Short Folk #1

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Nove dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e cocenti delusioni dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Si tratta di un esperimento, se sarà gradito avrà un seguito, quindi mandate i vostri feedback! Folk on!

Cellar Darling – This Is The Sound

2017 – full-length – Nuclear Blast

14 tks – 60 mins – VOTO: 6

Dopo lo split del giugno 2016 con gli Eluveitie, Anna Murphy, Merlin Sutter e Ivo Henz non perdono tempo e danno vita ai Cellar Darling, pubblicando un anno dopo il debutto This Is The Sound (ovviamente sul colosso Nuclear Blast). La musica è facilmente descrivibile come quella degli Evanescence che incontra quella degli Eluveitie meno estremi e più “radiofonici”, ovvero accordi grassi di chitarra, ritmiche medie e grande importanza ai ritornelli con sprazzi di ghironda e poco altro. La canzone più rappresentativa del disco è l’opener Avalanche, ma c’è da dire che ben quattordici tracce sono un po’ troppe e il senso di noia è sempre dietro l’angolo. Rimandati al secondo disco, sperando sia più vario e intrigante di This Is The Sound.

Forest King – Lore Born

2017 – full-length – autoprodotto

9 tks – 38 mins – VOTO: 7

Gli USA non sono certo tra i paesi più rinomati per il folk metal, ma sempre più spesso arrivano alla pubblicazione realtà interessanti. Tra questi ci sono i Forest King, quartetto di Coeur d’Alene, cittadina dell’Idaho che si affaccia su un grazioso lago. La band è attiva dal 2012 e arriva al full-length di debutto Lore Born senza avere pubblicato in precedenza demo o EP. Nonostante ciò il disco è assolutamente godibile e ben realizzato, ma bisogna chiarire che siamo dinanzi a un disco vicino al death metal melodico con venature folk. Non ci sono violini o tastiere, non c’è spazio per la melodia e per ruggenti cori, ma solo (buona) aggressività su temi tipici del genere come troll, idromele e guerrieri vichinghi. 38 minuti di potenza ben rappresentati dal brano Roots To Rise.

Frosttide – From Dusk To Ascend

2017 – single – autoprodotto

3 tks – 12 mins – VOTO: 7

In attesa del terzo full-length in arrivo tra non molto, i finlandesi Frosttide pubblicano il singolo – solo in formato digitale – From Dusk To Ascend, un tre tracce nel tipico sound della band e piacevole da ascoltare. La title-track farà parte del prossimo album ed è una classica canzone Frosttide, ovvero extreme folk metal con forti influenze sinfoniche. Seguono la ri-registrazione di Assault (da To Journey del 2012) e la cover di Lodi dei Creedence Clearwater Revival. Si tratta, quindi, del più tipico degli antipasti in attesa della portata principale. Aspettiamo fiduciosi.

Holy Blood – Glory To The Heroes

2017 – EP – Vision Of God Records

5 tks – 23 mins – VOTO: 7

Gli ucraini Holy Blood sono noti, oltre per il discreto extreme folk metal che propongono, anche e soprattutto per essere una band dichiaratamente cristiana. Ecco spiegato il perché la formazione di Kiev (che a volte si autodefinisce “unblack metal”) abbia firmato con la Vision Of God Records, label americana impegnata nella pubblicazione di metal estremo di stampo cristiano. Glory To The Heroes contiene due strumentali (un totale di quasi otto minuti) e tre pezzi mid-tempo cantati in lingua madre impreziositi dalla melodie di flauto; il prossimo full-length di Fedor Buzilevich e soci suonerà in questo modo o ci saranno più cambi di tempo? Non ci resta che aspettare le prossime mosse degli Holy Blood

Incursed – The Slavic Covenant

2017 – EP – autoprodotto

5 tks – 21 mins – VOTO: 7

Classico EP digitale che precede la pubblicazione del full-length, il quarto in carriera per gli spagnoli Incursed. Musicalmente The Slavic Covenant prosegue il discorso di Elderslied, ovvero extreme folk metal con grandi melodie e momenti accattivanti. Da segnalare la presenza di Wild! (2017), nuova versione del brano contenuto nel debutto Morituri del 2010 e la divertente cover Take On Me degli A-Ha. Pochi mesi e avremo tra le mandi il nuovo disco…

Lost Shade – Hegau

2017 – full-length – Oomoxx Media

10 tks – 49 mins – VOTO: 6,5

Il lato anonimo della Germania. In diciotto anni di attività il trio tedesco ha pubblicato solamente tre album, tra difficoltà varie e infiniti tempi per rilasciare un cd. Il precedente lavoro Rückkehr Nach Asgard del 2010 era un mezzo disastro e fortunatamente i nostri, grazie forse anche a sette anni di lavoro, sono riusciti a pubblicare un full-length discreto, sicuramente il miglior disco della carriera. Hegau è un macigno di viking black metal crudo e diretto nel tipico stile teutonico, ma si lascia ascoltare senza troppi pensieri e che sorprende quando – finalmente! – i musicisti si sforzano nel realizzare qualcosa di più particolare e personale. Tod, Krieg Und Finsternis è l’esempio migliore di quanto appena detto: perché non compongono 5-6 canzoni con questo spirito e qualità da affiancare a una manciata di schegge viking black?

