Ereb Altor – Eldens Boning

Ereb Altor – Eldens Boning

2021 – EP – Hammerheart Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Mats: voce, chitarra – Ragnar: chitarra Mikael: basso Tord: batteria

Tracklist: 1. The Twilight Ship – 2. Fenrisulven – 3. Eldens Boning – 4. Sacrifice 2.0

La pandemia ha portato i musicisti a rintanarsi in sala prove per creare nuova musica e gli Ereb Altor non hanno fatto differenza. Con i tour bloccati l’unica possibilità era quella di imbracciare la chitarra e dare vita a nuove canzoni: per l’occasione ne sono nate dodici, troppe per gli standard della formazione svedese, da qui l’idea di dividere i brani in due uscite: quattro per questo EP (disponibile solamente nei formati digitale e vinile) Eldens Boning e le restanti otto per il full-length che vedrà la luce a fine 2021.

The Twilight Ship è l’opener ideale: furente ed epica al tempo stesso, racchiude stilisticamente gli Ereb Altor degli ultimi anni, tra viking bathoriano e gustose accelerazioni black oriented; piacevole è la presenza piuttosto marcata della melodia (sia chitarristica che atmosferica) all’interno del brano. Fenrisulven è una bella canzone acustica nella quale Mats e soci danno voce al loro animo più delicato e intimo, una versione inedita del gruppo scandinavo, ma che si spera possa essere un’arma in più nel repertorio nelle prossime pubblicazioni. La title-track arriva con la sua furia a distruggere quanto di dolce evocato con la precedente canzone: Eldens Boning è una bordata black metal che non disprezza i riff dal sapore melodico, ma comunque in grado di squarciare le carni quando necessario. Chiude questo EP di ventiquattro minuti la canzone Sacrifice 2.0, ovvero una nuova versione, completamente rivista e aggiornata, di quella contenuta in Fire Meets Ice: la band, non soddisfatta dell’originale targata 2013: più corta di quasi tre minuti, centra immediatamente il bersaglio, dando così ragione agli Ereb Altor, perché la 2.0 è davvero una grande canzone di viking black sporco e rude.

Anche su breve distanza Mats e Ragnar sanno farsi valere, ma è innegabile che il full-length di prossima pubblicazione rappresenti il pezzo forte di questo 2021. L’ottima discografia del gruppo di Gävle aumenta ogni anno di più e l’EP Eldens Boning è il classico oggetto da collezione per chi ancora tiene al formato fisico. Appuntamento però al prossimo inverno, quando arriveranno otto gelide canzoni di potente viking metal.

Intervista: Juha Jyrkäs

Il kantele al centro di tutto: Juha Jyrkäs lo ha messo al primo posto tra gli strumenti, eliminando chitarra, basso e batteria. Il risultato è Sydämeni Kuusipuulle, disco di debutto pieno di buona volontà e qualche sbavatura. Nella lunga intervista che potete leggere qui sotto avrete tutte le risposte su produzione e testi sconci, ma anche sulla collaborazione con i Korpiklaani e le sue precedenti avventure musicali. Prendetevi qualche minuto e buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Il tuo nome è poco conosciuto in Italia, direi quindi di iniziare con la classica presentazione.

Ciao! Sono Juha Jyrkäs. Sono un autore e musicista finlandese. Suono pagan heavy metal con un kantele elettrico e un basso kantele! Il kantele è un antico strumento a corde finlandese. Ho scritto i testi alla band folk metal Korpiklaani durante gli anni 2006-2012. Ho anche avuto due band in passato, Poropetra e Tevana3. I Poropetra erano più folk rock, mentre i Tevana3 erano experimental extreme metal con il kantele elettrico. Ho suonato concerti da solista per oltre tredici anni. Ora è uscito il mio album solista Sydämeni Kuusipuulle! Ascoltatelo!

Quando e come nasce la tua passione per il kantele?

Fu nella primavera del 2002. Stavo suonando con i miei amici con strumenti folk. Ho preso il kantele a cinque corde. Prima di allora non sapevo come suonarlo, ma ho imparato molto velocemente come creare delle melodie. Ecco come è iniziata. Stavo già programmando di fare musica mia, mescolandola con il folk e il metal finlandese, quindi ho iniziato con il kantele. Quella fu la scintilla che iniziò l’incendio incontrollato che sono ora.

Nel booklet scrivi con orgoglio che nell’album non sono presenti chitarre, tastiere e batterie: da dove nasce il desiderio di “togliere” questi strumenti per sostituirli con le varie versioni del kantele?

È più di una naturale evoluzione, dovendo fare i conti con il fatto che non so suonare altri strumenti oltre al kantele! Da qualche parte intorno al 2007 al 2009 mi annoiavo con la roba collegata al folk, avevo bisogno di prendere una pausa da questo genere. In realtà, se avessi avuto le capacità di suonare la chitarra e il basso il kantele sarebbe stato lasciato da parte. Volevo suonare del buon heavy metal in stile anni ‘80! In realtà ho provato ad imparare a suonare il basso, ma era troppo lento per me. Quindi tornai al kantele. Mi sono detto “Posso elettrificare il kantele e renderlo uno strumento più metal?”. Mi sono comprato il mio primo kantele nel 2010 e anche alcuni amplificatori. Fu il punto di svolta quando sentii il primo kantele distorto. Sapevo che stavo creando qualcosa di nuovo. Ho fondato il mio progetto solista e anche i Tevana3. L’album Mieron Tiellä dei Tevana3 (2011) fu il primo album metal di sempre in cui le chitarre furono completamente rimpiazzate dal kantele elettrico. In effetti, ebbi il mio slancio già nel 2011 con i Tevana3. Il kantele elettrico distorto attirerà l’attenzione, anche nei notiziari finlandesi! Ebbi concerti e molta pubblicità, ebbi addirittura un produttore per il mio album solista, ma le cose si incasinarono e in qualche modo si fermarono. Lo slancio scomparì. Ho fatto un eccellente lavoro pionieristico, ma a nessuno interessava più. Forse è per questo che mi importava di promuovere più di tanto il secondo album dei Tevana3, Peräpohjolan Takana. Andai anche incontro alla depressione in quel periodo, quindi non avevo abbastanza energie per commercializzare o promuovere qualcosa. Quando ebbi di nuovo la possibilità di fare il mio album solista di debutto alle mie condizioni, volevo renderlo ancora più unico, così sarei stato notato di nuovo. Decisi di rimpiazzare persino il basso con il kantele basso, quindi mi sono comprato un kantele basso! E quindi mi sono chiesto: “Dovrei anche rimpiazzare la batteria?”, e la risposta fu – ovviamente – SÌ!! Parlai con Pekka Konkela, il mio vecchio collega di lavoro. Lui è un vecchio hippie che vive nei sobborghi di Helsinki, bevendo moonshine e vodka nella foresta. È anche un eccellente batterista. Ha creato l’intero set di batteria da percussioni etniche e batterie degli sciamani! Adoro il modo con cui suona blast beat con quella! Praticamente voglio mostrare al mondo intero che puoi sempre pensare diversamente. Non devi fissarti sulle vecchie abitudini e fare musica sempre allo stesso modo di prima. Puoi sempre creare qualcosa di nuovo e usare l’immaginazione. Sì, puoi anche fare metal con il kantele! Ovviamente essere un pioniere della musica è un carico molto frustrante e pesante da portare: molte persone non capiscono i nuovi suoni e i diversi approcci. Ho scelto la mia fede, perciò porto avanti la bandiera nera del pioniere del kantele metal fino alla fine dei miei giorni!

Alcune canzoni, penso a Hämärästä Aamunkoihin e Korpien Kutsu, suonano diverse dalle altre, con uno stile quasi ambient folk. Il risultato secondo me è molto bello e, soprattutto per la seconda, mi sono venuti in mente i Wardruna degli esordi. Cosa puoi raccontarci di queste due canzoni? Ti piacciono i Wardruna?

