Novità Tricolori III

Terzo mini articolo relativo alle novità della scena tricolore. Gioia e dolore: un paio di addii inaspettati, alcuni gustose novità e, come sempre, buona musica!

Il 22 dicembre i Draugr hanno tenuto il loro ultimo show prima di sciogliersi. La band è stata attiva per undici anni e ha pubblicato due dischi: Nocturnal Pagan Supremacy del 2006 e De Ferro Italico del 2011.

Dalle ceneri dei Draugr sono nati gli Atavicus, band che vede Lupus Nemesis (voce, chitarra, programming) e Triumphator (chitarra, basso, backing vocals) proseguire e sviluppare ulteriormente il discorso iniziato con il precedente gruppo. Si autodefiniscono “Italic Pagan Heavy Metal” e nella loro musica avrà molta importanza la componente epica, non resta che aspettare il disco!

Atavicus

Purtroppo anche gli Auriga hanno deciso di sciogliersi. La giovane band della Tuscia aveva da poco pubblicato l’interessante demo Prologo Mundi.

I Kalevala hms stanno registrando un live in studio che uscirà nei primi mesi del 2014. Ci saranno alcuni brani “classici” tratti dai primi dischi e nuove cover “alla loro maniera”.

I Krampus hanno pubblicato da poche settimane il videoclip delle canzone Paralysis e, come da inizio carriera accade loro, dividono l’audience: voi cosa ne pensate?

A sorpresa tornano i promettenti romani Oak Roots, da circa tre anni fermi dopo la realizzazione dell’ottimo The Branch Of Fate. Questa di seguito è un’anteprima caricata sulla loro pagina facebook tratta dal prossimo lavoro in studio:

Oak Roots – Break The Chains

Un’altra band di Roma cerca di farsi spazio nell’affollata scena folk metal italiana: si tratta dei Dyrnwyn, formazione attiva da settembre 2012 e che ha pubblicato il 17 dicembre di quest’anno il demo Fatherland.

I piemontesi Gotland hanno reso pubblica la bella copertina – opera di Jean-Pascal Fournier – del disco Gloria Et Morte, in uscita ad inizio 2014 (una canzone la trovate nella compilation di Mister Folk). Di seguito la tracklist: I – Proelium Aeternus – Intro, II – Courage to Die, III – A New Reign, IV – Adrianopoli, V – Guta Saga, VI – Gloria et Morte, VII – Heroic Eternity, VIII – Slaves ov the Empire, IX – Tenebræ in Urbe, X – From Ashes to a New Era – Outro, XI – The Spiritlord (Windir cover)

Gotland

Cd in arrivo anche per i laziali Korrigans, al debutto su lunga distanza. Il disco, dal titolo Ferocior Ad Rebellandum, uscirà nei primi mesi del 2014 e conterrà la seguente tracklist: 1. Proemio, 2. Latium Vetus, 3. Il Baluardo, 4. Iter Bellicum I, 5. Iter Bellicum II, 6. Corbium Capta Est, 7. Bacchanalia, 8. Ferocior Ad Rebellandum, 9. L’Animo Degli Eroi. Questo di seguito è un brano tratta dal lavoro Korrigans del 2012.

Il 4 novembre la casa editrice Crac Edizioni ha pubblicato il mio libro Folk Metal. Dalle origini al Ragnarök. Per tutte le informazioni sulle 446 pagine del volume, novità, recensioni, anteprime da scaricare, video e presentazioni future vi rimando al sito ufficiale folkmetalbook.wordpress.com oppure sulla pagina facebook.

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Forostar – Tales Of Old

Forostar – Tales Of Old

2013 – full-length – autoprodotto

VOTO: 4 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Valengår: voce, strumenti

Tracklist: 1. Tales Of Old – 2. The Might Of Odin – 3. In Time Of Blood And Fire – 4. Forlorn Desolation – 5. Asa Land – 6. Freedom – 7. Tales Of New

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La bellissima copertina del disco Tales Of Old, debutto della one man band Forostar, ha rapito il mio sguardo fin dalla prima occhiata: il quadro del pittore norvegese Hans Fredrik Gude, dal titolo Fra Hardanger, è gentile e al tempo stesso forte e intenso, dai colori dolci che trasmettono grandi emozioni.

Incuriosito dalla front cover ho deciso di ascoltare con attenzione la musica del canadese Valengår, fondatore del progetto nel 2012. La volontà del musicista sarebbe quella di suonare un viking metal crudo ma con varie sfaccettature, un po’ come – esempio da prendere con le molle – Blood Fire Death dei Bathory, con canzoni, cioè, che spaziano tra furore nordico e la delicatezza di un fuoco tiepido.

Il risultato, purtroppo (per Valengår e per gli ascoltatori), è quasi disastroso. Andando oltre la produzione casareccia e quindi carente sotto molti aspetti, fatto che di certo non pregiudica il risultato finale di un lavoro, non si può non parlare della pessima voce del polistrumentista nord americano. Il growl è profondo ma anche estremamente grezzo e approssimativo, mentre la voce pulita è stonata, forzata e inadatta a qualunque tipologia di sound.

Il bell’intro melodico cozza con la violenza dell’opener The Might Of Odin, canzone appena discreta dal riffing elementare che ha nel bridge la parte migliore con un vago flavour folk. In Time Of Blood And Fire (cover dei Nocturnal Rites) è probabilmente il brano peggiore di Tales Of Old. La musica è meno pensante del brano precedente, la chitarra crea melodie non disprezzabili e, soprattutto, il cantato è interamente in clean. Senza inutili giri di parole: Valengår è stonato e nel ritornello, dove tenta di salire di tonalità, la figura che rimedia è a dir poco imbarazzante. La successiva Forlorn Desolation ha una lunga prima parte strumentale caratterizzata da sonorità doom prima che il pianoforte faccia il suo inatteso ingresso. In pochi secondi (e con uno stacco fin troppo evidente) si torna al doom più tetro, con la cavernosa voce a rovinare alcuni dei pochi riff ben riusciti (alla My Dying Bride prima era) e l’accelerazione finale – dopo l’ennesimo brusco inserto di pianoforte – appare decisamente fuori luogo. Asa Land suona inizialmente tra Venom e Motörhead, con il quattro corde troppo alto di volume, alcuni sampler di battaglie medievali presi da qualche film e il classico vocione a creare ancora più confusione di quanto già facciano gli strumenti. Un minuto e mezzo soft introduce il brano Freedom, up tempo noioso nonostante qualche schitarrata simil thrash e dei tentativi di melodia che non portano a nulla. Chiude il disco Tales Of New, outro che vede un delicato arpeggio di chitarra avvolto dalla pioggia e dai tuoni: musicalmente la cosa migliore dell’intero cd.

