Wardruna – Runaljod – Gap Var Ginnunga

Wardruna – Runaljod – Gap Var Ginnunga

2009 – full-length – Indie Recordings

VOTO: CAPOLAVORO – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Kvitrafn: voce, tutti gli strumenti e suoni – Gaahl: voce – Lindy Fay Hella: voce – Hallvard Kleiveland: hardingfele

Tracklist: 1. Ár var alda – 2. Hagal – 3. Bjarkan – 4. Løyndomsriss – 5. Heimta Thurs – 6. Thurs – 7. Jara – 8. Laukr – 9. Kauna – 10. Algir – Stien klarnar – 11. Algir – Tognatale – 12. Dagr wardruna-runaljod-gap_var_ginnenungagapCi sono gruppi e progetti che vanno oltre la musica, dischi che non ci si può (e deve) limitare al semplice ascolto, ma bisogna viverli in maniera completa per capirne l’essenza e lo spirito che ha mosso i musicisti alla loro creazione. Sono pochi in realtà, e ancor di meno quelli che riescono a ipnotizzare l’ascoltatore a distanza di anni dalla pubblicazione del cd. Runaljod – Gap Var Ginnunga, debutto del 2009 dei norvegesi Wardruna, è uno di questi.

I Wardruna sono una band in attività dal 2003 nota anche tra gli ascoltatori di heavy metal innanzitutto per la grande qualità della proposta musicale, ma anche per la partecipazione di Kristian Eivind Espedal, famoso come Ghaal, musicista di God Seed ed ex Gorgoroth. In realtà la band “appartiene” a Kvitrafn, vero e proprio genio musicale, artista dalla grande abilità compositiva, anche lui dai trascorsi metallici: drummer per il disco Twilight Of The Idols – In Conspiracy With Satan dei Gorgoroth e soprattutto membro dei Bak De Syv Fjell, band che ha pubblicato un demo e un EP – ’96 e ’97 – di grande qualità.

Runaljod – Gap Var Ginnunga, primo disco della trilogia Runaljod, viene riproposto dall’etichetta Indie Recordings oltre cinque anni dopo l’originale pubblicazione per due motivi: la prima è per la messa in vendita della versione vinile dell’album (bianco in cento copie, nero in quattrocento), la seconda per celebrare il successo della nota serie televisiva Vikings, nella quale i Wardruna vantano la collaborazione di Einar Kvitrafn Selvik con Trevor Morris, autore della colonna sonora, dove la band trova spazio all’interno delle puntate.

Il concept che muove la trilogia è quello del Fuþark antico, prima forma di alfabeto runico utilizzato dalle popolazioni germaniche. Il Futhark antico consta di ventiquattro rune e ogni capitolo della saga Runaljod ne prende in esame otto, interpretandole musicalmente; i testi sono in norvegese, antico norreno e proto norreno.

Tutto è studiato nel minimo dettaglio, nulla è lasciato al caso. Eppure non c’è un solo secondo che risulti freddo o non genuino. La musica di Runaljod – Gap Var Ginnunga è calda e avvolgente, intima e delicata. Musica creata per “viaggiare”, lasciare questi pesanti corpi e lasciarsi cullare dalle note della band norvegese. Non può esserci altro ascolto, non si tratta dell’ennesimo gruppo folk oriented o black/viking che può essere piacevole anche come sottofondo mentre si fanno le faccende di casa, i Wardruna vanno vissuti con la mente sgombra da pensieri, rilassati e concentrati solo su quello che esce dalle casse dell’impianto stereo. Non c’è altro modo per ascoltare Runaljod – Gap Var Ginnunga. Gli scenari che si schiudono sono maestosi e inquietanti, le note delle varie Hagal o Jara sono le indicazioni per compiere il viaggio nella maniera corretta. Possono essere incantevoli fiordi norvegesi, tumultuose discese di fiume o movimentati viaggi in nave diretti verso chissà quale sconosciuta terra, con le onde che definiscono il respiro e il movimento del corpo. Le pareti che ci circondano svaniscono lasciando spazio alle immagini, reali e fisiche, che gli strumenti e le melodie ci suggeriscono.

