Folk Metal: la parola agli esperti

Ho sempre pensato che la collaborazione tra gli appassionati di musica sia fondamentale per la crescita e il confronto con nuove – e diverse – realtà,  sia tra musicisti/gruppi che tra addetti ai lavori. Con questo articolo ho voluto creare una linea di contatto con due tra i più bravi scrittori e appassionati di folk metal, ovvero la francese Krissy Dragonhead (Sword-Chant, Eld) e l’americano Jeff Addison (Folk-metal.nl), e porre loro poche semplici domande (alle quali ho risposto anche io) sul nostro genere musicale preferito.

I loro siti hanno pubblicato lo stesso articolo che state leggendo, a conferma della volontà di Mister Folk di collaborare con le migliori realtàin circolazione (vi ricordo l’intervista a Davide Truzzi di Ironfolks, la potete leggere QUI). Non resta che augurarvi buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Flavia Di Luzio per la traduzione dell’articolo.

articoloFolkMetal

MISTER FOLK:

Definisci il folk metal e il viking metal.

Il folk metal è l’unione tra le chitarre metal e la musica tradizionale; solitamente sono impiegati strumenti popolari quali violino, arpa, cornamusa, ghironda, flauti vari ecc. Nei testi si fa spesso riferimento ad avvenimenti storici, miti e leggende di una data terra, ma non è una regola fissa e con il passare degli anni questo è un aspetto che purtroppo si sta perdendo. Il viking metal è un’evoluzione del metal che inizialmente parlava dei vichinghi: gli avvenimenti storici, le conquiste e le razzie, la spiritualità e i grandi personaggi erano cantati nei brani dei primi gruppi musicali di questa scena. Anche qui, con il passare degli anni, si sta perdendo questo elemento a favore di un’immagine curata nei minimi dettagli che mal si addice a una musica sempre meno ispirata.

Come ti sei avvicinato al folk/viking metal?

Nel 1998 ricevetti, tramite il tape-trading, il debutto degli Amon Amarth Once Sent From The Golden Hall: m’innamorai immediatamente di quelle melodie così grintose e penetranti, di quelle canzoni così fieramente nordiche. Nel giro di poco tempo mi procurai i lavori di Enslaved, Bathory e Storm, abbinando l’ascolto dei dischi con la lettura dei libri che parlavano di vichinghi e medioevo.

Quali sono, secondo te, i nomi più importanti della scena?

Per il folk sicuramente Otyg, Storm, Skyclad, Cruachan, Finntroll e Korpliklaani; per il viking i nomi sono Bathory, Enslaved, Windir, Falkenbach e Mithotyn. I gruppi citati sono gli inventori del genere o coloro che hanno dato la spinta definitiva alla scena quando era ancora agli albori, permettendole di acquisire rispetto e visibilità. Ora i nomi che contano sono altri e li conosciamo tutti, ma prima di imparare a memoria un qualsiasi ritornello degli Eluveitie sarebbe il caso di studiare la storia del nostro genere musicale preferito. Discorso a parte per Till Fjälls, fantastico lavoro di Andreas Hedlund: Vintersorg con quel cd ha di fatto unito per la prima volta i due mondi folk e viking metal.

Preferisci i nomi storici o i gruppi più recenti? Perché?

Facile rispondere: i nomi storici sono quelli ai quali sono più affezionato, semplicemente perché musicalmente avevano (e ancora oggi hanno) una marcia in più rispetto agli altri. Tra i gruppi “recenti” apprezzo moltissimo gli Ensiferum fino a From Afar, dopodiché hanno prodotto lavori non particolarmente ispirati.

Un disco che ti ha colpito di recente…

L’EP Mather della one man band Bloodshed Walhalla è molto bello e dal sound personale. Musicalmente e liricamente sono state riprese le canzoni popolari della Lucania (una zona del Sud Italia) e suonate nello stile viking che contraddistingue il progetto. Il miglior disco del 2015 è, secondo i miei gusti, Tău dei romeni Negură Bunget, un lavoro ispiratissimo, ricco di musica atmosferica e sognante con testi profondi e romantici. Subito dopo ci sono gli Ereb Altor con Nattramn e i Galar grazie a De Djenvelende, si parla di grande musica!

Consiglia cinque dischi a una persona che si vuole avvicinare al folk metal (e perché).

Älvefärd degli Otyg e Nordavind degli Storm poiché sono i migliori esempi del vero (e sincero) folk metal: testi e musica vanno di pari passo, la storia passa da qui! Eld degli Enslaved e Hammerheart dei Bathory sono i due masterpiece del viking, lavori molto diversi tra di loro, ma che hanno dato vita al viking. Infine il cuore mi porta ad Arntor, secondo lavoro del compianto Terje Bakken. Anche 1184 è un capolavoro, ma i Windir con Arntor sanno raggiungere il cuore dell’ascoltatore, basta leggere i testi e lasciarsi trasportare dalle emozioni.

JEFF:

Definisci il folk metal e il viking metal.

Ritengo che in generale il folk metal sia musica heavy metal che si avvale anche di strumenti tradizionali come il violino, la cornamusa, i fischietti, la fisarmonica ecc. ma occorre dire che non si tratta solo di una questione musicale. La produzione musicale di alcune band, che di fatto potremmo considerare tipicamente metal, può presentare un’ideologia o dei temi legati al folclore senza tuttavia prevedere l’uso di strumenti tradizionali. Il viking metal è un qualunque tipo di musica heavy metal che rende omaggio ai Vichinghi dal punto di vista storico o musicale.

Come ti sei avvicinato al folk/viking metal?

Sono sempre stato un appassionato di metal (da più di 30 anni) e sono anche molto legato alle mie radici culturali, oltre a essere un esperto di storia. Il folk e il viking metal rappresentano un’ottima sintesi del mio amore per queste tre cose. Sebbene sia ancora un grande fan del black metal, devo dire che non sono riuscito a entrare in sintonia con il “messaggio” trasmesso da questo genere musicale, cosa che invece si è verificata venendo a contatto con la musica e i testi delle band folk e viking. Nello specifico, i Bathory sono stati il mio “ponte” tra black metal e musica più viking, per poi approdare infine al folk metal.

Quali sono, secondo te, i nomi più importanti della scena?

Penso che, tra i tanti, artisti contemporanei come Amorphis, Finntroll, Ensiferum, Korpiklaani, Arkona, Cruachan, Eluveitie, Primordial, Trollfest, TYR e Amon Amarth sono probabilmente i “più grandi” e più noti. Sono importanti per la loro popolarità, organizzano tour e riescono a far conoscere ai loro fan artisti nuovi, minori o attivi a livello regionale, rendendo la scena musicale molto più compatta.

Preferisci i nomi storici o i gruppi più recenti? Perché?

In genere mi piacciono entrambi quindi non ho preferenze. So cosa aspettarmi dall’ascolto di una determinata band ma mi piace anche conoscere i gruppi emergenti.

Un disco che ti ha colpito di recente…

Il nuovo album degli Heidevolk, Velua, è a mio avviso il migliore dell’anno. Nonostante i recenti cambiamenti nella lineup, sono riusciti a mettere insieme un album potente e profondo e hanno uno degli stili più unici e distintivi di tutta la scena metal. Avvicinandoci nel tempo, Curse Of The Cwelled dei Forefather è stato un album che, anche a detta di tutti i miei conoscenti che l’hanno acquistato, non si può fare a meno di ascoltare continuamente. Ci sono numerose altre band che hanno pubblicato album fantastici quest’anno, tra cui gli Arstidir Lifsins, Welicoruss, Baldrs Draumar, Vorgrum, Valensorow, Galar, Wilderun, Equinox, Finsterforst, Wartha e Celtachor… più un sacco di altri nomi che però sono troppi da elencare qui!

Consiglia cinque dischi a una persona che si vuole avvicinare al folk metal (e perché).

