Vinterblot – Realms Of The Untold

Vinterblot – Realms Of The Untold

2016 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Phanaeus: voce – Vandrer: chitarra – Auros: chitarra – Eruner: basso – Wolf: batteria

Tracklist: 1. Evoked By Light – 2. Frostbitten – 3. Unveiling The Night’s Curtain – 4. The Summoning – 5. Vagrant Spirits In A Misty Rainfall – 6. …Of Woods And Omen – 7. Stone Carved Silence – 8. Throne Of Snakes – 9. Triumph Recalls My Name (bonus track)

VinterblotRealmsOfTheUntold

Il gelido vento del Nord non era così freddo e minaccioso da non si sa quanti anni. C’è stato un tempo in cui non si contavano le uscite discografiche qualitativamente eccellenti provenienti dalla Scandinavia, ma così come è nato, il gelido vento del Nord è quasi scomparso: tra band che si scioglievano o altre che cambiavano stile quasi rinnegando quanto fatto in passato, l’affilato alito di morte è stato dimenticato, o quasi. In verità qualche formazione è andata avanti per la propria strada, ma il sound e l’attitudine degli anni ’90 non hanno più attirato orde di metallari inferociti come in passato, e la scena è rimasta nell’oscurità, pur non disdegnando, di tanto in tanto, qualche piacevole colpo di scena.

Il nuovo lavoro dei pugliesi Vinterblot è un vero colpo al cuore (e al collo!): la creatura partorita dal quintetto italiano è spaventosa e al contempo ammaliante, in grado di far rivivere il glorioso passato con un approccio contemporaneo e personale. Le premesse, d’altronde, c’erano tutte: all’interessante demo For Asgard del 2010 è seguito il buon debutto Nether Collapse di due anni più tardi, lavori in grado di far conoscere la band anche oltre i confini nazionali e di gettare delle solide basi per l’eccellente Realms Of The Untold.

Tutto, in questo cd, è fatto in ottima maniera. La copertina, opera del noto Marco Hasmann (Flashgod Apocalypse, Faust ecc.), e il layout grafico di Saverio Giove (mente degli ottimi progetti Emyn Muil, Valtyr e Ymir) permettono all’ascoltatore di entrare immediatamente nel mood del disco, ma la prima grande nota positiva che balza all’orecchio – prima ancora di constatare la bontà delle composizioni – è senz’altro la divina produzione del guro Dan Swanö (Nightingale ed ex Bloodbath, al lavoro dietro la consolle per una quantità di gruppi da fare impressione). I suoni dei Vinterblot non sono mai stati così potenti, reali, cattivi e puliti (le registrazioni sono avvenute al Sun Keeper Studio e il Sudestudio per la batteria), gli strumenti sono mixati in maniera esemplare, la sezione ritmica colpisce sempre duro e le chitarre sono ottimamente risaltate dal lavoro alla consolle del musicista/engineer svedese. Infine, una doverosa menzione per i testi e il concept che riguarda la magia, l’alchimia e l’esoterismo: il disco è diviso in tre capitoli (Antimomy, Realgar e Onyx, tre minerali) da tre brani ciascuno, per un totale di nove composizioni, numero di completezza e compimento.

Le prime note di Evoked By Light, chitarre “melodiche” che si intrecciano con un aggressivo lavoro di batteria, introducono la profonda voce gutturale di Phanaeus. Non poteva esserci apertura più interessante di un manifesto sonoro e intellettuale come questo. Riff spacca collo, violenza sonora che lascia spazio e si alterna con suggestive partiture di ottime melodie e reminiscenze di alcuni grandi gruppi degli anni ’90 sono gli ingredienti di questi quarantuno minuti di death metal nordico che non soffre di momenti di stanca, tritando l’udito dell’ascoltatore per tutta la durata del platter. Il possente mid-tempo di Frostbitten sembra poter rivelare alcuni dei nomi di riferimento per i Vinterblot, ma la band è brava nel personalizzare anche le soluzioni meno originali. L’ottimo guitarwork – marchio di fabbrica della band pugliese – di Unveiling The Night’s Curtain caratterizza con successo il brano che alterna sfuriate aggressive con momenti meno brutali ma non per questo meno intensi. La suggestiva The Summoning sembra fatta apposta per essere suonata in concerto: tra repentini cambi di tempo e parti d’atmosferico terrore, è una killer song ideale per ogni live show. Vagrant Spirits In A Misty Rainfall suona inizialmente minacciosa quanto deliziosamente melodica quando le due asce si lasciano andare a suggestivi fraseggi dissectioniani; l’andatura del brano rimane comunque oscura fino al gustoso finale di tremolo picking, particolarmente ispirato. Le suggestive chitarre acustiche di …Of Woods And Omen fermano momentaneamente il massacro da parte dei Vinterblot, rendendo la successiva Stone Carved Silence ancora più feroce di quel che già normalmente suonerebbe: una composizione figlia dell’amore dei cinque musicisti per la grande musica scandinava della prima metà degli anni ’90, quando il death metal non era ancora stato imbastardito da ritornelli con voce pulita e soluzioni catchy di dubbio gusto. L’ottava traccia Throne Of Snakes è la più inquietante e pesante a livello di atmosfera di tutto l’opus: in questi tre minuti di durata l’ottimo cantato di Phanaeus e le trame delle sei corde, con l’instancabile sezione ritmica, composta da Eruner al basso e Wolf alla batteria, che lavora in maniera egregia, lasciano un senso di gradevole incompiuto; non a caso il finale è un semplice quanto etereo fadeout, soluzione può lasciare stupito l’ascoltatore, ma che si rivela particolarmente azzeccata. Realms Of The Untold finisce in maniera inaspettata, ma che può essere vista come una porta aperta per eventualmente proseguire il discorso musicale/lirico nel prossimo disco. La canzone Triumph Recalls My Name (originariamente pubblicata come singolo digitale nel marzo 2014) è la gradita bonus track, un imponente muro sonoro contro il quale è un grande piacere sbattere e sanguinare.

