Nodfyr – Eigenheid

:Nodfyr: – Eigenheid

2021 – full-length – Van Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Mark: chitarra, basso – Jasper: tastiera

Tracklist: 1. Mijm Oude Volk – 2. Gelre, Gelre – 3. Wording – 4. Driekusman – 5. Bloedlijn – 6. Zelf – 7. Nagedachtenis

Gli olandesi :Nodfyr: arrivano finalmente a pubblicare il full-length di debutto dopo anni d’attesa: l’EP In Een Andere Tijd aveva lasciato gli amanti del pagan metal più roccioso con una gran voglia di nuove canzoni e sono trascorsi oltre tre anni per poter ascoltare Eigenheid, disco che di diritto finirà tra le migliori release dell’anno. Le coordinate musicali sono le stesse dell’EP, ovvero robusto pagan metal diretto e lineare impreziosito dalla profonda voce di Joris (ex Heidevolk, attualmente voce anche degli Stormbreker). Eigenheid è composto da sette tracce per un totale di quarantuno minuti. Il disco si presenta molto bene in un elegante digipak arricchito da una splendida copertina bucolica e un booklet semplice con i testi (in olandese e purtroppo non tradotti) e le info necessarie. La Vàn Records in questo non si parlare dietro, dando sempre attenzione e cura ai dettagli dell’aspetto grafico e visivo del prodotto cd. La produzione è perfetta per la musica, potente e pulita ma reale nei suoni, in grado di mettere in risalto i passaggi di Mark e Jesper (che troviamo insieme negli interessanti Alvenrad); il mastering è stato curato da Greg Chandler, già al lavoro con Fen, The Flight Of Sleipnir e Kawir. Infine sono da menzionare gli ospiti presenti sul disco, ovvero il batterista Nico (dietro le pelli per gli Stormbreker) e la cantante Tineke Roseboom (Blaze Bayley e guest anche per gli Stormbreker, sempre loro).

L’opener Mijm Oude Volk è lenta e cadenzata, dal tono malinconico, con le tastiere che accompagnano bridge e ritornello fino all’inevitabile ma piacevolissima accelerazione che rende il pezzo vario e accattivante. Gelre, Gelre sembra essere fatta per far cantare il pubblico ai concerti: chitarre e melodie semplici che rimandano agli Heidevolk dei primi lavori hanno sempre un gran fascino! Wording suona dannatamente doom nel riff principale e nell’atmosfera, alla quale fa da contraltare la folkeggiante Driekusman, strumentale da tre minuti che ricorda un po’ le sagre bavaresi tutte birra e carne alla brace, ma con un tocco di eleganza che rimanda alla musica classica. Dopo un intermezzo inaspettato ma gradito, si torna alle classiche sonorità dei :Nodfyr: con Bloedlijn: l’epicità si unisce alla drammaticità del cantato, con la chitarra che finalmente si fa largo verso il finale tra riff efficaci e un breve assolo. La successiva Zelf si assesta su quanto fatto nelle precedenti canzoni, forse un po’ prevedibile ma comunque in grado di funzionare alla grande anche in virtù di una lunga parte strumentale che nella sua semplicità la distingue dalle altre tracce. Settima e ultima canzone di Eigenheid è Nagedachtenis, la quale inizia con gli strumenti acustici per lasciare presto il palcoscenico a chitarre elettriche e batteria. Mid-tempo e cantato teatrale, melodie semplici e orecchiabili, ma soprattutto la bravura dei tre musicisti nel creare brani di qualità con un sound subito riconoscibile pur essendo questa appena la seconda release.

Eigenheid è un debut album al quale non manca niente: canzoni e impatto sonoro da band collaudata, presentazione del cd impeccabile e, soprattutto, musica di qualità. Acquisto consigliato non solo agli appassionati del pagan metal, ma anche ai giovani musicisti perché quello dei :Nodfyr: è l’unico modo per realizzare buona musica al netto del talento: nessuna fretta e tanto tempo speso in sala prove cercando di tirare fuori le migliori canzoni possibili.