È sempre divertente vedere come le persone ascoltano le mie canzoni, dal momento che è una nuova esperienza. E le persone ascoltano le cose diversamente, visto che ascoltano musica diversa e hanno gusti musicali diversi. Ad esempio Korpien Kutsu è una delle canzoni più pesanti dell’album! Prendo più ispirazione dal black metal norvegese ed estone! Hämärästä Aamunkoihin è tipo una ballata nel mio album. In quella canzone ero ispirato dal blues. C’è persino un lieve blues suonato alla fine della canzone. I Wardruna mi piacciono molto, li ascolto mentre scrivo le mie storie e i miei poemi. Comunque, è molto diversa dalla mia musica: la mia è ancora metal.

Vuoi dirci qualcosa sui testi? Ti confesso che ho trovato strani quelli di Kymmenen Kyrvän Nimeä (tr.: Ten Names Of Cock) e Nuole Mua (tr.: Lick Me): sembrano dei Motley Crue! 🙂

I testi sono una cosa molto importante nella mia musica. Lo è sempre stato, da quando, dopotutto, sono un abile scrittore. In questo particolare album sono molto aperto con i miei testi. Hanno a che fare con molti problemi. Ovviamente sono sulla mitologia (Otson Voima), sciamanesimo Finno-Ugrici (Voima), misticismo della foresta (Korpien Kutsu), occultismo (Manalan Valtikka) ecc., ma anche sui sentimenti umani e su pensieri oscuri. Ci sono canzoni sull’insonnia (Hämärästä Aamunkoihin), sulla depressione e sui pensieri suicidi (Honkajuurella asunto), sulle conseguenze di un’infanzia traumatica. Come disse James Hetfield: “Never opened myself this way” (non mi sono mai aperto in questo modo). I testi portano una sfumatura e un tono molto profondo alle canzoni. Ma poi, di nuovo, dovevo scrivere canzoni gioiose per controbilanciare quelle oscure. Anche in questo, come con il kantele, volevo fare le cose diversamente. Uno dei cliché più irritanti nel folk metal sono le drinking songs. Non mi piacciono. Invece, volevo suonare con i cliché dell’heavy metal d’oro degli anni ‘80! Il che mi ha portato a scrivere canzoni sul sesso. Personalmente preferisco di più fare canzoni sull’amore che essere un coglione ritardato ubriaco. Ovviamente puoi sentire le influenze dei Kiss in questo! E perché no? I Kiss sono una delle mie band preferite, sin dall’infanzia. L’heavy metal anni ‘80 è ovunque in molte canzoni nell’album. Nuole Mua, Kymmenen Kyrvän Nimeä e Manalan Valtikka sono tutte fatte nella vena dei Kiss, Iron Maiden e Judas Priest. Il metal anni ‘80 è uno dei miei generi preferiti e può essere sempre sentito nella mia musica. Amo scrivere canzoni sul sesso! Nella canzone Tulisydän si parla persino di un modo molto diretto di baciare e fare l’amore con la lingua. Nula Mua è un tributo a Lick It Up dei Kiss e Kymmenen Kyrvän Nimeä è in realtà un vecchio poema del folklore finlandese! Sì, i finlandesi erano molto diretti nel passato. Nei poemi folk finlandesi si dicevano le cose come erano nella realtà. È come un incantesimo per risvegliare la mascolinità che è in te. Il coro è l’unico mio testo in Kymmenen Kyrvän Nimeä, altrimenti è preso direttamente dall’ archivio del folklore finlandese.

A mio parere il disco ha un solo difetto, che però rovina parzialmente la bontà della tua proposta: la produzione. Sei d’accordo con me e pensi che una produzione migliore avrebbe giovato alla tua musica?

Le persone me lo hanno già detto questo. Forse molti sono abituati ad ascoltare musica in questa nuova era dell’MP3, nella quale tutto è fatto perfettamente. Il suono è chiaro, tutto è pulito e tutta la musica e i testi sono pieni di stupidi cliché e di cose che non sono interessanti. Ma non è questo il modo nel quale mi piace la mia musica. Mi piace che la mia musica sia cruda, violenta, trasparente e appassionata. Può essere poco prodotta, ma almeno la musica è onesta! È fatta da umani, non da produttori robot che la perfezionano. Ho perfino lasciato alcuni errori nelle canzoni, visto che voglio essere sincero con la mia musica. Ovviamente spaventa alcune persone, ma che cazzo me ne frega! Personalmente preferisco avere mille fan leali che un milione di fan che non apprezzano la musica e l’artista. Ovviamente la mia musica potrebbe seguire un percorso diverso e potrebbe farmi diventare più famoso con la sovraproduzione. Ma di nuovo: non sarebbe più la mia musica. Tradirei me stesso e i miei fan. Preferirei spararmi in testa che deludere i miei fan. E anche se trovassi la via per mixare le qualità uniche della mia musica con la produzione di alta qualità, i produttori esterni sono sempre il problema. In Finlandia quei ragazzi non capirebbero nemmeno l’idea di usare il kentele elettrico e distorto invece della chitarra che è il punto principale della mia musica! Non sanno pensare fuori dall’ordinario. Ho negoziato con alcuni di quei produttori e ingegneri del suono, ma è sempre finita con terribili litigi e forti disaccordi. Non voglio né perdere il mio tempo né la mia energia con quei cazzoni. Preferisco usare le cose che mi si addicono di più. Ovviamente anche nelle produzioni l’obiettivo sarà sempre quello di fare le cose meglio dell’ultimo disco, ma voglio avere tutte le redini nella mia mano. Nell’atteggiamento sono un punk rocker in quel senso.

Quando ho saputo della tua proposta musicale ho subito pensato ai Fejd dei primi lavori, quando nei dischi non c’erano le chitarre. Conosci la band svedese e in caso cosa pensi di loro?

Non li ho ascoltati ma il nome è familiare.

Hai scritto oltre trenta testi per i Korpiklaani, e sempre per loro hai preso parte alle registrazioni per Voice Of Wilderness e Tales Along This Road. Come sei entrato in contatto con la band di Jonne Järvelä e perché la collaborazione è terminata dopo Manala del 2012?

Amavo gli Shaman, la band che Jonne aveva prima dei Korpiklaani. Cantavano in lingua Nord-Sámi, che è la lingua indigena del nord Fennoscandia. Il mio amico Hittavainen fu accettato a suonare il violino negli Shaman ancor prima che cambiassero nome in Korpiklaani. Così ho conosciuto anche Jonne. Personalmente non amo i primi due album dei Korpiklaani. La ragione principale è che i testi erano scritti per lo più in inglese. Se fai qualcosa che di folkloristico, è ovvio che ha a che fare sempre con la tua lingua madre. Secondo me, se le band folk metal finlandesi scrivono i testi in inglese non è folk metal per me perché non è più culturalmente finlandese. È un’aggiunta alla musica inglese ed è culturalmente fuori dalla musica scritta in finlandese. È il tradimento alle nostre stesse radici, l’opposto di tutto ciò che il folk metal rappresenta! È molto anti-folk, in realtà, se usi l’inglese invece della tua lingua madre. Ho parlato con Jonne e gli ho chiesto “perché non scrivi i tuoi testi in finlandese?”. Jonne disse che i testi sono sempre la parte più difficile per lui. Gli ho detto che lo potevo aiutare, e così iniziò la collaborazione. Fu un buon periodo, e significa molto per me. L’ultimo testo che ho scritto per i Korpiklaani fu Ruumiinmultaa del loro album Manala. Dopo di questo ero un po’ senza forze e volevo concentrarmi di più sulla mia musica. Era il tempo nel quale tentavo di sfondare con i Tevana3, senza successo. In quel momento ero talmente frustrato che non offrì ai Korpiklaani molti dei miei testi, da allora l’altro paroliere aveva già preso il mio posto. E ovviamente avevo anche la depressione in quel momento. Ma ora è storia e sono sereno con il modo in cui si sono evolute le cose. Mi sono dato una seconda possibilità. Il mio album solista è fuori ora e i Korpiklaani ora suonano meglio di come suonassero prima! Il loro nuovo album è sensazionale e in molte cose suona come ho sempre voluto che suonassero i Korpiklaani. Mi piace veramente tanto e visto che non sono più il paroliere, posso apprezzare fino in fondo la loro nuova musica come un vecchio fan.

