Intervista: Vansind

L’underground folk metal è vasto, affollato e pieno di band di valore. I danesi Vansind stanno cercando di farsi largo a suon di chitarre e tin whistle grazie al breve ma riuscito EP MXIII. Mister Folk ha il piacere di farvi leggere le parole del gruppo nord europeo, alla prima intervista italiana: buona lettura!

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Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Credo che questa sia la vostra prima intervista italiana, iniziamo quindi parlando della vostra storia.

Ciao Mister Folk, un caldo saluto per te e per tutti i tuoi lettori dalla Danimarca e dai Vansind, e un enorme grazie a te per averci dato l’opportunità di dirvi un po’ su noi stessi e sulla nostra musica! La band Vansind è un settetto, e sebbene si possa dire che proveniamo dalla città di Slagelse, i nostri membri si trovano in tutta la Danimarca da Copenaghen a Fredericia. La band si è formata nel 2019 quando Danni Jelsgaard (batteria) e Rikke K. Johansen (tastiere, whistle e cornamuse) hanno deciso di mettersi insieme e forse provare a colmare un vuoto sulla scena musicale danese lasciato in parte dallo scioglimento della band Huldre e in parte da alcune digressioni di altre band dalla parte più folk del genere metal. J. Asdgaard (voce), Gustav Solberg (chitarra), Line Burglin (voce), Morten Lau (basso) ed infine Tor Hansen (chitarra) furono ingaggiati e così il viaggio iniziò. Ciò che i membri hanno in comune è, prima di tutto, l’amore per la musica e il desiderio di fornire alla scena danese un po’ di metal con un atteggiamento sprezzante e in danese.

Prima di questo EP avete pubblicato due singoli, ne volete parlare?

È vero che abbiamo pubblicato due singoli, anche se il secondo è stato pubblicizzato come una premessa all’uscita di MXIII, e quindi compare anche sull’EP. Il nostro primo singolo, Valborgsnat/Walpurgis’ Night è del 2019 e rappresenta sicuramente l’inizio della band in termini di composizione e scrittura. Tutti erano coinvolti nella scrittura o nell’arrangiamento della musica, e da allora è stato il modo in cui lo facciamo.

MXIII è un EP di tre brani: presentatelo ai lettori di Mister Folk e raccontateci come avete vissuto questi mesi dopo la pubblicazione.

“MXIII” contiene le tre canzoni Fra Fremmed Kyst (03:39). Den Farlige Færd (05:23) e Gæstebudet (07:14), che raccontano ognuna una storia di coraggio, onore, oppressione, dei, re e ancelle… Insomma le cose che un vichingo potrebbe sognare alla vigilia della battaglia. Fra Fremmed Kyst (“From Strange Shores”) è una storia di disperazione, di mettere tutto in gioco per l’obiettivo comune e di ciò che potrebbe accadere se tenti il destino una volta di troppo. Den Farefulde Færd (“The Dangerous Journey”) è la storia dal titolo dell’EP, che racconta del re danese Svend Forkbeard, la cui forza e coraggio lo aiutarono a conquistare l’Inghilterra, ma i cui figli videro la propria ambizione e gelosia porre fine ai sogni del padre. Infine Gæstebudet (“La Festa”) racconta l’antica storia di uno dei tanti volti della guerra; l’incontro tra un soldato e una giovane donna che non finisce bene per nessuno dei due.

Di cosa trattano i vostri testi?

Saldamente radicati nella terra dei loro antenati, i Vansind suonano per la battaglia, danze a catena e l’innalzamento dei corni mentre le melodie folk incontrano il metallo solido e il vibrante mix di ringhi brutali e canto femminile. I temi dei testi sono tratti da antiche superstizioni e mitologia scandinava, nonché dalla tradizione della storia, e si combinano con la musica per formare un insieme festoso e cupo. Dove il luccichio negli occhi incontra il luccichio dell’acciaio esiste Vansind, e se ti unisci alla danza potresti intravedere il Valhalla stesso. In termini di materiale narrativo, il danese (e la tradizione scandinava) è assolutamente pieno di grandi racconti, e la storia scandinava è piena di saghe, faide e superstizioni, che creano testi epici e tuttavia ancora riconoscibili.

MXIII rimarrà in digitale o ci sono possibilità che venga stampato in formato fisico?

Al momento rimarrà in formato digitale, anche perché stiamo lavorando per registrare qualche altra canzone in un futuro non troppo lontano. Stiamo considerando di rendere disponibile anche una versione su CD, anche se nulla è deciso a questo punto.

Mi è piaciuta veramente molto l’alternanza delle voci, sicuramente un vostro punto di forza. Avete avuto difficoltà a trovare questo equilibrio o è stata una cosa spontanea e semplice?

Il mix delle voci era una chiara visione sin dall’inizio, avendo l’opportunità di avere entrambe le estremità dello spettro vocale, è un ottimo modo per evolvere sia la musica che la narrazione, e osiamo dire che siamo soddisfatti del modo in cui sta andando per noi finora.

La scena danese conta pochi gruppi ma tutti molto talentuosi. Vi sentite parte della scena e ci sono delle band con le quali andate maggiormente d’accordo?

La nostra scena musicale nazionale è stata molto dormiente negli ultimi 18 mesi circa, alla luce dell’epidemia covid. Perciò non abbiamo avuto l’opportunità di lavorare e di fare concerti con molte altre band, anche se le cose stanno andando molto bene su questo fronte e finora abbiamo prenotato per una mezza dozzina di lavori questo autunno. Sembra che siamo stati ben accolti dagli ascoltatori, e siamo molto ansiosi di mostrare la nostra musica dal vivo sul palco con alcuni buoni amici come i ragazzi e le ragazze di Svartsot, Aettir, Vanir e altri.

In alcuni momenti ho sentito degli echi degli Svartsot, forse per via del connubio voce growl/tin whistle. Sono una vostra influenza? Quali sono i gruppi che sentite più vicini?

Si potrebbe dire che gli Svartsot sono un’influenza, ma in termini di composizione e stile stiamo cercando di rivendicare il nostro interesse e di non copiare troppo da nessuno. Detto questo, siamo chiaramente influenzati dalle band che abbiamo ascoltato nel corso degli anni, ma questa è una vasta gamma di influenze considerando le varie età dei membri della band (abbiamo tra i 23 e i 44 anni), quindi per indicare una singola band come influenza principale sarebbe troppo semplicistico.

Immagino stiate già lavorando alle nuove canzoni: potete dirci qualcosa? Quali saranno i prossimi passi della band?

Stiamo infatti finendo un po’ di nuove canzoni e speriamo di rilasciare un altro EP verso ottobre o novembre, e stiamo anche programmando di iniziare a scrivere del materiale per ciò che diventerà un full-length, che registreremo prima o poi in primavera. Nel frattempo stiamo lentamente riempiendo il nostro calendario con concerti, una cosa che ci è mancata tantissimo nell’ultimo anno e mezzo, quindi speriamo di vedervi in tournée il prossimo anno e, con un po’ di fortuna, di avere un album pronto per voi la prossima estate!

