Ensiferum – Iron

Ensiferum – Iron

2004 – full-length – Spinefarm Records

VOTO: 9,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Jari Mäenpää: voce, chitarra – Markus Toivonen: chitarra – Jukka-Pekka Miettinen: basso – Oliver Fokin: batteria – Meiju Enho: tastiera

Tracklist: 1. Ferrum Aeternum – 2. Iron – 3. Sword Chant – 4. Mourning Heart – 5. Tale of Revenge – 6. Lost in Despair – 7. Slayer of Light – 8. Into Battle – 9. LAI LAI HEI – 10. Tears – 11. Battery (bonus track)

ensiferum-ironIn origine era “heroic folk death metal”, questo il termine utilizzato dagli Ensiferum nel 2001 per descrivere il proprio debutto discografico self titled. In tre anni il sound della formazione di Helsinki è maturato da un ottimo folk/viking a un qualcosa di più personale e vario, a tratti meno diretto ma più ricco di sfumature e momenti epici. I quarantatré minuti che compongono Iron sono divisi tra canzoni dal sapore folk e sfuriate chitarristiche vicine al thrash, per passare a brani acustici e ripartire a gran velocità con composizioni elaborate che alternano ritornelli epici a strofe aggressive. Il songwriting di Markus Toivonen e soci è più multiforme che mai, in grado sia di sorprendere piacevolmente l’ascoltatore aperto a cambiamenti e sviluppi musicali, che di incuriosire e affascinare chi è più restio ai cambiamenti.

Ottimamente registrato dalla coppia Mäenpää/Warman (tastierista dei Children Of Bodom) e curato da Flemming Rasmussen (“responsabile”, tra gli altri, di Master Of Puppets e Ride The Lightning dei Metallica, oltre che di buona parte dei lavori di Blind Guardian, Artillery e Morbid Angel), Iron è l’ultimo album che vede in line-up il cantante/chitarrista Jari Mäenpää (split avvenuto per la volontà di dedicarsi unicamente al suo progetto Wintersun) e la sezione ritmica composta da Jukka-Pekka Miettinen e Oliver Fokin. Terminate le registrazioni entreranno difatti a far parte della band Petri Lindroos, all’epoca anche cantante/chitarrista dei Norther, Sami Hinkka al basso e Janne Parviainen alla batteria.

Il grande Kristian Wåhlin, in arte Necrolord, si è occupato della bella copertina: oltre ad aver sempre lavorato con gli Ensiferum dal debutto all’ultimo Unsung Heroes, l’artista svedese è famoso per essere il creatore delle copertine di alcuni tra i più importanti dischi usciti negli anni ’90 dalla Scandinavia (Dissection, At The Gates, Bathory, Dark Tranquillity, Tiamat, Emperor, Amorphis ecc.).

L’intro Ferrum Aeternum lascia presto spazio alla title track, uno dei momenti più incisivi e riusciti dell’intero album. Iron rappresenta alla perfezione le capacità compositive degli Ensiferum del 2004, bravissimi ad alternare con naturalezza momenti serrati ad altri maggiormente atmosferici, incrociando la voce acida di Mäenpää a brevi parti in clean, tra assoli di chitarra e orchestrazioni che rendono il pezzo epico e grandioso. Segue Sword Chant, altra canzone che alterna accelerazioni (strofa) a mid tempo (chorus) con gusto fino al break centrale acustico che dà il via alla parte finale della canzone particolarmente ritmata. Breve pausa con Mourning Heart – Interlude per riprendere le danze con Tales Of Revenge, un’esplosione di emozioni, nonostante e grazie l’alta velocità, elegante e drammatica al tempo stesso:

Wait for me in the mountains, haunt for me in the winds
Wait for me in the land where nothing lives
Until the day I have found revenge, I will feed my sword
Until my heart is cold, every breath of mine is yours

Lost in Despair è un brano intenso, lento per gli standard del gruppo, canzone dall’umore malinconico dove la musica segue le coordinate del testo, creando così un binomio efficace:

