Best album 2018: Bloodshed Walhalla!

BEST ALBUM 2018

Il 2018, fortunatamente, è stato un anno ricco di album belli. Non sono mancate le sorprese, le delusioni e le mezze delusioni, ma oggi si parla solo di bella musica e per fortuna non è stata poca. La selezione dei dischi più meritevoli è stata difficile, sono rimasti fuori lavori e nomi importanti (Arkona, Heidevolk e Cruachan tra gli altri), ma una lista di venti o più dischi avrebbe avuto poco senso.

Il 2017 ha visto vincere Scuorn con il disco di debutto Parthenope, chi si siederà per dodici mesi sul trono del folk/viking metal?

1° Bloodshed Walhalla, 142 voti: Il disco Ragnarok non è stato del tutto una sorpresa, d’altra parte lo scorso anno il lavoro Thor era arrivato terzo nel sondaggio di fine anno. Puro viking metal di matrice bathoriana che negli ultimi tempi ha incorporato elementi di Moonsorrow e Turisas, il tutto realizzato da una sola persona nel profondo sud Italia. Sembra una storia/leggenda ma è realtà, e per il 2019 Bloodshed Walhalla inizierà a suonare sui palchi italiani…

2° Celtachor, 99 voti: la band di Dublino ha intrapreso un percorso personale fin dal grezzo demo del 2010 In The Halls Of Our Ancient Fathers. La musica è diventata più avvincente e il sound meno spigoloso e, otto anni dopo, arriva la pubblicazione del terzo full-length Fiannaíocht, un disco che va ascoltato con attenzione per poi prendere l’aereo e andare in Irlanda per passeggiare nel Connemara con la musica dei Celtachor in cuffia.

3° Selvans, 70 voti: Faunalia degli abruzzesi Selvans è un lavoro amato in Italia e all’estero ed è facile capirne il motivo: si tratta di un’opera monumentale di Musica con la M maiuscola, al di là dei generi e delle lingue parlate. Il percorso del duo italiano è ancora all’inizio ed è eccitante non sapere in quale direzione andrà il prossimo lavoro.

3° Kanseil, 70 voti: la band nord italiana non smette di stupire, e lo fa fin dal demo Tzimbar Bint del 2013. Da allora due dischi di altissima qualità e una manciata di canzoni da far accapponare la pelle dall’emozione, su tutte Vajont dal debutto Doin Earde. Nel 2018 la magia si è ripetuta con Fulìsche e gli amanti del folk metal non possono che ringraziare.

5° Primordial, 48 voti: la formazione guidata dal cantante Alan Averill non ha mai sbagliato un disco, cosa quasi incredibile considerando che gli irlandesi sono in giro dal 1993 ed hanno pubblicato 9 full-length. L’utilmo Exile Amongst The Ruins è “semplicemente” un gran bel disco che dopo numerosi ascolti continua a stupire ed emozionare.

Gli altri: i nomi esclusi dalla top 5 sono eccellenti, basti pensare a Korpiklaani – finalmente tornati ai vecchi fasti qualitativi con un disco vario e per certi versi introspettivo – e i vecchi maestri del viking metal Einherjer, anche loro autori di un full-length come Norrøne Spor degno dei capolavori di inizio carriera. Gli Heidra del convincente The Blackening Tide si difendono bene, mentre i Bucovina, ancora poco conosciuti in Italia, hanno semplicemente confermato con il nuovo Septentrion quanto di buono fatto ascoltare con i vari Sub SteleNestrămutat, ma a dire la verità stupiscono i pochi voti ricevuti dall’eccellente Hugsjá del duo Ivar Bjørnson & Einar Selvik: potete sempre leggere la recensione e recuperare il disco alla prima occasione.

BEST DEBUT ALBUM 2018:

I dischi in concorso non erano molti perché, la maggior parte delle volte, i debutti non riescono a trasmettere in pieno l’arte e la grinta dei musicisti. Ma ci sono delle eccezioni, chiaramente:

Sic Transit Gloria Mundi dei romani Dyrnwyn è il vincitore del 2018, votato soprattutto all’estero, bel riconoscimento per una formazione che sembra aver trovato una via personale per proporre folk/pagan metal. Onore comunque alle altre band in lizza per vincere il premio, tutte autrici di cd di qualità.