Vi ringrazio per la disponibilità, volete aggiungere qualcosa?

Un ultimo ringraziamento a Mister Folk, ai tuoi lettori e a tutte quelle persone che ci hanno dato una risposta così positiva nel corso di questi mesi così difficili. Insieme batteremo questa pandemia, e quando ci ritroveremo dall’altra parte festeggeremo come se fosse il 1013! Tanti saluti e tanto affetto dai Vansind.

ENGLISH VERSION:

I think this is your first Italian interview, so let’s start with your story.

The band Vansind is a septet, and though we can be said to be from the town of Slagelse, our members are located across Denmark from Copenhagen to Fredericia. The band began in 2019 when Danni Jelsgaard (drums) and Rikke K. Johansen (keys, whistles, bag pipes) decided to get together and maybe try and fill a void on the Danish music scene left in part by the dissolution of the band Huldre and in part by certain other bands digression from the more folksy part of the metal genre. Recruited were J. Asdgaard (vocals), Gustav Solberg (guitar), Line Burglin (vocals), Morten Lau (bass) and finally Thor Hansen (guitar) and thus the journey began. What the members have in common is, first and foremost, a love for music and the desire to provide the Danish scene with some devil-may-care, dansable and Danish metal.

Before this EP you published two singles: would you like to talk about that?

It’s true we published two singles, although the second one was publicized as a build up to the release of MXIII, and so also features on the EP. Our first single, Valborgsnat/Walpurgis’ Night is from 2019 and certainly represents the beginning of the band in terms of composing and writing. Everyone was involved in the writing or arranging of the music, and that’s been the way we do it since then.

MXIII is an EP of three songs: present it to the readers of Mister Folk and tell us how you have lived these months after its publication.

MXIII contains the three songs Fra Fremmed Kyst (03:39), Den Farlige Færd (05:23) and Gæstebudet (07:14), that each tell a story of courage, honour, oppression, gods, kings and maids.. in short of the things a viking might dream of on the eve of battle. Fra Fremmed Kyst (“From Strange Shores”) is a tale of desperation and of putting everything on the line for the common goal, and of what may happen if you tempt the Fates once too often. Den Farefulde Færd (“The Dangerous Journey”) is the story from the title of the EP, telling of the Danish King Svend Forkbeard, whose strength and courage helped him conquer England, but whose sons saw their own ambition and jealousy end their father’s dreams. Finally Gæstebudet (“The Feast”) tells the old story of one of the many faces of war; the meeting between a soldier and a young woman that doesn’t end well for either of them.

What are your lyrics about? What are you most inspired by for your lyrics? Is Danish folklore full of legends to be inspired by?

Firmly rooted in the soil of their ancestors Vansind play for battle, chain dances and the raising of horns as folkish melodies meet solid metal and the vibrant mix of brutal growls and female singing. The lyrical themes are harvested from ancient superstitions and Scandinavian mythology as well as the lore of history, and combines with the music to shape a whole that is both festive and somber. Where the glint on the eye meets the glint of steel Vansind exists, and if you join in the dance you may just catch a glimpse of Valhal itself. In terms of story material Danish (and Scandinavian lore) is absolutely rife with great tales, and Scandinavian history is full of sagas, feuds and superstitions, making for epic and yet still relatable lyrics.

Will MXIII remain digital or are there chances that it will be printed in physical format?

At the moment it will remain digital, not in the least because we’re working towards recording a few more songs in the not-too-distant future. We are considering making at least a CD-version available too, though nothing is decided at this point.

I enjoyed the alternation of the two voices, this is one of your strong points. Did you have difficulty finding this balance or was it spontaneous and simple?

The mix of vocals was a clear vision from the beginning, having the opportunity to call on both ends of the vocal spectrum is a great way to evolve both the music and the storytelling, and we dare say we’re pleased with the way it’s working out for us so far.

The Danish scene has a few but very talented groups. Do you feel part of that scene and are there any bands you get along better with?

Our national music scene has been very much dormant during the last 18 months or so, in light of the Covid-epidemic. Thus we haven’t had the opportunity to works and gig with many other bands, although things are very much looking up on this front and we’re booked for half a dozen jobs this fall so far. It seems we’ve been well received by the listeners though, and we’re very eager to showcase our music live on stage with a few good friends such as the guys and girls of Svartsot, Aettir, Vanir and others.

In some moments I heard some echoes from Svartsot, maybe for the union of growl and tin whistle. Are they one of your influence? Which group do you feel closest to?

You might say that Svartsot are an influence, but in terms of composition and style we’re very much trying to claim our own stake and not copy too much from anyone. That being said we’re clearly influenced by the bands we’ve listened to over the years, but that is a broad array of influences considering the various ages of band members (we’re between 23 and 44 years of age), so to point out a single band as main influence would be far too simplistic.

I suppose you’re working on some new songs: can you tell us something about that? What will the next steps of the band be?

We are indeed finishing up a few new songs  and hope to release another EP come October or November, and are also planning to start writing material for what will become a full-length album, that we will be recording sometime next spring. In the meantime we’re slowly filling up our calendar with gigs, a thing that we’ve been missing so, so much over the last year and a half, so we hope we’ll be seeing some of you on the road over the next year and, with a bit of luck, have an album ready for you next summer!

Thanks for the availability, would you like to add something?

A final thanks to Mister Folk, your readers and all the people that have given us such a positive response over these last difficult months. Together we’ll beat this pandemic, and when we meet on the other side we’ll celebrate like it’s 1013! Many regards and much love from Vansind.

Grendel – Spirit

Grendel – Spirit

2020 – full-length – Earth And Sky Productions

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Roberto: voce, chitarra, basso – Stefano: voce clean

Tracklist: 1. Intro – 2. A Mortal Figth – 3. The Ultimate Vision – 4. Spirit – 5. Behind The Clouds – 6. Ice Desert – 7. Exiled – 8. Ashes

Nell’inutile gioco del “una band che avrebbe meritato di più” i lombardi Grendel figurerebbero sicuramente nella lista dei nominati. In attività dal 2003 e con un “top demo” nell’allora prestigiosa rivista cartacea Grind Zone – l’unica a trattare metal estremo – che faceva presagire un futuro roseo per la realtà tricolore, i Grendel hanno pubblicato cinque full-length incluso questo Spirit, ma il salto di notorietà non è mai avvenuto nonostante la buona fattura dei dischi realizzati.

L’epic black metal (o viking con influenze folk) del duo formato dai fratelli Chainerdog e N’astirth è ben strutturato e dal tocco melodico che porta le composizioni a suonare aggressive ma anche orecchiabili nei punti giusti. Negli anni la proposta musicale non è cambiata molto, ma il tempo ha portato esperienza e questo nei trentadue minuti di Spirit si sente.