Take me away
Bury me in the sand
Cause after all these years I am still the same
A sad and bitter man

Slayer Of The Light è semplicemente la canzone più estrema di Iron: tre minuti di ritmiche thrash e scream vocals, durante i quali Oliver Fokin picchia selvaggiamente il drum kit. Non mancano melodie chitarristiche dal sapore folk che a tratti rendono più “orecchiabile” il tutto, ma il risultato è paragonabile a un’ascia che vi frantuma il cranio. Into Battle è un up-tempo che vede al suo interno momenti in clean vocals senza alcun rallentamento di velocità. Ci si avvia alla conclusione con la bellissima LAI LAI HEI, composizione che unisce tradizione e metal, folk e chitarre distorte. La prima parte, quella più melodica e folkeggiante, vede il testo in finlandese, mentre la parte più prettamente metal è cantata in lingua inglese. LAI LAI HEI era destinata fin dalla concezione a diventare un futuro cavallo di battaglia, ed è tutt’oggi una delle canzoni preferite dai fans del gruppo. Ultima traccia del disco è Tears, dolce ballad acustica che vede Kaisa Saari alla voce: un’ottima conclusione di un album che ha segnato la storia del folk metal. Chiude la versione digipack di Iron la cover Battery dei Metallica, un esperimento non troppo riuscito in quanto lo stile del gruppo non viene fuori, ricalcando fin troppo fedelmente la versione originale.

Iron è l’album della prima maturità degli Ensiferum: il sound del gruppo è destinato a cambiare ulteriormente con il successivo Victory Songs, pur presentando dei punti in comune con il presente lavoro. Iron è un disco crudo e asciutto, a tratti feroce. È la perfetta colonna sonora per un campo di rievocatori storici del periodo vichingo, dove si respira aria di battaglia e sangue, dove non manca l’odore di carne arrosto e i brindisi sono più rumorosi e goliardici che mai. Iron è anche il silenzio mentre ci si prepara allo scontro, immaginando quello che verrà a breve, ferro contro ferro o con un pallone ovale stretto al corpo nel tentativo di valicare quella linea bianca difesa da quindici veri combattenti. Il secondo disco degli Ensiferum è tutto questo, e molto di più; non “solo” musica, ma emozioni e sensazioni, immagini e situazioni che tornano alla memoria, l’odore dell’erba in inverno e della legna che arde.

Ascoltando e riascoltando da anni Iron, guardando l’imponente e verde Appennino, ogni volta che il disco si stoppa a conclusione dei quarantatré minuti, c’è sempre e solo una parte che continua a ripetersi senza conclusione nella mia testa, una porzione di testo della splendida LAI LAI HEI, alla quale risulta superfluo aggiungere altre parole:

Hän katsoi maan reunalta tähteä putoavaa
Nyt kanuiit kasvot neitosen peittää karu maa
Jokaisen täytyy katsoa silmiin totuuden
sillä aika ompi voittoisa, mut´ tämä maa on ikuinen

(tr.: Guardava dai confini del mondo una stella cadente – Ora il bel viso della vergine è ricoperto di terra brulla – Ognuno deve guardare negli occhi della verità – Perché il tempo è vittorioso, ma la terra è eterna)

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.

Novità tricolori VI

Sesto articolo di Novità Tricolori, più ricco che mai con Furor Gallico, Evendim, Demoterion, Selvans, Bloodshed Walhalla, Vinterblot e Artaius!