E il 2019? Partendo dall’Italia i primi nomi che vedranno pubblicati i propri dischi sono Furor Gallico e Calico Jack, mentre per gli Atlas Pain bisognerà aspettare qualche mese in più, così come per i toscani Wind Rose (su Napalm Records!), Stilema e Blodiga Skald. A livello internazionale sono diversi i gruppi che avranno un nuovo lavoro sugli scaffali (sempre più virtuali) dei negozi. Gli svedesi Månegarm e i norvegesi Trollfest sono tra i più attesi insieme ai sempre più popolari Eluvieitie, ma occhio a Árstíðir lífsins, XIV Dark Centuries, Zgard, Eternknight, Saor, Gernotshagen, Aether Realm (passati da poco su Napalm Records), Drenai e tanti, tanti altri che si aggiungeranno con il passare delle settimane. Insomma, anche per il 2019 sono previste grandi uscite (i veri big rimangono comunque gli Amon Amarth) e le realtà underground produrranno lavori da far leccare i baffi. Continuate a seguire Mister Folk per scoprire giovani musicisti e band di culto, il viaggio è solo all’inizio!

Infine vi ricordo che potete scaricare gratuitamente la nuova MISTER FOLK COMPILATION VOL. VI (18 gruppi + artwork professionale di Elisa Urbinati Illustration) per farvi un’idea di come suona l’underground folk oriented, bastano un paio ci click!

Annunci

Nodfyr – In Een Andere Tijd

:Nodfyr: – In Een Andere Tijd

2017 – EP – Ván Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Mark: chitarra, basso – Jasper: tastiera

Tracklist: 1. In Een Andere Tijd – 2. Ode Aan De Ijssel

Prendete l’eccellente debutto degli Heidevolk De Strijdlust Is Geboren, rendete le chitarre più grasse e imponenti, date una spolverata alla produzione e avrete In Een Andere Tijd, EP di debutto dei :Nodfyr:. Il paragone con gli Heidevolk non è casuale in quanto alla guida dei :Nodfyr: troviamo Joris Van Gelre, storico cantante della famosa pagan metal band olandese dei lavori migliori (ovvero dal debutto fino a Batavi) e che con il suo personale stile vocale caratterizza in maniera massiccia il questo progetto in piedi dal 2011 ma che arriva alla pubblicazione solamente nel novembre del 2017. Completano la formazione Mark Kwint e Jesper Strik, ovvero i due musicisti dietro il monicker Alvenrad (qui trovate la recensione del loro secondo disco Heer). Da segnalare un altro ex Heidevolk che però non fa più parte dei progetto, ovvero Niels Riethorst, chitarrista in De Strijdlust Is Geboren. Con queste premesse era facile immaginare un sound simile tra i due gruppi, meno, invece, l’incredibile qualità di questo EP. Si può dire che In Een Andere Tijd suona come gli Heidevolk non riescono (o vogliono?) più: canzoni epiche e solenni, virili e dirette. La struttura dei pezzi non è particolarmente ricercata, ma i due brani (per un totale di quattordici minuti) centrano in pieno il cuore degli heathen metallers alla ricerca di inni emozionanti e – se vogliamo – un po’ coatti.

Durante la title-track non sfugge all’attenzione il violino dell’ospite Irma Vos – anche lei coinvolta in molte registrazioni degli Heidevolk – la quale dona un tocca di eleganza e delicatezza a un ammasso di muscoli metallici che sembra non conoscere altro che la forza bruta. Il suono dell’acqua che scorre e le note di pianoforte danno il via agli otto minuti di Ode Aan De Ijssel, un bellissimo mid-tempo dai toni malinconici che dopo cori imponenti e chitarre lineari e ispirate si conclude nello stesso delicato smodo in cui è iniziato.