Kraamola – Мольфар

2017 – EP – autoprodotto

4 tks – 19 mins – VOTO: 7

Classico folk metal sovietico per gli ucraini Kraamola, arrivati al nuovo EP Мольфар (Molfar) dalla bellissima copertina tre anni dopo la pubblicazione del full-length di debutto Na Zlami Epokh. Il quattro pezzi qui presente – disponibile solo in formato digitale – serve più che altro per tenere in vita il nome della band in attesa del secondo album; la qualità delle canzoni è più che discreta (ma la cover strumentale di Ministry Of Fools dei Saxon era evitabile) e in particolare il brano che da il titolo al dischetto merita di essere ascoltato attentamente. Buon ascolto in attesa di qualcosa di più sostanzioso.

Svartby – Under Frusna Stjärnor

2017 – single – autoprodotto

2 tks – 10 mins – VOTO: SV

Uscita digitale per i russi Svartby, creatori di mondi e concept album divertenti quanto originali. Under Frusna Stjärnor è un singolo composto da due tracce, la prima canzone è la title-track che sarà presente anche sul prossimo full-length: non si tratta del classico pezzo “Svartcore brutal folk metal” (definizione che da la band alla propria musica) come ci si potrebbe aspettare, bensì un robusto mid-tempo buono per introdurre alcuni elementi lirici del prossimo cd. La nuova versione di Moder Av Alla Häxor (da Kom I Min Kitter del 2007) è stata incisa per festeggiare i dieci anni dalla pubblicazione del primo album e suona più potente dell’originale. I russi Svartby non hanno mai sbagliato un colpo e c’è da scommettere che proseguiranno così anche con il prossimo disco.

Tengger Cavalry – Die On My Ride

2017 – full-length – autoprodotto

14 tks – 42 mins – VOTO: 6

I Tennger Cavalry stupirono un po’ tutti al tempo del debutto Blood Sacrifice Shaman risalente al settembre 2010. Dopo quel boom di freschezza la band si è lentamente e progressivamente ammosciata, causa anche dell’esagerata mole di materiale riversato senza la minima logica. Dodici album, tre live, tre EP più altri singoli e compilation sono una quantità esagerata in soli sette anni di carriera. L’ultimo arrivato, Die On My Ride, presenta nuove influenze e al tipico folk metal della band troviamo chitarroni saturi e saltuari riff vicini al metalcore. Non per forza un male, ma la magia di inizio carriera è quasi del tutto scomparsa e quella poca rimasta è messa a dura prova da una brutta canzone come Ashley.

Dusius – Memory Of A Man

Dusius – Memory Of A Man

2017 – full-length – Extreme Metal Music

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Manuel Greco: voce – Rocco Tridici: chitarra – Manuele Quintiero: chitarra – Erik Pasini: basso – Fabien Squarza: batteria – Alessandro Vecchio: tastiera – Davide Migliari: cornamusa, flauto, ghironda

Tracklist: 1. Funeral March – 2. Slainte – 3. Desecrate – 4. The Rage Of Gods – 5. Worried – 6. One More Pain – 7. Dear Elle – 8. Dead-End Cave – 9. Hope – 10. The Betrayal – 11. Coldsong – 12. Funeral March II – 13. Hierogamy 

Attivi dal 2010, gli emiliani Dusius arrivano al debutto su lunga distanza a quattro anni dal demo di tre pezzi Slainte. La musica del combo di Parma è un folk/pagan metal dalle tinte estreme che non disdegna qualche breve schitarrata thrash, con gli strumenti folk a ricoprire spesso un ruolo di primo piano. Il cantato è prevalentemente in growl e il frontman Manuel Greco se la cava più che bene; qualche incertezza, invece, nel pulito e nella pronuncia inglese non sempre perfetta.

Memory Of A Man è un concept album suddiviso in dodici canzoni più una hidden track per un totale di cinquantuno minuti. Dopo l’intro parte Slainte, brano che racchiude tutte le sfaccettature musicali dei Dusius: riff accattivanti e a tratti amonamorthiani si alternano con altri più melodici e al ritornello semplice e facilmente memorizzabile. Desecrate e The Rage Of Gods (quest’ultima particolarmente violenta) sono brani più tipicamente extreme folk metal, con chitarre vicine al melodic death metal e ricche incursioni di strumenti folk a rafforzare i momenti più intensi. La breve Worried (2.33 di durata) suona quasi sovietica ed è una piacevole scheggia impazzita, mentre la successiva One More Pain, invece, dura troppo per l’attitudine dei musicisti e finisce per essere dispersiva. Un massiccio muro di chitarre e sezione ritmica viene eretto con Dear Elle, canzone che stupisce (in positivo) per i richiami ai Powerwolf verso fine brano in occasione del cantato in clean. Dopo Dead-End Cave, lungo intermezzo narrato, Hope riporta a sonorità più pesanti e a tratti melodiche: belli gli stop n’go e l’assolo di chitarra. Le robuste The Betrayal e Coldsong – macigni di potenza abbelliti da inserti folk – portano l’ascoltatore verso la fine del disco, chiuso prima da Funeral March II e dalla stravagante hidden track Hierogamy, necessaria per concludere la storia narrata nei testi.

