Otyg – Älvefärd

Otyg – Älvefärd

1998 – full-length – Napalm Records

Voto: CAPOLAVORO – Recensore: Mr. Folk

Tracklist: 1. Huldran – 2. I Trollberg Och Skog – 3. Älvadimmans Omdaning – 4. Ulvskrede – 5. Fjällstorm – 6. I Höstlig Dräkt – 7. Myrdingar – Martyrium – 8. Allfader Vise – 9. Fjälldrottningens Slott – 10. Trollpiskat ödemarksblod – 11. Draugen – 12. Skymningsdans

Formazione: Vintersorg: voce, chitarra – Mattias Marklund: chitarra – Samuel Norberg: scacciapensieri – Daniel Fredriksson: basso, chitarra acustica – Cia Hedmark: violino, voce – Stefan Strömberg: batteria

otyg-alvefard

La storia degli Otyg inizia in Svezia nel 1995, quando il giovane Andreas Hedlund, in arte Vintersorg, decide di formare un gruppo insieme a Mattias Marklund (chitarra, in seguito suo fido chitarrista nei Vintersorg) e Stefan Strömberg alla batteria. Intenzione della band è quella di unire le passioni per l’heavy metal e le antiche tradizioni scandinave in un unico progetto, oggi semplificabile in appena un paio di parole: folk metal.

La band incide tre demo su cassetta, gli ultimi due (I Trollskogens Drömmande Mörker e Galdersång Till Bergfadern) inviati alle case discografiche, tra le quali l’austriaca Napalm Records, etichetta da sempre con un occhio di riguardo per la scena folk-viking europea, abile a far sua una band destinata a rimanere nella storia e che porta ad esordire nel marzo 1998. Il primo demo, Bergtagen (“Preso dalla montagna”, ovvero il bergtagning, quando una persona veniva rapita da un troll e condotta nel monte) del 1995 è stato stampato in poche copie distribuite tra amici e appassionati.

Il debutto degli Otyg è un blocco granitico, tosto ma al tempo stesso delicato, massiccio eppure estremamente eterogeneo nelle sfumature delle varie composizioni. Le canzoni, che sono tutte piuttosto brevi (solamente I Hostlig Draky supera i quattro minuti di durata) suonano vagamente simili, ma al contrario di quel che succede di solito, ovvero annoiare, in Älvefärd ciò si dimostra un fattore positivo, rendendo l’album bello compatto. Musicalmente parlando si può dire che ad una base di musica folk (nel senso di “popolare”) si aggiunge la componente metal, in realtà sempre abbastanza tranquilla e al servizio degli strumenti tradizionali quali arpa, violino e flauto. Il risultato è assolutamente strabiliante per freschezza, originalità (considerate l’anno di uscita) e gusto, e il fatto che, ad oltre quindici anni dall’uscita di Älvefärd, ancora tantissima gente attende e spera in un ritorno sulle scene del gruppo di Skellefteå – annunciato nel 2012 ma ancora lontano dal concretizzarsi -, rende l’idea dell’importanza storica che gli Otyg hanno. E poi c’è lui, il Genio scandinavo Andreas Hedlund, Vintersorg in ambito musicale (Vintersorg, Borknagar e Cronian vi dicono niente?). La sua voce è potente, profonda, evocativa, epica come non mai, perfetta per il sound degli Otyg, così fieramente scandinavo.

Come già spiegato, Älvefärd (“Corteo Di Elfi”) è da prendere come un blocco unico, possibilmente da ascoltare tutto d’un fiato, anche se alcune canzoni spiccano maggiormente rispetto altre. È il caso di Fjällstorm, con quell’inizio voce-violino strepitoso che ogni volta fa venire i brividi: è forse il miglior esempio per spiegare, in poco più di tre minuti, la musica degli Otyg, ovvero un ensemble estremamente semplice e infinitamente emozionante. L’opener Huldran si fa notare per il bell’impatto e la voce della violinista Cia Hedmark (poi in seguito nei Casket Casey insieme ad altri membri degli Otyg), mentre la conclusiva Skymningsdans si identifica, dopo un’intro di chitarra acustica, per la sua “romanticità”. L’inizio di Myrdingar – Martyrium è più frizzante degli altri, con le chitarre di Mattias Marklund e Vintersorg un pochino più intraprendenti e un bel solo di flauto a metà brano, mentre Draugen è una canzone quasi allegra (siamo però ben lontani dalle scorribande alcoliche dei Korpiklaani), caratterizzata da un ritornello immediato ed efficace. In verità ogni brano di Älvefärd è dotato di un chorus di buona fattura, prova tangibile che i ragazzi hanno lavorato sodo in sala prove, dedicandosi in particolar modo al perfezionamento degli stessi.