La musica dei Wardruna, come detto, è intensa. Note pregne di sangue e sentimento. Lo si può definire folk/ambient o “musical constellation set out to explore and evoke the depths of Norse wisdom and spirituality” per dirlo con le parole dei musicisti stessi. Tra voci sussurrate, antichi strumenti ormai quasi dimenticati, cori impetuosi e suoni della natura, i Wardruna rapiscono l’ascoltatore, ipnotizzandolo con l’elegante e già citata Jara (dove è presente Hallvard Kleiveland all’hardanger fiddle, il violino norvegese utilizzato nella musica popolare), con la cadenzata e ripetitiva Kauna e Algir – Stien klarnar Laukr, musica tribale per celebrare le funzioni religiose. Sulle altre, per quanto possibile data l’alta qualità di tutte le composizioni, spiccano la breve (due minuti appena) Kauna, ritmata e cantata in una maniera praticamente inedita per questo disco e la ieratica Dagr, traccia conclusiva di Runaljod – Gap Var Ginnunga.

La ricerca dei Wardruna non si ferma allo studio delle rune: sono stati utilizzati per la registrazione del disco (spesso all’aria aperta) strumenti arcaici e non usuali per i nostri tempi quali il corno di capra e lo strumento a fiato chiamato lur, kraviklyre e tagelharpe a corda. In un contesto del genere sono perfetti anche i suoni “naturali” di alberi, rocce e acqua che Kvitrafn ha catturato nel corso degli anni.

Runaljod – Gap Var Ginnunga è un capolavoro del genere. Tutto è perfetto, in qualunque modo si voglia ascoltare/interpretare l’album. C’è solo da premere play e lasciarsi trasportare dalle immortali note dei Wardruna.

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King Of Asgard – …To North

King Of Asgard – …To North

2012 – full-length – Metal Blade Records

VOTO: 8 Recensore: Mr. Folk

Formazione: Karl Beckmann: voce, chitarra – Lars Tängmark: chitarra – Jonas Albrektsson: basso – Karsten Larsson: batteria

Tracklist: 1. Onset of Ragnarok – 2. The Nine Worlds Burn – 3. The Dispossessed – 4. Gap of Ginnungs – 5. Bound to Reunite – 6. Nordvegr – 7. Up on the Mountain – 8. Plague-ridden Rebirth – 9. Harvest (The End) – 10. …to North – 11. Vinterskugge (Isengard cover, bonus track)

king_of_asgard-to_northA due anni precisi dall’esaltante debutto Fimbulvintr, i King Of Asgard tornano con …To North, seconda prova di forza del combo svedese. In ventiquattro mesi alcune cose sono cambiate, come ad esempio il definitivo distacco di Stefan Weinerhall (chitarrista dei Falconer ed ex Mithotyn, che per il debutto della band aveva scritto alcuni testi) e, soprattutto, l’ingresso di una seconda ascia ad affiancare Karl Beckmann, quel Lars Tängmark con il quale il drummer Karsten Larsson aveva suonato insieme in alcuni dischi della formazione swedish death/black Dawn, che a distanza di quattordici anni lo ha chiamato nei King Of Asgard per innalzare, soprattutto nei concerti, un muro sonoro da terrorizzare anche il più intrepido berserker.

Nonostante tutto ciò, l’approccio e la genuinità della proposta dei viking metallers non è cambiata minimamente: orgoglioso metallo nordico della migliore tradizione (ovvero quella ’90, fortemente influenzata dal black metal dell’epoca), canzoni dirette e semplici, eppur maledettamente emozionanti, in grado di esaltare costantemente l’ascoltatore.