La produzione di qualità, potente e leggermente cupa, si addice alla musica dei Dusius. Inoltre tutti gli strumenti sono ben udibili e con un buon sound, cosa che non accade in tutti i full-length di debutto. La tedesca Extreme Metal Music, etichetta anche lei all’esordio, ha avuto coraggio e intuito nel mettere sotto contratto una band italiana dal sound personale e al massimo riconducibile a realtà di qualità che però non hanno avuto la fortuna di raggiungere il grande pubblico come i primi Northland e i francesi Heol Telwen.

Memory Of A Man è un discreto lavoro extreme folk metal in grado di soddisfare gli amanti del genere e far pogare e divertire gli spettatori ai concerti dei Dusius. Ci sono degli aspetti che andrebbero migliorati e sicuramente con l’esperienza e il lavoro in sala prove i ragazzi sapranno smussare gli spigoli che di tanto in tanto “rallentano” l’ascolto del disco. Il sound c’è, la capacità di creare riff validi anche: i Dusius hanno tutte le carte in regola per fare il salto di qualità.

Merkfolk – The Folk Bringer

Merkfolk – The Folk Bringer

2015 – full-length – Art Of The Night Productions

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Maria “Mery” Wometaźniak: voce – Irmina Frackiewicz: chitarra – Lukasz Hawryluk: basso – Rafax “Baton” Frackiewicz: batterita – Katarzyna Nowosadzka: violino – Kacper Pawxowicz: fisarmonica

Tracklist: 1. Intro – 2. Nananana – 3. Wiła – 4. Topielica -5. The Song Of The Possessed – 6. Instrumental – 7. Weselisko – 8. Meadows And Fields – 9. Trust – 10. Merkfolk – 11. Śwagry – 12. Wingstone – 13. Postrzyżyny – 14. Outro

Prosegue il viaggio di Mister Folk all’interno dell’interessante scena folk metal della Polonia: dopo Time Of Tales, Black Velvet Band, Radogost e Valkenrag tocca oggi ai Merkfolk, band attiva dal 2012 che prima del debutto The Folk Bringer risalente al 2015 ha pubblicato solamente un singolo di due brani. La formazione è composta da sei musicisti e all’epoca di questa release ricopriva il ruolo di cantante Maria “Mery” Wometaźniak, vera mattatrice del disco con la sua voce aggressiva e sporca in forte contrasto con la sua figura esile. Il folk metal dei Merkfolk è personale e alterna momenti di grande leggerezza ad altri decisamente più violenti e crudi, trovando un buon equilibrio tra le due anime della band e tirando fuori alcuni brani davvero degni di nota. The Folk Bringer ha un solo problema, ed è la lunghezza. Non che cinquantuno minuti siano troppi, ma quattordici tracce, soprattutto se al debutto su lunga distanza, non sono facili da gestire e può succedere, come in questo caso, di inserire due/tre brani non all’altezza della situazione, rischiando di compromettere in parte quanto di buono fatto in precedenza.

Le migliori tracce del disco sono The Song Of The Possessed (una delle quattro canzoni cantate in inglese, le altre sono in polacco) e Instrumental: il primo è un bel sali-scendi di emozioni con i pregevoli inserti di un violino quasi timido e le roboanti accelerazioni di doppia cassa. Instrumental è invece il classico pezzo delicato da metà tracklist, ottimo per far riprendere fiato all’ascoltatore prima di lanciarsi all’ascolto della seconda parte del cd. Un’altra composizione che spicca sulle altre è Topielica: diretta e orecchiabile grazie alle melodie folk, graffiante e breve, non a caso è stata scelta come singolo e videoclip. C’è poi Weselisko, up-tempo delizioso e simpatico però troppo vicino a due pezzi da novanta come Vodka e Beer Beer dei Korpiklaani.

L’aspetto grafico di The Folk Bringer non teme rivali: il digipak è di ottima qualità e curato nei minimi particolari, così com’è ben fatto il booklet da sedici pagine con tutti i testi e le foto dei musicisti. Molto buono anche il sound del cd, potente il giusto ed equilibrato nel missaggio. La chitarra potrebbe suonare più definita, ma nel complesso tutti gli strumenti sono ben ripresi e il risultato finale è più che soddisfacente.

Questo dei Merkfolk è un discreto debutto che mostra una band capace e motivata a fare bene. Ci sono alcune piccole sbavature dettate probabilmente dall’inesperienza, ma il risultato finale non è intaccato: The Folk Bringer è un esordio musicalmente convincente e molto bello a livello estetico.

Intervista: Vanaheim

Dopo aver recensito l’EP The House Spirit non si poteva non intervistare i Vanaheim, realtà olandese dalle grandi potenzialità. Ne è uscita una bella chiacchierata con il chitarrista Nick, il cantante Zino e il bassista Mike, toccando vari argomenti come dischi digitali vs dischi fisici, il folk metal italiano e, chiaramente, il lavoro svolto per The House Spirit.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

Iniziamo parlando di quando e come si sono formati i Vanaheim. Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere con la vostra musica?