I Furor Gallico hanno annunciato di aver raggiunto un accordo con la Scarlet Records per la pubblicazione del secondo full length Songs From The Earth. Il disco uscirà il 17 febbraio e saranno presenti gli ospiti Federico Paulovich (batteria) dei Destrage, Luca Diabula (cornamusa) dei Diabula Rasa, Simon Papa (voce) dei MaterDea e Sergio Colleoni (voce) direttamente dal Fosch Fest; la copertina è del belga Kris Vervwimp. Di seguito la tracklist: 1. The Song of the Earth – 2. Nemàin’s Breath – 3. Wild Jig of Beltain – 4. La Notte dei Cento Fuochi – 5. Diluvio –  6. Squass – 7. Steam over the Mountain – 8. To the End – 9. Eremita

FurorGallicoLa band toscana Evendim ha firmato con la sempre più attiva Nemeton Records, label che ha da poco pubblicato l’EP di 6 pezzi Old Boozer’s Tales. Questa la tracklist: 1. Drink to Live -2. Mojito – 3. Like a River – 4. Ode To The Setting Sun – 5. Black Roses – 6. Kingdome of Insane

EvendimDopo molti cambi di formazione e problemi interni, il chitarrista Alen Foglia “Barbas ” ha reso pubblico che i Demoterion sono diventati un suo progetto personale, sospendendo l’attività live. Il disco Echi di Vittoria è in cantiere da tempo, ma forse è la volta buona per poterlo ascoltare…

DemoterionUna nuova realtà sta facendo parlare di sé: i Selvans. Nella band militano diversi ex Draugr e l’EP Clangores Plenilunio sarà pubblicato il 13 febbraio dall’Avantgarde Music. Il disco è anche l’ultimo lavoro di Jonny Morelli, scomparso in un tragico incidente stradale lo scorso giugno. Tracklist: 1. Lupercale – 2. Clangores Plenilunio – 3. Prologue – 4. …In The Woods (In The Woods… cover) – 5. Epilogue

SelvansLa one man band Bloodshed Walhalla ha reso disponibile gratuitamente il nuovo Demo 2014, lavoro composto da cinque canzoni: lo potete scaricare QUI. Dopo due ottimi full length di puro viking metal, il terzo disco – in dialetto materano – sta subendo dei rallentamenti, ma il buon Drakhen sta cercando di risolvere i problemi per dare alla luce un nuovo gioiellino di metal italiano.

BloodshedWalhallaGli Artaius, dopo alcuni cambiamenti di line-up, hanno annunciato che il nuovo disco è stato completato (QUI la recensione del debutto The Fifth Season) e a breve saranno rese note tutte le info del caso. Interessante, però, l’ “Artaius Winter Sales“: tutto il merch a prezzi bassissimi per rientrare di parte delle spese avute per l’incisione del disco. Sosteniamoli!

Infine, anche i publiesi Vinterblot hanno firmato per la Nemeton Records: la band sta lavorando sugli ultimi pezzi e al momento non si sa molto di più. Potete leggere l’intervista fatta a Phanaeus e Vandrer, rispettivamente voce e chitarra, in occasione del Sognametal Tour.

Intervista: Vanir

I danesi Vanir hanno pubblicato sul finire del 2014 il loro terzo album The Glorious Dead, il meno folk e il più brutale della discografia. Un cambiamento inaspettato che ha lasciato spiazzato più di un ascoltatore, comunque in grado di regalare canzoni piacevoli e ben fatte. La band ha risposto alle mie domande…

SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION!

Un ringraziamento a Flavia Di Luzio per la traduzione dell’intervista.

Vanir

Iniziamo parlando del nuovo lavoro The Glorious Dead: il sound è molto più pesante e aggressivo rispetto ai primi due lavori, anche se è possibile intuire l’evoluzione musicale che avete e state vivendo…

L’evoluzione è e dovrebbe essere una costante in tutti gli aspetti della vita, inclusa la musica. Per noi reinventarci non è un obiettivo, quanto piuttosto una conseguenza del nostro cambiamento personale come individui.

The Glorious Dead è stato pubblicato a fine ottobre, quale il responso di fan e critica?

I fan hanno reagito positivamente e siamo contenti che l’abbiano apprezzato. Non trascorriamo molto tempo a leggere ciò che dice la critica. Si tratterà sempre di un’opinione personale. Comunque, stando a quanto abbiamo letto, sembra che alcuni lo adorino mentre per altri è da buttar via poiché non abbastanza folk. Ma è una loro opinione.