Realms Of The Untold è un lavoro di prima categoria: fosse uscito dalla Scandinavia o dalla terra d’Albione avrebbe probabilmente guadagnato le copertine dei più prestigiosi magazine del settore, invece i Vinterblot sono del profondo sud Italia e la strada per la gloria è di conseguenza più lunga, ma, data la caparbietà del quintetto e la musica di questo cd, tutt’altro che irraggiungibile. La musica, d’altra parte, è la sola cosa che realmente conta, e quella del quintetto di Bari è di eccellente qualità.

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Kanseil – Doin Earde

Kanseil – Doin Earde

2015 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Andrea Facchin: voce, Federico Grillo: chitarra, Davide Mazzucco: chitarra, bouzouki, Dimitri De Poli: basso, Luca Rover: batteria, Luca Zanchettin: cornamusa, kantele, Stefano (Herian) Da Re: whistles, rauschpfeife

Tracklist: 1. Lo Spirito Della Notte – 2. Ciada Delàmis – 3. Dòin Earde – 4. Panevìn – 5. Ais Un Snea – 6. Mažaròl – 7. Bus De La Lùm – 8. Bosc Da Rème – 9. Tzimbar Bint – 10. La Sera – 11. Vajont

KanseilDoinEarde

Gli italiani Kanseil, dopo l’ottimo demo Tzimbar Bint, tornano a raccontare la propria terra attraverso la musica, in questo caso con un full-length di grande qualità marchiato Nemeton Records. La band veneta dimostra personalità e la giusta dose di coraggio in tutto quello che fa, a partire dalla scelta della copertina, a prima vista, soprattutto per i colori, quasi più adatta a un lavoro stoner piuttosto che alla musica folk metal proposta dalla formazione nord italiana. La lingua italiana per i testi e un elevato minutaggio sono altri due aspetti da non sottovalutare, con il primo che conferma la spiccata personalità del gruppo, abile nell’utilizzare anche parti dialettali per le liriche. I testi sono delle piccole opere d’arte: prendendo spunto da storie e leggende del loro caro Cansiglio, i Kanseil le hanno fatto proprie, rielaborate e musicate con passione e serietà, un ottimo esempio di quello che vuol dire folk metal.

Le sonorità di Doin Earde seguono quelle del fortunato demo del 2013, ma la band ha lavorato sodo in sala prove per rendere il sound ancora più compatto e vario, arrivando a un risultato eccellente e personale, con canzoni accattivanti e ben strutturate. L’iniziale poesia Lo Spirito Della Notte ci introduce a Ciada Delàmis, muscolosa composizione nella quale non mancano strumenti folk e possenti riff di chitarra sorretti dalla tuonante batteria di Luca Rover. La title-track è un richiamo al contatto con la natura, ricca di melodie epiche e drammatiche, ben interpretata dal cantante Andrea Facchin, singer dalla voce ideale per questo tipo di sonorità. L’ascolto prosegue con l’ottima Panevìn, ricca di cambi di tempo e accattivante nel ritornello grazie alle belle melodie quanto graffiante nelle chitarre; Ais Un Snea è in lingua cimbra, le parole sono prese da una poesia del 1800 trovata in una chiesa d’Asiago: un intermezzo acustico di grande effetto. Mažaròl (uno spiritello dei boschi) è una composizione già presente nel demo di debutto, per questa versione ri-arrangiata e di oltre un minuto più breve. Nella nuova veste la canzone ne guadagna non poco, ora ancora più dinamica e con picchi di melodia e violenza di tutto rispetto. La Bus De La Lùm è la voragine più profonda dell’altopiano del Cansiglio, da sempre grande ispirazione per i Kanseil. Musicalmente è leggermente diversa dalle altre tracce di Doin Earde, le “pause” portano l’ascoltatore a leggere i testi e a capire l’importanza del territorio d’appartenenza, del passato che ancora oggi ci appartiene anche se spesso oscurato dal futile desiderio di modernità. Il Cansiglio è ancora protagonista in Bosc Da Rème: nel periodo veneziano era chiamato “Gran bosco da reme di San Marco” e il legno dei faggi era utilizzato per costruire i remi delle temute galere veneziane; il brano è nel tipico stile dei Kanseil, un riuscito mix di musica folk e metal dalle tinte aggressive. Ci si avvia verso la conclusione del disco con Tzimbar Bint (“vento cimbro”), title-track dell’ottimo demo del 2013: si tratta della composizione più rappresentativa della band sia per l’aspetto musicale che lirico, un inno alla riscoperta della propria cultura e della propria storia. L’acustica La Sera porta al riposo e all’abbraccio della notte serena, l’ultima prima della catastrofe: chiude Doin Earde, difatti, la composizione più struggente e toccante di tutte, Vajont.