Tales Of Old è un fallimento sotto ogni punto di vista. Chiaramente la produzione è il problema minore anche se è facile trovare prodotti home-made con suoni e produzioni di qualità migliore, mentre tutto il resto è completamente mal fatto. La “colpa” maggiore di Valengår è quella di aver preso il microfono e cantato, anche se va detto che un singer “vero” non avrebbe da solo salvato il debutto dei Forostar. Le canzoni sono spesso banali e confusionarie, il songwriting insufficiente e gli strumenti sono suonati in maniera approssimativa.

Da salvare non c’è nulla… se non la bella copertina!

Intervista: Sentinum

I Sentinum sono attivi dal 2006, ma sono riusciti a pubblicare solo recentemente l’EP di debutto Grace And Glory. Un lavoro che ha colpito immediatamente la neonata Nemeton Records, label che li ha messi sotto contratto. Andiamo a conoscere meglio il combo toscano…

Sentinum_logo

Il nome Sentinum proviene dalla famosa Battaglia delle Nazioni del 295 a.C.: quale motivo vi ha portato a sceglierlo?

Matteo: Volevamo un nome che potesse rappresentare in tutto e per tutto la tradizione e la storia italiana senza doversi fissare su una regione specifica e la Battaglia delle Nazioni vede scontrarsi il nascente Impero Romano con Etruschi, Sanniti, Galli e altri popoli minori; in un colpo solo di regioni ne abbiamo prese tante, e lo scontro oltre che epico è un avvenimento cardine per la storia dello stivale.

Siete attivi dal 2006 ma solo nel 2013 siete riusciti a pubblicare la vostra musica: cosa è successo in tutti questi anni?

Matteo: Molto semplicemente non riuscivamo a trovare una formazione valida e stabile. Ci son stati vari cambi di line-up alla batteria, alle chitarre e al basso… scrivevamo pezzi nostri ma succedeva sempre qualcosa che ci faceva perdere tempo e quando li riprendevamo in mano dopo mesi non ci convincevano a pieno e dovevamo rimetterci mano per migliorarli… forse sarà per questo che per quanto sia solo un EP, immagino risulti molto curato all’ascoltatore.

Walter: Colpa dei numerosi live, ma è anche colpa mia che sono un perfezionista e scrivendo le canzoni da zero, finché non sono soddisfatto al 110% non voglio proporle al pubblico. Poi, rispetto al 2006 gli strumenti e i mezzi attuali per comporre musica sono maggiori e le mie idee sono più realizzabili. Se hai sentito il cd avrai notato innumerevoli strumenti (orchestre e strumenti folk) che fino a qualche anno fa erano impossibili da inserire in un autoprodotto.

Il cd sta riscuotendo discreti consensi: soddisfatti del risultato finale e delle parole su di voi spese da recensori e appassionati?

Matteo: Voglio evitare la falsa modestia e ti confesso che le mie aspettative erano buone, per non dire alte. Poi può piacere o meno la proposta musicale, ma lo studio e la cura dietro a questo EP sono stati a dir poco maniacali, e da musicista riascoltando le canzoni ho sempre sentito che proprio malaccio non erano. È chiaro poi che si può e bisogna sempre migliorare, le critiche son ben accette.

Walter: Fa piacere essere apprezzati, siamo felici che alla gente piaccia. Anche qua torniamo al discorso sul perfezionismo, che mi frega.

L’EP contiene brani scritti negli anni passati o sono tutti “recenti”?   

Matteo: Un po’ tutte e due. Prendendo gli estremi, Unfinished Hero è molto recente ma Battle Of Sentinum è praticamente la nostra Opera del Duomo! È  nata la prima volta nel 2007 e ha visto ben tre revisioni a fondo, che in pratica l’hanno smontata e ricostruita da zero tutte le volte.

Walter: Ci sono pezzi che escono bene alla prima e basta qualche ritocco, altri invece necessitano di una riscrittura tante, troppe volte.

Da quel che si può ascoltare sul disco si direbbe che siete influenzati sia dal folk metal in stile Ensiferum che dal power della scuola teutonica. Quali sono i vostri punti di riferimento?

Matteo: Gli Ensiferum sono sempre stati per noi un punto di riferimento, abbiamo cominciato con loro cover unite a quelle di Amon Amarth, Korpiklaani e Finntroll e un po’ di quel sound penso ci sia rimasto attaccato. Il power invece è la grande passione di Walter che è il mastermind della musica dei Sentinum, come dice lui le canzoni “devono aver tiro” sennò le riscrive anche da zero ogni volta… per la gioia di tutti ma soprattutto di Daniele, il batterista.

Walter: Per dirla gretta, alla toscana, a volte sono un “palo in c**o”!

Viste le difficoltà degli anni scorsi, immagino che avrete una gran voglia di lavorare al nuovo disco e suonare in giro per l’Italia. Avete già delle canzoni pronte? Ci sono dei cambiamenti rispetto a Grace And Glory?

Matteo: Per quanto riguarda il suonare live non ce lo siamo mai fatti mancare, soprattutto in Toscana anche di spalla a grandi gruppi come Folkstone o Lunarsea. Ma siamo riusciti ad andare anche in Abruzzo (grazie a Riccardo e tutti i mitici Draugr, che purtroppo si sono sciolti) e in Emilia-Romagna. Per le canzoni nuove abbiamo già abbastanza carne al fuoco fra cui vari brani quasi pronti (Walter permettendo eheh), anche se purtroppo risiamo alle prese con un cambio di line-up dato che Alessandro, chitarrista, non fa più parte della band.