Dopo la breve intro il disco si apre con la rapida A Mortal Fight, dal piacevole sapore scandinavo con il testo ispirato a un capitolo dei Mabinogion di Evenageline Walton. The Ultimate Vision è un altro brano veloce nelle ritmiche e tagliente nelle vocals, come da tradizione vuole il black melodico. La title-track suona particolarmente accattivante nonostante lo scream e la doppia cassa lanciata a velocità supersonica, con l’azzeccato utilizzo della voce pulita dopo metà composizione ad alleggerire un po’ l’atmosfera. Le prime canzoni di Spirit suonano compatte e omogenee pur con le loro differenze, rendendo così l’ascolto estremamente piacevole. Altro fattore che gioca un ruolo importante nella riuscita del cd è la qualità dei suoni, puliti e grintosi, così come l’utilizzo della drum machine, ben programmata e dai suoni reali; tutte le fasi di registrazioni, mixaggio e mastering sono state curate in prima persona da Roberto, il quale ha svolto un lavoro di qualità. Behind The Clouds è il pezzo più lungo dell’album con i suoi 6:20 di durata, canzone che presenta un raffinato gusto melodico e un differente utilizzo della sei corde, con riff e fraseggi meno aggressivi e più “orecchiabili”; bello anche lo stacco acustico e il seguente assolo, particolarità rara in questo genere ma sempre apprezzata. L’intermezzo Ice Desert porta alla feroce Exiled, cinque minuti di meravigliosa violenza come a volte necessitiamo tutti quanti. L’ultima canzone di Spirit è Ashes, dall’andatura più pacata e intrecci di sei corde nella prima parte che precede la successiva accelerazione e un ritornello che rimane in mente fin dai primi ascolti.

Spirit vede la luce grazie alla collaborazione con la Earth And Sky Productions, etichetta che si sta dando un gran da fare nell’underground italiano e non solo, con diversi lavori recensiti su queste pagine. I Grendel confermano la bontà della proposta con mezz’ora di metal estremo dal taglio melodico; un album come questo meriterebbe ben altra considerazione dalla stampa e dal pubblico. Nonostante tutto i Grendel vanno avanti e continuano a sfornare lavori come questo, segno che la passione vince su tutto: bravi!

Intervista: Sorcieres

La Francia ha una ricca scena folk/pagan metal, ma per qualche ragione non ha mai prodotto gruppi in grado di imporsi a livello internazionale. I giovani Sorcières hanno qualità e grinta da vendere e potrebbero essere la prossima sorpresa proveniente dall’underground: d’altra parte un lavoro avvincente come il debutto Empoisonné non si realizza tutti i giorni e a sentire le parole del leader Thibaut Marlard c’è da scommettere che ce la metteranno tutta per emergere.

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Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista e per aver aggiunto alcune domande particolarmente interessanti.

Benvenuti su Mister Folk! Presentate il gruppo ai lettori del sito.

Ciao e grazie! Siamo una band black/folk metal dal nord della Francia. Ho iniziato questo progetto musicale da solo nel 2016 e ho conosciuto i miei compagni di band un anno dopo. Conoscevo il cantante Pierre-Alain da molti anni, ma fino ad allora era troppo timido per provare a cantare in una band, anche se era davvero bravo.  Abbiamo registrato un EP nel 2016 con gli ex membri Roman (chitarra) e Alex (batteria), e abbiamo suonato in Francia e Belgio, poi nel 2020 la lineup è cambiata un po’ con Tritt (dai Cave Growl, un’altra band folk metal francese) alla batteria e me alle chitarre; gli altri membri sono Marie (violino) e David (basso). Abbiamo registrato il primo album Empoisonné durante la crisi del Covid-19 e ora siamo pronti a salire di nuovo sul palco!

Il vostro nome significa streghe: da dove nasce questa scelta e c’è un legame tra il nome e i testi delle canzoni?

Questa è una forte figura mitica a cui ci sentiamo legati, perché è senza tempo e la puoi trovare in ogni cultura, ha un profondo legame con la natura, la società, l’oscurità interiore, la psicologia e il folklore. Quindi sì, ci sono molti riferimenti alla stregoneria nei testi. Ma non siamo legati a questo nome, ci sentiamo liberi di fare canzoni e testi su molti altri argomenti.

Dovendo dare delle coordinate musicale ai lettori che non vi conoscono, come descrivereste la vostra musica e con quali gruppi sentite di avere qualcosa in comune?

Suoniamo blackened folk metal con un po’ di heavy metal e a volte parti di death metal, siamo aperti a molte influenze, ma dobbiamo restare folk ed extreme metal. Ci piacciono ovviamente Finntroll, Moonsorrow, Thyrfing, ma anche Otyg, Asmegin, Agalloch, Melechesh, Primordial, Negura Bunget… e molte altre, ma queste sono solo le influenze maggiori.

Avete da poco pubblicato il primo full-length dal titolo Empoisonné (tr.: avvelenato), un lavoro per me ben fatto e piacevole da ascoltare. Potete raccontare qualsiasi cosa sul vostro nuovo disco!

È stato un lavoro enorme, dato che abbiamo fatto tutto da soli (registrazione, missaggio, illustrazioni…) e abbiamo avuto qualche difficoltà con le restrizioni del Covid-19: molte discussioni sull’album erano solo via discord o telefono, le chitarre e la batteria erano registrate separatamente a casa. Ho registrato sia la chitarra ritmica, solista che quella folk, ecco perché ora stiamo cercando un secondo chitarrista per suonare l’album.

Trovo la copertina dell’album molto bella, volete dirci qualcosa a riguardo? Cosa rappresenta la donna all’interno della luna?

Grazie, questo è un villaggio che brucia su una collina, facendolo sembrare come un vulcano, circondato da foreste dove puoi vedere sagome di streghe. Alcuni elementi sono presi dalla cover dell’EP, ma li trovi solo se guardi attentamente. La ragazza nella luna rappresenta il destino di una donna condannata per stregoneria. Questa è la storia principale dell’album.

Su Empoisonné è presente una sola canzone che fa parte del precedente EP Sombres Danses: vuol dire che in due anni avete creato tanta nuova musica e che la ritenete migliore di quanto realizzato in passato? Troveranno spazio le vecchie canzoni in un prossimo lavoro, magari ri-arrangiate o in chiave acustica?

Ci sono canzoni che suoniamo da molto tempo (A Feu Et à Sang, Défloraison), e nuove (Cavalière Des Ronces, Dans Ces Eaux). Non so se sono migliori, ci piacciono la maggior parte e vogliamo ancora suonare i brani più vecchi dell’EP. Ad esempio, suoniamo Ophidia ogni volta in concerto. Ma ora abbiamo troppe canzoni per un normale spettacolo di 45 minuti, dovremo scegliere.

Ho davvero apprezzato la musica e il testo delle canzoni di Empoisonné, soprattutto Les Yeux Verts. Ci volete parlare del suo testo?

Grazie, questa canzone è la descrizione delle streghe che circondano il villaggio, vengono da luoghi diversi e radunano i loro spiriti di notte, questo secondo le leggende dei contadini locali, ma nessuno le ha viste davvero con precisione. Gli occhi verdi (Les Yeux Verts) dovevano essere un segno di magia e quindi del diavolo.

