Intervista: Arkona

Arrivo al Traffic Live per la fine del soundcheck degli Arkona, li lascio cenare con calma e alla prima occasione “invado” il backstage per intervistare i due leader del gruppo russo, ovvero la cantante Masha “Scream” e il chitarrista Sergey “Lazar”: la prima ha da subito dimostrato un gran desiderio di parlare e si è lanciata in sorrisi e risate, mentre il marito è stato più riservato e taciturno. L’intervista si è svolta in lingua russa per dare modo ai musicisti di esprimersi al meglio (in passato, in tal senso, ci sono stati dei problemi, mentre ora Masha parla un inglese fluente). Il traduttore istantaneo – e che ha poi trascritto l’intera chiacchierata – è stato Anton dei Blodiga Skald, al quale va un grandissimo ringraziamento.

Potete vedere leggere il report e vedere le foto e i video della serata Arkona + Blodiga Skald QUI.

Avete iniziato da poco questo tour e siete per la prima volta a Roma. L’album Khram però è uscito lo scorso anno…

Masha: beh il tour va bene, come dire, questo è anche abbastanza piccolo, abbiamo circa cinque date sole (nel senso che cinque sono da headliner, le altre in festival, ndMF), ci sentiamo bene, la partenza è buona. Per adesso abbiamo avuto solo un concerto quindi ancora non ne risentiamo la stanchezza. Ma comunque tutto sta andando benissimo, sono molto felice di essere a Roma. Una citta bellissima, siamo stati in diversi luoghi e ho anche postato le foto su Instagram. Per quello che riguarda l’album, la setlist dei concerti include anche canzoni precedenti, facciamo la scaletta anche in base all’esigenze delle persone.

Lazar: l’album ha ormai più di un anno, quindi visto che un album nuovo non ne abbiamo, facciamo date in città che non abbiamo ancora visitato, ma se risuoniamo per la seconda volta in qualche posto, allora proponiamo anche altre canzoni. Per esempio a Roma è la prima volta, quindi il concerto sarà concentrato sull’ultimo album. Suoniamo già da più di un anno a supporto di quest’album con più di 50 date, e per esempio andremo a breve negli Stati Uniti dove presenteremo una setlist diversa.

Oggi sarà la terza volta che vi vedo in concerto, ma la precedente risale al Fosch Fest di Bergamo nel 2012. Cosa si deve aspettare il pubblico romano dal vostro concerto e quanto siete cambiati in questi anni?

Masha: è una domanda difficile, noi non sappiamo cosa vi potete aspettare da noi, aspetteremo e vedremo.

Lazar: beh dicevi che sono sette anni che non ci vedi in concerto? Diciamo che sette anni fa facevamo una musica un po’ diversa, era più folk metal ora è più black. Anche i nostri abiti di scena sono cambiati un po’.

Negli ultimi due dischi, ma in particolare per Khram, le vostre canzoni sono cambiate per approccio e stile. Da Yav suonate più oscuri…

Masha: beh guarda, lo sai che io scrivo le musiche e i testi delle canzoni, no? E quando lo faccio non ci penso cosa ho ora e come devo fare. Le cose mi vengono e basta, come se qualche forza sovrannaturale mi passi le idee. Quindi non saprei cosa mi ha spinto a fare le canzoni in certi modi. Semplicemente succede. Come se le idee venissero dal cosmo. I testi sono molto diversi, per esempio sono stata in Canada e mi è piaciuta un sacco la natura e una delle canzoni – VLadonyah Bogov – è stata probabilmente influenzata da quella vista. Altri esempi forse sono quando stavamo in tour e avevamo un autista di nome Brook e ci ha fatto ascoltare le sue canzoni, siamo rimasti sbalorditi dal mix di melodie, quindi forse sono stata influenzata anche lì. Quindi non c’è stato niente di preciso che mi ha influenzata.

Alcune canzoni hanno un minutaggio molto importante e per Tseluya Zhizn’ avete oltrepassato i diciassette minuti di durata. Come nascono queste canzoni?

