Schwarzwald – Welcome To Trolland

Schwarzwald – Welcome To Trolland

2012 – demo – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Satur: voce, chitarra, scacciapensieri – Yeray: chitarra – Victor: basso – Marcos: fisarmonica, tastiera – Montse: flauto – Dani: batteria

Tracklist: 1. Welcome To Trolland – 2. What A Terrible Hangover – 3. Folk & Troll – 4. The Feast – 5. The Pursuit Of The Last Beer

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Sono spagnoli, suonano folk metal d’ispirazione nord europea e hanno il nome tedesco, ecco a voi gli Schwarzwald!

La band nasce nel 2005 per volontà di Satur, il quale suona in solitaria fino al 2010, anno in cui gli Schwarzwald (la famosa Foresta Nera) diventano un vero gruppo con l’ingresso degli altri musicisti. Nel dicembre 2012 viene pubblicato il demo Welcome To Trolland, secondo nella storia della formazione originaria di Tenerife e distante per musica e temi trattati da Journey Through The Night del 2005.

Il demo parte bene con la title track, brano dal ritmo sostenuto dove gli strumenti tradizionali trovano ampio spazio. La simpatica copertina ben si adatta alla musica della canzone (e del cd), tra sonorità spensierate e richiami al folklore nordico. In What A Terrible Hangover si prosegue con il folk più veloce e allegro tra il flauto di Montse, lo scream del leader Satur e i classici cori durante i ritornelli per quella che, forse, è la canzone simbolo del demo. Folk & Troll è la traccia più lunga del cd con i suoi cinque minuti abbondanti di durata: la fisarmonica di Marcos ha un ruolo di spicco e l’atmosfera del brano è più oscura rispetto al resto del disco. The Feast, per quanto ben fatta, risulta essere la meno ispirata del lotto, a metà strada tra sonorità allegre e ferocia del metal ma priva del guizzo che la potrebbe far risaltare sulle quattro sorelle. Ultima canzone di Welcome To Trolland è The Pursuit Of The Last Beer, un minuto e mezzo di balli sfrenati e ritmi incalzanti, un ottimo finale per un lavoro convincente.

Il dischetto è diretto e ben fatto, mettendo in chiaro cosa vogliono fare i sei spagnoli: folk metal spassoso e grintoso. La registrazione è buona per essere un demo, con tutti gli strumenti al giusto volume e una discreta pulizia sonora. Prendendo spunto da più scene, ma senza copiare nessuno, gli Schwarzwald sembrano aver già trovato una strada propria. Musica semplice e divertente, ben suonata e senza troppi fronzoli. Il demo è un breve assaggio di quel che i musicisti sanno fare; gli appassionati del folk possono tranquillamente segnarsi il nome della band e aspettare con fiducia la prossima release.

Schwarzwald-Band

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Vallorch – Neverfade

Vallorch – Neverfade

2012 – full-length – Moonlight Records

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Sara Tacchetto: voce – Matteo Patuelli: chitarra – Marco Munari: chitarra – Leonardo Della Via: basso, voce – Demetrio Rampin: cornamusa, fisarmonica, whistle, glockenspiel – Massimo Benetazzo: batteria

Tracklist: 1. Night Fades – 2. Voices Of North – 3. Join The Dance! – 4.Fialar – 5. Endless Hunt – 6. Sylvan Oath – 7. Störiele – 8. Silence Oblivion – 9. Anguana – 10. Leave A Whisper – 11. The End – 12. …A New Light Rises – 13. Il Fuggevol Sogno (bonus track)

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I Vallorch sono una folk metal band nata nel 2010 nel nord-ovest italiano che, a dispetto della breve carriera, ha già raggiunto un discreto livello di notorietà nella scena underground. Autori di due release, l’EP Stories Of North nel maggio 2012, dischetto supportato da diverse date live tra le quali spicca quella del Fosch Fest (occasione nella quale ho conosciuto di persona i ragazzi, intervistandoli), e il full length in questione, cd che ha permesso loro di esibirsi sul Second Stage del Metal Days 2013, il gruppo dal nome preso da un villaggio cimbro del Cansiglio sembra avere chiaro in testa come muoversi: concerti, dischi e ancora concerti di genuino folk metal.

