo, un ottimo mix di metal/rock e musica popolare.

L’ultimo giorno del festival vedrà esibirsi per primi i giovani Balt Hüttar, da poco sul mercato con il disco Trinkh Met Miar: il loro folk metal dalle tinte cimbre è ottimo per iniziare la serata. Gli esperti Kalevala hms sono una garanzia per qualità e intrattenimento: nonostante siano sei anni che non pubblicano un disco d’inediti, la formazione di Parma è costantemente impegnata in concerti e festival con il suo folk rock sanguigno. Con gli Atavicus si cambia completamente sonorità, infatti gli abruzzesi sono delle macchine da guerra e per l’occasione presenteranno il singolo Safimin, anteprima del full-length Di Eroica Stirpe in uscita dopo l’estate. Ultimo gruppo del Malpaga Folk & Metal Fest 2018 saranno gli Acus Vacuum provenienti dal Belgio. Il folk medievale dalla band farà saltare e ballare tutti gli spettatori, di questo si può stare certi!

Manca un giorno all’inizio del Malpaga Folk & Metal Fest 2018 e c’è una sola cosa da fare: salire in macchina e andare a divertirsi a uno dei festival migliori in circolazione ascoltando tanta buona musica!

Mister Folk festeggia i 5 anni di attività!

Questo è un giorno speciale: MISTERFOLK.COM spegne le prime 5 candeline! A pensarci ora il 2013 sembra così lontano, eppure questi anni sono letteralmente volati e il sito, pur tra le difficoltà tipiche della vita, è sempre andato avanti cercando di fare tutto al meglio per il bene della scena folk/viking metal.

Di conseguenza dopo un po’ di tempo le “classiche” recensioni e interviste non sono più bastate e sono arrivate due novità che sono state ben recepite da voi lettori e appassionati: una piccola ma volenterosa distro per cd underground e il festival del sito, che ha portato a Roma nomi come Skyforger, Heidra, Selvans, Atavicus e Vinterblot, dando anche visibilità alla scena locale con i concerti di Blodiga Skald, Dyrnywn e Under Siege.

MISTER FOLK DISTRO

MISTER FOLK FESTIVAL

A oggi l’archivio del sito conta 222 recensioni, 93 interviste, 27 live report e 40 articoli di vario tipo. La mole di dischi immessi mensilmente sul mercato da label e band è impressionante e non è possibile recensirli tutti quanti, quindi spesso sono state fatte delle scelte dettate dal cuore, quasi sempre a scapito dei click facili, tipo recensire e dare la precedenza a band underground e autoprodotte invece dei nomi storici proposti dalle etichette “pesanti”, recensioni che potete trovare su qualunque rivista o sito. Con questo spirito sono state pubblicate ben 5 compilation gratuite e piene di buona musica con il plus dell’artwork professionale realizzato dall’illustratrice Elisa Urbinati (autrice anche del nuovo logo!). Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza l’aiuto e il supporto dei collaboratori/traduttori presenti e passati (Stefano Zocchi, Chiara Coppola, Flavia Di Luzio, Luca Taglianetti e Claudia Ithil), grazie per la pazienza e il duro lavoro. Infine, il mese scorso è stata ufficializzata la collaborazione con la Hellbones Records, giovane e volenterosa etichetta romana che seguirà con interesse la scena folk metal tricolore: il primo “frutto” della collaborazione è il disco Ragnarok della viking metal band Bloodshed Walhalla, in uscita a giugno.

Una curiosità. Qual è l’articolo più letto in questi 5 anni di misterfolk.com? Con 1800 letture uniche è l’intervista del 2015 a Matteo Sisti, polistrumentista di Krampus ed Eluveitie incontrato proprio in occasione dell’ultima data a Roma della band elvetica (QUI il live report). In occasione del prossimo disco “metal” della formazione svizzera non mancherà occasione per scambiare due parole con il sempre schietto Matteo.

Infine vi ricordo che sulla pagina Facebook c’è il link di questo articolo da condividere in modalità pubblica per avere l’opportunità di vincere il libro Folk metal. Dalle origini al Ragnarök pubblicato da Crac Edizioni, un libro unico nel suo genere, il vincitore sarà estratto tra 7 giorni.

Grazie per il supporto e le belle parole che mi riservate quando c’incontriamo ai concerti o per i messaggi che mi inviate tramite posta, le vostre parole sono fuoco per me! Folk on!

il libro che potete vincere!

Mister Folk Festival 2018, il foto report parte 2

A pochi giorni dal quinto anniversario della fondazione di Mister Folk, ecco arrivare la seconda parte del foto report del Mister Folk Festival, evento che si è svolto al Traffic Club di Roma il 10 marzo con Skyforger, Heidra, Atavicus e Under Siege. Se ve la siete persa, QUI potete vedere la prima parte del foto report.

Un grande ringraziamento a tutte le persone che hanno partecipato al festival, a No Sun Music e Gabriele in particolare per il fondamentale aiuto, a Radio Rock per aver pubblicizzato per settimane l’evento, a tutti i siti che ne hanno parlato e alle band per l’amicizia e la disponibilità. Infine, un grande ringraziamento ai ragazzi di Art In Progress per la professionalità e il grande lavoro svolto; le foto che vedete qui sotto sono di Gianluca Soriconi.

Ci si vede il prossimo anno!?! 😉

SKYFORGER

HEIDRA

ATAVICUS

UNDER SIEGE

Mister Folk Festival 2018, il foto report parte 1

La seconda edizione del Mister Folk Festival è stato un successo, e questo è merito delle tante persone che sono venute al Traffic Club di Roma per divertirsi e assistere alle grandi esibizioni di SKyforger, Heidra, Atavicus e Under Siege.

In questo articolo potete ammirare alcuni degli scatti realizzati dal fotografo Marco Canarie, ma vi invito a visionare l’album completo sulla pagina Facebook di Art In Progress, l’associazione culturale che sta lavorando giorno e notte per completare il video della serata di prossima pubblicazione. Inoltre, tra non molto, sarà pronto anche il foto report parte 2

UNDER SIEGE

ATAVICUS

HEIDRA

SKYFORGER