Bathory (SVE) – Hammerheart (1990): Quorthon è senza dubbio il padre del black metal e del viking metal scandinavi. Mentre Blood Fire Death ha spianato la strada a tendenze musicali maggiormente viking, Hammerheart è il primo album veramente riuscito. Direi che tra i suoi album viking Nordland I è ancora il mio preferito, ma è con Hammerheart che tutto ha avuto inizio…

Cruachan (IRL) – Tuatha Na Gael (1995): Il primo full-length degli irlandesi Cruachan è a mio avviso il primo album davvero “folk metal” e trovo che sia un must per ogni collezionista. Sono passati 20 anni e fanno ancora folk metal di qualità ispirato al mondo celtico e caratterizzato dall’uso di stumenti tradizionali e testi/storie oscuri…

Korpiklaani (FIN) – Karkelo (2009): I Korpiklaani sono probabilmente la prima band a cui penso se qualcuno mi chiede di “folk metal”. Avrei potuto scegliere un qualunque loro album ma ho optato per questo poiché ritengo che catturi un po’ l’essenza di tutta la loro attività.

Finntroll (FIN) – Blodsvept (2013): I Finntroll (come i Korpiklaani) sono una delle prime band che mi vengono in mente quando penso al “folk metal”. Blodsvept è al tempo stesso orecchiabile, heavy e folk. Sono i re di ciò che amo chiamare “folk metal paludoso”… anche in questo caso avrei potuto scegliere un qualunque loro album ma questo è l’unico che ascolto tutto il tempo…

Trollfest (NOR) – Kaptein Kaos (2014): Per qualcuno forse sono troppo estremi, ma i Trollfest hanno ridefinito i confini del folk metal dandogli una direzione completamente nuova. Concept album mediocre, Kaptein Kaos è un esempio perfetto del non prendersi troppo sul serio… stili musicali differenti, hook orecchiabili e divertenti (probabilmente è la band preferita dei miei figli)… una delle band che delineerà il futuro del folk metal.

KRISSY:

Definisci il folk metal e il viking metal. 

Beh, come dico sempre, il viking è un filone del folk metal. Il folk metal è un genere musicale eclettico che si colloca tra metal (black, death, power…) e musica folk (folk tradizionale, musica celtica e medievale) e presenta testi che parlano di mitologia, paganesimo, natura, storia o anche fantasy.

Come ti sei avvicinata al folk/viking metal?

Dunque, ai tempi avevo bisogno di qualcosa di nuovo dato che ero stanca della musica che ero solita ascoltare e i dischi più recenti non mi dicevano nulla. Il folk metal mi ha colpito subito, visto che aveva proprio ciò che stavo cercando: parti soft unite a chitarre sature. La musica che ascoltavo solitamente in quel periodo presentava per lo più chitarre pulite e una saturazione meno evidente, mentre a volte erano usati altri effetti sonori di tipo “acquatico” o “spaziale” come il chorus o il flanger. Altre volte c’erano chitarre acustiche ma tutto qui… Avevo bisogno di quel tipo di folk che si poteva trovare nella musica celtica, ma con più distorsione, qualcosa di più duro delle distorsioni croccanti o del fuzz. È stato allora che Eluveitie, Ensiferum, Månegarm, e Tuatha Dé Danann mi hanno conquistato. Erano esattamente ciò di cui avevo bisogno. Oggi ci sono molte band di talento, famose e non, che hanno accolto la sfida, anche se a mio avviso non è facile per i musicisti improvvisati, dato che il il folk e il metal devono fondersi in un tutt’uno e ci sono diverse variabili in campo dal punto di vista musicale, il tema scelto ecc. E la cosa più dura per una band, aspetto che vale per qualunque genere musicale, è creare qualcosa di nuovo che non richiami altri gruppi già esistenti; poi c’è anche la necessità di trovare un proprio sound distintivo. Il folk metal è un genere musicale molto vario, dal momento che esistono numerosi sottogeneri di musica folk e metal; inoltre possiamo trovare anche influenze di altri tipi di musica. Comunque non tutto può essere chiamato “folk metal”. Devono esserci determinate sensazioni… Ho scoperto la musica celtica da giovane e non l’ho più abbandonata. Ecco, la musica popolare è qualcosa che scalda il cuore. In genere sono felice quando posso ascoltare questi pezzi o trovare mix di strumenti tradizionali e musica metal. Ma musica popolare non significa solo musica celtica. Sono aperta anche al folclore dei tanti altri paesi che esistono al mondo. Pertanto ritengo che il folk metal disponga ancora di molte fonti a cui attingere, sia tradizionali che non e nutro molto interesse nei loro confronti.

Quali sono, secondo te, i nomi più importanti della scena?

Napalm Records, Trollzorn, Stygian Crypt Productions, Einheit Productionen o anche Noise Art Records sono etichette che hanno messo sotto contratto band folk metal. Non se ne parla molto ma penso siano nomi importanti per tutti quelli che, come me, seguono questo genere.

Preferisci i nomi storici o i gruppi più recenti? Perché?

Non cambia nulla. Se hai visitato il forum Sword Chant, forse avrai notato che nello stesso “box” trovi sia band sconosciute che famose. Per me sono tutti sullo stesso piano e meritano lo stesso supporto, sarà sempre così. Alcune band non hanno la stessa fortuna di altre per diversi motivi ma ciò non significa necessariamente che facciano musica peggiore. Ci sono molte band folk metal di talento, sotto contratto o meno, che meritano la nostra attenzione. Per questo motivo le loro news e richieste sono sempre le benvenute nella mia casella di posta, cosa che immagino valga anche per te e per Folk Metal.NL. Quindi, se hanno bisogno di aiuto, possono sempre contattarmi su Eld, un progetto che ho ideato per aiutare queste band a emergere.

Un disco che ti ha colpito di recente…


In realtà in questi giorni mi sono rimessa sull’album degli Ensiferum One Man Army. Gran disco 🙂

Consiglia cinque dischi a una persona che si vuole avvicinare al folk metal (e perché).

Non sono abituata a fare così, chiedo scusa! 😀 Se qualcuno venisse da me e mi facesse domande inerenti al folk metal, magari per conoscere meglio il genere, gli direi di provare con le band principali e con l’ascolto di gruppi non per forza noti. Possiamo andare dagli Ensiferum ai Tuatha Dé Danann o Arraigo, Nine Treasures… L’ideale è che ognuno trovi il tipo di folk metal più adatto a lui e che scopra la ricchezza di questo genere musicale. Ha più voglia di Korpiklaani o Alestorm? Di Eluveitie o Finntroll? Forse meglio i Trollfest? Dunque, non posso rispondere a questa domanda perché servono elementi che vengono fuori solo durante la conversazione. Per esempio, se una persona mostra di apprezzare da subito gli Eluveitie, allora suggerirei nomi come Furor Gallico, An Norvys e altri. Penso sia anche un’ottima occasione per far conoscere agli ascoltatori questi gruppi minori ma pieni di talento, dato che esistono e fanno a loro volta un ottimo lavoro. Penso che le band lo meritino. Poi, se qualcuno sta cercando band folk metal con un sound specifico o che fanno uso di determinati strumenti musicali, può venire su Sword Chant e dare un’occhiata al mio progetto “Folk instruments in Folk Metal bands”. So che alcune persone sono più legate al proprio Paese e preferiscono partire da lì, pertanto possono consultare la mia lista per Paese. Potete trovare tutto al seguente link: http://sword-chant.blogspot.com/p/bands_1.html?spref=tw

gruppi_folk

ENGLISH VERSION:

MISTER FOLK:

Define folk metal and viking metal.

Folk metal is a combination of heavy metal guitars and folk music; it is usually characterized by the use of traditional instruments, such as violin, harp, bagpipe, hurdy-gurdy, various types of flutes etc. Lyrics often talk about historical events, myths and legends of a given land, but this is not a fixed rule and it is something that unluckily has been lost over the years. Viking metal represents an evolution of heavy metal originally related to Vikings: the first bands identified with this music genre used to sing about typical topics, such as historical events, conquests and raids, spirituality and eminent personalities. As I said before with regard to folk metal, this trait is gradually fading. On the contrary, strong attention is given to image/style, whereas music is becoming less and less inspired.