Terra tolta ad un popolo, che nei secoli la preservò,
fango e terra ora avvolgono, chi la terra lavorò.

Nei dieci minuti di durata, cupi e drammatici, i Kanseil raccontato della tremenda notte del 9 ottobre 1963, quando in seguito al crollo della tristemente famosa diga persero la vita quasi duemila abitanti dei comuni di Longarone, Erto e Casso tra gli altri. Un modo oscuro e pesante di chiudere l’album, forse la maniera migliore che ci sia per una band folk metal che non vuole dimenticare il passato rendendo omaggio con una canzone particolarmente intensa.

L’artwork è ben curato, a partire dalla copertina realizzata da Blut Tanzt, per giungere al booklet ricco di belle foto e tutti i testi delle canzoni. I suoni di Doin Earde sono ottimi, potenti e compatti, naturali e per nulla plasticosi, con gli strumenti ben equalizzati, con una menzione speciale per quelli folk – non sempre facili da gestire –, particolarmente nitidi: Christian Zecchin (Zeta Production) ha svolto un lavoro eccellente.

Se nel 2016 c’è ancora chi si chiede cosa sia il vero folk metal, una delle poche risposte valide è sicuramente Doin Earde dei Kanseil. Musica e testi vanno a braccetto, il tutto con personalità e voglia di riscoprire e narrare le storie della propria terra con una musica originale ed energica. Doin Earde è uno dei migliori lavori del 2015, un nuovo punto di riferimento per chiunque si voglia cimentare in questo genere musicale. Per i Kanseil, invece, è un punto di arrivo e al contempo un punto di partenza: il Cansiglio ha ancora tanto da raccontare e i nostri menestrelli ci sapranno deliziare con dell’ottimo folk metal.

Arcana Opera – De Noir

Arcana Opera – De Noir

2015 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Alexander Wyrd: voce – Mirko Fabris: chitarra – Stefano Masin: chitarra – Bjorn Hodestli: basso – Marco Sanguanini: batteria – Paolo Nox: tastiera – Martina Facco: violino

Tracklst: 1. Cave Canem – 2. Il Letto Rosso – 3. Ambasciata Noir – 4. Caffè Marco Polo – 5. Quetzacoatl – 6. La Tesi Di Empedocle – 7. Il Lamento Di Marsia – 8. La Danza Della Forca – 9. Sul Pasubio Prima Dell’Alba

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De Noir, secondo disco degli Arcana Opera, è uno di quei lavori difficili da analizzare, probabilmente perché troppo ricco di sfaccettature e input. La musica della band veneta è quanto mai variegata, ricca di stili e ottimamente assemblata con personalità dai musicisti. De Noir è un lavoro che cresce moltissimo con il ripetersi degli ascolti, e non è impossibile che l’album risulti essere ostico al primo approccio, vuoi per i testi molto ricercati in lingua italiana che per la musica originale e fuori dagli schemi. Ci vuole pazienza e attenzione per poi riuscire a comprendere (e apprezzare) le nove tracce che compongono l’opus targato Nemeton Records.

La musica degli Arcana Opera è multiforme e imprevedibile, libera da etichette e paletti mentali; una volta superato lo scoglio di un sound diverso da tutto quello che si è soliti ascoltare al giorno d’oggi, De Noir è in grado di regalare grandi emozioni, emozioni in contrasto tra di loro che provengono dallo stomaco che si impossessano del resto del corpo. Musicalmente e liricamente gli Arcana Opera presentano un disco differente dal resto della scena e unico per approccio e risultato, criptico e oscuro per certi versi, sicuramente affascinante e penetrante.

Non c’è un brano “tipo” degli Arcana Opera, le canzoni sono diverse tra di loro e le sfaccettature del sound molteplici e a volte disorientanti. A ritmiche power seguono ritornelli orecchiabili o break inaspettati: inizialmente stupito da quel che ho ascoltato, ho interiorizzato le nove tracce di De Noir con il susseguirsi degli ascolti, per poi esserne conquistato.