Stupisce il poco lasso di tempo trascorso tra l’EP (maggio 2012, composto da tre canzoni “vere”, qui riproposte, più uno brano strumentale e l’outro) e il disco di debutto, targato dicembre 2012. Qualche mese e una manciata di live show sono oggettivamente pochi per poter ascoltare qualcosa di diverso rispetto al mcd, e così è stato per Neverfade, che presenta gli stessi pregi e le medesime spigolature di Stories Of North, all’epoca da me valutato con 70/100. D’altra parte, una proposta discografica va presa al volo di questi tempi, se ovviamente vale la pena.

L’intro Night Fades da il via alle danze per lasciare presto spazio alla vera opener del disco, Voices Of North, traccia di apertura anche dell’EP di debutto. La nuova versione è più robusta e potente, ottimo traino verso la nuova Fialar, anche queste preceduta da un’intro di un minuto, una delle migliori composizioni del lotto. Strumenti folk e massicce dosi di metal si amalgamano molto bene, tra la veloce doppia cassa di Massimo Benetazzo e il classico alternarsi di voci growl e quella soave di Sara Tacchetto, sicura più che mai dei propri mezzi. L’ascolto prosegue con Endless Hunt, “classico” brano di buona qualità alla Vallorch, un folk imponente e melodico. Sylvan Oath presenta degli interessanti riff di heavy metal classico, ai quali si aggiungono struggenti melodie di violino e le fantastiche linee vocali dei cantanti. Störiele è uno strumentale dal sapore medievale, mentre Silence Oblivion è già nota a chi possiede l’EP Stories Of North: cornamuse, whistles e growl vocals per quella che probabilmente è la canzone più aggressiva del cd. Anguana può essere comodamente divisa in due: la prima parte esageratamente estrema, la seconda più melodica e piacevole da ascoltare. Neverfade si avvia alla conclusione con Leave A Whisper, discreta grazie al cantato malinconico e sulla linea di The End, dove risalta lo stacco centrale di cornamusa, strumento che da una marcia in più alla composizione e fondamentale nei momenti dove la canzone spicca realmente il volo (oltre alla parte dove è presente l’assolo di violino), ma decisamente troppo lunga con i suoi quasi sette minuti di durata. Ultima traccia “ufficiale” è …A New Light Rises, outro strumentale di pregevole fattura. La bonus track Il Fuggevol Sogno è l’unica canzone cantata in lingua italiana, con il testo ispirato dal libro di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie: un bel pezzo voce-fisarmonica cantato da Leonardo Della Via.

A fine ascolto rimane la sensazione che l’album sia stato concepito un po’ di fretta, d’altra parte a un giovane gruppo promettente, ma anche poco esperto, non possono bastare pochi mesi tra il demo e il debutto su lunga distanza per maturare e limare le imperfezioni del proprio sound. Detto ciò, Neverfade si ascolta con molto piacere senza intoppi (una canzone in meno avrebbe forse reso il cd ancora più “snello” e godibile?) grazie alle buone prove dei musicisti e, soprattutto, a canzoni ben fatte e arrangiate con gusto, lasciando la certezza che i Vallorch siano prossimi al grande salto, non resta che aspettare.

Vallorch-Band2013

Novità tricolori

Primo mini articolo dedicato alle novità provenienti dalla nostra penisola: videoclip, ristampe e anteprime dall’underground italico.

I Draugr hanno pubblicato il tanto atteso e pluri rimandato videoclip di Legio Linteata, brano tratto da De Ferro Italico, killer album del 2011 e ristampato dalla To React Records con un artwork differente nel giugno 2012. Le riprese, dirette da Gianmarco Colalongo, sono state effettuate presso la suggestiva area archeologica di Alba Fucens, distante pochi chilometri da Avezzano (AQ). Potete vedere il videoclip qui sotto:

Decisamente differente per professionalità e dettagli, ma comunque godibile, il primo videoclip dei giovanissimi Henderwyd, band piemontese folk metal che dopo la pubblicazione del demo Henderwyd ha praticamente ricominciato da capo la propria avventura con una nuova line-up. La canzone presentata è Sulle Orme di Gontia.

I simpatici Kalevala h.m.s. comunicano che a breve sarà disponibile la ristampa del disco di debutto Musicanti Di Brema (ormai esaurito da tempo) con l’aggiunta di due bonus track.