How did you become fond of folk/viking metal?

In 1998 I received via the tape-trading network of the time Amon Amarth’s debut album Once Sent From The Golden Hall: I immediately fell in love with those gritty, powerful melodies and those fierce Nordic songs. In a short time I was able to find works by Enslaved, Bathory and Storm and I decided to listen to those albums while reading books on Vikings and on the Middle Ages.

What are, in your opinion, the most important names in the scene?

With regard to folk metal, undoubtedly Otyg, Storm, Skyclad, Cruachan, Finntroll and Korpiklaani; with regard to viking metal Bathory, Enslaved, Windir, Falkenbach and Mithotyn. The bands I mentioned created those music genres and/or gave a boost to the scene when it was in its early days, giving it respect and making it visible. Nowadays there are other important names in the scene and we all know what they are, but before learning by heart any Eluveitie’s refrain it would be better to study the story of our favourite music genre. It is a different story with the wonderful Andreas Hedlund’s work Till Fjälls: in that album Vintersorg mixed for the first time folk and viking metal.

Do you prefer legendary or more recent bands? Why?

It is easy to answer: I am mainly fond of legendary bands because, from a musical point of view, had (and still have) an edge over others. With regard to “recent” bands, I can say I have really appreciated Ensiferum until their album From Afar. Since then they have been releasing less inspired works.

An album that amazed you recently…

The one-man band Bloodshed Walhalla’s EP Mather is amazing and endowed with a personal sound. From a musical and lyrical point of view, they revisited folk songs from Lucania (aka Basilicata, a region in the south of Italy) and played them in the typical viking metal style that characterizes the project. The best album of 2015 is, according to my personal taste, Tău by the Romanian band Negură Bunget. It is a very inspired work, full of atmospheric and dreamy music with meaningful and romantic lyrics. Thereupon there is a band called Ereb Altor with its Nattramn and Galar with De Djenvelende. We are talking about great music!

Recommend five albums to a person who wants to get into folk metal (explain why).

Otyg’s Älvefärd and Storm’s Nordavind, since they are the best examples of true (and authentic) folk metal: lyrics and music go hand in hand and the story goes from here! Enslaved’s Eld and Bathory’s Hammerheart are the two masterpieces of viking metal. These are very different works that gave birth to viking metal. Finally my heart leads me to Arntor, the late Terje Bakken’s second work. 1184 is a masterpiece too, but with Arntor Windir knows how to reach the listener’s heart. Just read the lyrics and let emotions carry you away.

JEFF:

Define folk metal and Viking metal.

I believe that folk metal typically is heavy metal music that also incorporates traditional instruments into the sound such as fiddle, bagpipe, whistle, accordion, etc. but is not necessarily limited to just a musical standpoint. Some bands may have a traditional ideology or theme to their music without using traditional instrumentation and be just a typical metal band. Viking metal is any style of heavy metal music that honors the Viking ways, historically or otherwise in their overall sound.

How did you become fond of folk/viking metal?

I have always been a metal fan (30+ years) and I also am very in touch with my heritage as well as being a history buff. Folk and viking metal combine my love for all three. While I am still a huge black metal fan, I felt the “message” in black metal was not one I could connect with as well as what folk and viking metal bands were sending in their music/lyrics. Specifically, Bathory bridged that divide for me in transitioning from black metal to more viking themed music and eventually into listening to folk metal as well.

What are, in your opinion, the most important names in the scene?

Current artists such as Amorphis, Arkona, Cruachan, Korpiklaani, Finntroll, Ensiferum, Eluvietie, Primordial, Trollfest, TYR and Amon Amarth amongst many others I feel are probably the “biggest” or well-known acts. They are important because of their popularity and are able to tour and introduce newer, smaller or regional artists to their fans creating a much stronger scene.

Do you prefer legendary or more recent bands? Why?

I tend to like both so I have no preference. I know what I will get when I hear an established band but I always love to hear what new, up and coming bands are doing as well.

An album that amazed you recently…

Heidevolk’s new album Velua is my front runner for album of the year. Despite recent lineup changes, they have put together a very powerful, soulful album and have one of the more unique and recognizable styles in all of metal. More recently, Curse Of The Cwelled by Forefather has been an album that everyone I know who has it listens to it constantly… numerous other bands have released amazing albums this year including Arstidir Lifsins, Welicoruss, Baldrs Draumar, Wilderun, Equinox, Valensorow, Galar, Vorgrum, Finsterforst, Wartha and Celtachor… plus a ton of others too numerous to list here!!

Recommend five albums to a person who wants to get into folk metal (explain why).

Bathory (SWE) – Hammerheart (1990): Quorthon is without question the Godfather of scandinavian black metal and viking metal. While Blood Fire Death started his trend towards more viking inspired material, “Hammerheart” is the first fully realized one. I would say Nordland I is still my favorite of his viking albums, but Hammerheart started it all.

Cruachan (IRL) – Tuatha Na Gael (1995): The first full length from Ireland’s Cruachan is really the first truly folk metal album in my opinion and is a must have in any collection. 20 years later and they still release quality Celtic inspired folk metal filled with traditional instrumentation and dark lyrics/stories…

Korpiklaani (FIN) – Karkelo (2009): Korpiklaani are probably the first band I think of if someone asks about folk metal. I could have picked any of their albums but I choose this album in particular as I think it really captures a little bit of everything that they do.

Finntroll (FIN) – Blodsvept (2013): Finntroll (like Korpiklaani) are one of the first bands I think of when I think folk metal. Blodsvept is equally catchy and heavy while still being folky. The kings of what I like to call “swampy folk metal”… again I could have picked any of their albums but this one is one I listen to still all the time.

Trollfest (NOR) – Kaptein Kaos (2014): While maybe too extreme for some, Trollfest push the boundaries of folk metal and take it in directions no one else has. A concept album of sorts, Kaptein Kaos is a perfect example of not taking it all too seriously… various musical styles, catchy hooks and just fun to listen too (probably my kids favorite band)… one of the bands that will define the future of folk metal.

KRISSY:

Define folk metal and Viking metal.

Well, as I ever said, viking is theme we can find in folk metal. Folk metal is an eclectic music within metal (black, death, power…) and folk music (traditional folk, celtic, and medieval) with lyrics that deal with mythologies, paganism, nature, history, or again fantasy

How did you become fond of folk/viking metal?

I needed something new in that time because I was bored with Music I used to listen and new records, I didn’t amaze. Folk metal appeared great to me since this is made of things I was looking for: soft parts combined with saturated guitars. Music I used to listen the most in that time was mainly composed of clean guitars and lighter saturation while other effects sounding like “aquatic” or “space” such as chorus or flanger were used, sometimes. Other times were also some acoustic guitars but that’s it. I needed more folk like the one I would find with celtic music but I needed distortion with it, something harder than other crunchy distortions or fuzz… Then, I have been conquered by Ensiferum, Eluveitie, Månegarm, Tuatha Dé Danann. These were exactly the things I needed. Today, they are many talented bands, famous and not, playing this challenge that isn’t easy for random musicians, I think, because both folk and metal have to be one but then, it depends of various things musically speaking, theme chosen, etc. And the hardest thing for a band which is for whatever music style, is to create something which sounds new and doesn’t sound like another band; and to find their own sound. Folk metal is one music style which can be extremely various since a lot of subgenres are with folk music and metal music but other music styles can also interfered inside. However, not everything can be named “folk metal”. A certain feeling must be in… I discovered celtic music when I was young and it never left me. There, traditional music is like something which warms your heart. I am usually happy when i hear traditional tunes or instruments mixed with metal. But traditional isn’t only celtic. Many countries with their trads are in this world I am opened to. Thus, I know plenty horizons within trad and not, haven’t been explored yet in the folk metal world but all these attract me pretty much.

What are, in your opinion, the most important names in the scene?

Napalm records, Trollzorn, Stygian crypt productions, Einheit productionen or again Noise Art records are companies which signed Folk Metal bands. Never mentioned, I think they are important names for folk metal supporters like me.