Hai inciso anche per gli Auringon Hauta, band che a me piace molto. Puoi raccontarci qualcosa a proposito di questa collaborazione?

Janne Väätäinen degli Auringon Hauta è un mio vecchio amico e, visto che abbiamo interessi in comune, fui invitato a registrare con loro. Ho fatto le voci in entrambi i loro album e ho anche scritto delle canzoni del primo album insieme a loro. Janne in realtà suonava la batteria nei Tevana3 ed è stato anche l’ingegnere del suono mentre io registravo le mie parti con il kantele basso. Sono stati registrati ad Imantra, nell’est della Finlandia, nell’home studio di Janne.

Il disco è stato pubblicato dall’italiana Earth And Sky Productions: chi ha contattato chi? Perché hai scelto la EAS e come ti stai trovando?

Marian Robert Peron della Earth And Sky Productions mi ha contattato lui per primo. Voleva ripubblicare il vecchio materiale della mia vecchia band folk rock, i Poropetra. Quindi io ho proposto che il mio album solista fosse fatto per primo e abbiamo trovato un accordo. Anche la compilation dei Poropetra uscirà quest’anno, forse già in estate. Sono veramente contento di lavorare con la Earth And Sky Productions e tutto è finito bene. Il mio album ha avuto ottime recensioni, decine di migliaia di ascolti su Spotify, i miei video musicali sono stati guardati largamente e al momento sono molto impegnato a fare interviste in tutto il mondo. Sono molto soddisfatto di lavorare con la Earth And Sky Productions. Parliamo spesso con Marian Robert Peron e tutte le volte facciamo dei nuovi piani per il futuro. Questo è eccezionale!

La grafica del cd è stata affidata a Tapio Wilska, che i lettori ricorderanno per aver cantato nell’eccellente Nattfödd dei Finntroll. Avete lavorato insieme per realizzarla o è tutto lavoro di Wilska? Ci vuoi dire qualcosa in più su copertina e grafica?

Come stavamo programmando con la Earth And Sky Productions di rilasciare il mio album, avevo bisogno di un bravo graphic designer. Ho chiesto su Facebook “c’è qualcuno tra i miei amici interessato a fare le grafiche per l’album?”. Wilska ha risposto alla mia richiesta e ci siamo accordati. Conosco Wilska dal 2010, la scena metal finlandese è davvero piccola. La cover, le fotografie sono fatte prevalentemente da me e tutto il resto esisteva già. Wilska doveva solo metterle insieme. La cover è un artwork fatto dal talentuoso artista Jenni Nisula. Ha il cosmo, l’albero del mondo preso da molti miti della creazione dei popoli Finno-Ugrici e il simbolo della ruota dentata. In finlandese la ruota dentata è chiamata “Kannuksenpyörä” e simboleggia il sole e la vita nei molti popoli Finno-Ugrici, come i Finnici, gli Estoni, i Võru, i Mari, i Mordvin, gli Udmurt ecc. È anche un portale per la terra dei morti. Volevo che questi elementi fossero inclusi nella cover.

Il disco è uscito come autoprodotto due anni fa, ma è da poco disponibile con il marchio Earth And Sky Productions: stai lavorando al successore di Sydämeni Kuusipuulle? In caso, puoi anticipare qualcosa?

Sydämeni Kuusipuulle è stato pubblicato prima come un MC dalla label finlandese Kuoriaiskirjat. Abbiamo fatto un’edizione veramente limitata di quel cd, e sì, questo è già il terzo anno dell’album e lo sto ancora promuovendo, heh! Al momento sto scrivendo del materiale per il secondo album da solista e altra roba sempre da solista. Tutto quello che posso dire è che dovete solo aspettare e vedrete come vi sorprenderò!

Cosa ti piace ascoltare quando sei a casa? Ci sono dischi/gruppi della tua zona che ci vuoi segnalare?

Dato che scrivo le mie storie mi piace ascoltare molta musica dungeon synth. C’è un’ottima playlist su Spotify di questo tipo di musica. Posso raccomandare una band svedese, gli Örnatorpet. Ascoltateli! Creano dei paesaggi sonori favolosi con la loro musica.

Ti ringrazio per la disponibilità: puoi aggiungere tutto quello che vuoi!

Grazie a te per l’intervista. Per tutti i fan e i lettori: state al sicuro prendetevi cura gli uni con gli altri! Supportate la mia musica e comprate il mio album Sydämeni Kuusipuulle! E dopo che questo covid-merda sarà finito verrò a suonare a voi tutti!

ENGLISH VERSION:

Your name is not very famous in Italy, so I would start with the classic presentation.

Ciao! I’m Juha Jyrkäs. I’m a Finnish author and musician. I play pagan heavy metal with electric and bass kantele! Kantele is the ancient Finnish string-instrument. I wrote lyrics to folk metal band Korpiklaani during the years 2006-2012. I’ve also had two bands in the past. Poropetra and Tevana3. Poropetra was more of folk rock and Tevana3 experimental extreme metal with electric kantele. I’ve played solo gigs for over thirteen years now. And now my debut solo album, Sydämeni Kuusipuulle is out! Listen it!

When and how did your passion for kantele was born?

It was in the spring 2002. I was jamming with my friends with folk instruments. I picked up five-stringed kantele. Before that, I didn’t know how to play it, but I learned very quickly how to create some tunes. That’s how it started. I was already planning to make music of my own, mixing with Finnish folk and metal, so I started with kantele. That was the spark that lead to the wildfire I am now.

In the booklet you write with pride that in the album there aren’t guitars, keyboards and drums: where does the desire to “remove” these instruments and to replace them with the various versions of the kantele come from?

It’s more of an natural evolution, dealing also with the fact that I can’t play any other instrument than kantele! Somewhere around 2007 and 2009 I was very bored with all folk-related stuff. I needed to take a break from it. Actually, if I had had skills to play guitar or bass, kantele would have been left out. I wanted to play some good old 80’s style heavy metal! I actually tried to learn to play bass, but it was too slow for me. Thus I got back to kantele. I said to myself: “Can I electrify kantele and make it more metal instrument?” I bought myself my first electric kantele in 2010 and some amplifiers too. It was the turning point when I heard the first kantele distortion. I knew I was creating something totally new. I founded my solo project and also Tevana3. Tevana3’s Mieron Tiellä album (2011) was the first metal album ever in which guitars were totally replaced with electric kantele. In fact, I had my momentum already back then in 2011 with Tevana3. The electric kantele distortion got attention, even in Finnish news broadcast! I got gigs and much publicity. I even had a producer for my solo album! But things got messed up and somehow it just stopped. The momentum faded away. I did an excellent pioneer job, but nobody didn’t care anymore. Perhaps that’s why I didn’t care to promote Tevana3’s second album, Peräpohjolan Takana, so much. I went through depression that time also, so I didn’t have even strength enough to market or promote anything. When I had the chance finally to make my debute solo album with my own terms, I wanted to make it yet more unique, so that I would be noticed again. I decided to replace even bass with bass kantele, so I bought myself a bass kantele! And then I wondered: should I also replace drums? And the answer was – of course – YES!! I talked to Pekka Konkela, the old work buddy of mine. He is the old hippie living in the outskirts of Helsinki, drinking moonshine vodka in the forest. He is also an excellent drummer. He created the whole drum set from ethnic percussions and shaman drums! I love the way he plays blast beats with it! Basically I want to show the whole world that you can always do things differently. You don’t have to stuck with old habits and do music always the same way it has done before. You can always create something new and use your imagination. Yes, you can make metal music with kantele too! Of course being a musical pioneer is also very hard and very frustrating burden to carry: many people just don’t get the new sound and the different approach. But there has to be somebody to show the way that you can be more and you can do things your own way. I’ve chosen my faith, thus I carry the black pioneer flag of kantele metal proudly to the end of my days! 