Il breve intro Onset of Ragnarok ci catapulta nell’epicità del primo pezzo, The Nine Worlds Burn, meraviglioso esempio di arte tipicamente svedese. Il brano racchiude tutte le tipicità del combo di Mjölby: furiose ritmiche si alternano a rallentamenti da headbanging, bridge e ritornello sono da cantare a squarciagola e i riff di chitarra sono affilati come le migliori lame vichinghe. Ad impreziosire il tutto c’è la delicata voce di Heléne Blad (sorella di Mathias, voce dei Falconer) con un passato – anche lei, proprio come Larsson e Beckmann – nei seminali Mithotyn. The Dispossessed è un eccellente brano battagliero, caratterizzato da melodie e giri chitarristici della migliore scuola scandinava, in grado di far tornare alla mente i mai abbastanza osannati Storm e Isengard. Nonostante i continui riferimenti ad una scena che ormai non c’è più, cosa del tutto normale considerando che i membri dei King Of Asgard di quella scena ne facevano parte, il sound di questa formazione nata nel 2008 è assolutamente personale e unico. Tempi dilatati per la prima parte di Gap Of Ginnungs, brano mid tempo perfetto per dare tregua dopo due killer songs che se non uccidono l’ascoltatore, sicuramente lo feriscono gravemente. Nella parte centrale il ritmo aumenta lievemente e sono presenti diversi spunti di pregevole fattura delle sei corde. Con Bound To Reunite si torna a picchiare duro, con la voce di Beckmann più velenosa che mai. Non mancano melodie atte a smussare la spigolosità dei riff, ma è innegabile che lontani echi mithotyniani si affaccino di tanto in tanto nella proposta dei nostri. Si continua con freddo metallo grazie a Nordvegr, ennesimo brano cupo e feroce dove si alternano veloci parti in tremolo picking e riff più grassi che rendono la composizione varia e accattivante. Up On The Mountain si apre con un breve arpeggio che lascia subito spazio alla classe della formazione svedese, un crescendo delicato come solo i grandi musicisti sono in grado di fare; il resto è un susseguirsi di strutture e sapori genuini, semplici, ma mai banali. L’assalto frontale di Plague-ridden Rebirth, traccia più lunga di …To North, lascia senza fiato, prima di trasformarsi in un travolgente e disperato mid tempo. Nell’arco degli oltre sette minuti della canzone c’è spazio per riff di tradizione doom, partiture alla Satyricon di Nemesis Divina ed epicità windiriana, il tutto rivisto in chiave King Of Asgard. Con Harvest (The End) ci si avvia verso la conclusione del disco: peccato che sia, probabilmente, la composizione più debole del secondo capitolo della band svedese. La canzone di per sé non è brutta, ma semplicemente la meno riuscita del lotto. La title track, una lunga strumentale dal retrogusto malinconico da oltre quattro minuti, ci accompagna fino agli ultimi istanti del platter. Come bonus track della versione digipack è possibile ascoltare, infine, la cover degli Isengard Vinterkugge, pura arte scandinava: la versione della band guidata da Karl Beckmann è molto fedele all’originale e va vista come un vero e proprio tributo al vecchio progetto di Fenriz.

La produzione è curatissima: il grande Andy LaRoque ha svolto, come suo solito, un eccellente lavoro, permettendo ai King Of Asgard di sfogare tutta la loro cattiveria musicale nelle migliori condizioni possibili. I suoni sono cristallini e reali, le chitarre robuste e graffianti, la batteria del furioso Larsson non fa prigionieri, il basso di Albrektsson, strumento da sempre messo in secondo piano, pulsa come non mai, facendo risultare …To North potente come uno spadone a due mani che si conficca nel vostro cranio. Infine, come non citare il frontman e leader carismatico del gruppo, quel Karl Beckmann autore di una prova eccezionale dietro al microfono, perverso e crudele vocalist che incanta quando urla di vichinghi e mitologia norrena?