Stormbreker – Overzee

Stormbreaker – Overzee

2021 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Niels: chitarra, basso, tastiera

Tracklist: 1. Overzee – 2. Richtingloos

Le carte per sorprendere le hanno tutte: musicisti navigati, bravura nel comporre musica, un tema lirico affrontato poco e in maniera diversa dalle altre band della scena e idee originali per far parlare di sé. Gli olandesi Stormbreker, nati un paio di anni fa, tirano fuori il breve EP Overzee che contiene solo due canzoni per un totale di quasi undici minuti, eppure fin dai primi giri di chitarra è possibile capire che si ha a che fare con roba seria. Dietro al progetto ci sono Joris Van Gelre (ex Heidevolk, voce dei primi quattro album) e Niels Riethrst (anche lui ex Heidevolk, chitarra nel debutto del 2005 De Strijdlust Is Geboren), entrambi coinvolti in forme diverse negli ottimi :Nodfyr:. Overzee è un lavoro di Dutch Nautical Metal – come lo definiscono i due musicisti –, in pratica dell’ottimo pagan metal con testi legati alla magia del mare. Prendete gli Heidevolk più massicci e lenti, cambiate le tematiche delle liriche, ed ecco gli Stormbreker.

La title-track inizia con una chitarra solitaria che porta al classico mid-tempo ricco di melodie con la possente voce di Joris a innalzarsi su tutto. La composizione presenta diversi cambi che la rendono varia e fresca nei suoi minuti di durata per quello che probabilmente sarà lo stile principale delle canzoni che andranno a comporre il prossimo lavoro. La seconda traccia è Richtingloos, più cadenzata e cupa rispetto all’opener, ugualmente godibile anche se durante l’ascolto manca la luce come in un cielo coperto da nubi cariche di pioggia. Nei due brani sono presenti diversi ospiti che meritano di essere menzionati: alla batteria è presente Nico de Wit (:Nodfyr:), la seconda voce è di Jesse Middelwijk (Slechtvalk ed ex Heidevolk), mentre quella femminile è di Tineke Roseboom (anche lei guest dei :Nodfyr: e in passato alla corte di Blaze Bayley), bravi tutti a dare quel qualcosa in più alle canzoni.

Overzee è un EP forse troppo breve, ma ascoltandolo si capisce immediatamente quante potenzialità abbiano gli Stormbreker. Il lavoro è disponibile solamente in formato digitale: niente cd, ma è stata prodotta una piccola quantità di deliziosi wooden box a tema marittimo con conchiglie, messaggi da decifrare e una bottiglia con la penna usb nel tappo contenente musica e foto del gruppo, chiaramente andati a ruba in poco tempo. Gli Stormbreker hanno tutte le capacità di tirare fuori un lavoro di debutto già maturo e personale, non resta che aspettare cullati dalle onde del mare ascoltando Overzee.

Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco

Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco

2021 – full-length – Cult Of Parthenope

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thierry Vaccher: voce – Alessandro Mancini: chitarra – Alberto Marinucci: chitarra – Ivan Cenerini: basso – Ivan Coppola: batteria – Michelangelo Iacovella: tastiera

Tracklist: 1. Il Culto Del Fuoco – 2. Aurea Aetas – 3. Vae Victis – 4. Triumpe – 5. Le Forche Caudine – 6. Leucesie – 7. Sentinum – 8. Armilustrium

Il 2021 non poteva iniziare meglio: nel giro di pochi mesi sono usciti tre dischi italiani che non soffrono la concorrenza estera e che sicuramente avranno ottimi riscontri in tutto il mondo. Dopo Apocalypse con Pedemontium e Bloodshed Walhalla con Second Chapter, tocca ora ai Dyrnwyn con Il Culto Del Fuoco prendersi i meritati riflettori e dare gioia agli appassionati del folk pagan metal. La band romana, forte del nuovo contratto con la Cult Of Parthenope, pubblica il secondo lavoro Il Culto Del Fuoco in un bel digipak a sei pannelli con tanto di booklet illustrato ricco di foto, testi e tutte le informazioni sul lavoro in studio. Il cd, come il precedente Sic Transit Gloria Mundi vede il prezioso contributo di Riccardo Studer (Stormlord) alla consolle, autore anche delle fondamentali orchestrazioni.