Farete un concept album interamente dedicato alle streghe del medioevo o sull’ultima strega europea Anna Goldi? O qualcosa su Salem…

Penso che non faremo un album su un preciso evento storica, non perché non sia interessante, ma perché tutti possono leggere su esso su Wikipedia, preferiamo inventare una storia da noi.

Ci sono leggende e storie francesi di streghe? Ci potete consigliare libri o canzoni che trattano questi argomenti?

C’è una regione nella Francia centrale chiamata Berry che è piena di superstizioni e storie di stregoneria, anche ancora ai nostri giorni. Nella nostra regione ho solo sentito della leggenda di Marie Grauète. Puoi trovare canzoni su questo in picard antico (lingua regionale), ma è solo una storia usata per tenere i bambini lontani dalle paludi. La cosa interessante è quando non puoi distinguere tra la leggenda e la realtà, c’erano molti fatti di stregoneria in Francia, persino a corte.

Molti gruppi folk metal hanno inciso dischi o EP completamente acustici: vi piace la dimensione più intima e credere che farete qualcosa del genere in futuro?

Sì, ci piacerebbe fare un EP acustico (magari non un album intero) in futuro. Questo si adatterebbe perfettamente alle melodie delle nostre canzoni, facciamo già prove acustiche a volte quando siamo fuori.

Se ci sarà la possibilità di realizzare un album acustico prenderete in considerazione l’idea di aggiungere flauti e voci pulite o proseguirete col contrasto tra strumenti acustici e voce growl?

Sicuramente, ci piacerebbe aggiungere molti strumenti. Amo il suono del clarinetto con la sua vibe balcanica/orientale, e il flauto traverso penso vada bene con le nostre canzoni, ma forse anche una fisarmonica. Mi piacerebbe molto provare il mix di growl del metal con gli strumenti acustici come fecero gli Ensiferum alcuni anni fa. Questo è ciò che ci piace nel sottogenere del folk metal: è difficile farlo suonare giusto, ma puoi provare diverse combinazioni musicali.

Siete di Lille: com’è la scena musicale dalle vostre parti? Vi sentite parte di quella folk/viking francese e in generale di quella europea? Ci sono gruppi con i quali collaborate e vi aiutate a vicenda?

C’è una scena metal veramente attiva nella nostra regione! Non molte band folk metal, ma abbiamo molti amici in band heavy, symphonic, black o death. Johanne dei Dust and Darkness suona il flauto nel nostro album (L’auberge Des Corps Perdus). Volevo invitare altri ospiti sull’album, ma non avevamo abbastanza tempo, sarà per la prossima volta! Speriamo di vedere i concerti locali tornare al più presto possibile a Lille. Conosciamo molte band folk metal francesi perché ci abbiamo già suonato (il batterista ed io eravamo in altre band folk metal prima dei Sorcières). Puoi ascoltare i Toter Fisch, Boisson Divine, Adaryn, Veliocasses, Arseis, Drenai, Mormieben, Piktan Matkan. È una piccola scena se la compari alla scena black metal francesi o di altri generi, ma ogni band ha idee interessanti e un’identità forte.

Come avete vissuto il periodo Covid-19? Ne avete “approfittato” per comporre nuova musica o avete, se così si può dire, “ricaricato le pile”?

Abbiamo avuto molti concerti cancellati nel 2020 il che è stato veramente frustrante, quello è stato un periodo molto triste per noi e per i musicisti in generale, quindi abbiamo usato questo tempo per finire alcune canzoni, aggiornare le altre e finalmente registrare l’album!

Progetti per questa ultima parte dell’anno e per il 2022?

Al momento stiamo cercando un secondo chitarrista, e vogliamo suonare live di nuovo. Molte canzoni dall’album non sono ancora mai state suonate sul palco, quindi non vediamo l’ora! Dovremmo avere uno o due concerti in autunno e ne abbiamo già uno carino per il 2022. Solo in Francia per ora. Forse inizieremo a scrivere musica per un altro album in inverno ma dobbiamo prima provare la scaletta attuale.

Siamo ai saluti finali, volete aggiungere qualcosa?

Grazie per le tue domande e la recensione dell’album, continuate così con la webzine di Mister Folk, ci piacerebbe suonare in Italia!

ENGLISH VERSION:

Welcome on Mister Folk! Introduce the group to the readers of the site.

Hello and thank you! We are a Black Folk Metal band from northern France. I started this musical project alone in 2016 and met my bandmates one year later. I knew the singer: Pierre-Alain for many years, but until then he was too shy to try his voice in a band, although he was really good. We recorded an EP in 2019 “Sombres Danses” with former members Roman (guitar) and Alex (drums), and played in France and Belgium, then in 2020 the lineup changed a bit with Tritt (from Cave Growl, an other french folk metal band) playing the drums, and me on guitars, the other members being Marie (violin) and David (bass). We recorded the first full-length album Empoisonné during the Covid-19 crisis and now we are ready to hit the stage again!

Your name means “witches”: where does this choice come from and is there a link between the name and the lyrics of the songs?

This is a strong mythical figure that we feel connected to, because it’s timeless and you can find it in every culture, it has a deep link with nature, society, inner darkness, psychology and folklore. So yes there are many references to witchcraft in the lyrics. But we are not bound by this name, we feel free to make songs and lyrics about a lot of other subjects.

If you have to give musical coordinates to the readers who don’t know you, how would you describe your music and with which bands do you feel you have something in common?

We play blackened folk metal with some heavy metal and sometimes death metal parts, we are open to many influences, but it must stay folk, and extreme metal. We like of course Finntroll, Moonsorrow, Thyrfing, but also Otyg, Asmegin, Agalloch, Melechesh, Primordial, Negura Bunget… and many more, but these are the main influences.

You recently have published the first full-length entitled Empoisonné (tr.: poisoned), a well done work and pleasant to listen to. You can tell anything about your new record!

It was a lot of work since we did everything ourselves,(recording, mixing, illustrations..) and we had some difficulties with the covid restrictions: a lot of discussions about the album were only via Discord or telephone, the guitars and drums were recorded separately at home. I recorded both rythm, lead and folk guitar, that’s why we are now looking for a second guitarist to play the album.

I think that the album’s cover is very beautiful, would you like to tell us something about it? What does the lady in the moon mean?

Thank you, this is a village burning on a hill, making it look like a volcano, surrounded by forests where you can see witches’ shapes. Some elements are taken from the EP cover, but you will find them only if you look closely. The lady in the moon represents the destiny of a woman executed for witchcraft. That is the main story of the album.

On Empoisonné there is only one song that is part of the previous EP Sombres Danses: does it mean that in two years you have created a lot of new music and that you think it is better than what you have done in the past? Will the old songs find their place in a future work, perhaps re-arranged or in an acoustic key?

There are songs we play for a long time (A Feu Et à Sang, Défloraison), and new ones (Cavalière Des Ronces, Dans Ces Eaux) I don’t know if they are better, we like most of them and we still want to play older songs from the EP. For example we play Ophidia every time in concert. But now we have too many songs for a regular 45 min show, we will have to choose.

I really appreciate the music and the lyrics of all the songs in Empoisonné, in particular Les Yeux Verts. Would you tell us what all the lyrics are about?