Walter: Il problema della sala prove con una chitarra sola è che non riusciamo a capire a fondo il risultato finale delle song perché suonano menomate. Capita quindi che le debba registrare nel mio piccolo studio a casa, allungando i tempi.

Come nasce una canzone dei Sentinum? Lavorate tutti insieme oppure c’è una persona che compone la maggior parte delle musiche?

Matteo: Come ti ho già accennato, il 99% delle volte l’idea parte da Walter che porta in sala prove riff più o meno completi, o addirittura canzoni quasi completamente strutturate. Da lì parte un vero e proprio cantiere che coinvolge in maniera pesante Daniele e poi dietro tutti gli altri cercando di migliorare e arricchire il tutto, compreso di cori e controcori se necessari. La stesura dei testi invece è una cosa di cui mi occupo totalmente io essendo appassionato di storia antica e antichi miti e personaggi come quelli raccontati in tutto Grace and Glory.

Walter: Lo studio a casa aiuta tantissimo !

Avete da poco annunciato la firma con la Nemeton Records: come siete giunti al contratto discografico con la giovane label?

Matteo: Per fortuna è bastato incominciare a far girare la nostra musica sulle varie piattaforme digitali per esser contattati da alcune label e agenzie di promozione fra cui abbiamo scelto la Nemeton perché ci offriva il contratto più giusto e calibrato per la nostra situazione. Ringrazio Matt Casciani di Nemeton per l’opportunità e anche gli Artaius, che ci hanno sponsorizzato direttamente in seno alla Nemeton!

Walter: Ringrazio la Nemeton per l’occasione.

Siete toscani: come vedete la scena della vostra terra e come vi rapportate con gli altri gruppi folk italiani?

Matteo: Di movimento ce n’è tanto, il metal toscano e italiano è un calderone gigantesco che ribolle in continuazione… purtroppo di gruppi ne escono molto pochi, non so se per colpa della mancanza di voglia o di fondi da parte di label e manager vari, o anche per colpa dei gruppi che come noi non riescono a vedere nella musica una professione redditizia e quindi la inquadrano e gestiscono come hobby. Diciamo anche che la situazione italiana e quel agglomerato di burocrazia chiamato SIAE non aiutano molto… Sul rapporto fra gruppi, va detto che il folk metal in Italia è una costola abbastanza giovane e per il momento il rapporto è ottimo. Speriamo che col tempo non diventi un covo di serpi e d’invidia perché tanto sarebbe comunque una guerra fra poveri.

Walter: I gruppi ci sono… mancano i mezzi per farli conoscere…

Jacopo: È anche vero che in molti casi se non ti appoggi a gruppi con nomi famosi non hai la possibilità di suonare in locali importanti.

Obiettivi per il futuro? A cosa puntate?

Matteo: Guarda, siamo un gruppo di “ragazzi” che suona per divertirsi e cerca di farlo nella maniera più professionale possibile, non puntiamo alla gloria per forza e fortunatamente di mestiere facciamo altro. Come obbiettivo primario e più immediato ci siamo prefissati la partecipazione a qualche bel festival (estivo o no che sia), possibilmente incentrato sul folk metal come il mitico Fosch Fest, o Malpaga, o Heidenfest e simili, per capirsi. Da là in poi vedremo cosa succede cercando di prendere il meglio da ogni situazione.

Walter: Suonare, suonare, suonare.

Grazie per l’intervista e in bocca al lupo per il futuro!

Matteo: Ci leggiamo su facebook, ma soprattutto ci vediamo in qualche locale! Seguiteci su http://www.sentinum.net! SKÅLL!!!

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Ulvedharr – Swords Of Midgard

Ulvedharr – Swords Of Midgard

2013 – full-length – Moonlight Records

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Ark Nattlig Ulv: voce, chitarra – Fhredreyk: chitarra – Klod: basso  – Mike: batteria

Tracklist: 1. Intro – 2. Lindisfarne – 3. Odin Father Never Die – 4. War In The Eyes Of Berserker – 5. Onward To Valhalla – 6. Beowulf & Grendel (Part I) – 7. Ymir Song – 8. The Raven’s Flag – 9. Haraldr hárfagri

ulvedharr-sword_of_midgardGli Ulvedharr sono un feroce quartetto lombardo, per la precisione di Clusone, vicino Bergamo, autore di un death/thrash a tinte nordiche grezzo e bastardo. La band si forma nel febbraio 2011 sotto la guida del cantante/chitarrista Ark Nattlig Ulv e nel giugno dell’anno successivo pubblica il primo lavoro, un EP dal titolo Viking Tid contenente quattro brani. Pochi mesi più tardi è l’ora del debutto su lunga distanza: Swords Of Midgard, edito dalla recentemente scomparsa Moonlight Records, è un cd crudo, con canzoni dal gran tiro e all’apparenza poco elaborate. Notizia recente è l’ingresso della formazione nord italiana nel roster della neonata Nemeton Records.