Cave Canem è il brano di apertura, ritmato e melodico riesce, con l’aiuto delle orchestrazioni e delle linee vocali azzeccate, a stamparsi immediatamente nella mente dell’ascoltatore. Il Letto Rosso è il brano scelto per la realizzazione del videoclip: l’inizio potente e vicino al power metal porta a un ritornello difficile da dimenticare, ma meritano una menzione anche le melodie che contraddistinguono immediatamente il brano. Ambasciata Noir è un pezzo più cadenzato che non disdegna accelerazioni di doppia cassa e voci harsh a dare una spinta aggressiva quando ce n’è bisogno. Poetica malinconia per Caffè Marco Polo, composizione più lunga di De Noir con quasi otto giri di lancette, e quanto mai varia e intensa:

fendenti di prua squarcia l’onda
il leone tocca il sole
che nasce dall’impero del Kahan.
ambasciatore fedele, la strada della seta,
l’odor delle spezie i segreti del Catai

Sonorità folk metal per Quetzacoatl, dove non a caso è presente l’ospite Herian Da Re dei Kanseil: la canzone è, parole di Alexander Wurdis, “un viaggio nella mitologia e nella cosmogonia”. All’iniziale verve folkstoniana, si aggiunge presto il classico stile personale della band, fermo restando i preziosi intermezzi folk che donano alla composizione, ruffiana e gagliarda nel chorus, una sonorità a dir poco incantevole. L’atmosfera si fa più delicata e introspettiva per La Tesi Di Empedocle, nella quale non manca, però, una bella accelerazione dal sapore sinfonico – e sempre in chiave romantica – che la rende dinamica quanto incisiva. Il Lamento Di Marsia narra la vicenda del satiro Marsia, sventurato nel trovare l’aulòs (flauto a doppia canna) maledetto da Atena. Il satiro divenne bravissimo nel suonarlo, fino al punto di sfidare il dio della musica Apollo. Il dio vinse con l’astuzia la competizione e punì Marsia per la superbia, scorticandolo vivo una volta legato a un albero.

Un altro si rammenta di quel satiro
cui il figlio di Latona affisse una pena
dopo averlo vinto col flauto Tritoniaco
“Perché mi scortichi?” chiese;
“Ahimè! mi pento!” gridava “un flauto non vale tanto!”
Ma mentre egli disperava gli fu strappata la pelle dalle membra
Nient’altro era che una ferita; ovunque proava il sangue,
si scoprono i muscoli liberi e, rilasciate, senza pelle,
pulsano le vene, potresti cantare
le viscere zampillanti e le fibre sanguigne.

La Danza Della Forca è un elegante brano dall’importante lavoro di tastiera e violino che porta al ritornello facilmente memorizzabile, seguito da un bel break musicale semplice e oscuro, di grande effetto, dove è presente anche un assolo di chitarra. De Noir termina con Sul Pasubio Prima Dell’Alba, canzone che presenta nelle strofe delle tonalità allegre nonostante la tematica trattata: i ragazzi caduti in trincea non torneranno mai più, se non in una bara, alla loro terra:

ritorneranno i prati 
ritornano i ragazzi
ritornano dal fronte in una notte splendida. 

Il cane abbaia, rompete le righe
Il cane abbaia, tornate a dormire

L’artwork è perfetto per la musica e i testi del gruppo: semplice e lineare, permetta una buona lettura delle liriche di Alexander Wyrd, così come è azzeccata la scelta di utilizzare principalmente due colori per tutta la grafica. La produzione è veramente di grande qualità: potentissima e pulita, dai suoni grassi ma nitidi. Tutti gli strumenti sono perfettamente bilanciati e udibili: non si può far altro che complimentarsi con Christian Zecchin per l’ottimo lavoro svolto.

Il songwriting è di alto livello, la chitarra varia stili ed è ricca d’idee, la sezione ritmica è brava a dare potenza con fantasia e, infine, la voce di Alexander Wyrd, intensa e sicura, è la classica ciliegina sulla torta. De Noir è un lavoro che svela a ogni ascolto un nuovo particolare: lasciatevi avvolgere dalle note degli Arcana Opera, non tornerete più indietro.

Intervista: Korrigans

I laziali Korrigans hanno suonato al Traffic Live Club in occasione della data dei Furor Gallico  (QUI il live report), quale migliore occasione per scambiare due chiacchiere face to face con i giovani musicisti? Il tastierista Spiorad, il batterista Solstafir e il chitarrista Torc (nel frattempo uscito dal gruppo) hanno parlato del bel debutto Ferocior Ad Rebellandum, del rapporto con la Nemeton Records, della scena folk e del pay to play…

K1

Qualche parola per presentare il gruppo ai lettori che non vi conoscono?