Thank you, this song is the description of the witches surrounding the village, they come from different places and gather their spirits at night… according to the legends of the local peasants, but no one has really seen them precisely. Green eyes (Les Yeux Verts) were supposed to be a sign of magic and therefore the devil.

Will there be a concept album entirely dedicated to medieval witches or to the last European witch, Anna Goldi? And what about Salem’s witches?

I think we won’t make an album about a precise historical event, not because it’s not interesting but because everyone can already read about it on Wikipedia, we prefer to invent a concept or story ourselves.

Are there any French interesting legends or stories about witches? Would you recommend us some books or songs about that?

There is a region in the middle of France called Berry which is full of superstitions and witchcraft stories, even still in our days. In our region I only heard about the legend of the Marie Grauète. You can find songs about it in old picard (regional language) but it’s just a story used to keep the children away from the swamps. The interesting thing is when you can not tell the difference between the legends and reality, there were a lot of witchcraft affairs in France, even at the royal court.

Many folk metal bands have recorded fully acoustic records or EPs: do you like the more intimate dimension and believe that you will do something like this in the future?

Yes, we would love to do an acoustic EP (maybe not a full album) in the future. That would fit the melodies of our songs perfectly, we already make acoustic rehearsals sometimes when we are outside.

If there will be the possibility of an acoustic album, will you consider the idea to add some flutes and the clean voice or you’ll keep the contrast between acoustic music and growl?

Definitely, we would like to add many instruments. I love the sound of the clarinet with its balkanic/oriental vibe, and classical flute and I think it fits well with our songs, but maybe accordion too. I would love to try the mix of metal growls and acoustic instruments like Ensiferum did a few years ago. That’s what we like in the folk metal subgenre: it’s hard to make it sound right but you can try a lot of musical combinations.

You are from Lille: how it’s the music scene in your area? Do you feel part of the French folk / viking scene and in general of the European one? Are there any groups you collaborate with and help each other with?

There is a very active metal scene in our region! Not so much folk metal but we have a lot of friends in heavy, symphonic, black or death metal bands. Johanne from the band Dusk and Darkness is playing the flute on our album (L’auberge Des Corps Perdus). I wanted to invite more guests to the album but we didn’t have enough time, it will be for the next one! We hope to see the local concerts coming back as soon as possible in Lille. We know a lot of French Folk Metal bands since we already played with them (the drummer and I were in folk bands before Sorcières) You can check out Toter Fisch, Boisson Divine, Adaryn, Veliocasses, Arseis, Drenai, Mormieben, Pitkan Matkan… It is a small scene if you compare it to French black metal or other genres, but every band has interesting ideas and a strong identity.

How did you lived the Covid-19 period? Did you “take advantage” of it to compose new music or did you “recharge your batteries”, so to speak?

We had many concerts cancelled in 2020, which was very frustrating, that was a very grim period for us and musicians in general, so we used this time to finish some songs, upgrade the others and  finally record the album!

Do you have any plans for this last part of the year and for 2022?

We are currently looking for a second guitarist, and we want to play live again. Many songs from the album haven’t been played on stage yet so we can’t wait! We should have one or two concerts in autumn and already have a nice one for 2022. Only in France for now. Maybe we’ll start to write music for another album this winter but we must first practice the current set list.

We are at the final greetings; would you like to add something?

Thank you for your questions and the album review, keep up the great work with Mister Folk webzine,  we would love to play in Italy!

Celtic Hills – Mystai Keltoy

Celtic Hills – Mystai Keltoy

2021 – full-length – Elevate Records

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Jonathan Vanderbilt: voce, chitarra – Jacopo Novello: basso – Simone Cesciutti: batteria

Tracklist: 1. The Light – 2. Blood Is Not Water – 3. The Tomorrow Of Our Sons – 4. The 7 Headed Dragon Of Osoppo – 5. The Landing Of The Gods – 6. Already Lost – 7. Falling Star – 8. Battle Of Frigidium – 9. Eden – 10. Temple Of Love – 11. Allitteratio

Tre pubblicazioni in dodici mesi dopo un lunghissimo silenzio: i friulani Celtic Hills hanno impiegato molti anni prima di trovare la line-up giusta, ma ora hanno ingranato alla grande e, con l’infinita ispirazione che sembrano avere Vanderbilt e soci, stanno recuperando il tempo perduto. Il nuovo lavoro rilasciato dalla Elevate Records si intitola Mystai Keltoy e come le precedenti release tratta nei testi di storie e leggente legate al Friuli-Venezia Giulia, terra di origine del power trio. Musicalmente poco è cambiato dal precedente Blood Over Intents: heavy/power metal con momenti tirati vicini al thrash di buona fattura, una discreta varietà nei brani e qualche chicca niente male.

Il disco inizia con il potente riff di The Light, pezzo powereggiante che mostra subito la velocità della doppia cassa di Cesciutti, ma è con Blood Is Not Water che i Celtic Hills tirano fuori un pezzo che rimane subito in mente: la chitarra thrash della strofa rallenta nel ritornello facilmente memorizzabile e dopo un singolo ascolto già si ha la voglia di ascoltarlo di nuovo. Terza composizione in scaletta è The Tomorrow Of Our Sons, evocativa ed epica nelle linee vocali, con la batteria che non disdegna le accelerazioni e un ritornello dalle tinte oscure che non passa inosservato. Il thrash metal anni ’90 è ben presente anche in The 7 Headed Dragon Of Osoppo, con ritmiche serrate e parti vocali incalzanti; l’inizio del disco è davvero di pregevole fattura e si può dire che le prime quattro canzoni da sole valgono l’acquisto del cd. Tra cavalcate power, fraseggi di sei corde dal gusto heavy e intense sfuriate vicine al thrash si giunge a una sorta di power ballad dal titolo Eden nella quale è presente come ospite la cantante Germana Noage dei capitolini Aetherna, brava a fare sua la canzone con la grinta che la contraddistingue e, di fatto, facendo suonare i Celtic Hills in maniera particolarmente melodica. Segue il mid-tempo di Temple Of Love che porta alla chiusura affidata ad Allitteratio, esperimento completamente in italiano che conclude un lavoro maturo e personale.

La produzione è stata curata da Michele Guaitoli (Hell’s Guardian, Visions Of Atlantis, Temperance): il risultato al passo con i tempi ma dal sapore analogico è soddisfacente anche se migliorabile (i piatti della batteria sono bassi di volume); l’artwork del cd è composto da un booklet semplice ma con l’indispensabile (testi e info), mentre risulta curiosa la copertina che ritrae una nave spaziale galleggiare in un fiordo davanti a un villaggio sorvegliato da un guerriero con un elmo con le corna in una notte di luna piena.

Mystai Keltoy è un disco che mostra una band matura e con un sound personale, abile (e veloce!) a scrivere canzoni e con una grande voglia di fare. I Celtic Hills stanno iniziando a godere dei semi sparsi con il debutto dell’anno scorso e sembra che siano pronti a raccogliere i meritati frutti che passione e sudore stanno dando.