L’iniziale title-track suona fin dai primi secondi epica e drammatica, e sono proprio questi due aggettivi a descrivere nel migliore dei modi la musica dei Dyrnwyn. I temi trattati – alcuni selezionati eventi dell’antica Roma – richiedono esattamente questo tipo di musica. Si nota subito, inoltre, un lavoro maggiormente profondo delle chitarre, più dinamiche e fresche rispetto al passato. Tutto questo non fa altro che alzare l’asticella della qualità che, è bene ricordarlo, era già a buon livello col precedente lavoro. Aurea Aetas è un brano vario stilisticamente che spazia dal mid-tempo a parti simil black sinfonico senza tralasciare le melodie del flauto suonate dell’ospite Jenifer Clementi. L’inizio di Vae Victis è un vero assalto sonoro e il proseguo non è da meno: cala la velocità, ma l’intensità continua ad essere bella alta e le orchestrazioni che si sovrappongono ai riff secchi delle sei corde non fanno altro che accentuare questa urgenza. La quarta canzone è Triumpe, massiccia e cupa, introdotta da un minuto e mezzo di narrato e sottofondo folk che ricorda le ultime cose dei Draugr. La band abruzzese è un nome di riferimento per i Dyrnwyn e un paio di volte durante l’ascolto de Il Culto Del Fuoco si palesa l’influenza degli autori del capolavoro De Ferro Italico. Con Le Forche Caudine si giunge a un piccolo capolavoro che tratta di un avvenimento della seconda guerra sannitica (321 a.C.) nella quale i Romani furono sconfitti dai Sanniti. La musica segue la drammaticità degli eventi e a colpire sono gli ottimi giri di chitarra: la coppia Mancini/Marinucci è più in forma che mai! Leucesie alterna momenti frizzanti e quasi di allegro folk metal con parti decisamente più cupe e fortemente cinematografiche (merito anche delle sempre eccellenti orchestrazioni), ma è con la seguente Sentinum che la formazione italiana tocca il massimo per intensità e trasporto. Sentinum, oggi Sassoferrato in provincia di Ancona, ai piedi dell’Appennino umbro/marchigiano, è il luogo dove si svolse una delle battaglie più importanti dell’antichità, quella Battaglia Delle Nazioni del 295 a.C. che vide la vittoria dei Romani sulla lega creata da Galli Senoni, Etruschi, Umbri e Sanniti, dando così il via libera alla conquista dell’Adriatico da parte dei Romani.

Davanti agli occhi degli eserciti
Si lancia contro l’orda
Sprona il cavallo verso le file
Serrate dei Galli
E trova la morte trafitto
Dalle sagitte nemiche
Condannando gli avversari

Allo stesso fato

L’epicità delle gesta narrate nel testo va a braccetto con quella musicale, tra mid-tempo battaglieri e brevi ma ferali accelerazioni. Il Culto Del Fuoco è concluso da un brano strumentale da ben quattro minuti, Armilustrium. Non il classico “outro”, ma un brano vero e proprio, privo di voce, che porta a conclusione un signor disco.