A quale pubblico vi proponete: folk o metal estremo? Non temete di essere troppo “pesanti” per i primi e troppo folk per i secondi?

Come dicevo prima, non siamo molto fissati col dover piacere. Per noi suonare è un hobby, è una cosa che ci fa stare bene. Ed è per questo motivo che creiamo ciò che ci sembra giusto al momento. Non ci reputiamo un gruppo folk metal ma più “una band melodic metal che era solita utilizzare molti strumenti musicali tradizionali e che ora ha solo una cornamusa“. Quindi, per farla breve… nessun timore da parte nostra, se poi alle persone piacciamo è fantastico. Siamo molto grati a tutti i nostri fan e nutriamo un grande rispetto per loro ma, riguardo alla scrittura dei pezzi, dobbiamo seguire il nostro freddo e oscuro orecchio metal. 🙂

La nuova via musicale intrapresa è dovuta per lo più dai cambiamenti di line-up del 2013? Trovo particolarmente interessante l’uso della chitarra, ora uno strumento molto importante per il vostro sound: in Written In Blood, ad esempio, ci sono dei riff veramente massicci che danno alla composizione un’atmosfera tetra ma anche “moderna” se mi passate il termine.

Per certi versi sì. Molti membri della band desideravano, almeno per questo disco, un cambiamento nel suono e quindi cambiare è stato naturale. Stiamo inoltre lavorando su del nuovo materiale e intendiamo trarre ispirazione sia dai vecchi che dai nuovi Vanir.

Parliamo dei testi: guerrieri, sangue e urla di battaglia sembrano essere la vostra ispirazione.

Sì, guerra e condottieri sono tematiche di cui ci piace cantare e scrivere :), ci sono così tante storie da raccontare.

Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi del far parte di una piccola scena (seppur di qualità) come quella danese?

Bella domanda. Un contro è che la scena danese è troppo ristretta rispetto al numero di band esistenti, il che significa che gli addetti tendono a non gradire gli eventi metal su prenotazione. I pro… immagino che sia un “quid” in più il fatto che veniamo dalla Danimarca, terra in cui hanno vissuto i Vichinghi. Ma non è qualcosa a cui abbiamo dato troppa importanza.

Avete suonato in Danimarca e nei paesi “vicini” quali Svezia, Germania e Norvegia: può essere questa la volta buona per un tour più esteso?

Sarebbe bello provare ad andare più lontano, ma è anche costoso. Se si dovessero presentare delle buone opportunità le coglieremo sicuramente.

State già lavorando a dei nuovi pezzi? Qualche anteprima?

Sì, abbiamo cominciato a lavorare su del nuovo materiale ma non abbiamo ancora nessuna demo 🙂 e il concept è ancora da definire. Quindi per ora non è possibile fare previsioni.

Ci sono delle cover che amate suonare? Ne registrerete una in futuro, magari per un EP?

Stiamo lavorando a un EP, a volte rifacciamo i Lamb of God… e sì, con una cornamusa…. 🙂 Inoltre abbiamo pensato che sarebbe divertente fare la cover di un pezzo come Zombie dei Cranberries.

Grazie per la disponibilità, a voi lo spazio conclusivo!

Grazie a te per l’intervista 🙂

Vanir_ENGLISH VERSION:

Let’s start talking about your new work The Glorious Dead: the sound is much “heavier” and more aggressive than the one that characterized the band’s two previous albums, but it’s possible to perceive the musical evolution you are still going through.

Evolution is and should be a constant in all aspects of life and that includes music. We don’t have as a goal to innovate ourselves, it’s more of a consequence of our personal change as individuals.

The Glorious Dead was released at the end of October. How did fans and critics respond to it?

The fans have been positive and we are glad that they like it. We don’t really spend that much time reading what the critics say. It will always be a personal opinion. But from what we have read, it seems that some love it and some discards it for not being folky enough. But that’s their opinion.