Solstafir: Il gruppo nasce nel 2012, anno in cui abbiamo pubblicato il primo demo, chiaramente autoprodotto. Ci abbiamo messo un po’ di tempo per trovare la tranquillità di line-up e nel 2014 abbiamo fatto uscire il disco Ferocior Ad Rebellandum che anche tu hai recensito – e ci è piaciuta – e ora stiamo cercando un po’ di date live…

Spiorad: Soprattutto per cercare di uscire da Latina, che è una realtà morta per la musica, quindi stiamo cercando di organizzare qualcosa fuori…

Torc: per il momento stiamo facendo un mini tour, chiamiamolo così. Abbiamo iniziato ad Alatri presso La Perla Nera con un gruppo thrash della zona che si chiama Sanitarium, questa coi i Furor Gallico è la seconda e le prossime saranno il 1 aprile a Latina e il 16 maggio a Genova con Icethrone, Evendim e Free Nameless.

Torniamo indietro nel tempo e parliamo del demo, “vecchio” già di qualche anno: cosa pensate e provate quando lo ascoltate?

Spiorad: Una certa emozione, ma anche il fatto di poter dire “cavolo siamo cresciuti!”, soprattutto ora che abbiamo fatto il disco possiamo vedere e ascoltare le differenze. Soprattutto per il lavoro in studio, per Ferocior Ad Rebellandum siamo stati oltre nove mesi in studio…

Solstafir: Praticamente un parto!

Spiorad: A livello musicale, di songwriting e tutto il resto siamo cresciuti tantissimo e siamo molto soddisfatti di questo. Chiaramente speriamo di poter fare ancora meglio con i prossimi lavori.

Solstafir: Io non ascolto il demo da quando l’ho suonato, ma stranamente ai concerti ci chiedono i pezzi del demo e quindi nelle prossime esibizioni suoneremo qualche pezzo preso da lì. Chiaramente siamo cambiati, prima la musica era più uno sfogo, ora è un obiettivo.

Nelle recensioni di Ferocior Ad Rebellandum si legge spesso l’importanza dei testi nel vostro lavoro, e una in particolare, molto carina, diceva che a scuola voi eravate i secchioni che ascoltavano con interesse le lezioni di storia…

Torc: Niente di più falso! (risate, nda)

Solstafir: Bisogna fare una premessa: nessuno di noi è un secchione, anzi! Il fatto di parlare della terra da dove veniamo ci ha spinto a cantare in italiano e a inserire alcune parti in latino…

Torc: Anche per venir fuori dalle solite cose vichinghi-celtici-nordici e via dicendo.

Solstafir: Noi abbiamo cercato di prendere qualcosa dalla terra dalla quale veniamo.

Spiorad: Soprattutto il fatto di non cantare in inglese, ma nella nostra lingua, ci fa uscire fuori dagli schemi.

L’intenzione è di continuare con concept storici o c’è la possibilità di un cambiamento?

Solstafir: Questa è una bella domanda… quelli che scrivono la musica sono loro due, chitarrista e tastierista, vediamo cosa tirano fuori con la musica e poi ci adatteremo la musica, non siamo mai partiti dai testi per poi adattarci la musica.

Torc: Stiamo lavorando a dei pezzi nuovi e alcune cose sono cambiate, anche perché un Ferocior 2 sarebbe inutile. Per i testi al momento non abbiamo idea.

Solstafir: Sicuramente diverso da Ferocior, ma non abbiamo idea se ogni brano sarà a sé o un concept.

Spiorad: Magari un concept su un’altra popolazione che fa la stessa cosa dei Volsci sui Romani… (risate, nda)

Allora ve la do io una dritta: quando avete fatto uscire il disco abitavo a via dei Volsci, ora mi sono spostato di due traverse e sto a via degli Aurunci, quindi potreste fare un concept album sugli Aurunci!

Torc: Tra l’altro i monti Aurunci stanno sulla cartina che fa da copertina a Ferocior, un chiaro segno! (risate, nda)

Solstafir: Meno male che non ti sei spostato a via dei Vichinghi! Ahahah (altre risate, nda)

Persephone: L’unico problema è che gli Aurunci non se li caca nessuno!

Korrigans: Manco i Volsci! (in coro, nda)

Solstafir: La ricerca sui Volsci è stata dura, abbiamo proprio dovuto scavare…

Torc: Di materiale ce n’è poco, e bisogna trovare qualcosa che sia utilizzabile per un disco metal. Noi abbiamo utilizzato la battaglia di Corbione che è un po’ la chiave del disco, anche grazie a Tito Livio…

Solstafir: Abbiamo cercato di unire le cose vere, storicamente accadute, e romanzarle un po’.

L’idea che mi ero fatto io, ascoltando il disco, è che partendo dai testi si fa poi la musica.

Spiorad: Possiamo dire che la musica che abbiamo scelto fa comprendere bene che tipo di testo ci va abbinato.

Solstafir: Sul pezzo festaiolo ci è venuto facile metterci il testo allegro, il brano più black oriented lo abbiamo utilizzato per le cose più cruente, le battaglie.

Come siete giunti al contratto con la Nemeton Records?

Solstafir: Ho scritto io a Matt (il boss, nda), un’email dicendogli che avevamo un demo, di ascoltarlo… devo dire che lui è sempre stato molto disponibile, ci ha risposto subito, ha detto “bello il demo, tra mille che ne ho sentiti il vostro spicca!”, e noi “buono, se è così per il demo aspetta di ascoltare il disco!”.

