Questo è uno Short Folk differente, perché solitamente utilizzo questo tipo di articolo per riassumente in poche righe alcune uscite underground che per qualche motivo mi va di raccontare. Sono presenti, cioè, principalmente band piccole, semisconosciute, e raramente trovano spazio nomi importanti. In questi anni forse un paio di volte sono comparsi Amon Amarth (con un EP) e Isengarg – che grandi non sono – , per il resto solo realtà minori.
Questa volta, però, è diverso. Nel corso del 2024 sono usciti dischi di gruppi grandi, importanti e storici del folk/pagan/viking metal. Ma sono pubblicazioni che per varie ragioni non hanno avuto una recensione vera, perché non ho avuto il tempo, non avuto la voglia o semplicemente perché non valgono il tempo e lo sforzo di una recensione intera perché, in fondo, sono i “soliti” dischi che nulla aggiungono a carriere importanti. Preferisco portare alla luce, per quanto i miei numeri siano miseri, band senza contratto, o senza pubblico pur avendo contratti, invece dello stanco undicesimo full-length di uno stanco gruppo scandinavo che presto partirà per tour europei e palchi di grandi festival. Buona lettura.
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Alestorm – Voyage Of The Dead Marauder
2024 – EP – Napalm Records
5 tks – 16 mins – VOTO: 7
Da un EP degli Alestorm cosa ci si deve aspettare se non un po’ di pirate metal semplice e diretto, cazzone e divertente, con magari qualche piccola sorpresa? È quello che troviamo in Voyage Of The Dead Marauder: due brani carini e tipici per la band scozzese (la title-track con ospite Patty Gurdy e Uzbekistan, dall’inserto techno inaspettato ma gajardo e Ally Storch al violino), un paio di cover a tema piratesco (The Last Saskatchewan Pirate e Sea Shanty 2, rispettivamente di The Arrogant Worms e Ian Taylor) e la breve quanto sboccata Cock. Tutto prevedibile e già sentito, per questo ci piace.
Amon Amarth – Heidrun
2023 – EP – Metal Blade Records
4 tks – 19 mins – VOTO: SV
Pubblicazione solo digitale per i più famosi vichinghi della musica: Heidrun è un EP molto fumo e poco arrosto, anche se in verità qualcosa che valga la pena ascoltare qui c’è. La title-track è cosa ormai nota – presente in versione studio e live -, spazio poi a Put Your Back Into The Oar, singolo del 2022, qui sempre in versione live, e infine Heidrun (Goat Remix), ovvero la canzone cantata da capre. Un gioco? Certo, un po’ come gli Alestorm che fanno cantare i cani nei bonus cd. Divertente per una volta, nulla più.
Borknagar – Fall
2024 – full-length – Century Media Records
8 tks – 54 mins – VOTO: 8,5
Un passo falso, i Borknagar, non l’hanno mai fatto. In 30 anni di carriera e con dodici album in studio, qualche lavoro meno ispirato è comprensibile che ci sia, ma c’è da dire che negli ultimi tempi i nostri hanno sfornato dischi di grande qualità e gli ultimi tre full-length Winter Thrice, True North e il nuovo Fall sono cd che non possono mancare nella propria collezione. Alla fine è – per fortuna, aggiungo – “sempre la stessa roba”, e qualche piccola novità – vedi Nordic Anthem – fa solo che bene alla scaletta del cd.
Ensiferum – Winter Storm
2024 – full-length – Metal Blade Records
9 disco – 43 mins – VOTO: 8
Ensiferum, Iron e Victory Songs sono grandi album, diversi tra loro per stile e soluzioni, ma di simile qualità. Il problema, spesso, è doversi confrontare con un passato grandioso senza avere le stesse idee vincenti. Dopo il bello From Afar sono usciti Unsung Heroes, One Man Army e Two Paths che sono invece dischi tra il decente e il discreto, con qualche passaggio a vuoto. Con Thalassic (2020) gli Ensiferum hanno finalmente pubblicato qualcosa di convincente e la cosa prosegue con Winter Storm tra palesi richiami al passato (Winter Storm Vigilantes) e soluzioni fresche (Long Cold Winter Of Sorrow And Strife). Nulla di eclatante, ma la scena folk metal ha bisogno che i big pubblichino lavori di buona qualità, e Winter Storm lo è.