Who is your audience? Folk or extreme metal fans? Aren’t you afraid you’re too “heavy” for the former group and too folk for the latter one?

Like the answer before, we tend not to focus too much on pleasing. Playing music is a hobby and something we enjoy. And that is why we create what seems right at the moment. We don’t see ourselves as a folk metal band, more as “a melodic metal band that used to have a lot of folk instruments but now only have a bagpipe.” So to answer the question in shot… no, we were not afraid and if people like us it’s awesome. We are very grateful for all our fans and have great respect for them, but we have to follow our cold black metal hears when it comes to writing our songs 🙂

Is your new musical direction due to the line-up changes occurred in 2013? I think the use of the guitar is really interesting, since it plays an important role in your sound: in Written in Blood, for instance, there are some really powerful riffs that make the composition gloomy but “modern” (if I may say so) at the same time.

In some point yes, a lot of the members in the band wanted a change in the sound, at least for this record so the change was natural. We are working on new material again and we look at both old and new Vanir for inspiration.

Let’s talk about the lyrics: warriors, blood and battle cries seem to be your source of inspiration.

Yes war and warlords is a theme we like to sing and write about :), there are so many tales to be told.

What are the pros and cons of being part of a small (but of quality) scene such as the Danish one?

Good question, the cons are that the Danish scene is too small for all the bands, which means the bookers tend to dislike booking metal shows. Pros… I guess it puts some flavour to our concept that we are from Denmark, being where Vikings lived. But it’s not something we have given a lot of thought.

You played in Denmark and in neighbouring countries such as Sweden, Germany and Norway: could it be the right time for a more extensive tour?

It would be great to venture further, but it is also expensive. If we get some good opportunities it is for sure that we will grab them.

Are you already working on new songs? Any previews?

Yes, we have begun working on new material, we don’t have any demos yet 🙂 and the concept is still being discussed. So for now I have to leave all speculations in a haze.

Are there cover songs that you like playing? Are you going to record one in the future, maybe for an EP?

We are working on a EP, we sometimes jam Lamb of God… and yes, with a bagpipe… 🙂 But we have also talked about a song like Cranberries Zombie would be fun to cover.

Thank you for your time! Feel free to add any comments.

And thank you for the interview 🙂

Vanir-live

Niburta – ReSet

Niburta – ReSet

2015 – EP – autoprodotto

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Balázs Hormai: voce – Martina Veronika Horváth: voce – János Krieser: chitarra – Attila Rab: basso – Milán Leindler: batteria – István Kristóf: kobza, ghironda, chitarra acustica, voce – Márton Szilágyi: kaval, flauto, voce – Dóra Gerényi: flauto, kaval – István Simon: gadulka, oud – Balázs Nagy: bouzuki

Tracklist: 1. ReSet – 2. Two Faced – 3. Evolution

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I Niburta sono una formazione ungherese nata nel 2009 a Budapest che ha dato alle stampe l’album Scream From The East nel 2012, disco che ha permesso loro di farsi conoscere in Europa. Il full length è un discreto esempio di extreme folk metal con doppio cantato uomo/donna e influenze metalcore, con richiami, come è facile immaginare, agli Eluveitie. La band, però, ha sempre guardato avanti, e con il nuovo EP ReSet (disponibile solo in formato digitale) ha deciso di andare oltre, di estremizzare gli aspetti “moderni” del proprio sound mantenendo comunque il lato folk (dove sono presenti strumenti non proprio comuni quali kobza, kaval e gadulka tra gli altri) e la doppia voce. Quel che ne esce è musica di non facile ascolto, soprattutto le prime volte, ma che non potrà che stupire e affascinare gli ascoltatori più aperti alle novità.

