Malpaga Folk & Metal Fest 2019, il bill!

Le certezze nella vita sono poche, una di queste, però, è il Malpaga Folk & Metal Fest, evento che negli anni (in realtà fin dalla prima edizione) ha conquistato il cuore del folk metaller italiani. Quando si parla del Malpaga si pensa immediatamente alla grande qualità per quel che riguarda la musica e al divertimento prima, durante e dopo i concerti. Questo grazie all’organizzazione e alle persone che rendono possibile un festival musicale di tre giorni completamente gratuito (QUI l’intervista a Richard Milella per saperne di più) e grazie al pubblico sempre numeroso e incline al sorriso e al divertimento: tutto questo, al giorno d’oggi e nella scena metal italiana, è un caso più unico che raro.

Nelle varie edizioni si sono alternati sul palco alcuni tra i nomi più interessanti del panorama folk/viking metal internazionale, supportati da una gran quantità di band italiane anche di stampo heavy e power, cosa di non poco conto in quanto Malpaga Folk & Metal Fest dà spazio e visibilità a formazioni valide che non sempre riescono a esibirsi in festival con headliner stranieri di un certo livello. Inoltre, agli organizzatori, va riconosciuto il coraggio di portare in Italia alcune realtà underground europee che altrimenti non sarebbe possibile ammirare in un tour per una serie di fattori che non sempre dipendono dalle band.

I nomi dei big che si sono esibiti al Malpaga Folk & Metal Fest sono di tutto rispetto: lo scorso anno è toccato agli storici Cruachan e ai faroesi Hamradun del cordiale Pól Arni Holm (intervistato lo scorso anno), ma vanno ricordati assolutamente anche i Týr, i Mael Mórdha e i Dalriada, senza dimenticare gli italiani Elvenking, Furor Gallico e Wind Rose (da poco passati su Napalm Records!). Dall’underground nomi come Gotland, Diabula Rasa, Kanseil, Atlas Pain, Kalevala HMS, Haegen, Blodiga Skald e Atavicus sono noti a chiunque sia appassionato del genere, ma il festival ha dato spazio anche a gruppi meno famosi e stranieri validi, come i talentuosi romeni An Theos e gli Acus Vacuum dal Belgio. Ok, ma chi suonerà nell’edizione 2019 che si svolgerà il 26, 27 e 28 luglio?

26 LUGLIO: Trollfest, A.W. Arcana Opera, Feronia, Insubria
27 LUGLIO: Finsterforst, Vexillum, Hell’s Guardian, Valar Morghulis
28 LUGLIO: Drakum, Shadygrove, Ephyra, Desdæmona, Elkir

Nomi da acquolina alla bocca. Trollfest e Finsterforst sono i big dell’edizione, con i primi, pazzi norvegesi, che hanno da poco pubblicato l’ottavo disco Norwegian Fairytale (disco che finirà in molti “best album 2019”), mentre i tedeschi sono al lavoro del successore di Mach Dich Frei del 2015 dopo la parentesi umoristica dell’EP#YØLØ. Le due band si autodefiniscono come rispettivamente True Norwegian Balkanian Metal e Black Forest Metal: ci sarà da divertirsi. Gli spagnoli Drakum saranno la terza band straniera a suonare: poco noti in Italia, è per loro un’occasione d’oro per procurarsi fan a suon di folk metal e violino. La truppa tricolore, come sempre, è numerosa e stilisticamente molto varia: dai poeti Arcana Opera del disco De Noir al death/folk degli Insubria (interessante l’EP Nemeton Dissolve!), passando per i giovani Elkir e i soavi Shadygrove si può dire che ce n’è per tutti i gusti.

Appuntamento quindi a fine luglio al Malpaga Folk & Metal Fest, non ci sono scuse!

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Best album 2018: Bloodshed Walhalla!

BEST ALBUM 2018

Il 2018, fortunatamente, è stato un anno ricco di album belli. Non sono mancate le sorprese, le delusioni e le mezze delusioni, ma oggi si parla solo di bella musica e per fortuna non è stata poca. La selezione dei dischi più meritevoli è stata difficile, sono rimasti fuori lavori e nomi importanti (Arkona, Heidevolk e Cruachan tra gli altri), ma una lista di venti o più dischi avrebbe avuto poco senso.