Quindi avete registrato il disco prima di firmare?

Solstafir: Esatto.

Torc: Quando lui ci ha contattato ci stavamo occupando della grafica.

Senza Nemeton avreste fatto un autoprodotto?

Spiorad: Probabilmente sì.

Solstafir: Matt ci sta dando una mano con le varie piattaforme digitali, ora anche per i live, poi la scena folk – ma bisognerebbe dire la scena Nemeton – si sta allargando e i gruppi si danno una mano. Anche il fatto che tutti i gruppi stanno sotto la stessa etichetta aiuta per le serate. Per noi una bella svolta.

Spiorad: Soprattutto è che c’è un’etichetta italiana per i gruppi italiani, quando di solito si pensa alla Germania, al nord…

Al nord, oltre a Fosch Fest e Malpaga, ci sono un sacco di festival, da Bologna in giù non c’è mai nulla. Qui a Roma il pubblico c’è, per i Folkstone partecipano quattrocento persone, però non c’è una scena romana.

Solstafir: Anche a Firenze la scena è bloccata, non c’è per niente. Recentemente ho parlato con quello dell’Etrurian Metal Promotion, ha detto che le serate folk non vanno.

Non dico tanto delle serate, ma dei festival…

Solstafir: Oltre al fatto della mentalità c’è da dire che i gruppi come noi, che stiamo a Latina, quindi proprio al centro, per andare a suonare a Milano con cento euro di rimborso e venti persone sotto al palco, io ci posso andare, ma cosa porta questo a noi come gruppo e alla scena? Secondo me non tanto…

Torc: Al nord adesso ha preso il folk, perché fino a qualche anno fa non se lo inculavano manco là. Penso che anche qui stia arrivando, ma ci vuole tempo.

Solstafir: Penso che una serata come questa qua, con i Furor Gallico, qualche anno fa ci sarebbe stata molta meno gente. Mi fa piacere che molti gruppi italiani riescono a suonare in festival all’estero, perché fa bene alla scena.

Torc: La scena nel Lazio, e nel centro, è proprio bloccata, con il caso a parte Abruzzo.

Solstafir: Una scena molto molto viva sta in Abruzzo. Noi abbiamo suonato a Pescara e il locale era pieno, non ce lo aspettavamo. Vedo che al sud si suona, Bari ha festival e concerti, saluto i Vinterblot, al nord va bene, qui al centro la scena va smossa.

Torc: basta dire che in tutto il Lazio ci siamo solo noi e i Dyrnwyn.

Cinque anni fa c’erano gli Oak Roots che avevano fatto un bel demo, poi sono scomparsi… Qual è l’obiettivo dei Korrigans?

Spiorad: sicuramente di fare tanta esperienza live, e poi tra trent’anni voltarci indietro e dire “ammazza che coglioni che eravamo!” (risate, nda) Nel senso che ci siamo divertiti…

Solstafir: Si inizia a suonare perché ti piace farlo, poi se la gente compra il disco e dice “bravo questo gruppo” è il massimo. Suonare altri dieci-quindici anni in Italia sarebbe un obiettivo che ci possiamo prefiggere…

Spiorad: Perché non all’estero? Magari entrare nella storia del folk metal, ascoltare i dischi e dire “sono i nostri”, hanno una particolarità tutta loro.

Paghereste per fare un tour?

Zer: Penso che siamo tutti d’accordo su questo argomento: siamo poco interessati al pay to play, non pagherei mai per suonare. Certo che se venisse il gruppone estero dicendo che ci fa fare trenta date per diecimila euro, pubblico… date… vendite… allora forse, dico forse, ci potremmo pensare. Anche se lo spirito originale è quello di suonare per il piacere di farlo.

Torc: Deve essere una cosa che fa gola e che porta il gruppo a essere conosciuto.

Solstafir: Ci avevano proposto ventisei date in un mese con i Keep Of Kalessin, ma abbiamo sentito puzza di pay to play e quindi…

Spiorad: Noi sputiamo sudore in sala prove, sul palco, per comporre, in studio… ovviamente speriamo di arrivare in alto e ci prendiamo quello che capita.

Solstafir: Piano piano stiamo vedendo che abbiamo raggiunto un sacco di obiettivi, senza pagare nessuno se non lo studio di registrazione.

Ragazzi vi ringrazio per la disponibilità e la simpatia…

Solstafir: Smuovete ‘sta cazzo di scena, andate ai concerti, comprati i dischi, cazzo supportate la scena. Ringraziamo Mister Folk per l’intervista!

K2

Novità tricolori VI

Sesto articolo di Novità Tricolori, più ricco che mai con Furor Gallico, Evendim, Demoterion, Selvans, Bloodshed Walhalla, Vinterblot e Artaius!