L’EP suona molto bene, esattamente come un disco pagan metal dovrebbe suonare: possente e pulito, ma dal tocco analogico, lontano da chitarre iper compresse e altre fredde modernità. Del mastering in particolare se n’è occupato un vero guru come Patrick W. Engel, il quale ha lavorato con Darkthrone, Dissection e si è occupato di recente di una gran quantità di remastering di grandi nomi come Destruction, Fates Warning e Possessed tra gli altri. La copertina è un quadro del pittore olandese dell’800 J.W. Bilders dal titolo Oude Eiken Te Wolfhezeed è possibile ammirarlo recandosi al Teylers Museum di Haarlem, in Olanda. La grafica del disco (digipak a quattro pannelli) è molto piacevole e ben si addice alla musica e all’etica pagan dei :Nodfyr:; la Ván Records ha pubblicato questo lavoro anche in vinile 7” color viola e in una versione limitata a 96 pezzi con una confezione di cartone chiusa da un sigillo in ceralacca.

Se è vero che una rondine non fa primavera, si può fare un’eccezione per i :Nodfyr: in quanto questo EP, seppur nella sua brevità, mostra tutte le qualità di una band sì agli esordi, ma composta da musicisti esperti e desiderosi di dire la propria ancora a lungo. Non resta quindi che attendere con trepidazione il full-length di debutto che, si può star sicuri, sarà qualcosa di veramente epico.

Intervista: Heidra

Il nuovo disco degli Heidra, The Blackening Tide, è semplicemente uno dei migliori lavori pubblicati nel corso del 2018. Muovendosi con disinvoltura e senza limiti tra folk, death ed heavy, la band danese ha realizzato una piccola gemma di epicità e buon gusto. Inoltre, sempre nel corso del 2018, hanno partecipato alla seconda edizione del Mister Folk Festival (potete vedere QUI il video dell’esibizione), quindi motivi per intervistarli ce ne sono in abbondanza: il legame Copenhagen – Roma è molto più datato e forte di quanto si possa pensare. La parola alla band e in particolare a Carlos, persona squisita e mai avara di parole.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione delle domande e risposte.

Il nuovo cd esce per la Time To Kill Records, etichetta di Roma. Come siete entrati in contatto con la label e perché avete scelto di lavorare con loro?

Carlos: Ho una connessione di lunga durata con l’Italia, Gabbo degli Shores Of Null suonava in una band messicana 13 anni fa in cui entrai specificatamente per il tour in Sud America. Qui è dove conobbi Gabbo e gli altri membri della sua band The Orange Man Theory. Un anno dopo siamo andati di nuovo in tour, ma questa volta Marco Mastrobuono si è unito alla band, eravamo tutti session player in qualche modo, quindi conosco i ragazzi da abbastanza tempo. Vivevo già in Danimarca allora.

Altro legame con la città di Roma è lo studio di registrazione: The Blackening Tide, infatti, è stato registrato presso il Kick Recording Studio da Marco Mastrobuono e il risultato finale è di altissimo livello. Quali sono i dischi che avete ascoltato e che vi hanno convinto a scegliere questo studio? Quanto sono durate le registrazioni e ci sono aneddoti che volete raccontare relativi alle registrazioni e alla permanenza romana?

Carlos: Personalmente, almeno in termini di suono della chitarra, sono sempre stato un tipo thrash metal, quei suoni di chitarra che si sentono negli Exodus o negli Overkill che mi spiazzano, ma ho anche una forte influenza heavy e death metal. Gli altri ragazzi guardavano a suoni di chitarra dai Falconer ai Pagan’s Mind a suoni più eleganti. Non sono sicuro di cosa stia cercando Dennis (batteria), ma lui è più tipo da sound moderno, come quello degli Aborted. Quindi, lavorando con un produttore come Marco, questa è una cosa davvero ottima, lui ha un buon orecchio per i dettagli, la melodia, l’armonia e la brutalità! Forse una storia curiosa è che un giorno mentre camminavamo in direzione dello studio  ci siamo un po’ persi e siamo finiti a via Copenaghen, beh forse non così curiosa. Il processo di registrazione è durato per circa un mese, quindi per un bel po’. Abbiamo mangiato tantissimo buon cibo e siamo andati a tanti bei concerti.

La copertina è di grande impatto, ma anche “romantica”; credo abbia un legame con i testi, è così? Cosa rappresenta di preciso e chi è l’autore?