Masha: abbiamo per esempio anche la canzone Moei Zemle per esempio, forse anche altre, non ci ricordiamo bene. Non c’è un motivo per la quale la canzone è cosi lunga. Non mi ci sono messa a decidere dobbiamo avere una canzone di diciassette minuti, succedeva piano piano. Quando scrivo mi chiudo e scrivo finché non finisco, e poi la canzone ha cinque o diciassette minuti, non me ne accorgo finché non l’ho finita. Il testo è molto filosofico, ci sono queste due sorelle in bianco e nero come fossero la vita e morte che girano intorno all’esistenza e si bilanciano una con l’altra.

Anche la copertina riprende il mood della musica. Nasce da una vostra idea?

Masha: Si beh, appena avevamo concluso la creazione del nuovo disco, avevo già in mente la copertina, come immagine intendo, anche l’artista sapevo benissimo che volevo lui perché mi piaceva il suo stile. Gli ho detto bene come sarebbe dovuta essere e con lui era come se fossimo collegati, ha realizzato esattamente quello che volevo io. E sì, era tutto collegato: la copertina con l’atmosfera delle canzoni e anche i video.

Si può ritenere Goi, Rode, Goi l’album che vi ha fatto conoscere al grande pubblico? All’epoca la copertina del disco girava molto tra i vari siti internet e avete iniziato a fare tour più grandi e lunghi.

Masha: difficile rispondere.

Lazar: non è stata una cosa col botto, ma penso che si è creata durate i primi quattro album. Poi con la Napalm Records abbiamo fatto uscire l’album Goi, Rode, Goi per il quale è stata fatta tanta pubblicità, e anche il primo grande tour è partito dopo quell’album e per esempio siamo stati a Bologna. Questo album è stato il nostro picco nel folk metal diciamo cosi, con canzoni come Yariloe altre. Diciamo che è stato l’album più “commerciale” che abbiamo fatto. Ma dire che è grazie a questo album che siamo usciti a livello internazionale, non lo penso.

Masha: beh sì. Se posso aggiungere mi ricordo che quando abbiamo suonato per la prima volta in Europa le persone conoscevano le canzoni, soprattutto quando eravamo nei locali e ci trovavamo la sala piena, per noi era incredibile sapere che persone nel mondo ci conoscevano.

Avete ri-registrato il disco di debutto Vozrozhdenie e il risultato, secondo me, è stato veramente buono. Possiamo aspettarci una cosa del genere anche per Lepta, visto che è un grande album penalizzato dai suoni non all’altezza?

Lazari: beh è successo che eravamo fermi per creare nuovo materiale. Decidemmo di fare un concerto su queste canzoni e non ci piacevano come suonavano alcune canzoni e quindi abbiamo deciso di rifare il disco. Ma non pensiamo di fare nuovamente una cosa simile in futuro.

Masha, se ti dico Hyperborea, cosa mi rispondi?

Masha: non saprei dove iniziare perché questa è una di quelle storie dove servirebbe un intervista solo per questo! Se raccontato breve, abbiamo iniziato come semplici musicisti in un seminterrato nella casa cultura Granit che ormai purtroppo non c’è più, è stato distrutto/demolito, ci ho anche portato i miei figli perché si divertono a scavalcare le rovine. Insomma avevo deciso di formare un mio gruppo, ero ancora giovane, avevo intorno ai diciassette anni mi pare. Il mio primo gruppo mio si chiamava Krovavaia Mary (Bloody Mary), e con questa formazione facevamo della musica pesante, anche se non avevamo ancora un genere ben definito. Poi il nostro batterista Warlock, che aveva una visione musicale più sviluppata degli altri, ha formato la band Hyperborea con me alla voce. Gli Hyperborea sono poi diventati gli Arkona. E le prime canzoni erano proprio Rus e Smitsa vorot i koliada.

Come vi siete avvicinati alla musica? Ci sono dei musicisti che vi hanno ispirato particolarmente?