I Furor Gallico hanno annunciato di aver raggiunto un accordo con la Scarlet Records per la pubblicazione del secondo full length Songs From The Earth. Il disco uscirà il 17 febbraio e saranno presenti gli ospiti Federico Paulovich (batteria) dei Destrage, Luca Diabula (cornamusa) dei Diabula Rasa, Simon Papa (voce) dei MaterDea e Sergio Colleoni (voce) direttamente dal Fosch Fest; la copertina è del belga Kris Vervwimp. Di seguito la tracklist: 1. The Song of the Earth – 2. Nemàin’s Breath – 3. Wild Jig of Beltain – 4. La Notte dei Cento Fuochi – 5. Diluvio –  6. Squass – 7. Steam over the Mountain – 8. To the End – 9. Eremita

FurorGallicoLa band toscana Evendim ha firmato con la sempre più attiva Nemeton Records, label che ha da poco pubblicato l’EP di 6 pezzi Old Boozer’s Tales. Questa la tracklist: 1. Drink to Live -2. Mojito – 3. Like a River – 4. Ode To The Setting Sun – 5. Black Roses – 6. Kingdome of Insane

EvendimDopo molti cambi di formazione e problemi interni, il chitarrista Alen Foglia “Barbas ” ha reso pubblico che i Demoterion sono diventati un suo progetto personale, sospendendo l’attività live. Il disco Echi di Vittoria è in cantiere da tempo, ma forse è la volta buona per poterlo ascoltare…

DemoterionUna nuova realtà sta facendo parlare di sé: i Selvans. Nella band militano diversi ex Draugr e l’EP Clangores Plenilunio sarà pubblicato il 13 febbraio dall’Avantgarde Music. Il disco è anche l’ultimo lavoro di Jonny Morelli, scomparso in un tragico incidente stradale lo scorso giugno. Tracklist: 1. Lupercale – 2. Clangores Plenilunio – 3. Prologue – 4. …In The Woods (In The Woods… cover) – 5. Epilogue

SelvansLa one man band Bloodshed Walhalla ha reso disponibile gratuitamente il nuovo Demo 2014, lavoro composto da cinque canzoni: lo potete scaricare QUI. Dopo due ottimi full length di puro viking metal, il terzo disco – in dialetto materano – sta subendo dei rallentamenti, ma il buon Drakhen sta cercando di risolvere i problemi per dare alla luce un nuovo gioiellino di metal italiano.

BloodshedWalhallaGli Artaius, dopo alcuni cambiamenti di line-up, hanno annunciato che il nuovo disco è stato completato (QUI la recensione del debutto The Fifth Season) e a breve saranno rese note tutte le info del caso. Interessante, però, l’ “Artaius Winter Sales“: tutto il merch a prezzi bassissimi per rientrare di parte delle spese avute per l’incisione del disco. Sosteniamoli!

Infine, anche i publiesi Vinterblot hanno firmato per la Nemeton Records: la band sta lavorando sugli ultimi pezzi e al momento non si sa molto di più. Potete leggere l’intervista fatta a Phanaeus e Vandrer, rispettivamente voce e chitarra, in occasione del Sognametal Tour.

Korrigans – Ferocior Ad Rebellandum

Korrigans – Ferocior Ad Rebellandum

2014 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thanatos: voce – Torc: chitarra, bouzouki, tin e low whistle – Ensis: chitarra – Dalk: basso – Solstafir: batteria – Spiorad: fisarmonica, tastiera

Tracklist: 1. Proemio – 2. Latium Vetus – 3. Il Baluardo – 4. Iter Bellicum I: L’Aruspice – 5. Iter Bellicum II: Le Saturnie Mura – 6. Corbium Capta Est – 7. Bacchanalia – 8. Rebellio – 9. Ferocior Ad Rebellandum – 10. L’Animo Degli Eroi

korrigans-ferocior_ad_rebellandumLa scena italiana si arricchisce di un nuovo gruppo assai promettente, i Korrigans. In realtà la band laziale è attiva dal 2012, anno durante il quale ha pubblicato il demo self titled, ma è con questo Ferocior Ad Rebellandum che la formazione pontina balza all’attenzione degli amanti della scena pagan folk: il sound non del tutto definito del demo è maturato e cresciuto di pari passo con l’abilità tecnica e di scrittura dei musicisti; i testi, come vedremo più avanti, sono parte fondamentale dell’opera e risultano essere interessanti e fortemente legati al territorio di provenienza della band.

Ferocior Ad Rebellandum è un lavoro di extreme folk metal che brilla di luce propria nonostante l’evidente influenza degli abruzzesi Draugr. Nei cinquantadue minuti di durata prevalgono i tempi medi dove il frontman Thanatos (già conosciuto tramite il demo dei romani Dyrnwyn) riesce ad esprimersi al meglio grazie a deliziose rime e cambiando spesso stile vocale (anche a seconda dei personaggi interpretati), comunque quasi sempre d’impronta black metal.