James: Sì, l’immagine è connessa al testo. È un’immagine dell’eroe della storia (che è anche sulla cover di Awaiting Dawn) che sta guardando su un oceano nero che ha attraversato per trovare lo strumento della sua salvezza. Questa “Marea Oscurata” è anche da dove prende il nome l’album. [Blackening Tide, N.d.t.]

Nei testi si prosegue la storia iniziata anni fa in Awaiting Dawn, la volete raccontare ai lettori di Mister Folk?

James: Awaiting Dawn racconta la storia di un Re che è stato tradito e destituito da suo fratello e della sua battaglia per radunare un nuovo esercito per riprendersi il trono. Il concetto di quella canzone e del nome dell’album è l’attesa dell’alba del giorno della battaglia e di una, presunta, vendetta. The Blackening Tide continua la storia e si apre con Dawn e il Re indirizza i suoi uomini alla battaglia. Quindi The Price In Blood è la battaglia in sé. Quindi, essendo un album metal e rimanendo un sacco di storie da raccontare, le cose vanno orribilmente per il nostro protagonista e un’intera armata di orrori lo aspetta…

Dall’EP Sworn Of Vengeance a The Blackening Tide ne è passato di tempo e voi siete evoluti e migliorati senza snaturare il sound, dando sempre più personalità alla musica composta. Quanta fatica è costata questa evoluzione e siete soddisfatti di quanto fatto finora?

Carlos: È divertente, perché io penso che le canzoni di Sworn To Vengeancesiano tecnicamente più impegnative delle nuove, ma le nuove canzoni suonano più mature ed elaborate. Penso che abbia a che fare con il trovare il nostro sound, e una volta che lo trovi, lentamente prendi tutti gli elementi non necessari e li metti fuori dall’equazione. Non è stato così difficile onestamente, anche perché per la maggior parte del tempo Morten ha scritto gli “scheletri” delle canzoni e quindi sulla base del flusso di idee, gli altri membri della band aggiungevano idee alle canzoni, a volte è un processo molto naturale, altre volte alcune canzoni necessitano di più tempo.

Per me la vera sorpresa di The Blackening Tide è l’eccellente prova al microfono di Morten, ottimo nello scream e fantastico nel pulito. Ha una sicurezza e un timbro incredibile e ogni volta che cambia registro vocale è un’emozione e un piacere ascoltarlo. Mi chiedo quindi se le canzoni sono state pensate anche in funzione di valorizzare la sua voce.

Carlos: Morten dovrebbe rispondere a questa, ahah, ma sì, perché ci sarebbe stata più enfasi sul suo cantato clean, ha concentrato la composizione sulle sue parti in clean, quindi la musica ha supportato la voce.

Lady Of The Shade ha un break particolare e insolito, l’ho trovato molto interessante. Mi piacerebbe sapere come è nato il brano e quella parte nello specifico e se si ricollega al testo.

Carlos: Questa è una canzone che composi molto tempo fa e io e Morten abbiamo iniziato a lavorarci due anni fa più o meno, la parte di cui parli è nata mentre ci lavoravamo su, ero tipo “hey, che ne pensi di questo!” e Morten ha solamente preso nota ahah. Sono sempre stato un fan del sincopato, che si usa molto nel thrash metal. Poi anche Morten e Martin hanno lavorato alle altre parti della canzone più tardi.

James: Da un punto di vista del testo, la musica viene per prima senza un’idea fissa su come sarà. I testi furono scritti per la musica da James e poi arrangiati da James e Morten.

La title-track è per me la canzone più bella che avete mai inciso, e la conclusiva Hell’s Depths è la perfetta conclusione del disco. Cosa potete raccontarti a proposito di queste composizioni?

Penso che sia il culmine di un lungo processo di maturazione compositiva, tra il cercare il nostro sound e al tempo stesso cercare di migliorare, avere canzoni più accattivanti e cercare di fare canzoni che ci piacerebbe ascoltare se noi fossimo ascoltatori.