Il 2017 ha visto vincere Scuorn con il disco di debutto Parthenope, chi si siederà per dodici mesi sul trono del folk/viking metal?

1° Bloodshed Walhalla, 142 voti: Il disco Ragnarok non è stato del tutto una sorpresa, d’altra parte lo scorso anno il lavoro Thor era arrivato terzo nel sondaggio di fine anno. Puro viking metal di matrice bathoriana che negli ultimi tempi ha incorporato elementi di Moonsorrow e Turisas, il tutto realizzato da una sola persona nel profondo sud Italia. Sembra una storia/leggenda ma è realtà, e per il 2019 Bloodshed Walhalla inizierà a suonare sui palchi italiani…

2° Celtachor, 99 voti: la band di Dublino ha intrapreso un percorso personale fin dal grezzo demo del 2010 In The Halls Of Our Ancient Fathers. La musica è diventata più avvincente e il sound meno spigoloso e, otto anni dopo, arriva la pubblicazione del terzo full-length Fiannaíocht, un disco che va ascoltato con attenzione per poi prendere l’aereo e andare in Irlanda per passeggiare nel Connemara con la musica dei Celtachor in cuffia.

3° Selvans, 70 voti: Faunalia degli abruzzesi Selvans è un lavoro amato in Italia e all’estero ed è facile capirne il motivo: si tratta di un’opera monumentale di Musica con la M maiuscola, al di là dei generi e delle lingue parlate. Il percorso del duo italiano è ancora all’inizio ed è eccitante non sapere in quale direzione andrà il prossimo lavoro.

3° Kanseil, 70 voti: la band nord italiana non smette di stupire, e lo fa fin dal demo Tzimbar Bint del 2013. Da allora due dischi di altissima qualità e una manciata di canzoni da far accapponare la pelle dall’emozione, su tutte Vajont dal debutto Doin Earde. Nel 2018 la magia si è ripetuta con Fulìsche e gli amanti del folk metal non possono che ringraziare.

5° Primordial, 48 voti: la formazione guidata dal cantante Alan Averill non ha mai sbagliato un disco, cosa quasi incredibile considerando che gli irlandesi sono in giro dal 1993 ed hanno pubblicato 9 full-length. L’utilmo Exile Amongst The Ruins è “semplicemente” un gran bel disco che dopo numerosi ascolti continua a stupire ed emozionare.

Gli altri: i nomi esclusi dalla top 5 sono eccellenti, basti pensare a Korpiklaani – finalmente tornati ai vecchi fasti qualitativi con un disco vario e per certi versi introspettivo – e i vecchi maestri del viking metal Einherjer, anche loro autori di un full-length come Norrøne Spor degno dei capolavori di inizio carriera. Gli Heidra del convincente The Blackening Tide si difendono bene, mentre i Bucovina, ancora poco conosciuti in Italia, hanno semplicemente confermato con il nuovo Septentrion quanto di buono fatto ascoltare con i vari Sub SteleNestrămutat, ma a dire la verità stupiscono i pochi voti ricevuti dall’eccellente Hugsjá del duo Ivar Bjørnson & Einar Selvik: potete sempre leggere la recensione e recuperare il disco alla prima occasione.

BEST DEBUT ALBUM 2018:

I dischi in concorso non erano molti perché, la maggior parte delle volte, i debutti non riescono a trasmettere in pieno l’arte e la grinta dei musicisti. Ma ci sono delle eccezioni, chiaramente:

Sic Transit Gloria Mundi dei romani Dyrnwyn è il vincitore del 2018, votato soprattutto all’estero, bel riconoscimento per una formazione che sembra aver trovato una via personale per proporre folk/pagan metal. Onore comunque alle altre band in lizza per vincere il premio, tutte autrici di cd di qualità.