Do you prefer legendary or more recent bands? Why?

It doesn’t matter. If you have visited the platform on Sword Chant, maybe you have noticed unknown bands are in the same “box” as for famous bands. For me, they are equals to each other, and deserve same support; and this will never change. Some bands don’t have the same luck as for others because various reasons but not necessary because their music would appear less amazing, so far. They are many talented folk metal bands, signed like unsigned, which deserve our attention. That’s why their news and requests are always welcome in my inbox like they are in yours and to Folk Metal.NL, I think. Then, if they need some help, they can always contact me through Eld that is my project dedicated to help these bands to emerge fine.

An album that amazed you recently.

Actually these days, I am back into One Man Army album by Ensiferum. Great record 🙂

Recommend five albums to a person who wants to get into folk metal (explain why).

I don’t work that way, sorry! 😀 If somebody comes to me asking for things folk metal related, for that one to dig the genre better, I’d tell him to try some big bands, and various folk metal music from bands not necessary known. It can go from Ensiferum to Tuatha Dé Danann or Arraigo, Nine Treasures… The idea is for that one to find the kind of folk métal closer to him first, and to discover richness of folk metal. Is he more in the mood of Korpiklaani or Alestorm? Eluveitie or Finntroll? But maybe Trollfest appears better for that one? So, I can’t answer to this question because these are things which come up along with the conversation. For example, if that one enjoys Eluveitie on first sight, I’d suggest him to try Furor Gallico, An Norvys, and some others. I think that is also one good opportunity to tell to the potential listeners about these small but talented bands because these bands exist and do a great job too. So, I think the bands deserve it. Then, if somebody is looking for folk metal bands within particular sound or instrument, he can pay a visit to my project named “folk instruments in folk metal bands” in Sword Chant but I know some people feel closer to their country and would prefer a start from there so they can dig passing by my listing per country. Everything is available here: http://sword-chant.blogspot.com/p/bands_1.html?spref=tw

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Vinterblot – Realms Of The Untold

Vinterblot – Realms Of The Untold

2016 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Phanaeus: voce – Vandrer: chitarra – Auros: chitarra – Eruner: basso – Wolf: batteria

Tracklist: 1. Evoked By Light – 2. Frostbitten – 3. Unveiling The Night’s Curtain – 4. The Summoning – 5. Vagrant Spirits In A Misty Rainfall – 6. …Of Woods And Omen – 7. Stone Carved Silence – 8. Throne Of Snakes – 9. Triumph Recalls My Name (bonus track)

VinterblotRealmsOfTheUntold

Il gelido vento del Nord non era così freddo e minaccioso da non si sa quanti anni. C’è stato un tempo in cui non si contavano le uscite discografiche qualitativamente eccellenti provenienti dalla Scandinavia, ma così come è nato, il gelido vento del Nord è quasi scomparso: tra band che si scioglievano o altre che cambiavano stile quasi rinnegando quanto fatto in passato, l’affilato alito di morte è stato dimenticato, o quasi. In verità qualche formazione è andata avanti per la propria strada, ma il sound e l’attitudine degli anni ’90 non hanno più attirato orde di metallari inferociti come in passato, e la scena è rimasta nell’oscurità, pur non disdegnando, di tanto in tanto, qualche piacevole colpo di scena.

Il nuovo lavoro dei pugliesi Vinterblot è un vero colpo al cuore (e al collo!): la creatura partorita dal quintetto italiano è spaventosa e al contempo ammaliante, in grado di far rivivere il glorioso passato con un approccio contemporaneo e personale. Le premesse, d’altronde, c’erano tutte: all’interessante demo For Asgard del 2010 è seguito il buon debutto Nether Collapse di due anni più tardi, lavori in grado di far conoscere la band anche oltre i confini nazionali e di gettare delle solide basi per l’eccellente Realms Of The Untold.

Tutto, in questo cd, è fatto in ottima maniera. La copertina, opera del noto Marco Hasmann (Flashgod Apocalypse, Faust ecc.), e il layout grafico di Saverio Giove (mente degli ottimi progetti Emyn Muil, Valtyr e Ymir) permettono all’ascoltatore di entrare immediatamente nel mood del disco, ma la prima grande nota positiva che balza all’orecchio – prima ancora di constatare la bontà delle composizioni – è senz’altro la divina produzione del guro Dan Swanö (Nightingale ed ex Bloodbath, al lavoro dietro la consolle per una quantità di gruppi da fare impressione). I suoni dei Vinterblot non sono mai stati così potenti, reali, cattivi e puliti (le registrazioni sono avvenute al Sun Keeper Studio e il Sudestudio per la batteria), gli strumenti sono mixati in maniera esemplare, la sezione ritmica colpisce sempre duro e le chitarre sono ottimamente risaltate dal lavoro alla consolle del musicista/engineer svedese. Infine, una doverosa menzione per i testi e il concept che riguarda la magia, l’alchimia e l’esoterismo: il disco è diviso in tre capitoli (Antimomy, Realgar e Onyx, tre minerali) da tre brani ciascuno, per un totale di nove composizioni, numero di completezza e compimento.

Le prime note di Evoked By Light, chitarre “melodiche” che si intrecciano con un aggressivo lavoro di batteria, introducono la profonda voce gutturale di Phanaeus. Non poteva esserci apertura più interessante di un manifesto sonoro e intellettuale come questo. Riff spacca collo, violenza sonora che lascia spazio e si alterna con suggestive partiture di ottime melodie e reminiscenze di alcuni grandi gruppi degli anni ’90 sono gli ingredienti di questi quarantuno minuti di death metal nordico che non soffre di momenti di stanca, tritando l’udito dell’ascoltatore per tutta la durata del platter. Il possente mid-tempo di Frostbitten sembra poter rivelare alcuni dei nomi di riferimento per i Vinterblot, ma la band è brava nel personalizzare anche le soluzioni meno originali. L’ottimo guitarwork – marchio di fabbrica della band pugliese – di Unveiling The Night’s Curtain caratterizza con successo il brano che alterna sfuriate aggressive con momenti meno brutali ma non per questo meno intensi. La suggestiva The Summoning sembra fatta apposta per essere suonata in concerto: tra repentini cambi di tempo e parti d’atmosferico terrore, è una killer song ideale per ogni live show. Vagrant Spirits In A Misty Rainfall suona inizialmente minacciosa quanto deliziosamente melodica quando le due asce si lasciano andare a suggestivi fraseggi dissectioniani; l’andatura del brano rimane comunque oscura fino al gustoso finale di tremolo picking, particolarmente ispirato. Le suggestive chitarre acustiche di …Of Woods And Omen fermano momentaneamente il massacro da parte dei Vinterblot, rendendo la successiva Stone Carved Silence ancora più feroce di quel che già normalmente suonerebbe: una composizione figlia dell’amore dei cinque musicisti per la grande musica scandinava della prima metà degli anni ’90, quando il death metal non era ancora stato imbastardito da ritornelli con voce pulita e soluzioni catchy di dubbio gusto. L’ottava traccia Throne Of Snakes è la più inquietante e pesante a livello di atmosfera di tutto l’opus: in questi tre minuti di durata l’ottimo cantato di Phanaeus e le trame delle sei corde, con l’instancabile sezione ritmica, composta da Eruner al basso e Wolf alla batteria, che lavora in maniera egregia, lasciano un senso di gradevole incompiuto; non a caso il finale è un semplice quanto etereo fadeout, soluzione può lasciare stupito l’ascoltatore, ma che si rivela particolarmente azzeccata. Realms Of The Untold finisce in maniera inaspettata, ma che può essere vista come una porta aperta per eventualmente proseguire il discorso musicale/lirico nel prossimo disco. La canzone Triumph Recalls My Name (originariamente pubblicata come singolo digitale nel marzo 2014) è la gradita bonus track, un imponente muro sonoro contro il quale è un grande piacere sbattere e sanguinare.

