Kanseil – Doin Earde

Kanseil – Doin Earde

2015 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Andrea Facchin: voce, Federico Grillo: chitarra, Davide Mazzucco: chitarra, bouzouki, Dimitri De Poli: basso, Luca Rover: batteria, Luca Zanchettin: cornamusa, kantele, Stefano (Herian) Da Re: whistles, rauschpfeife

Tracklist: 1. Lo Spirito Della Notte – 2. Ciada Delàmis – 3. Dòin Earde – 4. Panevìn – 5. Ais Un Snea – 6. Mažaròl – 7. Bus De La Lùm – 8. Bosc Da Rème – 9. Tzimbar Bint – 10. La Sera – 11. Vajont

KanseilDoinEarde

Gli italiani Kanseil, dopo l’ottimo demo Tzimbar Bint, tornano a raccontare la propria terra attraverso la musica, in questo caso con un full-length di grande qualità marchiato Nemeton Records. La band veneta dimostra personalità e la giusta dose di coraggio in tutto quello che fa, a partire dalla scelta della copertina, a prima vista, soprattutto per i colori, quasi più adatta a un lavoro stoner piuttosto che alla musica folk metal proposta dalla formazione nord italiana. La lingua italiana per i testi e un elevato minutaggio sono altri due aspetti da non sottovalutare, con il primo che conferma la spiccata personalità del gruppo, abile nell’utilizzare anche parti dialettali per le liriche. I testi sono delle piccole opere d’arte: prendendo spunto da storie e leggende del loro caro Cansiglio, i Kanseil le hanno fatto proprie, rielaborate e musicate con passione e serietà, un ottimo esempio di quello che vuol dire folk metal.

Le sonorità di Doin Earde seguono quelle del fortunato demo del 2013, ma la band ha lavorato sodo in sala prove per rendere il sound ancora più compatto e vario, arrivando a un risultato eccellente e personale, con canzoni accattivanti e ben strutturate. L’iniziale poesia Lo Spirito Della Notte ci introduce a Ciada Delàmis, muscolosa composizione nella quale non mancano strumenti folk e possenti riff di chitarra sorretti dalla tuonante batteria di Luca Rover. La title-track è un richiamo al contatto con la natura, ricca di melodie epiche e drammatiche, ben interpretata dal cantante Andrea Facchin, singer dalla voce ideale per questo tipo di sonorità. L’ascolto prosegue con l’ottima Panevìn, ricca di cambi di tempo e accattivante nel ritornello grazie alle belle melodie quanto graffiante nelle chitarre; Ais Un Snea è in lingua cimbra, le parole sono prese da una poesia del 1800 trovata in una chiesa d’Asiago: un intermezzo acustico di grande effetto. Mažaròl (uno spiritello dei boschi) è una composizione già presente nel demo di debutto, per questa versione ri-arrangiata e di oltre un minuto più breve. Nella nuova veste la canzone ne guadagna non poco, ora ancora più dinamica e con picchi di melodia e violenza di tutto rispetto. La Bus De La Lùm è la voragine più profonda dell’altopiano del Cansiglio, da sempre grande ispirazione per i Kanseil. Musicalmente è leggermente diversa dalle altre tracce di Doin Earde, le “pause” portano l’ascoltatore a leggere i testi e a capire l’importanza del territorio d’appartenenza, del passato che ancora oggi ci appartiene anche se spesso oscurato dal futile desiderio di modernità. Il Cansiglio è ancora protagonista in Bosc Da Rème: nel periodo veneziano era chiamato “Gran bosco da reme di San Marco” e il legno dei faggi era utilizzato per costruire i remi delle temute galere veneziane; il brano è nel tipico stile dei Kanseil, un riuscito mix di musica folk e metal dalle tinte aggressive. Ci si avvia verso la conclusione del disco con Tzimbar Bint (“vento cimbro”), title-track dell’ottimo demo del 2013: si tratta della composizione più rappresentativa della band sia per l’aspetto musicale che lirico, un inno alla riscoperta della propria cultura e della propria storia. L’acustica La Sera porta al riposo e all’abbraccio della notte serena, l’ultima prima della catastrofe: chiude Doin Earde, difatti, la composizione più struggente e toccante di tutte, Vajont.

Terra tolta ad un popolo, che nei secoli la preservò,
fango e terra ora avvolgono, chi la terra lavorò.

Nei dieci minuti di durata, cupi e drammatici, i Kanseil raccontato della tremenda notte del 9 ottobre 1963, quando in seguito al crollo della tristemente famosa diga persero la vita quasi duemila abitanti dei comuni di Longarone, Erto e Casso tra gli altri. Un modo oscuro e pesante di chiudere l’album, forse la maniera migliore che ci sia per una band folk metal che non vuole dimenticare il passato rendendo omaggio con una canzone particolarmente intensa.

L’artwork è ben curato, a partire dalla copertina realizzata da Blut Tanzt, per giungere al booklet ricco di belle foto e tutti i testi delle canzoni. I suoni di Doin Earde sono ottimi, potenti e compatti, naturali e per nulla plasticosi, con gli strumenti ben equalizzati, con una menzione speciale per quelli folk – non sempre facili da gestire –, particolarmente nitidi: Christian Zecchin (Zeta Production) ha svolto un lavoro eccellente.

Se nel 2016 c’è ancora chi si chiede cosa sia il vero folk metal, una delle poche risposte valide è sicuramente Doin Earde dei Kanseil. Musica e testi vanno a braccetto, il tutto con personalità e voglia di riscoprire e narrare le storie della propria terra con una musica originale ed energica. Doin Earde è uno dei migliori lavori del 2015, un nuovo punto di riferimento per chiunque si voglia cimentare in questo genere musicale. Per i Kanseil, invece, è un punto di arrivo e al contempo un punto di partenza: il Cansiglio ha ancora tanto da raccontare e i nostri menestrelli ci sapranno deliziare con dell’ottimo folk metal.

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