Non tutto, però, è perfetto. A differenza di Fimbulvintr, un album improntato sulla velocità e sui cori epici da gridare a squarciagola, …To North risulta più vario e ricco di brani dallo stile diverso. Sono diminuiti gli up tempo a favore di composizioni maggiormente controllate e a tratti malinconiche, di fatto lasciando la seconda parte del disco senza un vero e proprio hit. Quello che manca è un pezzo da pugni alzati verso la conclusione del full length, ma, in fondo, non ci si può lamentare più di tanto.

In parole povere i King Of Asgard hanno classe, e sarebbe consigliabile un ascolto approfondito ai “nuovi” gruppi che negli ultimi anni fanno parte della scena folk-viking, in quanto avrebbero molto da imparare. I King Of Asgard confezionano un lavoro davvero buono e convincente, con uno stile fieramente nordico e personale che trae ispirazione dal caro buon metallo di fine secolo scorso, con una convinzione e una bravura che ha pochi eguali nell’ambiente.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.

Intervista: Hell’s Guardian

Con il debutto Follow Your Fate gli Hell’s Guardian si stanno facendo conoscere nel giro che conta. Il chitarrista Freddie Formis ci racconta la storia della band tra death melodico, J.R.R. Tolkien e ospiti illustri… in attesa del prossimo lavoro.

hellsguardianAvete da poco pubblicato il disco di debutto: presentatevi ai lettori che non vi conoscono e raccontate la vostra storia.

Gli Hell’s Guardian nascono nel 2009 da un’idea mia e di Dylan, mio fratello, alla quale poi si sono aggiunti Cesare e Pietro. Inizialmente ci siamo presentati come cover band di gruppi come Ensiferum, In Flames e Amorphis, per poi proporre brani nostri. Nel 2010 è uscito il nostro primo demo intitolato Hell’s Guardian e in questi anni abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con band come Vision Divine, Furor Gallico, Evenoire ecc. Nel 2013 ci siamo recati in studio per registrare Follow Your Fate, questo, per noi, è il nostro primo album in studio. È stato registrato presso lo studio di registrazione Media Factory di Esine (BS), prodotto da Fabrizio Romani. L’album presenta undici tracce di cui otto inedite, due intro e un medley incentrato sui temi principali della colonna sonora de Il Signore Degli Anelli. L’album presenta alcuni special guest, tra cui Lisy Stefanoni (Evenoire), Davide Cantamessa (Taste Hematic Chains), Mauricio Carrion (Taste Hematic Chains, Faust, Infinity), Fabrizio Romani (Infinity, ex-Skylark) e Sabrina Moles. L’artwork è stato realizzato da Jan Örkki Yrlund (Darkgrove Design), disegnatore, il quale ha lavorato con band di spessore quali Manowar e Korpiklaani.

Parliamo delle vostre influenze musicali…

Tutti e quattro abbiamo una visione ampia nel metal, nel senso che ascoltiamo un po’ tutti i suoi sotto generi, melodic death, folk, viking, power, epic, thrash ecc. A livello compositivo però ci facciamo molto influenzare da gruppi come Amorphis, Ensiferum, primi In Flames e anche a livello vocale siamo abbastanza influenzati dai primi due gruppi che ho citato. Quest’ influenza forse deriva anche dal fatto che eseguivamo dal vivo alcune cover di queste band prima di comporre Follow Your Fate e sul nostro primo demo, uscito nel 2010, era presente anche la cover degli Amorphis On Rich And Poor.

A mesi dall’uscita dell’album, quali sono le reazioni?

Ci riteniamo soddisfatti da come sta andando l’ album, sta ricevendo anche molti commenti positivi sia in Italia che all’ estero, da parte di altre band, musicisti, webzine e magazine. Direi un buon inizio per essere un primo album. L’unico problema è che non riusciamo bene ad inserirci in un genere metal preciso, visto che tanti ci definiscono melodic death, altri epic/viking/folk e altri ancora power, quindi ci è abbastanza difficile precisare che genere proponiamo.

Follow Your Fate è un autoprodotto: mancanza di alternative o una vostra decisione?