Lazar: per la prima volta ho preso la chitarra in mano nel 1990. Avevo una gran voglia di suonare il metal, lo ascoltavo e volevo suonarlo, ci ho messo tre anni a decidermi, e poi ho fatto come tutti, ho preso una chitarra elettrica e ho iniziato a suonare su canzoni dei Metallica per fare un nome. I miti non saprei perché ce ne sono troppi. Uno potrebbe essere Paul Gilbert anche se non fa proprio metal, ma ha comunque uno stile impeccabile. Paul Gilbert per la tecnica e Chuck Shouldiner per le canzoni.

Masha: sono stata influenzata dalla musica fin dalla tenera età. Per esempio avevo tre anni quando composi la mia prima canzone. Ancora non sapevo parlare ma avevo già scritto una canzone (ride, ndMF)! Poi ci sono state varie scuole musicali e ho provato vari strumenti. Non andavo benissimo con la teoria. Ci sono state varie situazioni personali che mi han influenzata. La prima band in cui sono mai entrata si chiamava Slavery, il genere era tipo di power metal. Li ho mollati perché non mi permettevano di comporre e non volevano utilizzare le mie canzoni. E poi i ragazzi dei Krovavaia Mey (Bloody Mary) mi hanno portata al mio primo concerto metal: avevo tanta paura, pensavo fossero tutti drogati lì!!! Gridavo “MI UCCIDERANNO!!!” (ride di cuore, ndMF). La prima formazione che sentii si chiamava M.O.R., un gruppo molto black. Poi sono stata anche ad altri concerti con i ragazzi dei Krovavaia Mary dove mi hanno fatto il corpse paint. Stavo lì e non capivo nulla! Con i Krovavaia Mary ho iniziato a fare lo scream: una sensazione divertente perché io gridavo e tutti mi fomentavano.

Masha, sul web girano delle canzoni acustiche risalenti a tanti anni fa e riportano il tuo nome. Sono vere? Di cosa si tratta esattamente?

Masha: sono le mie canzoni che non sono state suonate dagli Slavery per i quali erano state composte. Canzoni che ho composto dai 13 ai 17 anni. Mi mettevo davanti al registratore e registravo, ci facevo le cassette.

Conoscete qualche gruppo italiano folk metal?

Lazar: di solito incontriamo gruppi di altri generi, per esempio con i Fleshgod Appcalypse ci incontriamo spesso e sono amici nostri, David Folchitto (il batterista della band, ndMF) è un nostro carissimo amico. Anche con i Soundstorm. Per quanto riguarda il folk metal di italiani non ne conosciamo. Per esempio sappiamo che suoneremo con i Wind Rose, ma non li abbiamo ancora ascoltati (ci suoneranno a breve nel tour americano, ndMF). Di italiano classico conosciamo per esempio Sadist e Bulldozer.

Per concludere ti chiedo se stai componendo delle nuove canzoni.

Masha: e sì, per esempio ho già salvato alcune idee sul tablet, sto già a due canzoni e mezzo. Io non sto ferma, lavoro ogni volta che ho idee. Può succedere dappertutto. Per esempio sto in questa cosa tutta distrutta (si riferisce al backstage del Traffic, ndMF) e una volta tornata a casa trascrivo tutte le idee che potrei avere in tour.

 

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Tuatha De Danann – The Tribes Of Witching Souls

Tuatha De Danann – The Tribes Of Witching Souls

2019 – EP – Heavy Metal Rock

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Bruno Maia: voce, chitarra, flauto, mandolino, banjo, bouzouki – Giovani Gomes: basso – Edgard Britto: tastiera

Tracklist: 1. The Tribes Of Witching Souls – 2. Turn – 3. Warrior Queen – 4. Your Wall Shall Fall – 5. Conjura – 6. Outcry (acoustic version) – 7. Tan Ping Ra Ta (orchestral version)