Some songs, I think Hämärästä Aamunkoihin and Korpien Kutsu, sound different from others, with a sound that is almost ambient folk. The result in my opinion is stunning and, particularly for the second one, early Wardruna came to my mind. What you can tell us about these two songs? Do you like Wardruna?

It’s always funny to listen how people hear my songs, since it’s always a new experience. And people do hear things differently, since they listen different music and they have different music taste. In example Korpien Kutsu is namely one of the most heaviest songs on the album! I drew more inspiration from Norwegian and Estonian black metal! Hämärästä Aamunkoihin is kinda “ballad” on my album. In that song I was inspired with blues music. There’s even some slight bluesy jamming in the end of the song. I like Wardruna a lot. I listen it as I write my stories and poems. However, it’s very different from my music. My music is still metal.

Would you like to tell us something about the lyrics? I must confess you that I find strange the lyric of Kymmenen Kyrvän Nimeä and Nuole Mua: they seems Mötley Crüe’s lyrics! 🙂

The lyrics are very important thing in my music. It has always been, since, afterall, I’m a skilled writer. In this particular album I’m very opened with my lyrics. They deal with many issues. Of course they are about Finnish mythology (Otson Voima), Finno-Ugric shamanism (Voimaa), forest mysticism (Korpien Kutsu), occultism (Manalan Valtikka) etc., but also with human feelings and dark mindsets. There are songs about insomnia (Hämärästä Aamunkoihin), depression and about suicidal thoughts (Honkajuurella Asunto), the aftermaths of an broken childhood. Like James Hetfield said: “Never opened myself this way.” The lyrics bring very deep, profound and dark undertone to the songs. But then again, I had to write the joyful lyrics also to counterbalance the dark ones. In this, like with kantele, I wanted to do things differently too. One of the most irritating clichés in folk metal are the drinking songs. I dislike them. Instead, I wanted to play with the clichés of the golden 80’s heavy metal! Which brings me to write songs about sex. Personally I like more of making love than being a drunken retard and wasted asshole. Of course you can sense the influence of Kiss in this! And why not? Kiss is one of my all time favourite bands, ever since from my childhood. The 80’s heavy metal is all over in many songs in the album. Nuole Mua, Kymmenen Kyrvän Nimeä and Manalan Valtikka are all made in the vein of Kiss, Iron Maiden and Judas Priest. 80’s metal is one of my favourite genres and it can always be heard in my music. I love writing songs about sex! In the song Tulisydän there’s even mentioned very straightforward way tongue kissing and making love. Nuole mua pays tribute to Kiss’ Lick It Up and Kymmenen Kyrvän Nimeä is actually an old Finnish folk poem! Yes, Finnish people used to speak very straight in the past. In Finnish folk poetry they say the things as they are. It’s a kinda spell to awake the manhood inside you. The chorus is the only text of my own in Kymmenen Kyrvän Nimeä. Otherwise it’s straight from the Finnish folk archives.

In my opinion the album has only one lack, which, however, partially ruins the goodness of your proposal: the production. Do you agree with me and do you think that a better production would have benefit your music?

People has said that to me before too. Perhaps so many are used to listen this new MP3-era music, in which everything has done perfectly. The sounds are polished, everything is clean, there are no errors, and all the music and lyrics are filled with stupid clichés and things that aren’t interesting. But that’s not the way I like my music. I like my music to be raw, violent, straightforward and passionate. It may be low produced, but at least the music is honest! It’s made by humans, not by polishing producer robot. I even left some errors in the songs, since I want to be sincere with my music. Of course it scares away some people, but so fucking what, then it does so! Personally I’d rather take 1000 loyal fans than million fans that don’t actually like the music and the artist. Of course my music would turn a different path and it could get me more famous with overproducing. But then again: it wouldn’t be my music anymore. I would betray myself and my fans. I’d rather shoot myself to the head than let my fans down. And even if I’d found the way to mix my music’s unique qualities with high production values, the outside producers are always the problem. In Finland those guys won’t ever get the idea of using distorted electric kantele instead of guitar – which is namely the main point in my music! They can’t think outside the box. I’ve negotiated with some of those producers and sound engineers, but it has always ended up with terrible argue and strong disagree. I don’t want to waste my time nor my energy with those dicks. I rather use the things that suite better for me. Of course in the production too, the goal is always to do things better than in previous records in the future, but I want to keep all the strings in my own hands. In attitude, I’m a punk rocker in that sense.

When I heard about your musical proposal, I immediately thought of Fejd in the early works, when there weren’t guitars on the records. Do you know the Swedish band and in case what do you think of them?

I haven’t heard them but the name is familiar.

You wrote over thirty lyrics for Korpiklaani, and you also took part in the recordings for Voice Of Wilderness and Tales Along This Road for them. How did you get in touch with Jonne Järvelä’s band and why did the collaboration end after 2012’s Manala?

I loved the band Shaman that Jonne had before Korpiklaani. They sang in North-Sámi language, which is the indigenous language of the northern Fennoscandia. My friend Hittavainen was accepted to play violin in Shaman even before the band changed to Korpiklaani. Thus I get to know with Jonne too. Personally I didn’t like the two first Korpiklaani albums. The main reason for this was the fact that the lyrics were written mostly in English. If you do anything folk-related, it should go without saying that it has to do always with your native tongue. In my opinion, if Finnish folk metal band writes the lyrics in English, it’s not folk metal to me, because it’s not culturally Finnish anymore. It’s an add to music written in English language and it’s off from the music written in Finnish. It’s the betrayal of your own roots – the opposite for everything that the traditional folk music stands for! It’s more of anti-folk metal, actually, if you use English instead of your native language. I talked to Jonne and asked why don’t you do your lyrics in Finnish. Jonne said that the lyrics were always the hard part for him. I said I can help with it. And so the collaboration started. It was a good era and it means very much for me. The last lyrics I wrote to Korpiklaani were lyrics in the song Ruumiinmultaa at their Manala album. After that I kinda was out of juice and I wanted to focus more with my own music. It was the time I tried to break through with Tevana3, without success. At that point I was frustrated that I didn’t offer Korpiklaani more of my lyrics, since the other lyricist had already taken my place. And of course, I had the depression back then too. But now it’s history and I’m ok the way things have turned out. I got myself another chance now. My solo album is out now and Korpiklaani sounds nowadays better than it has sounded ever before! Their newest album is a killer and in many ways done in the way that I always wanted to Korpiklaani to sound like. I like it very much and since I’m not the lyricist anymore, I can fully enjoy their new music as an old fan.

You also recorded something for Auringon Hauta, a band I like a lot. Can you tell us something about this collaboration?

Janne Väätäinen from Auringon Hauta is my old friend and since we had mutual interests, I was invited to record with them. I did some vocals in both of their albums and also co-wrote some lyrics in their first album too. Janne actually played drums in Tevana3 and he also was the sound engineer as I was recording my bass kantele parts. They were recorded in Imatra, in East Finland, in Janne’s home studio.

Your album was released by the Italian Earth and Sky Productions: who contacted whom? Why did you choose Earth and Sky Productions and how are you finding yourself with them?

Marian Robert Peron from Earth And Sky Productions contacted me first. He wanted to re-publish the old material from my old folk rock band, Poropetra. Then I offered my solo album to be done first. And then we made the deal. The Poropetra compilation is also coming out during this year, perhaps already in the summer. I’ve been very pleased to work with Earth And Sky Productions and everything has turned out well. My album has got good reviews, tens of thousands streams in Spotify, my music videos have been watched widely and currently I’m very busy with giving interviews to all over the globe. I’m very satisfied to work with Earth And Sky Productions. We talk often with Marian Robert Peron and all the time we make some new plans for the future. This is great!