E il 2019? Partendo dall’Italia i primi nomi che vedranno pubblicati i propri dischi sono Furor Gallico e Calico Jack, mentre per gli Atlas Pain bisognerà aspettare qualche mese in più, così come per i toscani Wind Rose (su Napalm Records!), Stilema e Blodiga Skald. A livello internazionale sono diversi i gruppi che avranno un nuovo lavoro sugli scaffali (sempre più virtuali) dei negozi. Gli svedesi Månegarm e i norvegesi Trollfest sono tra i più attesi insieme ai sempre più popolari Eluvieitie, ma occhio a Árstíðir lífsins, XIV Dark Centuries, Zgard, Eternknight, Saor, Gernotshagen, Aether Realm (passati da poco su Napalm Records), Drenai e tanti, tanti altri che si aggiungeranno con il passare delle settimane. Insomma, anche per il 2019 sono previste grandi uscite (i veri big rimangono comunque gli Amon Amarth) e le realtà underground produrranno lavori da far leccare i baffi. Continuate a seguire Mister Folk per scoprire giovani musicisti e band di culto, il viaggio è solo all’inizio!

Infine vi ricordo che potete scaricare gratuitamente la nuova MISTER FOLK COMPILATION VOL. VI (18 gruppi + artwork professionale di Elisa Urbinati Illustration) per farvi un’idea di come suona l’underground folk oriented, bastano un paio ci click!

Sondaggio: Best Album 2018

BEST ALBUM 2018

Ho selezionato alcuni tra i migliori album del 2018, potete votarne 3 (3-10 gennaio):

I selected some great albums of 2018, you can vote 3 discs (3rd-10th, January):

 

Qui, invece, potete votare il miglior debutto del 2018:

Here you can vote the best debut album of 2018:

 

Come vorresti MISTER FOLK 2019?

 

ITA: QUI potete scaricare la nuovissima Mister Folk compilation vol. VI (18 gruppi, 100% GRATIS), buon ascolto! ENG: HERE you can download the new Mister Folk compilation vol. VI (18 bands, 100% free), enjoy! 

Alestorm e Skálmöld: 4 date in Italia

Due tra i gruppi più in evidenza e amati dal pubblico del folk metal sono sicuramente gli Alestorm e gli Skálmöld. Le due band saranno in tour (lo Skalstorm European Tour MMXVIII) tra meno di un mese e toccheranno il suolo italiano per ben quattro date, prevendite disponibili presso Ticketone:

30 Novembre 2018, Dagda Live Club, Retorbido (PV) – evento FB
01 Dicembre 2018, Orion Club, Roma – evento FB
02 Dicembre 2018, Cycle Club, Calenzano (FI) – evento FB
03 Dicembre 2018, Alchemica Music Club, Bologna – evento FB

Gli scozzesi Alestorm, paladini del pirate metal, proporranno un set che pesca dall’intera discografia della band guidata da Christopher Bowes, a partire da quel debutto Captain Morgan’s Revenge che ha immediatamente scosso l’intera scena metal tra musica alcolica e divertente, dichiarazioni provocatorie (e irriverenti) di Bowes sui Running Wild e un pubblico forse molto conservativo e pronto a difendere a spada tratta la ciurma di Rock ’n’ Rolf.

Prima degli Alestorm sarà il turno degli islandesi Skálmöld, freschi autori del nuovo lavoro Sorgir. La band, composta da sei musicisti, porterà sui palchi italiani le migliori canzoni tratte dai cinque dischi pubblicati, sempre all’insegna del viking metal epico e personale caratterizzato dagli intrecci delle tre chitarre e dall’approccio vocale che fin dal cd Baldur del 2010 tanto interesse ha suscitato.

Le due formazioni hanno suonato in Italia più volte, tra festival e tour promozionali, sempre con grande successo; gli ultimi, da questo punto di vista, sono stati gli Alestorm che si sono esibiti come headliner la scorsa estate a Frosinone allo Zaiet Fest, evento gratuito che unisce musica e solidarietà.

Queste quattro date, però, non solo unicamente un modo per divertirsi e ascoltare buona musica, ma vanno viste anche come una prova per il pubblico: quattro date in Italia non sono certo poche, quindi gli spettatori di divideranno tra le varie città e il rischio di staccare pochi biglietti al botteghino è dietro l’angolo. Se così fosse, la scena folk metal in Italia potrebbe subire un calo di eventi musicali durante l’anno; in caso di risposta positiva, invece, potrebbe avvenire il contrario, ovvero più eventi (e non solo al nord, come in questo caso) e magari anche di sempre maggiore importanza. A tal proposito vanno ricordati i “vecchi” Heidenfest e Paganfest che si sono svolti a Bologna e che in una sola serata riunivano sul palco i vari Finntroll, Turisas, Arkona, Alestorm, Trollfest e Skálmöld: non sarebbe bello avere di nuovo concerti del genere?