Parliamo del videoclip di Lady Of Shade, che è spettacolare. Anche qui c’è un legame con la città di Roma. Raccontate la vostra esperienza che so essere stata degna di Bear Gryll. 🙂

Carlos: Grazie! Sono felice che ti sia piaciuto. Beh, è una storia a sé stante! Potrei scrivere un libro sulla storia del processo di creazione di Lady Of The Shade. Tutto è partito qualche anno fa, quando vidi il video di Quiescentdei Shores Of Null e ho pensato “Wow, chiunque lo abbia fatto, voglio che sia lui o lei a fare il prossimo video degli Heidra!” Quindi ho scoperto dopo da Gabbo degli Shores che lo aveva fatto Martina, e dissi “un giorno lavoreremo insieme” e quel giorno venne! Dopo aver registrato con Marco e dopo aver finito il primo video dal nuovo album (The Blackening Tide) ho iniziato a pensare al secondo video, alcuni mesi dopo esserci incontrati con gli Shores a Copenaghen, quando erano in tour con gli Harakiri For The Sky e dopo aver parlato, Gabbo mi mostrò qualcosa del nuovo materiale video di Martina e mi appassionò. Alla fine contattai Martina e iniziammo a fare brainstorming su cosa avremmo potuto fare. Martina ha avuto l’idea di fare qualcosa sulla luce del video di Tornekratt dei dei Kampfar (video tratto da Profan, disco del 2015, ndMF), più intorno all’idea che alle animazioni al computer e creando un’atmosfera più organica e penso che ci siamo riusciti! Comunque, salterò tutta la logistica, ma wow il primo giorno di riprese, che esperienza emozionante! E a mani basse, la più delicata troupe con cui io abbia mai lavorato. Immaginate, volare da Copenaghen a Roma, se mi ricordo bene, presi un volo diverso da quello degli altri ragazzi, poi andare in macchina da Martina poi andare sul luogo approssimativamente a due ore da Roma nel mezzo della foresta, poi la location era ad un’ora di cammino da dove erano i mezzi. Questo significava ovviamente che dovevamo portare tutto l’equipaggiamento su e giù dalla collina nel mezzo della foresta per un’ora avanti e indietro, ed era molto equipaggiamento: luci, fuochi, batteria e ovviamente le cose per filmare! Io ero già esausto e non avevamo ancora iniziato. Martina e la crew lavoravano sodo per assicurarsi che tutto fosse apposto, trucco, luci, cibo, caffè (faceva freddo!). Dopo poche ore abbiamo iniziato a filmare, per tutta la notte e abbiamo finito alle 5 del mattino, ma a quel punto ovviamente dovevamo pulire e trasportare tutto indietro nei furgoni, al gelo, nel buio più totale, nel mezzo dei boschi e distanti ore da un letto caldo. Non una singola persona della crew si stava lamentando, tutti erano concentrati sul lavoro e su cosa andava fatto, incredibile! E questo era solo per le riprese con la band, le altre scene con gli attori che vedi nel video furono fatte credo uno o due mesi dopo le nostre. E, di nuovo, quei ragazzi lavorarono in condizioni dure, e furono guerrieri! Salute a loro e alla crew!

Ci sarà un tour per promuovere il disco? Passerete in Italia prossimamente? Ho ancora negli occhi e nelle orecchie la vostra bellissima esibizione al Mister Folk Festival, avete conquistato tutti gli spettatori di quella sera!

Sì vogliamo fare dei tour, ma è difficile trovare dei promoter, band con cui suonare e posti dove fare tour, ma ci stiamo lavorando su! Speriamo di tornare in Italia il più presto possibile e grazie per le gentili parole, sicuramente vi terremmo informati!

Cosa fanno gli Heidra quando non suonano? Quali sono i vostri lavori e i vostri hobby?

James: Io insegno scienze in una scuola internazionale e intaglio cucchiai di legno.

Carlos: Sono un membro della facoltà e insegno agli studenti universitari a Copenaghen.

Morten: Io lavoro ad un game store chiamato “Games”

Dennis: Fabbro professionista!

Grazie per la disponibilità e di nuovo complimenti per il disco, lo continuo ad ascoltare anche dopo aver scritto la recensione perché è davvero bello! Spero di vedervi presto in Italia, ciao!

Grazie!

live at Mister Folk Festival 2018

ENGLISH VERSION:

The new album is out for Time To Kill Records, a label based in Rome. How did you get in touch with the label and why did you choose to work with them?