I Dyrnwyn sono in attività dal 2012 e anno dopo anno, cd dopo cd, hanno dimostrato tanto carattere e voglia di migliorarsi: dal grezzo (e genuino) Fatherland del 2013 al presente Il Culto Del Fuoco ne è passata di acqua sotto i ponti, ma ascoltando tutte le release della band è facile capire il lavoro dei musicisti e i miglioramenti che hanno portato prima all’ottimo Sic Transit Gloria Mundi, e infine a questi cinquanta minuti di folk/pagan metal di prim’ordine. Ormai i Dyrnwyn sono da considerare tra le migliori realtà del genere in Europa, ma dobbiamo sempre a tenere a mente che sono un orgoglio italiano.

Sur Austru – Obarsie

Sur Austru – Obarsie

2021 – full-length – Avantgarde Music

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Tibor Kati: voce, chitarra, tastiera – Mihai Florea: chitarra – Ovidiu Corodan: basso – Sergiu Nădăban: batteria – Ionut Cadariu: flauto, tastiera – Petrică Ionuţescu: strumenti tradizionali

Tracklist: 1. Cel Din Urmă – 2. Taina – 3. Codru Moma – 4. Cant Adânc – 5. Caloianul – 6. Ucenicii Din Hârtop I – 7. Ucenicii Din Hârtop II

A due anni dal bel debutto Meteahna Timpurilor, tornano con un nuovo lavoro dal titolo Obârşie i Sur Austru, band che ricorderete essere nata dopo i tragici eventi che hanno riguardato i Negură Bunget nel 2017. La formazione romena conferma quanto di buono fatto nel primo cd, proseguendo il cammino in ambito folk black metal senza la volontà e il bisogno di apportare chissà quale cambiamento alla propria proposta: d’altra parte, perché cambiare se quello che si fa continua a piacere e il risultato è invidiabile? Obârşie con i suoi cinquantasei minuti di durata risulta essere un signor disco, di facile ascolto per chi già conosce la creatura di Tibor Kati (e anche quella prima di Negru), altamente elettrizzante per chi si avvicina con questo full-length alla musica tradizionale romena unita al black metal.

L’opener Cel Din Urmă con i suoi tredici minuti può essere vista come l’emblema musicale del disco: elegante nel suo avanzare tra richiami al folk romeno e la sezione prettamente metal, atmosferico quando se ne presenta l’occasione ma che non si risparmia quando c’è da aumentare l’aggressività. Una canzone che da sola potrebbe essere quasi un EP tanto è lunga e bella da ascoltare. La successiva Taina si muove sulle stesse orme di Cel Din Urmă, anche essa con un minutaggio che sconfina i dieci giri di lancetta: le chitarre, anche quando “veloci”, suonano sempre pulite e taglienti, con la sezione ritmica impegnata a dare dinamicità e groove al brano. Codru Moma, “appena” quattro minuti, è un bell’intermezzo strumentale molto atmosferico nel classico stile Sur Austru che conduce a Cant Adânc, canzone dalla linea vocale “orecchiabile” e con un tocco sinfonico (tra tastiere e cori) veramente bello; a metà composizione tutto cambia, il growl e la sei corde, per la prima volta veramente minacciosa, mutano l’umore fino a farlo diventare nero alla fine del pezzo. Percussioni e melodie folkloristiche danno inizio a Caloianul con uno stile che i fan dei Negură Bunget sicuramente non potranno fare a meno di amare ed è la parte più interessante della canzone, mentre a stupire è il basso di Ovidiu Corodan posto in apertura di Ucenicii Din Hârtop I, canzone che successivamente si snoda tra sonorità folk black, frammenti acustici, ritmi coinvolgenti e un finale onirico davvero affascinante. Obârşie termina con la seconda parte di Ucenicii Din Hârtop, brano standard per Kati e soci, dal forte accento melodico anche nei momenti black oriented.