Realms Of The Untold è un lavoro di prima categoria: fosse uscito dalla Scandinavia o dalla terra d’Albione avrebbe probabilmente guadagnato le copertine dei più prestigiosi magazine del settore, invece i Vinterblot sono del profondo sud Italia e la strada per la gloria è di conseguenza più lunga, ma, data la caparbietà del quintetto e la musica di questo cd, tutt’altro che irraggiungibile. La musica, d’altra parte, è la sola cosa che realmente conta, e quella del quintetto di Bari è di eccellente qualità.

Intervista: Vallorch

Parlare con Leonardo Dalla Via, bassista e voce dei Vallorch, è sempre interessante, soprattutto perché attraverso le sue parole è possibile capire quanto amore provi per l’antica cultura Cimbra, fin dalle origini cuore pulsante della band. Dopo la pubblicazione per Nemeton Records del secondo album Until Our Tale Is Told ho contattato il  portavoce di una delle formazioni italiane più in vista e attive sui palchi, buona lettura!

VallorchBand

foto di Silvia Patron

Sono passati tre anni dal vostro primo album Neverfade, cosa è successo in casa Vallorch tra un cd e l’altro?

Tantissime cose! Innanzitutto, la formazione. Neverfade è stato registrato quando tra i nostri vi erano ancora Matteo Patuelli e Demetrio Rampin, e composto ancor prima quando al violino c’era Francesco Salviato. È cambiato anche molto il metodo di songwriting e l’approccio al CD: Neverfade è stato un primo debutto approcciato con innocenza, Until Our Tale Is Told ha avuto una fase compositiva molto lunga e complessa, in parte per i cambi di formazione, in parte perché abbiamo voluto tentare di superarci e riuscire a mettere sul mercato un prodotto migliore. Quindi abbiamo tentato di comporre in maniere diverse, partendo dalla melodia o dalla ritmica, dal testo o dal concetto, redistribuendo e reinventando ruoli e compiti… e abbiamo voluto sperimentare nuove soluzioni e nuovi strumenti, grazie anche all’arrivo di nuovi musicisti.

Rispetto al disco precedente, la line-up è cambiata. Cosa hanno portato i nuovi musicisti e come hanno contribuito alla realizzazione di Until Our Tale Is Told?

I cambi di formazione sono avvenuti in corso d’opera, e le canzoni, pur essendo già state delineate, hanno beneficiato della presenza dei due ultimi membri arrivati. Mattia Buggin ha curato un aspetto completamente nuovo e inesplorato nel nostro songwriting, ovvero gli assoli di chitarra, che fanno trasparire la sua ottima tecnica. Paolo Pesce ha preso la responsabilità della fisarmonica, arrangiando le melodie, e aggiungendo parti di ghironda e di tastiere. Sono di suo pugno, infatti, la strumentale Khéeran Hòam e Dancing Leaf Overture.

Come definiresti la musica di Until Our Tale Is Told?

Credo la si possa definire una figliastra nata da Epica ed Eluveitie! (ride) Scherzi a parte, trovo sia una naturale evoluzione del precedente Neverfade, caratterizzato dunque dalle già note melodie dal sapore folk con una ritmica che si è evoluta per meglio incorporare la componente “metal”. Until Our Tale Is Told è inoltre un album che ci ha permesso di rischiare, cosa palese nell’eterogeneità di canzoni come Howling Hysteria (canzone dalle atmosfere symphonic black) e Crystal Remembrance (che al contrario è molto gioiosa e rievoca l’infanzia).

Qual è l’aspetto che più ti piace del nuovo disco?

Quanto questo album sia sincero, se così posso rispondere. Potrei sprecarmi in centinaia di parole parlandoti della rinnovata aggressività e dinamicità della sezione ritmica, come anche dei giorni spesi a scrivere e armonizzare la sezione melodica, ma credo che più di ogni altra cosa questo album sia la nostra personalità fatta a musica. Crediamo moltissimo in ciò che abbiamo creato, sia dal punto di vista musicale sia (concedendomi un commento personale) dal punto di vista dei testi e del concept. Non è stato lasciato nulla al caso: abbiamo dato il nostro 100%, e penso traspaia nella durata di tutto il disco.

Trovo molto ben equilibrato il lato metal e quello folk: chitarre e melodie si avvolgono a vicenda e il risultato è decisamente buono!

Ti ringrazio! Abbiamo tentato di fare esattamente questo: dare ragione di esistere al termine “folk-metal” in entrambi i suoi aspetti. Abbiamo cominciato a comporre con l’obiettivo di rendere sia la sezione ritmica che quella melodica valide anche se prese singolarmente. Una volta ottenuto questo metodo di pensiero, le abbiamo combinate tra loro perché si valorizzassero a vicenda. Quindi prendo questo tuo commento come un grandissimo complimento!

A differenza del debutto, dove era presente Il Fuggevol Sogno, nel nuovo lavoro non c’è una traccia in italiano: c’è un motivo preciso dietro questa decisione?

Sì: nelle prime fasi di composizione Demetrio aveva composto e proposto un’altra traccia bonus in italiano a sola fisarmonica, questa volta su Il Mago di Oz. Ma autore e padre di questi pezzi è solamente Demetrio, quindi per rispetto verso il suo lavoro, abbiamo deciso di non includerla. Ci auguriamo che in un futuro prossimo voglia rilasciare questo inedito, o magari comporre un EP di canzoni su questo modello di fisarmonica con toni fiabeschi, ci farebbe estremamente piacere poterlo ascoltare!

Khéeran Hòam è una canzone strumentale dal titolo in cimbro. Puoi spiegare ai lettori il significato del titolo o e fornire alcune informazioni su questa lingua?

Khéeran Hòam significa “tornare a casa”, o “rimpatriare”. Precede Crystal Remembrance, che vuole porsi come la colonna sonora della nostalgia, della gioia di tornare sui monti dove si è cresciuti. Si tratta di una canzone parzialmente autobiografica: i ricordi più belli della mia infanzia li ho lasciati sull’altopiano di Asiago, e ripercorrere i tornanti fino a che il paesaggio non si apre davanti ai miei occhi mi scalda il cuore. Khéeran Hòam è un crescendo che apre le porte a un paesaggio indissolubilmente cimbro, ed è per questo che l’ho voluta intitolare usando l’antica lingua germanica degli abitanti che lo abitano.

Avete già pensato se continuare a utilizzare il cimbro in futuro, magari all’interno di un testo?

Certamente! Ci sono già delle parti in cimbro in Slèrach e Ais Un Snea. Anzi, la totalità dell’album è impregnata di cultura cimbra: tra i materiali sorgente vi sono “Kamparube – Di Limiti, Bellezze e Coraggio”, graphic novel di Giliano Carli Paris e Silvano Beggio; “Altar Khnotto – Leggenda Cimbra” di Edoardo Bertizzolo, e molto altro materiale su cultura, canzoni popolari, favole e via dicendo. Tutto il materiale mi è stato regalato dal curatore dell’Istituto di Cultura Cimbra di Roana, dico regalato perché mi ha chiesto solo un’offerta libera, e chiaramente ho voluto pagare tutto a prezzo pieno. È stata un’esperienza fantastica, e anche molto formativa. Per arrivare al tuo punto, abbiamo voluto procedere per gradi nell’incorporare la cultura cimbra nel nostro lavoro: sto imparando la lingua poco alla volta, ma tengo in gran considerazione ciò che mi è stato detto dall’anziano curatore e ribadito da Marco Landoni, il mio “insegnante” di cimbro (e chitarrista dei Brünndl). Il cimbro è una lingua semplice, una lingua di pastori, falegnami e lavoratori, con il loro orgoglio e il loro modo di vivere genuino. Quando cerco di esporre e proporre un concetto particolare, non sempre il cimbro è la scelta migliore, a meno che non venga esposto per metafore. Non voglio che la cultura venga “commercializzata” in nessuna maniera, provo un rispetto reverenziale per essa. Trovo che i Kanseil (qui la recensione di Doin Earde, nda) abbiano trovato l’equilibrio perfetto, e li stimo moltissimo per questo. Per ora ho dunque deciso di utilizzare parti in cimbro in opere già scritte in lingua da autori cimbri, come Ais Un Snea (canzone popolare che ho scoperto grazie all’interpretazione presente in “Musiche e Canti dell’Altopiano di Asiago”) e Slèrach (che prende ispirazione dal sovracitato Altar Khnotto). Il resto, sebbene sempre tratto da favole popolari (La favola del pastorelloHowling Hysteria) o altri materiali, ho deciso di elaborarlo in inglese, sia per renderlo più accessibile all’ascoltatore straniero, sia per meglio esprimere il messaggio con una lingua a me più familiare. Nel terzo album, ne sono sicuro, avrò un po’ più coraggio e affronterò questo timore ossequioso nei confronti della cultura a me tanto cara, e con estremo rispetto, metterò più parti cimbre in musica.