Come abbiamo visto in questi anni di Mister Folk, la musica folk metal non è un affare che riguarda esclusivamente l’Europa: Mongolia, Australia, Canada e Sud Africa hanno – chi più e chi meno – esponenti in questo genere musicale. Il Brasile non è certo da meno ed è rappresentato da più gruppi – tutti rigorosamente underground –, dei quali di sicuro i Tuatha De Danann sono i portabandiera. In attività dal 1995, i musicisti di Varginha hanno pubblicato quattro album e tre EP considerando questo The Tribes Of Witching Souls. Il nome del gruppo, però, è salito alla ribalta negli ultimi anni per la collaborazione su disco – e in concerto quando la band si trova in Europa – con Martin Walkyier, storica voce degli inglesi Skyclad. Ospiti o no, la cosa che conta maggiormente è la musica e negli ultimi tempi, ovvero dopo lo scioglimento del 2012 e successiva reunion, il combo brasiliano ha intrapreso la giusta via, pubblicando Dawn Of The New Sin e Tuatha De Danann rispettivamente nel 2015 e 2016, apportando significative novità nel sound.

The Tribes Of Witching Souls è un ottimo esempio di quello che i Tuatha De Danann sono nel 2019: una band che va avanti nonostante le difficoltà (l’addio dello storico batterista, sostituito per questa release da Fabricio Altino) e ancora capace di centrare il bersaglio con delle canzoni dirette e stilisticamente varie. Tanti gli ospiti, i più noti sono senz’altro il già citato Walkyier, Dave Briggs dei nord irlandesi Waylander, Fernanda Lira della thrash metal band Nervosa e Daisa Munhoz dei power metallers Vandroya; ognuno di questi musicisti ha portato qualcosa di concreto alla musica e la loro partecipazione è più che apprezzabile.

L’opener The Tribes Of Witching Souls ci proietta in un mondo fantasy e celtico per sonorità e stile, una canzone che centra il bersaglio al primo colpo, esempio lampante della bravura dei Tuatha De Danann: folk metal pulito e melodico, con il cantato di Bruno Maia che spicca il volo nel ritornello. Sono però le parti di musica tradizionale a dare la classica spinta in più, nelle quali i musicisti versano fino all’ultima goccia di sangue in corpo. La successiva Turn risalta per il chorus che entra subito in testa, oltre a una buona scrittura che in maniera equilibrata porta una sorta di power ballad ad essere una canzone completa sotto ogni aspetto, dando sempre la giusta importanza agli strumenti folk e in particolare alla cornamusa dell’ospite Alex Navar. Nella terza traccia, Warrior Queen, sono ben tre gli ospiti: la Munhoz ha l’onore di cantare, con il già menzionato Briggs e Rafael Salobreña a divertirsi con il bodhran in un contesto molto irlandese e frizzante. In Your Wall Shall Fall troviamo Walkyier al microfono e forse non è un caso che la canzone suoni come quelle degli Skyclad di metà anni ’90: semplice e immediata, dalle melodie vincenti sulla base delle chitarre più graffianti dell’intero EP. Conjura è un bel pezzo abbastanza tirato, ma comunque in linea con lo stile dei Tuatha De Danann: non manca la melodia, non mancano gli strumenti tradizionali a impreziosire il gustoso lavoro della chitarra e, soprattutto, non mancano le idee buone. Cinque brani nuovi e cinque belle canzoni; The Tribes Of Witching Souls termina con due ri-registrazioni di vecchi pezzi della band, ovvero Outcry in versione acustica e Tan Ping Ra Ta, quest’ultima che vede la partecipazione di Fernanda Lira delle Nervosa, qui a sorpresa alle prese con la voce pulita e melodica, brava ad adeguarsi alla delicatezza della composizione.

I trentuno minuti dell’EP sono assolutamente gradevoli e le canzoni in esso contenuto confermano la bravura del gruppo brasiliano; il gran numero di ospiti è un fatto curioso ma giustificato dai loro interventi. A ciò si deve aggiungere la mano di Brendan Duffey (Angra, Nervosa, Lothloryen) per quel che riguarda il mix e il mastering, di gran qualità. EP consigliato a chi cerca una mezz’ora di buon folk metal di stampo celtico e buon biglietto da visita per invogliare a scoprire i lavori precedenti.