Divertenti gli Alestorm, massicci gli Skálmöld, ne vedremo/sentiremo delle belle, poco ma sicuro!

Nell’archivio del sito trovate i seguenti articoli:

ALESTORM
No Grave But The Sea: https://wp.me/p3rmWm-1fC
Sunset On The Golden Age: https://wp.me/p3rmWm-AG
In The Navy (EP): https://wp.me/p3rmWm-e1

SKÁLMÖLD
Sorgir: https://wp.me/p3rmWm-1A3
Vögguvísur Yggdrasils: https://wp.me/p3rmWm-1a1
Með Vættum: https://wp.me/p3rmWm-Iz
Baldur: https://wp.me/p3rmWm-D9
Live report 2015 w/ Eluveitie: https://wp.me/p3rmWm-IU

True Norwegian Black Metal

True Norwegian Black Metal: We turn in the night consumed by fire

Titolo: True Norwegian Black Metal: We turn in the night consumed by fire
Introduzione: Jon “Metalion” Kristiansen
Redazione: Johan Kugelberg
Fotografia: Peter Beste
Anno: 2008
Pagine: 182, illustrate
Editore: Vice Books

Articolo a cura di Persephone.

“In the last two decades, a bizarre and violent musical subculture called Black Metal has emerged in Norway. Its roots stem from a heady blend of horror movies, heavy metal music, Satanism, Paganism, and adolescent angst. In the early-mid 1990’s, members of this extremist underground committed murder, burned down medieval wooden churches, and desecrated graveyards. What started as juvenile frenzy came to symbolize the start of a war against Christianity, a return to the worship of the ancient Norse gods, and the complete rejection of mainstream society.”
“American documentary photographer Peter Beste has spent the last eight years working in this insulated and secretive community. Beste’s access and insight has been absolutely without precedent, resulting in an amazing photographic journey.”
“Nelle ultime due decadi è emersa in Norvegia una bizzarra e violenta sottocultura musicale chiamata Black Metal. Le sue radici derivano da un’inebriante miscela di film horror, musica heavy metal, satanismo, paganesimo e disagio giovanile. All’inizio/metà degli anni ’90 i membri di questa sottocultura estremista si macchiarono di omicidi, bruciarono chiese medievali in legno e profanarono cimiteri. Ciò che era incominciato come una sorta di frenesia giovanile venne invece a simboleggiare l’inizio di una guerra contro il cristianesimo, il ritorno al culto delle antiche divinità nordiche e il totale rifiuto nei confronti della società.”
“Il fotografo documentarista americano Peter Beste ha trascorso gli ultimi otto anni a lavorare con questa comunità isolata e segreta. L’ingresso e la penetrazione di Beste al suo interno costituiscono un evento senza precedenti, il cui risultato è uno stupefacente viaggio fotografico.”

Questa la dichiarazione d’intenti con cui la quarta di copertina della terza edizione (2009) di True Norwegian Black Metal descrive il contenuto di un imponente volume fotografico che, ancora inedito in Italia, rappresenta ormai un vero e proprio cult per la maggior parte di quelli che, tra gli appassionati del genere, hanno avuto l’occasione di sfogliarne le singolari pagine. Provocatori ed ironici, abrasivi e surreali, gli scatti di Peter Beste cristallizzano i dettagli di una storia che probabilmente sfugge nella sua interezza persino a coloro i quali continuano a proclamarsene irriducibili sostenitori. Attitudine? Caos? Mera teatralità scenica? Quale definizione per un genere musicale che si configura innanzitutto come il prodotto di un ben più complesso sottobosco culturale germinato all’insegna della più estrema tra le tenebre? Lungi da qualunque tipo di risposta risolutiva, un affascinato Peter Beste decide di approfondire la questione: nasce il progetto alla base dell’opera. Una lunga serie di viaggi in Norvegia, l’inquietudine e la suggestione nei confronti di una controversa realtà di nicchia, la conoscenza con i protagonisti della scena e la volontà di documentarne l’oscura fiamma, la ricerca, infine, di una propria personale interpretazione: tutto questo è True Norwegian Black Metal, un avvincente percorso tra concretezza e leggenda metropolitana, tra stupore e paura del buio. L’approccio di Beste, infatti, tutt’altro che fanatico, rivela il pregio di un occhio che, il più possibile profano, non disdegna di cimentarsi anche in aspetti meno prevedibili: l’intento non è tanto quello di impressionare, nell’accezione negativa del termine, quanto piuttosto quello di sorprendere. Ecco, dunque, emergere volti e contesti intrisi di malinconia, tenerezza e comicità, come dire, l’imbarazzante seduzione dell’inaspettato. Questo, naturalmente, non significa che un libro di tal fatta possa essere visionato da chiunque: prova ne fu la reazione della mia coinquilina che, nel lontano settembre del 2009, aprendo il volume a caso, si ritrovò dinanzi l’immagine di una modella nuda e insanguinata che, immortalata durante la preparazione per la celebre performance dei Gorgoroth a Cracovia 2004, attendeva tranquillamente di entrare in scena. Significativo, quindi, il fatto che da lì a breve avrei cambiato casa.