Dopo il bel minuto di Intro, finalmente “vero” e suonato dai musicisti, che introduce nel vero senso della parola alla prima vera mazzata dell’album, si parte con Lindisfarne, veloce e dinamica canzone death/thrash di buona fattura e dal songwriting ispirato. Sicuramente gli Ulvedharr non sono dei campioni di originalità, e stando alla musica di Swords Of Midgard viene da pensare che i ragazzi non la cerchino a tutti i costi, concentrandosi maggiormente sulla potenza del metal estremo di venti anni fa, quella potenza che scatenava l’inferno sul palco e faceva venire il mal di collo agli ascoltatori: esattamente quel che succede con i brani di questo disco. Altro momento ispirato è rappresentato da Odin Father Never Die, dove tutto gira alla perfezione e il risultato è un tuffo nel metal che dava importanza alla qualità delle canzoni, curando di meno altri aspetti oggi diventati, purtroppo, fondamentali. Il bel riff portante di War In The Eyes Of Berserker ci riporta alle sonorità di Possessed e Slayer, con un tocco di ignoranza italiana e la voce di Ark Nattlig Ulv che calza a pennello con questo tipo di sonorità. Onward To Valhalla si differenzia dalle precedenti composizioni grazie al ritornello che sembra studiato per riscuotere successo in sede live. Sesta traccia in scaletta è Beowulf & Grendel (Part I), con i suoi oltre sette minuti di durata e un’atmosfera battagliera ed epica che può ricordare alcune cose dei mai troppo elogiati Doomsword. Ospite assai gradito è Lore dei Folkstone, cantante che si differenzia non poco per stile vocale da Ark, creando in questo modo un bel contrasto dalla buona riuscita sonora. Ymir Song è forse la canzone meno ispirata del disco, o forse ha solo la colpa di venire dopo l’apoteosi dell’epicità svedese della traccia precedente. Da menzionare, comunque, la partecipazione come ospite di Elisa “Lily” Stefanoni, cantante degli Evenoire. The Raven’s Flag unisce scorribande thrash a momenti meno frenetici e più oscuri, un chiaroscuro ulteriormente accentuato dagli stacchi di chitarra e da un lavoro ritmico (chitarre e basso/batteria) che incute terrore. Ultima canzone in scaletta è Haraldr Hárfagri, canzone che tratta del primo re della Norvegia, meglio conosciuto come Harald Bellachioma. Musicalmente gli Ulvedharr si muovono sul “solito” campo fatto di marciume death, riff pachidermici e accelerazioni brutali. A impreziosire un brano già di suo positivo la presenza alla voce di Davide “Pagan” Cicalese dei Furor Gallico e della Stefanoni nei ritornelli.

La produzione è semplicemente deliziosa: i suoni sono sporchi e grezzi, non c’è spazio per ritocchi digitali e altre porcherie. La batteria di Mike è sincera e crudele, le chitarre sono rozze che è un piacere, e tutto risulta ancora più sincero se si pensa che, nonostante le possibilità di fregare l’ascoltatore con pochi click, gli Ulvedharr decidono la via della trasparenza. Come su disco suonano dal vivo, nessuna sorpresa in negativo, anzi, in sede live l’ignoranza dei quattro musicisti è ancora più imponente.

Swords Of Midgard è un cd in grado di rendere felici gli appassionati del death metal svedese che non disdegnano le sfuriate thrash e le tematiche legate al mondo vichingo. Un bel debutto in your face che sicuramente renderà orgogliosi i maestri Unleashed. Si parla tanto (recensioni, forum ecc.) di influenze musicali vere o presunte tralasciando il fatto che gli Ulvedharr mettono nella loro musica tutta la passione e la sincerità, sputando sangue per un debutto in grado di soddisfare gli amanti di queste sonorità.

Onward To Valhalla: la strada intrapresa dagli Ulvedharr è quella giusta!

Intervista: Equilibrium

Gli Equilibrium sono una delle band con maggiore visibilità in ambito folk metal. Autori di tre dischi che hanno conquistato i cuori di tantissimi ragazzi, si apprestano a registrare il quarto full lenght (previsto per il 2014) e propongono un antipasto non male come l’EP Waldschrein. Il batterista Hati si è mostrato molto gentile e loquace nello rispondere sia alle domande musicali (Equilibrium, Krampus e Viscera Trail) che a quelle più personali. Buona lettura!

Un ringraziamento a Claudia Ithil per la traduzione dell’intervista.

SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION!

Hati

Iniziamo parlando di te: come ti sei avvicinato alla batteria e all’heavy metal?

L’heavy metal è entrato nella mia vita quando avevo circa otto anni. Era un’altra sera qualunque e stavo facendo zapping tra i canali e capitai su  MTV (che trattava effettivamente musica allora, e non i reality o i programmi che propone oggi). Comunque, quando presi il canale MTV c’era un live dei Pantera. Non avevo idea di cosa stessi guardando ma ho visto Dimebag Darrell con la sua chitarra straordinaria e i capelli lunghi come un ninja e quell’immagine per me era affascinante e probabilmente la cosa più straordinaria che avessi visto fino ad allora nella mia vita! Da allora ho solo voluto esplorarla anche se non ero mai stato vicino alla musica… è stata solo questa immagine forte e potente ad avere un forte  impatto su di me. da allora sono stato risucchiato e ho sviluppato una vera passione per questa musica. Cosi per la batteria, quando ero al settimo anno avevo questa “nuova classe” nella scuola media aperta per gli studenti eccellenti con “orientamento musicale” e fui accettato. Dovevamo scegliere uno strumento e anche prendere parte nell’orchestra locale… e quando ho visto tutti gli strumenti ho detto “fanculo questa merda, non suonerò una cazzo di tuba o una tromba”, cosi batteria/percussioni erano effettivamente l’opzione naturale per me come ho realizzato che ad un certo punto avrei potuto suonare metal con essa J

Cosa sognavi quando hai iniziato a suonare? Semplicemente suonare con gli amici, diventare famoso, andare in tournée per il mondo con il tuo gruppo?

Per me è stata la prima volta in cui sono salito su un palco per suonare con una band credo. La sensazione, l’energia, l’eccitazione e le vibrazioni che ho avuto prima, durante e dopo lo show erano incredibili e sapevo che era ciò che avrei voluto fare nella vita più a lungo che potessi e per quanto possibile. Non pensavo all’essere famoso (ancora penso di non esserlo). La prima band con la quale ho suonato era una band alternative metal con una cantante femminile, NON ESATTAMENTE il mio ideale ma potrei ancora divertirmi molto a suonare le canzoni. Dopo questa band mi sono unito ai Viscera Trail con i quali ancora suono oggi. È una band brutal death/grind e mi piacciono molto il death e il brutal perciò direi che è stata la “prima volta” in cui ho suonato ciò che sognavo. Ho ancora questa fantasia di andare in scena con un corpse paint totale e suonare raw black metal in un fiordo in Norvegia (mi piace molto anche il black metal) ma credo resterà solo una fantasia J

Suoni con gli Equilibrium dal 2010 e tra pochi mesi uscirà il nuovo album della band, il primo con te come batterista: emozionato? Csa provi quando ci pensi?