La title-track è il simbolo del nuovo corso dei Niburta: al tipico uso delle due voci – uomo/growl e donna/clean – e degli strumenti tradizionali fanno da contrasto le chitarre sature e i fills di batteria più vicini agli Ektomorf (giusto per rimanere in terra ungherese) che ai gruppi della scena folk. Riff quadrati e tempi spezzati per Two Faced, dove i delicati strumenti a fiato donano al pezzo assai moderno un gusto particolare, mentre il violino e gli altri strumenti riportano alla musica orientale. Chiude l’EP Evolution, up tempo un po’ swedish death metal nella sei corde e assai eluveitiana nella parti folk. Musicalmente è la più vicina a Scream From The East, ma a risaltare sono il break centrale molto soft e la violenza delle strofe, con il ritornello melodico ben fatto e il brusco finale a chiudere ReSet.

La produzione è davvero buona, i suoni pompatissimi e nitidi sono perfetti per questo tipo di sonorità. Il disco è stato registrato all’Old Busó studio, con il chitarrista János Krieser che ha curato la fase di mastering. Infine, giusto menzionare i tre ospiti presenti in ReSet, ovvero la violinista dei Myrkvar Klaartje Julia, Ana Capalija, già guest per Cruadalach ed ex Stribog e Doğukan Kalende dei Gürz.

Balkanic Folkmetalcore? Etichetta bizzarra quanto giusta per descrivere il sound dei Niburta, un gruppo coraggioso, personale e capace. ReSet rappresenta il ponte tra i vecchi lavori e quello che i musicisti hanno in mente per il prossimo full length: le premesse per un cd interessante e in grado di dividere in due la critica ci sono tutte.

Myrkgrav – Vonde Auer

Myrkgrav – Vonde Auer

2014 – single – autoprodotto

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Lars Jensen: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Vonde Auer – 2. Vonde Auer (traditional version)

myrkgrav-vonde_auerMyrkgrav è un nome a dir poco amato tra i cultori dell’underground, nome che cela il talentuoso Lars Jensen, sinonimo di grande qualità ma anche di lunghe attese. Il debutto del 2006 Trollskau, Skrømt Og Kølabrenning è giustamente considerato uno dei dischi folk più belli della scena, un gioiello di gusto e ispirazione. Ci son voluti ben cinque anni per poter ascoltare un materiale nuovo (un misero singolo) e nel 2013 è uscito un lavoro poco più corposo. Il norvegese torna ora a deliziarci con la sua visione musicale a circa un anno e mezzo dal precedente EP Sjuguttmyra, questa volta i brani sono appena due, quindi si tratta di un lavoro tanto atteso quanto breve.

Il nuovo Vonde Auer è un singolo digitale composto da due versioni della title track. Nella prima il polistrumentista in sei minuti di musica impartisce una grande lezione a tutti quei gruppi che non hanno ancora capito cosa realmente è il folk metal. Una composizione matura, esaltante, equilibrata, in una parola perfetta: violino e chitarra si intrecciano con maestosa armonia, le linee vocali sono tra le migliori che Jensen abbia mai prodotto, così come sono perfette le brevi e taglienti incursioni di scream vocals. Si tratta di un dato “nuovo” se si considerano le vecchie uscite piene di voci aggressive. Il motivo è semplice: durante la registrazione dei vari Trollskau, Skrømt Og Kølabrenning, The Alleviation (Sworn) e i due full length dei Quadrivium, Lars ha usato una tecnica vocale sbagliata danneggiando le corde vocali, fatto che lo ha portato ad usare maggiormente il clean rispetto al passato.

Il secondo brano è Vonde Auer in “traditional version”, ed è una composizione nuova di zecca partorita dall’estro di Jensen e Olav Mjelva, ospite assai gradito con il suo hardanger fiddle, strumento tipico della Norvegia, il quale impreziosisce ulteriormente una piccola gemma come questo EP.

Jensen e la sua creatura Myrkgrav continuano a sfornare – con estrema calma – lavori validissimi che meriterebbero ben altra notorietà. Consigliato a tutti, dal vecchio estimatore di Storm e Otyg al giovane fan degli Eluveitie: questo è il vero folk metal.