Al termine di Obârşie le sensazioni sono solamente positive: la musica è di qualità, le emozioni trasmesse forti e diverse tra di loro. Questo è, come Meteahna Timpurilor, un disco che porta la mente a volare verso la Romania, alla scoperta dei luoghi e delle vicende che rendono tanto affascinante una terra a noi lontana e un gruppo in grado di mettere in musica il folklore (i testi trattano dei Solomonari, entità magiche in grado di controllare le condizioni metereologiche) con tanta maestria come i Sur Austru, una necessaria colonna sonora. A tutto ciò bisogna necessariamente aggiungere la bellezza del digipak: dalla carta, ai colori, all’inusuale (ma azzeccatissima!) scelta di “tagliare” il centro della copertina per creare quello che sembra essere un ingresso mistico alla musica dei Sur Austru. Udito e vista vanno a braccetto: Obârşie è già da considerare come uno dei migliori lavori dell’anno.

Hand Of Kalliach – Shade Beyond

Hand Of Kalliach – Shade Beyond

2020 – EP – autoprodotto

VOTO: 6,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: John Fraser: voce, chitarra, batteria – Sophie Fraser: voce, basso

Tracklist: 1. Fàilte – 2. Fathoms – 3. Overwhelm – 4. White Horizon – 5. In Tempest Wrought

John e Sophie Fraser sono marito e moglie ed è questa la caratteristica che balza all’occhio appena si ha a che fare con il progetto Hand Of Kalliach. Dalla bellissima Edimburgo, Scozia, il duo fresco di nascita – meno di un anno dalla prima prova alla realizzazione del presente EP – cerca di unire sotto una matrice nelle intenzioni death metal melodico, ma in realtà spesso al limite con altri sottogeneri come il doom drone e una certa dose “core”, la musica gaelica e celtica. Shade Beyond, lavoro al momento disponibile sono in formato digitale, racchiude cinque brani per un totale di ventiquattro minuti dove di folk come lo si intende solitamente ce n’è veramente poco, mentre grande importanza assume l’aspetto “fisico” della musica, con un muro sonoro spesso e insidioso e la parte vocale quasi sempre affidata a John che alterna momenti vicini al death con altri simpatizzanti per un certo black metal rantolato.

Fàilte è un po’ l’emblema del disco: ritmi lenti, atmosfera pesante, melodia assente. Forse la colpa dell’iniziale senso di smarrimento è dovuto all’aspettativa che, detto sinceramente, era verso qualcosa di completamente diverso da quello contenuto nelle varie Fathoms e Overwhelm. La musica degli Hand Of Kalliach è cruda e nuda, diretta e senza fronzoli, ma se presa per il verso giusto e una volta tolta la nuvola nera della delusione dovuta all’errata aspettativa, sa regalare momenti di buon metal estremo. La conclusiva In Tempest Wrought, con i suoi sette minuti, è forse la traccia più interessante del lotto, nella quale il power duo scozzese prova ad andare oltre quanto già espresso, cercando qualcosa di diverso ma ugualmente efficace.

Shade Beyond è il classico primo lavoro che è stato realizzato con cuore e passione ma suona acerbo; il segnale positivo sta nei piccoli dettagli nelle varie canzoni che lasciano presagire un’evoluzione sonora che potrebbe portare a qualcosa di interessante, vedi ad esempio la voce clean di Sophie in White Horizon, quasi un pezzo gothic. Un po’ confusionario, un po’ sognante, Shade Beyond può essere la colonna sonora per quelle giornate uggiose e fredde tipiche della Scozia e che noi amanti del folk/viking metal sogniamo in tutte le stagioni. Progetto intrigante questo degli Hand Of Kalliach: da risentire al prossimo disco dopo aver lavorato sodo sulla direzione musicale da seguire.