Il violino di Cia ha un ruolo fondamentale nel sound del gruppo, essendone il motore trainante, cuore e anima dei vari episodi; bravissima la musicista nel capire quando lavorare sporco rimanendo in secondo piano e quando lanciarsi tra i riflettori della scena con le soluzioni più adatte per il bene del gruppo. Le melodie create dalla Hedmark, spesso accompagnate di pari passo dal vocione severo di Vintersorg, sono la vera arma vincente del disco: uno stile che ha prodotto tantissimi tentativi d’imitazione, nessuno dei quali però in grado di competere con lo stile e il sentimento degli Otyg.

Fondamentale il legame musica/testi: la natura e il folklore sono il tema delle lyrics, con l’unica eccezione rappresentata da Allfader Vise, dove si parla di Odino. Älvadimmans Omdaning, I Höstlig Dräkt, Skymningsdans e Fjällstorm raccontano in maniera romantica la magia della natura:

Ensligt land
Vid himlabrynets rand
Där tysta furor tyngda står av trolska vemodsband
Fjällets gnom
Betyngd i ålderdom
I bergets valv, vindens alv
Rik i fattigdom

(Terra solitaria – Sull’orlo del bordo del cielo – Dove pini silenziosi stanno oppressi da magici legami di tristezza – Lo gnomo della montagna – Appesantito dall’età – Nella volta della montagna, l’elfo del vento – Ricco in povertà)

mentre Huldran, Draugen e Myrdingar – Martyrium rielaborano antiche storie di folklore:

Dvärglika siluetter åp torvmossen sig rest
Den drömska tordönstämma i dunkelheten väser hest
I pigsolsbarnens skuggvärld brinner vredesmod
De bryta barriären skall och spilla den skyldiges blod

(Figure nane si alzano dalla torbiera – La voce sognante del tuono nell’oscurità sibila rauca – Nel mondo d’ombre dei figli della luna brucia la rabbia – Loro romperanno le barriere e verseranno il sangue del colpevole)

La copertina, il disegno sul cd e un’altra immagine dell’artwork sono quadri del grandioso pittore norvegese Theodor Kittelsen, mentre dell’aspetto grafico del booklet se ne è occupato Jens Ridén, famoso soprattutto per le sue doti canore: cantante dei blacksters Naglfar fino al 2005, è il frontman dei vichinghi Thyrfing dal 2007, con i quali ha pubblicato due ottimi lavori.

Altro fattore importante nel sound del combo svedese sono le atmosfere create, non direttamente riconducibili ai singoli strumenti, ma scaturite dall’unione di tante piccole parti che, una volta convogliate in un unico flusso sonoro, si trasformano nelle grandi emozioni che permeano l’ascolto. I quarantadue minuti del disco scorrono difatti fluidi e senza intoppi, tranquillizzando il mio animo spesso agitato e portandomi in armonia con il verde che – per fortuna – mi circonda. Älvefärd mi fa “vedere” un bel prato in primavera dalla cima di una montagna non troppo alta: l’erba giovane stringe amicizia con i fiori che timidamente si affacciano attratti dal calore di un sole che finalmente ha allontanato la gelida aria invernale. Su questo prato corrono dei ragazzi e si dirigono verso la valle, dove le persone adulte stanno iniziando a lavorare la terra, augurandosi che il tempo sia clemente e il raccolto proficuo. In questo quadretto rurale di fine ‘800, grazie a questo vero e proprio classico del folk metal, mi sento come quei fiori dai colori delicati (bianco, giallo e lilla) che si affacciano alla vita con calma e curiosità, attratti dall’amore potente del sole.

Mi emoziono quindi, ed è la cosa più bella che la musica possa fare.

Traduzione dei testi ad opera di Luca Taglianetti.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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