Short Folk #6

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Ben dodici dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e piacevoli conferme dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Buona lettura e folk on!

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Auld – …Of Petrichor And I

2021 – EP – Eschatonic Records

3 tks – 19 mins – VOTO: 7,5

Primo lavoro per gli Auld, band proveniente da Canberra, capitale dell’Australia, autori di un EP di folk black metal più che convincente. Le tre tracce di …Of Petrichor And I si assestano su velocità medie, quasi sempre sorrette dalla doppia cassa e da un riffing che a tratti rimanda al black melodico svedese. La voce, pur sporca e growl è abbastanza comprensibile e ben si adatta alla musica, soprattutto quando la parte più melodica della proposta musicale prende il sopravvento come nella conclusiva Hollow Mews. L’equilibrio regna tra la parte black e quella folk e il risultato è assolutamente godibile: aspettiamo con interesse il primo disco della band.

Gwydion – Gwydion

2020 – full-length – Art Gates Records

14 tks – 68 mins – VOTO: 7

I portoghesi Gwydion pubblicano il quinto disco e decidono di intitolarlo col nome della band. Solitamente ciò avviene quando si chiude un periodo della band (artistico, di line-up ecc.) e si vuole cominciare un nuovo capitolo. Forse i membri del gruppo vedono questo lavoro self titled come la summa di quanto fatto e picco qualitativo che vede in quasi settanta minuti tutto quello che i ragazzi di Lisbona sanno fare: folk metal epico, a tratti estremo, guidato con precisione dalla batterista rivelazione Marta Missos. Le canzoni però sono davvero tante e un taglio alla tracklist avrebbe sicuramente aiutato l’ascolto e reso il disco più dinamico e avvincente; così come sta comunque è un buon cd folk metal e un ottimo modo per conoscere una band quasi sconosciuta in Italia che sembra non riuscire a spiccare il volo nonostante le qualità.

Isengard – Vårjevndøgn

2020 – raccolta – Peaceville Records

9 tks – 35 mins – VOTO: 4

Se tanta musica rimane chiusa in un cassetto, un motivo c’è. L’imbarazzante nuova uscita dello storico nome Isengard dal titolo Vårjevndøgn ne è la prova più diretta e crudele: una manciata di canzoni dal dubbio gusto, si dice registrate tra il 1989 e il 1993, che più si addicono a un gruppo alle prime incerte prove che a un marchio e un musicista che ha fatto la storia della musica estrema. Un paio di pezzi piacevoli (non a caso pubblicati nel 2016 nel vinile Traditional Doom Cult) non possono fare molto dinanzi a un mucchio di brani ingenui che senza quel nome in copertina non vedrebbero mai la luce della pubblicazione. Fenriz, per favore, la prossima volta riascolta i vecchi nastri e caccia via l’idea di farne un disco.

Myling – Häxeri

2021 – full-length –Amor Fati Productions

9 tks – 54 mins – VOTO: 7

Per i nostalgici degli Isengard, soprattutto dopo la grande delusione Vårjevndøgn, Häxeri degli svedesi Myling potrebbe essere una buona medicina per farsi passare il dolore dovuto dall’ultima uscita di Fenriz. Nelle nove tracce del debutto arrivato a dodici anni di distanza dal demo Sotpuke, troviamo del buon heavy viking con riff doom e tempi lenti come Høstmørke insegna. Midnattsblot, Bäckasvuren e Järnets Ved sono ottimi esempi di black/folk vecchia scuola: nulla di nuovo, ma a volte basta poco per avere vibrazioni positive. Peccato che su nove tracce ben quattro siano intro/strumentali, ma per essere un debutto non ci si può certo lamentare.

Pagan Forest – Bogu

2021 – full-length – Werewolf Promotion

8 tks – 42 mins – VOTO: 8

In attività dal lontano 1995, giungono finalmente al debutto i polacchi Pagan Forest con il cd Bogu. Nel mezzo tanti anni di silenzio e pubblicazioni minori (quattro demo, una compilation e uno split, quest’ultimo in tempi recenti), con Bogu sogno realizzato del power trio. La musica è un ottimo pagan black metal tendente al melodico anche nelle parti più black metal, con (poche) voci pulite che fanno la differenza quando presenti, buoni riff di chitarra e suoni reali e potenti. Insomma, un peccato che questo gruppo e questo album non li conosca nessuno.