Live Report: Ladispoli Summer Celtic Festival

LADISPOLI SUMMER CELTIC FESTIVAL – I EDIZIONE

4 SETTEMBRE 2021, LADISPOLI (RM)

5 settembre 2021, ore 15:27.

Sto per scrivere qualche riga per parlare di ieri sera, nello specifico della seconda serata del Ladispoli Summer Celtic Festival. Questo non è un live report, non ci sono descrizioni precise dei concerti e nemmeno foto e video come ero solito fare in occasione dei concerti, questo è semplicemente un breve articolo che viene dal cuore senza la pretesa di raccontare lo svolgimento del festival.

La prima cosa che fa enormemente piacere una volta arrivato a Ladispoli è vedere la lunga fila di persone che attendono di poter entrare. Dalla strada è possibile capire le buone dimensioni della location – un grande spazio verde circondato da imponenti alberi – e il gran numero di persone già presenti intorno alle 19:00. Entro nell’area festival accompagnato dalle sognanti note di Marta “AlbaLuna” Mascioli, talentuosa arpista/cantante che ha presentato una scaletta composta da brani medievali e rinascimentali, danze bretoni e un mini set irish (The Lilting Banshee, The Bellydesmond Polka e Last Night’s Joy), incantando la platea con la grazia della sua voce. L’odore di cibo che proviene dagli stand gastronomici è invitante e la scelta è varia e gustosa, dalla Sicilia alla Spagna passando per Abruzzo e Romania ce n’è davvero per tutti i gusti. Intanto sul palco è il turno delle cornamuse di The PipeBorder Line con i classici del genere, inclusa l’immancabile e acclamata Scotland The Brave. Dopo l’ottima esibizione dei The Daran che portano sul palco un po’ di buon irish sound, durante le lezioni di danze irlandesi che hanno coinvolto decine di spettatori davanti al palco, approfitto per fare un giro tra gli stand degli espositori, non moltissimi ma di qualità e senza doppioni, in attesa dei romagnoli Lennon Kelly, navigati musicisti già noti agli appassionati del genere per l’intensa attività live che li ha portati a suonare nei maggiori eventi del settore, compreso Montelago Celtic Festival. Il folk rock contaminato da punk e irish convince fin dalle prime note grazie ai brani tratti dall’ultimo album in studio Malanotte, dal quale sono state eseguite le varie Mio Fratello e Nobel Per Gli Stronzi, senza dimenticare le riuscite cover The Galway Girl e The Irish Rover. La sempre coinvolgente Il Ballo Dell’Ultima Ora scatena il pubblico che si lascia conquistare dalla bravura della band lanciandosi verso liberatori balli e ampi sorrisi come non si vedevano da tempo. Forse è proprio questo il successo del Ladispoli Summer Celtic Festival: far tornare la gente a vivere normalmente, anche se per una serata, con musica dal vivo, birra e buona compagnia dopo essere stati troppo tempo senza i nostri amati concerti.

Giusto spendere qualche parola nei confronti di un’organizzazione che si è mossa benissimo creando un tre giorni di ottima musica in un contesto piacevole e facilmente raggiungibile, senza chiedere un biglietto d’ingresso, regalando tanta gioia alle persone e una ventata di aria fresca in un momento nel quale l’aria sembra mancare sempre di più. L’immagine più bella, però, rimane quella di decine di bambini che ballavano e si divertivano ai piedi del palco durante i concerti. A volte basta davvero poco per essere felici, e la musica è sempre la miglior medicina.

Intervista: Dyrnwyn

Uno dei dischi più riusciti di questo 2021 è il nuovo lavoro Il Culto Del Fuoco dei romani Dyrnwyn. Quando lo ascoltai in rough mix un anno fa al Time Collapse Recording Studio capii immediatamente le potenzialità di un lavoro curato nei minimi dettagli e non stupisce la firma per un’etichetta di qualità come la Cult Of Parthenope. Questa chiacchierata che state per leggere è avvenuta nella stessa giornata dello studio report, mi è sembrato quindi opportuno aggiornarla con qualche domanda extra che trovate a fine articolo: sono domande fatte di recente, utili per colmare il lasso di tempo (un anno) trascorso tra la chiacchierata face to face e la pubblicazione del disco e di questo articolo.

Sono intervenuti il chitarrista Alessandro Mancini (A), il bassista Ivan Cenerini (I), il chitarrista Alberto Marinucci (AM) e il produttore Riccardo Studer (R).

Iniziamo dalle domande più classiche, ovvero come siete arrivati a questo album e la scelta del titolo.

A: Il titolo è Il Culto Del Fuoco e lo abbiamo deciso quando stavamo scegliendo gli argomenti da trattare nel disco. Abbiamo scoperto e studiato questo culto che è uno dei più arcaici della storia di Roma, il culto di Vesta nel quale il fuoco era molto importante e veniva chiamato proprio “Il Culto Del Fuoco”. Il disco si concentra sempre sulla Roma delle origini, se così si può dire, quindi stiamo parlando dei suoi quattrocento anni e anche meno, con antiche divinità e alcune battaglie cruciali come Sentinum e i fatti delle Forche Caudine. Ci sono otto pezzi per un totale di una cinquantina di minuti. Tornando indietro, dopo il primo disco Sic Transit Gloria Mundi ci siamo presi una bella pausa dopo aver suonato più che potevamo, compresi alcuni festival europei, e all’improvviso ho composto Vae Victis. Avevamo voglia di creare qualcosa di nuovo, abbiamo lavorato con continuità e man mano che uscivano gli argomenti da libri e documenti nascevano le canzoni. Solitamente partiamo dal testo, dall’argomento trattato e a seconda di quel che si parla facciamo suonare quel determinato intro e in base all’idea che ci si fa dell’atmosfera si lavora sui riff e melodie, ma sempre in funzione di quella che è un’immagine che abbiamo in testa.

Nel folk metal la chitarra non è lo strumento principale come accade negli altri generi, ma insieme agli altri strumenti fa la canzone; ma in questo genere è difficile ricordare un buon riff di chitarra (Roi, Gode, Roi degli Arkona ha un gran riff, ma è un esempio che ha pochi compagni). Su questo disco devo dire che la chitarra sale di livello per quello che fa e per come lo fa, suona con maggiore convinzione…

A: A volte basta aggiungere degli accordi aperti sotto le melodie per far suonare bene una parte, ma un po’ per dare maggiore dignità alla chitarra e anche per enfatizzare una determinata sezione della canzone, ho cercato di lavorare diversamente e di tenere alta la tensione, magari chi ascolta non si aspetta quel pezzo di riff in più o quella battuta con quel 2/4 di stacco che magari non era necessario, però riesce a dare quel qualcosa in più. Magari non la prima, e forse neanche alla seconda, ma alla terza volta che si ascolta dici “adesso arriva quella parte lì” e in questo modo la canzone non si consuma al primo ascolto. Al primo ascolto ci sono delle cose che ti devono catturare, ma poi ci sono dettagli o melodie che al terzo ascolto te ne accorgi e inizi ad apprezzare.

Le canzoni sono nate nel periodo del primo lockdown o già avevate fatto qualcosa prima?