VallorchBand_

foto di Silvia Patron

Di cosa trattano i testi di Until Our Tale Is Told?

Come espresso nell’ultima domanda, hanno tutti un’origine cimbra. Oltre a leggende, letteratura e favole, abbiamo incorporato altri spunti d’ispirazione, come la nostalgia per il luogo, un immaginario intagliatore di volti (Carnelian Masquerade), e fatti di storia recente come la Prima Guerra Mondiale, dall’esperienza della visita al Sentiero del Silenzio (Unspoken Echoes). Il tutto è stato processato, messo in versi e in rima in maniera da avere molteplici interpretazioni. Per esempio, Howling Hysteria tratta della favola del pastorello o la favola di “Al Lupo!”; dove i lupi vengono metaforizzati con le proprie indecisioni e paure, e il pastorello come la manifestazione di sé stessi agli altri ipocrita e ingannatrice. Quindi si invita l’ascoltatore a una riflessione su sé stessi, sul proprio comportamento e su come si rapporta col prossimo, quanto è sincero ai propri pensieri. Per fare un ultimo esempio, Tanzerloch si ispira a “Kamparube”, e la canzone può essere letta come un lamento di Erik, che perse Guendalina nell’abisso; ma anche applicata a chiunque abbia perso una persona cara nella propria vita. Da qui, la dedica alla madre di Max, presente nell’album. Ma l’album non è solo questo: le canzoni si suddividono e affrontano le varie fasi dell’ età dell’uomo. Nelle canzoni si possono trovare gioventù, infanzia, vecchiaia, le età della responsabilità e la fase della vita dove si è costretti a superare un lutto, ma anche l’età della paternità, e quindi della rinascita. Lasciamo agli ascoltatori il compito di capire quali canzoni coincidano con quale età, sperando che questo dia loro motivo di un ulteriore ascolto.

Chi ha realizzato la copertina e qual è il suo significato?

La copertina è stata realizzata da Jan Yrlund, che ha realizzato, tra le molte, copertine per i Manowar e per i Korpiklaani. Per spiegare questa copertina sono obbligato a far nuovamente riferimento al romanzo Altar Khnotto: in esso viene dipinta una fittizia e romanzata popolazione cimbra precristiana e pagana, che sacrificava animali per ottenere il favore degli dei all’Antica Pietra, traducendo il titolo. Il gufo e l’aquila, i due animali sacri che ricevevano il tributo, stanno a indicare il giorno e la notte, e insieme, il passare del tempo. Lo sfondo ha i colori dell’alba/tramonto, e la copertina è sospesa in questa condizione di passaggio: la notte e il giorno che si sovrastano l’un l’altro e fanno passare il tempo, facendo così trascorrere le età dell’uomo.

Come vi definireste in sede live? Com’è un concerto dei Vallorch?

Sincero! Sul palco ci sono sette entusiasti che ce la mettono tutta per trasmettere al pubblico la propria energia e sentimento. Ci mettiamo la faccia e tutto il carattere, nel nostro vigore, ma anche timidezza e il nostro essere impacciati. Forse la cosa è un’arma a doppio taglio, ma penso traspaia la nostra passione più sincera!

State già pensando al prossimo lavoro? Avete idea se sarà un full-length o altro?

Crediamo sarà un full-length. Ancora non ci siamo posti la domanda, e componiamo liberamente!

Come vedi la scena folk metal italiana in questo momento?

È ricchissima, e non smettiamo mai di conoscere nuove band che si propongono con la nostra stessa passione. È stupendo vederci così vicini e connessi da una passione comune!

Lascio a voi lo spazio conclusivo…

Ringrazio i lettori che hanno avuto la pazienza di leggere fino alla fine, vi ringrazio per il vostro interesse e la vostra dedizione. Non mi stancherò mai di ripetere che non esisteremmo senza il vostro sostegno! E grazie infinite a te Mister Folk per lo spazio concessoci!

Kanseil – Doin Earde

Kanseil – Doin Earde

2015 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Andrea Facchin: voce, Federico Grillo: chitarra, Davide Mazzucco: chitarra, bouzouki, Dimitri De Poli: basso, Luca Rover: batteria, Luca Zanchettin: cornamusa, kantele, Stefano (Herian) Da Re: whistles, rauschpfeife

Tracklist: 1. Lo Spirito Della Notte – 2. Ciada Delàmis – 3. Dòin Earde – 4. Panevìn – 5. Ais Un Snea – 6. Mažaròl – 7. Bus De La Lùm – 8. Bosc Da Rème – 9. Tzimbar Bint – 10. La Sera – 11. Vajont

KanseilDoinEarde

Gli italiani Kanseil, dopo l’ottimo demo Tzimbar Bint, tornano a raccontare la propria terra attraverso la musica, in questo caso con un full-length di grande qualità marchiato Nemeton Records. La band veneta dimostra personalità e la giusta dose di coraggio in tutto quello che fa, a partire dalla scelta della copertina, a prima vista, soprattutto per i colori, quasi più adatta a un lavoro stoner piuttosto che alla musica folk metal proposta dalla formazione nord italiana. La lingua italiana per i testi e un elevato minutaggio sono altri due aspetti da non sottovalutare, con il primo che conferma la spiccata personalità del gruppo, abile nell’utilizzare anche parti dialettali per le liriche. I testi sono delle piccole opere d’arte: prendendo spunto da storie e leggende del loro caro Cansiglio, i Kanseil le hanno fatto proprie, rielaborate e musicate con passione e serietà, un ottimo esempio di quello che vuol dire folk metal.

Le sonorità di Doin Earde seguono quelle del fortunato demo del 2013, ma la band ha lavorato sodo in sala prove per rendere il sound ancora più compatto e vario, arrivando a un risultato eccellente e personale, con canzoni accattivanti e ben strutturate. L’iniziale poesia Lo Spirito Della Notte ci introduce a Ciada Delàmis, muscolosa composizione nella quale non mancano strumenti folk e possenti riff di chitarra sorretti dalla tuonante batteria di Luca Rover. La title-track è un richiamo al contatto con la natura, ricca di melodie epiche e drammatiche, ben interpretata dal cantante Andrea Facchin, singer dalla voce ideale per questo tipo di sonorità. L’ascolto prosegue con l’ottima Panevìn, ricca di cambi di tempo e accattivante nel ritornello grazie alle belle melodie quanto graffiante nelle chitarre; Ais Un Snea è in lingua cimbra, le parole sono prese da una poesia del 1800 trovata in una chiesa d’Asiago: un intermezzo acustico di grande effetto. Mažaròl (uno spiritello dei boschi) è una composizione già presente nel demo di debutto, per questa versione ri-arrangiata e di oltre un minuto più breve. Nella nuova veste la canzone ne guadagna non poco, ora ancora più dinamica e con picchi di melodia e violenza di tutto rispetto. La Bus De La Lùm è la voragine più profonda dell’altopiano del Cansiglio, da sempre grande ispirazione per i Kanseil. Musicalmente è leggermente diversa dalle altre tracce di Doin Earde, le “pause” portano l’ascoltatore a leggere i testi e a capire l’importanza del territorio d’appartenenza, del passato che ancora oggi ci appartiene anche se spesso oscurato dal futile desiderio di modernità. Il Cansiglio è ancora protagonista in Bosc Da Rème: nel periodo veneziano era chiamato “Gran bosco da reme di San Marco” e il legno dei faggi era utilizzato per costruire i remi delle temute galere veneziane; il brano è nel tipico stile dei Kanseil, un riuscito mix di musica folk e metal dalle tinte aggressive. Ci si avvia verso la conclusione del disco con Tzimbar Bint (“vento cimbro”), title-track dell’ottimo demo del 2013: si tratta della composizione più rappresentativa della band sia per l’aspetto musicale che lirico, un inno alla riscoperta della propria cultura e della propria storia. L’acustica La Sera porta al riposo e all’abbraccio della notte serena, l’ultima prima della catastrofe: chiude Doin Earde, difatti, la composizione più struggente e toccante di tutte, Vajont.