Nick: Innanzitutto, grazie per essere interessato a un’intervista! I Vanaheim sono stati fondati nel maggio del 2015, ma a quei tempi solo Zino (voce), Bram (batteria) ed io eravamo nella formazione. È partito tutto dall’idea di formare un gruppo pagan/folk metal, e alcuni amici ci hanno introdotto tra di noi. Abbiamo notato che avevamo le stesse idee riguardo al far parte di una band, quindi è partito tutto così. Comunque, ci è voluto un po’ prima di arrivare alla line-up attuale; lungo la strada ci sono stati dei cambiamenti, ma siamo arrivati alla solida formazione attuale, con Zino alla voce, Bram alla batteria, Mike al basso e me e Michael alle chitarre. Divertirci a suonare è il nostro obiettivo principale, ma anche produrre folk/pagan metal unico e di alta qualità. Amiamo suonare live, e uno degli obiettivi a cui teniamo di più è organizzare o unirci a un tour internazionale o suonare ai festival. Ovviamente tutti vogliono suonare al Wacken, ma noi puntiamo anche a Hörnerfest, Dark Troll Festival, Ragnarök e tutti quegli eventi folk/pagan/black più piccoli!

Avete da poco pubblicato l’EP The House Spirit. Vuoi raccontare ai lettori di Mister Folk il tema che lega i testi e chi è Domovoj?

Mike: Il concetto generale dei testi di The House Spirit è il vedere la foresta come un enorme tesoro pieno di miti e storie fantastiche, e di far notare l’incredibile potere della natura.

Zino: Un Domovoj è una creatura della mitologia slavica. Storie diverse hanno idee diverse sul suo aspetto, ma è spesso menzionato come uno spirito della casa (NdT: uno spirito residente in una abitazione che protegge una famiglia). È uno spirito amichevole e protettivo, ma solo se lo si tratta bene. Se si vive una vita scorretta, se ad esempio si impreca parecchio, non gli si dà da mangiare, o se sei cattivo nei confronti degli altri, può trasformarsi in un pericoloso poltergeist, e far diventare la vita in casa tua una cosa insopportabile e spaventosa. Fa casino, rovina le tue cose, e se non stai attento ti spinge giù dalle scale! Ovviamente, il nostro è un pochino più malvagio rispetto ai vecchi racconti. Il nostro Domovoj vaga per la foresta in cerca di una casa da tormentare, e se ne avesse la possibilià ucciderebbe qualcuno di sicuro.

Siete al debutto ma suonate come una band con anni di esperienza. Qual è il vostro segreto?

Zino: Parliamo molto tra di noi. Siamo parecchio attivi sui social, e ci teniamo aggiornati sui nuovi cambiamenti. È vero, esistiamo dal 4 maggio 2015, e molto è accaduto in così poco tempo. Ma il nostro “segreto” è avere una buona divisione dei compiti. Ognuno fa quello che dovrebbe fare, e fanno tutti un ottimo lavoro. Ad esempio, io ho passato parecchio tempo ad arrangiare musica per l’EP, a fare le basi, arrangiare le canzoni, cercare di fare in modo che ci fosse unità stilistica (su questo processo ho lavorato a stretto contatto con Mike). Nick invece è un genio della pianificazione, booking, social e promozione. Ci ha portato a suonare ai festival, nei club, e a dividere il palco con gruppi che adoriamo, e questo ci ha aiutato parecchio a spargere la voce sui Vanheim! E durante questo processo siamo diventati ottimi amici!

Le canzoni suonano personali anche se non nascondete una certa ammirazione per alcuni gruppi. Come gestite le vostre influenze e quali credi che siano i nomi più importanti per la vostra musica?

Mike: Nel mio caso, l’ispirazione per un riff può venire in pratica da qualunque cosa. Una camminata nella foresta, o anche solo il mio umore quando prendo in mano il basso. Per quanto riguarda le band, io mi ispiro definitivamente a Moonsorrow e Finntroll, quindi il merito va a Mr. Trollhorn! Spesso io e Zino lavoriamo strettamente quando scriviamo nuove canzoni e prendiamo ispirazione in larga parte dalla musica folk antica o da strumenti provenienti da ogni parte del mondo. A volte può essere una singola persona che canta mentre suona uno strumento strano che non abbiamo mai visto prima e a volte è un gruppo di persone che cantano di antiche storie in una lingua che non capiamo, ahah! C’è un sacco da scoprire e un sacco di storie che devono essere raccontate.

La title-track ha una forte componente dei Finntroll nelle orchestrazioni. Queste, però, sono sempre usate con saggezza e buon gusto. Come vi regolate con la tastiera durante la scrittura dei brani? Nasce tutto da un giro di chitarra o avete un altro modo di lavorare?

Zino: È un po’ come ha detto Mike parlando delle origini dei nostri riff. Vale per il basso, per la chitarra, batteria, voce, e ovviamente anche per le nostre orchestrazioni o tastiere. Io nasco come tastierista. Si, suono anche altri strumenti, ma ho “zero” capacità con la chitarra. Questo mi ha portato spesso a situazioni in cui ho scritto prima parti orchestrali, o la batteria, e poi ci ho aggiunto chitarra o basso. Mike ha scritto un sacco dei riff che senti nelle nostre canzoni. Io gli passo la mia idea, lui registra qualche opzione diversa, ne scegliamo una, e si continua! Sono molto ispirato dalla musica tradizionale, e fonderla col metal spesso porta a risultati sorprendenti! Ascolto anche parecchi gruppi dello stesso genere, e ovviamente ci ispiriamo ad alcune delle band menzionate prima, hanno di sicuro avuto un ruolo nel motivo per cui suoniamo questo tipo di musica!

Perché uno strumentale da sette minuti come Forefather’s Awakening? La canzone è veramente bella, ma stupisce trovare un brano del genere in un lavoro di soli quattro pezzi.