A: le canzoni sono nate da settembre 2019 a febbraio 2020, è stato un lavoro costante e abbiamo trovato un modo che per noi funziona. Io so di essere quello più proficuo e di avere esperienza con i software e quindi riesco a creare la forma canzone; poi c’è una persona che si occupa di cercare il cuore di quello che trattiamo che è Ivan Cenerini, lui legge e studia libri e libri della Roma Repubblicana.

La registrazione è slittata per i noti problemi o era questo il periodo che avevate scelto?

A: avevamo prenotato un po’ prima ed è slittata di poco grazie a Riccardo che ha fatto i salti mortali per aiutarci.

R: ho fatto i salti mortali per rifare il calendario, la situazione dello studio era tragica per gli incastri da fare. Ho preso un nuovo posto e lo sto ristrutturando, è in zona Flaminio. Cinque stanze, potrò registrare anche la batteria. I gruppi ci sono, il lavoro non manca…

E la mano c’è…

R: questo lo dici tu…

Senza mano i gruppi non verrebbero da te…

R: se c’è continuità vuol dire, forse, che c’è la mano, ma preferisco sempre che siano gli altri a dirlo.

Come ti trovi a lavorare con i Dyrnwyn?

R: con loro mi trovo bene, c’è anche un fattore musicale perché come per il disco precedente ho messo mano alle orchestrazioni: su Sic Transit Gloria Mundi avevo fatto tutto io, per Il Culto Del Fuoco Alessandro ha portato invece una buona base sulla quale lavorare. Tendo a mettere tante cose e con loro mi devo limitare perché altrimenti si rischierebbe di perdere la matrice folk; come hai detto tu rispetto al disco precedente ci sono parti di batteria più tirate, riff più potenti, se poi si lavora troppo sulle orchestrazioni spinte si rischia di avere i Septicflesh, una tipologia di metal che a me piace ma non è quello della band. Un punto di forza di un gruppo è la personalità e si deve lavorare su questo. Infine quando si lavora a un disco conta tanto anche il fattore umano e con loro mi trovo davvero molto bene.

Hanno una loro personalità secondo te?

R: sì, non gli voglio fare i complimenti sennò si gasano (risate, nda).

Il grande passo che avete fatto è proprio sulla personalità: sul primo disco c’erano delle parti dove si poteva dire “qui sembrano i Draugr” e così via. Ora il disco suona fresco, avete trovato un’identità che già c’era ma ora è stata sviluppata ulteriormente. Forse perché la line-up è la stessa da un po’?

R: avere gli stessi musicisti per anni porta tanti vantaggi, anche quella confidenza di dire “guarda, qui forse non va bene”, ma anche l’esperienza che ti porta a lavorare su certi dettagli e perdere meno tempo su cose che hanno poca importanza.

A: basta non essere permalosi: se tu mi dici che una parte non va bene io devo essere in grado di pensare che so farne una meglio e no che questa è l’unica che va bene. Se si lavora così poi la band si scioglie, se nessuno cede.

Passiamo ai testi: Ivan hai campo libero.

I: l’idea è sempre stata quella di parlare di argomenti poco trattati di Roma. La Roma senza influenze greche, senza cristianesimo. Cerchiamo storie arcaiche tratte dai libri di archeologi e storici, da lì tiro fuori i testi che magari non sono musicali ma lavorando insieme al cantante riusciamo a farli funzionare.

T: quest’anno abbiamo scritto insieme e a più riprese abbiamo ripreso i testi modificandoli.

Thierry, mi sembra che ti trovi a tuo agio con i Dyrnwyn e in questo disco sei riuscito ad esprimerti al 100%. Hai portato qualcosa di diverso per quel che riguarda la voce, rendendo il tutto meno prevedibile e ascoltandoti ho l’impressione che ti piace molto cantare con loro.

T: effettivamente è così, è cambiato un po’ l’approccio che abbiamo tra di noi e di conseguenza qualcosa di nuovo è venuto fuori. Un po’ perché passando più tempo insieme aumenta la confidenza, un po’ perché abbiamo fatto dei passi in avanti. Abbiamo imparato gli uni dagli altri e io da loro ho preso a piene mani quando c’erano delle cose tecniche che non conoscevo. Ho smesso di fumare e la voce reagiva in maniera diversa e ho cercato di mettere tutte queste cose nel nuovo disco.

Il cantante è spesso l’emblema del gruppo mentre tu sei molto taciturno, un po’ in disparte. Di te non so nulla, quindi ti chiedo come sei entrato in contatto con i Dyrnwyn e qual è il tuo background musicale.

T: non sono una persona molto in vista nell’ambiente. Nasco come chitarrista ma dopo un problema alla mano ho iniziato a cantare con dei generi che loro detestano (risate e commenti vari, ndMF) come postharcore e il metalcore. Quando ci siamo conosciti cantavo in una band industrial/new metal grazie a un amico che ha parlato di me ad Alessandro quando cercavano un nuovo frontman: ci siamo sentiti, abbiamo fatto le prime prove e poi siamo andati avanti insieme.

Questo genere lo conoscevi già o è stata una scoperta?

T: è stata una grande scoperta perché conoscevo marginalmente il folk metal e il black metal… poi Grima tutta la vita (gruppo atmospheric black metal dalla Russia, ndMF)! Questa musica per me è completamente nuova a livello di sonorità, di tecnica e anche di concezione, quindi è stata una scoperta che mi ha coinvolto man mano sempre di più.

Nel vostro sound il flauto traverso riveste un ruolo non principale ma comunque importante. Qual è la situazione con Jenifer?

AM: anche lei è mooolto estranea al genere, quindi ha fatto l’esperienza con noi in maniera esplorativa/vacanziera che l’ha divertita e ha fatto anche piacere a noi conoscere una brava strumentista che sa quel che sta facendo, e abbiamo instaurato un’amicizia. Magari non aveva voglia di investire il suo tempo in un progetto che la divertiva ma non la coinvolgeva così tanto emotivamente. Ci diamo una mano, lei con noi si diverte e quindi le abbiamo chiesto se voleva incidere anche questo disco e ci ha detto di sì.

Alberto, visto che parli poco lo chiedo a te: qual è la tua canzone preferita?

AM: la mia preferita è Leucesie. Mi ha sempre coinvolto, la sento più unica, forse perché è diversa dalle altre. Anche per come entrano le orchestrazioni, come si accompagnano alla parte strumentale.

Avete mai pensato di ri-registrare i vecchi pezzi con l’attuale formazione?

I: è molto un fatto di produzione. Si farà, ma non sappiamo quando.

A: è nel garage, sul tavolo degli attrezzi in attesa. Di Ad Memoriam ci sono due pezzi che ancora oggi io ascolto nonostante le ingenuità dell’epoca, e sono Tubilustrium e Teutoburgo. C’è una di queste due che vorremmo rivedere sia a livello orchestrale che musicale, oltre alla nuova voce, che ora con un po’ di esperienza in più ci piacerebbe rendergli giustizia. Purtroppo la situazione mondiale non ci ha permesso di farlo perché l’idea era di mettere uno dei due pezzi che ti ho detto prima come bonus track, solo che quando è scoppiata la pandemia era proprio il momento in cui volevamo lavorare su questa cosa e non c’è invece stato il modo di farlo.