Sì, suono con gli Equilibrium dal 2010 ma non ho mai registrato la batteria per la band. Quando sono entrato loro avevano finito le registrazioni di batteria per Rekreatur e la scadenza per consegnare l’album finito alla Nuclear Blast era già molto vicino per cui semplicemente non c’era tempo per ri-registrarlo. Per Waldschrein non ho registrato la batteria dato che era stata stabilita da René (chitarrista e compositore). Per la prossima uscita degli Equilibrium il piano non è ancora del tutto chiaro per quanto riguarda le registrazioni di batteria. Può darsi che saranno di nuovo assegnate a René a causa di alcuni vincoli e altre circostanze perciò è ancora un mistero, vediamo cosa succederà!

Waldschrein è il classico EP “antipasto” del disco stesso. Mi è piaciuto perché c’è un po’ di tutto  (vecchie canzoni, anteprime ecc.): puoi dirci qualcosa del nuovo CD in uscita nel 2014?

Innanzitutto sono felice di sentire che ti è piaciuto Waldschrein. È stato un EP di successo considerando che ai fan e a molta gente è piaciuto perciò credo sia una buona indicazione che i nostri fan apprezzano ciò che stiamo facendo e ancora hanno fede e credono negli Equilibrium. Inoltre è sicuro che saranno più che felici con l’album completo in arrivo! Posso dirti molte cose riguardo il nuovo album ma queste sono solo parole insignificanti. Penso sia meglio lasciare un po’ di mistero e lasciare che l’attesa, l’anticipazione e l’immaginazione dei fan facciano il lavoro J

Qual è il disco degli Equilibrium che preferisci? Turis Fratyr, Sagas o Rekreatur?

Hmm… è difficile, ciascun album ha la sua unicità e ognuno per me riguarda un diverso periodo di tempo con diverse emozioni e sensazioni che mi vengono in mente se li ascolto, ma se dovessi sceglierne solo uno andrei probabilmente su Sagas.

Qual è la tua posizione negli italiani Krampus? Mesi fa sei stato presentato come il nuovo batterista, ma a luglio Merlin Sutter degli  Eluveitie ha registrato due nuove canzoni, perché?

Per quanto riguarda i Krampus è una “triste storia” e le ragioni sono tempo e logistica. Perciò fondamentalmente non suono nel Krampus benché siamo ovviamente buoni amici e abbiamo buoni rapporti. È finita in modo davvero amichevole e professionale dato che entrambe le parti hanno realizzato che non fosse fattibile date le circostanze. Merlin ha fatto un gran lavoro con le nuove canzoni e mi piace davvero il risultato! Credo che cresceranno e avranno il riconoscimento che meritano!

Sicuramente hai sentito la canzone Paralysis messa online dalla band a settembre, che ha provocato diverse reazioni: chi apprezza il sound moderno metalcore del pezzo e chi li accusa di non doversi etichettare come “folk metal band”. Cosa ne pensi?

Beh, come ho detto prima, mi piace la nuova direzione dei Krampus. Penso sia più spingente ed effettivamente “moderna”. Penso che le band abbiano bisogno di evolversi, di scoprirsi e reinventarsi nel tempo, e non solo suonare ciò che le persone si aspettano che suonino. I Krampus hanno mantenuto gli “elementi folk” ma hanno aggiornato la loro musica con un’attitudine differente e, a mia umile opinione, più matura. So che ne sono contenti e questa è la cosa più importante.

Cos’è per te il folk metal?

Non penso di avere una definizione di “folk metal” e ad essere onesto non sono uno di quei grandi fan di tutte queste definizioni. La parola “folk” deriva dal tedesco e significa “popolo”… credo che quando si parla di musica “folk” o “world music” si associa alla musica “autentica” nel senso che differenti nazioni con diverse storia/cultura/lingua ecc. hanno i loro temi e argomenti di cui hanno raccontato e cantato attraverso il tempo usando i loro strumenti “autentici” e le loro melodie distinte. Quando combini QUESTO con ciò che conosciamo come metal, ottieni (credo) il Folk Metal.

Questa è probabilmente la più grande stronzata che io abbia mai detto,  eheh…

Suoni anche con la band brutal Viscera Trail della tua terra natale, Israele. Come suoni in tre gruppi in tre diversi Paesi?

Come sappiamo da ora non ci sono i Krampus in questa equazione. Viaggio molto per suonare con gli Equilibrium perciò in questo senso è abbastanza impegnativo ma fattibile. Avere due band attive può essere una rottura a volte, ma ne vale decisamente la pena! Mi piace suonare cose diverse con persone diverse, penso che mi arricchisca e dia un po’ più gusto alle cose. Effettivamente ho un altro progetto che sarà pubblicato il prossimo anno e per di più sono anche uno studente perciò… yeah… sono un’ape laboriosa 🙂

Suoni in gruppi molto diversi tra loro: suppongo, quindi, che tu abbia gusti musicali abbastanza ampi, non è cosi? Quali sono i generi e i gruppi che ascolti di più?

È vero, effettivamente può piacermi pressoché qualunque genere di musica, mi piace essere mentalmente aperto sulla musica e sulle cose in generale. Penso sia una questione di atteggiamento nella vita. Per esempio probabilmente non ascolterei Beyonce da solo a casa ma potrebbe piacermi la sua musica se viene messa da qualche parte. L’atteggiarsi ad essere oscuro e malefico è morta anni fa… ad essere giusto ascolto solo metal per la maggior parte del tempo e dovrei dire che dopo tutti questi anni ad ascoltare ciò che c’è li fuori dovrei dire che sono un tipo più che orientato al “death & brutal metal” o “extreme metal”. Mi piacciono quasi tutti i generi metal ma penso che death/brutal siano un po’ al di sopra 🙂

Quali sono i batteristi che ammiri di più e chi ti ha ispirato da giovane?