È stata una nostra decisione perché volevamo gestire tutto noi e anche per non avere influenze esterne od obblighi discografici, così non abbiamo neanche provato a cercare un contratto discografico. Per un futuro disco valuteremo al meglio i pro e contro che può avere una casa discografica.

Ho apprezzato veramente molto l’utilizzo della voce pulita, lontana da come si intende oggi, in particolare quando si alterna con il growl.

Mi fa molto piacere che ti piaccia. Ti do ragione e mi ha fatto sorridere quello che hai scritto nella recensione: “Attenzione però, non si parla di voce pulita ruffiana e lagnosa come molti gruppi metalcore/deathcore utilizzano nei classici ritornelli dal sapore adolescenziale, ma di voce “cantata” come si faceva una volta.” D’altronde Pietro è quello della band che abita più a nord della Valle Camonica, direi che è una specie di “Vichingo della Val Camonica” ahah.

La maggior parte delle canzoni sono su ritmi medi con grande utilizzo di melodie chitarristiche. Sicuramente starete lavorando su del nuovo materiale: continuerete su questa via o avete intenzione di cambiare (o aggiungere) qualcosa?

È ancora presto per parlarne, però penso che cercheremo di rinnovare il sound con quello che mancava a Follow Your Fate, un po’ di aggressività in più e cercare di sperimentare anche nel campo folk, ma cercando sempre di mantenere la nostra linea epica e melodica.

Quali pensate essere i vostri punti di forza?

A parer nostro, i punti di forza che spiccano di più sono le voci (il growl di Cesare e la voce pulita di Pietro) e le varie parti melodiche di chitarra, penso che siano gli elementi che un ascoltatore esterno nota di più.

Nome del gruppo, titolo dell’album e copertina ricordano il power metal degli anni ‘90, mentre voi suonate death metal melodico. Avete dei legami con quella scena? Soprattutto, riconoscete anche voi questa “vicinanza”?

Sicuramente il nostro modo di porci è influenzato dal power metal. Anche perché Cesare, Dylan ed io abbiamo sempre ascoltato ed apprezzato il power di band come Blind Guardian, Helloween, Edguy, Avantasia, Sonata Artica ecc.

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Per l’artwork avete assoldato l’artista Jan “Örkki” Yrlund, un nome importante per il settore. Ha lavorato su vostre indicazioni, magari con i testi sottomano?

Inizialmente abbiamo affidato il lavoro a un grafico italiano, il quale però non ha minimamente prestato interesse al lavoro incaricatogli, facendo la tipica figura dell’italiano medio “dedito al lavoro”. Quindi cercando su internet abbiamo trovato i contatti di un noto grafico finlandese, Jan “Örkki” Yrlund. All’inizio eravamo abbastanza titubanti all’idea di lavorare con lui, date le sue precedenti collaborazioni importanti con band del calibro di Manowar e Korpiklaani, soprattutto non sapevamo cosa aspettarci a livello monetario. Invece, il prezzo da lui richiesto si è rivelato alla portata del nostro budget. Il lavoro è stato svolto in breve tempo, in modo molto professionale. L’artwork è stato ben curato e l’idea iniziale è stata ben sviluppata dal grafico stesso. Possiamo dunque ritenerci molto soddisfatti.

L’ultima traccia di Follow Your Fate è una rivisitazione dei principali temi della colonna sonora de Il Signore Degli Anelli. Come è nata questa idea, e cosa pensate de Lo Hobbit di Peter Jackson?

L idea di Middle Earth è nata dal fatto che stavamo cercando una cover da proporre sul disco ma ci sembrava al quanto banale rifare una canzone simile al nostro genere musicale e dato che tutti noi della band siamo fan de Il Signore Degli Anelli ho pensato bene di proporre di ri-arrangiare la colonna sonora del film in chiave metal e i ragazzi sono stati subito entusiasti di quest’idea. Personalmente sono un amante della trilogia cinematografica de Il Signore Degli Anelli, ma Lo Hobbit non mi sta entusiasmando più di tanto per il fatto che mi sembra troppo forzato, dopo a livello di come è girato è fatto davvero bene, niente da dire da quel lato e di sicuro a dicembre al cinema ci andrò per vedermi il terzo capitolo.