Un interessante approfondimento nella comprensione del lavoro svolto da Peter Beste si rivela, senz’altro, un breve documentario in cinque parti che, realizzato nel 2007 a cura di VBS TV, si rintraccia agevolmente in rete in una buona versione sottotitolata. Protagonisti, in particolare, i vecchi Gorgoroth di Gaahl, Infernus e King ov Hell. Beste, in compagnia dei più “coraggiosi” tra i corrispondenti di VBS TV, si reca ad Espedal, città natale di Gaahl, spinto dal desiderio di conoscere colui il quale era stato definito dalla rivista Terrorizer come “l’uomo più malvagio al mondo”. I tempi erano quelli in cui il nostro ex-Gorgoroth era appena stato rilasciato di prigione a seguito della condanna scontata a causa delle reiterate accuse di violenza e tortura. Diversi frammenti dell’esperienza vissuta con Gaahl sono, poi, confluiti quale parte integrante in True Norwegian Black Metal. Da segnalare, soprattutto, la scalata in condizioni meteorologiche disumane sino alla casa dei nonni di Gaahl e la suggestiva colonna sonora. Impossibile non essere percorsi da un brivido di arcano spiritualismo ascoltando le ipnotiche atmosfere intessute dalle note dei norvegesi Wardruna (band folk/ambient con all’attivo tre magnifici full-length). Le voci si sovrappongono all’insegna di una ritualità impenetrabile ed ancestrale – tra gli officianti anche lo stesso Gaahl – e le riprese di una natura fascinosa ed inaccessibile fanno il resto.

Fin qui la genesi di True Norwegian Black Metal, ma veniamo ora al volume. In copertina un poco raccomandabile Nattefrost (Carpathian Forest) mostra fieramente al mondo una non proprio sobria croce rovesciata di considerevoli dimensioni. L’attitudine anticristiana era, è e rimane uno degli elementi cardine dell’intero movimento. Segue la pseudovirgiliana citazione del magico palindromo della pietra filosofale:

In girum imus nocte et consumimur igni.
“Andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco.”

Queste le parole che, in bei caratteri gotici su fondo nero, aprono l’avvincente galleria d’immagini firmate Peter Beste. E a colpire, alle volte, sono proprio i particolari più improbabili: la ruvida consistenza delle pareti di una grotta illuminata a giorno da un possente Frost (Satyricon) sputafuoco; il filo spinato tatuato sul braccio di un Nattefrost semisvenuto nella vasca del suo bagno di casa; l’espressione interdetta di una signora di mezza età che incrocia per caso un minaccioso Kvitrafn (Gorgoroth, in seguito conosciuto con il suo nome Einar Selvik nei Wardruna) a guardia della strada; l’armonioso passo di Abbath (Immortal) che si perde a rimirare il verde respiro della natura; la sobria semplicità della cameretta di Fenriz ad Oslo, lì dove i Darkthrone ebbero inizio; la desolante inquietudine della casa natale di Gaahl, inno alla solitudine e all’isolazionismo più estremo; la beffarda insolenza del poderoso Vrangsinn (Carpathian Forest) che ci sorride chiuso nella sua corazza di pesanti catene e chili di troppo; il muto orrore delle teste degli animali morti, sangue e bocche spalancate che altro non possono se non attendere l’inizio del concerto; le ambigue tracce di face-painting nel lavandino di Nattefrost, rossi fluidi pronti ad essere scambiati con la scena del più efferato tra i delitti; l’incantevole malinconia di una terra intrisa di sogno, panorami di ghiaccio, vento e potenze incontaminate; l’ingenua tenerezza della figlia di Samoth (Emperor), confetto rosa in campo dorato intento a correre incontro alle braccia del padre. Non mancano, poi, scatti al limite dell’umoristico: penso a Woe J. Reaper (Furze) e alla sua falce, alle corna di King ov Hell o all’innata comicità che da sempre è nota caratteristica degli atteggiamenti assunti da Abbath. Ma questo non è che un assaggio: dai Koldbrann ai 1349, dai Taake ai Kampfar, dai Sigfader ai Dimmu Borgir, dai Windir ai Mayhem, dagli Urgehal ai Ragnarok, dagli Shining agli Aura Noir, da Ildjarn agli Enslaved, dai Thorns ai Perished, la lista dei ritratti è davvero infinita, per non parlare di alcune piacevoli raffinatezze quali la porta d’ingresso di casa Euronymous, diverse immagini dall’Helm Street Pub ad Oslo e un po’ di scatti sparsi dall’Inferno Festival.