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I Clamor Silvae sono una band pugliese che sta preparando il demo di debutto Terra Nostra e come anteprima hanno pubblicato su youtube i brani For The Honor  e Clamor Silvae, ascoltabili qui sotto.

Da Teramo, Abruzzo, i giovanissimi Demoterion annunciano l’imminente uscita dell’EP Prometheus, primo lavoro per la band. Di seguito è possibile ascoltare la title track.

Disponibile da poche settimane (presto la recensione in queste pagine), Prologo Mvundi è il demo di debutto degli AurigA, folk metal band della Tuscia. La Prima Guerra è l’interessante anteprima caricata su youtube.

Equilibrium – Waldschrein

Equilibrium – Waldschrein

2013 – EP – Nuclear Blast

VOTO: SV – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Robse Dahn: voce – René Berthiaume: chitarra – Andreas Völkl: chitarra – Sandra Van Eldik: basso – Hati: batteria.

Tracklist: 1. Waldschrein – 2. Der Sturm – 3. Zwergenhammer – 4. Himmelsrand – 5. Waldschrein (acoustic version)

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In attesa del quarto full lenght previsto per il 2014, i teutonici Equilibrium pubblicano questo digipack EP per placare i fan che aspettano il nuovo disco ormai da anni (Rekreatur è del 2010) e per mantenere vivo il nome dopo che sono girate voci infondate circa lo scioglimento del combo bavarese.

Il mcd è composto da cinque brani e come da tradizione per gli EP trovano spazio pezzi nuovi e vecchi più qualcosa di inusuale, in questo caso la cover del opening theme del videogioco Skyrim, ma andiamo con ordine.

Il primo brano è Waldschrein, anteprima della release futura: largo spazio alle orchestrazioni con le chitarre poste in secondo piano. Il sound è quello classico degli Equilibrium, ovvero bombastico, moderno e artificiale, ma che rende la proposta dei musicisti assai personale e difficilmente ricalcabile da altri gruppi. I fratelli Resetti (In Extremo, Grave Digger, Rage ecc.) sono i “responsabili” del suono, con il mastering effettuato dall’axeman René Berthiaume. Segue Der Sturm, canzone presente nel debutto Turis Fratyr del 2005 e qui completamente ri-registrata, con la voce di Robse a farla da padrone (bisogna ricordare che in Turis Fratyr cantava il precedente singer Helge Stang). Terzo in scaletta è il brano Zwergenhammer, caro alla bassista Sandra Van Eldik in quanto il primo ad essere composto subito dopo la nascita della band nel 2001, e suonato al primo show della loro storia. Fino a questo momento inedito, Zwergenhammer mostra gli Equilibrium degli esordi, più crudi e diretti. Himmelsrand è la “cover” del tema iniziale della colonna sonora del videogioco Skyrim. Come racconta il chitarrista René Berthiaume in un’intervista su youtube, la musica degli Equilibrium è influenzata dai videogame, e la sua fidanzata gli ha fatto notare quanto la musica di Skyrim fosse vicina a certe atmosfere della band, da lì la decisione di registrare Himmelsrand. Ultimo pezzo in scaletta è la versione strumentale e acustica di Waldschrein, potenziale colonna sonora di un cortometraggio.

Ascoltato il materiale contenuto nel dischetto si può tranquillamente affermare che il mcd può risultare interessante unicamente ai fan più incalliti del quintetto tedesco, mentre tutti gli altri concederanno, forse, un rapido ascolto su youtube ai brani. Waldschrein sarà disponibile per un lasso di tempo limitato, quindi chi è interessato lo può acquistare tramite lo shop della Nuclear Blast al prezzo – banale e prevedibile – di 6,66 euro, oppure al banchetto della band nella prossima calata italica di settembre. Non rimane che sperare che il nuovo full lenght sia più fresco e meno scontato di Rekreatur.