Prima di terminare è d’obbligo chiedervi quali saranno i vostri prossimi passi.

Ora cerchiamo di promuovere al meglio Follow Your Fate; abbiamo per la mente di fare più avanti un EP con qualche brano nostro ripreso in acustico e forse un inedito, ma rimane solo un idea per ora.

Grazie per l’intervista, lo spazio conclusivo è vostro.

Grazie a te Mister Folk per la disponibilità e invitiamo tutti i lettori di questa webzine a seguirci sulla nostra pagina Facebook per tutte le novità, tra pochi giorni uscirà il video ufficiale di Away From My Fears, quindi a presto!

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Heidra – Awaiting Dawn

Heidra – Awaiting Dawn

2014 – full-length – Mighty Music

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Morten Bryld: voce – Martin W. Jensen: chitarra – Carlos G.R.: chitarra – Morten Kristiansen: basso – Danny Svendsen: tastiera – Mikkel Køster: batteria

Tracklist: 1. Prelude – 2. Awaiting Dawn – 3. Betrayal – 4. Witch Of Prophecy – 5. Into Cursed Lands – 6. The Eyes Of Giants – 7. Wolfborn – 8. The Power Of Gods – 9. Harbinger Of War

heidra-awaiting_dawnI danesi Heidra arrivano al debutto discografico grazie alla Mighty Fight Night, serata organizzata dalla label Mighty Music (etichetta che ha pubblicato il debutto degli Ithilien From Ashes To The Frozen Land  e conta nel proprio roster i thrashers romani Enemynside, al momento in pausa) che li ha visti vincitori e premiati con un contratto discografico e la partecipazione al Copenhell Festival. La band però, è giusto dirlo, era già finita sotto i riflettori degli appassionati grazie all’interessante Sworn To Vengeance del 2012, EP autoprodotto che mostrava un gruppo di belle speranze con non troppa personalità.

La musica è un extreme metal dalle tinte folk, come la lunga opener (dopo il classico intro) mette immediatamente in chiaro. Negli oltre sette minuti di durata sono raccolte tutte le sfumature della band di Copenhagen, a partire dal solido lavoro della sezione ritmica, passando ai riff di chitarra ricchi di stile e creatività, per concludere con la voce, principalmente harsh che non disdegna brevi (ma convincenti) puntate nel clean, soprattutto per alcuni ritornelli ben congegnati. Altra caratteristica degli Heidra è la ricerca della melodia, come si può intuire dai primi due minuti di Betrayal e dal bridge/chorus della canzone. Witch Of Prophecy ha un ottimo ritornello cantato in pulito che per musicalità e batteria si dichiara fortemente influenzato dal power metal (con tanto di “vero” assolo di chitarra), dove la tastiera, mai invasiva e sempre preziosa nel creare trame che rendono i pezzi meno diretti e più ricercati, dona eleganza alla composizione. Into Cursed Lands e The Eyes Of Giants possono andare a braccetto: pur diverse suonano omogenee e l’ascolto delle due canzoni fila liscio tra sei corde graffianti, buone melodie e cori mascolini che si aggiungono all’ottimo cantato di Morten Bryld. In Wolfborn, traccia marcatamente folk oriented, è presente l’ospite Jimmy Hedlund, axeman dei Falconer, il quale suona l’assolo per quello che è uno dei pezzi forti di Awaiting Dawn. Le conclusive The Power Of Gods e Harbinger Of War sono due mid tempo dalle caratteristiche diverse per sonorità e umore, ma dal risultato simile: piacevoli all’ascolto, ma che non aggiungono nulla al disco.

La produzione è molto buona, potente e definita. Andy La Roque e Olof Berggren (che recentemente abbiamo incontrato in Black Moon Rising dei Falconer) si sono occupati di registrazione e produzione, con ottimi risultati. La copertina è di Dragan Paunovic, il quale aveva già realizzato quella dell’EP targato 2012.