The cd’s graphics were entrusted to Tapio Wilska, who our readers will remember for singing in Finntroll’s excellent Nattfödd. Did you work together to make it happen or it’s all Wilska’s work? Would you like to tell us a little more about the cover and graphics?

As we were planning with Earth And Sky Productions to release my album as a CD, I was in a need of a good graphic designer. I asked in Facebook, is any of my friends interested in about doing the graphics to the album. Wilska answered to my call and we made the deal. I’ve known Wilska already from the year 2010; the Finnish metal scene is very small. The cover, photographs taken mostly by me, and everything else already existed. Wilska only had to wrap them up together. The cover is the artwork made by young talented artist called Jenni Nisula. It has the cosmos, the world tree from many creation myths of Finno-Ugric peoples and the octagram symbol. In Finnish the octagram is called “kannuksenpyörä”. It symbolizes the sun and life in many Finno-Ugric peoples, like Finns, Estonians, Võru people, Mari, Mordvin, Udmurt etc. It’s also a gateway to the land of the dead. I wanted those elements to be included into the cover. 

The album came out as an MC two years ago, but has recently been available under the Earth and Sky Productions brand: are you working on Sydämeni Kuusipuulle‘s successor? If so, can you anticipate something?

Sydämeni Kuusipuulle was published first as an MC by Finnish label Kuoriaiskirjat. We made very limited edition with it. And yes, this is already a third year with the album and I’m still promoting it, heh! Currently I’m writing material for the second solo album and some other solo stuff as well. All I can say is that you just have to wait and see how I’m going to surprise you!

What do you like to listen to when you are at home? Are there any records/groups in your area that you want to report to us?

As I write my stories I like to listen very much dungeon synth music. There’s a good playlist in Spotify for it. I can recommend a Swedish band Örnatorpet. Just listen it! They create a fabulous soundscapes with their music.

Thank you for the availability: you can add whatever you want!

Thank you for the interview. For all the fans and readers: stay safe and look after each other! Support my music and buy Sydämeni Kuusipuulle album! And after this corona-shit is over, I’ll come play to you all!

Juha Jyrkäs – Sydämeni Kuusipuulle

Juha Jyrkäs – Sydämeni Kuusipuulle

2021 – full-length – Earth And Sky Productions

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Juha Jyrkäs: voce, kantele elettrico, basso kantele

Tracklist: 1. Poimotus – 2. Kymmenen Kyrvän Nimeä – 3. Otson Voima – 4. Hämärästä Aamunkoihin – 5. Manalan Valtikka – 6. Korpien Kutsu – 7. Nuole Mua – 8. Voimaa – 9. Tulisvdän – 10. Honkajuurella Asunto – 11. Juhlapäivä

Quanto è importante la produzione di un disco nel 2021? E quanto influenza l’ascolto o, come in questo caso, la prima impressione? Si parla spesso di quanto i suoni e il lavoro di missaggio siano fondamentali per dare al disco quel qualcosa in più che lo possa rendere appetibile e godibile. Un esempio lampante di quanto detto è Once Sent From The Golden Hall, primo capolavoro degli svedesi Amon Amarth: forse non tutti sanno che l’album fu inizialmente registrato presso i Sunlinght Studio, ovvero dove nacque lo swedish sound famoso grazie a Entombed e compagnia brutale. I brani degli Amon Amarth, con quella produzione (ascoltabili in una versione deluxe di With Oden At Our Side), suonano esattamente swedish death metal, completamente diversi da quanto ascoltabili nel disco Once Sent From The Golden Hall. Gli gli Amon Amarth, in quanto insoddisfatti del suono e del risultato finale, fortunatamente ri-registrarono il tutto negli Abyss Studio di Peter Tägtgren, realizzando così il disco che tutti noi conosciamo.

Qui però stiamo parlando di Sydämeni Kuusipuulle, primo disco solista del polistrumentista finlandese Juha Jyrkäs, e il discorso produzione c’entra eccome. L’inizio del cd non è dei più confortanti proprio per via della produzione, sporca e a tratti, soprattutto nella prima canzone Kymmenen Kyrvän Nimeä, caotica. In realtà le altre canzoni suonano meglio, con soluzioni meno invadenti che agevolano non poco l’ascolto. Come detto dal musicista in sede d’intervista (che potrete leggere tra qualche giorno), la sua è stata una scelta precisa, lasciando piccole imperfezioni, volutamente distante da lavori iperprodotti e che suonano un po’ tutti alla stessa maniera. C’è anche da dire che dopo l’iniziale smarrimento l’ascolto prosegue bene ed è possibile entrare nel mood del cd. Juha Jyrkäs è un nome sicuramente sconosciuto ai più, ma che vanta una lunga collaborazione con i Korpiklaani tra il 2006 e il 2012, ed ha partecipato anche nell’incisione dei due dischi dei sottovalutati Auringon Hauta. Un CV che stuzzica e porta all’ascolto di Sydämeni Kuusipuulle con grande curiosità, curiosità che aumenta quando nel booklet si legge “no electric guitars, bass, keyboards or drums used on this album!”. Il pagan heavy metal di Juha Jyrkäs, difatti, è suonato con l’ausilio del kantele elettrico e del basso kantele, oltre alle percussioni e strumenti folk come il violino e la cornamusa estone (suonati da Hittavainen, ex Korpiklaani) e lo jouhikko elettrico.

Uscito nel 2020, ma stampato su cd (con copertina realizzata dall’ex Finntroll Wilska) nei primi mesi del 2021 dalla sempre più intraprendente Earth And Sky Productions, Sydämeni Kuusipuulle è un disco coraggioso, che al suo interno nasconde tanti passaggi davvero coinvolgenti e che suona diverso da tutto ciò che si ascolta quotidianamente in ambito folk metal. Dopo il classico intro da un minuti si parte con Kymmenen Kyrvän Nimeä e il suo ritmo incalzante e sgraziato, croce e delizia dell’intero album, ma che rende bene l’idea della direzione musicale che il musicista finlandese ha intenzione di seguire. La successiva Otson Voima è lenta e ripetitiva, quasi ipnotizzante nel ritmo, così come lo è l’ottima Hämärästä Aamunkoihin, folk ambient particolarmente ispirato. Manalan Valtikka ritrova il ritmo heavy e le sonorità maggiormente folk metal; a tal proposito è interessare ascoltare l’utilizzo delle percussioni in sostituzione della batteria, producendo comunque lo stesso risultato per ritmi ed efficacia. Si torna al fango del sottobosco con la pesante e claustrofobica Korpien Kutsu, cinque minuti di angoscia e respiro affannato. Nuole Mua ha un riffing anni ’80 che sa di Saxon e compagnia borchiata, ma è con Voimaa che Juha Jyrkäs piazza un highlight: il ritmo si fa interessante, scacciapensieri e cornamusa danno il giusto tiro alla canzone e tutto sembra funzionare alla perfezione. Tulisvdän ha un qualcosa che ricorda il folk metal mongolo anche se con il passare dei minuti la canzone prende una forma completamente diversa. Molto bella, poi, Honkajuurella Asunto, composizione atmosferica e delicata ben cantata dall’ospite Mille Asikainen, ma che improvvisamente ha un’accelerazione simil black metal, con il cantato che si fa sguaiato e aggressivo che con il suo finale folle conduce all’ultima traccia del cd, Juhlapäivä: soft e ricercata nel suo ambient, subisce improvvisi interventi urlati molto teatrali. Questa composizione è la giusta conclusione di un album disorientante e caotico, ma che alla fine dei conti funziona.

Bisogna riconoscere alla Earth And Sky Productions il coraggio di mettersi in gioco scovando realtà underground dal grande potenziale, dando voce a musicisti che altrimenti rischierebbero di rimanere nell’ombra. E bisogna riconoscere a Juha Jyrkäs – musicista DIY vecchio stile – la determinazione nel creare qualcosa di insolito ma comunque valido. Sydämeni Kuusipuulle è il primo positivo passo e con lavoro e pazienza il successore potrebbe regalare grandi soddisfazioni.