Mike: Vero, hai assolutamente ragione. Non è qualcosa che ti aspetteresti da un EP del genere. È una sorpresa! Serve molto bene il tema generale e ci aggiunge una nuova dimensione. Quando Zino ci ha fatto sentire la canzone per la prima volta anche io ero molto sorpreso, ma sin dal primo ascolto ho pensato che dovevamo inserire questa canzone nel nostro primo lavoro, perchè mostrava che eravamo in grado di fare canzoni acustiche un po’ più calme. È qualcosa che vogliamo mantenere anche nelle prossime uscite. Queste tracce acustiche hanno un’espressione completamente diversa, e nella mia opinione hanno un bell’effetto collaterale. Le canzoni più calme aiutano a processare mentalmente quelle più pesanti e dure, e ti danno un po’ di respiro.

Nick: Sono completamente d’accordo con Mike, aggiunge uno strato di diversità all’insieme dell’EP: noi non siamo un gruppo con un solo asso nella manica, che ad esempio sa fare solo canzoni veloci da bevuta. Questo EP è la nostra prima uscita, e vogliamo far vedere cosa abbiamo fatto e cosa siamo in grado di fare. Puoi immaginarlo come un biglietto da visita per entrare nella scena folk metal e far sapere che esistiamo. A parte quello, offre un buon contrasto con le altre canzoni, soprattutto con la più cattiva Daughter Of The Dawn che la segue immediatamente.

The House Spirit è disponibile solamente in formato digitale. Credete che il formato fisico sia sempre più in disuso per i gruppi underground? La vostra è una scelta di comodità/economica o c’è dell’altro?

Nick: È vero che fino ad adesso il nostro EP era solamente disponibile in Europa in un formato digitale. Però esistono già delle versioni fisiche, in una bellissima confezione digipak, che si può trovare ai nostri spettacoli. Il problema è che stiamo ancora cercando la soluzione migliore per renderli disponibili in tutto il mondo, soprattutto visto il prezzo ridicolo di una spedizione dall’Olanda. Pensiamo di aver trovato un modo, appena saremo riusciti a preparare tutto lo faremo sapere dalla nostra pagina Facebook. Per quanto riguarda se il formato fisico sia obsoleto; personalmente, credo di no. Però il costo di stampa è abbastanza alto, e credo sia un passo in più per i gruppi che vogliono questo tipo di formato. Personalmente mi piace quando una band mette il suo impegno e i suoi sforzi in una release fisica, e sono certamente disposto a pagare. Anche nei nostri show, dove vendiamo gli EP, notiamo che la gente è più che disposta a comprarne uno. Per quanto riguarda i Vanaheim, vogliamo assolutamente fare qualcosa di più, aggiungere del valore a un disco fisico. Quindi la prima serie di EP è limitata a 200 copie, numerate a mano, il che aggiunge un tocco esclusivo.

Come e dove si sono svolte le registrazioni del disco? La produzione e la cura del suono sono di alto livello, non si trovano spesso dei prodotti così curati nell’underground!

Mike: Grazie mille per il complimento! Significa molto per noi! Si potrebbe dire che l’EP è stato costruito come un grande puzzle. Abbiamo iniziato con il registrare la batteria nella sala prove del mio altro gruppo. Poi ho inciso le mie parti di basso e cori nel mio studio casalingo. Idem per Zino, anche lui ha registrato voce e tutti gli strumenti folk a casa sua in Olanda. Le parti di chitarra sono del nostro caro amico James Chancé, dalla Francia. Mi ha mandato le parti registrate in DI e io ho fatto un re-amp nel mio studio in casa. Quando ho messo insieme tutti i file il mixaggio è stato il passaggio successivo, e la parte più grossa della produzione. Ci abbiamo messo parecchio tempo per trovare il suono perfetto per l’EP e tutti i piccoli dettagli, ma da quel che sono in grado di vedere finora, posso dirti che ogni singola ora di lavoro è valsa la pena. Siamo davvero fieri di come The House Spirit sia venuto fuori alla fine e ovviamente puntiamo a una produzione ancora migliore per il nostro prossimo lavoro! Il lavoro per rendere la nostra prossima uscita ancora più curata non si fermerà mai.

Come vi state muovendo per i concerti? Com’è la scena dalle vostre parti e vi sentite parte di essa?

Nick: Beh, la risposta è un po’ banale, ma ovviamente vogliamo suonare il più possibile 😉 ! Nei Vanaheim mi occupo principalmente io di organizzare i concerti, visto che avevo già fatto esperienza con la mia precedente band folk metal, i Druantia. Fortunatamente la scena metal olandese è molto buona e calorosa, soprattutto per i gruppi underground! Siamo riusciti ad organizzare parecchi concerti nel nostro primo anno, anche prima di far uscire della musica. Ad esempio il Little Devil di Tilburg è un gran bel posto per i gruppi che stanno facendo i primi passi e ha permesso di dare uno scossone alla scena (folk) metal. Ci sentiamo assolutamente parte della scena qui in Olanda, anche se non ci sono molti gruppi ancora attivi. Ci siamo resi conto di essere davvero parte della scena quando gli Heidevolk ci hanno invitato a fare da opener per il concerto speciale in cui hanno registrato un DVD live, un grande onore per un gruppo piccolo come il nostro! Quindi anche se non ci sono molti gruppi folk o pagan in Olanda, la scena è viva e molto unita! A parte quello la scena metal in generale e il supporto per quel tipo di musica sono piuttosto buoni in Olanda, soprattutto al sud in città come Eindhoven e Tilburg.