Carlos: I have an old lasting connection with Italy, Gabbo from Shores Of Null use to play in a Mexican band some 13 years ago which I joined specifically for a South American tour. This is when I met Gabbo and the other guys from his former band The Orange Man Theory. A year later we toured again but this time Marco Mastrobuono joined in the band, we were all in a way session players, so I´ve known the guys for quite a long time. I was already living in Denmark back then.

Another connection with Rome is the recording studio: The Blackening Tide has been recorded in the Kick Recording Studio by Marco Mastrobuono and the final result has a very high quality. Which album have you heard that make you choose this studio? How much time did the recording take and there are some curiouse stories that you want to tell us about the recording process or your permanence in Rome?

Carlos: Personally at least in terms of guitar sound I´ve always been more of a thrash metal guy, guitar sounds like the ones you hear in Exodus or Overkill just blow me away, but I also have a strong heavy metal and death metal influence. The other guys were looking at guitar sounds from Falconer to Pagan´s Mind to more elegant sounds. I´m not really sure what Dennis (drums) was looking for but he is definitely a more modern sounding guy, like Aborted. So working with a producer like Marco was a really good thing, he has an ear for detail, melody, harmony and brutallity! Maybe a courisous story was that one day when we were walking towards the studio we got a bit lost and we ended up at Copenhagen street, well maybe not that curious. The recording process took almost a month, so quite a while. We ate so much good food and went to some really good gigs!

The front cover has a big impact on us, but is also “romanic”; I believe that it has a link with the lyrics, is that true? What does it represent and who is the author?

James: Yes, the picture is connected to the lyrics. It’s the image of the ‘hero’ of the story (who is also on the Awaiting Dawn cover) looking out upon a cursed black ocean that he has to cross to find the instrument of his salvation. This ‘Blackening Tide’ is also from where the album gets its name.

In the lyrics you carry on the story that begun with Awaiting Dawn, do you want to tell that story to our readers?

James: Awaiting Dawn tells the story of a King who has been betrayed and deposed by his brother and his battle to gather a new army to retake the throne. The concept of that song and album name is the awaiting of the dawn of the day of battle and, one assumes, revenge. The Blackening Tide continues the story and opens with Dawn as it arrives and King adresses his men about the fight to come. Then The Price In Blood is the battle itself. Then, this being a metal album and there being plenty of story time left, things go horribly worng for our protagonist and whole host of new horrors await him…

From the EP Sworn Of Vengeance to The Blackening Tide a lot of time has passed, and you “evolved” yourself without denaturalize your sound, giving more and more personality to the music you create. How much effort did that evolution required and are you satisfied of what you did up to the present?

Carlos: It´s funny because I think the Sworn To Vengeance songs are more technically challenging than the new ones, but the new songs sound more matured and worked on. I think it has to do with finding your own sound, and once you do, you just slowly take all the unnecessary elements out of the equation. It has not been that hard honestly, also because for the most part Morten writes most of the song skeletons and then depending on the flow of ideas, the other members add ideas to the songs, sometimes it´s very natural and sometimes some songs take a long time.

To me the real surprise of The Blackening Tide is the good demonstration of Morten with the mic, excellent with the scream and fantastic with the clean parts. He has a self-confidence and an incredible timbre and everytime he change range is a pleasure and an emotion to hear that. I want to ask you if the songs have been designed to add value to his voice.

Carlos: Morten should answer this one haha, but yes, because there was going to be more emphasis on his clean singing, he phocused the composing on his clean parts so the music supported the vocals.

Lady Of The Shade has a particular and inusual break, I found it very interesting. I’d like to know how it’s born the song and that break in particular and if it’s connected with the lyric.

Carlos: This is actually a song I composed a long time ago and Morten and I started working on it almost two years ago, the part you talk about was actually born while we were working on it, I was just like “hey what about this!” and Morten just took note haha. I´ve alway been a syncopate fan used a lot in thrash metal. Then Morten and Martin also worked on other parts of that song later in the process.

James: From a lyrical standpoint, the music came first without any firm ideas as to what it might be about. The lyics were written to the music by James and then arranged by James and Morten.