E poi ancora gli spunti di riflessione: H.P. Lovecraft, Frost, E.M. Cioran, Fenriz, G. Debord, Gaahl, A. Camus, Abbath, un costante flusso di nera (in)coscienza pronto a scuotere ancora una volta il torpore dei sensi addormentati. Interessante anche la lettura dell’introduzione all’opera a cura di Metalion, fondatore della celebre rivista norvegese Slayer Magazine, alla quale segue una meticolosa “timeline” relativa ai fatti salienti del true norwegian black metal, tra i quali – piccola curiosità – sono nominati come eventi determinanti persino la formazione dei Death SS a Pesaro nel 1977 e l’uscita, sempre nello stesso anno, del film Suspiria per la regia di Dario Argento e la colonna sonora dei capitolini Goblin.

Ultima chicca sono, infine, le venticinque pagine che chiudono il volume: si tratta di foto e documenti d’epoca pubblicati su concessione di Metalion, Slayer Magazine, Bergen’s Tidende Archive e Kerrang Magazine. Tra questi non si possono non menzionare: un’immagine di Euronymous in compagnia di Varg Vikernes, alcuni disegni di Dead in una lettera a Metalion, il primitivo art-work visibile sui volantini delle prime serate dei Mayhem, la lettera scritta da Euronymous in occasione della morte di Dead, le storiche interviste di Slayer Magazine a Mayhem, Immortal, Emperor e Varg Vikernes, la foto d’epoca di un uomo tra le rovine della chiesa medievale di Fantoft e tutta una succulenta serie di scatti d’archivio di vario genere.

Chiudo con due citazioni.

Una di Fenriz che ricordo, in particolare, in una foto alla stazione di Oslo, anima tra le anime, come tutti sempre in attesa di un qualche dannato treno:

It’s important to point out that black metal is not like punk was, a group rebelling. It is every man for himself. It isn’t like “all for one, one for all” It is individualism above all and “unfortunately” a childish self-centeredness. (tr.: È importante sottolineare che il black metal non è quello che un tempo fu il punk, ossia un gruppo di ribelli. È piuttosto ogni uomo per se stesso. Non “tutti per uno, uno per tutti”. Il black è soprattutto individualismo e “sfortunatamente” egocentrismo infantile.)

Un’altra di Gaahl, la cui immagine, Thurisas alla mano, mi prorompe alla mente in tutta la sua stravolgente caparbietà:

The idea is to be whispering, and not to gain the attention from the flock, but to get attention from the individuals. That’s why I relate it to whispering. It’s nothing that you can put on a big scale; you can’t get sheep to attend to it. You need to have people that can stand for themselves. It is important to have a lot of space for yourself to be able to grow strong branches, which can stand in the most extreme surroundings. It reflects back to the old Norse song and the idea of having one’s own area where you are King. Personally I need nature surrounding me – mountains, trees and rivers – in order to relax, to learn and to teach. All this is very important for my inner self. I think that Christianity has made people afraid of solitude; afraid of the idea of being alone. (tr.: L’idea è quella del sussurrare, e non per ottenere l’attenzione del gregge, bensì quella dei singoli individui. Ecco perché parlo di sussurro. Non si tratta di nulla che si possa trasferire su larga scala, le pecore non sono adatte a questo discorso. È necessario disporre di persone che possano stare in piedi da sole. È importante avere anche una buona quantità di spazio per se stessi in maniera da essere in grado di crescere con dei rami forti, capaci di rimanere in piedi pure nei contesti più estremi. Ciò riflette la filosofia delle antiche canzoni norrene, l’idea di possedere un proprio spazio in cui essere il Re. Personalmente, io ho bisogno di essere circondato dalla natura – montagne, alberi e fiumi – sia per rilassarmi, sia per imparare ed insegnare. Tutto questo è molto importante per il mio io interiore. Penso che il cristianesimo abbia reso le persone spaventate dalla solitudine, spaventate dall’idea di essere soli.)

Ipse dixit. Ripongo la mia copia di True Norwegian Black Metal ordinata illo tempore dall’Inghilterra e metto su ancora una volta i Wardruna. Ai lettori la truculenta sentenza.

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– tutte le foto sono tratte dal libro “True Norwegian Black Metal: We turn in the night consumed by fire” e i diritti appartengono a Peter Beste –
NB – articolo rivisto e aggiornato rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.

Short Folk #2

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Nove dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e cocenti delusioni dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Il primo capitolo di questa nuova serie di articoli è stato ben accolto, quindi benvenuti nel secondo e buona lettura!

Dryad – Panta Rhei

2018 – EP – autoprodotto

4 tks – 24 mins – VOTO: 6,5

I tedeschi Dryad cambiano pelle e due anni dopo il full-length di debutto The Whispering Hills Of The Hill pubblicano un EP contenente quattro pezzi che trattano nei testi il tema della morte. Se il primo album sorprendeva per la massiccia presenza della tromba – che caratterizzava non poco il sound – Panta Rhei vede l’utilizzo dei più classici violini e violoncello. Il risultato è un suono più tradizionale e di facile ascolto rispetto al primo cd, inoltre le canzoni sono maggiormente curate e la registrazione, pur imperfetta, migliore di quanto fatto in passato. Panta Rhei è quindi un piccolo ma deciso passo in avanti per la formazione guidata dal cantante Sebastian Manstetten.

Helsott – The Healer

2017 – EP – M-Theory

5 tks – 22 mins – VOTO: 6

La cover di The Healer è stata realizzata da Felipe Machado Franco (Iced Earth, Blind Guardian e Rhapsody tra gli altri) ed è forse la cosa migliore del disco. Le cinque tracce dell’EP sono gradevoli, ma certificano ulteriormente la difficoltà della band californiana di fare quel salto di qualità che dopo un certo tempo ci si aspetta da una formazione dedita al lavoro in sala prove quanto in sede live. I cinque pezzi di The Healer sono discreti, a volte piacevoli, ma non colpiscono e svaniscono velocemente senza lasciare traccia.

Kaatarakt – Echoes Of The Past

2018 – EP – autoprodotto

5 tks – 22 mins – VOTO: 7

La copertina troppo digitale non è il miglior biglietto da visita per il secondo EP in carriera degli svizzeri Kaatarakt, ma come dice il saggio “mai giudicare un libro dalla copertina”! Infatti le quattro canzoni (più intro) che compongono il cd sono decisamente valide e a fine ascolto è forte il desiderio di ascoltare da capo l’intero lavoro. Extreme folk metal battagliero e con i suoni potenti, Echoes Of The Past è un dischetto che merita attenzione e che si spera possa essere il passo che precede il full-length di debutto.

Jonne – Kallohonka

2017 – full-length – Playground Music

12 tks – 55 mins – VOTO: 6,5

Il cantante dei Korpiklaani ci prova ancora con un nuovo disco solista, e anche questa volta esce fuori un lavoro gradevole come sottofondo ma che se ascoltato con attenzione lascia piuttosto perplessi. Folk acustico intimo e riservato nelle intenzioni, quel che emerge è però un senso di noia che neanche la cover dei Sepultura Refuse/Resist riesce a spazzar via. Tanta energia e buona volontà non sarebbero meglio utilizzarle per cercare di realizzare un grande disco dei Korpiklaani degno dei primi ottimi cd?