Ereb Altor – Fire Meets Ice

Ereb Altor – Fire Meets Fire

2013 – full-length – Cyclone Empire

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Ragnar: voce, chitarra, basso – Mats: voce, chitarra, basso, tastiera – Tord: batteria

Tracklist: 1. Fire Meets Ice – 2. The Chosen Ones – 3. Nifelheim – 4. My Ravens – 5. Sacrifice – 6. Helheimsfard – 7. The Deceiver Shall Repent – 8. Post Ragnarok – 9. Our Legacy

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Un anno esatto dopo Gastrike, disco che segnava musicalmente un netto cambiamento rispetto i primi due lavori della band, gli Ereb Altor tornano con il nuovo cd Fire Meets Ice edito dalla Cyclone Empire.

Ripassando la storia del combo svedese, è palese l’evoluzione del sound avvenuta con la precedente release rispetto a By Honour (2008) e The End (2010), discreti tributi al lavoro epico di Quorthon e dei suoi Bathory. Gastrike invece ha stupito e spiazzato gli ascoltatori fin dai primi minuti, essendo un lavoro crudo e cupo, molto influenzato dal black metal e con rari collegamenti al viking dei dischi precedenti. Fire Meets Ice mischia di nuovo le carte in tavola, continuando a pestare duro ma piazzando dei momenti di grande effetto con cori puliti, brani cadenzati e spunti nuovi e maggiormente orecchiabili rispetto a quanto proposto in passato. Non si tratta dell’ennesimo mutamento del trio di Gävle, ma di un’evoluzione naturale e graduale che li sta portando verso un sound personale fatto di tanti input diversi che, grazie all’esperienza e alla bravura dei musicisti, suona omogeneo pur nella diversità.

L’album inizia con il pianoforte introduttivo delle title track, canzone da oltre nove minuti dove sono presenti parti melodiche e atmosfere sognanti e dilatate sorrette dal roccioso lavoro della chitarra. Voci pulite e scream si alternano, i cori maschili donano alla composizione una grandiosa epicità, per quella che probabilmente è la canzone più bella mai composta dagli Ereb Altor. La prima cosa a stupire è il sound: pulito e grasso, a tratti pachidermico tanto è lo spessore dei suoni e delle soluzioni adottate dai musicisti, perfetto per la musica contenuta in Fire Meets Ice, dove i brani variano da melodie e mid tempo a momenti più dinamici e aggressivi. The Chosen Ones presenta delle bellissime parti vocali in pulito che si alternano alle urla della parte più violenta della canzone, un mix ben riuscito e assai efficace. Nifelheim ha il tipico marchio di Ragnar e Mats: ritmo medio e bellicoso come Quorthon ha insegnato, riff semplici e diretti, tanto cuore e qualche variazione sul tema che però non fa allontanare troppo i musicisti dalla strada maestra. Un arpeggio porta alla quarta My Ravens, canzone dotata di un gran tiro: voci e chitarre fanno un ottimo lavoro, con la tastiera a sottolineare i passaggi più oscuri e interessanti. Sacrifice è una canzone di transizione, composta da riff doom e una profonda voce scream, un insieme che può ricordare i My Dying Bride più maligni. Helheimsfard riprende da dove Gastrike aveva lasciato: tempi veloci, voce scream e sei corde taglienti, con un tocco di classe rappresentato dai riff doom ai quali, in verità, il power trio svedese ci ha abituato fin dall’esordio discografico. Ottime le parti strumentali di The Deceiver Shall Repent, traccia dal sapore epico e vagamente progressivo, leggera da ascoltare e che rimane stampata in testa dopo pochi ascolti. Come spesso accade, dopo un brano del genere segue il più estremo del cd, in questo caso Post Ragnarok, un black metal dalle tinte sinfoniche e dall’odore nauseante tanto è marcio e retrò il riffing. La conclusiva Our Legacy è la traccia più delicata e malinconica dell’intero platter, cinque minuti di pura classe dove il cantato dal sapore disperato e i vigorosi giri chitarristici creano un muro sonoro spesso, alto e liscio, una sorta di stanza/prigione dalla quale non è possibile fuggire e dove si è costretti a rimanere intrappolati nel dolore e nella sofferenza dei propri errori.

Alcune note aggiuntive: cover e produzione sono di ottima qualità. L’artwork (di Gustavo Sazes, autore di copertine per conto di Morbid Angel, Angra, Firewind, The Crown e altri) ben si addice al contenuto del disco, inquadrando immediatamente la musica degli Ereb Altor. La produzione è ottima, potente e sincera. Della registrazione e del missaggio se ne è occupato Jonas Lindström, nome reale del batterista Tord, mentre il mastering è stato curato da Tomas “Plec” Johansson (Watain, Scar Simmetry, ecc.).