Cambiamo discorso: vi sentite parte di una scena italiana/romana?

I: scena italiana sì!

A: sicuramente esiste una scena italiana che ha anche elementi validi. Il punto è cosa uno pensa che sia il folk metal. Io credo, e parlo anche per loro, che il folk metal nasce per recuperare, riscoprire e parlare a terzi di radici proprie. Basandomi su questa descrizione io poi valuto anche i gruppi che ascolto, oltre che ovviamente la musica. Non è che se un gruppo mi parla di folletti e cavalieri magici allora non lo ascolto: magari la musica mi piace, però non lo considererò quel folk metal che mi piace perché gli manca il contenuto che io credo che debba essere una delle parti principali del folk metal. Detto questo, un gruppo che mi viene in mente sono i Kanseil, loro hanno un rapporto molto stretto con la propria terra, nelle canzoni parlano di cose che i loro compaesani hanno vissuto decenni fa e non nel lontano passato. Pensando a loro dico che sì, effettivamente l’Italia ha una storia molto ricca, non solo cristiana e non solo etrusca, romana ecc, ma anche più recente piemontese, siciliana e così via che merita di essere raccontata e conosciuta, che mi porta a dire che la scena italiana c’è e le cose che dice sono valide come quelle norrene, spagnole, greche e asiatiche. L’appartenenza a una scena italiana e romana sì di nome, meno a livello organizzativo. Penso che con maggiore comunicazione e una voglia di creare qualcosa di vero, si potrebbe creare un circuito per beneficiarne tutti. Fare una cosa del genere su una scala nazionale con band che a volte vogliono avere a che fare con te e a volte non vogliono avere a che fare con te… è difficile… Roma… io non…

Se vi ricordate un anno fa (ovvero nel 2019, ndMF) io avevo proposto una cosa solo romana con i quattro gruppi della zona che siete voi e i Blodiga Skald di Roma, gli Stilema di Ladispoli e gli Under Siege di Palestrina… poi non vedi interesse in una cosa dove solo i gruppi hanno da guadagnarci e lasci perdere.

M: Roma va molto con le mode, non solo i gruppi ma anche il pubblico. Fai il Mister Folk Festival con l’headliner figo la gente ti ci viene, fai un festival con solo i gruppi laziali la risposta del pubblico sarebbe scarsa. Poi le band secondo me non hanno tutta sta voglia di fare…

A: tutta questa fratellanza che si professa in realtà non c’è, non è così e chi ti dice così mente.

I: ci sono gruppi con i quali si collabora e si sta bene, vedi con gli Atavicus.

Volete aggiungere qualcosa alla fine di questa chiacchierata?

I: sarebbe bello che una volta ascoltato il disco la persona andasse a cercare quei riferimenti dei testi, alla scoperta di Roma.

A: oppure contattate direttamente Ivan, il nostro Cicerone!!!

DOMANDE EXTRA FATTE l’1/9/2021:

Riccardo, in questi giorni hai salutato il vecchio studio per trasferirti nel nuovo: ce ne vuoi parlare?

Proprio in questi giorni ho traslocato dal mio vecchio studio (o meglio chiamarlo BOX) dopo undici anni. Sono molto felice di essere finalmente riuscito a completare la costruzione dello studio nuovo e chiudere questo progetto iniziato da più di due anni e mezzo, con la pandemia che ha cambiato le carte in tavola e rallentato il tutto. Sono molto legato a quel box adibito a project Studio e ci ho passato veramente tantissimo tempo, salvo un periodo di due anni in cui ho lavorato all’interno dell’Overload Studio a Garbatella, il quale mi ha permesso di registrare batterie, fare reamping e crescere come produttore. Negli anni successivi, ritornato al box, ho invece stretto collaborazioni con altri colleghi e professionisti per completare gli aspetti che nel project studio non potevano essere realizzati (ad esempio quella con Giuseppe Orlando degli OuterSound per le batterie) avendo una stanza sola e garantendo comunque alle band una produzione completa. Ho molti progetti da realizzare nel nuovo spazio, che si dispone su cinque sale ed un area relax comune, fra cui quello di creare una rosa di musicisti con cui collaborare per la parte autorale e di arrangiamento del Time Collapse, ed anche quello di formare una piccola orchestra di strumentisti fidati e metterla a servizio delle band alle quali faccio da orchestratore, per le produzioni di musica cinematografica e metterla anche a servizio di compositori esterni che hanno bisogno di far suonare reali gli strumenti solisti o intere sezioni d’orchestra. Speriamo di riuscirci 🙂

DYRNWYN:

Dopo l’esperienza con la Soundage Productions siete passati alla Cult Of Parthenope. Come sono andate le cose con l’etichetta russa e come vi state trovando con la label italo-inglese? Come siete giunti all’accordo con loro?

Con la Soundage il rapporto è stato fin da subito molto chiaro e tranquillo , senza fare una grossa spesa non pretendevamo chissà cosa e ci andava bene così essendo anche il primo full-length della band uscire con un’etichetta che ha comunque un suo nome nel genere ci ha fatto piacere. Per il secondo disco però volevamo qualcosa di più per visibilità e pubblicità, un aiuto più concreto che potesse permettere a Il Culto Del Fuoco di girare meglio ed essere ascoltato da più persone rispetto al precedente disco. La Cult Of Parthenope, oltre ad esserci consigliata da te, ci è stata caldamente raccomandata anche da Riccardo Studer, che produce anche il disco di Scuorn appunto, ed è stato facilissimo trovarci in accordo con Giulian fin da subito. Sicuramente c’è un lavoro maggiore e diverso rispetto alla vecchia etichetta e ci siamo trovati benissimo: oltre a darci tutto ciò che era stabilito sul contratto, Giulian è anche stato dispensatore di ottimi consigli per la band.

Il disco è uscito da qualche mese: ascoltandolo oggi come vi sentite?

L’unico rammarico che abbiamo è quello di non averlo potuto suonare fino ad ora, e speriamo di rimediare al più presto. L’effetto che ci fa il disco riascoltandolo è lo stesso da quando è uscito, lo riteniamo un ottimo lavoro, ancora ci crea le stesse emozioni di quando lo abbiamo composto e registrato. La produzione poi è stata anche migliorata rispetto al nostro primo lavoro, quindi siamo tutti molto più che soddisfatti.

Anche se il disco è fuori da poco immagino che stiate lavorando a qualcosa di nuovo…?

Immagini bene, non c’è ancora nulla di concreto ma diciamo che già sono stati fatti passi avanti sulle tematiche e sonorità del prossimo disco, non abbandoneremo il nostro sound e lo studio della Roma antica meno conosciuta. Sicuramente non ci piace oziare troppo, anche se il nuovo disco non abbiamo mai potuto suonarlo dal vivo e forse per alcuni potrà sembrare un azzardo già pensare ad un prossimo lavoro.