Ensiferum – Iron

Ensiferum – Iron

2004 – full-length – Spinefarm Records

VOTO: 9,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Jari Mäenpää: voce, chitarra – Markus Toivonen: chitarra – Jukka-Pekka Miettinen: basso – Oliver Fokin: batteria – Meiju Enho: tastiera

Tracklist: 1. Ferrum Aeternum – 2. Iron – 3. Sword Chant – 4. Mourning Heart – 5. Tale of Revenge – 6. Lost in Despair – 7. Slayer of Light – 8. Into Battle – 9. LAI LAI HEI – 10. Tears – 11. Battery (bonus track)

ensiferum-ironIn origine era “heroic folk death metal”, questo il termine utilizzato dagli Ensiferum nel 2001 per descrivere il proprio debutto discografico self titled. In tre anni il sound della formazione di Helsinki è maturato da un ottimo folk/viking a un qualcosa di più personale e vario, a tratti meno diretto ma più ricco di sfumature e momenti epici. I quarantatré minuti che compongono Iron sono divisi tra canzoni dal sapore folk e sfuriate chitarristiche vicine al thrash, per passare a brani acustici e ripartire a gran velocità con composizioni elaborate che alternano ritornelli epici a strofe aggressive. Il songwriting di Markus Toivonen e soci è più multiforme che mai, in grado sia di sorprendere piacevolmente l’ascoltatore aperto a cambiamenti e sviluppi musicali, che di incuriosire e affascinare chi è più restio ai cambiamenti.

Ottimamente registrato dalla coppia Mäenpää/Warman (tastierista dei Children Of Bodom) e curato da Flemming Rasmussen (“responsabile”, tra gli altri, di Master Of Puppets e Ride The Lightning dei Metallica, oltre che di buona parte dei lavori di Blind Guardian, Artillery e Morbid Angel), Iron è l’ultimo album che vede in line-up il cantante/chitarrista Jari Mäenpää (split avvenuto per la volontà di dedicarsi unicamente al suo progetto Wintersun) e la sezione ritmica composta da Jukka-Pekka Miettinen e Oliver Fokin. Terminate le registrazioni entreranno difatti a far parte della band Petri Lindroos, all’epoca anche cantante/chitarrista dei Norther, Sami Hinkka al basso e Janne Parviainen alla batteria.

Il grande Kristian Wåhlin, in arte Necrolord, si è occupato della bella copertina: oltre ad aver sempre lavorato con gli Ensiferum dal debutto all’ultimo Unsung Heroes, l’artista svedese è famoso per essere il creatore delle copertine di alcuni tra i più importanti dischi usciti negli anni ’90 dalla Scandinavia (Dissection, At The Gates, Bathory, Dark Tranquillity, Tiamat, Emperor, Amorphis ecc.).

L’intro Ferrum Aeternum lascia presto spazio alla title track, uno dei momenti più incisivi e riusciti dell’intero album. Iron rappresenta alla perfezione le capacità compositive degli Ensiferum del 2004, bravissimi ad alternare con naturalezza momenti serrati ad altri maggiormente atmosferici, incrociando la voce acida di Mäenpää a brevi parti in clean, tra assoli di chitarra e orchestrazioni che rendono il pezzo epico e grandioso. Segue Sword Chant, altra canzone che alterna accelerazioni (strofa) a mid tempo (chorus) con gusto fino al break centrale acustico che dà il via alla parte finale della canzone particolarmente ritmata. Breve pausa con Mourning Heart – Interlude per riprendere le danze con Tales Of Revenge, un’esplosione di emozioni, nonostante e grazie l’alta velocità, elegante e drammatica al tempo stesso:

Wait for me in the mountains, haunt for me in the winds
Wait for me in the land where nothing lives
Until the day I have found revenge, I will feed my sword
Until my heart is cold, every breath of mine is yours

Lost in Despair è un brano intenso, lento per gli standard del gruppo, canzone dall’umore malinconico dove la musica segue le coordinate del testo, creando così un binomio efficace:

Take me away
Bury me in the sand
Cause after all these years I am still the same
A sad and bitter man

Slayer Of The Light è semplicemente la canzone più estrema di Iron: tre minuti di ritmiche thrash e scream vocals, durante i quali Oliver Fokin picchia selvaggiamente il drum kit. Non mancano melodie chitarristiche dal sapore folk che a tratti rendono più “orecchiabile” il tutto, ma il risultato è paragonabile a un’ascia che vi frantuma il cranio. Into Battle è un up-tempo che vede al suo interno momenti in clean vocals senza alcun rallentamento di velocità. Ci si avvia alla conclusione con la bellissima LAI LAI HEI, composizione che unisce tradizione e metal, folk e chitarre distorte. La prima parte, quella più melodica e folkeggiante, vede il testo in finlandese, mentre la parte più prettamente metal è cantata in lingua inglese. LAI LAI HEI era destinata fin dalla concezione a diventare un futuro cavallo di battaglia, ed è tutt’oggi una delle canzoni preferite dai fans del gruppo. Ultima traccia del disco è Tears, dolce ballad acustica che vede Kaisa Saari alla voce: un’ottima conclusione di un album che ha segnato la storia del folk metal. Chiude la versione digipack di Iron la cover Battery dei Metallica, un esperimento non troppo riuscito in quanto lo stile del gruppo non viene fuori, ricalcando fin troppo fedelmente la versione originale.

Iron è l’album della prima maturità degli Ensiferum: il sound del gruppo è destinato a cambiare ulteriormente con il successivo Victory Songs, pur presentando dei punti in comune con il presente lavoro. Iron è un disco crudo e asciutto, a tratti feroce. È la perfetta colonna sonora per un campo di rievocatori storici del periodo vichingo, dove si respira aria di battaglia e sangue, dove non manca l’odore di carne arrosto e i brindisi sono più rumorosi e goliardici che mai. Iron è anche il silenzio mentre ci si prepara allo scontro, immaginando quello che verrà a breve, ferro contro ferro o con un pallone ovale stretto al corpo nel tentativo di valicare quella linea bianca difesa da quindici veri combattenti. Il secondo disco degli Ensiferum è tutto questo, e molto di più; non “solo” musica, ma emozioni e sensazioni, immagini e situazioni che tornano alla memoria, l’odore dell’erba in inverno e della legna che arde.

Ascoltando e riascoltando da anni Iron, guardando l’imponente e verde Appennino, ogni volta che il disco si stoppa a conclusione dei quarantatré minuti, c’è sempre e solo una parte che continua a ripetersi senza conclusione nella mia testa, una porzione di testo della splendida LAI LAI HEI, alla quale risulta superfluo aggiungere altre parole:

Hän katsoi maan reunalta tähteä putoavaa
Nyt kanuiit kasvot neitosen peittää karu maa
Jokaisen täytyy katsoa silmiin totuuden
sillä aika ompi voittoisa, mut´ tämä maa on ikuinen

(tr.: Guardava dai confini del mondo una stella cadente – Ora il bel viso della vergine è ricoperto di terra brulla – Ognuno deve guardare negli occhi della verità – Perché il tempo è vittorioso, ma la terra è eterna)

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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