Skálmöld – 10 Year Anniversary- Live In Reykjavík

2020 – live album – Napalm Records

16 tks – 106 mins – VOTO: 8

In un mondo musicale nel quale il live album ha sempre meno valore, gli Skálmöld arrivano con questo cd al secondo disco livev a fronte di cinque in studio. Finito il tira e molla “siamo in pausa/no torniamo” (e di questo ne siamo felici!), gli islandesi hanno deciso di pubblicare questa testimonianza dal vivo che nei piani iniziali doveva essere l’ultima occasione di vederli sul palco. Il doppio disco è un best of con quindici classici dei viking metallers più il sempre bell’intro Heima, con canzoni prese da tutti gli album, dall’esordio Baldur al più recente Sorgir. A completare il tutto il blu-ray con l’intera performance, perfetto per chi il 19 e il 21 dicembre 2019 non era in Islanda per il concerto. Ora, però, sotto con il nuovo studio album.

Thrudvangar – Vegvisir

2020 – full-length – Trollzorn Records

11 tks – 46 mins – VOTO: 7

I tedeschi Thrudvangar vanno avanti per la loro strada, arrivando al traguardo del sesto disco al ventesimo anno di attività. Dopo sette anni di silenzio che hanno portato anche piccoli cambi di formazione, la band del cantante Matze vira in direzione death metal melodico, vecchi Amon Amarth per capirci, con i consueti testi pagani che trattano di mitologia. I suoni sono potenti e aggressivi, il disco è ben prodotto da Lars Rettkowitz, chitarrista dei Freedom Call, e le canzoni si lasciano ascoltare con piacere, ma in diversi momenti viene a mancare quell’aura prettamente tedesca che fino al precedente Tiwaz era ben in mostra. Vegvisir è come un grosso guerriero muscoloso che però ha ancora poca esperienza: i Thrudvangar possono fare meglio. (la band ha annunciato lo scioglimento nei primi mesi del 2022)

Tim Trollgasm – Forest Songs

2021 – EP – autoprodotto

5 tks – 16 mins – VOTO: 6,5

A volte, non sempre, le apparenze ingannano. Copertina, nome del progetto e provenienza fuori mano facevano pensare più a un gioco goliardico che a un dischetto di musica “seria”. E invece Forest Songs, nella sua semplicità, funziona abbastanza bene. La one man band australiana Tim Trollgasm suona con cognizione di causa, evitando – fortunatamente – la pubblicazione di un EP goliardico ma che sarebbe interessato a nessuno. Forest Song è un onesto esempio di folk metal, ma non è dato sapere se e quando ci sarà un seguito visto che, a un mese da questa release, è stato pubblicato un cd death/black metal con lo stesso monicker.

Tuatha De Danann – In Nomine Éireann

2020 – full-length – Heavy Metal Rock

11 tks – 45 mins – VOTO: 7,5

La lunga carriera dei Tuatha De Danann inizia nell’ormai lontano 1995 e con il presente In Nomine Éireann raggiungono il traguardo del quinto full-length, probabilmente il migliore in carriera sotto tutti i punti di vista. La band brasiliana, amante della verde Irlanda – lo si capisce sia dal nome che dal titolo del cd –, ha tirato fuori un disco molto ispirato, fortemente legato alla musica tradizionale irish alla quale non ha temuto di aggiungere le chitarre graffianti in un contesto soft e quasi fiabesco. Non si tratta certo di un capolavoro, ma di un disco folk metal sincero e assolutamente piacevole.

2 risposte a "Short Folk #6"

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  1. Qui sul disco degli Isengard vedo un’onestà intellettuale, un altro sito ha avuto il coraggio di dargli 90 su 100…

    1. Grazie per le tue parole. Il 90 sinceramente me lo sono perso e forse è meglio così. Che poi tutti noi che giochiamo a scrivere di musica sbagliamo o a volte esageriamo con valutazioni e voti, però a tutto c’è un limite! 🙂

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