Sur Austru – Meteahna Timpurilor

Sur Austru – Meteahna Timpurilor

2019 – full-length – Avantgarde Music

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Tibor Kati: voce, chitarra, tastiera, bucium – Mihai Florea: chitarra, bucium – Corodan Ovidiu: basso – Segiu Nădăban: batteria, percussioni – Ionut Cadariu: flauto, tastiera – Petrică Ionetescu: strumenti tradizionali

Tracklist: 1. De Dincolo De Munte – 2. Puhoaielor – 3. Mistuind – 4. Bradul Cerbului – 5. Jale – 6. Dor Austru – 7. In Timp Vernal – 8. Jabracie

I romeni Sur Austru nascono nel 2018 come conseguenza dell’inaspettata morte di Negru, batterista e leader dei Negură Bunget. Era il marzo 2017 quando un attacco cardiaco si portò via Gabriel Mafa nel pieno dei lavori per il terzo e ultimo capitolo della Transylvanian Trilogy. I restanti musicisti, dopo l’iniziale e comprensibile periodo di sconforto, incertezza e riflessioni, decisero di dar vita a un nuova band, i Sur Austru appunto, sapendo già che avrebbero comunque portato a termine i lavori per completare la trilogia.

Però diciamocelo chiaramente: cosa possono suonare gli ex Negură Bunget che formano un nuovo gruppo se non la musica che avrebbero suonato con i Negură Bunget se non ci fosse stato il pesante lutto? Meteahna Timpurilor quindi prosegue il discorso musicale di Zi, ovvero pagan black metal con grandi inserti di strumenti folk romeni. Qualcosa in realtà è cambiato, forse anche per l’ingresso del chitarrista Mihai Florea (già con i Grimegod di Tibor Kati) e di Ionut Cadariu, oltre ovviamente al drummer Segiu Nădăban. I nuovi brani sono mediamente più corti rispetto a quanto proposto in passato (tolta Dor Austru che conta undici minuti) e le composizioni sembrano essere più dirette e capaci di arrivare prima al punto. Ma, soprattutto, la produzione è finalmente degna di una band internazionale, cosa che purtroppo mancava agli ultimi lavori dei Negură Bunget.

L’italiana Avantgarde Music non si è fatta scappare l’occasione di metterli sotto contratto e nel settembre 2019 è stato pubblicato Meteahna Timpurilor. La veste grafica ha una sua importanza e infatti l’elegante digipak è curato nei minimi dettagli e il “buco” in quella che dovrebbe essere la copertina è un’idea semplice quanto efficace. Il booklet è composto da dodici pagine ed è veramente bello per grafica e illustrazioni. Quel che conta di più è ovviamente la musica, e le attese non sono state deluse: pagan black metal personale e ispirato, suonato col cuore e senza la paura di osare qualcosa di poco usuale. Il risultato è un disco compatto nei suoi cinquantadue minuti di durata, in grado di ammaliare con lunghe parti al limite dell’ambient con strumenti tradizionali e improvvise impennate metalliche e voci gutturali che hanno un qualcosa di preistorico. L’iniziale De Dincolo De Munte è il chiaro esempio della bravura dei Sur Austru e della direzione musicale che la band intende seguire, una via di montagna dove il percorso è stretto e spesso insidiato da pietre che ne ostacolano il cammino, ma che porta a punti panoramici meravigliosi che tolgono il fiato. La strumentale Jale è il classico intermezzo da metà disco, solitamente inutile ma in questo caso buono per aumentare l’aspetto folk del disco e che porta direttamente agli undici minuti della spettacolare Dor Austru, un autentico viaggio nel folklore della Romania e della Transilvania in particolare. Le restanti canzoni suonano tutte interessanti e non sono presenti dei riempitivi, anche se un paio di pezzi sono un po’ meno freschi, ma presentano comunque un’anima che li fa suonare comunque intriganti.

Cosa aspettarci dal futuro non è dato saperlo, se i Sur Austru proseguiranno all’ombra dei Negură Bunget o se proveranno qualcosa di fresco e diverso pur restando all’interno del genere che amano e suonano con sincerità. Questo Meteahna Timpurilor è e rimane un gran bel disco, un debutto con i fiocchi che, a distanza di tempo e decine di ascolti, continua a regalare belle emozioni.