Korpiklaani – Rankarumpu
2024 – full-length – Nuclear Blast Records
12 tks – 43 mins – VOTO: 8
Per molta gente i Korpiklaani sono IL folk metal. Rankarumpu è il dodicesi studio album, un traguardo importante del combo finlandese che dal 2003 porta sui palchi di mezzo mondo allegria, sorrisi e canzoni che rimangono subito in testa. Ben cinque i videoclip pubblicati per pompare questo disco, segno dell’importanza che ricopre la band, ma anche del supporto di un colosso come la Nuclear Blast. Tra pezzi sbarazzini come Saunaan e Aita e mid-tempo (Kalmisto) troviamo anche soluzioni diverse e interessanti come Viikatelintu e Oraakkelit, merito soprattutto del nuovo arrivato Olli Vänskä al violino, noto per il passato nei Turisas e guest di Moonsorrow, Arkona e Finntroll. Un album che splende nella seconda parte dopo una prima più canonica e prevedibile.
Suidakra – Darkanakrad
2024 – full-length – MDD Records
11 tks – 50 mins – VOTO: 6,5
I tedeschi Suidakra ci hanno abituato a una gran prolificità abbinata a una qualità ondivaga. Dischi belli e meno riusciti si alternano con regolarità ormai da troppo tempo e col passare degli anni i riferimenti folk che tanto bene stavano nella musica di Arkadius sono purtroppo quasi del tutto scomparsi, un vero peccato. Alla fine Darkanakrad è un piacevole lavoro melodeath con una manciata di brani molto validi e qualche sonorità vagamente folk: troppo poco per chi ha ama perle come Caledonia e Crógacht e continua ad aspettare brani di quello spessore, abbastanza però per chi ha accettato l’evoluzione del gruppo e apprezza il death metal (molto) melodico.
Wind Rose – Trollslayer
2024 – full-length – Napalm Records
9 tks – 42 mins – VOTO: 8
L’ascesa dei toscani Wind Rose non rallenta, e con il sesto disco in studio sembrano destinati ad aumentare fama e (giusti) riconoscimenti. La formula è apparentemente semplice: power folk metal diretto, godibile, con un buon numero di hit da cantare a squarciagola negli energici live della band. Rock And Stones in questo senso ne è l’esempio migliore, con tutti gli elementi necessari per avere un brano gajardo, divertente e memorizzabile, con i quattro milioni di stream a dimostrarlo. I Wind Rose hanno trovato la formula che funziona e da Stonehymn (2017) hanno sempre fatto centro.
Wintersun – Time II
2024 – full-length – Nuclear Blast Records
6 tks – 49 mins – VOTO: 7
Prima cosa: niente commenti su raccolte fondi ed elemosina che i Wintersun, con ostinazione e successo, chiedono ai propri fan con allarmante regolarità. Time II arriva a dodici anni di distanza dal primo capitolo, con un suono di batteria finto e mal gestito, insolite e non sempre piacevoli melodie dal sapore orientale (ma “giuste” nel contesto album e testi) e una sensazione che dai Wintersun si dovrebbe avere di più. Perché quando Mäenpää decide di fare una grande canzone, la fa; peccato che questo accada in tre brani su sei.
Wolfachant – A Pagan Storm
2024 – full-length – Reaper Entertainment
11 tks – 51 mins – VOTO: 7
Ri-registrare il secondo disco uscito nel 2007 e che al massimo può essere considerato un cult album? I Wolfchant hanno deciso che valeva la pena fare questa cosa e il risultato, alla fine, non si discosta dall’originale: suoni e struttura della canzoni sono come quelli del 2007, quindi il senso di tutto ciò è solamente quello di rendere disponibile un lavoro da tempo scomparso dagli scaffali dei negozi. Buono per i collezionisti e gli affezionati del pagan metal teutonico vecchio stampo.

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