Terra tolta ad un popolo, che nei secoli la preservò,
fango e terra ora avvolgono, chi la terra lavorò.

Nei dieci minuti di durata, cupi e drammatici, i Kanseil raccontato della tremenda notte del 9 ottobre 1963, quando in seguito al crollo della tristemente famosa diga persero la vita quasi duemila abitanti dei comuni di Longarone, Erto e Casso tra gli altri. Un modo oscuro e pesante di chiudere l’album, forse la maniera migliore che ci sia per una band folk metal che non vuole dimenticare il passato rendendo omaggio con una canzone particolarmente intensa.

L’artwork è ben curato, a partire dalla copertina realizzata da Blut Tanzt, per giungere al booklet ricco di belle foto e tutti i testi delle canzoni. I suoni di Doin Earde sono ottimi, potenti e compatti, naturali e per nulla plasticosi, con gli strumenti ben equalizzati, con una menzione speciale per quelli folk – non sempre facili da gestire –, particolarmente nitidi: Christian Zecchin (Zeta Production) ha svolto un lavoro eccellente.

Se nel 2016 c’è ancora chi si chiede cosa sia il vero folk metal, una delle poche risposte valide è sicuramente Doin Earde dei Kanseil. Musica e testi vanno a braccetto, il tutto con personalità e voglia di riscoprire e narrare le storie della propria terra con una musica originale ed energica. Doin Earde è uno dei migliori lavori del 2015, un nuovo punto di riferimento per chiunque si voglia cimentare in questo genere musicale. Per i Kanseil, invece, è un punto di arrivo e al contempo un punto di partenza: il Cansiglio ha ancora tanto da raccontare e i nostri menestrelli ci sapranno deliziare con dell’ottimo folk metal.

Intervista: Hercunia

Gli Hercunia sono un gruppo giovane quanto determinato e con le idee ben chiare in testa. Il chitarrista Stefano Zocchi racconta la storia del gruppo sottolineando, tra le altre cose, l’importanza di una line-up molto numerosa e piena di strumenti folk “reali” per avere un sound personale e potente. Buona lettura!

Hercunia2014

Ciao Stefano, presenta gli Hercunia ai lettori di Mister Folk.

Ciao Fabrizio! Gli Hercunia sono un progetto folk metal di Milano la cui missione è mettere al centro gli strumenti folk e rinforzare il tutto con la parte metal. Il gruppo conta nove elementi, e tra gli strumenti abbiamo cornamuse, flauti, bouzouki e ghironda accompagnati da una sezione metal con tastiere, basso, batteria e chitarra, che è il mio ruolo.

Avete pubblicato esattamente un anno fa il vostro primo lavoro, Demo 2015: come lo valuti adesso?

Valutare il proprio lavoro è sempre difficile – c’è sempre il rischio di sembrare degli esaltati! Di Demo 2015 ne siamo tutti molto fieri, ma sappiamo benissimo che un giorno lo vedremo come il nostro primo passo invece che come un obiettivo raggiunto. Questo obiettivo era realizzare una demo di una qualità sonora il più alta possibile per noi, e ci è costato sudore e lacrime (e un sacco di prove) ma pensiamo di esserci arrivati. Con molta fatica, come sanno bene tutti quelli che ci seguono, ma ci siamo arrivati. Dal punto di vista della musica, il lavoro che ci abbiamo messo è stato affinato il più possibile: cornamusa, bouzouki, ghironda eccetera, abbiamo passato parecchio tempo a studiare e arrangiare i brani per sfruttarli al massimo. Se potessi tornare indietro rifarei esattamente tutto quello che ho fatto, con una eccezione: avrei voluto avere un po’ di tempo in più per limare meglio le chitarre. Ma si sa, il tempo in sala d’incisione è denaro e di soldi ne abbiamo già pochi… Onestamente, l’unica cosa che penserei davvero se cambiare è il titolo. Ma anche quello ha un significato, Demo 2015 è esattamente quello: una demo. Non vogliamo fare proclami spettacolari o saghe epiche, vogliamo che sia la musica a parlare per noi. Demo 2015 serviva a dimostrare quello che gli Hercunia sono in grado di fare, e a nostro parere ci riesce ancora alla grande.

Puoi descrivere le canzoni di Demo 2015 sia dal punto di vista musicale che lirico?

Una costante che abbiamo seguito è stato mettere al centro del nostro suono gli strumenti folk. Exobnos si apre intenzionalmente solo con la cornamusa: il resto degli strumenti segue, anche se ci sono parti in cui spiccano di più, come l’intermezzo più violento in Uisonna. Per quanto riguarda il punto di vista lirico, il mondo celtico e la natura sono un tema costante. Vogliamo che anche i testi servano a rinforzare un certo tipo di atmosfera, ecco perché molte delle nostre canzoni hanno nomi e parti di testo in gallico: Exobnos significa “senza paura”, Uisonna “primavera” ed Hercunia “foresta di querce”.

Come descriveresti il sound degli Hercunia a una persona che non ha ascoltato le vostre canzoni?

Il nostro suono si richiama al folk metal “puro” in un certo senso. Gli strumenti tradizionali come cornamusa e ghironda sono quello che vogliamo vengano fuori dai nostri brani, il resto dell’insieme sonoro – incluso me alle chitarre – è pensato per rafforzare e potenziare questi strumenti. Questo non vuol dire che non ci sia occasione per un po’ di headbanging, anzi, se non volessimo scapocciare faremmo solo folk! Ma gli strumenti acustici sono la parte principale per il suono che vogliamo ottenere.

Ascoltando i brani di Demo 2015 viene da pensare che i brani siano nati attorno agli strumenti folk, è così? Come nasce una canzone degli Hercunia?

Esatto. Tranne rare eccezioni, le nostre canzoni nascono tutte da un giro, o un reel messo giù da uno di noi – spesso chi si occupa degli strumenti folk, ma non sempre. Poi si tratta di isolare come accompagnarlo, se funziona meglio con un ritmo lento, veloce o alternando tra i due, infine la canzone va costruita e inseriti gli altri strumenti folk, tastiere e voce. È un lavoro complesso, e spesso una canzone conclusa è smembrata e ricostruita da capo se il risultato non ci sembra granché. Una decina di strumenti sono un lavoro enorme, ma vogliamo comunque che sia tutto perfetto.

Demo 2015 contiene tre canzoni, immagino che da allora abbiate lavorato a del nuovo materiale, puoi dare qualche anticipazione sui nuovi brani?

Vogliamo variare il nostro repertorio, provare cose nuove. Una di queste è la ritmica: Demo 2015 è molto compatto da questo punto di vista, perché volevamo dare un’idea di quello che fosse il nostro suono. Ora che abbiamo la possibilità di allargarci di più, live o su un disco, le nostre canzoni si sono fatte più libere, con tempi diversi e anche complessi – a volte più verso il lato “pesante” del nostro genere. E abbiamo anche aggiunto un violino, suonato dal nostro Ghilli, che andrà ad arricchire ancora di più il suono. Di lavoro ce n’è!

Hercuniacd

Cosa hanno fatto gli Hercunia da febbraio scorso a oggi? Quali saranno le prossime mosse della band?