Intervista: Apocalypse

Quarto disco in quattro anni per la one man band Apocalypse: il nuovo Pedemontium è un grande album e l’occasione era troppo ghiotta per non parlarne con il mastermind Erymanthon Seth. Tanti gli argomenti trattati, e piacevole chiacchierata anche grazie alla voglia di raccontarsi del cantante/musicista piemontese, estremamente felice per avere tra le mani per la prima volta un proprio lavoro in forma fisica. Buona lettura!

Questa è la nostra terza chiacchierata: cosa è successo in casa Apocalypse dallo scorso anno, quando ci sentimmo dopo la pubblicazione di Odes?

Eh già, il tempo vola! Haha. Dopo la pubblicazione di Odes abbiamo ultimato il quarto album Collapse, che è uscito a maggio dell’anno scorso, e che nonostante lo stile marcatamente differente rispetto a tutto il resto della discografia (parliamo di un disco totalmente death metal) è stato ben recepito dal pubblico. Nel frattempo anche il nuovo Pedemontium, che ho iniziato a comporre già nell’estate 2019, continuava a prendere forma. L’ultimo album è nuovamente vicino allo stile epico che caratterizzava i primi due lavori, pur con qualche evoluzione e novità, e questa volta abbiamo anche accompagnato l’uscita del disco con un videoclip. Adesso abbiamo qualcosa che bolle in pentola per il futuro, posso dire che ci saranno imminenti novità sotto diversi aspetti ma è tutto ancora un po’ nebuloso, per cui preferisco non anticipare nulla…

Per la prima volta un tuo lavoro esce in formato fisico con il supporto di un’etichetta. Com’è nata la collaborazione con la Earth And Sky Productions?

Marian della Earth And Sky mi aveva contattato già ai tempi del primo album Si Vis Pacem, Para Bellum, fu lui a offrirsi di creare le pagine dedicate ad Apocalypse su Metal Archives e Discogs. Quello è stato il nostro primo contatto. Poi mi ha nuovamente aiutato a inizio 2020 a istituire la pagina Bandcamp del progetto, e infine parlando durante l’anno, mi ha fatto la proposta di pubblicare il nuovo album con la loro etichetta, offerta che io ho accettato. Devo dire che avere finalmente tra le mani una copia fisica del tuo lavoro è una sensazione bellissima. Curare la grafica e il design del libretto e della confezione in generale è anche un lavoro appagante, una bella presentazione estetica ad accompagnare la musica non può che arricchire il prodotto intero.

Il tuo nuovo disco è una dichiarazione d’amore per il Piemonte…

Sarà che sono nato e cresciuto qui, che fin da piccolo cammino su per le alte montagne che abbracciano la regione intera, io ho un profondissimo legame con il Piemonte e con le sue meraviglie naturali. Il Piemonte è la mia Terra, ed è una delle più belle del mondo. Non esiste una sensazione tanto intensa quanto quella che si prova quando ti trovi in cima alle montagne, osservando dall’alto questi maestosi paesaggi immensi, o quando ti trovi al cospetto di esse che sembrano quasi osservarti austere, come giganti silenziosi. La bellezza delle vette e delle valli d’inverno, quando tutto è ricoperto di gelida e purissima neve, dei cristallini laghi montani, delle praterie rigogliose d’estate, delle pianure nebbiose e dei boschi variopinti d’autunno, è qualcosa di davvero inimitabile. Sono sensazioni pressoché impossibili da descrivere a parole, e allora io ho provato a metterle in musica, a descrivere le meraviglie naturali del luogo e a narrarne le leggende. I suoni e le note del disco parlano molto più dei testi. Aggiungo anche che è strapieno di gruppi che imitano i nostri colleghi scandinavi, che cantano di vichinghi e dei fiordi, dimenticando le proprie radici e la propria identità. La Scandinavia è una terra bellissima con una mitologia davvero affascinante, sono il primo ad affermarlo. Ma dovrebbero essere i gruppi di quelle terre a cantarne nei loro dischi, gruppi come Bathory e Windir. Spesso dimentichiamo che in quanto a paesaggi spettacolari, non abbiamo nulla da invidiare a nessuno, e nemmeno in quanto a mitologia, dai Celti che popolavano le valli del Piemonte (le Alpi Cozie, ad esempio, si chiamano così proprio perché furono abitate dalla popolazione celtica dei Cozii, fin dal 1800 a.C.), agli Etruschi, ai Romani… E chi dice che l’Italia non è una terra “cold”, “dark”, “da Black Metal”, lo inviterei a fare due passi con me a oltre 2000 metri sulle montagne in pieno inverno, a visitare i bunker abbandonati in alta quota sul fronte di guerra, dove durante secolo scorso si combatteva d’estate e d’inverno con la neve alta più di tre metri e gli arti congelati, a leggere qualche componimento Leopardiano, a studiare la storia delle guerre dall’antica Roma alla Seconda Guerra Mondiale, o a visitare qualche catacomba e ossario… Qualcosa mi dice che cambierebbe idea!

Il disco suona compatto e omogeneo. C’è però una canzone che preferisci alle altre? Se sì, quale e perché?

Bella domanda, hahaha! É difficile, per un artista, rispondervi… Probabilmente la contesa è tra Dark Mountain, traccia 3, e I Died By The Mountainside, traccia 4. Della prima mi piacciono la varietà di suoni e strumenti adoperati, gli arrangiamenti elaborati con melodie polifoniche intrecciate, le linee vocali dei cori e la sonorità epica e solenne. Della seconda mi piacciono la potenza e l’energia, il ritmo martellante, i riff di chitarra un po’ più elaborati e soprattutto le sezioni di intro, ritornello e assolo, che credo mi siano veramente riuscite. Menziono anche The King Of Stone, traccia 9, mi piace il sound imponente che sono riuscito a conferire in particolare con la intro di organo bachiano e con i maestosi cori del ritornello.

Vuoi raccontarci come nascono i testi di questo album? Hai lavorato prima sulla musica sapendo di cosa avresti parlato, o il contrario?

Generalmente, quando inizio a comporre un disco ho in mente un’idea del sound e del tema centrale che voglio trattare nel disco, questo fa da modello per il resto della costruzione musicale. Però su ogni canzone la musica nasce quasi sempre prima delle parole che andrò a cantare, anche se il tema del disco è definito in partenza. Vedi, quando scrivo la mia musica, è un po’ come se chiudessi gli occhi e tentassi di dipingere un paesaggio, uno scenario, è come se avessi nella mia mente un’immagine che io cerco di descrivere, ma invece di pennelli e colori utilizzo accordi, timbri e melodie. Altre volte tento di usare la musica per esprimere delle emozioni che le parole da sole non possono descrivere a fondo. Facendo una breve carrellata dei temi trattati nei testi del disco, escludendo ovviamente le orchestrali Prologue ed Epilogue, abbiamo Pedemontium che è una breve descrizione e celebrazione del Piemonte; Dark Mountain racconta le oscure leggende di spiriti e demoni che circondano il Monte Musinè; I Died By The Mountainside (titolo di una mai pubblicata canzone dei Bathory, che inizialmente avrebbe dovuto essere inclusa in Hammerheart) racconta la morte di un guerriero in una non meglio specificata battaglia nei pressi delle oscure e fredde montagne, durante una notte d’inverno; Crystal Eyes è la storia di un uomo in viaggio, forse un guerriero o un avventuriero, che si ferma a riposare in una radura al tramonto, e scorge tra i raggi di luna una figura femminile, magari una ninfa o una fata dei boschi, e se ne innamora; The Trail Of Ice è stata ispirata da un romanzo che lessi qualche anno fa sull’antica Roma, in cui ad un certo punto un messaggero deve partire per recapitare un messaggio importante, e attraversa a cavallo, durante la notte, i sentieri innevati delle montagne nel Nord Italia; Mountain Soul è la storia di qualcuno che scala una montagna per ritrovare sé stesso, e giunto in cima, dinanzi ai paesaggi spettacolari, si sente finalmente libero; The Lake Of Witches è una leggenda di queste terre, precisamente legata al cosiddetto Lago delle Streghe presso l’Alpe Devero, secondo la quale una giovane tradita dal suo amato chiede a una strega di riaverlo indietro per sé, e allora le due si incamminano in una grotta, dove la strega chiede alla giovane di osservare in una piccola pozza di acqua cristallina e di scegliere tra l’amore mortale del suo amato o l’eterna bellezza degli Dei. La ragazza sceglie gli Dei e danza con le streghe della caverna attorno al fuoco, la grotta svanisce e al suo posto rimane un lago di acqua purissima. Infine, The King Of Stone è a proposito del Monviso, la Montagna per eccellenza del Piemonte, il Re di Pietra, appunto, ne descrive l’imponenza e ne racconta alcune leggende, tra cui quella della sua antica maledizione: chi avesse osato scalarne la cima, non avrebbe mai più fatto ritorno.