Gli Heidra confezionano un disco di discreta qualità. La musica, pur non particolarmente personale, è divertente e intrattiene bene per tutti i quasi cinquanta minuti di durata. Durante l’ascolto di Awaiting Dawn emergono alcuni aspetti dove i musicisti riescono ad esprimere il loro meglio, mentre a volte non riescono a far “esplodere” il brano nella sua totalità. Quel che è certo è che la band ha tutte le capacità per compiere un salto qualitativo per poter spiccare nell’oceano di discrete metal band in circolazione.

Vintersorg – Naturbål

Vintersorg – Naturbål

2014 – full-length – Napalm Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Vintersorg: voce, chitarra, tastiera – Mattias Marklung: chitarra

Tracklist: 1. Ur Aska Och Sot – 2. Överallt Och Ingenstans – 3. En Blixt Från Klar Himmel – 4. Lågornas Rov – 5. Rymdens Brinnande öar – 6. Natten Visste Vad Skymningen Såg – 7. Elddraken – 8. Urdarmåne – 9. Själ i Flamma

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Naturbål è il terzo disco della quadrilogia dedicata agli elementi naturali portata avanti da Andreas Hedlung, meglio conosciuto come Vintersorg. Mr.V è un musicista che non necessita presentazioni, le pubblicazioni con svariati gruppi e progetti parlano per lui, sempre di elevata qualità in qualunque direzione il musicista decida di andare. Un po’ come la musica dei Vintersorg: partiti nel 1998 con l’EP Hedniskhjärtad e soprattutto con il masterpiece Till Fjälls sempre dello stesso anno, primo vero anello di congiunzione tra folk e viking metal, si sono evoluti fino a pubblicare album avantgarde di non semplice fruizione fino a trovare, nel 2011 con Jordpuls, l’equilibrio tra metal estremo, progressive e un tocco di sperimentazione. Si parla sempre di musica, in un certo senso, “colta”, ma abbastanza diretta e con picchi di estremismo che possono rimandare alla scena di fine anni ’90.

Naturbål è la logica prosecuzione di Jordpuls e Orkan, dei quali continua il discorso lirico (trattando un altro elemento, in questo caso il fuoco) e prende lo spirito musicale ricco di sfaccettature e influenze, pur avendo una linea guida tutta sua. Rispetto ai due precedenti lavori, infatti, suona al contempo più estremo e melodico, con delle gradevolissime situazioni vicine al folk metal e con la classica alternanza vocale clean/growl.

Quello che sorprende, soprattutto al primo ascolto, è la dose di violenza che fa capolino in diversi brani, primo tra tutti Ur Aska Och Sot, opener del disco. Un’elegante melodia folk di chitarra – che tornerà diverse volte all’interno dei sette minuti di durata – funge da intro ai bellicosi riff di matrice black sui quali lo scream acido si posa con grande forza, con il bridge e il chorus cantati in clean che creano un bel contrasto, “classico” pezzo in stile Vintersorg. Överallt Och Ingenstans è un up tempo dal forte sapore folk caratterizzato dal ritornello molto orecchiabile, seguito dal terzo brano in scaletta En Blixt Från Klar Himmel, simile sia per struttura (strofa bellicosa, chorus melodico ecc.) che per risultato: ottimo. In Lågornas Rov la tastiera ricopre un ruolo primario, ma sono le linee vocali del ritornello a fare il 90% del lavoro, mentre in Rymdens Brinnande öar (che sembra uscita dal periodo Ödemarkens Son) sono le sei corde a dettare legge: riff corposi, melodie semplici che si lasciano memorizzare in un istante e un ottimo lavoro di “sottofondo” le innalzano al di sopra del resto. Natten Visste Vad Skymningen Såg ha il difetto di suonare troppo simile alle precedenti canzoni, nonostante un’epicità praticamente inedita che aleggia negli oltre cinque minuti di durata. Blast beat, scream e pianoforte sono i primi ingredienti di Elddraken, il seguito è meno estremo e caratterizzato da un paio di riff mozzafiato sui quali Mister V canta in maniera sentita e straziante. Urdarmåne e Själ i Flamma chiudono alla grande il disco: la prima è una tipica composizione di Vintersorg con continui cambi di umore/voce, mentre la seconda ha un tocco più epico.