Abbiamo pensato a sopravvivere! Ci è successo di tutto, da difficoltà economiche a uno dei nostri membri finito in ospedale, ma siamo ancora qui. Abbiamo avuto un cambio alla ghironda – Laura si è unita a noi al posto di Francesco che non è più riuscito a proseguire a causa della distanza geografica. Trovare un batterista resta sempre un incubo, ma con Nico la nostra formazione è completa. Adesso si tratta di suonare. Prima di tutto per affilare ancora di più le nostre lame – suonare, suonare e suonare live è sia la cosa più divertente del pianeta che un ottimo modo per migliorare il progetto con l’esperienza. Poi, sarò onesto… dobbiamo attirare attenzione. Il folk metal è un genere costoso: registrare Demo 2015 con la qualità che volevamo avere è stato un grosso colpo per le nostre tasche, e tutti questi strumenti non sono economici – e noi siamo per la maggior parte studenti. Il nostro obiettivo adesso è arrivare a un album completo, ma se per quanto riguarda le canzoni non c’è problema, per registrarlo ci vuole denaro che, detto terra terra, non abbiamo. Ci serve supporto, e il supporto lo si ottiene suonando.

Cosa pensi che abbia da offrire il tuo gruppo alla scena folk?

Un sacco di strumenti diversi! Battute a parte, lavorare con una decina di elementi permette un suono molto più potente e vario rispetto al normale. Era il nostro obiettivo fin dall’inizio – per citare le parole di Ema, vogliamo essere un esercito in scena. Suonare strumenti folk, suonarne parecchi e suonarli bene è quello che ci spinge, ed è la cosa che ci appassiona di più.

Cos’è il folk metal per gli Hercunia? Siete interessati anche ai racconti e alle tradizioni della vostra terra?

Per noi il folk metal è un’idea sonora. È un modo di fare musica che fonde modernità e strumenti secolari, un suono anacronistico che però funziona incredibilmente bene. Amiamo un sacco le tradizioni locali, e giriamo spesso tra eventi e festival, portandoci anche dietro strumenti acustici. Sono una fonte d’ispirazione enorme, ma la nostra idea resta basata sulla musica. Il fatto è che noi siamo di Milano. Siamo ragazzi di città per la maggior parte, non di montagna, viviamo sul cemento. Vogliamo evitare di richiamarci troppo a tradizioni che appartengono a qualcun altro – è anche il motivo per cui non abbiamo studiato costumi di scena particolari. Quello che vogliamo è fare musica, e studiarla il meglio possibile richiamandoci alla tradizione celtica in generale, come comunità. Ci potranno essere lavori sul territorio più avanti, ma il nostro obiettivo è fare musica che si regga in piedi anche da sola.

Come ti sei avvicinato alla musica heavy metal e quando/come hai deciso di suonare la chitarra?

Sono arrivato alla musica metal tra le scuole medie e superiori, e una volta scoperta era solo questione di mesi prima di mettermi a provare a farla io stesso. Ho studiato chitarra e girato tra progetti più o meno pesanti per qualche anno, alcuni già folk metal, prima di fondare gli Hercunia con Ema e gli altri e trovare il gruppo giusto per quello che volevo fare.

Grazie per la disponibilità, hai lo spazio conclusivo tutto per te.

Grazie mille per lo spazio, Fabrizio! La musica folk ha bisogno di tutto il supporto che le si può dare. E non solo per noi – quello che fai tu con questo sito aiuta tutti i gruppi. Ci sono band fantastiche che hanno un decimo del successo che si meritano nel nostro genere, e dobbiamo fare tutti la nostra parte per sostenerci a vicenda. Noi continueremo a suonare e a seguire concerti, a bere birra e a scrivere musica. Alla prossima, e viva il folk!

Dyrnwyn – Ad Memoriam

Dyrnwyn – Ad Memoriam

2015 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thanatos: voce – Vidarr Aesir: chitarra solista – Rick Deckard: chitarra ritmica – Ivan Cenerini: basso – Ivan Coppola: batteria – Michela Luciani: flauto traverso – Michelangelo Iacovella: tastiera, strumenti popolari

Tracklist: 1. Ad Memoriam – 2. Sangue Fraterno – 3. Sigillum – 4. Tubilustrium 5. – Ultima Quiete – 6. Teutoburgo

DyrnwynAdMemoriam

A due anni esatti dal demo di debutto Fatherland, i romani Dyrnwyn tornano sul mercato con un lavoro dal titolo Ad Memoriam, un sei pezzi che mostra un netto miglioramento musicale rispetto al passato, dovuto principalmente a un sound più personale frutto di idee ben sviluppate. Le coordinate stilistiche del gruppo sono rimaste le stesse, a cambiare è semplicemente l’approccio – più maturo e professionale: gli oltre trenta minuti di Ad Memoriam ne sono il risultato.

Il disco autoprodotto narra in sei tracce (intro più quattro brani e un intermezzo) la storia di Roma, dalla fondazione alla disastrosa battaglia della Foresta di Teutoburgo, inquella che è l’attuale Germania. L’apertura è affidata alla strumentale Ad Memoriam, canzone dove il flauto di Michela Luciani ricopre un ruolo di primaria importanza, tre minuti che permettono all’ascoltatore di calarsi egregiamente nell’atmosfera del dischetto. Sangue Fraterno evidenzia lo stile e le potenzialità dei Dyrnwyn, bravi ad alternare parti movimentate ad altre più delicate. La seguente Sigillum continua sulla via tracciata dalla precedente composizione, arricchita da una marcata vena folk che diventa particolarmente suggestiva nella parte narrata da Thanatos, il quale dopo la pubblicazione di Ad Memoriam ha lasciato il microfono al nuovo cantante Daniele Biagiotti:

Coloro che una volta si vantavano d’esser perseguitati
misero in atto la più brutale delle repressioni
arrivando di fatto a cancellare quasi del tutto gli antichi culti
Con false promesse plagiarono le menti trasformandoci in schiavi
… Noi che un tempo eravamo guerrieri!

Tubilustrium è della stessa pasta, con la sezione folk in grande spolvero e belle cavalcate che non disdegnano strofe in lingua latina: l’effetto è quasi cinematografico e il risultato eccellente. La strumentale Ultima Quiete – veramente riuscita! – porta l’ascoltatore alla traccia conclusiva Teutoburgo, ovvero “la disfatta di Varo”. Si tratta della battaglia avvenuta il 9 d.C in Sassonia tra l’esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo e una coalizione di tribù germaniche; fu una delle più gravi sconfitte subite dai romani, con circa 15000 caduti e il suicidio del comandante, così raccontato dallo storico Velleio Patercolo nella sua Storia Romana: “(Quintilio Varo) si mostrò più coraggioso nell’uccidersi che nel combattere (…) e si trafisse con la spada.” La musica dei Dyrnwyn in questa occasione si fa drammatica e violenta, a tratti bellica per poi trasformarsi in quasi malinconica, fino all’urlo disperato

“Marte! Perché ci hai abbandonato?”

Finisce in questa maniera la breve storia raccontata dal gruppo capitolino; rispetto a Fatherland i suoni di Ad Memoriam sono nettamente migliori, più compatti e professionali – a guadagnarne è in primis la batteria del roccioso Ivan Coppola -, ma questo era quasi inevitabile visto il tempo passato tra le due registrazioni e l’esperienza accumulata dalla band. La nota più lieta è rappresentata dal songwriting, sicuramente perfettibile e con qualche cosa da sistemare (non sempre è facile comporre canzoni da sette minuti senza brevi momenti di stanca), ma la strada è quella giusta per arrivare a un sound completamente personale e riconoscibile tra mille.

Questo EP, insieme a Tefaccioseccomerda dei Blodiga Skald, è un importante segno di come qualcosa anche nella capitale, e più in generale, nel centro-sud Italia, si stia finalmente muovendo in ambito folk/pagan metal. Ad Memoriam è un EP interessante per una band che vuole parlare della propria terra, Roma, in un contesto musicale dal quale è da sempre ignorata. La prova è sicuramente buona e i Dyrnwyn sono una realtà con le carte in regola per affermarsi sul tutto il territorio italiano e non solo.