The title-track to me is the best song that you’ve ever recorded, and the last trakHell’s Depths is the perfect conclusion of the album. What can you tell us about these compositions?

Carlos: I think it is the culmanation of a long composing maturity process, between looking for our sound and at the same time looking to improve, have better and catchier songs and just trying to make songs that we would like to listen to if we were the listeners.

Talk about the videoclip of Lady Of The Shade, that is spectacular. Here there is a connection with Rome too. Tell us about your experience that I’ve heard it was something worthy of the attention of Bear Grylls. 🙂

Carlos: Thank you! Glad you like it. Well this is a story on it´s own! I could write a book about the Lady Of The Shadecreation process. It all started some years ago when I saw a Shores Of Null video Quiescent and I just thougt “wow whoever did that I want him or her to do the next Heidra video!”. Then I found out later on through Gabbo from Shores Of Null that it had been Martina, and I said “one day we will work together”and so that day did come! After we recorded with Marco and after the first video from the new album was finished (The Blackening Tide) I started thinking about the second video, some months after we met with Shores Of Null in Copenhagen when they were on tour with Harikiri for the Sky and  talked Gabbo showed me some of Martina´s new video material and it just blew me away. Eventually I got in touch with Martina and started brainstorming about what we could do. Martina came up with the idea of having something around the light of Kampfar’s video Tornekratt, more around the idea rather than the computer animatinos and creating a more organic atmosphere, and I think we actually achieved that! Anyways, I´ll skip all the logistics, but wow the first day of shooting, what an amazing experience! And hands down the most dedicated film crew I´ve ever worked with. Imagine, flying from Copenhagen to Rome, If I remember correctly I took a different flight than the other guys, then going by car to Martina´s place then to the location approx two hours from Rome in the middle of the forest, then the location was one hour walking from where the transport was. This means of course that we had to carry all the equipment up and downhill in the middle of the forest for one hour there and back, and it was a lot of equipment, lightning, pyro, instruments, drums and of course filming stuff! I was already exahusted and we did not even had started yet. Martina and the crew were working hard to make sure everything was in place, makeup, lights, food, coffee (it was cold!). After a few hours we started shooting, all night and finished ar 5:00 in the morning, but then of course we had to clean up and carry everything back to the vans, freezing cold, mega dark in the middle of the woods hours from a warm bed. Not one sigle person from the crew was complaining, everybody was focused on the job and on what had to be done, amazing! And this was only the band shots, the other scenes with the actors you see on the video was I think one or two months after we made our shots. And again those guys worked under really harsh conditions and still they were warriors! Cheers to them and to the crew!

Will there be a tour to promote the album? Will you pass through Italy soon? I’ve still in my ears and in my eyes your beautiful exibition at Mister Folk Festival, you seduced lot of fan that time!

Yes we do want to tour, but it is difficult to find promoters, bands and places to tour with, but we are working on it! We hope we can go back to Italy as soon as possible and thanks for the kind words, we will definitely keep you informed!

What do Heidra when they’re not playing? What are your hobby and your jobs?

James: I teach science in an international school and carve wooden spoons.

Carlos: I´m a faculty member and teach international university students in Copenhagen.

Morten: I work at a games store called Games.

Dennis: Professional blacksmith.

Thank you for the availability and, again, congratulations for the album, I continue to listen to it even after I wrote the review because is really beautiful! I hope to see you soon in Italy, bye!

Thank you!

live at Mister Folk Festival 2018

Sondaggio: Best Album 2018

BEST ALBUM 2018

Ho selezionato alcuni tra i migliori album del 2018, potete votarne 3 (3-10 gennaio):

I selected some great albums of 2018, you can vote 3 discs (3rd-10th, January):

 

Qui, invece, potete votare il miglior debutto del 2018:

Here you can vote the best debut album of 2018:

 

Come vorresti MISTER FOLK 2019?

 

ITA: QUI potete scaricare la nuovissima Mister Folk compilation vol. VI (18 gruppi, 100% GRATIS), buon ascolto! ENG: HERE you can download the new Mister Folk compilation vol. VI (18 bands, 100% free), enjoy!