Fire Meets Ice è un gran bel disco in grado di piacere agli amanti delle sonorità estreme ma anche a chi, dai gusti più epici e melodici, era rimasto deluso dalla svolta di Gastrike: in questo gli Ereb Altor mettono tutti d’accordo pur continuando a guardare avanti.

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Montelago Celtic Festival 2013

MONTELAGO CELTIC FESTIVAL – XI EDIZIONE

2-3 AGOSTO 2013, ALTOPIANO DI COLFIORITO (MC)

LocandinaMontelagoXI

Il primo fine settimana di agosto, da tradizione, lo si passa al Montelago Celtic Festival, la grande festa druidica che si svolge sull’altopiano di Colfiorito (MC), fresco e verde luogo situato nell’Appennino umbro-marchigiano.

La manifestazione è alla sua undicesima edizione: negli anni si è ingrandita sempre di più, migliorando sotto tutti gli aspetti e rendendo la permanenza a MCF un’esperienza unica e intensa. I complimenti vanno fatti agli organizzatori, da sempre attenti alle esigenze del pubblico pagante, per quello che, come detto lo scorso anno attraverso le pagine di metallized.it, è sicuramente il più bel festival al quale io e Alice abbiamo mai partecipato. Le nostre impressioni della scorsa edizione le trovate cliccando QUI. Sono passati dodici mesi e non abbiamo cambiato idea: tanti concerti e tanti festival alle nostre spalle, ma mai siamo stati così bene e mai siamo stati trattati con tanta attenzione da quando vestiamo i panni di redattori musicali.

Montelago Celtic Festival 2013 si è svolto il 2 e il 3 agosto, il prezzo del biglietto è rimasto quello dello scorso anno (20 euro) comprendente i due giorni di concerti e il campeggio. Abbiamo potuto partecipare solamente alla seconda giornata, perdendo, in questo modo, le esibizioni dei bravi Diabula Rasa e Auli, un gran peccato.

EDIZIONE 2013 E NOVITÁ

Sono stati confermati i due palchi (geniale intuizione della passata edizione), il Mortimer Pub con musica live dalle 15 alle 20, e il palco principale, attivo dalle 21 fino all’alba. Come sempre tanti e di qualità i gruppi che hanno calcato gli assi dello stage: band italiane e straniere hanno creato una meravigliosa cornice all’evento dove la musica è importante ma non è la sola attrazione. Il fatto che rende Montelago Celtic Festival un appuntamento immancabile è l’aria genuina e goliardica che si respira passeggiando tra gli stand dove si svolgono le attività pomeridiane, tra i numerosissimi banchetti di mercanti provenienti non solo dall’italica penisola e nell’infinita distesa di tende dei campeggianti. La vittoria degli organizzatori è il pubblico, non tanto per il numero – comunque impressionante – bensì nella qualità. Variopinti e rumorosi, sorridente e un po’ alticci, i partecipanti di MCF sembrano una grande famiglia, la cosa più bella che si possa vedere ad un festival di grandi dimensioni.

Diverse le novità targate 2013, prima fra tutte quella del matrimonio celtico. Una cosa seria, limitata a sette coppie desiderose di unirsi sotto la protezione degli elementi e della Madre Terra. Le cerimonie sono state celebrate da due sacerdotesse dallo sguardo che penetrava l’anima e trasmetteva amore e purezza.

Le altre novità, meno romantiche, ma altrettanto azzeccate, sono state quelle dell’area family camping e dell’area divinazioni, il car pooling attraverso il sito web, il lancio con il parapendio dal Monte Pennino, le visite guidate a musei e monumenti delle zone circostanti tramite navetta e il servizio gratuito del wi-fi.