State lavorando a del nuovo materiale? Un nuovo EP o il disco di debutto? Ci saranno delle differenze a livello musicale rispetto The House Spirit?

Mike: Si, stiamo lavorando a qualcosa e ovviamente sarà diverso. Però stiamo cercando di stabilire e rimanere fedeli al suono dei Vanaheim. Cerchiamo di lasciare che i Vanaheim suonino sempre più come i Vanaheim e di sviluppare le nostre capacità di scrittura e il nostro suono verso un livello più alto, raggiungendo uno stile unicamente nostro. Inoltre Michael, il nuovo arrivato in famiglia, si sta prendendo cura di alcune parti del songwriting e siamo molto felici di averlo trovato (o che lui abbia trovato noi). Con Michael dalla nostra parte le cose saranno molto migliori di prima.

Conoscete qualche gruppi italiano di folk/pagan metal?

Zino: Conosco qualche nome, ma c’è un solo gruppo folk metal italiano che ascolto, e si chiamano Furor Gallico. Sono un gran gruppo, e mi piace parecchio il loro album omonimo, Furor Gallico. Dateci un’occhiata!

Nick: Oltre a quello che ha detto Zino, io aggiungerei gli Elvenking, che sono una specie di mix tra folk e power metal. È un po’ un gusto acquisito, ma non sono affatto male, soprattutto se siete fan del lato più melodico e power del folk! Ci sono anche i Krampus, ovviamente, ma non so se sono ancora vivi? L’ultima cosa che ho ascoltato era il loro fantastico album di debutto, in cui mischiavano folk metal e metalcore (suona strano, ma la musica era magnifica!), ma dopo quello sembra siano rimasti in silenzio.

Grazie per il tempo concesso, spero di sentire presto della vostra nuova musica!

Nick: A nome dell’intero gruppo, voglio ringraziarti per il tuo interesse verso i Vanaheim! Ricordatevi di lasciare un like sulla nostra pagina Facebook per avere nostre notizie, e potete trovare The House Spirit su Spotify, Youtube, iTunes, Bandcamp o dovunque possiate immaginare. A presto!

ENGLISH VERSION:

Let’s start by talking about when and how Vanaheim was founded. What are the goals you plan to achieve?

Nick: At first, thanks for your interest in an interview with Vanaheim! Vanaheim was founded in may 2015, but back then only Zino (vocals), Bram (drums) and me were present in the line-up. It started from the idea to form a pagan/folk metal band, and some friends introduced us to each other. We noticed we had the same ideas about being in a band, so that’s how it all started. However, it took a while before the final line-up was actually formed; we had some line-up changes along the way, but it resulted in the steady line-up as it is today, with Zino on vocals, Bram on drums, Mike on bass and me and Michael on guitar. Having fun while playing is something that is our main goal, also we want to produce high-quality, unique folk/pagan metal. We love to perform, and a personal goal for us would be to join or organize an international tour or play at festivals. Of course everyone wants to play at Wacken, but for us our main goal is to play at festivals like Hörnerfest, Dark Troll Festival, Ragnarök and all those other smaller folk/pagan/black metal festivals!

You recently released the The House Spirit EP. Can you tell our readers who Domovoj is, and what’s the concept tying the lyrics together?

Mike: The overall lyrical concept for The House Spirit is to see the forest as a big treasure full of amazing stories and myths and to point out the unbelievable power of nature.

Zino: A Domovoi is a slavic, mythical creature. Different stories have different opinions about its appearance, but it is often mentioned as a House Spirit. It is a friendly, protective and helpful spirit, but only if you treat it nice. If you live in a bad way, so for example you curse a lot, you don’t feed it, or you are bad to other people, it can change in a dangerous poltergeist, which makes living in your house unbearable and scary. It makes sounds, it messes around with your stuff, and it might push you from the stairs if you are not careful! Of course we made our fellow a bit more evil than described in the old stories. Our Domovoi wanders in the forest, while looking for a house to harass, and it will definitely kill someone if it gets the chance.

You’re just at the beginning, but already sound like a band with years of experience. What’s your secret?

Zino: We talk a lot together. We are very active on social media, and we keep each other updated about new changes. We do exist since the 4th of may 2015, and a lot happened in a short time. But our biggest “secret” is that we have a good division of tasks. Everyone does what he is supposed to do, and everyone does a very great job. For example, I have spend a lot of time arranging music for the EP, making backing tracks, arranging the songs, and trying to find ways to make the songs match together. (I have worked very close with Mike in this process). While Nick is a booking, planning, promotional, and social media mastermind. He got us playing on festivals, club shows, and playing together with bands which we all love, and this helped us so much to spread the word of Vanaheim! Besides that we became very good friends during the whole process!

Your songs sound personal, though you’re not hiding your admiration for certain bands. How do you manage your influences and what are the most important ones for your music?

Mike: The inspiration for a riff can come from basically everything in my case. From a walk in the forest or just from the mood I have when I grab my bass. When we talk about bands I am definitely inspired by Moonsorrow and Finntroll, so the credit goes out to Mr. Trollhorn! Zino and I are often working closely together when we write new songs and we take a huge piece of our inspiration from ancient folk music or folk instruments from all over the world. Sometimes it is a single man singing while playing his strange folk instrument that we have never seen before and sometimes it is a group of people who are singing about ancient stories in a language that we cannot understand, haha! There is a lot to discover and there are a lot of stories which need to be told.