A dirti la verità ci sono TANTI batteristi superbi ed eccellenti lì fuori. Siamo influenzati da tutto ciò che facciamo o esperiamo nella vita e la musica e i batteristi rientrano in questa categoria e perciò credo ce ne siano molti!!! Non sono mai stato troppo colpito dai batteristi metal, non perché non siano bravi, alcuni sono veri animali! Ma sono più influenzato da drummer creativi e groovy come i batteristi latini, gospel e funk. Blasting, grinding, fast doubles e tecniche folli super duper non sono mai state il mio obiettivo. È solo un significato e non lo scopo in sé. So che è strano, lo dico io che suono con una band brutal death metal, ma di nuovo come ho detto, essere veloce e avere una buona tecnica sono i soli strumenti che un batterista ha.

Potendo scegliere una delle tue band preferite, con chi suoneresti?

Se intendi con quale band suonerei se me ne fosse data la possibilità dovrei andare per i Metallica… perché…. fottuti Metallica… penso non ci sia nemmeno il minimo bisogno di spiegare il cazzo di motivo 🙂

Ora sei un batterista conosciuto nella scena folk metal, ma chi è Hati nella vita di tutti i giorni? Hai hobby e passioni al di fuori della musica?

Beh, direi che Hati è un tipo davvero semplice… 🙂 Mi piace andare fuori con gli amici, mi piace fare surf in ogni momento dato che vivo molto vicino alla spiaggia. Ho fatto karate per diversi anni e sono cintura nera, quindi sono effettivamente un ninja part time… mi piace fare sport e sono nella healty nutrition. a parte il fatto che sono anche uno studente, questo è il mio terzo e ultimo anno spero di avere io mio B.A il prossimo ottobre e allora potrò aggiungere anche il titolo “brillante” al mio curriculum, eheh!

Grazie per l’intervista, hai un messaggio per i fan italiani?

Beh il mio messaggio generale al mondo sarebbe “tette”  e poiché l’Italia è parte del mondo dirò “tette” ora come messaggio all’intera nazione italiana. A parte questo, vorrei ringraziarvi tutti ovviamente per il supporto! Senza persone come voi, io e le mie band saremmo davvero persone sole, depresse e sole, eheh!

U rock,

Hati loves u !

Equilibrium

ENGLISH VERSION:

Let’s start talking about you: how did you get the drums and heavy metal?

Well heavy metal came into my life when I was about 8 I guess. It was just another random evening and I was just zapping through the channels and then I got to MTV (which was actually about music back then and not about reality and similar trashy pop culture shows it has today). Anyway, when I got to the MTV channel there was a live gig of Pantera. I had no idea what I was watching but I saw Dimebag Darrell with his cool guitar and long hair shredding like a ninja and that image to me was enchanting and probably the coolest thing I saw until that point in my life! From then on I just wanted to explore it even though I didn’t even get the music… it was just this strong and powerful image that had a strong impact on me. Since then I just got sucked into it and developed a true passion for this music. As for drums, when I was in the 7th grade we had this “new class” at middle school that was opened for excel students with an “orientation to music” and I got accepted. We had to choose and instrument and also take part in the local orchestra… so when I saw all the instruments I said “fuck that shit, I’m not gonna play a fucking Tuba or a Trumpet” so drums/percussions were actually the natural option for me as I realized I could play metal at some point with it J

When did you start playing what you dreamed? Simply play with friends, become famous, touring the world with your band?

For me it was the first time I went on stage playing with a band I guess. The feeling, the energy, the excitement and the vibes I got before, during and after the show was incredible and I knew that it’s what I would like to do in life as long as I can and as much as I can. I didn’t think about being famous (which I still think I’m not). The first band I played with was an alternative metal band with a female singer actually, not EXACTLY my cup of tea but I could still enjoy playing the songs very much. After this band I joined Viscera Trail which I still play there today. It’s a brutal death/grind band and I like death metal and brutal very much so I would say this was the “first time” that I got to played what I dreamed about. I still have this fantasy of going on stage with a full corpse paint and play raw black metal inside a cave in Norway (as I like Black metal very much as well) but I guess it will just stay as a fantasy J

You play with Equilibrium since 2010 and in a few months will be released the band’s new album, the first with you as drummer: excited? What sensations do you feel when you think about it?

Yes, I play with Equilibrium since 2010 but I never recorded drums for the band. When I joined it was just after they finished with the drum recordings for Rekreatur and the deadline for delivering the finished album to the Nuclear Blast was already very close so there was simply no time to re-record it. For Waldschrein I didn’t record the drums as they were programmed by René (guitarist and composer). As for the next release of Equilibrium the plan is still not entirely clear about the drum recordings. It could be that they will be programmed as well by René due to some constraints and other circumstances so it is still a mystery, let’s see how things will develop!

Waldschrein is the classic EP “appetizer” of the disc itself. I liked it because there is a bit ‘of everything (old songs, previews etc..). Can you tell something about the new CD coming out in 2014?

First of all I’m glad to hear u liked Waldschrein. It was a successful EP concerning the fans and a lot of people liked it so I guess it’s a good indication that our fans like what we our doing and still have the faith and believe in Equilibrium. Moreover we can be assured that they will be more than happy with the upcoming full album! I can tell you a lot of things about the new album but these are just meaningless words. I think it is better to leave it a bit mysterious/unrevealed and let the wait, anticipation and the fans imagination do the work 🙂

What is the Equilibrium’s disc that you prefer? Turis Fratyr, Sagas or Rekreatur?

Hmm… that’s a hard one, every album has its own uniqueness and each and every album for me relates to a different period of time with different emotions and feelings that come to my mind as I listened to it but if I will have to choose only one I would probably go with Sagas.

What is your position in the Italian Krampus? Months ago you were presented as the new drummer, but in July Merlin Sutter of Eluveitie recorded two new songs, why?

Regarding Krampus it is kind of a “sad story” and the reasons for that are time and logistics. So basically I’m not playing with Krampus though we are of course still good friends and have good contacts. It ended in a very friendly and professional manner as both sides realized it can’t be done under the circumstances. Merlin did a great job with the new songs and I really like the outcome! I believe they will get bigger and have the recognition they deserve!

Surely you’ve heard the song Paralysis put online by the band in September, provoking reactions which are very different: those who appreciate modern metalcore sound of the song and who accuses you of not having to label as “folk metal band.” What do you think?