Crystal Eyes è diversa da tutte le altre canzoni di Pedemontium, una sorta di power ballad piazzata sapientemente a metà scaletta. Ti è piaciuto comporla e pensi che ci saranno canzoni nello stesso stile in futuro?

Ti ricordi Ring Of Gold dei Bathory? É una traccia di Nordland I, una folk ballad, come Crystal Eyes. La canzone parlava di un guerriero vichingo che, prima di partire per i suoi lunghi viaggi, dona un anello alla sua amata perché essi siano sempre uniti. Era una bella storia e così ne ho scritta una simile, riadattata al contesto di queste terre, e come ho scritto nel libretto del CD, è dedicata un po’ a tutti coloro che vi si rispecchino, che questa storia la sentano vicina a loro stessi. Ma per raccontare una storia del genere non puoi usare grida sguaiate e chitarre distorte, hai bisogno di una voce chiara e melodica, di una chitarra acustica e di una sonorità e atmosfera più sognanti. Ci sono fino a cinque o sei tracce di chitarra che suonano in contemporanea su questa canzone, e poi effetti sonori, tastiere, cori e strumenti folk, e anche un assolo di elettrica alla fine. La musica folk è molto bella e la sua sonorità sognante e malinconica mi piace molto, mi piace sia ascoltarla che comporla, ci sono quasi sempre brani o intermezzi acustici sui miei dischi e credo che sarà una strada che continuerò a percorrere.

Metal bathoriano e Bach: sembra ormai che tu ci abbia preso gusto. E devo dire che il connubio funziona molto bene!

Bach è stato il primo metallaro della storia! E a dirla tutta, tantissima musica classica va davvero a braccetto con la musica metal. Non so se hai mai assistito ad un concerto d’organo a canne, ha un timbro e un suono potentissimi, da far vibrare la sedia su cui sei seduto. É uno dei miei strumenti in assoluto preferiti e mi piace incorporarlo nella mia musica, credo infatti che continuerò ad adoperarlo nei lavori successivi. Lo dico senza vergogna, credo che ci siano più energia e maestosità in un concerto d’organo classico che in quasi tutti i concerti Metal nel pub sotto casa. Ascolta il Preludio e Fuga in La Minore, BWV 543, per capire cosa intendo. Il finale mi fa venire i brividi ogni volta per la sua imponente intensità. Mi esalta molto di più ascoltare un’esecuzione organistica di un pezzo di Bach da parte di un bravo organista e in una sala da concerto con un’ottima acustica, piuttosto che tornare a casa alle tre di notte dopo aver passato la serata in un localino rock/metal con le orecchie che fischiano e la testa che fa male, magari dopo aver beccato la serata sfortunata in cui i gruppi che suonano sono sbronzi marci e sia l’esecuzione che il sound fanno schifo. É divertente una volta ogni tanto, ti fai una birra con gli amici e ti diverti. Ma in generale, la musica preferisco ascoltarla su un CD, dove la produzione e l’esecuzione sono migliori, questo mi permette di viaggiare con la mente e con l’immaginazione. E se devo assistere ad un concerto, preferisco che sia un concerto di musica classica. Aggiungo un’eccezione, qualche anno fa ho visto i Nightwish, e sono fenomenali dal vivo. Ma d’altronde, oltre ad essere musicisti stagionati ed eccellenti, suonano in grandi arene e hanno una equipe di tecnici del suono smisurata, che gli permette una resa magnifica, come del resto tutti i gruppi di un certo calibro.

Quale strumentazione hai utilizzato per registrare e produrre Pedemontium?

Dunque, partiamo dalle chitarre… Ho adoperato la mia Ibanez JS-140 in colore bianco per le parti elettriche (a differenza degli altri dischi su cui ho suonato la mia Washburn CS-780 in finitura nera), l’acustica invece è una Stagg A-2006 CS. Il basso che ho usato è un Ibanez Soundgear SR500. Le parti di tastiera sono state fatte con strumenti virtuali MIDI o con una tastiera sintetizzatore Roland D-10. Inoltre, le parti di mandolino le ho registrate con un mandolino Harley Benton. I miei amplificatori sono Rocktron e Marshall, su Pedemontium in particolare ho usato un Rocktron Piranha. Mi piace il sound vecchia scuola, non il sound “standard” di molte chitarre metal moderne che sembra uscire da un reparto di chirurgia plastica piuttosto che da uno studio di registrazione, dato che utilizzano tutti gli stessi vst (virtual studio technology, ndMF) e gli stessi preset! La batteria su questo lavoro è ancora una drum machine, spero di riuscire a cambiare questo aspetto presto. Le voci e gli strumenti microfonati sono stati registrati usando un unico microfono, un tradizionalissimo Shure SM58. La registrazione è stata fatta in digitale e quindi anche il missaggio e mastering sono stati fatti tramite una DAW. Al di là della strumentazione, una parte molto importante del sound pieno e avvolgente è la sovrapposizione “a strati” di tanti strumenti e tracce diverse. Nei cori ci sono fino a 10 tracce vocali che eseguono linee melodiche diverse, spesso le tastiere accompagnano le chitarre, la mia chitarra è accordata in modo da poter suonare power chord pieni in distorsione su due ottave invece che una sola, l’elettrica ritmica è spesso coadiuvata da una o più linee melodiche o da mandolino e chitarre acustiche, e così via. Tutto questo è un aspetto fondamentale del sound che esce alla fine dalle casse.

Dovendo consigliare qualche luogo imperdibile della tua regione, quali segnaleresti?

Primo su tutti quello che ho scelto come protagonista della copertina del CD, il Monviso. La leggenda vuole che sia un antico e potente Re, tramutato in pietra dall’ira degli Dei. Le popolazioni antiche lo temevano e ne avevano molto rispetto, e ti assicuro che osservarlo da vicino, e trovarsi al suo cospetto per così dire, è un’esperienza indescrivibile, ti sembra davvero di trovarti al cospetto di un Dio, austero ed imponente. Sempre a riguardo di montagne, segnalo la Valle di Susa, che è ricchissima di paesaggi spettacolari e sentieri e percorsi anche in alta quota ma alla portata di chiunque sia abituato anche solo a passeggiare, e i rifugi sono davvero accoglienti e cucinano dell’ottimo cibo! Consiglio caldamente il rifugio Levi Molinari di cui ormai sono cliente abituale da anni, e anche i rifugi Amprimo e Toesca. Vale la pena visitare anche le langhe e i paesaggi collinari e pianeggianti, splendidi in particolare d’autunno, alcuni paesi che consiglio sono Santo Stefano Belbo e Moncucco, trovate trattorie tradizionali nei paraggi in cui si mangia benissimo e si beve ottimo vino. Alba è una cittadina che vale la pena visitare, inoltre se ci andate in Ottobre c’è la Sagra del Tartufo, una tappa lì non può mancare. Ovviamente, non può mancare nemmeno la visita a Torino, che è una città bellissima con moltissimi di luoghi interessanti, tra cui cito il Palazzo Reale, il Parco del Valentino, le piazze del Centro, la targa nei pressi dell’abitazione in cui visse Friedrich Nietzsche, e il meraviglioso colle di Superga. E se ascoltate black metal, come mi è già capitato di consigliare, fate assolutamente un salto da Pagan Moon! (storico negozio di dischi, ndMF)

Pensi che in futuro i tuoi precedenti lavori verranno stampati su cd, magari anche in piccole quantità?