Lex Talion – Nightwing

2017 – EP – autoprodotto

4 tks – 18 mins – VOTO: 6,5

Due brani nuovi, una cover dei Manowar e un pezzo acustico: è chiaro che Nightwing sia prevalentemente un’uscita (solo digitale) buona per far sapere in giro che la band argentina è ancora in attività nonostante il precedente disco risalga a cinque anni prima. I due inediti presentano il sound dei Lex Talion più robusto e incalzante rispetto al passato, con la cover di Battle Hymn – personale anche se non fa gridare al miracolo – che è un giusto tributo ai grandi del passato, e la versione acustica di Nightwing che mostra come la formazione sud americana se la sappia cavare anche senza il distorsore. Dopo anni di attesa, Nightwing è il segnale che c’è vita in casa Lex Talion e che ci si deve aspettare nuova musica a breve.

Storm Kvlt – Demo 2018

2018 – demo – autoprodotto

4 tks – 22 mins – VOTO: 7

Raw pagan black metal nel senso più puro della definizione: registrazione, scream vocals, chitarre stridule e un approccio sincero e diretto rappresentano il lato migliore di questo dischetto pubblicato sia in formato digitale che fisico. Tra sfuriate black metal, riff heavy oriented e giri chitarristici rock’n’roll nell’anima (Der Gott Der Stadt), il mastermind Draugr dimostra di saperci fare sul serio e che non si vuole limitare al “solito” pagan black tirato magari interrotto di tanto in tanto da arpeggi di chitarra acustica. Demo 2018 è un lavoro grezzo ma curato, adatto a chi cerca qualcosa che suoni fresco e personale pur rimanendo all’interno di un genere preciso. 

Sverdkamp – Hallgrimskvadi

2017 – full-length – autoprodotto

10 tks – 50 mins – VOTO: 7,5

Puro viking/black come se ne sente sempre meno. Questo dovrebbe bastare per incuriosire gli amanti delle fredde sonorità nordiche, ma si può anche dire che gli Sverdkamp sanno suonare e a scuola hanno sicuramente studiato quanto insegnato dai maestri Enslaved, Isengard e Hades: ottime le parti cantante con voce pulita e i giri melodici di chitarra, così come sono convincenti le parti più truci e tirate. Hallgrimskvadi ricorda a tutti che il viking metal non è (solo) vichinghi con spadoni e barbe imbrattate d’idromele, ma che sa puzzare di sangue e far paura. Purtroppo il power duo si è sciolto poco dopo questa release, la prima su lunga distanza. Consigliati ai nostalgici e a chi vuole scoprire il caro vecchio viking metal.

Thamnos – Night Of The Raven (EP)

2017 – EP – autoprodotto

3 tks – 12 mins – VOTO: 6

One man band del polacco Mikołaj Krzaczek, Thamnos è un progetto extreme folk metal che molto deve ai primi Eluveitie, quelli più crudi di Spirit e Vên. La sua voce, in particolare, ricorda davvero tanto quella di Chrigel Granzmann e la musica, tolti pochi momenti in cui si concede blast-beat o aperture tastieristiche, è poco personale. L’EP è un concept basato sulla fuga del demone Raven con l’intento di distruggere la terra e della lotta col fratello Thamnos, dio della terra, della vita e della luce, che vuole salvare il mondo. Dodici minuti di durata: troppo poco per un’idea precisa, ma abbastanza per rimandare Thamnos alla prossima uscita, sperando in una maggiore personalità.

Wolfhorde – The Great Old Ones

2017 – EP – autoprodotto

3 tks – 17 mins – VOTO: 6,5

The Great Old Ones è il Tributo che la band di Hukkapätkä, voce e batteria della band, decide di pagare ai maestri del genere. Il sottotitolo del disco, non a caso, è “A Tribute To The Roots Of Finnish Folk Metal” e la scelta ricade su Finntroll, Moonsorrow e Amorphis, ognuna di queste formazioni omaggiata con una canzone. Apre le danze Jaktens Tid, si prosegue con Kylän Päässä e alla fine troviamo l’ottima Sign From The North Side, probabilmente la migliore del lotto per reinterpretazione, tratta dal fondamentale The Karelian Isthmus del 1992. Un EP che ha come unico scopo quello di intrattenere con una manciata di cover in attesa del full-length.