Well as I said before, I like the new Krampus direction. I think it’s more kicking and indeed “modern”. I think bands need to evolve, discover and re-invent themselves along the time and not just play what other people expect from them to play. Krampus did maintain the “folk elements” but upgraded their music with a different and to my humble opinion more mature attitude. I know they are happy with it and that’s the most important thing.

What is, for you, the folk metal?

I don’t think I have a definition for “folk metal” and to be honest I’m also not that of a big fan of all these definitions. The word “folk” derived from German which mean “people”. I guess when one talks about “folk music” or “world music” it is being connected to “authentic music” in the sense of different nations with different history/culture/language etc. have their own themes and topics they talked and sang about throughout the times using their own “authentic” instruments and their own distinguished melodies. When you combine THIS with what we know as “metal” u get (I guess) Folk Metal.

That is probably the biggest bullshit I’ve ever said, hehe…

You play even with the brutal band Viscera Trail of your homeland, Israel. How do you play in three groups of three different countries?

So as we know by now there is no Krampus in that equation. I do travel a lot to play with Equilibrium so in that sense it is quite challenging but doable. Having two active bands can be a pain in the ass sometimes but it’s definitely worth it! I enjoy playing different stuff with different people, I think it only enriches me and spice things a bit more. I actually have another Project than hopefully will be published next year and on top of that I’m also a student so…. yeah….. I’m a busy bee 🙂

You play in groups very different from each other, I suppose, then, that you have rather broad taste in music, is it? What are the kinds and groups who listen to the most?

It is true… I actually can enjoy almost every type of music as I like to be open minded about music and about things in general. I think it’s a matter of attitude in life. For example I would probably not listen to Beyonce alone at home but I can enjoy her music if it is being played somewhere. The pose of being all dark and evil died years ego… To be fair I listen only to metal probably most of the time and I would have to say that after all these years of listening to most of what is out there I would have to say I’m more of a “death & brutal metal” or “extreme metal” oriented kind of guy. I like almost of metal genres but I think death/brutal is a bit above all 🙂

What are the drummers that you most admire and who inspired you as a young man?

That’s a question I get quite a lot and to tell you the truth there are A LOT of superb and excellent drummers out there. We are being influenced by almost everything that we do or experience in life so also music and drummers fall into that category so I guess there are a lot! I was never too impressed by metal drummers… not because they are not good, some of them are fucking animals! But I was more influenced by creative and groovy drummer such as Latin drummers, Gospel drummers, Funk drummers etc… Blasting, grinding, fast doubles and super duper crazy techniques were never my goal. It’s just a meaning to an end and not the purpose itself. I know it’s weird I say it as I play with a brutal death metal band but still as I said, being fast and have a cool technique are only tools a drummer have.

By being able choose one of your favorite bands, how would you like to play?

If you mean with which band would I like to play given the opportunity I would have to go with Metallica… because dude….  fucking Metallica… I think there is not even a small need to explain fucking why 🙂

Now you are a well-known drummer in the folk metal scene, but who is Hati every day? Do you have hobbies and passions outside music?

Well, I would say Hati is a very basic kind of guy… 🙂 I like to chill out with friends, I like to surf every now and then as I live very close to the beach. I used to practice karate for many years and I have a black belt so I’m actually a part time ninja. I like to do sports very much and I’m into healthy Nutrition. Apart from that I’m also a student, this is my third and last year so hopefully I will have my B.A by next October and then I will be able to add the title “smart ass” to my resume as well, eheh!

Thank you for the interview, do you have a message for your italian fans?

Well my general message to the world would be “boobs” and since Italy is part of the world I will totally say boobs now as a message to the entire Italian nation. Apart from that I would like to thank you all of course for your support!  Without people like you, me and my bands would be probably very lonely, depressive and boring people, eheh!

U rock,

Hati loves u !

Hati_

Pics by Sunvemetal (facebook.com/Sunvemetal)

Otyg – Älvefärd

Otyg – Älvefärd

1998 – full-length – Napalm Records

Voto: CAPOLAVORO – Recensore: Mr. Folk

Tracklist: 1. Huldran – 2. I Trollberg Och Skog – 3. Älvadimmans Omdaning – 4. Ulvskrede – 5. Fjällstorm – 6. I Höstlig Dräkt – 7. Myrdingar – Martyrium – 8. Allfader Vise – 9. Fjälldrottningens Slott – 10. Trollpiskat ödemarksblod – 11. Draugen – 12. Skymningsdans

Formazione: Vintersorg: voce, chitarra – Mattias Marklund: chitarra – Samuel Norberg: scacciapensieri – Daniel Fredriksson: basso, chitarra acustica – Cia Hedmark: violino, voce – Stefan Strömberg: batteria

otyg-alvefard

La storia degli Otyg inizia in Svezia nel 1995, quando il giovane Andreas Hedlund, in arte Vintersorg, decide di formare un gruppo insieme a Mattias Marklund (chitarra, in seguito suo fido chitarrista nei Vintersorg) e Stefan Strömberg alla batteria. Intenzione della band è quella di unire le passioni per l’heavy metal e le antiche tradizioni scandinave in un unico progetto, oggi semplificabile in appena un paio di parole: folk metal.

La band incide tre demo su cassetta, gli ultimi due (I Trollskogens Drömmande Mörker e Galdersång Till Bergfadern) inviati alle case discografiche, tra le quali l’austriaca Napalm Records, etichetta da sempre con un occhio di riguardo per la scena folk-viking europea, abile a far sua una band destinata a rimanere nella storia e che porta ad esordire nel marzo 1998. Il primo demo, Bergtagen (“Preso dalla montagna”, ovvero il bergtagning, quando una persona veniva rapita da un troll e condotta nel monte) del 1995 è stato stampato in poche copie distribuite tra amici e appassionati.