Certamente, sarebbe un’ottima cosa e spero che si riesca a portare a termine. Odes in particolare merita una stampa. Molti nel mio pubblico lo considerano il mio disco più riuscito finora, e credo che avrebbero piacere di possederne una copia fisica.

Ho visto che c’è una sorta di “gemellaggio” con Drakhen dei Bloodshed Walhalla: è un’intesa particolare tra one man band che adorano i Bathory? 🙂

Hahaha! Drakhen l’ho conosciuto un annetto fa dopo la mia prima apparizione su Mister Folk Compilation, è una persona magnifica, spesso ci sentiamo e ci scambiamo pareri, consigli, eccetera… Diciamo di sì, potrebbe essere una sorta di fratellanza sotto il segno di Quorthon e dei Bathory!

Quali sono i tuoi ascolti in questo periodo?

Oh… Ultimamente, ascolto moltissimo i Windir, Arntor è un capolavoro. Sempre nell’area metal, sto ascoltando più che altro black metal dalla seconda ondata in avanti, da gruppi storici come Mayhem e Burzum a gruppi giovani e meno conosciuti come Durbatuluk. Un CD che ho preso recentemente, che mi è piaciuto tantissimo e che consiglio a tutti è Antzaat – For You Men Who Gaze Into The Sun. Ogni tanto, ovviamente, qualcosa di Quorthon o dei Bathory finisce sempre nei miei ascolti! Ma non mi fermo qui, sto ascoltando ovviamente molto Bach e altra classica, poi Branduardi, musica ambient, musica sperimentale, chitarra spagnola… è necessario per rinfrescare un po’ la mente e “staccare” dalle solite soluzioni musicali e sonorità a cui sei abituato. Anche musica folk tradizionale, una delle mie canzoni preferite ultimamente è la svedese Hårgalåten. Sono anche iscritto al canale Black Metal Promotion e faccio parte del suo server su Discord, quando capita ascolto una live-stream dei dischi nuovi che pubblica.

Siamo giunti al termine della chiacchierata: vuoi aggiungere qualcosa?

Un saluto a te Mister, e ringrazio tutti coloro che hanno letto questa intervista, che hanno ascoltato o comprato il nuovo album, tutti coloro che mi scrivono e che supportano in qualche modo il progetto. Siete i migliori, ragazzi! Tenete a cuore il metal, e rimanete in linea per le novità con Apocalypse. Hail the Hordes!

Bloodshed Walhalla – Second Chapter

Bloodshed Walhalla – Second Chapter

2021 – full-length – Hellbones Records

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Drakhen: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Reaper 2. Hermóðr – 3. The Prey – 4. After The End

È una frase fatta e anche abusata, ma a volte il suo utilizzo è giustificato: qual è il confine tra genio e follia? Si sta parlando di Second Chapter, quinto full-length dei Bloodshed Walhalla: prove dalla parte della follia sono il minutaggio altissimo (settantotto minuti!) e il numero minimo di tracce (solo quattro!), a difesa del genio troviamo la qualità delle canzoni, elevatissima. Quindi Second Chapter dei Bloodshed Walhalla è un disco figlio di un genio musicale, almeno per quel che riguarda il viking metal.

Matera, Basilicata, 2006: un adoratore dei Bathory più epici decide di dare un seguito artistico a quanto interrotto bruscamente da Quorthon con la sua morte. I primi cd, in effetti, sono dei veri e propri tributi al cantante/musicista svedese: The Legends Of A Viking e The Battle Will Never End hanno poca personalità, anche se già si sente che la mano che muove i fili sa il fatto suo. Con l’EP Mather le cose cambiano e in Thor la voce dei Bloodshed Walhalla si fa personale, senza per questo allontanarsi troppo da quanto il maestro scandinavo aveva creato con i vari Hammerheart e Nordland. Ragnarok è storia recente (2019), ma è anche l’album della consacrazione, sempre a livello underground, sia in Italia e all’estero. Il nuovo Second Chapter prende quanto di buono presente in Ragnarok, lo fa suo, e lo estremizza sotto diversi punti di vista. La prima cosa che risalta è il minutaggio elevatissimo, pericoloso e in grado di fare vittime se utilizzato male: se da una parte è vero che una composizione di dieci minuti dice tutto quello che c’è da dire, è altrettanto vero che gli epici brani creati da Drakhen possiedono la magia di non stufare nemmeno quando si supera la soglia dei quindici e venti minuti.

L’iniziale Reaper, per tornare al discorso follia/genio, fa pendere l’ago della bilancia dalla parte della prima: piazzare in apertura mezz’ora di canzone (e non due o tre brani che potrebbero reggere anche separati, uniti da parti atmosferiche simil intermezzo) è roba da far tremare le gambe, soprattutto in un periodo storico nel quale l’attenzione verso la musica è ai minimi storici, con pochi minuti – quando va bene! – di concentrazione prima di perdersi in altri mondi o distrazioni. Ventotto minuti abbondanti di musica viking metal richiedono forza e coraggio, ma soprattutto tanta bravura nel comporre una canzone in grado di tenere l’ascoltatore attaccato alle casse dello stereo tutto il tempo. Descrivere una composizione del genere non è cosa semplice: epicità e cori maestosi incontrano raffiche di chitarre taglienti, con il cantato che si adegua alternando scream a parti in pulito (ma sempre un po’ graffiante, marchio di fabbrica di Drakhen). Dopo una mini suite i sedici minuti di Hermóðr sembrano una passeggiata, ma di quelle bellissime che portano in alto, in cima a un’imponente montagna e una volta arrivati si prova la vera felicità. Anche qui i ritmi cambiano più volte, ma il mid-tempo la fa da padrone insieme alle tastiere che tramano melodie e creano un tappeto atmosferico quando se ne presenta occasione. La terza traccia è la già nota The Prey, scelta come “singolo” di presentazione di Second Chapter. Il brano è più diretto e bada più al sodo, mettendo in luce belle melodie folk (compreso lo scacciapensieri) e cori maschili solo quando ce n’è realmente bisogno, così come le accelerazioni di batteria, sempre razionate al fine di fare realmente la differenza quando compaiono. Quarta e ultima traccia, After The End racchiude tutto quello che sono i Bloodshed Walhalla del 2021: epicità e muscoli, ma in grado di graffiare con melodie folk e tastiere pompose, il tutto amalgamato dal buon gusto della mente del progetto, quel Drakhen che umile e silenzioso è stato in grado di partorire degli album in serie che in tanti, anche all’estero, si sognerebbero di comporre.

Degno successore dell’eccellente Ragnarok, Second Chapter estremizza quanto di buono presente nei precedenti album, ben figurando nel difficile compito di non annoiare quando la durata di una singola canzone supera costantemente i quindici minuti. Quel che maggiormente colpisce, però, è la continua maturazione del sound del progetto di Drakhen, passato da un semplice tributo ai Bathory a nome di punta dell’intera scena viking. L’ho detto anni fa e lo ripeto: se la provenienza dei Bloodshed Walhalla fosse Göteborg o Helsinki invece di Matera staremmo parlando di una band sulle copertine dei magazine musicali, ma anche questo fa parte della “magia” che circonda questa realtà fin dai suoi primi passi. E in un certo senso è meglio così: Bloodshed Walhalla orgoglio italiano!