There’s a strong Finntroll element in the title track, in regard to its orchestrations, though they’re always used with tastefulness and wisdom. What’s the role of the keyboard during songwriting? Does it all come from a guitar riff or is the writing process different?

Zino: It’s a bit what Mike mentioned earlier about the origin of our riffs. This goes for bass, guitar, drums, vocals, and of course also for our orchestrations, or keyboards. Originally I am a keyboardist. I do play some other instruments, but I have “zero” guitar skills. This has often lead me to situations in which I wrote orchestrational parts, or drums first, and afterwards I added guitar or bass. Mike wrote a lot of the riffs you hear in our songs as well. I just send him my idea, he records some different options, we pick one, and we go on! I am very much inspired by traditional music, and combining it with metal often leads to surprising parts! I also listen to a lot of bands in the same genre, and of course we are inspired by some of the earlier mentioned bands, they definitely played a role in the reason why we are playing this style of music!

What’s the reason behind a seven-minute-long instrumental like Forefather’s Awakening? It’s a beautiful track, but it’s surprising to find this kind of work in a four-track EP.

Mike: Yes indeed, you are totally right. It’s something you would not expect from such an EP. It’s a nice surprise! It serves the overall EP theme very good and adds a new dimension to it. When Zino showed us the song for the first time I was very surprised too, but from the first listen I thought that we have to have this song on the first release because it also shows that we are able to make acoustic songs which are a bit calmer. This is also something we definitely want to keep for the future releases. These acoustic songs just have a totally different expression and they have a nice side effect in my opinion. Calmer songs help to process the harder/heavier songs in your head and they give you a sort of relaxation from all the faster and harder songs.

Nick: I completely agree with Mike, it adds another layer of diversity to the overall EP: we are definitely not a one-trick pony which can only produce for example fast party songs. This EP is our first release, and basically we want to show what we got, and what we are capable of. You can see this as our ‘business card’ to enter the folk metal scene and give a shout-out that we exist. Besides that, it provides a nice contrast with the other songs, especially the harsh Daughter Of The Dawn which immediately follows on the EP.

The House Spirit is only available in digital format. Do you think physical formats are becoming outdated for underground bands? Is this a matter of convenience/costs, or is there another reason?

Nick: Up until now it’s indeed true that our EP is only available in a digital format throughout Europe. However, we already have a physical version of the EP, in a beautiful digipack case, which is available at our shows. The problem is mainly that we are still working out what the best way is to make them available worldwide, especially since shipping is ridiculously expensive from the Netherlands. We think we found a way, but as soon as we set everything up, we will notify everyone through our Facebook page. On the matter of physical formats are outdated; my personal opinion is that they are not. However, the pressing costs are pretty high so it might be an extra step for bands to produce a physical release. I personally like it when a band puts thought and effort in a physical release, and I am most certainly willing to pay for that. Also during our shows, where we sell the EP, we notice that people are more than willing to buy one. When it comes to Vanaheim, we definitely do want to do something extra, to add some value to a physical release. Therefore the first batch of EP is limited to 200, hand-numbered pieces, which adds some kind of exclusive touch to the whole EP.

Where and how was the album recorded? Production values and sound quality are of a level that’s rarely found in underground bands!

Mike: Thank you very much for the big compliment! That means a lot to us. You could say that the EP came together like one big puzzle. We started with tracking the drums in Germany at the rehearsal place of my other band. Then I recorded my bass and backing vocal parts at my home studio. Same goes for Zino, he also recorded his vocals and all the folk instruments at his home in the Netherlands. The guitar tracks are coming from our dear friend James Chancé from France. He send me the recorded DI tracks and I re-amped them in my home studio as well. When I had all the files together the mixing came next as the biggest part of the production. We took a lot of time to find the right sound for the EP and all the little details but as far as I can judge so far, I can tell you that it was worth every single hour. We are very proud about how The House Spirit turned out in the end and of course we are aiming for a even better production for our next record! The drill to make the next record even better will never stop.

What’s the plan regarding playing live shows? What’s your local scene like, do you feel you’re part of it?

Nick: Well, it’s kind of a boring answer, but of course we want to play as much as possible 😉 ! In Vanaheim, I arrange most of the shows, since I already had some booking experience from my previous folk metal band Druantia. Luckily the metal scene in the Netherlands is pretty good and lively, especially for underground bands! We managed to arrange quite a lot of shows in our first year, even before we had any music released. For example the Little Devil in Tilburg is a great way for starting bands to perform and it ensured a kickstart in the (folk) metal scene. We definitely feel part of the folk metal scene here in the Netherlands, even though there are not many bands still active. Knowing that we are really part of the scene came when Heidevolk invited us to play the support act for their special show where they’d record a live DVD, which was a big honor for such a small band as us! So even though there are not that many pagan / folk metal bands in the Netherlands, the scene is pretty alive and really close! Besides that the general metal scene and the support for the music is pretty good in the Netherlands, especially in the south with cities like Tilburg and Eindhoven.

Are you working on new material? A new EP, or a full length album? Will there be differences on a musical level compared to The House Spirit?