Confermate le “classiche” attività di MCF: interessanti gli incontri presso la tenda Tolkien sulla letteratura con interventi di scrittori, editori e archeologi, gli stage di cornamusa, flauto, violino, whistle, banjo e bodhran, oltre ai brevi corsi di lavorazione del cuoio, di scherma antica, di danze medievali e rinascimentali e di manipolazione dell’argilla. Immancabili i giochi celtici: il lancio del tronco e della pietra e il tiro della fune, con la chicca del torneo di rugby seven con il patrocinio della F.I.R.. Simpatiche le attività per i bambini, in particolare l’incontro con gli asinelli. Oltre sessanta gli stand presenti al mercatino celtico, tra produttori di idromele e ippocrasso, artigiani di monili o di vestiario, face painter, venditori di corone floreali e di elfiche orecchie. Colorato e curioso da visitare, il mercatino è uno dei punti di forza del festival.

Immancabile il campo dei rievocatori storici: diversi i gruppi presenti (mi piace ricordare, tra gli altri, i Valhalla Viking Victory e i Fortebraccio Veregrense) che hanno combattuto tra di loro attirando l’attenzione di curiosi e appassionati, allestendo un vero e proprio accampamento attraverso il quale era possibile girare liberamente avendo l’impressione di essere tornati indietro nel di oltre mille anni.

Ultima cosa, ma di grande importanza, l’intenzione degli organizzatori di rendere Montelago Celtic Festival una manifestazione eco-compatibile, con raccolta differenziata dell’immondizia, il kit di sacchetti distribuiti all’ingresso e la novità dei posaceneri portatili, nella speranza che la gente capisca che l’ambiente va rispettato e non utilizzato. In chiusura la nota positiva dei bagni chimici, in discreta quantità e svuotati diverse volte al giorno. Anche per questo ultimo paragrafo gli organizzatori di MCF vanno applauditi, una filosofia del genere non è riscontrabile negli altri festival estivi.

LA MUSICA

Alle 21 sale sul palco la Massimo Giuntini band, dal sound delicato e raffinato tra la uillean pipe e vari whistles. Massimo Giuntini è un musicista raffinato e noto a livello internazionale, grazie all’esperienza maturata negli anni è riuscito a coinvolgere anche la parte di pubblico più giovane e rock oriented. Gli austriaci Power Pipes sono riusciti fin dalla prima canzone a far saltare e ballare la platea a suon di rock moderno arricchito dalle trame di cornamusa di Saskia Konz, con il dotato frontman Taris “The Hat” Brown bravissimo a incitare il già caldo pubblico conquistandolo grazie alla forte personalità. Tutt’altra musica quella proposta dai Beltaine: il sound del combo polacco spazia dall’irish folk alla contemporanea, un contenitore dove si incontrano e si mescolano colori e melodie nate a migliaia di chilometri di distanza tra di loro, ma capaci di andare a braccetto creando deliziose canzoni dall’anima gitana e sensuale. È passata l’una di notte quando arriva il turno dei Bags Of Rock, la formazione dall’anima più pesante del secondo giorno del MCF. Gli scozzesi hanno riversato sulla platea note heavy e cornamuse a volontà, con la particolarità delle percussioni suonate dal bravissimo Stevie Shedden, il quale si è reso protagonista di un imprevedibile, ma ben riuscito, assolo che ha eccitato le prime file riscuotendo applausi scroscianti.

La band di Glasgow ha passato il testimone agli Stramash, formazione che mi ha colpito favorevolmente con il loro grintoso e irriverente celtic folk punk. Gli amanti di Sir Reg e Dropkick Murphys hanno avuto pane per i loro denti, tra tempi in levare e aperture più melodiche con pezzi della caratura di Wellyboot Song a prosciugare di energie le migliaia di persone ancora vogliose di divertirsi alle 4 di notte. Ultima band a esibirsi è stata l’italiana Taberna Vinaria: muovendosi da melodie medioevali a irish punk rock, le note del quintetto italiano hanno accompagnato al sonno che si è ritirato in tenda per dormire e allo spuntare del sole gli irriducibili che sono riusciti a resistere fino alla fine della manifestazione.

La luce spunta dietro le montagne dell’incantevole Appennino ed è il momento di andare a dormire per qualche ora, distrutti fisicamente ma con l’anima arricchita da momenti intensi e sacri e divertenti incontri con ex compagni di rugby.

L’appuntamento è per la dodicesima edizione di Montelago Celtic Festival, sperando di riuscire a trovare il famoso Valerioooo!!!

Foto di Persephone.

Foto del Matrimonio Celtico di Giusy Boccolato.