Il debutto degli Otyg è un blocco granitico, tosto ma al tempo stesso delicato, massiccio eppure estremamente eterogeneo nelle sfumature delle varie composizioni. Le canzoni, che sono tutte piuttosto brevi (solamente I Hostlig Draky supera i quattro minuti di durata) suonano vagamente simili, ma al contrario di quel che succede di solito, ovvero annoiare, in Älvefärd ciò si dimostra un fattore positivo, rendendo l’album bello compatto. Musicalmente parlando si può dire che ad una base di musica folk (nel senso di “popolare”) si aggiunge la componente metal, in realtà sempre abbastanza tranquilla e al servizio degli strumenti tradizionali quali arpa, violino e flauto. Il risultato è assolutamente strabiliante per freschezza, originalità (considerate l’anno di uscita) e gusto, e il fatto che, ad oltre quindici anni dall’uscita di Älvefärd, ancora tantissima gente attende e spera in un ritorno sulle scene del gruppo di Skellefteå – annunciato nel 2012 ma ancora lontano dal concretizzarsi -, rende l’idea dell’importanza storica che gli Otyg hanno. E poi c’è lui, il Genio scandinavo Andreas Hedlund, Vintersorg in ambito musicale (Vintersorg, Borknagar e Cronian vi dicono niente?). La sua voce è potente, profonda, evocativa, epica come non mai, perfetta per il sound degli Otyg, così fieramente scandinavo.

Come già spiegato, Älvefärd (“Corteo Di Elfi”) è da prendere come un blocco unico, possibilmente da ascoltare tutto d’un fiato, anche se alcune canzoni spiccano maggiormente rispetto altre. È il caso di Fjällstorm, con quell’inizio voce-violino strepitoso che ogni volta fa venire i brividi: è forse il miglior esempio per spiegare, in poco più di tre minuti, la musica degli Otyg, ovvero un ensemble estremamente semplice e infinitamente emozionante. L’opener Huldran si fa notare per il bell’impatto e la voce della violinista Cia Hedmark (poi in seguito nei Casket Casey insieme ad altri membri degli Otyg), mentre la conclusiva Skymningsdans si identifica, dopo un’intro di chitarra acustica, per la sua “romanticità”. L’inizio di Myrdingar – Martyrium è più frizzante degli altri, con le chitarre di Mattias Marklund e Vintersorg un pochino più intraprendenti e un bel solo di flauto a metà brano, mentre Draugen è una canzone quasi allegra (siamo però ben lontani dalle scorribande alcoliche dei Korpiklaani), caratterizzata da un ritornello immediato ed efficace. In verità ogni brano di Älvefärd è dotato di un chorus di buona fattura, prova tangibile che i ragazzi hanno lavorato sodo in sala prove, dedicandosi in particolar modo al perfezionamento degli stessi.

Il violino di Cia ha un ruolo fondamentale nel sound del gruppo, essendone il motore trainante, cuore e anima dei vari episodi; bravissima la musicista nel capire quando lavorare sporco rimanendo in secondo piano e quando lanciarsi tra i riflettori della scena con le soluzioni più adatte per il bene del gruppo. Le melodie create dalla Hedmark, spesso accompagnate di pari passo dal vocione severo di Vintersorg, sono la vera arma vincente del disco: uno stile che ha prodotto tantissimi tentativi d’imitazione, nessuno dei quali però in grado di competere con lo stile e il sentimento degli Otyg.

Fondamentale il legame musica/testi: la natura e il folklore sono il tema delle lyrics, con l’unica eccezione rappresentata da Allfader Vise, dove si parla di Odino. Älvadimmans Omdaning, I Höstlig Dräkt, Skymningsdans e Fjällstorm raccontano in maniera romantica la magia della natura:

Ensligt land
Vid himlabrynets rand
Där tysta furor tyngda står av trolska vemodsband
Fjällets gnom
Betyngd i ålderdom
I bergets valv, vindens alv
Rik i fattigdom

(Terra solitaria – Sull’orlo del bordo del cielo – Dove pini silenziosi stanno oppressi da magici legami di tristezza – Lo gnomo della montagna – Appesantito dall’età – Nella volta della montagna, l’elfo del vento – Ricco in povertà)

mentre Huldran, Draugen e Myrdingar – Martyrium rielaborano antiche storie di folklore:

Dvärglika siluetter åp torvmossen sig rest
Den drömska tordönstämma i dunkelheten väser hest
I pigsolsbarnens skuggvärld brinner vredesmod
De bryta barriären skall och spilla den skyldiges blod

(Figure nane si alzano dalla torbiera – La voce sognante del tuono nell’oscurità sibila rauca – Nel mondo d’ombre dei figli della luna brucia la rabbia – Loro romperanno le barriere e verseranno il sangue del colpevole)

La copertina, il disegno sul cd e un’altra immagine dell’artwork sono quadri del grandioso pittore norvegese Theodor Kittelsen, mentre dell’aspetto grafico del booklet se ne è occupato Jens Ridén, famoso soprattutto per le sue doti canore: cantante dei blacksters Naglfar fino al 2005, è il frontman dei vichinghi Thyrfing dal 2007, con i quali ha pubblicato due ottimi lavori.

Altro fattore importante nel sound del combo svedese sono le atmosfere create, non direttamente riconducibili ai singoli strumenti, ma scaturite dall’unione di tante piccole parti che, una volta convogliate in un unico flusso sonoro, si trasformano nelle grandi emozioni che permeano l’ascolto. I quarantadue minuti del disco scorrono difatti fluidi e senza intoppi, tranquillizzando il mio animo spesso agitato e portandomi in armonia con il verde che – per fortuna – mi circonda. Älvefärd mi fa “vedere” un bel prato in primavera dalla cima di una montagna non troppo alta: l’erba giovane stringe amicizia con i fiori che timidamente si affacciano attratti dal calore di un sole che finalmente ha allontanato la gelida aria invernale. Su questo prato corrono dei ragazzi e si dirigono verso la valle, dove le persone adulte stanno iniziando a lavorare la terra, augurandosi che il tempo sia clemente e il raccolto proficuo. In questo quadretto rurale di fine ‘800, grazie a questo vero e proprio classico del folk metal, mi sento come quei fiori dai colori delicati (bianco, giallo e lilla) che si affacciano alla vita con calma e curiosità, attratti dall’amore potente del sole.

Mi emoziono quindi, ed è la cosa più bella che la musica possa fare.

Traduzione dei testi ad opera di Luca Taglianetti.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.