Einherjer – Av Oss, For Oss

Einherjer – Av Oss, For Oss

2014 – full-length – Indie Recordings

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Frode Glesnes: voce, chitarra, basso – Aksel Herløe: chitarra solista, basso – Gerhard Storesund: batteria

Tracklist: 1. Fremad – 2. Hammer i Kors – 3. Nidstong – 4. Hedensk Oppstandelse – 5. Nord og Ner – 6. Nornene – 7. Trelldom – 8. Av Oss, For Oss

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La domanda, fondamentalmente, è una: cosa ci si aspetta da un disco viking di una formazione che ha sfornato quasi venti anni fa, con il debutto, il proprio capolavoro? Sicuramente non innovazione, ma certamente delle buone canzoni in grado di allietare l’animo degli amanti di queste fredde sonorità. Già il precedente Norrøn, ritorno sulle scene dopo anni di inattività, per quanto piacevole, non faceva gridare al miracolo, quindi era lecito aspettarsi da questo Av Oss, For Oss buone canzoni, qualche picco dovuto alla bravura e all’esperienza dei musicisti, e qualche passaggio meno convincente. Così è stato.

Il lungo intro Fremad fa intuire il sound retrò che aspetta gli ascoltatori: Hammer i Kors puzza di anni ’90 e ricorda, per certi versi, le origini della band. Si tratta di un pezzo di buona fattura, dal cantato truculento e sgraziato, dalle atmosfere oscure e magiche: puro viking metal! Nidstong segue la strada della precedente canzone, la struttura e i cambi sono tipici dei musicisti che si avvicinano ai venti anni di carriera, i quali, grazie all’esperienza accumulata, riescono a far suonare affascinante anche una composizione non troppo ispirata come questa. Meglio riuscito, Hedensk Oppstandelse è un mid tempo dove la voce di Frode Glesnes è protagonista insieme alle chitarre, in grado di sfornare melodie e riff convincenti con poche e semplici note, mentre il rallentamento e i cori verso il termine della canzone sono veri lampi di classe. Di Nord og Ner rimane impresso il chorus e il modo di concepire il senso di epicità degli Einherjer: i musicisti usano pochi semplici “trucchi” che funzionano sempre, quindi dispiace perché è evidente che la band ci sa fare dannatamente tanto, vedi la parte strumentale e quel basso pulsante semplicemente meraviglioso; peccato che spesso il gruppo norvegese non si esprime al meglio. La lunga Nornene (quasi otto minuti di durata) si rivela essere discreta e nulla più, con riff che si ripetono come in una maledizione millenaria, senza però riuscire nell’intento di ipnotizzare l’ascoltatore. Le cose vanno meglio quando il gruppo cerca di spezzare la ripetitività con piccoli stacchi e le chitarre che si fanno più dinamiche.. Dal piglio heavy metal, Trelldom si rivela essere accattivante per i diversi cambi di tempo e la sezione ritmica particolarmente compatta. Ultima composizione in scaletta è la title track da quasi undici minuti: tempi medi e momenti atmosferici dal timbro cupo sono un buon inizio, ma è l’assolo di chitarra a stupire maggiormente, fatto assai raro nella discografia degli Einherjer. Chitarra che prosegue per diversi minuti la propria leadership, creando melodie soavi e malinconiche in contrasto con la voce di Glades: un ottimo modo, epico e personale, di concludere il disco.

Av Oss, For Oss è un full length di una band che potrebbe e dovrebbe fare di più, ma che non riesce ormai da anni a sfornare un lavoro destinato a rimanere nella storia. Sicuramente continuano ad insegnare musica ai tanti gruppi nati negli ultimi anni, ma ad ascolto ultimano rimane un piccolo senso di delusione. Il cd è ben più che gradevole ma non esaltante, fatto che ferisce il cuore di chi ama Dragons Of The North e il fantastico EP Far Far North. Gli Einherjer sono una garanzia di qualità, questo disco, però, è destinato unicamente agli appassionati del caro vecchio viking metal.