Mike: Yes we are working on something and of course it will be different. However, we will try to establish and remain the Vanaheim sound. We try to let Vanaheim sound even more like Vanaheim and develop our songwriting and our sound to a new level, developing our own unique style. Also our newest member of the family Michael is now taking some parts of the songwriting and we are very glad that we have found him or that he found us. With him on our side we will make a lot things better than before.

Do you know any Italian folk/pagan metal band?

Zino: I know some names of Italian folk metal bands, but there is only one Italian folk metal band from which I know the music, and they are called Furor Gallico. It’s a great band, and I really like their self titled album Furor Gallico. Check them out!

Nick: Besides what Zino mentioned, I could add Elvenking to that list, which is a bit of a mix between folk- and power metal. The music is an acquired taste, but good nonetheless, especially if you like the more melodic and power metal side of folk metal! Of course there is Krampus as well, but I don’t know if they are still alive? The last thing I heard from them was their amazing debut album where they mixed folk metal and metalcore (as strange as it sounds, the music was awesome!), and after that it went pretty much silent.

Thank you for your time, hope to hear new music from you soon!

Nick: On behalf of the whole band we want to thank you for your interest in Vanaheim! Make sure to ‘like’ our Facebook for more news and check Spotify, Youtube, Itunes, Bandcamp or any other channel you can imagine listen to our first release The House Spirit. Cheers!

M.A.I.M. – Manere Ombre Briscole

M.A.I.M. – Manere Ombre Briscole

2015 – full-length – Nadir Music

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Dario De Nart: voce – Giovanni Chemello: chitarra – Carlo De Nart: chitarra – Simone Giovinazzo: basso – Nicola De Cesero: batteria – Emanuele Prest: tastiera – Aurora Torri: flauto

Tracklist: 1. Casera Death Trip – 2. Freedom Tank – 3. Quest For Perfection – 4. Four Kings – 5. Polenta & Dragon – 6. Bruledi – 7. Beyond The Horizon – 8. Blood Stained Walls – 9. Glory Bound

Quasi due anni dopo la pubblicazione dell’EP Hostëria (2013) vede la luce il full-length di debutto Manere Ombre Briscole dei M.A.I.M., formazione bellunese in attività da alcuni anni; come suggerisce il titolo, la band prosegue la via del folk metal più divertente e montanaro, un’ottima scelta. I quarantotto minuti del disco mostrano una formazione sicuramente migliorata rispetto alle precedenti pubblicazioni (un demo The Frozen Pass e il prima citato EP, dai quali riprendono rispettivamente due e quattro canzoni), in grado di far sorridere con alcune uscite nei testi e, soprattutto, far divertire grazie alla musica spensierata ma non per questo sciocca. Il sound dei M.A.I.M. è figlio dell’heavy metal più tradizionale e delle melodie folk create per lo più dal violino con l’importante sostegno della tastiera. Il termine che i ragazzi veneti usano per autodefinire la propria musica è epic casera metal, in linea con la provenienza e l’attitudine della band.

L’iniziale Casera Death Trip è un buon modo per presentarsi, tra melodie accattivanti e ritornelli orecchiabili. Più pesante e muscolosa, Freedom Tank mostra il lato pesante dei M.A.I.M. (anche con qualche accenno di un growl non troppo convincente). Si prosegue su questa linea con Quest For Perfection, durante la quale spicca una vena comica grazie alle parole del cantante Dario De Nart, il quale si ripete con Polenta & Dragon tra un drago da cacciare e conduttori televisivi. La musica, però, la fa da padrone, e in questo pezzo i M.A.I.M. tirano fuori il meglio a loro disposizione tra ottimi spunti melodici e immediate linee vocali, il tutto impreziosito dalle sempre presenti melodie folk. Bruledi spicca per il cantato italiano e per la durezza dei riff di chitarra e la robusta batteria, mentre Beyond The Horizon, Four Kings e Glory Bound sono delle buone canzoni che mettono in mostra l’aspetto più heavy dei musicisti. Infine, con quasi dieci minuti di durata, è giusto parlare di Blood Stained Walls: creare una canzone di questa importanza deve aver messo alla prova tutti i membri del gruppo, ma il risultato è assolutamente valido e dinamico, tanto che al classico folk della band si aggiunge qualche sprazzo maggiormente brutale e delle lunghe aperture strumentali degne di nota.

Un aspetto da migliorare è sicuramente quello del suono, assolutamente esaltante, soprattutto se si pensa che è stato curato da nomi importanti delle scena italiana. Gli strumenti sono bilanciati abbastanza bene ma si poteva fare sicuramente di meglio, mentre la resa in particolare della chitarra e della batteria risulta essere un po’ piatta e per la prossima release i ragazzi del gruppo insieme ai vari tecnici di studio dovranno fare qualche sforzo in più per donare un sound migliore alle canzoni per valorizzarle al meglio. Il lato estetico del disco, invece, è curatissimo e molto carino. Il booklet è pieno di scritte dinamiche, testi e foto dei musicisti, tra ironia e professionalità per un risultato sicuramente positivo.

Sono passati due anni da Manere Ombre Briscole e i M.A.I.M. non sono certo stati con le mani in mano, tra concerti e ore passate in sala prove. Alcune notizie trapelate fanno pensare a una svolta “più seria” ma sempre folk oriented, aspettiamo quindi con curiosità e fiducia il prossimo passo del combo bellunese.