Un aspetto fondamentale per i Korrigans è rappresentato dai testi: in Ferocior Ad Rebellandum si narra, anche grazie alle parole di Tito Livio, storico romano del I secolo, della rivolta mossa dalla popolazione italica dei Volsci contro l’allora giovane forza di Roma, storia che si conclude nel 446 a.C. con la vittoria dell’esercito dell’Urbe nella Piana di Corbione. Fa veramente piacere constatare come gruppi una volta interessati ad altre tematiche (e influenze musicali) abbiano iniziato a raccontare della propria terra, scavando nel passato e cercando intorno a loro gli input per fare grandi dischi: dopo i seminali Draugr è stata la volta dei Gotland dell’eccezionale Gloria Et Morte, e ora si può festeggiare la fresca pubblicazione dei Korrigans per mano della Nemeton Records.

Proemio è l’intro del disco, dove la tastiera e la fisarmonica accompagnano Thanatos che declama l’opera di Tito Livio. Primo brano “vero” è Latium Vetus, sette minuti di mid tempo dove non mancano apprezzate sfuriate black oriented ed epiche melodie. Semplicemente ottima Il Baluardo: musicalmente presenta dei fraseggi di chitarra accattivanti, con la parte strumentale curatissima e gli inserti folk perfetti. Il baluardo non è altro che uno “straniero” divenuto il leader dell’esercito dei Volsci, il tutto descritto con un linguaggio poetico studiato nei minimi dettagli. Iter Bellicum I: L’Aruspice vede nella prima parte i Korrigans dare parecchio spazio alle influenze folk, ma è presente anche una parte più tirata (stilisticamente vicina ai vecchi Ensiferum) che riesce a dare un po’ di energia aggiuntiva al disco. Strumenti acustici introducono Iter Bellicum II: Le Saturnie Mura, composizione da quasi nove minuti dove la fisarmonica di Spiorad regna sovrana. Ottima la prova di Thanatos e molto interessanti le parti strumentali, dove di tanto in tanto si tenta qualcosa di “nuovo”. Corbium Capta Est è un bel pezzo dinamico e personale dalla forte impronta folk, con il testo che racconta dei successi dei guerrieri volsci e della presa di Corbione, fatto che scatenerà come non mai l’ira dei romani. Ma prima della grande battaglia c’è tempo per festeggiare il cammino compiuto: Bacchanalia è una composizione allegra e diversa da tutte le altre, dove a risaltare è lo spirito più godereccio e festoso, come giustamente era l’animo dei guerrieri arrivati a sfidare la potenza di Roma:

Al  domani or non pensiamo
E sol Bacco celebriamo
Possa dar a nostre menti

Assenza di patimenti

Rebellio, cantato in latino, è un intermezzo molto evocativo, un bellissimo modo per condurre l’ascoltatore alla title track, il momento più importante dell’intero album. L’esercito italico pensa di avere in mano la battaglia e di poter sconfiggere Roma, ma la storia racconta della potenza dell’Urbe capace di spezzare e sottomettere qualunque nemico per ancora molti secoli. L’Animo Degli Eroi è quel che resta, ovvero il coraggio di aver affrontato senza paura un avversario tanto potente, combattendo con furore e trovando la morte con onore. Musicalmente si tratta di un up-tempo che ben si presta al testo che parla di una sconfitta affrontata a testa alta:

Vermiglio color fango fragor d’acciaio
Corpi che cozzan vite fuggon via
Mamerte impera niun gli sfuggirà

In questo giorno Ade si riempirà!

Lo scontro volge al termine, il Baluardo è trafitto da una freccia e la Piana di Corbione è la tomba della ribellione: musica e testo vanno di pari passo, quindi le note sono oscurate da una palpabile sofferenza.

L’aspetto visivo, per la band, è molto importante: gli abiti di scena sono ben curati e le foto promozionali accattivanti, così come il booklet di sedici pagine (opera di Davide Cicalese, cantante dei Furor Gallico) è completo di testi, informazioni e immagini dei membri del gruppo. Le fasi di registrazione e missaggio si sono svolte a Latina presso lo Zero Zero Studio: non tutto è perfetto e alcune cose potevano essere fatte meglio (il suono delle chitarre e alcune regolazioni di volume), ma considerando che per i ragazzi è la prima vera esperienza in studio non ci si può lamentare più di tanto.

Ferocior Ad Rebellandum è un ottimo disco di folk italico con testi e musiche diverse da quelle che si è abituati ad ascoltare in giro, sicuramente (e finalmente) più vicini a noi italiani e alla nostra cultura. Questo è uno dei motivi che dovrebbe far venire la curiosità di ascoltare i Korrigans, ma fortunatamente c’è molto di più. La musica è l’altra nota positiva del full-length, già buona ma che può e deve maturare ulteriormente nei prossimi lavori. La personalità non manca, la voglia di osare anche, la competenza è già mostrata: alcuni piccoli miglioramenti e i Korrigans potranno sfornare un vero capolavoro. Per il momento possiamo godere di questi cinquantadue minuti di buono e sincero extreme folk metal italico. Complimenti.