Mister V, insegnante di una scuola elementare, come sempre fa tutto da solo: le fasi registrazione, missaggio e mastering sono opera sua, così come la perfetta programmazione della batteria; musiche e testi vanno a braccetto con un gusto e una perfezione che in pochissimi si possono permettere. Le uniche mani “esterne”, oltre a quelle del socio da una vita Mattias Marklung alla sei corde, sono quelle del bassista Simon Lundström e quella del maestro Kris Verwimp, artista belga che si è occupato dell’artwork.

Naturbål è probabilmente il miglior disco tra quelli dedicati agli elementi. Fresco e intenso (anche se con qualche autocitazione di troppo!), ricco musicalmente e con dei testi interessantissimi (spesso al limite del filosofico), la nona gemma dei Vintersorg non stanca neanche dopo moltissimi ascolti, avendo sempre qualcosa di nuovo da far scoprire. Un bellissimo viaggio lungo ormai anni e che terminerà (per questo concept) con il prossimo full length, purtroppo.

Sons Of Crom – Victory

Sons Of Crom – Victory

2014 – singolo – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Tracklist: 1. Victory

Formazione: Iiro Sarkki: voce, batteria – Janne Posti: voce, chitarra, basso, tastiera

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Ci sono dischi che vengono annunciati mesi o anni prima con comunicati stampa, interviste, dichiarazioni, brevi anteprime e conti alla rovescia per poi deludere gran parte del pubblico; ci sono anche dischi (e gruppi) che vengono totalmente ignorati da critica e ascoltatori, la maggior parte delle volte perché si tratta di lavori di nicchia, formazioni che nascoso e proseguono la propria carriera nel silenzio e disinteresse più totale pur producendo musica di qualità. Per il primo esempio si può pensare ai Twilight Of The Gods, ex cover band di lusso che ha rilasciato un disco, Fire On The Mountain, a tratti insufficiente, mentre per il secondo caso i norvegesi Myrkraverk dell’EP Nordvegen. I Sons Of Crom fanno parte del secondo caso, essendo usciti sul mercato a gennaio nell’indifferenza generale.

Il duo svedese nasce nel gennaio del 2014, rilasciando immediatamente il singolo Victory in formato digitale. Si tratta di una lunga composizione (dodici minuti la durata) dove i Sons Of Crom danno un assaggio delle proprie capacità e potenzialità. Il loro è un viking metal classico, figlio del miglior Quorthon, del quale si dichiarano influenzati al pari di Conan e Odino.

La canzone è bellissima. I primi due minuti vedono un delicato arpeggio di chitarra che lascia spazio alle sei corde in distorsione. Le atmosfere e le voci sono epiche, ma è il riff portante della strofa a colpire il cuore degli amanti di queste sonorità: si tratta di un semplicissimo susseguirsi di accordi a dir poco accattivate- In realtà tutto è perfetto, ogni cosa al suo posto, compresa la voce un po’ sgraziata che calza a pennello con le melodie e i lenti ritmi che caratterizzano il brano.

La produzione è molto curata se si pensa che si tratta del primo lavoro in studio per la band e che Janne Posti fatto tutto, dalla registrazione al mastering finale. La copertina scelta è molto suggestiva, si tratta di un dipinto (“Scene from the era of Norwegian Sagas” del 1850) dell’artista norvegese Knud Baade.

Una canzone, pur molto lunga, è davvero troppo poco per giudicare un gruppo, ma stando a Victory, in attesa di lavori più sostanziosi, i Sons Of Crom sembrano avere avanti a loro un grande futuro.